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Comic(US) Book Annual: I migliori e i peggiori comic book del 2025

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Puntata speciale di Comic(US) Book in cui tiriamo le somme del 2025. Due liste di quattro titoli ciascuna che rappresentano, secondo noi, il meglio e il peggio di quanto è stato pubblicato in Italia nell’anno che sta per concludersi, nel classico albo spillato all’americana.

I QUATTRO MIGLIORI COMIC BOOK DEL 2025

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Batman e Robin: anno uno
Ribadiamo quello che abbiamo detto nella prima puntata di questa rubrica. Batman e Robin: anno uno è una maxiserie di livello altissimo, più che degna di un vero articolo di approfondimento (a cui faremo in modo di provvedere nelle prossime settimane). Non potevamo però non includerlo nella lista dei migliori comic book del 2025, anche perché nel corso dei suoi dodici numeri, non ha mai mostrato il minimo cedimento qualitativo.
Mark Waid e Chris Samnee si sono rivelati una coppia affiatatissima, arrivando persino a superare l’ottimo lavoro fatto nel loro celebre ciclo di Daredevil di diversi anni fa. Merito, a quanto pare, soprattutto di Samnee, che ha spinto fortissimamente per la realizzazione dell’opera (di cui, per giunta, è pure co-autore del soggetto), non risparmiandosi in nessuna vignetta, in ognuna delle quali (grazie anche ai bellissimi colori di Matheus Lopes) è riuscito a far convivere il suo tratto pulito e lineare (e dal fascinoso gusto retro, che ben si sposa a una rievocazione di questo tipo) con inquadrature altamente dinamiche. Waid, invece, confermando di trovarsi in uno dei momenti migliori della sua lunga carriera, ci regala una sceneggiatura scoppiettante, in cui ironia e drammaticità si amalgamano con estrema naturalezza, evitando che il suo conclamato amore per i personaggi possa trasformarsi in un limite narrativo. I testi sono leggeri, ma scolpiti su misura sulle caratteristiche dei protagonisti, che appaiono molto credibili tanto nella risolutezza delle loro azioni quanto nell’insicurezza derivante dall’inesperienza di entrambi.
Cosa dire di più? Naturalmente che speriamo che presto i due autori annuncino Batman e Robin: anno due.

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Absolute Wonder Woman

Per il poco che si è visto da noi, forse la palma di miglior serie dell’Universo Absolute dovrebbe essere assegnata a Martian Manhunter, ma, preferiamo premiare la testata dedicata a Wonder Woman, per l’altissimo livello qualitativo che gli autori sono riusciti a mantenere in tutti gli episodi pubblicati finora in Italia (quasi il triplo di quelli del fumetto di Deniz Camp e Javier Rodríguez). Inoltre, la Diana tratteggiata da Kelly Thompson è il personaggio che più di ogni altro pare incarnare lo spirito dark del nuovo universo DC. Non solo per il suo essere, contemporaneamente, sia una guerriera che una strega, ma anche perché immediatamente contrapposta a nemesi tanto mostruose, da rendere la vicenda ancora più tenebrosa. Tuttavia – ed è questo il pregio maggiore della serie - l’umanità sprigionata dall’eroina è realmente palpabile e ciò crea un legame empatico quasi indissolubile con il lettore. La Thompson è bravissima nel far emergere da subito una forte dicotomia nelle azioni di Diana, sovrapponendo al suo enorme coraggio insicurezze e fragilità teoricamente non associabili a una semidivinità. Il tutto raccontato attraverso una prosa potente, che – tolti i due episodi illustrati da Mattia De Iulis, comunque notevoli - non poteva trovare alleati migliori di Hayden Sherman e Jordie Bellaire per essere magnificata. L’artista statunitense sfoggia di continuo tavole visionarie e straordinariamente evocative, esaltate dall’incessante mutare della gabbia, che riescono nel difficile compito di suggestionarci con la mitologia greca pur essendo realizzate con un tratto modernissimo. Bellaire, invece, amalgamando tonalità grigie e spente a rossi infuocati e verdi fosforescenti ammanta la narrazione di cupezza e disperazione.

