Menu

 

 

 

 

Il Piccolo Principe: intervista al regista Mark Osborne - View Conference 2015

Italian/English version

La seconda giornata della XVI edizione della View Conference di Torino è stata inaugurata dalla presentazione dell'ultimo, maestoso lavoro di Mark Osborne, che insieme al suo team ha creato un adattamento unico di un'icona nella letteratura francese, Il Piccolo Principe, nelle sale italiane dal 1° gennaio 2016. Già due volte candidato Oscar per la co-regia di Kung-Fu Panda nel 2008 e per quella del cortometraggio More del 1999, Osborne ci ha guidati, previa introduzione di Maria Elena Gutierrez, la direttrice dell'evento, nell'emozionantissimo universo di Antoine de Saint-Exupéry, dove il sogno ad occhi aperti e l'immaginario dell'autore si sposano con una storia moderna ed emblematica della sua visione del libro.
 
La sua prima copia gli è stata regalata da quella che oggi è sua moglie, quando, un paio di decadi fa, stava ancora cercando la sua strada come artista. Il libro, afferma Osborne, gli ha dato un input molto importante per entrare in contatto con il suo io più fanciullesco e autentico.

La delicatezza malinconica del trailer, resa ancora più intensa grazie alle musiche di Hans Zimmer e Richard Harvey, traspira anche attraverso le diverse tecniche di animazione utilizzate per il film, la CGI e la stop motion (perché, "con media diversi, si possono esprimere stati d'animo diversi"). Così Osborne ha commentato il suo lavoro: "'Mamma perché piangi?' Questa è la domanda che i bambini generalmente pongono al genitore che si emoziona dopo aver raccontato loro una fiaba. È la stessa situazione che mi piacerebbe si ricreasse con Il Piccolo Principe, un film per tutti, non solo per bambini. Gli adulti ritroveranno il proprio io, ed il via per una conversazione intima e transgenerazionale con i propri figli."

Alla fine del suo discorso, abbiamo avuto l'opportunità di intervistarlo.

Come è cominciato tutto - come ti sei trovato a lavorare su un film basato sul libro francese più tradotto al mondo?

Sono stato contattato dai produttori del film, Dimitri Rassam e Anton Soumache; si tratta di due produttori francesi che avevano questa particolare ambizione di creare un film molto importante basato sul libro de Il Piccolo Principe. Allora non sapevo che avevano già parlato con molti registi, e molti altri del settore che volevano trovare un modo "giusto" per dare alla luce questo film. Appena ne ho sentito parlare, ho detto di no, ma poi più ci ho pensato e più ho capito che in realtà erano molto determinati nel realizzare la loro idea, ed è stato allora che ho razionalizzato il modo in cui immaginavo potessimo creare un'esperienza cinematografica che lasciasse qualcosa in più rispetto al libro, che trasmettesse la sua energia e il modo in cui può cambiarti la vita. Dopo aver formulato diverse idee, le ho presentate ai produttori, che ne sono rimasti entusiasti perché era la prima volta che parlavano con qualcuno che osasse andare oltre i confini creati ed immaginati per il libro. È stata l'unica strada per me autentica per proteggere il libro e celebrarne la magia.

Ammiriamo molto il modo in cui hai reinventato la trama, mettendo qualcosa in più nel film rispetto alla semplice storia presente nel libro che, essendo così famoso e amato in tutto il mondo, poteva essere una grandissima tentazione. Per noi è incredibilmente originale. Come mai hai pensato a questa side story?

È stata più che altro una necessità; la side story, o "la storia più grande", come mi piace chiamarla, è nata dagli stessi elementi presenti nel libro, ed è stato un qualcosa che si è sviluppato col tempo in maniera naturale con l'aiuto dei miei scrittori, gli storyboard artists e gli altri visual artists che hanno lavorato sul film. È stato un processo autoevolutosi nel cercare di trovare la giusta cornice che potesse supportare il libro e proteggerlo. Volevo anche correre intenzionalmente dei rischi, perché credo che il libro sia un'opera d'arte unica e ho pensato che per rendergli giustizia dovevamo adottare questo tipo di approccio come a suo tempo fece l'autore. Quindi ci sono cose pensate per questo film "allargato" necessarie per ottenere un'esperienza cinematografica, e ciò è stato ispirato da molte diverse interpretazioni del libro e da emozioni abbastanza intime che ho condiviso con il mio team.

Siamo molto impressionati dal fatto che i film su cui lavori hanno sempre un cast stellare di attori che prestano le loro voci ai personaggi, come Dustin Hoffman, Lucy Liu e Angelina Jolie per Kung Fu Panda ad esempio, e Marion Cotillard, Jeff Bridges, Benicio del Toro e persino tuo figlio, Riley Osborne, nel ruolo del Piccolo Principe. Come scegli gli attori per il tipo di gestualità e flemma che immagini per i tuoi personaggi animati?

