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Gennaro Costanzo

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Stephen Amell annuncia la fine di Arrow

Con un annuncio a sorpresa, Stephen Amell ha annunciato su Twitter che la prossima stagione di Arrow, ovvero l'ottava, sarà l'ultima della serie.

Il serial, nato nel 2012, ha dato via a tutta una serie di show su The CW, fra cui The Flash, Supergirl e Legends of Tomorrow. L'annuncio è stato accompagnato da una dichiarazione ufficiale (via IGN) dei produttori della serie Greg Berlanti, Marc Guggenheim e Beth Schwartz: "Questa è stata una decisione difficile da prendere, ma come ogni decisione difficile presa negli ultimi sette anni, è stata fatta salvaguardando gli interessi di Arrow. Siamo rincuorati dal fatto che Arrow abbia dato vita a un intero universo di spettacoli che continuerà per molti anni a venire. Siamo entusiasti di realizzare una conclusione che onori lo show, i suoi personaggi e il suo retaggio e siamo grati a tutti gli autori, produttori, attori e, cosa più importante, all'equipaggio crew che ha sostenuto noi e lo show per oltre sette anni.”

L'ottava e ultima stagione di Arrow sarà composta da 10 episodi e arriverà il prossimo autunno. Amell ha poi postato un video su Facebook in cui spiega che la decisione di lasciare lo show è avvenuta dopo la fine della sesta stagione.

Oltre ad Amell, anche gli altri membri del cast hanno commentato la fine di Arrow sui social, come potete vedere dai seguenti messaggi.

Runaways 1-2, recensione: Crescere, che fatica!

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Crescere, che fatica!, recitava il titolo italiano di una serie tv della Disney degli anni ’90, una frase che potrebbe adattarsi bene anche ai primi due volumi della nuova serie dei Runaways. Tornato in auge grazie alla serie tv Marvel/Freeform, il gruppo nasce nel 2003 sotto l’etichetta editoriale Tsnumai con la quale la Casa delle Idee voleva attrarre a sé i lettori di manga.

Nata dalla penna magica di Brian K. Vaughan (Y: The Last Man, Saga) e dalle matite di Adrian Alphona (Ms. Marvel), la serie originale durò 18 numeri, per poi essere rilanciata dallo stesso team per altri 24. La storia è quella di un gruppo di teenager figli dei componenti di un’organizzazione criminale nota come Orgoglio. Scoperte le attività illecite dei loro genitori, il gruppo decide di ribellarsi a loro diventando dei fuggiaschi ("Runaways", per l'appunto).

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In seguito, hanno scritto e disegnato le gesta di questo gruppo di anti-eroi autori del calibro di Joss Whedon, Michael Ryan, Terry Moore, Humberto Ramos, Kathryn Immonen e Sara Pichelli. In concomitanza dell’arrivo della serie tv, la Marvel ha deciso quindi di rilanciare la testata e lo fa seguendo l’esempio positivo di Black Panther con Ta-Nehisi Coates, ovvero prendere un autore best-seller, ma estraneo ai fumetti, e affidargli i testi. Così, ecco arrivare Rainbow Rowell, giornalista e autrice di successo di opere YA in cima alle classifiche del New York Times. Ad affiancarla troviamo, invece, il lanciatissimo disegnatore Kris Anka.

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Già nel primo volume, dal titolo “Tornare a casa” si parte subito in quarta con Chase che piomba nell’appartamento di Nico con una Gert moribonda in braccio. La ragazza era morta da ben due anni - una storia narrata dal team artistico Vaughan e Alphona - ma Chase riesce a tornare indietro nel tempo e, insieme a Nico, a salvarla. I tre decidono, dunque, di ricontattare i membri della “banda”, che ormai hanno intrapreso strade indipendenti.

Senza entrare nei particolari, possiamo dire che – fra mille ripensamenti e problemi – la banda – composta da Nico, Gert, Chase, Molly, Katrina, Victor e Vecchi Merletti è ora riunita, pronta a vivere la propria vita. Sì, perché più che un fumetto d’azione, o supereroistico, i Runaways di Rowell e Anka sono un teen-drama in piena regola. L’azione è ridotta all’osso, se non quasi del tutto assente: il team non ha obiettivi o missioni da svolgere, se non quello di sopravvivere e, infatti, la loro principale preoccupazione è trovare un lavoro o andare a scuola. Il punto focale sono, dunque, i personaggi, il loro rapporto, il loro voler trovare un ruolo nel mondo e, questa strana famiglia, è tutto ciò che hanno.
Le difficoltà non mancano, un esempio è quello di Gertude rimasta “morta” per due anni e si ritrova con i suoi vecchi compagni ormai cresciuti. Ma i problemi relativi alla crescita sono comuni, nonostante le differenze di età, a tutti i personaggi e la Rowell affronta il tutto con grande maestria e con un ottimo approfondimento psicologico. La serie dà il giusto spazio a tutti i protagonisti, non scade mai nel banale e offre diversi colpi di scena davvero interessanti.