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Ultimates

Salita gradualmente (ma inesorabilmente) di tono, la serie dedicata alla nuova incarnazione degli Ultimates nella seconda metà dell’anno ha definitivamente sostituito Ultimate Spider-Man come albo portante di Terra 6160. Un ribaltone difficilmente prevedibile qualche mese fa e per certi versi sorprendente, dato che Jonathan Hickman viene tuttora considerato il demiurgo di questa seconda parentesi Ultimate. A ogni modo, un risultato del genere non è che la diretta conseguenza del talento di Deniz Camp, praticamente sconosciuto prima dell’esordio della testata, ma affermatosi velocemente come uno degli sceneggiatori più promettenti della sua generazione. A differenza di Hickman, maggiormente portato a mostrare scenari puramente supereroistici, con rari sottotesti di altra natura, l’autore turco-filippino sceglie spesso e volentieri la strada opposta, arricchendo le avventure del team di temi sociali e politici, attraverso i quali il mondo distopico del Creatore diventa una chiara metafora della deriva autoritaria a cui sta andando incontro l’America di oggi. Una decadenza morale e civile, alla quale Camp risponde con uno schietto messaggio di ribellione, che si riflette nelle azioni dei suoi personaggi più riottosi (Occhio di Falco, Luke Cage, She-Hulk), o nelle dissertazioni esistenziali di Destino, figura tormentata ed enigmatica, tra le più innovative del fumetto americano.
Non è un caso che proprio a Camp siano stati affidati i testi di Ultimate Endgame, l’evento che, apparentemente, segnerà la fine del secondo Universo Ultimate.

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Teenage Mutant Ninja Turtles

In maniera forse inaspettata, inseriamo come quarto miglior comic book del 2025 la nuova serie delle Tartarughe Ninja, che, in effetti, non era mai comparsa in questa rubrica. La nostra scelta è stata determinata dalla semplice constatazione che Jason Aaron sembra finalmente tornato a essere lo scrittore che avevamo apprezzato su Scalped, Southern Bastards e Thor, dopo parecchi anni inspiegabilmente sottotono spesi in vari progetti creator owned poco riusciti e, soprattutto, in una lunga run degli Avengers, quasi totalmente da dimenticare. A ulteriore prova della rinascita di Aaron citiamo pure l’ottimo Absolute Superman, che viene raramente preso in considerazione, solo perché oscurato da due meraviglie come Absolute Wonder Woman e Absolute Martian Manhunter. Ma il lavoro fatto con le creature di Peter Laird e Kevin Eastman si posiziona su un gradino più alto rispetto al kryptoniano “proletario” della DC, non fosse altro che per la difficoltà di raccontare qualcosa di nuovo su icone pop dalla storia pluridecennale. Il fumettista statunitense aggira brillantemente l’ostacolo coinvolgendo Raffaello & C. in una trama dove le vicende passate dei personaggi sono nominate solo di striscio, pur facendo capire chiaramente di conoscerle a fondo. Esattamente come dimostra di saper caratterizzare ognuno dei quattro protagonisti, che, difatti, non vengono mai snaturati. Una precisa strategia per attrarre nuovi lettori, evitando, tuttavia, di correre il rischio di perdere quelli storici. Aaron, in più, ci offre una rappresentazione estremamente matura delle quattro tartarughe mutanti, esplorandone in dettaglio i conflitti interiori, senza, però, rinunciare all’azione, che resta, necessariamente, una parte imprescindibile del racconto.
Inizialmente la serie prevedeva un artista diverso a ogni numero, finché Juan Ferreyra non ne è diventato il disegnatore titolare, esaltando con il suo stile tendente al grottesco, l’originale anima underground dei personaggi.

