Talking Book starring Moreno Burattini

Talking Book starring Moreno Burattini

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Prima di avventurarci in questa chiacchierata c'è una domanda che desidero farti da moltissimo tempo. Hai cominciato la tua carriera nel mondo del fumetto collaborando con svariate fanzine: quanto è stato difficile passare dal ruolo di critico ed appassionato a quello di sceneggiatore del proprio eroe preferito?

Passare da appassionato a sceneggiatore mi è sembrato incredibilmente facile, come se fosse stato scritto nel destino. Probabilmente invece ero io che, traboccante dell'entusiasmo di chi ha un sogno da realizzare, non facevo caso alle difficoltà. È stato più difficile, casomai, una volta entrato nello staff, crescere professionalmente e mantenere una produzione e un livello qualitativo adeguati allo standard richiesto dai tempi, dalla tradizione della casa editrice e del personaggio. La mia "gavetta" nelle fanzine, in ogni caso, è stata fondamentale: due sono state quelle che ho fondato io, "Collezionare" e "Dime Press" – ma ho collaborato anche con tante altre. Erano i tempi in cui gli appassionati stampavano le loro riviste con il ciclostile e non creavano siti su Internet!

Lavorare nel campo dei fumetti, dunque, è stato un sogno ZAGORjpg_littleche si è avverato… ma non è stato l’unico. Cosa ha significato per te lavorare su Zagor e misurarti con coloro che avevano in qualche modo alimentato ed influenzato le tue fantasie?

Fin da bambino avevo il sogno di scrivere Zagor. Leggevo le storie di Guido Nolitta e mi chiedevo sbalordito come facesse quel mitico sceneggiatore (ignoravo che fosse Sergio Bonelli) a inventare avventure così belle. Ma quando Nolitta smise di scrivere Zagor (e ancora lo rimpiango), ero già abbastanza grande da sentire di poter competere con alcuni dei suoi successori. Naturalmente mi sbagliavo, avevo tanto da imparare e tanta strada da fare. Però il sogno c'era, e di conseguenza mi esercitavo, mi documentavo, cercavo avidamente di studiare tutto quello che poteva servirmi per diventare uno sceneggiatore di fumetti.

Come è avvenuto il tuo passaggio dal ruolo di appassionato a quello di scrittore di Zagor?

Tra le tappe del mio avvicinamento a Zagor ci sono state le mie lettere di ragazzino, di adolescente e poi di giovane indirizzate a Sergio Bonelli, con i commenti alle storie che uscivano. Commenti che Sergio, evidentemente, trovava interessanti, tanto che mi rispondeva personalmente con missive o addirittura per telefono. Quindi arrivò il giorno del mio primo incontro con Bonelli, durante il quale gli consegnai un soggetto zagoriano. Non fu accettato: ci vollero altri due anni di tentativi, prima che Decio Canzio mi telefonasse per dirmi che potevo considerarmi dello staff. Era il 12 ottobre 1989.

Burattini ritira il premio Cartoomics 2006 come miglior sceneggiatoreLungi da me la volontà di scatenare una guerra tra appassionati e tra mezzi di informazione più adatti… credo che alcuni dei siti di informazione attualmente in auge, siti come UBC Fumetti o Lo Spazio Bianco, siano caratterizzati da una grande validità dei contenuti e dalla professionalità dei collaboratori… ritengo che alle vecchie e gloriose Fanzine debbano invidiare solo la splendida sensazione che ha il lettore quando stringe un albo o una rivista tra le mani… Cosa ne pensi?

