Alice in Sunderland (Comma 22, cartonato, 328 pagine a colori, € 26,00) testi e disegni di Bryan Talbot




Il fumetto si è definitivamente emancipato.E l'ha fatto attraverso una delle sue punte di diamante, quel Bryan Talbot già autore de Le Avventure di Luther Arkwright, La Storia del Topo Cattivo, Cuore dell'Impero, un fumettista che è sulla cresta dell'onda da quarant'anni, uno di quelli che ancora stupisce.
Quando un medium si esprime attraverso un linguaggio maturo e ostenta una perfetta padronanza di sé stesso, prodigandosi in precise e dettagliate analisi storico-culturali, significa che si è liberato dei suoi pregiudizi e delle sue ataviche ingenuità, e ha, inevitabilmente, coscienza di sé: Alice in Sunderland è l'espressione più raffinata di un lungo processo storico di affrancamento, che ha avuto il merito di spingere il fumetto all'estremo, o semplicemente di offrirgli la possibilità di esprimersi compiutamente.
Talbot trascina il lettore attraverso le strade di Sunderland, una città di importanza storica situata nel Nord-Est dell'Inghilterra.
Alice in Sunderland è un saggio imponente che procede su due binari paralleli: da un lato racconta la vita di "un genio e della sua musa", e dello splendido lascito che questo intenso rapporto ha prodotto, dall'altro non è che la storia di una città che, secondo Talbot, è nient'altro che un microcosmo dell'Inghilterra intera.
Il genio è nientemeno che Lewis Carroll - al secolo il reverendo Charles Lutwidge Dodgson - e la sua musa è la ragazzina Alice Pleasance Liddell, conosciuta dai più semplicemente come Alice.
L'intento di Talbot è quello di dimostrare i forti legami tra Carroll e la città di Sunderland, e nel contempo mostrare come la città e i suoi abitanti (i "Mackem") abbiano saputo incarnare, nei secoli, la vera essenza della storia e della cultura anglosassone.
Il volume è un turbine di nozioni, a tratti un po' pedante, a tratti entusiasmante, ma sempre preciso, accurato, ricco, (auto)ironico.
Dal punto di vista grafico è un tripudio: sgargiante, raffinato, spesso un collage di fotografie ritoccate – quando la storia e la raffigurazione accurata dei posti devono avere la precedenza – ma sempre unico nella resa stilistica.
Ma Alice in Sunderland non è un fumetto per tutti: la lettura richiede tempo, concentrazione, dedizione, e a tratti – inutile nasconderlo – il libro annoia anche un po', quando scade in un eccessivo nozionismo.
Ciò che mina realmente il lavoro di Talbot è il fatto che alla fine del libro si ha la sensazione che l'autore non tiri davvero le fila della vicenda, e tutta l'impalcatura di nozioni da lui così abilmente costruita – l'idea di Sunderland come microcosmo dell'Inghilterra e come sostrato culturale che diede vita ad Alice nel Paese delle Meraviglie –, più che su prove vere e proprie, si fonda su indizi e fortunate coincidenze, a cui è l'autore stesso ad attribuirvi un significato.
Ciò nonostante, nelle tante e dense pagine che costituiscono il volume – più di trecento – Talbot ricostruisce accuratamente e con grande mordente la vita di un autore geniale, e il modo in cui è lentamente venuta alla luce la sua opera più importante; un'opera che, come una matrioska, prende forma nella fervida cultura della città di Sunderland per poi finire a pervadere – e lo farà per sempre – l'immaginario collettivo.
La vera, grande intuizione di Talbot è l'idea che Alice nel Paese delle Meraviglie sia un prototipo di fumetto: un libro pensato per le splendide illustrazioni di John Tenniel, scritto con quelle illustrazioni in mente, e avaro di qualsivoglia escursione descrittiva delle scene o dei personaggi.
Difficile dare un voto.
E difficile è non rimanere rapiti dall'elegante lavoro di Talbot, anche solo sfogliandolo, anche solo tastandone con mano la raffinata cura editoriale.
Prima che un fumetto, Alice in Sunderland è semplicemente un oggetto prezioso, da possedere.




