Petizione UTET - Intervista al professor Franco Restaino

Petizione UTET - Intervista al professor Franco Restaino

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COMICUS: Ospite di Talking book questa settimana è un vero è proprio Caso … un mostro che ha preso sembianze umane ed ha deciso di minacciare la comunità delle nuvole parlanti … scherzi, e tentativi di sdrammatizzare, a parte, il nome del professor Franco Restaino è assurto, nelle ultime settimane, agli onori della cronaca per un’opera (“Storia del Fumetto – da Yellow Kid ai Manga” edizioni UTET) che è stata in grado di suscitare fortissime reazioni ed accesissime polemiche che sono culminate nella petizione, promossa da Daniele Brolli, Alessandro Di Nocera e le redazioni di ComicUs e de Lo Spazio Bianco, che si propone di far ritirare (e revisionare) l’opera dalla casa editrice. Benvenuto nel salottino virtuale di ComicUs, professor Restaino, che ne dice di iniziare questa nostra chiacchierata presentandosi ai nostri lettori?

Franco Restaino: Insegno Filosofia teoretica, a vario titolo, dal 1963, e dal 1994 nell'Università di Roma Tor Vergata. Compio fra qualche settimana sessantasette anni. I temi delle mie ricerche, pubblicate dal 1963 a oggi, sono: filosofia inglese, scozzese e statunitense del Settecento, Ottocento, Novecento; filosofia francese e italiana dell'Ottocento e del Novecento; estetica (l'ho insegnata per dieci anni a fianco a teoretica); filosofie femministe (dal 1994, con un volume sulla storia del pensiero femministe del 1999, in collaborazione con Adriana Cavarero, accresciuto in una nuova edizione del 2002). Ho pubblicato un centinaio di titoli (articoli su riviste specializzate, contributi a volumi collettivi, una quindicina di libri, fra i quali otto con la Utet Libreria). Sono stato Preside di Facoltà per nove anni. Ho raggiunto il vertice della 'carriera' accademica nel 1975. L'amore e l'interesse per il fumetto datano dal 1947 (anni difficili, ma fortunati per chi si avvicinava al fumetto italiano; era allora libero, senza censure: mie preferenze, Gim Toro, Sciuscià, Il piccolo sceriffo, Tex)

CUS: Cosa spinge un affermato professore di filosofia, già autore di prestigiosi volumi dedicati alla sua materia di competenza specifica editi proprio dalla UTET, a cimentarsi nella stesura di un’opera dedicata al fumetto?

Franco Restaino: Proprio la mia professione, che mi impone un dovere culturale e morale insieme: trasmettere ai più giovani l'eredità del sapere nei livelli raggiunti nel periodo della mia generazione. Ho avuto la fortuna di vivere da adulto, per quanto riguarda il fumetto, il periodo d'oro del nostro paese (1962-1986 circa), quando tra riviste (allora le più importanti del mondo sul piano della 'cultura' del fumetto) e libri e ristampe (amatoriali e no) chi aveva interesse poteva trovare una quantità di materiale che non aveva la pari in nessun'altra parte del mondo. Ho scritto il libro perché mi sono reso conto che quella 'cultura' del fumetto non esiste più nelle nuove generazioni e non per colpa loro; non esistono più in circolazione i materiali - ovviamente aggiornati alla produzione recente - che esistevano allora. Ho ritenuto mio dovere tentare di trasmettere quella cultura e i risultati raggiunti dagli studi sul fumetto in questi quarant'anni nei principali paesi nei quali questa forma d'arte si è affermata. Devo anche aggiungere che i miei soggiorni di studio all'estero per le mie ricerche filosofiche (circa trentacinque a Londra, sette o otto a Parigi, due a New York e altre sedi statunitensi) mi hanno consentito, nelle pause del lavoro, in biblioteca o nelle librerie e fumetterie, di procurarmi materiali difficilmente reperibili nel nostro paese e di tenermi continuamente aggiornato sulla produzione critica. Ancora: mentre esistono storie parziali e settoriali, enciclopedie e dizionari del fumetto, davvero eccellenti (soprattutto negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Francia), non esiste un'opera generale che tratti la storia e la 'geografia' del fumetto nella maniera in cui l'ho trattata io, con tutti i limiti, ovviamente, presenti in un'opera del genere. L'idea di fornire un 'servizio' alla giovane generazione mi ha conquistato intorno al 1999.

