Intervista a M.Mattaliano e G. Piccininno

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Abbiamo incontrato per voi i creatori di Villa Transilvania, che oltre a rispondere alle nostre domande sono stati così gentili da mostrarci lo sketchbook della serie.

Come è nato il progetto di Villa Transilvania?

Manlio Mattaliano: Con un aneddoto...come quasi tutti i miei progetti. Un giorno ero da un mio collega sceneggiatore (Giovanni di Gregorio, autore di Monster Allergy, Dampyr e Dylan Dog) che cercava un’idea per una serie horror umoristica. Io, quasi senza accorgermene, improvvisai quelli che alla fine sono diventati i protagonisti di VILLA TRANSILVANIA: Carmilla, Van Helsing, Cheng, etc. Questa idea, siccome mi stuzzicava e a lui, per fortuna, non interessava, l’ho sottoposta agli alunni di un corso di fumetto nel quale insegnavo...e grazie al contributo di un paio di loro, Rossana Baldanza in primis, ma anche Aurelio Mazzara, tutto il progetto ha preso la forma che adesso conoscete. Poi ho cominciato a lavorare attentamente sul taglio dei soggetti...sui caratteri dei personaggi...e ho preso la decisione di portarlo avanti. Era un progetto che forse aveva qualcosa da dire....
La versione più seria è che cercavo uno stimolo....una sfida...nella fascia del target adolescenziale che per ora sembra avere riscoperto i fumetti. Volevo confrontarmi con la possibilità di mettere il mio piccolo contributo in coda ai grandi best sellers come Witch o l’allora imminente Wonder City. Soprattutto vedendo le pallide imitazioni di quei successi, come Isa & Bea Streghe, ero convinto che forse si poteva fare qualcosina di meglio. Sono estremamente soddisfatto dei risultati raggiunti da quello che ormai chiamo il “Transilvania Team”, e spero che con l’aiuto della Italycomics VILLA TRANSILVANIA possa avere la sua chance di essere conosciuta dal grande pubblico...


E come è nato il coinvolgimento di Piccininno e della Italycomics?

MM: Giuliano e io ci conosciamo telefonicamente da almeno 4 anni. E a parte non esserci mai visti di persona (a Lucca è stata la prima volta), non mi ero mai azzardato a coinvolgerlo in miei progetti, sia per i vari impegni in cui è coinvolto quotidianamente (Dampyr in primis), sia per il rispetto che avevo verso la sua professionalità. Poi, più passava il tempo, più mi convincevo che l’uomo adatto per Transilvania sarebbe stato lui. Poi lui, inaspettatamente, appena letto il dossier, ha accettato senza esitare. Questa sua scelta mi ha riempito di orgoglio si, ma anche di responsabilità. Io, in confronto a lui, sono un esordiente e quindi mi sono sbattuto per cercare di scrivere il miglior prodotto possibile...se uno con l’esperienza di Giuliano aveva visto qualcosa in quell’idea, toccava a me non deludere le sue aspettative e fare in modo che i suoi “ritagli di tempo” fossero ben spesi.
Per quanto riguarda la Italy, aveva appena lanciato il numero zero di My Heart...e quindi avevo pensato che fosse disponibile a visionare nuovi progetti. Ho mandato loro VILLA TRANSILVANIA...è piaciuto....e da li abbiamo cominciato la lunga strada per la messa a fuoco del target, del formato, della serie, della destinazione (edicola? fumetteria? entrambe?), per arrivare, infine, alla progettazione del numero zero, e alla decisione di esordire a Lucca. Nel frattempo Giuliano, in vista della serie che dovrebbe esordire nella primavera del 2006, reclutava autori del calibro di Alessandro Gottardo (che lavora in Disney da vent’anni), Davide Corsi, sopraffino colorista, e giovani talenti come Libero Ermetti e Monica Venzo. La mia responsabilità nei confronti del progetto aumentava sempre più...ma la sfida si faceva interessante e valeva sempre più la pena portarla avanti!