I QUATTRO PEGGIORI COMIC BOOK DEL 2025

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I Fantastici Quattro

Tra le serie più brutte del 2025, non potevamo non includere quella dedicata ai Fantastici Quattro. Abbiamo spiegato varie volte in questa rubrica le ragioni del nostro giudizio negativo, ma tanto vale ripeterlo, dato che – per motivi a noi ignoti – le storie di Ryan North continuano ad avere un numero consistente di estimatori. Nessuno discute la bravura dello scrittore canadese. Finora, però, in ambito fumettistico, si è sempre distinto per opere rivolte a un pubblico di giovanissimi, caratterizzate da uno humor leggero e innocuo e con vicende che mettono in risalto l’amicizia e i legami famigliari. Temi trasportati di peso all’interno dei Fantastici Quattro, con la conseguenza di far perdere progressivamente alla collana ogni elemento che l’aveva resa famosa, primo fra tutti quel sense of wonder che permeava le storie di Stan Lee e Jack Kirby, ma che, poi, era stato coltivato anche dagli autori successivi (John Byrne e Walter Simonson in testa), persino in cicli meno riusciti come quello di Dan Slott, che ha preceduto proprio la gestione di North. Tutte le saghe viste al momento si sono, invece, esaurite in pochi numeri, senza una vera narrazione di lungo respiro. L’avventura è spesso risultata latitante a favore di scene casalinghe che avrebbero dovuto essere solo di contorno, ma che, al contrario, sono diventate largamente predominanti. I personaggi principali sono apparsi di frequente privi di spessore, se non addirittura ridotti a macchiette e i criminali sono stati quasi sempre utilizzati come semplici comparse. Non parliamo, poi, dell’aspetto grafico, dato che sulla testata dei Fab Four, negli ultimi due anni, si sono alternati alcuni dei peggiori disegnatori attualmente in forza alla Marvel.
Avevamo sperato che il film dei Marvel Studios con protagonisti Mr. Fantastic e soci potesse portare a una svolta anche nel team creativo del comic book e almeno sul fronte artistico è effettivamente arrivata una superstar come Humberto Ramos. North, però, è stato confermato alle sceneggiature, per cui immaginare un cambio di rotta nell’immediato futuro non è che una mera utopia.

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L’incredibile Hulk

Altra serie storica da tempo precipitata in un tunnel di mediocrità, da cui pare non essere più in grado di uscire è quella del Golia Verde. In questo caso le colpe della Marvel sono persino maggiori rispetto ai Fantastici Quattro, data l’evidente noncuranza con la quale i suoi supervisori hanno fatto in modo che la gestione di Phillip Kennedy Johnson si muovesse verso una direzione, in cui la presenza dell’alter ego di Bruce Banner venisse presto considerata superflua. Come spiegare altrimenti interi episodi ridotti a capitoli di una saga horror, dove personaggi praticamente mai visti prima hanno assunto un’importanza spropositata, diventando, di fatto, i veri protagonisti dell’albo (con tanto di noiosissime pagine di approfondimento di solo testo poste in coda al fumetto)? Le cose, poi, sono ulteriormente peggiorate, fino ad arrivare alle storie attuali, in cui Johnson (probabilmente più interessato a mettere a punto i dettagli della seconda fase del suo ciclo, dove Hulk verrà trasformato in un essere infernale) ha sostanzialmente abbandonato ogni tentativo di dare un minimo di coerenza alla vicenda in corso. I vari character sono ormai l’ombra di se stessi e la trama si trascina stancamente senza che succeda nulla di veramente rilevante, con l’aggravante di voler mantenere viva l’attenzione attraverso il ricorso sconclusionato a scene così raccapriccianti, da fare invidia agli slasher movie più efferati.
Per fortuna, almeno sul lato artistico, dopo troppi numeri sfigurati dagli imbarazzanti scarabocchi di Danny Earls, Nic Klein è tornato a disegnare con maggiore regolarità. Ma può davvero bastare la presenza di qualche bella tavola per considerare l’albo degno di essere letto?

