ENZO BALDONI - la terra, il tepore, la morte

ENZO BALDONI - la terra, il tepore, la morte

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Talking Book è una rubrica insolita, un blocco note virtuale sul quale appuntare le fuggevoli chiacchierate che mi capita di scambiare con persone che operano professionalmente nel campo dei fumetti. Non è perciò un angolo dedicato ad interviste “istituzionali”, ma piuttosto conversazioni senza peli sulla lingua e casuali, ispirate, magari, dai discorsi ascoltati distrattamente sul tram o dalla notizia d’attualità del giorno.


martedì 13 dicembre 2005


Batdoni di Sergio Ponchione


Claudio Stassi



Domenica 25 settembre 2005
Breve aggiornamento per questo talking book dedicato alla memoria di Enzo Baldoni per presentarvi un pezzo originariamente scritto da Cristiano Grassi per la pagina della posta delle testate Ultimate edite dalla Panini Comics e per segnalarvi la petizione varata da Il Diario per sensibilizzare l'opinione pubblica e far ottenere una medaglia al valor civile a Enzo Baldoni


FIRMATE PER ENZO BALDONI
Una medaglia al valor civile a Enzo Baldoni. Enrico Deaglio, il direttore di Diario, lo ha recentemente proposto al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
L'associazione Articolo 21, impegnata sul fronte della libertà di stampa, ha deciso di sposare l'iniziativa e ha avviato una raccolta di firme on line, certa che "il Presidente della Repubblica troverà i modi e le forme più opportune per ricordare una persona leale e generosa ed un giornalista rigoroso e coraggioso".

In molti hanno già sottoscritto l'appello. Tra loro Federico Orlando, Enzo Biagi, Giuseppe Giulietti, Paolo Serventi Longhi, Antonio Di Bella, Pino Scaccia, Giovanna Botteri, Maria Cuffaro, Toni Capuozzo...

CLICCATE QUI PER FIRMARE
CLICCATE QUI PER VEDERE CHI HA GIA' FIRMATO

Vi segnalialo inoltre due pezzi molto significativi che servono a capire meglio la figura di Enzo Baldoni realizzati da due amici e collaboratori di Comicus.
RICORDANDO DUE FICCANASO di Davide Scagni
Articolo originariamente scritto per il sito www.peacereporter.net
IL VELENO DI “LIBERO” SU ENZO BALDONI di Francesco Barilli
Articolo originariamente scritto per il sito www.ecomancina.com/


ENZO ERA LI’ PER RACCONTARE
di Cristiano Grassi


C’è chi va in Iraq per fare la guerra. C’è chi ci va per guadagnare dei soldi. Enzo Baldoni “era lì per raccontare”, come ha detto la moglie Giusy. Era lì per capirne di più e per aiutare come volontario della Croce Rossa. Non era lì per “cercare brividi”, come ho letto sulla prima pagina di un quotidiano, libero di dire ciò che vuole, anche frasi disgustose come queste. Era il traduttore-principe di Doonesbury, la famosa strip di Gary Trudeau conosciuta in Italia grazie a Linus. Era il traduttore di capolavori del fumetto come Batman: Year One e Batman: The Dark Night Returns. L’ho conosciuto tanti anni fa proprio a causa di questo fumetto, apparso originariamente su Corto Maltese. Avevo partecipato a un concorso ideato da lui su Batman dalle pagine di Corto Maltese. “Non hai vinto, ma scrivi bene e si vede che te ne intendi”, mi aveva detto al telefono. Voleva saperne di più su Batman per fare meglio il suo lavoro e lo misi al corrente di cosa stava succedendo al Cavaliere Oscuro in quel periodo negli States. Era curioso, gentile e alla mano. Quando seppe che ogni tanto mi recavo in Umbria dai miei zii, m’invitò a trovarlo durante le vacanze estive dalle sue parti, vicino a Perugia. Durante la sua prigionia, ho visto i suoi figli in televisione fare un appello per la salvezza del padre. Era un momento difficile per loro ma in quei due ragazzi ho visto la stessa serenità e naturalezza di loro padre.




Sabato 10 settembre 2005

LA PANZA, IL CUORE E IL CERVELLO
di Giovanni di Gregorio


Baldoni era uno che seguiva la panza, lo diceva lui stesso. Uno che cavalcava la vita come un surfista, assecondandone le onde, perché "non ci si deve mai preoccupare, tutto si aggiusterà, tutto si sistemerà".

L'ha ucciso a Bagdad un'onda più violenta delle altre; verrebbe da dire che si sbagliava, che non è vero che tutto si aggiusta, che è meglio rimanere prudentemente sul bagnasciuga. Invece lui dell'epilogo di questa lunga e spumeggiante cavalcata se ne infischiava, e anche in questo aveva ragione lui.