Giuliano, quali stimoli hai trovato per accettare di condividere la creazione di una serie, nonostante i tuoi vari impegni?

Giuliano Piccininno: Gli impegni restano tanti ma bisogna provare a fare qualcosa di diverso dal solito. L'entusiasmo di Manlio Mattaliano è stato assai contagioso ma, soprattutto, ho intravisto la possibilità di tornare ad usare uno stile umoristico ma aggressivo.

Giuliano, su cosa ti sei basato per la creazione dei personaggi?

GP: Con Manlio abbiamo inquadrato il genere ed il taglio delle vicende, poi ho cercato di dare corpo e gambe ai personaggi immaginando la loro indole e le proprie inquietudini: non mi interessava fare dei bei pupazzetti, magari lo possono anche sembrare perché una qualche abilità ad usare un segno accattivante l'ho pur sviluppata; quello che per me conta (e che non può essere mostrato in un numero zero) è avere chiaro chi siano questi personaggi e cosa intendono fare delle loro vite.

Mescolerai uno stile più "dark" ai toni umoristici visto il tema del Fumetto, Giuliano?

GP: Ma è proprio quello che intendo fare, intendo dire che vorrei produrre qualcosa di oscillante, non indirizzato a binario unico in una direzione stilistica. Quello che mi annoia sempre di più è vedere una monotonia stilistica dove si raggiunge una tale perfezione del segno, del colore e di tutto il resto, che sfocia sempre più spesso in un manierismo autocompiacente.
Per intendersi, non sono mai stato un grande ammiratore di Andrea Pazienza ma oggi mi chiedo che fine abbia fatto la sua lezione! Lui poteva essere drammatico disegnando pupazzetti e buffissimo facendo sfoggio di realismo fotografico, magari nella stessa storia.

Giuliano, come hai scelto i disegnatori che ti affiancheranno?

GP: Per il momento ho cooptato persone a me vicine con le quali mi sento in buona sintonia.
Alessandro Gottardo è un vero fenomeno del genere disneyano ma ha anche un segno dinamico di ascendenza kirbyana che, se riattivato, può produrre risultati stupefacenti.
Libero Ermetti bazzica il mio studio da quando aveva i pantaloni corti e, data la sua bravura, non potevo non coinvolgerlo.
Monica Venzo è una scoperta recente che continua a meravigliarmi, deve "sciogliersi" un po' con il segno quando lavora sulle tavole, ma livello di schizzo a matita è già bravissima.
Con Davide Corsi lavoro da anni ormai per Magic Geox e siamo ormai molto affiatati, è un colorista bravissimo, molto preparato tecnicamente, ma anche un valente disegnatore, cosa che mi permette di lasciargli ampie scelte interpretative anche su particolari molto delicati come le ombreggiature sui personaggi. Non credo sia facile trovare in giro professionisti del suo calibro.

Vista la prestigiosa concorrenza nel settore dei fumetti per ragazzi, con la presenza in pompa magna della Disney, quali pensi possano essere i valori aggiunti di VT per vincere questa lotta a la Davide vs Golia?

