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Emanuele Amato

Emanuele Amato

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Progetto Stigma, intervista ad AkaB e Marco Galli: I folli stanno entrando nelle nostre menti

Abbiamo già parlato diverse volte del Progetto Stigma e, questa volta, abbiamo incontrato da vicino il fondatore e curatore del progetto, AkaB e Marco Galli, autore della prima uscita dell’etichetta, sviscerando quello che riteniamo fra i fenomeni editoriali dell’anno. In prevendita, attualmente, il terzo volume Perso nel bosco, di Dario Panzeri.

Il primo volume di un’etichetta, collettivo e casa editrice è sempre un salto nel vuoto. La scelta del primo titolo è il biglietto da visita e preludio di ciò che ci aspetteremo. Come avete scelto proprio Èpos?

AkaB: Devo ricordarmi, dato che voglio dirti la dinamica esatta. Esternare la verità, precisa.
 
Marco: Lui sapeva che avevo dei libri già pronti. Quindi, in parte, può essere stata una questione di comodità. AkaB lo aveva già letto mentre ci lavoravo. Quindi conosceva l’opera.

AkaB: Nacque tutto perché, di punto in bianco, ho detto facciamo questa cosa. Lui aveva già il prodotto finito quindi era ideale. Alcuni avevano progetti in lavorazione, altri da editare e controllare. Questo di Marco invece già era pronto praticamente. Subito dopo è arrivato quello di Squaz che uscirà l’anno prossimo. Poi voglio comunque dire che Marco è uno degli autori più bravi in circolazione. Uscire con un primo progetto come il suo era un buon biglietto da visita. Un buon ariete per il nostro manifesto. Un autore già affermato poi seguito da un esordiente. La seconda uscita infatti è quella di Luca Negri. Anche se giovane il suo Storie di uomini intraprendenti e situazioni critiche è magnifico.
Poi ti metto in tavola un’altra cosa che è un misto tra casualità e strategia, proprio perché mi piace essere sincero al 100%, Marco usciva da quel periodo di cui tutti sappiamo della sua malattia. Aveva bisogno di far entrare denaro e Stigma vuole far entrare quanto più denaro possibile agli autori, quindi era il momento giusto al posto giusto.

Marco: Èpos è il mio secondo libro post malattia. A livello di uscita. Prima c’è stato Les chat noir per Coconino, nel 2017. Che poi su Èpos ci ho lavorato nel 2015, poco prima della mia situazione. Come opera è molto importante perché volevo proprio chiudere un cerchio. Questi due libri erano la mia vita di prima e volevo chiudere. Lo stesso Brodowsky è precedente.

Akab: Ci ragionavo su questa cosa che, almeno in questi primi libri per Stigma, lo stesso libro di Cammello, una specie di andare a recuperare o salvare delle cose valide. Quello di Dario, ad esempio è fermo, da 15 anni. Un’opera che promette e deve essere salvata dalla pozzanghera. Dall’abisso.

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Siete soddisfatti del prodotto finale? Dall’idea alla realizzazione insomma.

Akab: Sì, molto. È comunque una prima uscita, attenzione. Possiamo fare di più, ma in termini di pura grafica. Possiamo spingere ancora di più nei dettagli, nelle minuzie. Brodowsky è una figata.

Marco: Ecco quello mi piace di più (in riferimento a Brodowsky). Non che sia tecnicamente superiore ma perché mi ricorda un po’ quei vecchi fumetti sgangherati.

Akab: il tipo di carta e quei colori lì hanno alzato il livello proprio. È d’impatto, non che Èpos sia minore. Messi insieme è proprio una combo bella. Sono due suoi mondi che sono lontani eppure c’entrano. Lui dice di no ma io credo di sì. Sono veramente interessanti insieme. Io ho letto prima Èpos, ovviamente, per l’editing. Dopo ho letto Brodowsky e quando cita alcuni passi ti sembra davvero di chiudere un cerchio che ti arriva in dritto in petto. Sono due storie di personaggi che stanno affrontando la fine. In Brodowsky è palese, inizia con la frase tra sette giorni devo morire etc. Anche Èpos è un ritorno a casa, vero, ma un ritorno a casa verso la fine. Sono due facce della stessa medaglia. Anche come forma. Uno ha una declinazione molto più pop, nel modo, nella narrazione, nel colore, nel modo di affascinare.