Baldoni era uno di cuore, nei suoi articoli traspare la generosità di chi è continuamente disposto a mettersi in gioco. Mica come quelli che fanno spallucce e si voltano dall'altra parte, comodamente raggomitolati nell'idea che certi problemi sono comunque irraggiungibili (o che siamo noi ad essere irraggiungibili per loro). No, lui era pronto a
partire e a sporcarsi le mani, perché né la guerriglia in Colombia né la pedofilia sono faccende così lontane da non potere essere abbracciate.
Baldoni era uno sveglio, dal cervello eclettico e acuto, merce rara di questi tempi. I suoi scritti sono un brodo saporito e ricco di sostanze nutrienti: ironia, dubbi, inaspettati squarci di realtà. Molto meglio della solita pappina edulcorata che ci viene propinata ogni giorno e che ci intorpidisce lo spirito. E poi Baldoni aveva quell'allegro e sano distacco che gli permetteva di vedere lontano, un distacco che spesso sconfinava nella saggezza.
Incoscienza, direbbe qualcuno. E allora ben vengano questi generosi incoscienti, perché ne abbiamo un disperato bisogno.




Martedì 6 settembre 2005

PRIMO: NON DIMENTICARE
di Matteo Casali


Che sia già passato un anno non sembra vero. Ma in fondo, hanno fatto di tutto pur di non ricordare l'incredibile fiasco diplomatico di un governo vacanziero che non aveva voglia di impegnarsi per salvare Baldoni come aveva invece fatto con tre mercenari che ancora devono spiegare che cazzo c'erano andati a fare laggiù -- e fatemi il piacere di mordervi la lingua se state per dire "ma Quattrocchi è morto da eroe italiano!"

Perfino nei giorni scorsi, quando ricorreva il triste anniversario della sua uccisione, i mass media hanno fatto finta di niente, preferendo parlare delle "due Simone" e delle sparate di un frustrato ex crocerossino, ex candidato forzitaliota desideroso dell'attenzione della stampa.

E allora mi resta un bel po' di rabbia in corpo, e quando la sento crescere penso sempre ai titoli dei giornali di quei giorni, quando Baldoni era già stato rapito ma era ancora vivo e poteva essere salvato. Ricordo bene il titolo "Vacanze Intelligenti" sparato da un quotidiano nazionale dalla non dubbia reputazione. Be', io ho solo una cosa da dire. Baldoni non deve essere dimenticato, no. Ma quelli ce vanno ricordati sono i giornalisti, i politici e tutto il disgustoso circo mediatico che ha seppellito Baldoni prima ancora che lo uccidessero.
Bravi, tutti bravi, certo. E nessuno che paga per gli errori fatti. Nemmeno una scusa, niente.
Be', io i vostri sporchi nomi non li dimenticherò, statene certi.
E spero che molti altri faranno come me.
Perché Baldoni si meritava di meglio che essere dimenticato da un paese del cazzo come il nostro.




Venerdì 2 settembre 2005


LE TASCHE DEGLI ALTRI
di Lorenzo Bartoli


Enzo Baldoni ha pagato di tasca propria.
Ha messo i soldi sul bancone, nonostante il conto fosse il più salato possibile. Qualche individuo in possesso del tesserino da giornalista ha deciso che quella fine se l’era cercata. Molti pecoroni sono andati appresso alle frasi a effetto di questi opinionisti senza opinione.

Io - lo ammetto - non sono riuscito a farmi un’idea precisa. E qui mi spiego. Da cinque anni a questa parte, sono padre. E, quindi, ho paura di morire troppo presto, prima di poter assicurare a mia figlia un decoroso posto nel mondo e un percorso abbastanza dritto. E allora mi metto la cintura di sicurezza, bevo di meno, non faccio il bagno dopo mangiato.

Baldoni è stato figlio ed era padre. Avrà avuto paura di morire troppo presto, proprio come me. Ma, nonostante tutta la retorica del mondo, ha ucciso la morte, diventando esempio e paradigma.
Ha riso in faccia alla signora in nero, ha sbeffeggiato quella carta stampata che è buona soltanto per accendere la legna. E i suoi familiari hanno dato una prova di dignità pressoché inimitabile. Certo, Baldoni in vita ha fatto cose notevoli. Lo hanno chiamato freelance e fumettaro, due professioni che per molti non esistono, due pentoloni consunti nascosti alla fine dell’arcobaleno monocromatico della società civile. Forse avrà avuto difficoltà a ottenere un prestito in banca, quel freelance.
Forse avrà dovuto combattere col commercialista per la legge sul diritto d’autore, quel fumettaro. Continuo a non avere un’opinione precisa. A dirla tutta, all’inizio non riesco nemmeno a capire perché tanti hanno provato gusto nel maciullare moralmente quel corpo morto e dato per disperso fino a pochi giorni fa.
Poi guardo in faccia queste persone, inquadrate nel rettangolo della TV.
E allora capisco.

Enzo Baldoni ha pagato di tasca propria, ha messo i soldi sul bancone. Loro, invece, aspettano sempre che sia qualcun altro a tirare fuori il portafoglio.