Ovviamente non c’è guerra che si possa scatenare fra fanzine di carta e siti telematici, essendo le prime praticamente scomparse (e poi, che guerra può esserci se siamo tutti dalla stessa parte della barricata?). Le pubblicazioni amatoriali si contano sulla punta della dita e le poche riviste di critica fumettistica, come “Fumo di China”, “Fumetto” o “If”, sono appunto riviste vere e proprie, molto diverse dai fogli ciclostilati o stampati in offset su cui scrivevamo noi. I siti Internet sono vivaci, interessanti, aggiornatissimi, facilmente consultabili e perfino gratuiti. Ci si può interagire. Le fanzine erano per lo più in bianco e nero (o in sporco e nero), di difficile reperibilità (bisognava fare la posta nelle prime, rare, fumetterie o abbonarsi o cercarle alle Mostre Mercato), con periodicità ballerina. Non c’è assolutamente confronto, è come parlare del cinema muto in bianco e nero rispetto a quello di oggi. Però… i fumetti sono roba di carta, quelli sul monitor sono un’altra cosa, e forse sarò anche un nostalgico ma non c’è niente che possa trovare su Internet che mi dia le stesse emozioni di un bel libro o una bella rivista stampati su bella carta da poter stringere in mano. Per cui, mi piace quando anche la saggistica e la critica fumettistica sono in stampa, e ci sono volumi o bei fascicoli da sfogliare e conservare. Sono oggetti, li sento più miei di una schermata video. Internet è una inesauribile fonte di informazioni e uno straordinario veicolo di idee, ma libri e riviste sono amici, fratelli e compagni di vita.

Vabbè… finiamola con le divagazioni e ricominciamo a parlare di te. Cosa ne è stato di quel tuo primo soggetto? Hai mai avuto la tentazione di ripescarlo e “riciclarlo” alla luce dell’esperienza maturata nel corso degli anni?

Burattini con Lola Airaghi, con la quale ha fatto Il mio primo soggetto di Zagor è stato pubblicato: è quello, appunto, della mia storia d’esordio nella serie dello Spirito con la Scure, “Pericolo mortale”. In pratica, quando ho pensato di propormi ho pensato a una trama e quella, attraverso varie revisioni, è arrivata a essere approvata, sceneggiata, disegnata e data alle stampe. Non mi sembra una brutta storia, neanche a distanza di tempo. E la seconda che feci, ugualmente, piace ancora oggi sia a me che ai lettori zagoriani. Invece, altre storie di poco successive (la terza, o la quarta, o la quinta), potendo le scriverei in modo completamente diverso: è la crisi che capita agli autori dopo il debutto, quando sono chiamati a dimostrare di poter reggere nel tempo. Superata la quinta storia, ho capito che avevo il fiato per reggere alla distanza.

Se la memoria mi assiste, c'è stato un momento agli inizi degli anni '90 – e dunque poco prima che tu salissi a bordo – che il destino di Zagor sembrava essere segnato. Marcello Toninelli, che all'epoca era il curatore della testata, lasciò la serie dopo che si era visto rifiutare un progetto di svecchiamento del personaggio davvero rivoluzionario. Come è stata superata la crisi di quegli anni?

Del pessimismo di Bonelli raccolsi io stesso testimonianza nel 1989 quando realizzai, con gli amici della fanzine "Collezionare", una lunga intervista dedicata a Zagor. "Il personaggio – dichiarò all’epoca Sergio – ha fatto il suo tempo. Più di così non può dare, è un eroe esaurito come tanti altri. Per cui anche come editore, se ho voglia di fare qualcosa, trovo un po' avvilente accanirmi su cose vecchie e preferisco dedicarmi a progetti nuovi". Quando, nello stesso anno, entrai nello staff del personaggio, ero consapevole di tutto questo e la cosa mi spaventava. Soprattutto, fu una frase che mi disse Marcello Toninelli a colpirmi come una coltellata: lo incontrai poco dopo il suo abbandono e gli chiesi perché se ne fosse andato, e Marcello mi rispose (grossomodo) così: "Non volevo essere ricordato come quello che aveva fatto chiudere Zagor". Mi vidi prospettato un destino di ignominia in cui lo Spirito con la Scure lo avrei fatto chiudere io. E come fan numero uno del personaggio, c'era di che starci male! Per fortuna, sono passati quasi venti anni e di chiusura ancora non si parla, anzi continuiamo a produrre con entusiasmo storie per la serie regolare, speciali e almanacchi ed è uscito, con successo di pubblico e di critica, l’albo numero 500 tutto a colori. Il merito della rinnovata vitalità del personaggio non è solo mio ma anche (e soprattutto) di Mauro Borselli: abbiamo lavorato per anni insieme in redazione e fatto di tutto per dare al fedelissimo pubblico degli zagoriani (di cui anche noi facciamo parte) il fumetto che si aspettano. Io e Boselli, peraltro, siamo stati premiati insieme a Lucca, Burattini con Stano e Laurentiex aequo, nel 2003, con il premio Gran Guinigi quali migliori sceneggiatori, appunto per il contributo dato a Zagor.