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Ultimate Spider-Man: Incursion
Quando pensavamo che, pur con fisiologici alti e bassi, il nuovo Ultimate Universe potesse considerarsi un progetto narrativo compiuto, ecco arrivare questa miniserie, che è riuscita nell’arduo compito di far vacillare i nostri convincimenti. Scritta letteralmente con i piedi da Deniz Camp (lontano anni luce dall’autore che ci sta entusiasmando con Ultimates e Absolute Martian Manhunter) e Cody Ziglar (che, benché non si sia mai distinto con storie a fumetti degne di essere ricordate, ha sicuramente fatto di meglio), racconta l’arrivo di Miles Morales su Terra 6160. Attraverso soluzioni di trama talmente forzate che anche i più accondiscendenti tra i lettori faranno fatica ad accettare come sensate, lo Spider-Man del precedente Universo Ultimate incontra praticamente ogni eroe del mondo plasmato dal Creatore, così come parecchi dei “cattivi” più rappresentativi. Ciò che ne viene fuori è una vicenda senza capo né coda, popolata da personaggi piatti e totalmente irriconoscibili rispetto a quelli che compaiono sulle relative testate a loro dedicate, ma, soprattutto, con nessun vero collegamento con gli eventi che stanno portando dritti a Ultimate Endgame, se non la scoperta da parte di Destino (cioè il Reed Richards di Terra 6160) che il Creatore è in realtà il Reed Richards di un mondo che non esiste più. Una rivelazione che occupa un paio di pagine e che non può, di sicuro, essere considerata sufficiente a giustificare ben cinque numeri di nulla assoluto

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Deadpool/Batman – Batman/Deadpool

Chiudiamo con il peggio del 2025 con lo strombazzatissimo ritorno dei crossover tra Marvel e DC. Tralasciando le storielline a contorno, spesso inconsistenti o di livello così basso da costringerci a verificare più volte il nome degli autori, essendo rimasti letteralmente increduli per l’infima qualità di quello che avevamo appena letto (con un irriconoscibile Frank Miller a fare da capofila in questa fiera dell’orrido), sono in particolare le storie principali ad aver deluso su tutta la linea. Il match di andata, opera di Zeb Wells e di un apatico Greg Capullo, è l’ennesima riproposizione dell’infinito duello tra Batman e Joker, con Deadpool come terzo incomodo. La trama è talmente banale che non vale nemmeno la pena di provare a raccontarla, il pathos è inesistente e i personaggi sono caratterizzati in maniera così ridicola che, arrivati alla fine, abbiamo subito rimpianto i soldi spesi per acquistare una simile nefandezza.
Va poco meglio con la sfida di ritorno, dove Grant Morrison si esibisce in un inutile esercizio di stile metafumettistico, in cui l’unico passaggio veramente divertente è lo scambio di battute tra Batman e Deadpool, nel quale il Cavaliere Oscuro fa capire di ritenere il Mercenario Chiacchierone un’imitazione di Deathstroke della DC (cosa peraltro vera). Per il resto, un vuoto e pedante citazionismo, che ha il solo scopo di consentire a Morrison di autocelebrarsi. Scusate la battuta, ma sprecare il talento di Dan Mora con una storia del genere dovrebbe essere considerato un crimine contro l’umanità.
Ciò che, però, abbiamo trovato realmente sgradevole è l’enorme superficialità con cui è stata realizzata l’intera operazione, dove il numero esagerato di copertine variant, è immediatamente apparso come un chiaro segnale della volontà di entrambe le case editrici di utilizzare un evento di questo tipo esclusivamente per fini speculativi.

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Nuovi team-up nelle backup stories di Deadpool/Batman

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Come vi avevamo già riportato, dopo oltre vent’anni di attesa, Marvel e DC Comics tornano a collaborare con Marvel/DC: Deadpool/Batman #1, un albo speciale che debutterà il prossimo 17 settembre 2025. La storia principale vedrà protagonisti Deadpool e Batman, scritta da Zeb Wells e disegnata da Greg Capullo.

Il progetto non si limiterà a questo incontro: l’albo includerà anche storie brevi che metteranno insieme altri eroi dei due universi. Tra queste:

- Daredevil e Green Arrow, con testi di Kevin Smith e disegni di Adam Kubert

- Capitan America e Wonder Woman
, scritti da Chip Zdarsky con disegni di Terry Dodson

- Jeff the Land Shark e Krypto
, a cura di Kelly Thompson e Gurihiru

Per l’occasione, verranno pubblicate anche variant cover dedicate a ciascuna delle storie, tra cui quelle firmate da Marco Checchetto e Gurihiru, oltre a una copertina panoramica realizzata da Greg Capullo.

"È stato un progetto divertente da realizzare, pieno di connessioni inaspettate tra i due universi," ha dichiarato l'editor Mark Basso, anticipando che ci saranno ulteriori sorprese in arrivo.

