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Francesco Diana

Francesco Diana

Harpun - Intervista a Masi e Rossi Edrighi

Alla, da poco conclusa, fiera del fumetto di Roma, Romics, la GP publishing ha presentato un nuovo progetto editoriale tutto made in Italy, Harpun: nato dalla mente di Giovanni Masi, che ne ha personalmente curato la sceneggiatura, e portato su carta (e Web) dal versatile Federico Rossi Edrighi.
Noi di Comicus abbiamo raggiunto e intervistato gli autori: il risultato è un interessante “dietro le quinte” del loro progetto editoriale, propostovi non solo in questa intervista ma anche nella recensione del volume stesso.

Intervista a cura di Francesco Diana & Anna Capaccio

Recensione di Harpun


sfondo3Ciao Giovanno e Federico e benvenuti su Comicus
Giovanni, inizio col chiederti se Harpun è il tuo primo lavoro

Giovanni: no, nel senso che ho esordito come sceneggiatore di fumetti nel '96, anche se ho proporzionalmente fatto poco nell'ambito. Principalmente scrivo per il cinema e la tv, soprattutto animazione

E tu Federico, hai lavorato già prima per la GP o per altre case editrici?
Federico: Con GP è stata la mia prima esperienza lavorativa. Un'ottima esperienza, aggiungerei. Riguardo ad altre case editrici, ho collaborato (in questo caso in qualità di inchiostratore) per un volume di Nicola Pesce Editore, e ad alcuni albi di John Doe per l'Aurea Editoriale.

L'idea di Harpun come vi è venuta, da cosa siete partite e qual è stata la genesi del progetto?
G: Io ho trovato una notizia curiosa su una bambina che è sopravvissuta al veleno delle cubomeduse. Federico ci ha fatto un'illustrazione per il suo blog. E siccome era davvero bella, abbiamo deciso di scriverci una storia su. All'inizio, doveva essere addirittura un romanzo illustrato, ma quella versione non ha riscosso particolare successo presso gli editori e così abbiamo deciso di raccontare questa storia da soli, a fumetti e, soprattutto, di farlo gratis. L’abbiamo messa sul blog e da lì Harpun si è fatta conoscere, anche perché oltre a proporla all’indirizzo www.harpun-comic.blogspot.com, l’abbiamo messa anche su iTunes, su Amazon e l’abbiamo rilegata in PDF per il download gratuito. Viene notata così da GP, che ci ha proposto di farne un volume cartaceo.

Federico, prima di essere realizzata su carta, quindi, la storia era indirizzata al web. Quali sono stati i passaggi che hai seguito per rendere la storia telematica?
F: Le mie doti informatiche sono seconde solo alla mia abilità nel progettare e assemblare escavatori a benna trascinata. I meriti della gestione online di Harpun vanno tutti a Giovanni, la mia parte nel processo era praticamente solo spedirgli le tavole che poi lui provvedeva ad uploadare (applodàre?).

Giriamo quindi la domanda a Giovanni; come hai trovato il mondo web?
G: Il mondo web è assai strano, soprattutto in Italia. Molto attivo ma paradossalmente ancora poco cosciente di sé. In ambito fumettistico, poi, i maggiori successi commerciali recenti sono nati dal web, penso a Zercocalcare, a Makkox, e prima ancora a Giacomo Bevilacqua con il suo A Panda Piace. Quindi il web è sicuramente più reattivo di una casa editrice che magari deve valutare i costi prima di produrre qualcosa, anche se personalmente ritengo che non tutti gli autori e non tutti i lettori abbiano compreso appieno le potenzialità del mezzo. E io mi sento di appartenere in questo caso a entrambi le categorie visto che sto ancora studiando la situazione. Per esempio, parlando sempre del web e di ciò che mi riguarda, ho lavorato a "Stuck" come storyeditor. Si tratta di una Web Series scritta e diretta da Ivan Silvestrini. Ha la particolarità di essere girata in inglese (ma sottotitolata in italiano, in spagnolo, in francese e in russo) e si trova su youtube e koldcast.tv. La serie ha da poco sfondato le due milioni di visualizzazioni. Ho anche pubblicato un racconto su iTunes e Amazon, sempre gratuito, intitolato "La Scusa" che ha superato i 25.000 download. Di fronte a queste cifre, il web dimostra di essere indubbiamente più reattivo verso progetti che altrimenti difficilmente sarebbero stati realizzati e, per un autore, è davvero una palestra incredibile.