Qual è stato il contributo di Mauro Boselli al rilancio di Zagor?

Sicuramente il lungo periodo in cui Zagor ha goduto della supervisione di Mauro Boselli ha consentito al personaggio l’esplorazione di territori nuovi, e certe storie che grazie a lui hanno potuto venire pubblicate, in passato sarebbero risultate improponibili. Mauro ha avuto il coraggio di sostenere progetti innovativi, suoi e di altri, me compreso. Il tutto, tengo a sottolinearlo, nel rispetto sostanziale della tradizione e senza snaturare lo Spirito con la Scure. Sotto la sua guida, la testata è riuscita a tenersi al passo con i tempi anche dal punto di vista degli stilemi narrativi e delle tecniche di sceneggiatura, le storie si sono complicate (ma mai troppo) e al già ricco microcosmo di caratteristi e comprimari si sono aggiunte numerose e interessanti figure, amiche e nemiche e più spesso a metà strada, giacché non è raro trovare, nelle avventure di Mauro, avversari che si rivelano alla fine figure complesse, non del tutto negative, che sfuggono alla pretesa manichea di dividere il mondo in buoni e cattivi. Si è verificato inoltre uno spostamento dei riferimenti letterari e cinematografici: se in campo fantastico Nolitta (alias Sergio Bonelli, il creatore di Zagor) guardava ai classici B-Movies degli anni Cinquanta (“Il Mostro della Laguna Nera”, “L’Uomo Lupo”, “Dracula”), oggi i modelli sono piuttosto Poe e Lovecraft, Hodgson e Howard. Sempre classici, ma di altro genere. Inoltre, da appassionato del folklore celtico qual è, ha arricchito la saga con una quantità di suggestioni inedite derivate dalla mitologia nordica.

zag500kp1_littleDa pochi mesi è stato pubblicato lo storico cinquecentesimo numero dello Spirito con la Scure… a te è toccato l’onore di scriverlo. Con che spirito si lavora ad una storia di tale importanza celebrativa? Cosa differenzia (a parte il colore) il numero 500 dal 499 o dal 501?

Di fronte alla responsabilità di scrivere anche il numero 500, ho subito pensato che sarebbe stato difficilissimo riuscire a “centrare” il bersaglio del pieno apprezzamento del pubblico (dopo quello, a cui tengo molto, di venire apprezzato dai creatori del personaggio, Ferri e Nolitta). Infatti, un albo così importante è molto atteso e ogni sceneggiatore sarebbe stato atteso al varco; allo stesso tempo, le storie di Zagor si dipanano per tradizione su più episodi ed è difficile riuscire a concentrare in un solo albo autoconclusivo. Tuttavia, ho pensato a un albo “celebrativo”, basato su una trovata narrativa che permettesse di ripercorrere alcune tappe salienti della saga, facendo ricordare ai lettori tante emozioni vissute in passato. Quindi, la dfferenza fra il 500 e il 501 consiste nel fatto che il 500 è stato concepito fin dall’inizio (diversamente da Tex 500, per esempio) per essere un numero particolare, insolito, speciale, che non avrebbe potuto confondersi con gli altri albi della serie proprio perché pensato per celebrare un evento, rendendo omaggio a una straordinaria vicenda editoriale. La maggior parte delle lettere giunte in redazione, ma soprattutto i commenti sul forum di Zagor e la recensione su uBC, sono stati di segno positivo, il che mi rincuora. C’è da notare che tutti i numeri “centenari” e a colori di Zagor sono stati scritti da uno sceneggiatore diverso: il numero 100 da Guido Nolitta, il 200 da Tiziano Sclavi, il 300 da Marcello Toninelli, il 400 da Mauro Boselli, il 500 da me (che sono, peraltro, l’autore di testi con più tavole dello La torta per i 500 numeri di Zagor, con Laurenti, Chiarolla e VerniSpirito con la Scure al suo attivo, dopo Bonelli stesso). Nel numero 500, tra le altre cose, leggendo in filigrana, si trovano precisi riferimenti all’opera dei tanti sceneggiatori, oltre Nolitta, che hanno consentito alla serie di tagliare un così importante traguardo.

Oltre ad essere uno degli sceneggiatori di punta di Zagor ne sei anche il curatore redazionale… cosa ci riserva il futuro?