Gli autori coinvolti hanno espresso grande entusiasmo. Chip Zdarsky ha descritto la sua storia come un’opportunità per esplorare l’incontro tra due simboli di forza e pace come Captain America e Wonder Woman. Kelly Thompson ha definito il team-up tra Jeff e Krypto "un vero onore" e "una di quelle occasioni che rendono questo lavoro speciale." 

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Comic(US) Book #5: La fine di Absolute Power e l'inizio dell'All In e della linea Absolute

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Puntata quasi interamente dedicata alla più recente iniziativa editoriale della DC denominata All In, di cui l’Universo Absolute rappresenta la novità principale. Per l’occasione, recuperiamo anche il finale di Absolute Power, una sorta di prologo del nuovo corso della casa editrice californiana.

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DC Crossover 44
Absolute Power – Capitolo quattro: scontro finale
Partiamo per una volta dal versante artistico e diciamo subito che solo nel primo e nel terzo capitolo ci è parso di vedere il Dan Mora a piena potenza, che abbiamo spesso ammirato su Batman/Superman: i migliori del mondo. Non che in questa quarta e ultima parte del crossover manchino le scene d’impatto e i disegni sopra la media, tuttavia, l’impressione che i troppi progetti assegnatigli dalla DC abbiano indotto il giovane autore costaricano a semplificare il suo tratto, per rispettare le consegne, resta piuttosto forte.
Diverso il discorso da fare per Mark Waid. La resa dei conti con Amanda Waller non offre particolari spunti di interesse. Ma, d’altra parte, non potevamo aspettarci chissà quale trovata a effetto, dato che Absolute Power è sostanzialmente servito a preparare il terreno all’All In di cui dicevamo nell’introduzione. Lo scrittore americano, quindi, si limita a chiudere la vicenda con coerenza anche se, con molto mestiere, riesce pure a donarci qualche passaggio di un certo spessore.
Voto: 6,5
Absolute Power: origini – In gabbia
Anche John Ridley usa il mestiere per concludere il “preludio” ad Absolute Power. Ciononostante, ancora una volta, ogni fase del racconto sa troppo di déjà vu e, soprattutto, Ridley non è Waid.
Non aiutano, come già nei precedenti capitoli, i disegni legnosi e poco espressivi di Alitha Martinez.
Voto: 5,5

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DC All In Special – Alfa
Il nuovo starting point della DC ci viene raccontato in questo flipbook, in cui la storia intitolata Alfa rappresenta la parte ambientata nell’universo canonico dell’editore californiano. Ai testi troviamo Scott Snyder (tornato in DC proprio per gettare le basi dell’iniziativa All In e dell’Universo Absolute in particolare) e Joshua Williamson, che riportano in scena la Justice League, dopo il suo scioglimento di diversi anni fa. Poche tavole di presentazione che lasciano intendere il clima che si respirerà nella nuova serie del supergruppo e, poi, subito spazio all’azione con un devastante Darkseid fuso con lo Spettro e Booster Gold insolito protagonista delle pagine finali. Ad abbellire il tutto, un Daniel Sampere sempre più bravo
Voto: 7
DC All In Special – Omega
Con Darkseid come antagonista, non poteva non esserci un capitolo intitolato Omega, che introduce l’Universo Absolute, più cupo e minaccioso rispetto a quello classico.
Storia ancora di Snyder e Williamson, ma con Wes Craig ai pennelli, il cui tratto sporco e irregolare ben si adatta all’oscurità che il sovrano di Apokolips porta sempre con sé.
Voto: 7

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Batman – Lo zoo, parte uno di cinque
Se la DC voleva sorprenderci con l’Universo Absolute, non poteva trovare un inizio migliore. Scott Snyder reinventa (letteralmente) la leggenda di Batman, presentandoci un Bruce Wayne molto giovane e lontano dall’essere un miliardario, che pare aver subito un trauma simile - ma non identico - a quello della sua controparte classica. Ancora più importanti le differenze nei comprimari, su tutti un Alfred Pennyworth trasformato in una sorta di agente segreto. Unica costante, la caccia ai cattivi vestito da pipistrello. Il buon Scott, tuttavia, immagina un Cavaliero Oscuro istintivo e brutale - benché non privo di una sua morale – che coinvolge in scontri così violenti, da risultare, a volte, un po’ troppo sopra le righe.
Nick Dragotta si adegua al taglio “muscolare” della sceneggiatura, mostrandoci un Batman possente e strabordante, riuscendo, però, a fare in modo che questa caratteristica non penalizzi l’estrema dinamicità delle inquadrature
Voto: 6,5