Marco, com’è stato riprendere in mano un progetto di un po’ di anni fa? Hai modificato qualcosa oppure è rimasto intatto?

In verità è cambiato moltissimo, perché era a colori. Si potrebbe pensare, magari, di fare una versione sul web così com’era inizialmente. Chissà. All’inizio ho tentato di farlo con Photoshop, cioè di trasformare i colori in bianco e nero però veniva tutto pixelato e la resa era poco convincente. Per fortuna io disegno a mano, scannerizzo e coloro a PS. Per cui avevo quelle tavole già pronte e gli ho messo i grigi e poi ho riscritto. Alla fine devo dare ragione ad Akab che funziona molto di più così. È diventato molto più scarno. Ha tolto quella sovrastruttura a livello visivo che ti fa distrarre da quello che c’è sotto. Ci sono stato molto sui testi. Ci sto molto in generale, ma questo l’ho riscritto almeno 5 volte. Quando sono entrato in Stigma, si intende. In generale faccio così: faccio una prima stesura, poi lo lascio lì per due o tre mesi e poi quando si fanno i tempi per pubblicarlo, lo riprendo in mano così ho un distacco che mi rende più obiettivo.

Akab: Aggiungo solo una cosa sulla questione dei colori. Intanto, lo vedevo più con queste tonalità di grigi, per amplificare l’atmosfera di malessere che regna. Non era tanto la cosa dei bianco e nero ma sulla questione dei grigi pieni e sfumatura. Questi grigi andavano molto bene anche con questo stile super semplice, ritrovato anche in Brodowsky.

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Con questa prima uscita, con il preorder, com’è stata la risposta del pubblico?

Akab: Non avevo davvero un’aspettativa precisa, data l’esperienza. Mi ero fatto dei ragionamenti guardando tutti gli altri casi di preorder in italia di fumetti. Ho visto che più meno il range va dalle 100 copie alle 500 copie, quindi sapevo che era in quello spazio lì e noi siamo andati a 240. Intanto è stramba la situazione. Stigma è un ibrido. Ibridi gli autori, ibridi la casa editrice, ibrido il meccanismo di vendita. Arrivando a vendere 240 in preorder, abbiamo fatto abbastanza soldi da stampare tutto, compreso Brodowsky e poterlo regalare incluso nel prezzo, la percentuale di Marco, che solitamente agli autori non arriva mai a questi picchi, però in realtà il libro inizia la sua vita adesso. Cio,è noi abbiamo già coperto spese e fatto entrare soldi all’autore. Ora iniziamo a vedere a Napoli, in fiera, per vedere com’è, anche se Napoli per i graphic novel non è più la fiera di una volta. Non si vende più come prima. Anche autori grossi non hanno più le file. Detto questo, il libro, sta comunque andando. Ora son curioso di vedere come va in libreria.

Com’è stato invece il lavoro di Luca Negri?

Akab: Ne parlavo con Ratigher ed è contento di Luca. Il problema che aveva per Coconino è che risulta troppo complesso. L’ho letto, ovviamente, e devo dire che realmente è complesso. Nel senso che lui è un genietto. Essendo molto giovane fa appunto dei riferimenti a delle generazioni molto contemporanee alla sua. Lui è uno che lavora sui cliché e te li scompone, li rimonta. Quindi in un certo modo è un po’ intellettuale, nel senso che devi saperne. Ad esempio, fa dei dialoghi che sono delle prese per il culo di un certo tipo di dialoghi, ma anche da autore. In 4 Tails/9 Diamonds, ad esempio, c’è una storia che riprende Le Iene di Quentin Tarantino e l’ha portato nel futuro insomma. Ha scritto quel progetto di salto temporale l’ha portato a dei livelli che non si era mai visto, insomma.

Sospeso, recensione: La forza di rialzarsi o di restare a terra

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“Jeremy spoke in class today” Pearl Jam, Jeremy

