David Brinkley è stato il più grande supereroe del mondo. Arrivato dal pianeta Cronk, vulnerabile solo alla Cronkite, Brinkley nel suo superalterego fu l’ultimo a ritirarsi dalla carriera di difensore dell’umanità. Ma, alla fine, ha riposto la maschera e ora sono più di dieci anni che nessuno sente parlare di lui, i poteri sembrano spariti e la sua vita è diventata quella di un normale medio borghese americano tutto famiglia e ufficio. Però, quando la sua amata New York precipita nuovamente nel caos e nessun altro può intervenire, il vecchio vigilante dovrà togliere i suoi panni dalla naftalina e darsi da fare per risolvere la situazione.
Non è facile leggere, analizzare e recensire oggi, in maniera oggettiva e senza lasciarsi condizionare dal tempo trascorso, un’opera seminale come Super – l’ultimo eroe (Super-folks in originale), romanzo scritto nel 1977 da Robert Mayer e arrivato in Italia grazie a Kappa Edizioni. In questo trentennio la storia supereroistica è cambiata molto; c’è stato Watchmen, la "Crisi sulle terre infinite", Batman: il ritorno del cavaliere oscuro, Miracleman, Astro City e questo solo per citare alcuni titoli tra i più conosciuti. Non è facile, quindi, leggere questo libro e immaginarsi che, probabilmente, tutto è partito da qui, o ne è stato sicuramente influenzato.
Certo nel 1977 il genere supereroistico aveva già perso la sua innocenza con la morte di Gwen Stacy (Amazing Spider-Man 121 nel 1973) e il pard di Green Arrow era già stato beccato a drogarsi (Green Lantern & Green Arrow 85-86 del 1971) ma non era ancora apparsa un’opera così impietosa, grottesca e che spogliava l’eroe di quell’aurea mitica che pareva pervaderlo fino a Super – l’ultimo eroe.
A leggerlo oggi questo romanzo, riserva poche sorprese dal punto di vista della trama: un supereroe in pensione ritorna al lavoro, incontra difficoltà legate al vivere comune, è pieno di dubbi esistenziali e problemi fisici, tutti i suoi alleati sono morti o scomparsi e il governo macchina astutamente per eliminare quello che dovrebbe essere il suo baluardo di salvezza: solo con queste frasi vengono in mente i titoli citati sopra e film come "Gli Incredibili" dalla Pixar o "Hancock".
Super-folks, però, non è solo questo: in questo libro si distrugge (e, al contempo, si omaggia) tutta la cultura pop anni ’70 e precedente; oltre ai vari supereroi, solo nella prima pagina, si citano: l’assassino di Kennedy a Dallas, Lone Ranger probabilmente ucciso dal partner Tonto, il Dr.Spock di Star Trek che ha contribuito alla morte di Mary Mantra (un’analoga di Mary Marvel… anch’essa data per morta) e Snoopy abbattuto dal barone rosso (!!).
In Super – l’ultimo eroe, quindi, convivono Kojak, Batman, Superman e un Peter Pan omosessuale; l’universo narrativo di origine si amalgama al nostro in un pot-pourri di personaggi legato all’immaginario collettivo (di trent'anni fa, ma non solo). Non è unicamente la figura del superessere ad essere demolita, bensì tutto quel “ben pensare” che, allora, si poteva trovare in ogni opera legata all’intrattenimento, sia essa telefilm, libro o fumetto.
Nel 1977 la golden age dei comics era ormai lontana, la silver age appena terminata, e il fumetto cominciava a rendersi conto dei problemi della società e ad affrontarli in maniera matura. Dell’ingenuità della prima era dei supereroi non v’è traccia, tutto è affrontato in maniera realistica, pur mantenendo i topoi del genere, e l’analisi alla figura del superessere non può che essere impietosa.
Il romanzo è ben scritto e ben tradotto da Matteo Mezzanotte, che riesce a mantenere lo stile caustico e sarcastico di Mayer; non ci si prende mai troppo sul serio e l’impressione che sorge dalla lettura è che l’autore non fosse conscio di star scrivendo l’opera per cui sarebbe stato ricordato negli anni a venire, bensì stesse compiendo un buon esercizio di stile.
A leggerlo come semplice romanzo, Super – l’ultimo eroe, scorre via veloce, diverte, a volte sorprende ma non riserva nulla di nuovo, soprattutto oggi e soprattutto a un navigato lettore di fumetti supereroistici che conosce il genere a menadito. Inoltre il divertimento è sicuramente maggiore se si hanno un po’ di anni sulle spalle (e quindi quella cultura pop, di cui il libro è intriso, si è vissuta sulla propria pelle.)
Dal punto di vista storico, però, questo romanzo rivela non poche sorprese; sorprende, infatti, scoprire che, probabilmente, i temi sviluppati da mostri sacri come Alan Moore, Frank Miller o Grant Morrison (autore dell’introduzione al volume) non fossero solo frutto del genio e dell’inventiva di pochi.
Lungi dal dire che Robert Mayer sia stato la musa ispiratrice degli autori responsabili della decostruzione della figura supereroica, Super – l’ultimo eroe non può che essere la dimostrazione che, evidentemente, i temi e gli argomenti da indagare, e il metodo per farlo, fossero nell’aria e attendessero solo di essere colti nella maniera adeguata.
Mayer, con questo libro, ci riuscì, precorse i tempi ed è bello che Kappa Edizioni, dopo decenni, l’abbia proposto al pubblico italiano che, finalmente, può aggiungere un tassello fondamentale alla storia del genere supereroistico.





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