PROLOGO: Nei
cieli della Terra Selvaggia, Antartide
Si chiamava M’rynda. Nativa del pianeta Z’lyztaya.
Ultima
sopravvissuta del suo mondo, insieme al suo fedele servitore il mezzosangue
mammifero/rettile Zed.
Straniera in terra
straniera, fin da cucciola aveva vissuto al fianco dei terrestri
nell’eccentrica comunità di Revelation,
insieme a suo padre, l’ultimo familiare rimastale.
Poi anche suo padre
era morto.
E lei aveva deciso
di cercare il suo posto fra altra gente.
Fra coloro che poteva chiamare suoi ‘simili’, nonostante le
differenti provenienze.
M’rynda conosceva i Sauridi: nella loro ricerca di
un’altra terra dove prosperare, gli evoluti rettiliani, una sparuta comunità
sopravvissuta a persecuzioni e genocidio, si erano fermati per un breve periodo
a Revelation. E la giovane ‘tayana era rimasta affascinata da quelle creature e
dalla loro determinazione. Le era venuto naturale cercarli per diventare parte
della comunità e in cambio proteggerla al suo meglio. La loro tragedia le
ricordava tanto quella della sua gente.
Fra i suoi doveri,
in quella giornata, c’era stato quello di accompagnare a casa Peter, il figlio
di Nereel, l’Ambasciatrice del Popolo della Cascata.
Aveva fallito
quando l’attacco di un gruppo di Mutati era risultato
nel rapimento di lui.
Era intenzione di M’rynda di dimostrare agli stolti responsabili di quel
crimine che avevano commesso un grosso
errore!
MARVELIT presenta
JUNGLE SAVAGE
Episodio 7 – I segreti di Lemura
“Distanza dal
bersaglio, 02 minuti e 33 secondi,” disse Zed, intento
su una console dell’astronave. Il sauride dalla pelle smeraldina indossava una
specie di via di mezzo fra un costume ed un’armatura
nera e lucida
La giovane
sauriana, intenta a pilotare l’astronave con la sola forza della mente, annuì. “Ottimo. Zed, mi dispiace che tu
debba testare la tua nuova uniforme da battaglia per la prima volta senza prima…”
“Milady, con tutto
il rispetto,” la interruppe il suo navigatore, “sei la
degna figlia di tuo padre, depositaria del suo sapere, e sono sicuro che quanto
hai realizzato con le conoscenze che hai acquisito funzionerà oltre ogni
ragionevole dubbio. Inoltre, questa missione è troppo importante per pensare ad ulteriori collaudi…” All’improvviso, lo
schermo che segnalava la posizione di Peter lanciò un segnale. “Siamo sul
bersaglio.”
E che bersaglio! La città di Lemura si
stendeva come una stupenda collezione di gioielli architettonici dalle bianche
mura intorno ad un grande mare interno.
“Sistemi difensivi?”
chiese M’rynda.
Un attimo dopo, il
cielo fu attraversato da scie di energia!
“Direi che abbiamo
la nostra risposta,” disse la sauriana aliena.
“Dematerializzazione. Modalità di combattimento. Via!”
L’astronave
argentea a forma di ‘T’ scomparve dai cieli un secondo prima di venire centrata da un colpo al plasma!
Palazzo Reale,
Lemura
“E’ stata
distrutta?” chiese la donna seduta sul trono, mentre l’oloschermo mostrava la
sparizione della nave aliena.
“Mi dispiace, Lady Zaladanna,”
rispose la bionda ragazza, vestita solo di un’ampia tunica bianca, da una
finestra dello schermo. “E’ solo scomparsa, probabilmente si è
teletrasportata.”
“Irrilevante,” disse una donna alta, senza capelli, le orecchie a punta,
la pelle di un delicato colore azzurro e gli occhi due pozze nere. “Ascolta le
mie parole, Milady: i tuoi nemici sono già qui, come ti avevo predetto.”
Zaladanna annuì. “E
tu sai quanto io mi fidi delle tue parole, Wise. Per questo ho predisposto un
adeguato…benvenuto ai nostri cari ospiti.”
“Milady,” disse un soldato, entrando con passi pesanti come il
tuono.
Un soldato identico
al mutato quadricipite Barbarus. “Milady,” ripeté,
dopo essersi messo su un ginocchio. “Gli intrusi non sono entrati nel Palazzo
Reale.”