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Absolute Superman 1

Superman - L’ultima polvere di Krypton parte 1: faccia a terra
Che la distruzione di Krypton sia una metafora del dissennato utilizzo delle risorse naturali da parte dell’uomo, già lo sappiamo, tuttavia, mai il messaggio è stato così chiaro e netto. Oltretutto, Jason Aaron non si ferma qui e in quella che appare come la serie Absolute più schierata politicamente, troviamo anche una critica feroce delle oligarchie e una severa condanna allo sfruttamento delle masse, a difesa delle quali si erge un Superman “proletario”, ancora segnato dall’emarginazione sociale vissuta sul suo pianeta. Come per Batman, non mancano le sorprese in questo Kal-El alternativo. Finora, però, ogni differenza ci è sembrata legittima e priva di forzature.
Rafa Sandoval si esprime con un tratto classico e senza fronzoli, benché sempre pronto a esplodere quando il tasso di drammaticità supera il livello di guardia.
Vedremo se i due autori saranno in grado di portare avanti la loro missione con la stessa intensità, ma l’inizio è decisamente promettente.
Voto:

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Absolute Wonder Woman 1

Wonder Woman – L’ultima amazzone
La serie più dark di quelle viste finora nell’Universo Absolute. Non solo per i colori spenti e dominati dal rosso, ma anche per le origini di questa nuova Wonder Woman, affidata alle cure della maga Circe e costretta a crescere in un ambiente duro e pieno di insidie. Kelly Thompson tratteggia una Diana indomabile, allo stesso tempo strega e guerriera, più simile a Red Sonja che alla principessa di Themyscira dell’universo classico.
Hayden Sherman, da par suo, sceglie spesso di rinunciare alla prospettiva, usando come riferimento iconografico sia l’arte greca antica, che il Berserk di Kentaro Miura (da cui arriva pure lo spadone brandito dall’eroina). Lo storytelling è magistrale tanto nei momenti intimi, quanto nelle rabbiose battaglie contro i demoni, raffigurati con un aspetto davvero terrificante e così invasivi da sembrare quasi pronti a fuoriuscire dalle pagine.
Voto: 7,5

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Justice League Unlimited 1
Justice League – Justice League Unlimited
La testata cardine dell’All In della DC non poteva che essere governata da coloro che, in questo momento, sono – assieme a Tom King – i suoi autori più rappresentativi, Mark Waid e l’instancabile Dan Mora. Anzi, forse sarebbe meglio dire, i più adeguati. In effetti, solo lo scrittore di Kingdom Come, da profondo conoscitore della League quale è, avrebbe potuto ideare un episodio introduttivo, senza farlo sembrare tale. La vicenda parte subito con i pesi massimi del team in azione in vari scenari e il problema di descrivere cosa aspettarsi dalla serie viene aggirato con un abile escamotage narrativo, in cui Flash fa da tutor alla nuova recluta Air Wave che, alla fine, come ogni debut story che si rispetti, diventa, inevitabilmente, anche il risolutore della crisi.
A proposito di Mora, invece, a dispetto della sua proverbiale velocità nel produrre pagine iper-dettagliate e stracolme di personaggi, le bellissime tavole realizzate per Justice League Unlimited (e - come vedremo - per Superman) probabilmente giustificano le parziali semplificazioni nel tratto prima menzionate in Absolute Power. Un ben piccolo sacrificio, tuttavia, se poi il livello sarà sempre tanto alto quanto in questo primo capitolo.
Voto: 7

