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Aurea review 2015: Lanciostory e Skorpio

E così un altro anno di pubblicazioni Aurea è andato in porto. Diverse gioie (per fortuna) e qualche dolore in una riflessione a voce alta da parte di un lettore di vecchia data.

Prima parte:
LANCIOSTORY e SKORPIO

Con Lanciostory e Skorpio ho trascorso un’annata divertente e appassionante: tante serie di livello elevato, tante ore di lettura rilassante con il desiderio di sapere “cosa accadrà dopo?” tipico delle riviste-contenitore – pessima definizione, ne convengo – che propongono serializzazioni in più puntate e in più volumi.

Nella mia Top list delle serie viste nell’arco dell’anno, un posto privilegiato lo occupano, in rigoroso ordine alfabetico:

Capablanca - Testa o croce (Skorpio). Torna Joan Mundet, ingiustamente bistrattato da una fetta di lettori per la sua personale versione grafica di Dago, che invece denotava un’autorialità definita. Pepe Gálvez affianca Mundet e ne agevola la creatività narrativa. La serie è in corso e appare intrigante. Vedremo gli sviluppi, per il momento è da considerarsi promossa.

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Emporio generale (Lanciostory), meraviglioso affresco, a tratti commovente e delicato, degli abitanti di una cittadina canadese. Caratteri forti e caratteristiche affascinanti in tranches de vie assolutamente coinvolgenti. Régis Loisel e il suo sodale Jean-Louis Tripp hanno realizzato un lavoro veramente bello, che merita di essere letto e riletto e, perché no, raccolto per intero nella nuova testata degli Integrali BD.

Hôtel particulier (LS), di Guillaume Sorel. Una storia bizzarra e nerissima, che appare a tratti incomprensibile e inconcludente, ma che ha in realtà uno svolgimento a orologeria. La colorazione con colori piuttosto mesti rende il tutto più straniante.

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Il mondo di Edena (LS). Forse non un capolavoro assoluto, almeno secondo i miei canoni di lettore, ma è senz’altro una serie imprescindibile per capire appieno e in un unicum la genialità e la fragilità dell’universo-Moebius. Grande merito l’aver pubblicato in unica soluzione – ancor di più in un albo a foliazione maggiorata con usuale prezzo di copertina – l’ultimo volume “I riparatori”.

Il treno degli orfani (LS). Impossibile non “tifare” per uno o per l’altro dei piccoli personaggi. Una vicenda credibile, ben raccontata da Philippe Charlot e disegnata magistralmente da Xavier Fourquemin. Finalmente una produzione delle edizioni Bamboo che mi convince pienamente.

Killer (LS), uno dei miei “pallini”. Un ritmo sincopato per uno stile di disegno che si ama o si odia, senza vie di mezzo. Matz e Luc Jacamon hanno concluso la storia probabilmente nell’unica maniera possibile. Tredici volumi per una serie sono tanti, non ho però mai avvertito cedimenti strutturali evidenti, come è accaduto per altre serie di lunga durata. Ambientazione e personaggi, anche qui, da riproporre integralmente un domani sull’imminente testata.

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La Dolce (SK). Approda in casa Aurea anche François Schuiten e lo fa con una storia densa e interessante. Spigolosa, direi. Il tratto dell’autore, valorizzato dal bianco e nero, vale da solo il biglietto d’ingresso in stazione. Già, perché “La Dolce” è il nome di una locomotiva ed è l’esatto contraltare all’effluvio che emana l’aspra vicenda narrata.

La guerra dei maghi (SK), di Carlos Trillo, Roberto Dal Pra’ e Domingo Mandrafina. Il guizzo dell’indimenticato sceneggiatore argentino si nota, così come lo stile narrativo senza fronzoli dell’autore romano. L’ottimo “Cacho” impreziosisce il tutto con disegni e colori veramente adatti alle situazioni presentate.

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Leopoldo - La historieta perduta (LS). Ancora Mandrafina per l’ennesimo capolavoro firmato insieme a Guillermo Saccomanno. Pubblicazione in corso, ma di grande prospettiva e già conclamata validità. Il fascino della nostalgia, quello dell’avventura, le citazioni del passato glorioso. Disegni magnifici che sottolineano in ogni segno un’atmosfera in cui reale e irreale s’intersecano e “vivono” allo stesso momento.

Nestor Burma (SK), un autentico classico dell’immaginario franco-belga, dai romanzi di Léo Malet all’adattamento a fumetti realizzato straordinariamente da Jacques Tardi e dai suoi efficaci epigoni Emmanuel Moynot e Nicolas Barral, quest’ultimo visto nel 2014 con la storia più recente dedicata al detective.

Riconquiste (SK). Da menzionare quanto meno per l’apporto grafico notevolissimo di François Miville-Deschênes, assistito ai testi dal bravo Sylvain Runberg. In realtà anche la storia è meritevole di considerazione.

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Tyler Cross (SK), di Fabien Nury e Brüno. Tra le più seducenti letture dell’anno, molto avvincente per il suo senso di pericolo immanente che il precipitare degli eventi trasmette. Un noir con tutte le sfumature al posto giusto.