CUS: Quanto tempo ha impiegato per realizzare la stesura definitiva di “Storia del Fumetto”?

Franco Restaino: Non molto. Ho steso un indice-sommario di circa ottanta pagine, per chiarire innanzitutto a me stesso la disposizione da dare a una materia così variegata e complessa, nel 1999. Volevo anche prendermi una pausa dopo un decennio di lavoro intenso (nel 1989 un libro sulla filosofia statunitense degli ultimi trent'anni, nel 1990 una Storia dell'estetica moderna, negli anni successivi una Storia della filosofia in sei volumi, pubblicata nel 1999, ancora nel 1999 il libro sulle filosofie femministe, per concludere con un grosso libro sulla cultura dell'Ottocento e del Novecento intitolato La Rivoluzione Moderna, apparso nel 2001). Ho proposto nel 2002 l'opera al mio editore principale, la Utet Libreria, che ha accolto l'idea con entusiasmo, facendomi anche la graditissima sorpresa di una veste editoriale al di fuori di quelle abituali nelle sue collane; una prima stesura l'ho realizzata nella lunga estate calda del 2003, nel mio 'rifugio' di Caprarola; le prime bozze nel marzo del 2004; le seconde nel luglio-agosto; fra le prime e le seconde bozze, aggiornamenti e cambiamenti; poi, la scelta delle riproduzioni (due scatoloni con circa centocinquanta libri inviati all'editore) che nel libro sono un terzo di quelle proposte (i costi per i diritti erano proibitivi); ancora qualche aggiornamento e cambiamento fino alla fine di settembre, quando il libro è andato in tipografia. L'impegno dei collaboratori della casa editrice è stato grande ed entusiastico.

CUS: a quale tipologia di pubblico ritiene sia rivolta un’opera come la sua?

Franco Restaino: Prevalentemente a un pubblico giovane che voglia informarsi sulla storia del fumetto, anche in concomitanza con iniziative molto meritorie quali I Classici del fumetto de "La Repubblica". Mi sembra che un'opera di orientamento e di riferimento sia in questo momento necessaria e opportuna. Inoltre, nell'augurio che il fumetto, come altre forme d'arte vicine o affini, anche cronologicamente (fotografia, cinema, poster e altro), possa trovare il posto che merita nei nuovi corsi di laurea consentiti dal nuovo ordinamento universitario, il libro appare anche come un possibile manuale universitario (con l'indice degli autori e dei personaggi, con una bibliografia organizzata per aree geografiche). Infine, penso a chiunque, anche della mia generazione, voglia rinfrescare la memoria dei suoi antichi amori, aggiornandosi sulla produzione più recente (graphic novels per esempio).

CUS: Mi sembra doveroso sottolineare, ancora una volta, che Lei è un appassionato lettore di fumetti … a quali personaggi è particolarmente legato e quali sono le sue letture attuali?

Franco Restaino: La lista dei personaggi e fumetti che amo e che leggo e rileggo sarebbe troppo ampia e mi farebbe apparire ai giovani come un 'alieno'. Indico, senza ordine gerarchico, alcune mie preferenze: Little Nemo, Bringing Up Father (Arcibaldo e Petronilla), Krazy Kat, Gasoline Alley, Dick Tracy, Little Orphan Annie, Terry e i pirati, Li'l Abner, Barnaby, Peanuts, Crumb, Spiegelman, For Better or for Worse, Ware (Jimmy Corrigan), Crepax, Pratt, Mattotti, Tamburini e Liberatore, Pazienza. Le mie letture attuali vanno di preferenza ai graphic novels (romanzi a fumetti, liberi e adulti) e in particolare a quelli creati da donne. Non escludo, se gli impegni accademici, di ricerca e di didattica, me lo consentiranno, un libro sul graphic novel.

CUS: Come giudica il fumetto contemporaneo e quale valore attribuisce ad esso come mezzo di comunicazione e di espressione? Lei ritiene che il fumetto sia un linguaggio?

