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Emanuele Amato

Emanuele Amato

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I maestri del mistero. Il ritratto di Dorian Gray, recensione: il capolavoro di Oscar Wilde a fumetti

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Gli adattamenti non sono mai facili, soprattutto se si tratta di opere immortali e capolavori di genere. La sfida è impegnativa ma non impossibile se conosci il mezzo del tuo lavoro, lo spirito della storia da adattare e ci aggiungi un pizzico di intraprendenza e coraggio. Edizioni Star Comics già precedentemente è stata promotrice dell’adattamento di opere letterarie nella collana I Maestri dell’Avventura e I Maestri dell’Orrore, sotto la supervisione di Roberto Recchioni. Ora, nella nuova collana intitolata I Maestri del Mistero, troviamo 4 opere che hanno fatto la storia della letteratura: Il giro di vite di Henry James, Il mastino dei Baskerville di Sir Arthur Conan Doyle, I delitti della Rue Morgue di Edgar Allan Poe e infine Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. Quest’ultimo, ovvero il capolavoro dello scrittore irlandese, è affidato a Giovanni Masi ai testi e Marianna Ignazzi ai disegni.

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Per chi non la conoscesse, la trama è la seguente: il romanzo narra le vicende di un giovane ragazzo inglese, Dorian Gray a cui un pittore di nome Basil fa uno splendido ritratto. Dorian, sedotto dai discorsi filosofici sull’importanza della giovinezza di un ricco dandy inglese, tale Lord Wotton, arriva a desiderare di poter rimanere sempre giovane anche a costo di perdere la sua anima. Il mefistofelico patto va in porto e il quadro inizia ad invecchiare al posto di Dorian, ormai senza anima. Avido di piacere, si abbandona agli eccessi più sfrenati, mantenendo quindi intatta la freschezza e la perfezione del suo viso e del suo corpo.

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La solida e ben scandita narrazione di Masi evidenzia gli esatti snodi importanti del romanzo e presenta scene ben congegnate. I dialoghi sono fitti, col giusto tono e la giusta dialettica dell’epoca, ma forse eccessivamente fitti. Molte vignette sono surclassate da dialoghi che lasciano poco spazio all’immagine. Non è facile catturare e sintetizzare l’opera di Wilde, questo è certo. Tagliando eccessivamente si sarebbe caduti nella trappola di salti concettuali che avrebbero fatto perdere il senso della vicenda. La verità quindi si trova nel mezzo. Le parti fondamentali dell’opera son dunque rispettate, le altre un po’ meno. Gli eccessi di Dorian nella lussuria più sfrenata vengono riassunti in un paio di doppie splash-page, riducendone l’impatto descrittivo e le reazioni di scalpore della gente alle cosiddette “bassezze morali” per i piaceri della carne. Il passaggio della caduta morale di Dorian viene eccessivamente compressa. Scelta comunque accettabilissima avendo il focus sulle dinamiche della perdita dell’anima e conseguente scelta di porre fine alla dannazione.

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Il tratto di Marianna Ignazzi è delicato e preciso. La caratterizzazione stilistica di Dorian rispecchia perfettamente i canoni estetici espressi da Wilde. Il Gray della disegnatrice ha eleganza, bellezza, purezza e fascino. Anche i comprimari hanno la giusta resa visiva, come il sofisticato charme di lord Henry Wotton che risulta tagliente ed essenziale. La doppia splash dell’incontro tra Basil e Dorian ha in sé una dinamicità impressionante: tutto avviene nella stessa stanza ma in momenti diversi, senza nessuna griglia a suddividere il tempo, riuscendo in una narrazione scandita comunque in maniera lineare e strutturalmente forte.

Il volume ha un’introduzione alla figura di Oscar Wilde fatta dallo stesso Recchioni e da Kevin Scauri e, a fine volume, un apparato critico supplementare all’opera a cura di Michele Monteleone, che impreziosiscono l’edizione. Il cartonato soft-touch ormai è una scelta sempre gradita e non di poco conto.

Ugo-go-go. L’ecuzzo ribelle, recensione

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BaBao è la linea editoriale della Bao Publishing dedicata a un target più giovane. Divisi per fascia d’età, in diversi livelli, dall’1 al 3, rientrano in essa diversi graphic novel dai contenuti per i più piccoli e dal forte impatto educativo, senza perdere lo spirito della casa editrice milanese per la componente imprescindibile della qualità narrativa. Ugo-go-go, l’ecuzzo ribelle fa parte di BaBao livello 2, ovvero opere pensate per bambini dai 7 anni in su.