MM: Partiamo dal presupposto che questa sfida non esiste neanche. Non stiamo lavorando per metterci in concorrenza alla Disney...stiamo cercando di fare qualcosa che ci soddisfi e ci diverta, divertendo anche il lettore che ci leggerà. Come ha detto Giuliano giustamente, vorremo che Transilvania sia lo specchio di una serie di “inquietudini adolescenziali” a cui, forse, il “politically correct” delle grandi major non potrebbe dare spazio. Per quanto riguarda la serie sono partito dal presupposto che tutti i nuovi serial (Witch, Monster Allergy, Wonder City) oltre che parlare di ragazzi, parlano di magia e sovrannaturale. Ma nessuno di questi era un vero horror....un genere molto apprezzato dai giovani, soprattutto se trattato con quel pizzico di ironia che lo sdrammatizza, come in Buffy per fare un esempio. Partendo da questo concetto ho sviluppato una serie che in primo luogo partisse da nomi conosciuti (Carmilla, Van Helsing, etc) e luoghi comuni (vampiri, lupi mannari, zombie) per poi distaccarsi e prendere una sua direzione narrativa originale. Nel cast c’è tutto quello che si richiede ad un horror...ma non sempre nel modo in cui ce lo si aspetta. Van Helsing è il grande cacciatori di vampiri? Bene...nella nostra serie è un vecchietto di grande carisma, ma ormai un po’ rinco. Lo zombie è un mostro senza volontà? Da noi è un docile portiere d’albergo. La location che da il titolo alla serie nasce dalle fantasie di un regista di film horror in crisi creativa (una specie di metagenere: parliamo dell’horror dentro un horror). I nostri personaggi parleranno di musica, cinema, internet, chat, mms, etc. Saranno personaggi moderni, che si confrontano con le realtà del mondo di tutti i giorni. A loro modo, ovviamente. Speriamo che sia la ricetta giusta per appassionare e divertire quanto basta per portare avanti la serie. Per la sfida che stiamo mettendo in piedi, come direbbe Piero Chiambretti, “comunque vada...sarà un successo”.

GP: Diciamo che, eccettuati alcuni "dettagli" quali tirature, distribuzione e pubblicità, non ci può essere confronto fra la nostra piccola produzione e quanto partorito da grossi editori. Questi investono molto e sono obbligati a fornire dei risultati adeguati; per ottenerli (come se esistesse una formula magica) si cerca di andare sul sicuro, provocando un certo appiattimento.
Questo non è il nostro caso; VT è un prodotto agile che può adattarsi ai suoi lettori (sperando di raggiungerne molti), non per adeguarsi al gusto corrente ma per divertirsi assieme il più possibile. E' una follia? Probabilmente sì, ma almeno farà meno danni delle trovate di certi maghi del marketing...

Secondo voi come mai c'è più attenzione a un pubblico tra i 9 e i 13 anni con prodotti come VT o Wondercity? Ci si è resi conto che è il caso di recuperare quella fascia di pubblico o si cerca di cavalcare il successo di Monster Allergy?

MM: Questa è una domanda che meriterebbe una lunga trattazione. Parto da una riflessione: l’onda lunga del successo di Witch ha solo aperto un target che in Francia era già ben tenuto in considerazione. Infatti prodotti come Monster Allergy e Wonder City, prima di arrivare da noi, sono stati venduti in Francia. In Italia il pubblico che legge fumetti è particolare...è sempre lo stesso. Spesso, chi ha cominciato a leggere Tex venti anni fa, continua a comprare e leggere fumetti oggi. Le nuove generazioni, quelle che negli ultimi anni hanno un po’ aperto il mercato, sono i giovani cresciuti con i manga. Io ho insegnato in vari corsi di fumetti: nella mia classe attuale, a Latina, dove i ragazzi hanno un’età compresa tra i 13 e i 20 anni tutti leggono manga, qualcuno Dylan Dog, molti leggevano Witch, ma l’hanno già abbandonato, per motivi di età. Il lettore moderno si affeziona molto meno...se una cosa non gli interessa la abbandona subito. La nostra generazione (30/40 anni) invece i fumetti prima di tutto li colleziona, poi li legge. E non abbandona facilmente una serie...a meno che non abbia veramente toccato il fondo.
Il fatto che Witch abbia aperto le porte dei prodotti nostrani ad un target che in realtà già esisteva (quello femminile compreso tra i 9 e i 14 anni), ma che gli editori nostrani non avevano finora tenuto in nessuna considerazione, deve far riflettere sulla differenza generazionale del pubblico di fumetti in Italia. Adesso, con prodotti come Monster Allergy (che si rivolge ad un target un po’ più basso: i suoi protagonisti hanno 10/11 anni), e Wonder City (prettamente maschile) si cerca di allagarlo e capire se con prodotti simili si riesca a fare presa sui lettori che fanno parte di un pubblico estremamente vicino a quello di Witch. Quando ho creato VILLA TRANSILVANIA mi sono posto lo stesso problema. Infatti, nella lavorazione della serie, ho cominciato ad alzare il target (all’inizio doveva essere una serie sul target di “Monster Allergy”) e credo che adesso la fascia tra i 10/14 anni possa essere il nostro target di riferimento. Come sempre le riflessioni sui target sono molto aleatorie e, anche se in modo spicciolo le faccio pure io, preferisco lasciarle agli “uomini di marketing”: io mi auguro soltanto che VILLA TRANSILVANIA piaccia anche ai più piccoli e, perché no, a qualche lettore un po’ più grande, al quale possiamo strizzare l’occhio con citazioni di film e fumetti cult. In fondo Monster Allergy non lo leggiamo anche noi che abbiamo più o meno 30 anni?!