Nel recente passato abbiamo avuto una lunga scia di opere legate ai tempi che furono gli anni '80. È un processo ciclico, fisiologico quasi, che avviene da sempre. Negli anni '90 le influenze erano quelle di 20 anni prima, ad esempio. Ora, infatti, c’è un ritorno prepotente di quel periodo che intercorre la fine degli '80 fino agli inizi del 2000. Anche nei fumetti c’è lo stesso mood. Basti pensare, facendo solo due esempi nostrani, che questo Comicon 2018 ho portato 2 opere molto interessanti, legate a quel periodo. Una è Non bisogna dare attenzioni alle bambine che gridano, del duo Ruggiero – Antonioni, edita da Eris Edizioni, l’altra è Sospeso di Giorgio Salati e Armin Barducci per Tunué. Ci sono sostanziali differenze tra le due opere ma alcuni punti in comune. Gli elementi simili sono, a parte il contesto, il tipo di protagonisti e le scelte dei particolari utilizzati, oltre ad alcuni escamotage narrativi. Specifichiamo. I protagonisti scelti sono pre-adolescenti che si imbattono nelle problematiche relative all’introduzione nel mondo adulto e le difficoltà del crescere, su tutti primi amori e ribellione adolescenziale. I particolari utilizzati e gli escamotage narrativi, riguardano i walk man e l’ausilio di una playlist di accompagnamento musicale. Mentre nell’opera di Ruggiero/Antonioni erano solo di aggiunta/contorno, se non nell’ultimo racconto, in Sospeso sono fondamentali e parte integrante della lettura.

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La storia racconta le vicende di Martino, un ragazzino che, come molti, frequenta una scuola pubblica. È diligente e ama la musica e i fumetti. Ha una cotta per Tamara, una ragazzina che frequenta la sua stessa classe e che, rispetto alle altre compagne di classe, ha i tratti sessuali già sviluppati. Come da sempre accade, c’è il bullo di turno che incute timore nei bravi ragazzi. Ivan, questo è il suo nome, è ribelle, menefreghista e dall’indole irascibile e trova sempre il modo di litigare e pestare i suoi compagni. Le ragazze sono invaghite di lui, essendo l’emblema del bad boy. Salati ci introduce nella vita di Martino, ragazzino timido, riservato e fragile, che attraversa la zona insediata dai bulletti per arrivare a scuola e, ogni giorno, è sempre una scommessa sapere se verrà pestato o meno. Una volta in classe diventa "il secchione", perché studia e, la ragazza del suo cuore, lo sfrutta per i compiti. Tutte premesse che un po’ capiamo. Ovviamente non tutti, però ci siam passati su quelle palpitazioni da prima cotta, non corrisposte. Martino, un giorno, scopre di avere dei poteri: può fermare il tempo, colpire oggetti e persone a distanza e, volare. Questo momento gli cambierà la vita.

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La narrazione si dipana in maniera lineare con i giusti ritmi e scandita da momenti realmente potenti e non scontati. La sceneggiatura è forte e ben stilata, non lascia nulla al caso e procede accompagnando il lettore perfettamente, depistandolo quando deve.
Armin Barducci utilizza uno stile spigoloso, come la storia stessa, lasciando il segno e ferendo il lettore. La palette di colori impiegata è scarna e triste e punta molto sulla malinconia, sfruttando quasi sempre colori spenti. Per alcuni momenti, quelli più spensierati invece, i toni diventano più sgargianti. Insomma la rappresentazione di un mondo grigio e piovoso, dove ogni tanto il sole esce. Solo per poco però.

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Sospeso è una lettura molto forte e cruda. Ad una prima sfogliata può sembrare un’opera soft e per tutti ma, non lo è. Racchiude i mostri della realtà e li racconta senza filtri. Se vogliamo parlare di una pecca di questo fumetto, ogni capitolo ha una playlist di accompagnamento in determinate scene con pezzi storici degli anni compresi tra il '90 e il '92. Tutto bello, fin qui, tanto che sono anche citate, stesso nel testo, le strofe della specifica canzone. Questo escamotage aumenta il pathos della lettura, come una soundtrack in un film che ti immerge ancora più in profondità nella scena. Ascoltare Them Bones e Jeremy, così come Sadness degli Enigma, ha procurato un effetto realmente potente. Dov’è quindi il problema? Questo risiede nell’interruzione e nel capture della strofa. Esempio: scena con accompagnamento degli Enigma. La lettura procede normale e, nella tavola c’è l’accompagnamento musicale: Sadness. Ora, si torna indietro e, tramite QR Code, si inserisce la canzone. La canzone è di 7 minuti e il passo citato è quasi nel mezzo, quindi bisogna trovare il minutaggio dove la strofa cantata combacia con quella scritta. Intanto ti sei fermato e devi riprendere poi a leggere. Queste continue interruzioni, da un lato smorzano l’aumentare dell’immedesimazione, dall’altro, quando combaciano, tipo Them Bones degli Alice in Chains, moltiplicano esponenzialmente il gusto della lettura e l’emotività della scena. L’idea è molto bella ma la praticità non è il massimo, anzi.