Martedì 30 agosto 2005

UNA SCELTA NON BANALE
di Stefano Casini


Lo so che da un disegnatore ci si aspetta un disegno, ma proprio per questo o perchè ne faccio già tanti quotidianamente, che si finisce per non avere il tempo per farne altri; o forse sarà perchè in questo Agosto incostante non riesco ad avere l'idea giusta; perchè quelle che mi vegono sembrano banali, scontate, non so, fatto sta che preferisco due righe scritte.

Io Baldoni non lo conoscevo ma me lo ricordo.
Ed appena ho sentito chi, come e cosa faceva, ho capito che si trattava di lui, e sono perfino a ricordarmi la sua foto a corredo del sommario di Nuovo, mensile discontinuo quanto unico degli anni '80 che si occupava di pubblicità, e che veniva pubblicato da Robbiati Editore.
Ricordo di avere letto degli articoli di questo giovane copywrighter descritto come un talento, e della foto all'inizio del magazine, a me sembrava biondo, almeno così lo ricordo io.
Ho cercato di rintracciare quelle riviste ma chissà dove sono finite, avrei riletto volentieri i suoi articoli.
Ricordi.
Robbiati, i suoi incontri in Viale Beatrice D'Este, i progetti di due giovani agitati, il suo sottoscala ampio e confortevole, le sue ostentate conoscenze con i guru della pubblicità, qualche illusione,un bel periodo della mia vita.
Forse un buon modo per ricordare una persona può essere anche quello di trovargli una giusta collocazione nei nostri ricordi, attibuirgli dei riferimenti che ne mantengano la sua memoria, e lui è lì, in quel periodo, giovane (biondo) e sorridente come sulla foto di Nuovo.

Poi oggi a Trame (trasmissione radiofonica di Radiodue condotta da Gianluca Favetto), hanno parlato di lui, lo hanno descritto e lo hanno raccontato. Bene, direi, ne hanno fatto un bel ritratto, che corrisponde a come me lo ero immaginato, ma con una nota di tristezza in più, la consapevolezza che anche lui, come molti altri, non avrò mai il piacere di conoscerlo, proprio adesso che ne avevo imparato ad apprezzarne le qualità.





Lunedì 15 agosto 2005

Io al Baldoni lo conoscevo.
di Roberto Recchioni



Io Baldoni lo conoscevo sin da quando ero piccolo.
Solo che non lo sapevo e non lo avrei saputo per parecchio tempo.

Quando si è ragazzini non si va a spulciare chi è il traduttore del fumetto che ti ha cambiato la vita.
Si idolatra quello che il fumetto lo ha scritto e disegnato e basta.
Il fumetto in questione era Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller e io lo leggevo a puntate sulle pagine della rivista Corto Maltese.
Facevo una fatica bestia a leggerlo perché su Corto Maltese tra la pubblicazione di un episodio e l’altro, spesso passavano svariati mesi.

Ma ne valeva la pena, cazzo.
Non avevo mai letto qualcosa del genere e non l’avrei letta mai più.
Miller si reinventava il fumetto di supereroi e lo faceva con una potenza e una forza che non avevano precedenti.
Quel fumetto mi piacque così tanto che ne imparai interi passaggi a memoria... adoravo la maniera con cui Miller li aveva scritti.

Solo che Miller non li aveva scritti.

Ovvero, li aveva scritti ma erano diversi... certe volte leggermente diversi, certe volte molto, molto diversi.
L’edizione di Corto Maltese infatti, si era presa non poche libertà in fase di adattamento e dopo essere riuscito a mettere le mani sull’edizione originale, passai parecchi anni a inveire contro i traduttori italiani che avevano osato alterare in maniera così profonda l’opera del mio scrittore preferito.

Poi, qualche tempo fa, ben conoscendo la mia passione per il lavoro di Miller, chiesero a me di ritradurre il Ritorno del Cavaliere Oscuro e io accettai con gioia.

Decisi di fare un lavoro scrupoloso e tirai fuori dalla mia libreria la precedente traduzione pubblicata su Corto Maltese, misi a fronte il testo originale e cominciai un lavoro lungo e che di solito non mi era mai interessato... quello di traduttore.

Le mie intenzioni erano semplici: volevo ristabilire, una volta per tutte, il testo originale di Miller... spazzando via quelle invenzioni letterarie e leggerezze operate dall’edizione Rizzoli.
Niente di più, niente di meno.

Dopo alcuni giorni di lavoro completai il primo capitolo e me lo rilessi... era decisamente fedele.
Eppure c’era qualcosa che non tornava.
Ricordavo bene le suggestioni e l’impatto emotivo che mi aveva dato la prima lettura di quel fumetto e nella versione mia tutto questo non c’era... certo, erano le parole di Miller una per una... ma mancava l’energia, l’emozione, il senso evocativo.