La serie di Zagor si è sempre basata, fin dall’inizio, su un continuo rinnovarsi degli scenari e delle situazioni: Nolitta per primo ha iniziato a raccontare storie western, poi ha tirato in ballo un gigantesco robot costruito da uno scienziato pazzo, si è divertito a inserire nelle sue storie i vichinghi, l’Uomo Lupo e il Mostro della Laguna Nera e se ne è andato raccontando di alieni chiamati Akkroniani, senza mai dimenticarsi comunque degli indiani, dei trappers, dei soldati e delle carovane nella prateria. Dunque, secondo me, Zagor deve continuare a variare scenari e a sorprendere i lettori con idee sempre nuove tirate fuori dal cilindro, dato che a Darkwood tutto è possibile, nei limiti (ovviamente) dell’esempio nolittiano. E noi dello staff (io che, facendo del mio meglio, curo le storie, e i tanti sceneggiatori, me compreso, che le scrivono) di idee dal cilindro ne abbiamo, fortunatamente, ancora un po’ da parte. Una storia su cui punto molto arriverà in autunno e tratterà un tema inedito (pare impossibile dopo tanti anni), quello dell’alpinismo dei primordi; ma poi si preparano debutti di nuovi autori e ritorni di importanti villain, come il sacerdote del male Stephan, il supercriminale Mortimer, la vampira Ylenia. Infine, in prospettiva, c’è una lunga trasferta dello Spirito con la Scure in Sudamerica.

Tra tante notizie confortanti negli ultimi tempi è stato però dato l’annuncio della sospensione degli speciali di Cico… come mai? Ai lettori non piace più ridere?

Una cosa che ho imparato proprio scrivendo Cico è che far ridere è più difficile che mettere paura o commuovere. Ognuno ride per cose diverse, e ciò che fa sganasciare me, fa storcere la bocca a un altro. Io, peraltro, riesco a divertirmi facilmente; altri invece hanno parametri molto selettivi e di solito costoro non sono disposti a tollerare il divertimento altrui, ritenendo solo il proprio l’unico modo giusto di divertirsi. Secondo me Cico è un personaggio umoristico perfetto, pienamente comico, perché ha le potenzialità per incarnare tutti gli aspetti dell’umorismo: gag slapstick, commedia degli equivoci, giochi di parole e tormentoni, parodie storiche e letterarie, eccetera. Ritengo peraltro che i due creatori del personaggio, Nolitta e Ferri, indiscussi maestri del fumetto d’avventura anche nei suoi risvolti più cupi e drammatici, siano straordinari autori comici (entrambi hanno la straordinaria capacità di realizzare gag Burattini ad Alti, con Domenico Di Vitto, Laurenti e Ferriestremamente divertenti). La perfetta compenetrazione tra humour e dramma, è del resto solo la prima tra le tante contaminazioni fra generi diversi che Zagor riesce a realizzare, mescolando western e fantascienza, horror e giallo, avventura storica e fantasy. La cosa davvero notevole in questo genere di alchimia, che è stata tentata anche da altri, è che su Zagor funziona perfettamente senza nessuno stridore. Io, che mi sono cimentato anche con molte storie di Lupo Alberto e Cattivik e ho vinto il premio Fumo di China come miglior sceneggiatore umoristico (lo dico a testimonianza di quanto mi piaccia il genere), mi sono sempre divertito moltissimo nello scrivere gli albi in cui Cico vive le sue avventure in “solitaria”, cioè senza Zagor al suo fianco. Albi comici, peraltro, di un notevole numero di pagine, ben 128 per ogni avventura (mentre di solito le cose comiche sono brevi), e con battute in ogni pagina, nonostante i paletti. In tutto ho scritto una ventina di questi albi, per un totale di oltre duemilacinquecento tavole di gag. Ritengo anzi, per quanto possa sembrare strano, che alcuni di questi Cico siano fra le cose migliori che ho scritto. Per quanto mi riguarda, avrei potuto continuare a scriverne (magari mi sarebbe piaciuto poter esplorare nuovi tipo di avventure, frenato in questo dalla necessità di restare aderenti a una impostazione iniziale prestabilita). Peraltro, al di là del lavoro del sottoscritto, la serie vanta collaborazioni illustri: i più begli albi sono stati sceneggiati da autori del calibro di Nolitta, Faraci e addirittura Sclavi: al di là del mio piacere nello scrivere storie di Cico quarto dopo cotanto senno (per dirla con Dante), sarei contento di leggerne scritte da altri, pur di vederne uscire ancora. Purtroppo, il mercato di oggi non premia quasi mai, tranne rari casi, i prodotti umoristici, e il mio divertimento nello scrivere Cico non corrisponde a quello di un numero sufficiente di lettori. Pare che l’ultimo abbia venduto ventimila copie. In ogni caso, Cico, che chiude dopo oltre venticinque anni dal suo primo albo, resta comunque una serie di successo, peraltro stampata con fortuna anche in vari Paesi esteri.