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Nonostante la netta differenza di tono e di intensità, si respira davvero l’aria dei primi numeri di Vaughan e Alphona, ovvero il periodo d’oro del gruppo. Merito anche della tavole di Kris Anka con il suo tratto sottile e leggermente cartoonesco, in grado di proseguire con dignità e personalità una certa continuità artistica tipica della serie.
Il nuovo ciclo dei Runaways ci ha, dunque, pienamente convinto, e risulta originale nella sua scelta di puntare sulla commedia e sul teen-drama, piuttosto che sull’azione. Una serie che farà felici i fan storici della testata e che saprà, di certo, conquistarne di nuovi.

Grandi Tesori Marvel: Hulk e La Cosa: Il Grande Cambiamento, recensione

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È più forte Hulk o la Cosa? Questa domanda, un evergreen per i fan Marvel, da generazioni tiene banco e la stessa casa editrice ha fatto incontrare/scontrare i due eroi in innumerevoli occasioni. Un quesito, questo, che non trova certo risposta nel volume della linea overisize I Grandi Tesori Marvel dal titolo Hulk e La Cosa: Il Grande Cambiamento, ma di sicuro offre l'occasione di vedere in scena i due character darsene di santa ragione. Il tomo, edito da Panini Comics, raccoglie due storie provenienti direttamente dagli anni ’80, ovvero l’omonima avventura che dà il titolo al libro e Lo scontro, entrambe con protagonisti i due personaggi.

Il grande cambiamento venne pubblicata nel 1987 in origine negli USA nella collana Marvel Graphic Novel e vede all’opera Jim Starlin ai testi e Bernie Wrightson alle matite, qui in una delle rare incursioni alla Casa delle Idee. Starlin, che ha nelle corde il lato cosmico degli eroi, proietta i due protagonisti nello spazio, ma per una vicenda per nulla epica e che fa dell’ironia la sua principale chiave di lettura. Il creatore di Thanos, infatti, imbastisce una trama leggera in cui la classica dinamica del rapporto fra Hulk e La Cosa serve da base a una commedia d’azione basata sullo scontro verbale e dinamico dei due personaggi.

La vicenda si avvia quando, trasportati su un pianeta alieno da un burocrate che fino a quel momento ha sempre scansato missioni in prima persona, i due protagonisti devono portare a termine un pericoloso compito in cambio di due desideri. Alla base di tutto, una vicenda (con velata critica al consumismo) in cui il governo vuole salvaguardare un "grande cambiamento alimentare" che però fa gola anche alla spietata Rivendita di cibo di Spacca McSchiaccia.

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Come avrete capito, la storia fin da subito non si prende sul serio, e in effetti il risultato è leggero e piacevole grazie al grande lavoro dei due autori. Il pianeta e le decine di alieni che vi compaiono, sono resi con grande maestria da Wrightson che da qui sfoggio della sua grande creatività.
Naturalmente, l’artista mette una regia perfetta delle tavole al servizio della storia, ma il meglio possiamo vederlo nelle scene d’azione e nelle spettacolari splash-page in cui la possanza fisica dei due personaggi viene sottolineata dalla matita dal fumettista grazie a forme ipertrofiche ben definite. Naturalmente, anche la mimica degli eroi ricopre un ruolo importante in questo tipo di storia e anche qui Wrightson si impone grazie a una recitazione efficace e sicura.

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La seconda storia, intitolata Lo scontro, è tratta da Marvel Fanfare #20 e #21 ed è antecedente di due anni a Il grande cambiamento. A differenza dell’altra opera, più celebre, qui Starlin (ai testi e pure alle matite) scrive un'avventura decisamente più seriosa. L’incipit parte quando il Doctor Strange contatta Ben Grimm tramite un portale dimensionale per chiedere di accorrere in suo soccorso. Il signore delle arti mistiche, infatti, è intrappolato e sorvegliato da un dozzina di demoni al soldo di Xandu che, unendo l’Occhio di Agamotto di Strange a un oggetto chiamato il Rubino del Dominio, aspira a governare il mondo. Dopo aver salvato il Dr. Strange ed essere ritornati nella nostra dimensione, Ben Grimm dovrà vedersela con Hulk, schiavizzato da Xandu.