“Il sopravvissuto più fiero, il guerriero più puro...Irato, con odio mi pretende a sé”

Questa è la mia frase preferita del Ritorno del Cavaliere Oscuro e che ci crediate o meno, nell’opera originale non esiste, c’è una frase simile che tradotta in maniera fedele e corretta, suona come “sicuramente il sopravvissuto più feroce, il guerriero più puro, risplendi del tuo odio e vieni a farmi tuo”.

Non è la stessa cosa.

E così scoprii che il fumetto che amavo io non era quello che Miller aveva scritto ma quello che un oscuro traduttore aveva interpretato.

Certo, qualche scena non era stata capita, qualche riferimento non era stato colto... ma la traduzione pubblicata su Corto Maltese se messa a confronto con una frigida traduzione letterale, vinceva a mani basse.

Quel traduttore forse non era il più fedele dei traduttori possibili, ma di sicuro era uno scrittore con le palle.


Com’è che si chiamava?
Enzo Baldoni.

Decisi di rispettare il lavoro di Baldoni prima che il mio, non solo per rispetto a lui ma anche per rendere omaggio alle emozioni che mi aveva suscitato il suo Ritorno del Cavaliere Oscuro.

Chiamai il mio amico Marco Farinelli e gli chiesi se aveva voglia di occuparsi con me della traduzione del fumetto di Miller.
A lui sarebbe spettato il compito di tradurre, bene e fedelmente, dall’inglese... a me quello di interpretare.
Non vi nego che spesso scelsi semplicemente di restaurare il lavoro di Baldoni.

Qualche tempo dopo Baldoni era morto e io avevo scoperto cosa e come scriveva.
Era bravo e nei suoi pezzi ci metteva lo stomaco, il cuore e anche il fegato... oltre che un bello stile.
E questo è quanto di meglio io posso dire di una persona che non ho mai conosciuto ma a cui devo moltissimo.

Enzo Baldoni è stato una delle vittime più ingiustamente dimenticate di una guerra del cazzo.
Dimenticato quando era in vita e poteva essere salvato da un governo che si è dimostrato criminalmente superficiale e dimenticato da morto... forse perché testimonianza palese proprio di questa criminale superficialità.

Il nostro ricordo è un ricordo da due soldi, il ricordo di gente da poco che vive di roba da bambini che per i grandi media non conta un cazzo.

Ma almeno noi ricordiamo.
E di questi tempi è gia tanto.





Domenica 14 agosto 2005


Paco Desiato

UN GIORNALISTA POCO SERIO
di Sergio Nazzaro

Un giornalista della domenica. Questo l’appellativo rivolto ad Enzo Baldoni appena morto. Eh già, Baldoni scriveva reportage per Diario, ma scriveva anche per la pubblicità e traduceva Fumetti. Poteva mai essere un giornalista serio? Assolutamente no. E quando mai si era visto un giornalista che si buttava a testa bassa nelle zone calde del mondo? Un vero e serio giornalista sta seduto nel proprio hotel, si imbarca con la pattuglia di militari di turno e aspetta il proprio stipendio a fine mese. La questione più dissacrante per la categoria dei giornalisti era soprattutto il fatto che Baldoni traducesse fumetti: cosa volete che potesse capire delle grandi questioni mondiali? Ahhh, giornalista della domenica che non riusciva a godersi i weekend di riposo del suo lavoro e si imbarcava su un aereo per qualche articolo, forse mal pagato. Baldoni giornalista non free lance, ma part time, forse a progetto, che tra una striscia ed una pubblicità ha trovato la morte nella sua occupazione vacanziera. Baldoni appena morto, mille dicerie, mille misteri (Iraq, la guerra senza volto di Vincenzo Mulè e Paolo Cucchiarelli ne risolve qualcuno, leggere per credere!), mille disinteressi: avventato, irresponsabile, il telegiornale lo si guarda nel divano e lo si fa da un divano. Cosa credeva Baldoni che morire avrebbe cambiato il mondo? Beh in fin dei conti buon viaggio Enzo, che hai dimostrato come muore un italiano serio (ma sono veramente pochi) senza armi e senza arrecare offesa ad una terra ed ai suoi abitanti. Il tuo corpo non è ancora stato riportato in Italia, forse ti stai godendo le notti stellati da quelle parti, fallo anche per noi. Qui regna solo l’oscurità.




