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Primi dettagli sui nuovi albi Marvel Panini Comics

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Ieri è stata pubblicata una lettera aperta di ieri del direttore editoriale Panini Comics Marco M. Lupoi in cui veniva annunciata una rivoluzione riguardo il parco testate dei fumetti Marvel in Italia. Le novità riguardavano nuovi formati, come gli albi con una singola storia, riduzione del gap rispetto alla pubblicazione americana e un aumento di prezzo. Le novità verranno annunciate nel prossimo numero di Anteprima in arrivo, tuttavia da Mega 254 possiamo già vederne alcune.

Infatti, a novembre vedremo il primo numero degli Avengers che presenterà la run di Jason Aaron ed Ed McGuinness. L'albo avrà 48 pagine e il prezzo sarà di 3,50€. Dunque, un aumento di 30 centesimi rispetto alle uscite di ottobre con la stessa foliazione.
Altra segnalazione è il nuovo corso di Iron Man. L'albo avrà 32 pagine e sarà dunque simile a un comic-book americano. Il suo costo è di 2€.
Infine, Spider-Man presenterà a novembre il suo nuovo team composto da Nick Spencer e Ryan Ottley. La formula rimane, in questo caso, invariata, 80 pagine a 3,90€.
Questi 3 albi saranno disponibili anche in edizione variant da fumetteria.

Per maggiori informazioni non ci resta che attendere l'uscita del nuovo Anteprima. Di seguito, intanto, trovate le pagine tratte da Mega.

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Marco M. Lupoi annuncia una rivoluzione per le testate Marvel Panini Comics

  • Pubblicato in News

In una lunga lettera aperta, il direttore editoriale di Panini Comics Marco M. Lupoi, ha annunciato una rivoluzione editoriale prevista per fine anno. In concomitanza dell'arrivo del rilancio Fresh Start voluto dal nuovo EIC della Marvel C.B. Cebulski ci saranno, infatti, una serie di novità. Le prime riguardano la riduzione del numero di testate, la volontà di presentare riviste il più possibile monografiche, l'introduzione di albi di 24 pagine, la nascita di spillati da fumetteria e maggior distanza fra uscita in edicola delle storie e ristampa in volumi dei cicli presentati.

Di seguito le parole di Lupoi:

"In primis, abbiamo sentito il bisogno di ripensare il numero delle testate regolari, riducendone leggermente il numero, ma soprattutto modificandone la struttura. Per anni siamo partiti dal contenitore (per esempio, un mensile che può avere in sommario tre storie e mezza) e lo abbiamo in vari modi colmato, spesso mescolando storie imprescindibili con altre di livello medio o discreto ma anche con storie indubbiamente di minor fascino, a volte mescolando personaggi dello stesso angolo di universo, altre creando accoppiate più o meno improbabili. Ecco, come regola cercheremo di presentare nelle collane regolari solo le testate principali, quelle più forti, mantenendo quanto più possibile il carattere monografico degli albi. Introdurremo un formato inedito in Italia (24 pagine più copertina) ma comune (e di successo) in Spagna, e quando ci saranno in un anno più di 12 uscite di un titolo, usciremo anche noi 14, 15 o 16 volte l’anno invece di proporre albi con foliazione maggiore. I titoli slegati dalla continuity li presenteremo in volumetti brossurati in vendita esclusivamente nelle fumetterie, e quelli dal taglio più autoriale continueranno come prima a uscire in cartonato nelle nostre collane per libreria, che tanto successo hanno avuto di pubblico e di critica. Davanti al progressivo declino della distribuzione in edicola (un canale in cui il numero dei punti vendita cala di mese in mese), per gli albi regolari faremo affidamento sempre più sul canale delle fumetterie. Per la prima volta faremo alcune collane regolari spillate solo per quel circuito, e lanceremo iniziative promozionali dedicate. Allo stesso tempo, prenderemo un impegno su un tema che sta a cuore a molti rivenditori: tutte le storie presentate nelle serie regolari spillate non usciranno ristampate in volume prima di 12-18 mesi dalla loro prima edizione. Per leggere in raccolta le prime storie dell’era Cebulski ci sarà quindi da aspettare almeno l’estate/autunno del 2020, e per quel lancio in volume stiamo pensando a formati e formule nuove, che “stacchino” con le ripresentazioni di Marvel NOW! e dei cicli successivi."