La storia è scritta da Ilaria Mattioni, docente di Storia della comunicazione educativa e Storia dell’educazione giovanile presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Piacenza, che ha pubblicato nel 2017 il suo primo romanzo per ragazzi - Stelle di Panno - con la casa editrice Lapis. I disegni e i colori, invece, sono affidati ad Emanuele Racca, art director per l’associazione culturale Switch on future e collaboratore per Graphic News come autore di reportage a fumetti. Insomma, un bel team per un progetto che ha come mission, quella di trasmettere un messaggio profondo ai giovani lettori, ovvero chiedersi il perché delle cose e comprendere che magari trasgredire ad imposizioni senza senso non è sempre un male. La ribellione può portare a nuove prospettive e migliorie, afferma l’identità e lascia intravedere nuove prospettive sottolineando l’importanza della scoperta. Di contro gli adulti sono sempre un po’ restii al cambiamento, a quel salto nel vuoto del non sapere e al superamento della comfort zone che ci fa sentire sicuri.

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Le vicende raccontano la storia dell’ecuzzo Ugo-go-go, ovvero uno degli esseri che vivono nelle valli di Eco Perfetta, che ripetono le cose dette dai gridoloni, ovvero noi esseri umani. In poche parole, sono coloro che danno vita all’eco. Ugo-go-go è stanco di ripetere le sciocchezze ripetute dai gridoloni, che, lo portano a mettere in discussione i compiti e la ragion d’essere della propria specie. Da generazioni la loro vita è dedita alla ripetizione precisa, pulita e perfetta di ciò che viene detto, senza sbavature. Ci sono testi, scuole e tradizioni che riportano e insegnano il modo migliore per ripetere. La tecnica precisa e l’importanza della ripetizione. Per Ugo-go-go è un gran “rimbombo”. Bis-bis-nonsaquantevoltebis-nipote di colui che ha fondato la comunità cittadina nella valle, decide che vuole smetterla. Proprio quando, dopo tanto tempo in cui non passava più un gridolone, si avvicina una scolaresca. Da qui si snoda poi la vicenda e le peripezie dell’ecuzzo, in una narrazione molto fresca.

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La sceneggiatura di Ilaria Mattioni presenta una struttura lineare e dinamica. Le oltre 150 pagine si lasciano leggere agevolmente, essendo appunto pensate per un pubblico molto giovane. La caratterizzazione dei personaggi è precisa e ben delineata. Ugo-go-go è rappresentato come il ribelle che non sta alle decisioni senza chiedersi il perché di determinate azioni. La sfumatura giusta di ribellione che non si lascia trascinare, in maniera passiva, dagli eventi o dagli altri. La cristallizzazione e l’accettazione dello status quo, in cui le persone si trascinano ogni giorno, è messa a dura prova da chi, come il protagonista, cerca l’innovazione, la propria via, magari sbagliando, ma provando, senza rimpianti e prendendosi tutte le conseguenze delle proprie azioni. Anche l’aspetto di Ugo-go-go rispecchia i canoni del ribelle, con un’impostazione visiva da ragazzo sbarazzino. Merito dei disegni di Racca che hanno uno stile semplice ed efficace. Le tavole sono impostate con una griglia a poche vignette. Generalmente sulle tre con un massimo, in una sola tavola, da 5. Strutturazione scelta proprio per non appesantire la lettura e facilitare la focalizzazione da parte del bambino. I colori accesi risaltano i disegni mantenendo l’effetto ipnotico verso le tavole.

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In generale, quindi, si comprende subito lo studio e la grande esperienza nella narrazione infantile, oltre allo stile comunicativo sicuro e fatto ad arte. Cambiando prospettiva, ovvero considerando la lettura da parte di un adulto, la storia non risulta noiosa, anzi, appassiona fino all’ultima tavola. La Bao sforna quindi un’opera da leggere al proprio figlio, nipote o da regalare a qualcuno che necessita di materiale o esempi di come si debba fare narrazione per bambini.

Akab ci presenta Stigma, la nuova etichetta editoriale

L’esordio del marchio Stigma, creato da AkaB (Gabriele di Benedetto), è finalmente giunto. Una delle figure storiche della scena underground artistica italiana, ha partorito un progetto ambizioso e libero, radunando intorno a se autori esplosivi e giovani talenti. L’etichetta ha come linea guida il libero sfogo artistico da parte degli artisti, narrare i propri demoni, le proprie ossessioni e tutto ciò che le loro menti riescano a partorire. Nel Progetto Stigma ognuno rende conto solo a se stesso. E al Papa Nero.