Sabato 13 agosto 2005


Gianluca Costantini


SIAMO TUTTI CANNIBALI
di Manfredi Toraldo


In alcune culture il cannibalismo è considerato un gesto opportuno e chiaro, sicuro e dovuto… un atto sacro.
I guerrieri più valorosi mangiavano il corpo dei nemici più forti, come segno di stima e per interiorizzarne le qualità.
In alcune strutture sociali i figli hanno il diritto di mangiare i genitori defunti per dare loro degna sepoltura e per riallacciare le caratteristiche familiari di generazione in generazione.
Il cristianesimo porta avanti una tradizione cannibalistica attraverso la riproposta del miracolo della transustantazione.
Il corpo umano è, insomma, un mezzo attraverso il quale ottenere dei vantaggi all’interno di necessità sociali, culturali, magiche o religiose.
Noi stiamo assistendo a una pratica cannibalistica sociale.
I corpi umani sacrificati alla guerra vengono cannibalizzati dal grande tumore chiamato opinione pubblica.
L’opinione pubblica è infatti composta di esseri umani che per muoversi hanno bisogno di continuo nutrimento.
Il simile si nutre del simile… tutti noi ci stiamo pascendo al banchetto di vittime umane che dovrebbero giustificare o smuovere una guerra, non l’unica, ma attualmente la più chiacchierata tra quelle che si combattono tra gente e ideologie in medio oriente.
Lo stomaco pubblico digerisce morti su morti e defeca guerra giustificandola come soluzione dovuta.
Ogni tanto c’è un rigetto, un’indigestione… e la carne che dovrebbe nutrirci non fa più parte di questo meccanismo.
Ma come un bambino stupido che dopo avere vomitato non si rende conto che c’è qualcosa che non va, anche l’opinione pubblica, invece di fermarsi e smettere di mangiare, si riabbuffa con smania, con la paura che lasciando qualcosa nel piatto il banchetto finisca.
Siamo come gli antichi romani del periodo imperiale, di fronte a un banchetto troppo ricco per i nostri stomaci, vomitiamo gli stessi corpi che cannibalizziamo solo per poterne assumere altri.
Enzo Baldoni è vissuto, come non si può dire di tutti, facendo cose in cui credeva, ma è morto per nutrire un macchinario che lo ha rigettato.
Il suo corpo manca alla famiglia che lo piange e l’opinione pubblica che se ne dovrebbe nutrire, come vorrebbero i piani di coloro che hanno dato il via a questo circolo vizioso, non si rende conto che l’ennesima morte risulta indigesta e questo banchetto cannibale continua come se niente fosse.

Insomma, quando salta un ingranaggio dovremmo fermare la macchina e ricontrollare dove sta il problema e, con l’occasione, chiederci se il lavoro per cui questo macchinario sia stato progettato abbia un senso.
Invece facciamo finta di nulla, sprechiamo l’occasione, non ci pensiamo e andiamo avanti a nutrirci di esseri umani.


Venerdì 12 agosto 2005


Raffaele Marinetti


SCRIVERE PER BALDONI
di Federico Memola

Mentirei se affermassi di aver sentito parlare di Enzo Baldoni prima del suo rapimento e della sua morte, così come mentirei se affermassi di essere più dispiaciuto per lui che per quelle migliaia di poveri cristi di ogni età, sesso e razza che ogni giorno perdono la vita in qualunque parte del mondo per cause che tutto possiamo definire fuorché naturali: bombe, proiettili, armi bianche, pietre, fame, fate voi, la scelta è piuttosto ampia. Quindi a Enzo Baldoni va tutto il mio rispetto non perché è morto, non per la modalità della sua morte, ma perché ha rischiato e perduto la vita per seguire le proprie convinzioni, per qualcosa in cui credeva. Un comportamento coerente e ammirevole, che le sue idee siano condivisibili o meno. Io non ho mai sentito il bisogno di andare in un cimitero a trovare i morti, per me quel che conta non è una salma, ma ciò che ci lasciamo alle spalle, la vera eredità sono l’esempio che diamo, le idee che lasciamo agli altri, quindi mentirei anche se affermassi di scrivere queste righe per rammentare a chi le sta leggendo il fatto che il corpo di Baldoni non è ancora stato restituito alla famiglia, non è un problema che riesco a sentire, non sarebbe così neppure per una persona a me cara, nemmeno per me stesso. Preferisco scriverle per ricordare come si potrebbe vivere.




Giovedì 11 agosto 2005

ULTIM'ORA: IDENTIFICATO IL CORPO DI ENZO BALDONI
Una notizia inaspettata, ma graditissima è stata diramata ieri dai principali quotidiani ed organi di informazione italiani: dopo quasi un anno è stata identificata la salma di Enzo Baldoni. Dopo mesi di silenzio, dunque, giunge una notizia che desideravamo davvero leggere. In questo momento di rinnovato dolore ci stringiamo, se possibile, intorno alla famiglia Baldoni.