Tunué, in definitiva, porta un altro gioiellino nel suo catalogo. La cura editoriale è sempre impeccabile per un cartonato ben realizzato ad un prezzo onestissimo. Un titolo da leggere assolutamente.

Guardati dal Beluga magico, recensione: Daniel Cuello fra strip e racconto

GUARDATI DAL BELUGA MAGICO

Per leggere l'intervista all'autore, clicca qui.

Seconda opera per Daniel Cuello, reduce del grande successo di Residenza Arcadia. Per Guardati dal Beluga magico, l'autore non sceglie la forma del racconto lungo ma - come Zerocalcare in alcune suoi volumi - inserisce una storia fra le pieghe delle sue strip più famose. Scelta intelligente oltre che mossa di marketing astuta, però dietro c’è qualità ed è quello che conta. Cuello non si adagia sulle sue divertenti strip, ma tesse una storia breve, toccante e dai toni ironici, cosa che ci già dimostrato di saper fare con maestria nel lavoro precedente. Destrutturiamo un secondo per poi ricomporre il tutto, giusto per dare una panoramica più specifica.

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Le strip sono composte per la maggiore da materiale che è possibile trovare online, sia sul suo profilo Facebook che sulla sua pagina danielcuello.com. Incontriamo il suo alter ego cartaceo, ben conosciuto al pubblico, nella vita quotidiana. Le piccole ansie, gli stereotipi lavorativi e non, gli incontri con Piero Angela (che ritroveremo anche nella storia inedita), l’amico disturbatore che innervosisce, i vecchietti e la fiction. Insomma, tutto il suo repertorio è presente. Non solo, alcune strisce sono inedite e realizzate ad hoc per il libro e creano una sorta di incipit nel passaggio ai capitoli del racconto vero e proprio.
La strutturazione del volume segue un ritmo ben preciso: ogni tipologia di strip è preceduta e segue sempre la stessa sequenza in un escamotage riuscito e funzionale. Lo stesso Cuello, nell’intervista che ci ha rilasciato, rivela che ha diviso la programmazione per temi. Una tra tante ha dato via al tutto ed è quella del Beluga, che qui ha espanso e rielaborato definendo così la traccia per la storia breve.

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Passiamo quindi alla storia vera e propria. Il racconto breve è strutturato in maniera lineare, seguendo sempre le vicende del suo alter ego, questa volta però ripercorre le sue origini. Il mood dietro è amaro, lo si percepisce e si sente aleggiare, pur sdrammatizzando sempre in piccole gag che poi finiscono col metterti il sorriso. Sorriso che, quando va via, lascia molti pensieri e riflessioni. Ottima cosa in verità, perché Cuello tocca temi delicati: ricordi e malinconia, senso di esclusione, integrazione e appartenenza. Lo fa in modo profondo ma non pesante e totalmente personale, nel senso che riflette esattamente la visione della vita dell’autore. Il perfetto equilibro ancora deve essere trovato ma l’autore si sta perfezionando in tempi velocissimi.
La forma invece richiama il racconto Canto di Natale di Charles Dickens. Guidato dalla sua versione malinconica in abiti ottocenteschi, il protagonista ritornerà nella sua casa dell’infanzia. In quel luogo, cercherà ciò che aveva dimenticato. I momenti sono toccanti, soprattutto i ricordi legati ad un certo momento che non vi sveliamo. Sopra questa sua digressione nel profondo, c’è lui, il Beluga malefico. Tanto carino e tenero quanto infido e pericoloso. Rappresenta, appunto, la Paura. Quella che non ha senso magari per gli altri ma che ci terrorizza. È angoscia, preoccupazione, quel qualcosa che paralizza e raggela. Soltanto dopo aver incontrato la sua versione adolescente e aver scoperto di aver già affrontato con successo il Beluga Magico, in passato, Daniel prende coscienza di sé e di ciò che deve fare:eliminarlo una volta per tutte.
Al tutto si aggiunge un segno tratteggiato e semplice, seguito e coadiuvato della colorazione con toni caldi, ormai marchio dell’autore, capace di accompagnare al meglio le fasi del racconto.