Akab è curatore e direttore editoriale del progetto, il Papa Nero. Questa nuovo marchio editoriale si basa sulla vendita e promozione online, con totale libertà creativa ediritti dell’autore del 30% su tutto il venduto. Nel catalogo Stigma verranno presentati, come detto poco fa, sia autori affermati che esordienti. Il primo titolo sarà Èpos di Marco Galli, in uscita ad aprile 2018, in prevendita sul sito con special allegato Le incredibili avventure di Brodowsky. Tutte le uscite avranno un loro special se acquistati in prevendita online.

Seguiranno poi autori come Tiziano Angri con Reliquie, Pablo Cammello e Spugna con Rubens, Darkam con Esterninterni, Officina Infernale con IronKobra, Luca Negri con Storie di uomini intraprendenti e di situazioni critiche, Alberto Ponticelli con Cosplayer, Dario Panzerei con II, Squaz con Sarò breve, Marco Corona con Fole, Marco Gnaccolini e Cosimo Miorelli con Moby Dick Metropoli e lo stesso Akab con Inverno grigio canna di fucile. Queste saranno le prime pubblicazioni per la nuova etichetta.

Come recita l’incipit del manifesto: “I matti finalmente gestiscono il manicomio”. Qui il link del sito: http://progettostigma.com/

Di seguito trovate la nostra intervista ad Akab, fondatore e promotore di questo interessante progetto.

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Hai confessato che il Progetto Stigma fosse in cantiere da un po’ di tempo. Come mai hai scelto questo momento per lanciarlo? C’è stata una motivazione particolare oppure un’agente scatenante?

Un insieme di tanti fattori, tra cui il più rilevante è il giusto allineamento dei pianeti. Ragiono sulla possibilità di auto produrre i nostri libri dall’uscita delle 5 fasi; a quel tempo io stavo preparando un libro per la Logos, Angri per la Grrrzetic, Ponticelli per la Lion e così via, ho pensato che avesse senso farli uscire direttamente noi sotto lo stesso tetto anziché sparpagliarli. Se ci aggiungi che è proprio dall’autoproduzione che ho cominciato, il pranzo è servito.

Dato che hai svelato il metodo di pubblicazione, che tipo di strategia di promozione avete intenzione di utilizzare e che metodi di Guerriglia dovremmo aspettarci?

La vera guerriglia deve essere inaspettata, quindi sulle nostre subdole strategie di marketing ancora non posso dire nulla. Anticipo solo che anni di pubblicità da supermercato in tv ha plasmato le nostre perverse menti creative applicate al male. E comunque come diceva sacralmente Bill Hiks durante le sue serate “Se qualcuno lavora nella pubblicità o nel marketing, uccidetevi!”

C’è un filo rosso che lega i vari titoli essendo comunque tutti differenti sia per stile, tratto, argomenti e tipologia di narrazione?

Che cosa posso dire… diciamo che il mio intransigente senso critico, che mi porta a schifare il 99% delle produzioni artistiche, è già di per se il filtro che unisce tutto. Non mi interessa certo fare una casa editrice di stupidi fumetti sanguinolenti stile anni ’90, né tantomeno ricerco cupe menate depressive piene di didascalie e disegni underground (quelli sono i fumetti che faccio io), mi interessa la quantità di verità che un autore ha il coraggio di riversare nel proprio lavoro. infischiandosene di ferire qualcuno, comprese le persone vicine, specialmente se stessi.

Com’è stata accolta l’etichetta dagli autori? Quanti progetti ti sono stati proposti?

Considerando che non abbiamo neanche ancora messo la mail per le proposte, ne sono arrivate moltissime e di tutti i tipi, alcune anche interessanti, ti posso dire che una sola per ora è entrata a far parte del catalogo.

Il pubblico è in attesa di questa nuova realtà, immaginavi questa reazione?

Credo ci siano intorno a Stigma diversi tipi di attenzione in questo momento. Curiosità sicuramente, ma anche diffidenza; ed è normale che sia così visto che ancora tutto è virtuale.

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Pensando ad un ipotetico futuro, ti piacerebbe fondare una vera e propria casa editrice?

Mi suona come una domanda ambigua, per me Stigma è una vera e propria casa editrice, ma è anche vero che ci sono cose che io so e che ancora devono essere dette. Da febbraio penso sarà tutto più chiaro.

Cosa non faresti rispetto alle attuali realtà editoriali?

Rincorrere il pubblico e riempire il mondo di libri inutili.