GP: Spero proprio che ci si renda conto che indirizzarsi a quella fascia di lettori non significa voler approfittare di una situazione, peraltro non sempre floridissima, mi auguro sia chiaro che certi albi dovrebbero formare il lettore di domani, quello che, altrimenti, dopo Topolino, non leggerà più un fumetto in vita sua.
Se poi vogliamo abbandonare certi lungimiranti obiettivi di mercato (avercene!) c'è da dire che la fascia di età in questione è molto interessante, oggi capita di vedere l'adolescente uscire dalle scuole medie con dei gusti già indirizzati in vari campi, certamente questi muteranno col tempo ma si fanno già scelte determinanti in quegli anni, spesso anche "alternative" rispetto alle proposte più diffuse.

Manlio, oltre a VT so che sei attivo in molti altri progetti, presso altri editori. Cosa puoi dirci a proposito di Jek Vans e Avalonia?

























MM: Io credo di essere uno sceneggiatore che lavora a sfide. AVALONIA, come forse qualche lettore saprà, è il techno-fantasy che pubblico per i tipi di Cronaca di Topolinia da più di un anno. Il mio personale tentativo di scrivere qualcosa di forse ancora appassionante (non dico originale...sarebbe troppo!) nel visto e rivisto genere fantasy. Ci sono riuscito? I lettori sembrano essersi pian piano convinti...e io quindi continuo a scrivere la serie con grande divertimento. Adesso siamo passati dal b/n al colore, e questa cosa è stata gradita molto. Anche grazie agli splendidi disegni di Roberto Di Salvo, giovane ma talentuosissimo autore palermitano che tu ben conosci... Un chiaro segno che, in un mercato in cui l’offerta è molto superiore alla domanda, sopravvive solo il prodotto qualitativamente più elevato.


























JEK VANS è invece un progetto che avevo nel cassetto da parecchi anni. Una classica space-opera (che forse in alcune cose strizza l’occhio a Star Trek), con protagonisti un equipaggio di personaggi controversi, tra cui alcuni ex pirati spaziali, che vivono ai margini della società, e che lottano per recuperare il loro posto in quella stessa società che li aveva in qualche modo banditi. Il tutto mettendo a repentaglio la loro vita in missioni negli angoli più estremi del Sistema Solare colonizzato (e forse qui c’è un pizzico di A-team, il vecchio serial tv con George Peppard). E se per avere dato vita ai personaggi e al loro mondo devo ringraziare l’estro creativo di Gianluca Gugliotta, che ho scoperto, per mia grande fortuna, essere appassionato di pirati, per la “messa a punto” della serie devo ringraziare Andrea Materia, che ha fatto uno splendido lavoro di editing, dandomi alcuni suggerimenti davvero azzeccati. JEK VANS esordirà nel terzo numero della nuova rivista della Free-Books, BRAND NEW!, accanto ai nuovi serial di Giovanni Gualdoni. Mi dicono che il progetto è piaciuto anche all’estero. E di questo sono molto contento. Quest’inverno lo porterò ad Angouleme, nel tentativo di mostrarlo agli editori francesi...e vedremo come andrà a finire!

[by Marco Rizzo] [25-11-05]