Wanted, Urasawa, Vinanarama, Self Comics

Wanted, Urasawa, Vinanarama, Self Comics

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Peanuts. Noccioline. Uno sguardo trasversale su quello che esce in fumetteria. Qualsiasi cosa voglia dire trasversale. Peanuts. Noccioline. Chicche di cattiveria gratuita sui libri che i publicitari chiamano grefic novelssss. Senza disdegnare gli albi da edicola, i giornaletti. Che poi vaglielo a spiegare, ai pubblicitari, che sono la stessa identica cosa. Peanuts. Noccioline. Scoviamo i fumetti dovunque si nascondano, e poi ne parliamo male. E ogni tanto anche bene. Peanuts. Noccioline. Con un po’ di fortuna, non potrete farne a meno. Con un po’ di fortuna, ne leggerete un paio al mese. Peanuts. Noccioline. Sperando che non vi vadano di traverso.

Wanted, di Mark Millar e J.G. Jones. Collezione 100% Cult Comics
Mark Millar non poteva sbagliare. Carta bianca per il suo progetto creator owned, un disegnatore di grido e almeno un paio di universi supereroistici da scimmiottare e saccheggiare (come al solito, diranno i malvagi). Eppure Wanted, presentato dalla Cult Comics in un lussuoso volumetto al modico prezzo di 10 euro, è un gran buco nell’acqua. Non che sia tutto da buttare, ma quel poco di buono che c’è (fondamentalmente: una velata critica all’american way of life) è sommerso da chili e chili di torpiloquio gratuito (così gratuito che Ennis al confronto è un timorato di Dio) e narrazione decompressa in modo estenuante, personaggi bidimensionali e clichè gettati a casaccio. Citazioni (perlopiù banali) per far contenti i fan zombificati d’oltreoceano. Poco altro. E l’accostamento a Watchmen, formulato dallo stesso Millar in un’intervista pubblicitaria e ripetuto altrove, non può che essere commentato con un aggettivo. Desolante.

Monster 18 e 20th Century Boys 16. Planet Manga
Una serie termina, l’altra procede spedita verso un cammino ancora lungo e, si spera, pieno di sorprese. Monster e 20th Century Boys, entrambi del mangaka Naoki Urasawa, sono due facce della stessa medaglia. Le trame, sfilacciate lungo un ampio percorso spazio-temporale, arricchite di piccole e importanti diramazioni, deflagrano di tanto in tanto in colpi di scena che segnano il passo e rilanciano l’enigma verso i numeri successivi. Un meccanismo perverso che Urasawa conosce alla perfezione, ma che nasconde le sue insidie. E Monster, giunto questo mese alla conclusione, mostra tutti i punti deboli e i difetti che una narrazione di questo tipo può causare. Urasawa si è infatti mostrato fenomenale nel singolo episodio, tratteggiando brevemente dozzine di personaggi significativi (anche se a volte un po’ patetici), ma perdendo di vista la coesione e il senso della trama portante, divenuta, a causa dell’abuso di colpi di scena, un pastiche poco convincente e ancor meno in linea con le premesse iniziali del manga. E alla fine, molti dei misteri accatastati durante i 18 volumetti di Monster, magnifici cliffangher ma poco funzionali alla trama, non avranno mai risposta, se non qualche confuso accenno nei frettolosi capitoli finali. Che, tra parentesi, non rendono affatto giustizia a una serie dalle buone potenzialità, quasi tutte sprecate.
20th Century Boys, d’altro canto, sembra finora essere immune da arzigogolati sensazionalismi gratuiti. Non che i misteri e le improvvise svolte della trama non manchino, ma nel lasso di tempo intercorso tra la realizzazione dei due fumetti, probabilmente Urasawa ha corretto il tiro verso uno stile di narrazione più coerente e coeso (pur non disdegnando complessisime macchinazioni e intrecci), liberandosi dei difetti che affliggevano la precedente opera, e che rendono Monster il fratello ritardato di 20th CB. Certo, potrà essere simpatico quando fa quelle smorfiette, ma alla fin fine rimane uno scemo.

Un eroe a Londra nel segno dell’Islam, di Cesare Balbo (su L’Espresso)
E’ recentemente apparso su L’Espresso (sia online che in versione cartacea), un articolo di Cesare Balbo su Vimanarama, uno degli ultimi parti Vertigo di Grant Morrison e Philip Bond. Sebbene l’articolo, quando si limita a parlare del nuovo fumetto dello sceneggiatore scozzese, sia piuttosto accurato (segno che, anche se magari non ha letto l’albo, il giornalista si sia spulciato per bene la cartella stampa), crolla rovinosamente sull’ultima frase, in cui si afferma, parola più parola meno, che sia stato Art Spiegelman con Maus a inventare la Graphic Novel, nel 1992. Con buona pace di Will Eisner e del suo Contratto con Dio, di una quindicina d’anni più vecchio. Peccato, perché finchè Balbo affermava “come sia importante il linguaggio dei fumetti nelle sperimentazioni culturali”, tifavamo tutti per lui.
L’articolo è consultabile a questo link

Self Comics
Gente coi controcazzi che vi fa fumetti aggratisse. Voi ve li leggete e magari se vi piacciono ve li stampate pure. Leggi, Scarica, Stampa. Sticazzi.
(Cazzo, ho ripetuto cazzo due, anzi tre, no, quattro volte in tre righe. Colpa di Mark Millar. Per questa volta è tutto).

[by Giovanni Agozzino] [16-04-05]