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Superman 21
Superman – Le molte morti di Doomsday
Pure per Superman inizia il periodo All In e sulla testata americana che porta il suo nome ritroviamo ai testi Joshua Williamson, che abbiamo visto essere uno degli artefici del nuovo corso, ma - con Rafa Sandoval spostato sulla versione Absolute dell’Uomo d’Acciaio - ora affiancato dalla superstar Dan Mora, il quale non impiega molto a far vedere di che pasta è fatto. Anche perché l’opportunità di scatenarsi con le sue tavole spettacolari gli viene offerta dal ritorno di Doomsday (benché in una veste veramente inattesa). In verità, la trama cerca troppo spesso il colpo a effetto e introduce (o forse, in questo caso, sarebbe più giusto dire “reintroduce”) un’eroina con i superpoteri di cui non sentivamo affatto il bisogno, ma non possiamo negare di averla trovata piuttosto interessante.
Voto: 6,5
Superman – Immortale
Prosegue la storyline di Williamson legata alla ricomparsa di Doomsday, con un ritmo ancora più forsennato rispetto alla prima parte, che esalta un Mora assolutamente in forma. I misteri si infittiscono e questo contribuisce a rendere la vicenda decisamente avvincente.
Voto: 7

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Batman 114
Batman – Città morente parti uno e due
La gestione di Chip Zdarsky della testata americana Batman ha diviso critica e pubblico. Sappiamo, oltretutto, che a breve verrà sostituito da Matt Fraction (su Detective Comics, invece, ci sarà Tom Taylor). La nuova saga che comincia in questo numero però – inserita anch’essa nell’iniziativa All In – non dà affatto l’impressione di essere meno ambiziosa di quelle realizzate in precedenza. Colpi di scena a ripetizione (di cui uno che vi farà letteralmente sobbalzare sulla sedia), trama serrata e appassionante, intrighi di ogni genere e persino riferimenti neanche troppo velati all’attualità politica e sociale americana.
Senza considerare l’arte sopraffina di due fuoriclasse come Jorge Jiménez e Carmine Di Giandomenico. Cosa volere di più?
Voto: 7,5

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Wonder Woman 15
Wonder Woman – Che senso ha Steve Trevor?
L’All In per Wonder Woman coincide con il ritorno di Tom King alla storyline del Sovrano, inopinatamente interrotta dai dimenticabili (per quanto gradevoli) tie-in con Absolute Power, che hanno comunque avuto il merito di concedere allo scrittore americano il tempo necessario per cesellare un episodio inseribile a pieno titolo nel novero delle sue opere più riuscite (a cui hanno sicuramente contribuito anche i superbi disegni di Daniel Sampere). In quale altro modo potremmo definire una storia dove i tempi scenici sono calibrati alla perfezione, a dispetto di una narrazione volutamente discontinua, per insinuare nei lettori il dubbio che gli sconvolgenti eventi mostrati nelle prime pagine non siano reali? Quando, poi, il dramma si concretizza, il racconto perde parte della sua irregolarità, arrivando a picchi di lirismo inaspettati. L’autore statunitense ha più volte fatto capire di non avere alcun timore a osare l’inosabile, ma quello che avviene in questo numero va persino oltre l’immaginabile. La grandezza di King, tuttavia, si nota in particolare in ciò che succede in seguito, con una Diana mai così umana e fragile, eppure - contemporaneamente - fiera e risoluta. Passaggi in cui anche un personaggio bistrattato come Steve Trevor riesce a trovare il suo ruolo e che raggiungono il loro climax in una tavola finale che è già leggenda.
Voto: 8