Franco Restaino: Lo giudico molto positivamente, soprattutto nelle forme nuove e più mature consolidatesi negli ultimi decenni e sfociate nel graphic novel. La complessità dei temi e degli stili di disegno in quest'ultima forma di fumetto lo pone allo stesso livello della letteratura e dell'arte 'alte'. C'è ovviamente una differenza radicale, di destinatari, di mercato, fra graphic novel e produzione DC, Marvel e affini. Linguaggi, temi e stili ben differenti; ma si tratta di differenze analoghe ad ogni ambito di produzione artistica (livelli alti, medi, bassi, con destinatari e mercati diversi). I gusti del pubblico, dei critici, degli studiosi, sceglieranno col tempo, nella produzione attuale, quella che resterà e quella che non resterà (o resterà come 'documento' dei gusti del momento e non come 'classici' ai quali si ritorna sempre, scoprendovi continuamente aspetti nuovi). Ovviamente il fumetto è un linguaggio, anzi una gamma oggi molto ricca di linguaggi, non riducibili a uno solo.

CUS: Appare evidente che “Storia del Fumetto” è un’opera che di certo non è passata inosservata. E’ ovvio che lei non poteva aspettarsi una reazione così dura e perentoria, come ha reagito nell’apprendere che si è costituito un comitato intenzionato a far ritirare (allo scopo di sottoporla a revisione) la sua opera?

Franco Restaino: Ho reagito con sorpresa, incredulità, un po' di amarezza ma anche con una reazione un po' divertita. Se fossi stato uno studioso alle prime armi, forse avrei reagito in altro modo. Non intendevo produrre un titolo accademico, da presentare a eventuali concorsi (da trent'anni non ho dovuto farne più), ma, come ho precisato poc'anzi, volevo offrire ai giovani (soprattutto ma non esclusivamente) uno strumento di informazione e di primo orientamento su tutta la storia del fumetto nelle principali aree e fasi di creazione. Uno strumento, voglio ancora precisare, che non esiste sul mercato (la situazione era diversa trent'anni fa). Non l'ho scritto per guadagnarci soldi; non ne ho bisogno, nel senso che la mia scelta di vita da molti anni è stata quella di accontentarmi del trattamento tutto sommato dignitoso costituito dal mio stipendio di professore universitario di prima fascia al massimo della sua carriera e oggi vicino alla pensione; se tutto va bene, quello che guadagnerò come diritti d'autore equivale a quello che spendo di tasca mia, per solo aggiornamento nell'acquisto di fumetti e studi sul fumetto, in due o tre mesi. Chi si è fatto iniziatore della richiesta del ritiro del libro sta forse preparando un'opera dello stesso genere? Bene, la faccia uscire al più presto e si giudicherà dal confronto. Mi auguro davvero che quest'opera ne susciti altre, generali e/o settoriali. L'unico interesse che mi ha spinto a scriverla è di favorire, non di danneggiare, il fumetto.

CUS: L’incipit situato sul dorso del volume recita: “Più di cento anni di storia e di storie: un’opera unica per completezza e accuratezza”. Una frase decisamente ambiziosa, che mi ricorda una considerazione di Beppe Grillo riguardo la scelta dei nomi e delle frasi più adatte per comunicare idee e sensazioni, una teoria secondo la quale se il Titanic fosse stato battezzato Bagnarola sarebbero decedute molte meno persone. Divagazioni a parte, però c’è da sottolineare che le tante inesattezze contenute nel volume finiscono per ridicolizzare l’opera ed in qualche modo il suo autore. Come giustifica i tanti errori presenti su “Storia del fumetto”?