Marco Rizzo

GOCCIA DOPO GOCCIA
di Massimiliano Bertolini

Non mi voglio soffermare su Enzo Baldoni come uomo perché non lo conoscevo, e la sua biografia, anche fatta da amici, non mi dà molti spiragli sui pensieri dell'uomo. Per rispetto quindi non proverò a commentare il perché e il come delle sue vicende in Irak.
Quello che vorrei fare invece é un discorso un po' più generale sul perché delle guerre, in questo forse avvicinandomi al sentire di Baldoni.
Penso spesso, più di quanto si potrebbe supporre possa fare un artista impegnato a dipingere tutti i giorni mondi fantastici lontani dalla realtà, ai motivi che possono esserci dietro a tanta sofferenza e violenza sul nostro pianeta. E non sono pensieri astratti da vigilia di Natale, ma considerazioni che partono dalla mia esperienza di tutti i giorni. Penso ai miei vicini di casa arabi per esempio, che così evidentemente sono cresciuti in una cultura che reprime i diritti delle donne e dà pochi spazi alla tolleranza per gli appartenenti alle altre culture, tanto che quando li incontro sulle scale mi sento quasi io lo straniero. Ma i miei pensieri poi vanno oltre, ai motivi per cui troppi popoli sulla Terra sono così arretrati culturalmente. Non dico che il mondo occidentale sia il miglior modello sociale possibile raggiungibile dall'umanità, ma il più vivibile in questo momento storico sicuramente sì, e se non fosse così legato al mito dell'arricchimento e del successo, sarebbe forse una vera utopia realizzata, almeno dove esistono le Costituzioni più illuminate. Ecco allora il punto: quando all'interesse umanitario si sovrappongono interessi economici la corruzione delle azioni conseguenti é inevitabile. Guerre inutili (apparentemente) che hanno come conseguenze povertà e strascichi infiniti di odio verso un mondo occidentale che promette pace e benessere, certo, ma solo se sei da questa parte del fucile. La soluzione può essere solo il dialogo fra culture, mai lo scontro, perché
se siamo davvero convinti di essere noi i più garantisti dei diritti dell'uomo (e lo siamo), allora abbiamo il dovere morale di mostrare, prima di tutto con l'esempio, che questa condizione si raggiunge solo con il benessere e l'istruzione diffusi. Ecco cosa dobbiamo portare ai paesi più arretrati ( e penso soprattutto all'Africa, di cui non é mai di moda parlare), un modello di vita che non sia solo quello delle telepromozioni e delle sfilate di moda. Molti lo fanno già, si dedicano con amore agli altri, e io ho sempre pensato che nel tempo, piano piano, come una goccia che scava la roccia, si capisca l'esigenza di imparare a dividere quello che abbiamo con gli altri per diventare più ricchi, nell'anima e nel portafoglio. Si, anche nel portafoglio, perché sarebbe incalcolabile il vantaggio per il pianeta se nuovi e dinamici mercati si aprissero al commercio mondiale, invece di restare terra di conquista per multinazionali ed eserciti. Qua mi fermo perché il filo del discorso mi porterebbe troppo lontano; però un pensiero va a tutti i Baldoni che combattono tutti i giorni, anche qui da noi, per tentare di far andare il mondo in una direzione anche solo un poco diversa.




Mercoledì 10 agosto 2005


Onofrio Catacchio


UNA "QUESTIONE ACCADEMICA"
di Valentina Semprini


Davanti a tutto quello che sta capitando sia in Medio Oriente che nelle "nostre" città (New York, Madrid, ora Londra), sembra quasi che il rimpatrio della salma di Enzo Baldoni sia una questione accademica di marginale rilievo. E lo è, se la paragoniamo ad esigenze ben più pressanti come la necessità di mettere un freno agli eventi.

Se però i parenti dei caduti di questa guerra hanno dei diritti, allora sarebbe opportuno che (da entrambi i lati) quei diritti venissero rispettati. Si potrà discutere sulle ragioni che alimentano interessi, odio e rancore nei vari schieramenti, ma se c'è una cosa che nessuno (nemmeno il fanatico più cieco) può negare, è il dolore di una moglie, dei figli, dei genitori, degli amici, insomma una famiglia che ha perso un suo membro.

Alcuni anni fa, è accaduto che una persona a cui ero molto legata morisse improvvisamente mentre si trovava all'estero per lavoro. Le circostanze della sua morte presentavano aspetti per i quali fu necessaria un'autopsia e, in seguito, un certo periodo al termine del quale le autorità locali decidessero che finalmente la salma poteva essere rimpatriata. Stabilita la qual cosa, servì qualche giorno ulteriore per portare in fondo la burocrazia necessaria. Dulcis in fundo, l'aereo, che avrebbe dovuto solo fare un breve scalo a metà strada per il rifornimento di carburante, dovette invece fermarsi all'aeroporto intermedio per una serie di controlli, sicché il suo intero carico dovette essere traslocato su un altro aereo e, in attesa che questo altro aereo fosse disponibile, provvisoriamente accantonato in un magazzino. Peccato che fra il carico ci fosse anche una bara, dannazione, contenente un corpo che da tre settimane attendeva di tornare a casa. Mentre qui in Italia, alla notizia che il funerale andava rimandato di un giorno a causa di questo disguido, la reazione comune e sbigottita era: "Ma lei ora è lì... da sola... abbandonata così..."