Cosa hai trovato di diverso tra lo scrivere per la tv o il cinema e per il fumetto?
G: Tra cinema, tv e fumetto il linguaggio è molto, molto diverso. A parte i tecnicismi, del fumetto apprezzo tantissimo la "rapidità" rispetto magari a una produzione cinematografica che impiega molto più tempo a essere realizzata. Il fumetto impegna meno persone quindi il passaggio dalla pagina scritta a quella disegnata è più diretto e immediato, almeno in produzioni come Harpun.

Harpun si legge rapidamente e con un buon ritmo, il tempo della storia nel tuo caso è voluto?
G: Dal mio punto di vista, che è poi il metodo che cerco di adottare quando scrivo, più la storia diventa fluida e si legge senza intoppi, più vuol dire che il lavoro che abbiamo fatto in fase di sceneggiatura e di disegno è ben fatto. Perché ovviamente, quella "facilità di lettura" è proprio cercata e, a volte, non è per niente scontata e ci dobbiamo lavorare parecchio per ottenerla.

Guardando il prodotto finito, credo che anche un altro stile grafico per la storia ne avrebbe alterato il risultato, cosa ne pensi?
G: Harpun è assolutamente di Federico e mio in egual misura. Non avrebbe senso disegnato da qualcun altro. Inoltre noi ci rimpalliamo la palla continuamente, io scrivo e Fede corregge la sceneggiatura, lui disegna e io metto bocca sui disegni. Lo stile grafico in Harpun è fondamentale e non potrebbe esistere senza il gusto e la bravura di Federico.

Parlando col diretto interessato, Federico, puoi dirci se lo stile grafico è quello che è proprio nelle tue “corde” o l’hai adattato alle esigenze della storia?
F: La prima delle due. Anzi, sospetto che in alcuni casi Giovanni abbia adattato la storia allo stile grafico (lui è più versatile, io alla fine della fiera so fare solo i pupazzi).

Parlando dei personaggi che sono molto ben caratterizzati. Diane e le sue fobie, Joshua e il suo essere fuori dal mondo, tipico di un ingegnere alle prime armi, il carattere ribelle di Rebecca. Tutti questi aspetti ne fanno dei personaggio di grande rilievo, come li avete concepiti?

G: Parlando di Diane, pensa che non abbiamo neanche fatto la fatica di disegnarla! Posso dire inoltre che è anche una delle cose più divertenti che abbiamo fatto sul blog: l'indirizzo a cui Joshua le spedisce le mail nel racconto è un indirizzo attivo, e qualcuno ha scritto a Diane per davvero! Joshua e Rebecca, invece, hanno avuto due genesi diverse. Rebecca nasce da un disegno di Federico. Era già lì sulla carta e diciamo che non abbiamo fatto una particolare fatica a inquadrarla. Per Joshua ci è voluto un po’ di più. Ma forse è il mio personaggio preferito proprio perché è il più “normale” e, senza di lui probabilmente non avremmo avuto la storia di Harpun.

Ci piacerebbe sentire il parere dell’ideatore grafico della storia: mi racconti un po’ come sono nate le idee per caratterizzare i personaggi?
F: Come anticipato da Giovanni, Rebecca è venuta fuori praticamente per caso da un'illustrazione che ho fatto per il mio blog. La notizia da cui ho preso ispirazione parlava di una bambina australiana, quindi i capelli chiari, le lentiggini, la corporatura minuta e il vestiario da clima caldo sono usciti naturali. L'abbigliamento non le è stato adattato all'ambientazione più fredda di Harpun perché in qualche modo, nonostante tutto, le si confaceva in ogni caso.
Joshua è indiretta conseguenza della sceneggiatura: il comportamento nervoso e i suoi frequenti scatti si adattavano a un fisico magro, e i suoi modi professionali lo hanno portato all'abbigliamento formale ma senza eccessi che indossa di norma. E dato che Rebecca è bassa, aveva senso che la sua spalla fosse invece piuttosto alta (certo, comunque meno dell'arpione della ragazza).
I diversi comprimari (per esempio la locandiera, il marinaio grasso e il capocantiere) sono stati descritti piuttosto bene e nel dettaglio da Giovanni in sceneggiatura, quindi non ho dovuto fare grandi sforzi di immaginazione