Franco Restaino: Parlare di errori è troppo generico e troppo ingeneroso. Distinguerei, come ho fatto nell'errata corrige che ho inviato - ricevendone gradita accoglienza - tra refusi tipografici (che so, Mauride invece che Maurice, altro invece che alto, e cose del genere, oppure una virgola al posto di un punto e virgola), soluzioni infelici per alcune traduzioni di titoli e di nomi di personaggi (ma ricordo che le traduzioni accompagnano e non sostituiscono gli originali, sempre presenti, tranne che per l'area giapponese), inesattezze e distrazioni, disattenzioni e sviste (le ho riportare nell'errata corrige). Errori sarebbero quelli relativi a date di pubblicazione, ad attribuzione di opere a un autore sbagliato: ce ne sono? Non ne ho trovate, e se qualcuno le trova sarò gratissimo di prenderne atto e di correggerli in una auspicabile seconda edizione. Ricordo ancora che in un'opera generale così abbondante di date, nomi, titoli e altro (mille, duemila?) il fatto che ci siano dieci o venti inesattezze, sviste, e cose simili, è del tutto fisiologico. I refusi sono diverse decine, li ho tutti segnati nel libro, e potrei elencarli - è un lavoro non lungo, ma fastidioso - e inviarli come integrazione all'errata corrige. Non vedo però grande utilità di una cosa del genere. Preferirei aspettare, anche perché ne potrei scoprire altri.
Errori? Parlerei più di refusi (tanti) e di inesattezze (poche), inevitabili in una prima edizione di un'opera che tratta di molte centinaia di autori, di opere, di personaggi, oltre che di problemi legati alle committenze, ai syndicates, a tante altre cose rispetto al fumetto come prodotto finale. Qualcuno mi ha segnalato alcune inesattezze, e l’ho ringraziato. Altre ne ho trovato io. Se come spero si andrà una seconda edizione provvederò sia alla correzione sia all'aggiunta di libri in bibliografia (alcuni mancano per mia disattenzione) sia anche all'inserimento di altri autori, autrici e personaggi assenti per motivi di spazio (l'editore mi aveva chiesto di limitarmi a trecento pagine; le pagine, comprese quelle con le riproduzioni, sono cinquecento).

CUS: L’argomento trattato è indubbiamente vasto, immenso … eppure non posso non sottolineare una certa leggerezza nel trattare alcuni argomenti che credo non Le interessino particolarmente come lettore. Mi sbaglio se affermo che alcune sue scelte (come l’aver trascurato il fumetto argentino ed un Autore del calibro di Robin Wood, o la produzione della Bonelli, e in particolare un personaggio rivoluzionario come Mister No, o infine un grandissimo autore come Sergio Toppi) siano state dettate più dalla passione che dal rigore scientifico?

Franco Restaino: Intendiamoci. Il libro non è un'enciclopedia, alla quale si richiede completezza. In una storia generale si richiede la presenza dei principali filoni produttivi, dei principali rappresentanti delle singole aree e dei singoli periodi tracciati. Credo che queste richieste siano soddisfatte. Potrei aggiungere agli esempi da Lei citati tanti altri (Stangers in Paradise è uno che mi viene in mente ora). Anche la produzione italiana è presente, a mio avviso, tenendo conto dei principali momenti e periodi e stili: Certo, non c'è e non poteva esserci tutto. Ho cercato semmai di attenermi a una 'soglia' di livello di attenzione che mettesse al primo posto la qualità e l'innovazione nei temi e negli stili: ho privilegiato gli autori che hanno lasciato - ad avviso mio e non solo mio - il segno, nelle diverse aree, più di altri. I gusti personali c'entrano, ma non tanto (altrimenti le presenze sarebbero state molto meno numerose).

CUS: C’è chi l’accusa di aver COPIATO da alcuni testi in lingua inglese, da lei citati nella bibliografia, la parte del suo lavoro dedicata ai fumetti pre-anni ’50. Come replica a queste insinuazioni?

Franco Restaino: Non replico perché le considero frutto della condizione attuale della cultura del fumetto fra i giovani. Non sanno che proprio i fumetti pre-anni Cinquanta, per quelli della mia generazione, sono stati i più familiari, per decenni. Ho una quantità di ristampe che oggi apparirebbe esorbitante a molti giovani. E che bisogno avrei avuto di copiare?

CUS: La presenza di tante sviste è, a mio parere, indice di una scarsa cura editoriale da parte dell’editore. Una cura approssimativa che ci lascia allibiti perché l’editore non è una piccola casa editrice amatoriale ma uno dei massimi punti di riferimento della dottrina scientifica italiana. A questo punto le domando come è stato possibile che non ci sia stata una adeguata opera di revisione? Forse l’editore si è affidato esclusivamente alla sua competenza o, come purtroppo molto spesso accade, ha il fumetto è stato ancora una volta sottovalutato?

Franco Restaino: Mi assumo in pieno la responsabilità di refusi e inesattezze e sviste. Oggi, e lo sa chiunque pubblica libri, si lavora con dischetti e le correzioni (a parte quelle automatiche prodotte dal computer) sono in genere di competenza e responsabilità dell'autore. Ho fatto tutto da solo, anche la preparazione degli scatoloni con i libri per le riproduzioni. Momenti di stanchezza - siamo esseri umani, non macchine - sono inevitabili per chiunque; per me, si aggiunga che il mio lavoro prevalente non è quello relativo al fumetto. Ma non sto portando scusanti. Dico soltanto che l'editore, quelli che hanno collaborato all'opera nel lavoro di lettura, bozze e altro, sono stati di una gentilezza squisita.