Facciamo un passo indietro, al di là della chiusura di Cico le previsioni di Toninelli, viste con il senno di poi, sembrano esageratamente catastrofiche. Secondo te da che erano dettate, e come ti hanno condizionato?

Il mio arrivo a Zagor ha coinciso per puro caso con l'abbandono di Toninelli, che da quasi dieci anni aveva raccolto l'eredità di Nolitta (i contributi di altri sceneggiatori come Castelli, Sclavi, Pezzin erano stati più episodici rispetto alla continuità del suo lavoro). Toninelli comunque non è mai stato propriamente un "curatore" della testata, che era supervisionata da Decio Canzio e addirittura da Tiziano Sclavi, oltre che dallo stesso Bonelli. Comunque, proprio in concomitanza con i miei primi passi, Marcello aveva sottoposto alla casa editrice un suo progetto per un restyling clamoroso e totale dello Spirito con la Scure, che stava perdendo lettori e che pertanto avrebbe dovuto, secondo lui, cambiare formato, tecnica narrativa, disegnatori, tutto. Si proponeva di rendere Zagor più duro, crudo, realistico, violento. Contemporaneamente si prospettava una formula "a telenovela" con trame e sottotrame alla maniera degli X-Men di Chris Claremont che all'epoca godevano di molto seguito. Insomma, Toninelli si rendeva conto di come occorresse imprimere nuovo vigore al personaggio, ma riteneva di non poterlo fare nell'ambito della continuità: pensava che ci volesse un cambiamento traumatico, radicale e snaturante. Credo che Marcello fosse consapevole che una svolta così drastica come quella da lui proposta non sarebbe mai stata accettata, visto che in ambito bonelliano il rispetto per la tradizione è un valore fondamentale, e casomai si perseguono rinnovamenti meno bruschi (soprattutto avendo a che fare con personaggi che hanno una tradizione pluridecennale e lettori molto affezionati). E lui, di fronte alla bocciatura, preferì prima proporre soggetti per Nick Raider e Dylan Dog, e poi lasciare del tutto la Bonelli. Il suo abbandono seguì di poco anche l'introduzione nella casa editrice della figura del curatore di serie, o dell'editor all'americana: un’innovazione che forse contribuì a convincere Toninelli a cercare altrove maggiore indipendenza.

copZagor_littleLa frase di Nolitta che hai citato poco fa mi ricorda un’altra frase, altrettanto triste, pronunciata da Sergio Bonelli nell’annunciare il suo ultimo ciclo di episodi per Mister No… un personaggio che rappresenta per me quello che lo Spirito con la Scure ha significato per te… credi che fosse impossibile rilanciare un personaggio come Jerry Drake?

L’impossibile è spesso l’intentato. Immagino che ogni sceneggiatore a cui venisse chiesto un parere in proposito risponderebbe tirando fuori alcune idee, quelle che secondo lui avrebbero potuto giovare a Mister No. Come nolittiano della prima ora, direi che l’unico a poter rilanciare il personaggio sarebbe stato Nolitta stesso, se si fosse potuto strapparlo alle responsabilità di editore e vederlo tornare a scriverne in prima persona le avventure. Mister No assomiglia così tanto a Bonelli (pur non identificandosi con lui) che è sempre stato difficile per chiunque sceneggiare al posto suo le storie del pilota di Manaus.

Se fosse stata accettata la proposta di Toninelli, come avrebbe reagito l’appassionato che è in te?