Non c'è un modo univoco per fare ciò; a volte le idee per il casting provengono da persone diverse. Infatti può essere l'idea di un produttore, come è successo per Dustin Hoffman nei panni di Shifu, che è stata un'idea di Jeffrey Katzenberg. Allora ci stavamo sforzando di trovare una voce per il Maestro Shifu e lui suggerì subito Dustin Hoffman, che è un attore geniale. È stata un'opportunità emozionante e straordinaria poter lavorare con lui per creare qualcosa. Ciò che adoro è che ha davvero voluto darci qualcosa di nuovo, e non qualcosa che già esistesse o che avesse già fatto. In quel caso sono stato estremamente fortunato perché creare un personaggio animato dal nulla è qualcosa di davvero importante. Anche Jack Black per Po è in parte Jack Black, ma è maggiormente un personaggio del tutto nuovo, perché è riuscito a creare qualcosa che è unico e singolare. Lo stesso è accaduto con Jeff Bridges. Ho chiesto a Jeff di aiutarci a creare questo personaggio. Personalmente, ho avuto difficoltà all'inizio a capire come doveva suonare la sua voce.  Uno dei miei sceneggiatori, Irena Brignull, a un certo punto ha detto "Per quel personaggio, immagino sempre Jeff Bridges". Da quel momento non sono riuscito a togliermelo dalla testa ed è diventata un'ossessione cercare di raggiungere Jeff e assicurarci che potesse essere sulla nostra stessa linea d'onda. Da quando è entrato nel team, ha fatto un lavoro incredibile nell'inventare un personaggio del tutto nuovo. Ho sempre avuto fortuna con tutti gli attori con cui ho lavorato su questo progetto. Rachel McAdams ha fatto un lavoro fenomenale nel dare un cuore al personaggio della madre, a darle umanità. C'è una fragilità meravigliosa nella sua voce, e ha creato qualcosa di unico - possiamo ridere di lei e relazionarci a lei nello stesso tempo.

English version


The second day of the XVI edition of Turin's View Conference has been opened by Mark Osborne's latest, majestic work. Together with his team, he has created a unique adaptation of an icon in French literature, The Little Prince, to be released in Italy next  January. Twice already an Oscar candidate for Kung Fu Panda's co-direction in 2008 and for the short movie More in 1999, Osborne has guided us, after an introduction by the director of the event Maria Elena Gutierrez, through the very emotional universe created by Antoine de Saint-Exupéry, where the imaginary of the author and a constant daydreaming feeling meet an incredible modern story, an emblem of Osborne's vision of the book.

The first copy of The Little Prince was gifted to him by his wife (it was her childhood copy)  when, a couple of decades ago, he was still looking for his direction as an artist. The book, says Osborne, gave him an important input to get in touch with his most authentic and child self.

The delicate melancholy of the trailer was made even more intense thanks to the music by Hans Zimmer and Richard Harvey; it also breathes through the different animation tecniques used for the movie, the CGI and the stop motion (because, "with different medias, you can express different states of mind"). This is how Osborne commented on the trailer: " 'Mom, why are you crying?' This is the question that children usually ask a parent when they get emotional after reading them a fairy tale. It is the same situation I wanted to recreate with The Little Prince, a movie for everyone and not just for children. Adults will find again their true self, for an intimate and transgenerational conversation with their kids."

At the end of his speech, we had the chance to interview him.

How did it all start - how did you end up working on a movie based on the most translated French-language book of all time?

I was approached by the producers, Dimitri Rassam and Anton Soumache; they were two French producers that had an ambition to make a big movie out of the book. I didn't know this at the time, but they had already talked to many different directors and many different people that were trying to find a way to make a movie. So, when I first heard about it, I said no, but then the more I thought about it, the more I realised that they were very serious about doing this, and that's when I created my idea of how I felt we could make a cinematic experience that was not just the book, but more about the power of the book and how it can affect your life. Once I came up with that, I pitched that back to the producers and they were very excited because they felt it was the first time they had spoken to anybody who dared to go outside the bounds of what the book created. To me that was the only way to really protect the book and celebrate its magic.

We appreciated how you dealt with the plot - you put something more in the movie rather than the plain story of the book, which, being so famous and loved, would have been a huge temptation. We found this really original. Why did you think of a side story and how did you come up with it?

It was really just a necessity, the side story or the larger story as I call it that surrounds the book is really born out of the elements of the book, and it was really just something that developed over time, with the help of my writers, the storyboard artists, the other visual artists that worked on the film, and it was really quite an evolved process of trying to find just the right frame that would support the book and protect the book. I wanted to take risks as well, I think the book is a fairly unique work of art and I thought that to really pay tribute to it we had also endevour to take risks like the book took. So there are things that we do in the larger film that make it a cinematic experience, and it was really just inspired by many different interpretations of the book and personal feelings of the book that I shared with my core team.

We are very impressed by the fact that the movies you work on always have a stellar cast of featured voices, like Dustin Hoffman, Lucy Liu and Angelina Jolie for Kung Fu Panda for instance, and Marion Cotillard, Jeff Bridges, Benicio Del Toro and also your son, Riley Osborne, in the role of The Little Prince himself. How do you pick actors for the kind of gestuality and phlegm you imagine for your animated characters?

It's different, there is no one way to do it; sometimes casting ideas come from different places, sometimes it's an idea from a producer - Dustin Hoffman, as Shifu, was actually an idea from Jeffrey Katzenberg. We were struggling to find a voice for Master Shifu and he suggested Dustin Hoffman, who is a genius, brilliant actor and so it was a really exciting, extraordinary  opportunity to work with him to create something. He really wanted to create something for us and not just give us something that already existed or that he had already done. In that case I've been extremely lucky because the process of creating a character in animation is so important. Even Jack Black for Po is partially Jack Black, but it's a brand new character. He came up with something that is very unique and very singular. The same with Jeff Bridges. I asked Jeff to help us create this character and have an idea for who this character is, and honestly I had a really hard time figuring out what he should sound like. It was one of my writers, Irena Brignull, who said: "I always picture Jeff Bridges". And once she said that, I couldn't get it out of my head and it became quite an obsession to try to get to Jeff and make sure he could understand what we were doing. Once Jeff entered the process, he did an incredible job in inventing a character and I think he's really special. I've had a lot of incredible luck with all the actors I've worked with on this project. Rachel McAdams did a really phenomenal job of bringing heart to this mother character, a real humanity to her. There's a really beautiful fragility to her voice and she brought that, she created something really unique, we can laugh at her but we can relate to her at the same time.

Torna in alto

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nell'informativa estesa.
Per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta l'informativa estesa.