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Topolino 3000: intervista a Enrico Faccini

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enricofacciniEnrico Faccini
(1962, Santa Margherita Ligure) è celebre per le sue surreali avventure con i paperi, in particolari per il suo Paperoga. Sceneggiatore e disegnatore, Faccini è attivo sulle pagine di Topolino dalla fien degli anni '80. Fra le sue storie più famose: Paperino, Paperoga e gli ultimi bubalù, Pico de Paperis e l'antico pediluviante e Paperino e l'autocontrollo massacrante.

Salve Enrico e benvenuto su Comicus!

La prima domanda è rivolta al lettore prima che all'autore. Che ruolo ha avuto Topolino nella tua vita e quale è il tuo primo ricordo legato alla testata?

Ho imparato a leggere su Topolino. Ho imparato a leggere per poter leggere Topolino. Fantasia e magia.
Quando abitavo a Rapallo, dietro casa mia c'era un deposito di giornali in cui entravo con espressione impallatissima e mi facevo dare gli arretrati. E con gli abbonamenti, la Mondadori regalava i volumi strenna con le storie di Floyd Gottfredson (Macchia Nera, Eta Beta, la spia poeta), in cui già mi accorgevo del diverso livello rispetto alle storie pubblicate sul settimanale.
Una delle storie che più mi colpirono era “Topolino e i ladri d'ombre”, disegnato da G.B. Carpi, di cui avevo solo la prima puntata. Finiva con un colpo di scena che mi ossessionava. Cosa accadeva dopo? Un parente aveva il numero di “Topolino” successivo, un regalo inaspettato dopo settimane di angoscia infantile.
Con me, generazioni di bambini del Bel Paese. In un episodio de “I mostri” con Tognazzi e Gassmann, in una famiglia di baraccati romani la mamma dà da leggere Topolino al figlioletto, per farlo star buono.
Sarebbe interessante un'indagine per stabilire l'influenza sugli italiani della lettura di questo settimanale. Per decenni il principale sceneggiatore è stato Guido Martina – un professore di liceo -, e grazie a lui si è arricchito il linguaggio di molte bambini e ragazzi, penso più dei sussidiari scolastici.

Se dovessi sceglierne solo una, quali fra le tante storie pubblicate in questi 3000 numeri è particolarmente importante per te?

Le storie di Gottfredson citate, l'Oscar Mondadori “Vita e dollari di Paperon de' Paperoni”, con sette splendide storie di Carl Barks e la celebre introduzione di Dino Buzzati. L'altro Oscar “I pensieri di Pippo” (con Topolino a Hollywood e Topolino e lo spettro fallito). Tutto il Romano Scarpa della mia infanzia e adolescenza.
La storia “Pippo e i parastinchi di Olimpia”, pubblicata in occasione delle Olimpiadi di Monaco del 1972, con la sua ambientazione nell'antica Grecia, ha avuto un suo peso nella scelta di seguire il Liceo Classico. Non sono stato un buon studente, ma lo rifarei.

Che differenze trovi nel Topolino di oggi rispetto al passato e perché credi che sia ancora così popolare?

Come paragonare un film di Hitchcock e un thriller dei nostri giorni (parlo delle grandi storie americane). Si producono eccellenti film sul piano tecnico ma, forse, si è un po' perso il feeling e il fascino.
Premessa: non è facile conoscere e metabolizzare un mondo complesso come quello disneyano e ci vogliono – secondo me – anni e anni per formare un autore.
In generale, trovo che ci siano sceneggiatori molto bravi e molto agguerriti tecnicamente, ma a volte pare manchi il grano di follia di certe storie barksiane, spesso anche brevi e brevissime.
Per quanto riguarda i disegni, come in altri campi anche su Topolino è un po' sbarcata l'estetica del videoclip. Ci sono magnifici artisti fuoriclasse, con la tendenza però a “schiacciare” la narrazione con il disegno: imperano vertiginosi cambi di inquadratura, effetti eccetera.
Da parte mia, sono legato a una narrazione “classica”, fuori dal tempo. Con il disegno al servizio della sceneggiatura, auspicabilmente imprevedibile e spiritosa. Un esempio è la storia "Mickey's dangerous double" (Topolino contro Topolino) disegnato da Floyd Gottfredson. Un piccolo thriller, trascinante dalla prima all'ultima vignetta: geniale.
Ovviamente sto parlando di un mio modello ideale, magari raggiungerlo.
Questo non vale solo per il fumetto: Roman Polanski sforna capolavori mantenendo un linguaggio classico.
Topolino è rimasto popolare perché i suoi personaggi sono universali: maschere degne della commedia dell'arte, con caratteristiche in cui tutti si riconoscono.