Altra novità, la riduzione del gap con le uscite americane a 4-5 mesi:

"Un altro impegno che abbiamo preso, e i cui risultati pensiamo siano già visibili, sarà la riduzione del gap temporale tra le nostre uscite e quelle negli USA. Alcuni anni fa siamo passati dai nove mesi “storici” di distanza a sette, e già quello fu un cambiamento epocale. Ora abbiamo in mente quota cinque mesi, con la tentazione di arrivare alla distanza minima possibile anche da un punto di vista tecnico, ovvero quattro mesi. In un mondo sempre più interconnesso, in cui le notizie viaggiano istantaneamente, aspettare troppo a lungo per l’edizione in lingua di un fumetto americano ha ormai sempre meno senso, e per questo il processo di catch-up – sia pure con tutti i problemi organizzativi che comporta – è ormai ineluttabile."

Infine, oltre a diverse iniziative promozionali e novità non ancora annunciate, Lupoi parla anche di un inevitabile aumento di prezzo:

"Non sfuggirà ai più attenti, leggendo Anteprima, che questo rilancio è accompagnato da un ritocco dei prezzi di copertina. Non ci nascondiamo dietro a un dito: sappiamo che arriva a un anno dal precedente. L’aumento incessante dei costi è un elemento chiave che abbiamo tenuto in considerazione; è soprattutto però la crisi della distribuzione in edicola, e in generale dell’editoria, a spingerci in questa direzione, per mantenere dritta la barra della nostra ammiraglia e poter continuare a proporre quelli che per noi sono i migliori comics del mondo (a un prezzo per storia ancora molto inferiore rispetto a quello della loro controparte USA). Sappiamo di chiedervi un sacrificio. E la speranza è quella di poterlo ricompensare con i fumetti più belli del pianeta, proposti nella confezione e nella modalità migliore."

Qui potete leggere la lettera completa scritta da Lupoi.

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Un'estate italiana, recensione: un noir calcistico nell'Italia del '90

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Il gioco del calcio, in Italia, non è solo uno sport, è una passione bruciante. Per alcuni un sogno, per altri una vocazione. E tra questi c’è chi trasforma il proprio talento calcistico nel lavoro di una vita.
Da questa premessa inizia il graphic novel scritto da Enrico Brizzi e disegnato da Denis Medri.
Il protagonista è Yuri Salati, promessa del calcio italiano degli anni ’80 che, a causa di un disastroso infortunio ha dovuto riscrivere la propria carriera e riconsiderare la propria vita, scegliendo una strada pericolosa: nell’estate del 1990, proprio durante il Mondiale di Calcio, accompagnato da un ignaro amico d’infanzia, Flavio, ha un incarico come corriere di un pallone da calcio “particolare” per conto di un boss criminale. Ciò che quel torrido giorno d’estate ha in serbo per Yuri non potrà che essere tragicamente inaspettato.

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Quella messa in piedi da Enrico Brizzi è un racconto di formazione dolorosa, a volte obbligata, a volte negata, spesso fraintesa. È la parabola ascendente e discendente di un uomo che, vuoi per il destino, vuoi per scelte sbagliate più o meno consapevoli, ha trasformato il sogno in incubo.
Il Mondiale di Italia ’90, per Brizzi è strumento per restituire un immaginario nostalgico, e, contemporaneamente, dare una chiave di lettura agli eventi, un commento e persino un ritmo all’evoluzione della trama. Un’estate italiana ha l’impronta del poliziottesco anni ’80 e la costruzione narrativa del noir.

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Tre sono i principali piani temporali che si mescolano per ricostruire la storia: il presente, quel maledetto giorno della partita Argentina-Camerun, il passato da campione di Yuri, e il passato fondativo di quello che era solo un ragazzino alla ricerca di una propria dimensione nel mondo. Ogni temporalità serve a Brizzi per restituire non solo la complessità tragica della figura di Yuri, ma anche per ricostruire tre epoche diverse lontane nel tempo, ma estremamente vicine all’immaginario del lettore.

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Complice fondamentale di questa ricostruzione è il disegno di Denis Medri. Con linee leggere, vezzi caricaturali e un'attenta ricostruzione iconica, il lavoro di Medri sorregge con forza il testo di Brizzi. Recuperando anche, con fare citazionista, le “immagini” dell’epoca (tra screen televisivi e figurine di calciatori) il disegnatore crea tavole stratificate ricche di dettagli, la cui gabbia “libera” gli permette di condensare più momenti e più sensazioni con grande efficacia narrativa.

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Il volume edito dalla Panini Comics per la collana 9L è un cartonato di grande pregio, a partire la carta, la cui grammatura esalta le scelte coloristiche di Medri, sempre capaci, con il solo colpo d’occhio, di catturare l’atmosfera temporale ed emotiva dei personaggi.