Io sono, da sempre, un ammiratore di Marcello Toninelli: addirittura dai tempi in cui realizzava una divertentissima rivista chiamata “Foxtrot”. Lo ritengo un eccellente sceneggiatore e uno strepitoso disegnatore. Però di fronte al suo progetto di restyling zagoriano avrei reagito dicendo più o meno così: bella, bellissima idea per un personaggio nuovo, che Marcello avrebbe potuto inventarsi e portare avanti così come da lui proposto (e di personaggi nuovi il vulcanico Toninelli è sempre stato una fucina), ma Zagor deve restare Zagor.

Zagor è un personaggio creato nel 1961, ben 45 anni fa… quasi mezzo secolo nel corso del quale la società nella quale viviamo è radicalmente cambiata, così come sono cambiati i lettori, i loro gusti e le loro abitudini. Il mondo globalizzato non ha più misteri e piante carnivore, foreste incantate, mostri marini, avventurieri e bucanieri (solo per citare alcuni dei fantasiosi elementi narrativi che hanno fatto la storia di Zagor) sembrano meno affascinanti, forse un po’ datati… eppure lo spirito con la scure miete nuovi proseliti e vive tranquillamente la sua avventura editoriale (a dispetto di tante creazioni più recenti ed al passo con i tempi)… Cosa fa di Zagor un evergreen?
Burattini e Ferri in Croazia, Paese in cui Zagor è il fumetto più venduto
Se sapessimo qual è la composizione alchemica della formula vincente, faremmo tutti personaggi di successo. Purtroppo non è così. Nel caso di Zagor si possono elencare tutti gli elementi che da quarantacinque anni vengono evidenziati: il sense of wonder e il fascino emanato della foresta di Darkwood, il mix fra generi diversi, la facilità (ma non banalità) di lettura, la grande varietà di argomenti, il ricco teatrino di villains, comparse e comprimari, i rimandi alla grande letteratura e al cinema d’azione e d’avventura. Oltre a tutto ciò, a fare la differenza fra i vari personaggi (quelli di maggior successo e quelli di minore) contribuisce anche lo staff di autori che sono chiamati a curarne le storie. Zagor deve il suo successo all’idea vincente che in origine ebbero Guido Nolitta, e cioè Sergio Bonelli, e Gallieno Ferri, ma va riconosciuto del merito anche ai tanti che hanno saputo seguire lungo la strada indicata dai creatori del personaggio, mantenendo lo Spirito con la Scure al passo coi tempi, senza però mai snaturarlo. Il linguaggio ha acquisito maggiore modernità e velocità, ma nonostante i cambiamenti Zagor è sempre uguale a sé stesso. Se ci sono degli elementi che potrebbero far pensare a lui come a un personaggio d’altri tempi, è vero però che il tipo di avventure proposto dallo Spirito con la Scure non è poi molto distante da quello dei film con Johnny Depp nel ruolo di Jack Sparrow, che sono attualissimi, e il costume pittoresco di Zagor non si distanzia troppo da quello dei super-eroi che furoreggiano sugli schermi. L’Avventura non passa mai di moda.

zagcolor_littleQual è il lettore medio di Zagor? Quando scrivi, per chi pensi di scrivere?

Io cerco di scrivere le storie che, come lettore, mi piacerebbe leggere. Poi non ci riesco mai, perché mi deludo sempre, ma almeno ci provo. Il lettore medio di Zagor ha la mia età. Quella interiore.

Quale altro personaggio della scuderia Bonelli ti piacerebbe scrivere?

Mauro Boselli mi ha chiesto più volte una storia per Dampyr. A me piacerebbe cimentarmi con il suo personaggio (uno dei migliori in assoluto nella scuderia Bonelli), ma finora non ne ho mai trovato il tempo, visti i miei impegni con Zagor (di cui non sono anche il curatore redazionale). Tanti mi chiedono se scriverò mai un Tex, ma non tocca a me propormi dato che la squadra di Aquila della Notte è come la Nazionale: si viene convocati. Io per fortuna gioco in una squadra di Club di zona Uefa, e ne sono perfettamente soddisfatto.


Talking Book non raccoglie interviste “istituzionali”, ma piuttosto conversazioni senza peli sulla lingua e casuali, ispirate, magari, dai discorsi ascoltati distrattamente sul tram o dalla notizia d’attualità del giorno, con professionisti del mondo del fumetto.

[by Stefano Perullo] [26-07-07]