All'atto pratico, stava cambiando qualcosa? Da un punto di vista strettamente pragmatico, avere o non avere a casa il corpo di una persona scomparsa, faceva differenza? Dopotutto altro non era se non un involucro vuoto, un cadavere senz'anima. Eppure lo strazio che già amici e famiglia provavano veniva ulteriormente amplificato da questa prolungata assenza. Riflesso psicologico? Meccanismo emotivo senza fondamento? Qualunque cosa fosse, faceva male quasi quanto la perdita stessa. A fronte di questa passata esperienza, ora l'idea di una famiglia che da UN ANNO attende (forse ormai inutilmente) il ritorno del corpo del loro familiare scomparso, mi sembra inimmaginabile. Insomma: NON è una questione accademica. La guerra sarà anche guerra, ma uno straccio di umanità e di rispetto, per i caduti e per i loro cari, dovrebbe ricordarselo pure lei. Che sia combattuta da soldati in divisa o col turbante




Martedì 9 agosto 2005


Giuseppe Di Bernardo



UN'ITALIA DIVERSA
di Marco Schiavone


L'italia è oggi un paese sempre più indecente dove il parlamento lavora a leggi per depenalizzare i reati d'opinione, compresi quelli legati all'odio razziale, e a leggi ad personam per tenere fuori dal gabbio i potenti.

Un paese ancora più vile che ha rinunciato da tempo alla propria sovranità, rimettendosi come una colonia ottocentesca ai voleri di un altro Stato, questo sì sovrano, che dichiara guerre anche in suo nome e conto, che decora i piloti d'aereo che hanno tranciato cavi di funivie e vite umane, che tortura i vecchi alleati nell'ansia di scovare nuovi nemici, che rapisce persone sul suo territorio, che ne ammazza i migliori cittadini, e non lascia di mancia neanche scuse di facciata.

Un paese oltremodo buffonesco dove polizie segrete hanno siti internet pubblici, e quando non servono più agli scopi vengono messe alla berlina come dilettanti di vaudeville, ma senza che ispiratori e clienti vengano mai effettivamente rivelati.

Un paese progressivamente meno civilizzato, e ripiegato su se stesso, dimentico del laicismo costituzionale, arroccato come una torre abusiva di incerta ingegneria ad un re bianco, sempre meno importante per il mondo, e quindi sempre più invasivo negli immediati dintorni del suo sacro giardino.

E' passato un anno, dodici mesi orribili per la progressiva decadenza della qualità della vita del nostro paese. Mi piace pensare che una persona come Enzo Baldoni pensasse invece ad un'altra italia: un'Italia più autorevole, coraggiosa, democratica, ispirata, libera da preconcetti: aperta ad esportare ed importare cultura. Mi piace pensare che Enzo Baldoni lavorasse alacremente, fors'anche inconsciamente, a quest'Italia. Che oggi, senza di lui solo da un anno, è già tremendamente più lontana e difficile da realizzare.




Lunedì 8 agosto 2005



Carmine Di Giandomenico




RICORDO DI ENZO BALDONI
di Stefano Priarone


Il 26 agosto 2004 Enzo Baldoni è stato ucciso da un gruppo terroristico in Iraq. Solo due giorni prima era stato rapito, e la sua uccisione è ancora un mistero: è passato troppo poco tempo fra il rapimento e l’assassinio, e a tutt’oggi il corpo non è stato ancora restituito.
C’era ottimismo sulla sua sorte: Baldoni in passato era stato rapito dai guerriglieri in Colombia e in Messico aveva persino intervistato il Subcomandante Marcos.
Ottimismo purtroppo mal riposto.
Per gli appassionati di fumetti era noto come traduttore della striscia Doonesbury e se l’era cavata bene alle prese con la satira di Garry Trudeau.
Ma non tutti i fumetti sono uguali: e, alla fine degli anni Ottanta, non aveva avuto altrettanto successo con Batman, personaggio molto lontano dai suoi interessi e dalla sua cultura fumettistica.
La sua versione del Dark Knight di Frank Miller è ancora adesso assurta a simbolo di come non si deve tradurre un fumetto.
Nel 1993 nella storica fanzine Made in USA Flavio Garlaschi (per la rubrica satirica Unofficial Handbook of the Marvel Universe) lo rimproverava ironicamente di aver letto solo quattro fumetti in vita sua e di non capire la continuity. Per l’articolista, il suo grido di battaglia era: “Robin è morto! L’ha ucciso il Joker!”.

Dei morti non si dovrebbe dire che bene, si raccomanda. Ma spesso è una raccomandazione ipocrita: ricordare una persona anche per le (umanissime) pecche la fa sentire più viva.
E probabilmente il “Don Chisciotte italiano” (come lo ha definito il famoso giornalista Igor Man) sarebbe d’accordo con noi.




CHI ERA ENZO BALDONI?
di Stefano Perullo


Qualcuno lo ha definito un giornalista della domenica, un dilettante disposto ad andare allo sbaraglio nei luoghi più improbabili pur di assicurarsi uno scoop ed un futile quarto d’ora di celebrità. Qualcuno, invece, lo ha considerato solo un ricco borghese annoiato alla ricerca di emozioni forti per fuggire dal piattume della quotidianità. Alcuni lo ricordano per le sue traduzioni di Batman: Il ritorno del Cavaliere Oscuro o per la sua presenza costante sulle pagine di Linus con articoli, reportage e le sue impeccabili traduzioni di Doonesbury. Qualcuno lo ricorda come il geniale pubblicitario in grado di dare vita ad alcuni degli spot più famosi degli ultimi anni.