Io credo che con tutte le sue paure ognuno di noi può immedesimarsi in Diane...
G: Pensa che Diane è stato pure un personaggio creato praticamente all'ultimo minuto per esigenze narrative, ma non sei la prima persona che le si affeziona, quindi evidentemente è venuta fuori particolarmente interessante.

Avete scelto di adottare il colore non dall'inizio del progetto, ma in un momento successivo. Da cosa è nata questa esigenza?
F: La scelta del colore è stata dovuta a questioni di visibilità: essendo il fumetto nato per finire sul web, farlo a colori avrebbe catturato maggiormente l'attenzione.
Poi, colore... In realtà sono solo due tonalità, blu per gli esterni e rosso per gli interni. E' quasi più vicino alla mezzatinta!

Quali erano gli obiettivi della storia?
G: Tutta Harpun è un po' una metafora sulla comunicazione, sulle idee e su come circolano, sui "brutti pensieri" e sugli "incubi". Per questo un passaggio fondamentale della trama è ambientato vicino una torre per le telecomunicazioni e spesso si parla degli incubi che "fanno stare male". È alla fine una riflessione sulla comunicazione di massa, sui pericoli di alcune idee (perché le idee portano alle azioni) e su come bisogna imparare a gestire questo flusso di informazioni che ormai ci investe, senza però farci assalire dagli “incubi”.

Perché avete scelto Harpun come nome?
G: Non trovavamo un nome e abbiamo chiesto in giro ai nostri amici e colleghi di darci una mano. Una sera ero a casa di Giacomo Bevilacqua e stavamo lavorando al suo Metamorphosis (c'è il mio zampino come storyeditor anche lì). Ne ho parlato con lui e Giacomo si è messo a cercare come si dicesse Arpione in varie lingue. La parola harpun dovrebbe essere sbucata fuori dal norvegese di google translator. Ci è piaciuta come idea e così Giacomo ci aveva trovato un gran titolo per il nostro lavoro!

Ci sarà un seguito di Harpun?
G: Bella domanda! Dipende da come andrà il volume e da quello che ci dirà il pubblico. Ma le idee per il seguito ci sono.

Parlando della casa editrice con la quale uscite, come giudichi il loro percorso e il loro approccio?
G: Con noi sono stati clamorosi, nel senso che ci hanno riservato un trattamento eccezionale! Per quanto mi riguarda, hanno anche pubblicato Donran, con i miei testi e disegnato da Yoshiko Watanabe. Due volumi in contemporanea credo sia un record. Almeno, per me lo è di sicuro. Quindi non posso che ringraziare GP per la fiducia che mi ha dimostrato.

A Romics, qual è stata l’accoglienza riservata al volume?
F: Molti di quelli che sono venuti allo stand conoscevano il fumetto dal web, è stato bello conoscerli dal vivo e sentire a voce le loro impressioni sul progetto. Certo, un po' giocavamo facile perché GP ha fatto un ottimo lavoro nel confezionare il volume e ci siamo fatti belli anche grazie a quello.

Harpun

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Quante volte nella nostra vista ci siamo chiesti che forma hanno le nostre paure? Una domanda particolare, ma per nulla assurda, spesso, infatti, queste paure hanno un’ identità, un’ anima, che si sposa con l’idea di un volto, un corpo, una concretezza fisica non trascurabile.