Era evidente fin dall’inizio, rimangono fuori da questa lista ristretta tanti altri lavori di qualità, tra le serie già conosciute nelle annate precedenti a quelle di recente produzione. Giusto per menzionare sinteticamente altrettanti titoli: Antares (LS), Crociata (LS), Dago (LS), Eleonora, regina di Francia (LS), Fatale (SK), Il soldato (LS), La principessa di sangue (LS), Progetto Sirena (LS), Rani (SK), Sortilegi (LS) e Vasco (SK), Violette Nozière, amabile cattiva (LS).

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È palese come l’Aurea abbia puntato particolarmente sui volumi one-shot. Una scelta che condivido: in breve tempo viene proposto un lavoro compiuto, spesso realizzato da artisti di richiamo.

Le dolenti note.
A parte l’annosa questione della cura redazionale non esattamente perfetta con diversi errori nel lettering (quando un tempo i settimanali erano praticamente scevri da errori di battitura o punteggiatura), e una stampa tipografica che più volte ha presentato, in una parte delle tirature, problematiche nella riproduzione delle tavole a colori, concentriamoci sul fulcro di quanto si sta trattando: la produzione a fumetti.
Se da una parte, e come abbiamo visto, buona parte delle storie di scuola franco-belga sono state di un livello sopra la sufficienza con punte che vanno verso l’eccellenza e pochi casi di “puro riempitivo” e un’unica vera nota dolente relativa alla questione della “replica” inconsulta di Mister George su Skorpio, poi dirottata sul mensile Skorpio Maxi, d’altra parte si denota uno scadere generale della produzione italiana e sudamericana, ormai ridotte per numero e qualità.

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Quella tricolore si è incentrata prevalentemente sulle storie autoconclusive, sebbene in misura inferiore rispetto al passato. Una piacevole scoperta è Vittorio Astone, che ricorda in un certo senso Saverio Tenuta. Nel comparto sceneggiature la parte del leone la fa Alessandro Di Virgilio, con una serie di brevi storie biografiche che rimandano alla scuola di Mino Milani e del Corriere dei Ragazzi. Ai disegni il più prolifico (e affidabile) è Spartaco Ripa.

Le serie italiane dall’editoriale romana:

Brando (SK) di Andrea Mantelli e Luca Lamberti: ambiziosa ma nel complesso abbastanza digeribile.

Cow boy gun (LS) di Andrea Mantelli e Claudio Montalbano: trascurabile, fosse stata una miniserie breve forse l’avrei apprezzata, così è andata probabilmente oltre il suo potenziale iniziale.

Diana Wicce (LS) di Giovanni Masi e Fabrizio Galliccia: carina e leggera. Probabilmente interrotta per i nuovi impegni degli autori, traslocati verso altri lidi.

Farfalle colorate (LS) di Roberto Dal Pra’ e Rodolfo Torti: l’ho apprezzata anche se secondo me si poteva anche concludere così.

Fobie (LS) di Ottavio De Angelis ed Emiliano Albano: serie atipica e aperiodica, il disegno soprattutto non mi convince.

Galaxy Lion (LS) di Giulio Gualtieri ed Emilio Lecce: bruttarella forte, testi e disegni.

Ghigo lo sfigo (SK) di Laura Stroppi: superflua. Raramente le gag mi strappano un sorriso.

Il legionario (LS) di Ottavio De Angelis e Silvia Marino: ho preferito di gran lunga la prima miniserie, quello disegnato da Emiliano Simeoni, però la Marino non mi è dispiaciuta.

Rapa & Nui (SK) di Augusto Rasori e Giorgio Sommacal, Laura Stroppi: vedi alla voce “Ghigo lo sfigo”. Associo anche la strip inglese “Beep Peep”, ormai super inflazionata e senza più mordente.

Wild (LS) di Alessandro Di Virgilio, Davide Morando ed Edym: la quarta e conclusiva parte l’ho trovata sostanzialmente più debole – o meglio sotto le mie aspettative – rispetto al percorso precedente. Sulfurea, con spunti interessanti.

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La linea latino-spagnola.
Si è visto un alluvione di vecchi lavori brevi di Joan Boix: alcuni piacevoli, la maggior parte riempitivi, che però in una rivista antologica, dove bisogna comunque completare le pagine a disposizione, ci possono stare.
Un paio i liberi a colori scritti da Emilio Balcarce, sempre fulminanti e deliziosi.

Tra le serie di questa linea, le tre che mi sono piaciute di meno sono: Hiras, figlio di Nippur (LS e SK) di Robin Wood e Sergio Mulko, Roberto Goiriz; Il guardiano (SK) di Enrique Barreiro e Lautaro Capristo e La veneziana (SK) di Ricardo Ferrari e Laura Gulino

E poi ci sono le inglesi: Axa (SK) di Donne Avenell ed Enric Badía Romero e il sopra citato Le avventure del legionario Beep Peep (LS) di Roger Kettle e Andrew Christine che condividono il mio stesso giudizio. Se non ci fossero non ne avvertirei proprio la mancanza.

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Le copertine avrebbero forse bisogno di una rinfrescata grafica, soprattutto quella di Lanciostory. Per quella di Skorpio suggerirei se non altro un rimpicciolimento delle serie strillate. Riguardo le immagini, preferirei che ci siano sempre quelle che richiamano i contenuti interni alle singole riviste.

Prossimamente la seconda e conclusiva parte, sulle altre testate dell’editoriale romana.

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