Violeta – Corazon Maldito, recensione: Il cuore, il folkore e lo spirito del Cile

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Il 4 ottobre 2017 ricorreva il centenario della nascita dell’artista Violeta Parra. Eclettica cantautrice prima, poetessa e pittrice poi, ha segnato e lasciato il segno di un’epoca memorabile nel panorama artistico sudamericano. Non solo, molte delle sue opere sono state esposte al museo parigino di Louvre avendo molti proseliti, qui nel vecchio continente. La sua figura controversa e rivoluzionaria affonda le mani nelle radici del Cile più profondo. Un Cile che, in quegli anni, cercava di rialzarsi da una profonda crisi. La storia raccontata da Virginia Tonfoni e Alessio Spataro, riesce a evidenziare con cura e delicatezza le varie sfumature della personalità di Violeta. Viene indagata fondamentalmente la sua persona più che il personaggio, donando forza e profondità al racconto. Un racconto che fa percepire la donna dietro la figura quasi leggendaria dell’artista.

Le vicende partono dall’infanzia di Violeta, quando per pochi spicci intratteneva le persone strimpellando la chitarra e rubacchiando qui e là con le sorelle, per portare un po’ di cibo a casa. Usando il vecchio strumento, appartenuto al padre, la ragazza ha iniziato a muovere i primi passi verso la musica. La narrazione avviene con salti temporali, evidenziando solo quei passaggi fondamentali per Violeta. Non si risente di questa scelta dato che la struttura a capitoli è organizzata molto bene, con chiusure precise accompagnate da qualche strofa o poesia in lingua originale. Questa tipologia di conclusione funziona bene, consentendoci di entrare ancora di più nella filosofia di vita dell’artista. Ogni poesia/strofa ha la traduzione a fine volume.

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La sceneggiatura ha un ritmo scandito e ben orchestrato. Si nota la profonda conoscenza della vita e delle opere dell’artista, da parte della giornalista Virginia Tonfoni. Ogni capitolo esplicita precisamente i momenti salienti delle vicende di Violeta con uno storytelling asciutto e diretto. In un crescendo di pathos, la caratterizzazione del personaggio è colta egregiamente, fino ad un finale emotivo e descritto in maniera diretta e dalle inquadrature poco scontate e coinvolgenti. Anche i personaggi secondari sono delineati con cognizione di causa, facendo risaltare ancora di più la particolarità di Violeta e il suo amore per la musica e la libertà di espressione. A fine albo vien voglia di recuperare, per chi non conoscesse l’artista, il suo percorso musicale che l’ha portata dal rappresentare canzonette spagnole per avvicinare gli iberici, alla profonda riscoperta della propria cultura musicale, ormai dimenticata dai più.

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I disegni di Alessio Spataro sono essenziali ed evocativi. Non era semplice catturare lo spirito dei luoghi sudamericani ma l’impresa è più che riuscita. Non solo, le vignette musicali hanno una scelta molto particolare. Il movimento delle mani sul guitarron non viene dato da linee di movimento, ma è come se si sovrapponessero più immagini statiche. Per semplificare il concetto e dare chiarezza alla cosa, partiamo dalla copertina. Le dita di Violeta sono moltiplicate così da sottolineare la velocità di esecuzione dell’artista. Questo stesso processo è effettuato in tutte le vignette dove è viene suonato uno strumento.
Anche la colorazione ha una scelta precisa. Oltre al bianco e nero, sono presenti solo due colori portanti in tutta la narrazione: un grigio chiaro molto velato e un arancione mattone che rende tutto più caldo e intimo. Quest’ultimo è quello che accompagna tutta la narrazione, rappresentando il calore suscitato dalla musica e, ovviamente, il cuore del paese latinoamericano. Si sa che il Sud America sia rinomato per il calore dei suoi abitanti e questa tinta coglie perfettamente il senso. Il grigio invece è utilizzato come rappresentazione della musica e appare fondamentalmente nelle vignette “sonore”. La decisione dell’utilizzo di una bicromia non è nuova a Spataro e già nel suo Biliardino, sempre edito da Bao Publishing, l'artista ha utilizzato lo stesso meccanismo in modo funzionale e calzante. In quel caso i toni erano blu e rossi, tipici della colorazione dei giocatori in campo.

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Bao insomma, grazie a questi due bravi autori, riesce a portare al lettore un personaggio eclettico e sfaccettato, descrivendone i lati tipicamente umani, come vezzi, vizi e lati meno conosciuti. Una biografia a fumetti, intima e sognante, che riporta in auge un’artista che molte volte è dimenticata. Il brossurato con alette è una scelta azzeccata, così come il formato, proposto a un prezzo onesto e a portata di mano.

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