Parliamo del tuo lavoro. Ricordi la tua prima storia su Topolino? Cosa ci puoi dire a riguardo?

La prima storia si intitolava originariamente “Qui, Quo, Qua bombe rock”, in omaggio alla musica più amata (suono – non benissimo – la chitarra da quando avevo 13 anni). La parola “bombe” non era ben vista e il titolo fu cambiato, a mio parere non nel modo migliore.
C'è un questione fondamentale. Oltre al lavoro di cartoonist, io ho un altro lavoro: sono grafico di redazione in un quotidiano, un lavoro svolto dal 1988. Quindi ho solo due o tre ore al giorno disponibili per scrivere e disegnare, ecco spiegata la mia limitata presenza sul settimanale.
Questo “handicap positivo” all'inizio creò qualche problema nel rapporto con uno dei miei maestri, Giovan Battista Carpi, all'epoca (1988) incaricato di formare una nuova leva di autori. Si era al passaggio dalla gestione Mondadori al controllo diretto di Walt Disney Italia. In altre parole, lavoravo poco, e a 25-26 anni ero anche influenzato da altre sirene, soprattutto sentimentali. Forse non ero abbastanza maturo da capire l'importanza di quell'occasione. Incontrassi Carpi oggi, gli bacerei la mano a ogni incontro. Comunque, con le correzioni di Carpi e una lavorazione da “calende greche”, alla fine la storia uscì, pur con tutte le ingenuità e gli scopiazzamenti da vari modelli. Ci vogliono anni per maturare uno stile definito. Anzi, non lo si matura mai, è un fatto in continua evoluzione.

Riguardo alla tua storia su Topolino 3000, La Banda Bassotti e il raduno dei 3000, come è nata e come si è sviluppata questa idea?

La storia mi è stata commissionata dalla redazione in occasione del traguardo storico delle tremila copie. Ho accettato con grande piacere, considerandolo una sorta di medaglia al valore.
Come tutti gli autori con una certa militanza alle spalle, ho un archivio di spunti, idee e soggetti dal quale ho pescato e adattato su misura una storia.

Anche in questa storia utilizzi Paperoga, personaggio a cui sei particolarmente legato. Cosa ti piace tanto di lui da farne quasi il TUO personaggio?

Da bambino, ho conosciuto il personaggio di Paperoga nelle storie di Al Hubbard, il suo creatore. Uno stile apparentemente “povero” e espressionista, ma efficacissimo. Fine anni Sessanta, primi Settanta. Mi colpì il suo atteggiamento di perenne, simpatica stralunatezza: vive in una “bolla” apparentemente inattaccabile. Infatti, nelle storie di Hubbard, Paperoga non appare mai arrabbiato.
Al contrario del Paperone di Barks - severo, spesso arcigno: induce soggezione -. Paperone non è mai completamente ridicolo, neppure quando piange come un bambino perché gli è caduta una moneta nel tombino (tanto poi il modo per recuperarla lo trova). Certo, Paperone ha una statura drammatica e narrativa diversa.
Un altro mio personaggio prediletto è Pico de Paperis, con la sua aria da studioso con la testa tra le nuvole. Anche Archimede, moltissimo.
Sto progettando anche altre storie con Topolino protagonista, personaggio da me poco frequentato... e per il quale sono necessarie trame più complesse.

Attualmente a cosa stai lavorando? Ti rivedremo presto su Topolino?

Sto lavorando su un “offshoot” della storia in programma sul numero 3000. Per l'occasione avevo presentato due soggetti di svolgimento differente: sono piaciuti tutti e due, e sono stato incaricato di realizzare anche il secondo. Paperoga e Bassotti, of course. Conto di consegnarla ai primi di giugno.
Le mie apparizioni su Topolino dipendono da scelte redazionali. Comunque ho consegnato nei mesi scorsi materiale per 7/8 numeri.

Ringraziamo Enrico Faccini per la sua disponibilità.

Ciao e grazie per l'interesse.

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