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Guardati dal Beluga magico è un libro interessante anche se, forse, un utilizzo minore delle strip a favore del racconto non avrebbe guastato. Molte cose potevano essere sviscerate meglio, molti temi affrontati con maggiore profondità, date le poche pagine. Non sono pochissime, ma affrontare tanti argomenti così impegnativi in 30 tavole è estremamente difficile. Cuello comunque continua la sua evoluzione da fumettista scandendo l’ennesimo tassello giusto del suo percorso formativo.

Affrontare la proprie paure con l'ironia: intervista a Daniel Cuello

Per leggere la recensione di Guardati dal beluga magico, clicca qui.

Daniel Cuello, dopo il successo di Residenzia Arcadia, pubblicato da Bao Publishing, torna con un nuovo libro, dove raccoglie le sue strip più famose ma inserisce un racconto breve molto intenso e personale. Lo abbiamo intervistato al Napoli Comicon 2018, dove abbiamo affrontato temi importanti e caldi. Soprattutto in questo momento storico.

Come mai la scelta di creare una storia insieme alle tue famose strip?
Ci tenevo tanto a raccontare qualcosa di personale, un momento ben preciso della mia vita, quello che stavo vivendo mentre pensavo alla storia. Nel racconto faccio fare un salto al mio personaggio. Un salto nei miei “passati”, ma non solo: l’ho trasportato dalle strip a qualcosa di più strutturato ed elaborato. Una cosa di cui sentivo il bisogno, ho molte cose da raccontare e volevo partire da questa.

Tra prologo e capitoli c’è un intermezzo delle tue strip più famose, come mai questa scelta di spezzare la continuità?
Tutte le strip e il racconto sono ambientate nello stesso universo: nella realtà. Per quanto esasperata e alcune volte no sense, parlo sempre della realtà che mi circonda. Certe strip possono non sembrare verosimili, ma sono tutte “sincere”, basate su eventi che mi accadono realmente. Fanno parte del racconto complessivo, anche se sembrano lontane dal tema del racconto.

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Ricordi e malinconia, senso di esclusione, integrazione e appartenenza. Cosa ti ha spinto a scrivere ora di questi temi? C’è stata una necessità particolare o qualche stimolo che ha innescato la storia?
Erano cose che vivevo mentre scrivevo il racconto. Avevo la necessità di esternarle e un racconto mi sembrava il modo migliore anche per liberarmene, in un certo senso. Sarà retorico, però per me è stato terapeutico. Liberarsi da certi pesi emotivi che mi stavano schiacciando è stato come prenderne coscienza e sono riuscito a esorcizzarli alleggerendomi un pochino.

Visti i temi affrontanti, il personaggio potrebbe essere ampliato...
Infatti uno dei miei obiettivi è quello di farlo crescere. Questo è solo l’inizio, In futuro ci saranno altri sviluppi. Ho molte cose in serbo per “il personaggio”. Anche se al momento mi sto occupando di cose diverse.

Anche il tono è molto particolare.
Sì, ci tenevo a essere ironico. Ci sono temi molto importanti che non volevo raccontare in modo pesante. Si parla di appartenenza, esclusione e malinconia, persino depressione, tematiche che non vorrei trattare in modo patetico. Mi piace arrivarci in modo ironico, appunto, e un po’ per volta. Con la prima lettura magari viene da sorridere, mentre con la seconda si notano sfumature più celate ma presenti. Questo perché chi lo legge non deve sentirsi appesantito, deve poterlo leggere senza stufarsi, così da cogliere poi il messaggio sottostante. È un espediente, è il mio modo di raccontare. Anche perché è proprio il mio modo di vedere la vita: c’è sempre comicità e drammaticità, è il metodo narrativo che più mi rappresenta.

Il bambino menzionato nel racconto, sei tu realmente oppure è solo uno spunto narrativo? C’è un motivo particolare? E perché come rappresentazione della paura c’è proprio il Beluga?
Il bambino è effettivamente il me bambino. Cioè, io realmente avevo quella maglietta a righe. Divido la mia vita, un po’ come fanno tutti, in grandi capitoli. C’è il capitolo uno, Argentina, fino a quando avevo 8 anni. Sono stato catapultato in Italia ed è iniziato un altro capitolo. È iniziata l’adolescenza, in Italia, e quello è stato un altro capitolo ancora, e così via fino ad oggi.