CUS: Non trova che ci sia un diverso peso e una diversa misura in certe scelte da lei compiute? Per esempio, a Diabolik ha dedicato tre pagine e mezzo, contro la pagina scarsa dedicata a tutta la Sergio Bonelli Editore. Non crede che in un testo storico ci dovrebbe essere la ricerca di un certo equilibrio in quello di cui si sta parlando?

Franco Restaino: C'è una ragione precisa. Diabolik, per quanto dal punto di vista dell'innovazione stilistica non credo sia superiore alla media della produzione Bonelli, è stato un fumetto 'sovversivo' per i motivi che ho portato nelle pagine dedicategli. I fumetti della Bonelli (da Tex in poi) non hanno mai avuto i caratteri di un Diabolik. Costituiscono produzione media e medioalta (Diabolik è sullo stesso livello), ma non hanno avuto quegli effetti sulla cultura del fumetto in Italia.

CUS: Alla UTET è giunta la notizia della petizione indetta dal nostro sito? Che tipo di reazione ha suscitato una iniziativa di questo tipo?

Franco Restaino: Sconcertata e divertita, a quanto mi risulta.

CUS: Al momento in cui Le scrivo ben 388 persone hanno firmato la petizione, molti questi sono autori di fumetti ed alcuni sono esponenti della critica fumettistica italiana. Si tratta, se si considerano le cifre dell’editoria, di un numero di persone abbastanza significativo. Cosa vorrebbe dire a queste persone?

Franco Restaino: Che prendano in mano il libro, ne leggano un po' di pagine, e poi facciano qual che credono giusto.

CUS: Come giudica questa petizione? Crede che possa in qualche modo celare finalità occulte da parte dei promotori?

Franco Restaino: Non mi piace giudicare gli atti delle persone. Cerco di capire le ragioni, ma non riesco a trovarle. Prendo atto e basta.

CUS: Lei è disposto a lavorare per realizzare una nuova edizione, riveduta e corretta, della “storia del Fumetto”?

Franco Restaino: Sto già lavorando, e spero - oltre alle correzioni - di poter fare anche aggiunte consistenti, in modo da venir incontro ad alcune esigenze.

CUS: “Storia del fumetto” in questi giorni è stata definita con moltissimi aggettivi: accozzaglia, obbrobrio e abominio sono alcuni di quelli che mi è capitato di leggere ed ascoltare più spesso. Se lei dovesse utilizzare un aggettivo per definire il suo lavoro, quale utilizzerebbe?

Franco Restaino: Uno strumento di informazione e miglioramento, migliorabile come qualsiasi altro.


ERRATA CORRIGE di Storia del fumetto, di Franco Restaino (Utet Libreria, Torino 2004)

Il volume contiene diverse decine di refusi tipografici ed errori di battitura dovuti agli inevitabili e fisiologici momenti di stanchezza e distrazione sia nella stesura del testo sia nella correzione delle bozze (siamo esseri umani, non macchine), che ho segnato in una copia da inviare a suo tempo all'editore; contiene anche inesattezze, sviste e imprecisioni, alcune segnalatemi da lettori attenti che qui ringrazio, altre scoperte da me in una lettura scrupolosa (ma inevitabilmente e fisiologicamente umana, cioè imperfetta); le elenco qui di seguito e ringrazio in anticipo chi me ne vorrà segnalare altre, per una eventuale seconda edizione dell’opera. Lo scopo comune, dell'autore e degli amanti del fumetto, è di avere un'opera di riferimento - in attesa che altri ne pubblichino una migliore - il più possibile priva di inesattezze. L'invito a segnalarmi ulteriori imperfezioni oltre quelle sotto elencate, è quindi motivato dall'interesse comune di autore e 'utenti' del libro.
Il volume contiene più di mille nomi di autori, di personaggi, di editori, di titoli e testate di riviste in diverse lingue, di date, biografiche ed editoriali; chiedo comprensione, quindi, per le sviste e inesattezze già individuate e da individuare ancora.
Poiché ho ritenuto che non tutti gli utenti conoscano necessariamente l'inglese e il francese, ho dato tra parentesi, a fianco dei titoli e dei nomi in originale (tranne per i giapponesi) le traduzioni, 'ufficiali' o mie personali. Per queste ultime, in alcuni casi, le soluzioni adottate non sono state le più felici. Anche qui, con l'impegno di rivederle tutte in un'auspicabile seconda edizione, sarò grato a chi vorrà segnalare eventuali inesattezze o proporre soluzioni più felici.
Dopo il numero di pagina e di riga indico la parola o la frase così come è; di seguito, a destra, come deve essere corretta; tra parentesi quadre, qualche volta, un mio chiarimento.