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Hulk Grigio, recensione: oltre il bianco e nero

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Dopo Daredevil Giallo e Spider-Man Blu, il duo Jeph Loeb e Tim Sale nel 2003 pubblica a ruota il terzo capitolo della loro tetralogia del colore, ovvero Hulk Grigio. Il colore scelto, come tradizione, oltre a identificare un periodo del personaggio, è rappresentativo del tono della storia: “Ecco il problema di non vivere in un mondo in bianco e nero. È possibile che non sia tutto bianco o nero. Hai la possibilità del… grigio”. In questo caso, si vuole sottolineare la natura complessa del protagonista, difficile da inquadrare e da comprendere per gli altri.
Anche in questa occasione, vengono riproposte le caratteristiche salienti delle due saghe precedenti. Si parte dal racconto del protagonista del proprio passato e dal ricordo di una persona amata e perduta ritrovandoci, dunque, dinanzi a una rinnarrazione delle prime storie del personaggio. Similmente a Daredevil Giallo, si pesca proprio dall’esordio della serie, tuttavia - mentre la ricostruzione delle origini dell’eroe cieco appariva più articolata a filologica - con Hulk si sceglie una strada differente.

L’incipit della storia vede Bruce Banner fuggitivo confidarsi con l’amico e psicologo Leonard Samson. L’uomo racconta i primi momenti di vita di Hulk, il salvataggio di Bruce Jones, il conseguente incidente, la trasformazione e la caccia al mostro effettuato dal generale Ross.
In particolare, però, sotto i riflettori troviamo la storia d’amore con Betty Ross, figlia del generale, fidanzata con Bruce. Hulk, senza il filtro di Banner, ma con reminiscenze della sua personalità, fa prigioniera la donna con Loeb che richiamava il classico cliché cinematografico del mostro che rapisce la bella.

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In evidenza vengono messi, dunque, le conflittualità dei personaggi: Hulk che odia Banner in quanto lo ritiene la sua prigione. Bruce che odia se stesso e che ritiene Hulk una sorta di punizione divina per aver creato una bomba piuttosto che utilizzare il suo cervello per scopi benefici. Il generale Ross che si scaglia contro “il mostro” e il suo problematico rapporto con la figlia che tenta di proteggere. La stessa donna, risoluta e forte, che si scaglia contro Hulk e, infine, Rick Jones, adolescente ribelle che si sente in colpa per quanto capitato a Bruce. Ogni personaggio vive, dunque, il suo piccolo grande dramma personale, che viene approfondito da Loeb in maniera attenta. Naturalmente, i riflettori sono puntati su Hulk, mostro ma anche vittima, sorta di bambino innocente ma in grado di far fuori un esercito e mettere in pericolo la donna che ama e che vuole proteggere.

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L’intreccio narrativo su cui si sviluppa il racconto non è molto articolato, a differenza di Daredevil Giallo e Spider-Man Blu, tuttavia Loeb lavora sulla psiche di Hulk, sul suo rapporto con Banner, sul suo amore per Betty, in una maniera davvero esemplare. L’autore si aggancia alla caratterizzazione psico-analitica della serie avvenuta con l’arrivo di Peter David sulla testata che donò profondità a un eroe che ormai sembrava non aver più nulla da dire.
Loeb, dunque, scrive una vera e propria psico-analisi di Hulk, giocando come suo solito con l’aspetto romantico e malinconico. L’autore fa un buon lavoro mettendoci molto del suo: in un albo delle saga Hulk si scontra con Iron Man, cosa mai “ufficialmente” accaduta nelle storie originali. Bisogna ammettere che l’esordio della testata del duo Stan Lee e Jack Kirby non fu certo dei migliori e il loro ciclo non viene particolarmente ricordato in quanto non all’altezza di altre loro serie del periodo. Per questa ragione, Hulk Grigio è sicuramente il modo migliore per approcciarsi alla storia d’origine del personaggio.

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Tim Sale, nella ricca sezione extra del volume Panini Comics, racconta delle sue influenze per disegnare l’Hulk che rappresenta tozzo e sgraziato. Oltre alle prime storie di Kirby, fondamentale è stato anche il Frankenstein cinematografico di James Whale nel film del 1931. In particolare, da sottolineare la scena in cui Hulk uccide “inconsapevolmente” un coniglio che sta accarezzando, una sequenza che ricorda la morte accidentale della bambina nel film di Whale per mano del mostro. Il lavoro dell’artista è, come sempre, eccellente, sia per quanto riguarda la regia delle tavole che la raffigurazione dei sentimenti dei personaggi.

Hulk Grigio viene ricordato meno rispetto agli altri lavori del duo e forse in questo influisce molto la proposizione di un periodo non particolarmente amato del Gigante di Giada. Tuttavia, seppur forse un gradino sotto gli agli altri capitoli della tetralogia del colore, resta un ottimo racconto, oltre che una storia fondamentale per approcciarsi al personaggio.

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