Ma tutto questo non conta.

Quello che mi interessa è chiedermi che chi sia e cosa rappresenti Enzo Baldoni per me, adesso.

Enzo Baldoni è una figura di riferimento. Un uomo che non si accontentava della verità preconfezionata servitaci dai nostri mezzi di informazione, pronto a precipitarsi nei più improbabili luoghi del nostro pianeta alla ricerca di notizie generalmente trascurate e ritenute poco importanti. Le verità di Enzo Baldoni si trovavano nei volti della gente comune, nelle loro testimonianze, nelle loro azioni… facce, parole e gesti che lui raccoglieva e divulgava attraverso la stampa ufficiale ed i suoi Blog. Enzo Baldoni non era in grado di assistere passivamente all’evolversi degli eventi che il tempo trasformerà in storia, era una persona come tante pronto a trasformarsi in un uomo d’azione, deciso ad essere un osservatore della storia ufficiale ed un narratore di quelle storie che il tempo si scrolla da dosso, dimentica e fa dimenticare.

Alla viglia del suo viaggio in Iraq, Baldoni scriveva sul suo Blog :

E' tornato. E' tornato il momento di partire.
Da un pò di tempo la solita vocina insistente tra la panza e la coratella mi ripeteva: "Baghdad! Baghdad! Baghdad!". Ho dovuto cedere.
Come sempre, quando si prepara un viaggio importante, cominciano a grandinare le coincidenze. E chissà quanto sono segni e quanto le provochiamo noi.

Ancora una volta, prima di una partenza, mi sono sdraiato sotto le stelle, nella Romagna dei miei nonni e della mia infanzia, in cima a Monte Bora, sulla terra notturna ancora calda del sole di luglio.
La terra, sotto, mi riscaldava il corpo. La brezza, sopra, lo rinfrescava.
Lucciole, profumo di fieno tagliato, il canto di milioni di grilli.
E' qui che da piccolo studiavo spagnolo su un libro trovato in soffitta. E' qui, davanti a un piatto di tagliatelle, che tre anni fa si è fatta sentire la solita vocina che ripeteva: "Colombia, Colombia, Colombia!"

Si è parlato molto di morte in questi giorni: della morte serena di Zio Carlo, filosofo e yogi, che forse sapeva la data del suo trapasso. Guardando il cielo stellato ho pensato che magari morirò anch'io in Mesopotamia, e che non me ne importa un baffo, tutto fa parte di un gigantesco divertente minestrone cosmico, e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente e al tepore della Terra che mi riscalda il culo. L'indispensabile culo che, finora, mi ha sempre accompagnato.


In queste righe è racchiuso tutto il ”Baldoni Pensiero”: seguire il proprio l’istinto, l’ironica filosofia con cui affrontare la vita e la morte, l’amore per i propri cari e per la propria terra. Questa volta, però, Baldoni non ha avuto il solito Culo che lo contraddistingueva. E non lo ha avuto non solo perché in Iraq ci è davvero morto (prima o poi toccherà farlo a tutti noi, e diciamoci la verità quello che conta non è quando e come si muore, ma come si è vissuto), ma soprattutto perchè in Mesopotamia ci è rimasto, dimenticato (quando non criticato) dalla nostra classe politica e dai suoi connazionali, bollato come uno che “se l’è cercata”. Dimenticato in terra straniera giace il suo corpo, lontano dagli affetti dei suoi cari e da quei connazionali che dovrebbero fare tesoro del suo amore per la verità, per la vita e per la gente.

Questo Talking Book vuole essere un sentito tributo del mondo delle nuvole parlanti a Enzo Baldoni, un modo per commemorare la sua figura ad un anno dalla sua uccisione ed una voce (purtroppo flebile) per rivendicare le sue spoglie e chiedere a chi di dovere che si impegni affinchè vengano restituite ai suoi cari.

Alla memoria di Enzo Baldoni, alle sue azioni ed ai suoi familiari è dedicato questo singolare appuntamento con Talking Book. Prima di lasciarvi ai contributi degli autori coinvolti, permettetemi di fare alcuni ringraziamenti: innanzitutto ringrazio tutti gli autori che si sono lasciati coinvolgere, dedicando un po’ del loro tempo alla realizzazione di questa iniziativa; in secondo luogo ringrazio tutti coloro che pur non sentendosi in sintonia o non avendo avuto il tempo di contribuire mi hanno appoggiato ed incoraggiato. In ultimo un ringraziamento speciale va a Andrea Antonazzo, il cui aiuto è stato essenziale.


[by Stefano Perullo] [13-12-05]