VII, par. 9.3: Shizato, Shirato; Kazno, Koike [è l’Indice; nel testo, i nomi appaiono giusti]
XV, 5; geografiche italiane trattate geografiche trattate
18, 26: Jim Jungle Jungle Jim [nel testo, si trova anche nella forma giusta]
20, ultime due righe: acquirenti per ogni albo messo sul mercato acquirenti
25, 17-18 (e altre volte nei capitoli sui comic book): DC National DC [o DC Comics, editrice nata nel 1937 dall’assorbimento, da parte di Donenfeld, della editrice National di Wheeler-Nicholson; insieme lanciano Detective Comics nel marzo 1937; le iniziali del comic book diventano col tempo il nome dell’attuale colosso editoriale, DC Comics]
25, 22: Phoenix Saga (La saga della Fenice) Dark Phoenix Saga (La saga di Fenice nera; l'aggettivo 'nera' nella traduzione ufficiale traduce 'dark' che più propriamente sarebbe equivalente a 'oscura' come in Dark Knight, Il Cavaliere oscuro)
32, 17: solo circa un anno per pochi anni
33, 1: nella cinquantina di tavole nelle tavole
33, 2: fumetto. fumetto apparso anche in tavole feriali fino al 1910.
29, 11: His Name Her Name [in altre parti del testo appare in forma corretta]
37, 11: colonnello capitano [in altre parti del testo appare la forma corretta]
72, 16: Tyler's Duck Tyler's Luck (in questa e ina altre pagine è presente nella maniera corretta)
85, 10: April Kane Raven Sherman [imperdonabile! È un mio lapsus su uno dei fumetti e autori che amo di più]
89, 25: Flapper dice cose buffe La maschietta Fanny dice [imperdonabile! Per distrazione, leggevo Funny invece che Fanny, e Flapper come nome proprio!]
92, 28-29: Fra tante fiamme, Fra tante fiamme, sposerà nel 1970 Summer
101, quintultima: centinaia milioni
123, 9: delle storie delle storie originarie
151, 22-23: milioni a numero milioni
154, 18: di pietre di granito di pietre
155, 16: Xavier, cieco, calvo, Xavier, calvo,
158, 4-5: Bull’s Eye (occhio di toro), Bull’s Eye
158, 14: artigli d’acciaio artigli di adamantio
170, 16: Dark Knight Returns 2 DK2: The Dark Knight Strikes again
174, 22: pagine pagine in bianco e nero
177, 19: dell’oscura Fenice di Fenice nera [vedi quanto ho detto per la pag. 25]
192, 13: Ain’t Me, Babe It Ain’t Me, Babe
208, 7: Einaudi Mondadori
218, 11: Top Flesh Top Shelf
270, 30: Liberatore e Pazienza, Liberatore, Tamburini e Pazienza, gli ultimi due [Lliberatore, comunque, appare vivo e vegeto nelle pagine dedicate a lui e a Tamburini]
285, ultime due righe: Luna Sorgente Lilyth [svista per me inspiegabile; Lilyth appare infatti nella striscia riportata nell’inserto in bianco e nero]
286, 3: Aquila Nera Aquila della Notte [distrazione pura]
300, penultima riga: Gibilterra Malta [distrazione pura, per Corto MALTESE]
302, 29: Trenta e Quaranta Quaranta
314, 7: Linda Diana
354, 6: le decine le diverse decine
361, 30: I tre Adolfo La storia dei tre Adolf
362, 14: Shizato Shirato riga 15: Kazno Koike [le sviste sono nel titolo del paragrafo; nel testo i nomi sono giusti]
381, 24: articolare creativa articolazione creativa

Grazie per l'attenzione, Franco Restaino
Roma 24-01-05

[by Stefano Perullo] [06-02-05]