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Andiamo un attimo off-topic, anche se nemmeno tanto. Quando sei arrivato in Italia com’è stato?
Io sono stato fortunato, ti dirò. Per due semplici motivi: sono bianco e sono argentino. Questa cosa, vista dagli altri, non mi fa percepire come straniero, “sono uno di loro”. Questo ti fa capire quanto il razzismo sia una questione di pura percezione di chi il razzismo lo fa. Se fossi stato anche solo un po’ più scuro avrebbero avuto qualcosa di cui lamentarsi, pur mantenendo tutto il resto identico. Questo, non posso negarlo, mi ha aiutato. Però ho vissuto sempre con questa strana sensazione di non sentirmi mai completamente a casa in Italia e non sentirmi più a casa neanche quando tornavo in Argentina. Perché vieni visto dagli argentini come uno che se n'è andato. Addirittura mi chiamavano “tano”, un appellativo che viene dato agli Italiani. Anche loro mi vedevano come straniero e in Italia ovviamente mi dicevano che ero straniero perché venivo dall’Argentina. Non mi sono mai sentito a casa da nessuna parte. Penso che chi è andato a vivere da un’altra parte, soprattutto da piccolo, capisce perfettamente di cosa sto parlando. Hai tutto l’imprinting del tuo paese ma anche l’accumulo culturale del luogo in cui ti trovi. Non riesci a trovare il punto preciso di equilibrio. Capita a tutti gli immigrati di prima generazione e, ripeto, io sono stato “fortunato”. Per quelli che hanno vissuto questo distacco è normalissimo sentirsi in questo modo. L'aspetto positivo è che ti apre la mente, vedi le cose da più prospettive. Avere un occhio dentro e un occhio fuori mi fa vedere i pregi e i difetti dell’Argentina come dell’Italia. Questo meccanismo è visibile in Residenza Arcadia. I personaggi sono sì stronzi, ma ne mostro sia i pregi che i difetti.
Per rispondere alla questione della rappresentazione della paura ti posso dire “perché è innocuo”. Il Beluga è il panda dei mari, totalmente inoffensivo. La paura, per certi versi, è un qualcosa che provi solo tu. È la tua immaginazione, un tuo modo di vedere le cose e la realtà. Quando ho fatto la strip da cui è nato tutto il libro, quella riportata anche nella quarta di copertina, mi serviva un colpo di scena, dovevo sfruttare qualcosa di non spaventoso, per far comprendere il concetto. Intorno al Beluga, infatti, ci sono persino un arcobaleno e delle stelline, non fanno paura, anzi, sembra tutto bello.

Tecnicamente la struttura del libro è divisa in atti. Ogni intermezzo rispetta precisamente delle categorie delle strip. C’è la fiction, l’amico disturbatore, Piero Angela, le riflessioni al pc. Alcune sembrano il preludio del tema della storia inedita ed arrivano quasi subito prima dell’inizio del capitolo. Sono state pensate per la storia oppure è una coincidenza? Dato che sono già online da tempo, le hai pensato in precedenza al libro e con finalità su esso?
Sì, ho cercato di fare una divisione per tema. Non so se ci sono riuscito alla perfezione, ma era questo il mio intento. Per risponderti alla coincidenza o meno, ti dico subito che alcune son state create ad hoc per la storia breve. Sono totalmente inedite e non si trovano sul web. Quella che ha dato il via al tutto, come ti dicevo prima, è quella del Beluga Magico, che ho ampliato ed elaborato, fino ad arrivare al racconto breve.

Alcune strip presenti sul web sono quasi premonitrici. Come se aleggiasse già nell’aria questo racconto.
Sì, anche se in un primo momento possono sembrare totalmente scollegate tra di loro, nel libro ho dato alle strip la continuità che c’è hanno nel mio cervello, come se fosse una serie televisiva divisa in tanti capitoletti. Ci sono personaggi ricorrenti, guest star e gag ricorrenti. Prendiamo Piero Angela: lui torna spesso, perché è un personaggio che mi piace. Appare anche nel racconto breve, per dare questo senso di continuità. Volevo che il racconto avesse la stessa atmosfera delle strip. Non doveva essere una cosa a sé stante o totalmente nuova, altrimenti avrebbe stonato con l'insieme.
 
Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Stai già lavorando a qualcosa?
Non posso dire granché in realtà, ho già in programma e in lavorazione il prossimo libro, che uscirà nel 2019. Sarà un graphic novel autoconclusivo, con personaggi nuovi e totalmente inediti. Non c’entra né con Residenza Arcadia, né con il Beluga. Vedrete!

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