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Fantastici Quattro 27 (461)
Fantastici Quattro – Segnati dal destino
Questo episodio del Favoloso Quartetto ci permette di chiarire meglio ciò che pensiamo di Ryan North. Non lo riteniamo assolutamente un autore poco dotato, semplicemente non è lo sceneggiatore adatto a portare avanti la serie della prima famiglia della Marvel. E non ci riferiamo al fatto che non perde occasione di mostrare un’incredibile superficialità nel mescolare stregoneria e tecnologia (vi pare accettabile descrivere la cupola metallica che avvolge Latveria come un costrutto magico e non come il frutto del genio scientifico del Dottor Destino?), ma al non volere minimamente provare a incidere nella storia dei personaggi. Si limita a realizzare tanti racconti, essenzialmente scollegati l’uno dall’altro, nei quali di tutto quello che abbiamo imparato in oltre sessant’anni della Cosa e soci non si scorge quasi nulla. Passi (si fa per dire) la mancanza di sense of wonder. Chiudiamo pure un occhio (anche se sarebbe meglio chiuderli entrambi) sullo stile da telefilm anni Settanta (un incrocio tra La famiglia Bradford e Ralph Supermaxieroe) della sua scrittura. Vedere, però, la testata dove sono nati gli Skrull, gli Inumani, Pantera Nera, Silver Surfer (e potremmo continuare ancora a lungo) ridotta a una sequenza infinita di fill-in (perché è ciò che sono di fatto) è davvero difficile da digerire.
Emblematico, dicevamo, questo numero, in cui non neghiamo la presenza di idee brillanti, dialoghi ben congegnati e passaggi commuoventi. Cosa c’entri, tuttavia, l’impossibile storia d’amore tra la Torcia Umana e una bizzarra creatura femminile non umanoide con i Fantastici Quattro, proprio non lo capiamo. Certo, abbiamo l’ennesima soluzione fantascientifica di Mister Fantastic a risolvere la vicenda. Ma è veramente troppo poco.
Ciononostante, per sottolineare che il nostro non è un atteggiamento pregiudiziale, valuteremo questo episodio facendo finta che si tratti realmente di un fill-in ben riuscito. Se, però, non vedremo cambiamenti sostanziali con l’inizio di One World Under Doom (sempre scritto da North) e l’arrivo di Humberto Ramos ai disegni, saremo sicuramente molto meno indulgenti.
Voto: 6,5

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Wolverine: Vendetta 3

Wolverine – Vendetta parte 4 e conclusione
Lo avevamo già scritto per il primo capitolo e il resto della miniserie non ha cambiato il nostro giudizio di una virgola. Non basta unire due celebrità del fumetto americano come Jonathan Hickman e Greg Capullo per rendere una saga memorabile, in special modo quando l’intento è solo quello di creare un evento per vendere qualche copia in più. L’artista statunitense, oltretutto, si è pure vantato di aver adottato il famoso “metodo Marvel”, quindi, a quanto pare, non ha seguito una vera e propria sceneggiatura, prendendosi parecchie libertà nella realizzazione delle tavole. Ce lo vedete, però, un autore meticoloso e perfezionista come Hickman mettersi a scrivere dialoghi sulla base di disegni su cui non ha quasi avuto voce in capitolo? No, appunto. E il risultato è una storia insulsa, buona soltanto per dare a Capullo la possibilità di divertirsi con sbudellamenti ed efferatezze di ogni tipo.
Ancora peggio, poi, se degli albi è stata realizzata un’inutile versione red band, che di sicuro non vale i 2€ in più da pagare rispetto all’edizione standard.
Voto: 5

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4 Words About: Absolute Wonder Woman 1

  • Pubblicato in Focus

4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi".
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La serie più dark di quelle viste finora nell’Universo Absolute. Non solo per i colori spenti e dominati dal rosso, ma anche per le origini di questa nuova Wonder Woman, affidata alle cure della maga Circe e costretta a crescere in un ambiente duro e pieno di insidie. Kelly Thompson tratteggia una Diana indomabile, allo stesso tempo strega e guerriera, più simile a Red Sonja che alla principessa di Themyscira dell’universo classico.
Hayden Sherman, da par suo, sceglie volutamente di rinunciare spesso alla prospettiva, usando come riferimento iconografico sia l’arte greca antica, che il Berserk di Kentaro Miura (da cui arriva pure lo spadone brandito dall’eroina). Lo storytelling è magistrale tanto nei momenti intimi, quanto nelle rabbiose battaglie contro i demoni, raffigurati con un aspetto davvero terrificante e così invasivi da sembrare quasi pronti a fuoriuscire dalle pagine.

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Dati del volume
Editore: Panini Comics
Autori: Testi di Kelly Thompson, disegni di Hayden Sherman
Genere: Supereroistico
Formato: 17x26, 32 pp., S., col.
Prezzo: 4€
ISBN: 9791221918816
Voto: 7,5

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