Harpun non solo tenta di utilizzare questo concetto, ma lo ingloba in un intreccio narrativo che si propone anche di spiegare da cosa e da chi nasce l’antitesi del mostro, la “medicina” capace di far scomparire quelle paure che ci portiamo dietro. È, in pratica, come se gli autori di questo volume, Giovanni Masi e Federico Rossi Edrighi, abbiano voluto, metaforicamente, spiegarci da dove nasca quella nostra forza interiore che ci spinge a lottare e a migliorarci.
Harpun è proprio questo: quel marinaio che con il suo “rampino” sfida il mare e i mostri che vivono nel suo profondo.

La storia, che ai testi e alla sceneggiatura, è curata  da Giovanni Masi, affronta questi temi con un linguaggio fresco e autoriale, lontano dai costrutti cupi e misteriosi a cui siamo abituati, ad esempio su Dylan Dog o su Spawn; reinterpreta cioè un genere già molto utilizzato, quello dell’horror e del fantastico (dov’è facile trovare la personificazione di una “paura” di un “incubo” come Villain della storia), con un nuovo linguaggio narrativo, immediato e più vicino al pubblico a cui è destinato, d’età compreso tra i 14 e 18 anni, che può godersi una storia fluida e ben strutturata, non appesantita in alcun modo da tecnicismi inutili.
Il crescendo della storia, inoltre, offre una suggestiva metafora sulla realtà dei problemi che le persone quotidianamente affrontano: la prima parte della storia, infatti, è ambientata su di un’isola solitaria e sperduta in un grande e ignoto mare, quasi a rappresentare l’interiorità di ognuno di noi, a fronte di quel processo psicologico che fa pensare a ognuno di essere il solo a vivere un problema e a doverlo combattere. La seconda parte invece, è ambientata in una grande città metropolitana, metafora di quel successivo grado, che porta sulla via della guarigione, in cui chi ha un problema si accorge di quanti altri nel mondo soffrono dello stesso male.

In questa allegoria narrativa sono i protagonisti a rappresentare la mente dell’uomo: l’es, l’io ed il super-io freudiano, fattori di difesa che portano alla cura del male. L’Ego (o Io) di questa avventura è Joshua, che vive la sua ordinarietà quotidianamente: è quella parte di ognuno di noi che non si conosce veramente a fondo e che ha bisogno di un’ulteriore propulsione per scoprire il suo vero potenziale. Il Super-Io è rappresentato da Diane, che è la via di mezzo del messaggio,  il canale con cui Joshua si confessa e col quale “cerca” di trovare il modo di comunicare con la realtà stessa della vita, l’Es, che rappresenta la vera natura delle cose e anche la soluzione a quel processo che spoglia l’uomo dai mali generati da se stesso e dalle maschere che indossa. In questa avventura l’Es è rappresentato dall’energica Rebecca, la quale, capace di riconoscere il male in tutte le sue forme, col suo arpione lo affronta e ridimensiona.
Aldilà della trama psicologica nascosta nel fumetto, il volume offre situazioni e spunti narrativi davvero ben strutturati, capaci di rendere la lettura piacevole e galoppante; solo in pochi punti questo ritmo si smorza, ma il distacco è leggero e la ripresa veloce.

Ad arricchire il volume, col suo tratto nervoso e minimalista, ci sono i disegni di Federico Rossi Edrighi, noto ai molti per lavori su John Doe dell' Editoriale Aurea. Il disegnatore sposa bene il volume, offrendo quella semplificazione, anche grafica, che rende l’opera un ottimo e ben fatto lavoro autoriale anche dal punto di vista grafico.

Il volume, inoltre, nel suo complesso si presenta ben realizzato con un’ottima rilegatura a caldo e  carta patinata di pregevole fattura ed elevata grammatura.
Questi elementi arricchiscono elegantemente l’opera che, nel suo insieme, offre 128 pagine a colori, con inserti e approfondimenti curati dagli stessi autori. C’è da sottolineare inoltre che, per chi fosse incuriosito dal volume, i primi tre capitoli della graphic novel, che inizialmente era nata per il web e che solo dopo è stata riproposta e conclusa in questo volume GP, sono disponibili in rete sul sito http://harpun-comic.blogspot.it/.

Il volume è stato distribuito, a Romics, anche in una versione a tiratira limitata di 100 copie al prezzo di € 30,00.

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