Molto più classica nei toni e nella sviluppo, Lo scontro si conferma comunque una lettura solida e piacevole nelle sue 52 tavole, senza però avere particolari guizzi narrativi o artistici. La sua funzione di puro riempitivo, comunque, viene assolta bene dando maggior senso a un volume che, in alternativa, sarebbe stato troppo scarno. Perde il confronto con la precedente Il grande cambiamento soprattutto dal punto di vista visivo in particolare per le tavole di Wrightson che giustificano appieno il grande formato di questa sua nuova edizione italiana.

Star Wars: Gli Ultimi Jedi: la recensione del fumetto

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Il 2015 ha segnato l’attesissimo ritorno della saga di Star Wars con il titolo Il Risveglio della Forza, diretto da J. J. Abrams. Il film, che proseguiva la storia della celebre trilogia classica, alternava personaggi nuovi a vecchie conosce. Il pubblico si divise, al di là dei puristi, in quanto la pellicola appariva fin troppo prevedibile e cauta, quasi un remake de Una nuova speranza. Quando però nel 2017 uscì il suo sequel, Gli Ultimi Jedi, diretto da Rian Johnson, ci fu l’accusa opposta: il film smantellava fin troppo quelli che erano le basi della saga.

È indubbio che, quando si va a toccare un franchise così amato e venerato come Star Wars, qualsiasi scelta si intraprende per far proseguire la trama verrà contestata. E non è un caso che la Disney/Lucasfilm sembra intenzionata a chiudere la vicenda della famiglia Skywalker con il prossimo film in uscita a dicembre e intraprendere vie del tutto inedite.

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Gli Ultimi Jedi, ad ogni modo, resta un film solido che prosegue in maniera dignitosa la trama che dal 1977 George Lucas e i suoi collaboratori raccontano.
La pellicola riprende senza interruzioni la storia del precedente capitolo, con Rey che si reca da Luke Skywalker per ricevere aiuto ed essere addestrata e con il Primo Ordine guidato dal Leader Supremo Snoke e dal suo pupillo Kylo Ren, in procinto di spezzare del tutto la Resistenza guidata da una determinata - ma consapevole della criticità della situazione - Leia Organa. Se tutto questo non bastasse, all’interno della stessa Resistenza ci sono voci contrastanti, come quelle di Poe Dameron e Finn che contestano le decisioni dall’alto e guidano una rovinosa spedizione alternativa.

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Addentrarci maggiormente nello sviluppo della trama è inutile, in quanto chi ha visto il film già la conosce, chi non l’ha visto, difficilmente leggerà questo adattamento ad opera di Gary Whitta e Michael Walsh. La storia, ad ogni modo, propone tutta una serie di momenti epici per la saga, sia per i vecchi fan (la distruzione dei sacri testi Jedi ad opera di Luke e Yoda, quasi un voler lasciarsi alle spalle il passato ingombrante), sia per i nuovi  (gli incontri/scontri fra Rey e Kylo Ren e la battaglia finale fra quest’ultimo e il suo maestro Skywalker).
Whitta adatta bene il materiale del film, condensando in sei capitoli tutte le vicende narrate, accelerando quando necessario e approfondendo parti eccessivamente veloci nella pellicola. Il compromesso fra pedissequicità e sviluppo narrativo su altro media è di fatto ben riuscita. Naturalmente, avendo il lettore già nota la storia dalla visione del film, il compito è facilitato.

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Michael Walsh, dal canto suo, a fronte di un’ottima regia delle tavole, propone uno stile meno dettagliato e meno fotorealistico di quello ad esempio utilizzato dal collega Luke Ross nell’adattamento del precedente Il Risveglio della Forza. Se il non cercare una rappresentazione fotorealistica eccessiva nella rappresentazione dei volti rende gli stessi più naturali ed espressivi, in alcune occasioni il tratto fin troppo grezzo e tirato ottiene l’effetto opposto. Ad ogni modo, il suo lavoro è sicuramente in grado di render giustizia a un adattamento molto riuscito nel suo complesso e sicuramente consigliato ai fan della saga.

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