Zaladanna scattò in
piedi. “Cosa!? Cosa vuol
dire?”
“Che sono in città,” disse Wise, imperturbabile. “Non ho mai detto che fossero
entrati nel Palazzo.”
Zaladanna sollevò
una mano improvvisamente crepitante di energia verso la sua precognitiva. “Il
loro obiettivo, allora?”
“È sempre lo stesso:
liberare i prigionieri, esigere il nostro sangue, distruggere Lemura.”
“Possono riuscirci,
veggente?”
“La strada è
divisa. I miei occhi possono vedere solo entro un determinato lasso di tempo, oltre ci sono le nebbie del fato oscuro.”
Zaladanna tornò a
sedersi. “Cosa stanno facendo, adesso?”
“Non posso dirlo:
qualcosa blocca la mia vista sulle loro—“ il colpo di energia che prima
sembrava esserle stato risparmiato la investì in pieno, incenerendola.
“Allora sei inutile,” disse Zaladanna, indifferente. “Faremo alla vecchia
maniera. Barbarus?”
“Milady.”
“Di’
ai Gaza di tenersi pronti. Del resto, è qui che dovranno arrivare quegli
sciocchi... Intanto, passa parola alle pattuglie in città di localizzare gli
intrusi…”
“Una
battuta di caccia non è la mossa migliore,” disse a
quel punto una voce, dall’ombra della soglia.
Zaladanna
si voltò, trovandosi a fissare una robusta gamba coperta di scaglie
arancioni e due occhi verdi malevoli e brillanti. “Pensi di potere fare
di meglio, capo ricercatore?”
“Me
ne dia solo la possibilità, e sistemerò questo…inconveniente senza alcuno
spargimento di sangue.”
Per quanto quella
ciclopica ‘capsula del tempo’ chiamata Terra Selvaggia potesse essere
un’abbondante fonte di sorprese, M’rynda ancora doveva
vedere una città interamente popolata di Devianti.
Un Deviante
fuggiasco della città sottomarina di Lemuria era residente di Revelation,
fuggito per avere osato dare il suo cuore ad un’Eterna
con la quale conviveva felicemente! Ed entrambi erano stati davvero prodighi di informazioni con Solomon Quinn e il Sindaco… Del resto,
un requisito obbligatorio per diventare residenti di quella incredibile
comunità era proprio la completa franchezza sul proprio passato. Se gli
stranieri che per puro caso fossero capitati a Revelation
si scontravano con un muro di misteri, fra i cittadini i misteri
erano banditi…
M’rynda sapeva che si stava muovendo su un territorio
estremamente pericoloso, adesso: se questi Devianti erano anche remotamente
imparentati con quelli dell’originale Lemuria, si trattava di guerrieri feroci
e dai poteri imprevedibili come il loro aspetto. Per fortuna, i dispositivi
psi-bloccanti e stocastici impedivano a telepati e veggenti di localizzarli, ma non
potevano camuffarsi per sempre. Peter si trovava nell’edificio maggiore di quel
posto, e certamente il nemico li stava aspettando proprio lì…
M’rynda aveva sperato di organizzare un piano per
seminare il panico fra la popolazione, attirare l’attenzione altrove, ma questa gente difficilmente si sarebbe
comportata come un branco di umani isterici…
In più, c’era
adesso un nuovo fattore di cui tenere conto: cosa ci faceva una comunità di Devianti nella Terra Selvaggia?
Quello era un popolo di conquistatori, di sicuro non erano lì per una vacanza!
Per ora, lei e Zed,
quest’ultimo ancora nella sua forma rettiliana, non potevano che muoversi per
le strade, mimetizzati in bella vista, i corpi coperti da mantelli
incappucciati rubati da uno stendipanni. Nella folla, potevano passare per dei
Devianti. E se la sicurezza li avesse notati, avrebbero
potuto ricorrere all’invisibilità, e stavano già usando energia per
schermarsi così com’erano…
Proseguirono in
questo modo per quasi un’ora, esplorando, studiando l’ambiente, mentre il
trasmettitore che M’rynda aveva piazzato su Peter
continuava a proiettare nel suo occhio i dati che indicavano che il giovane
mutante era vivo, per ora...anche se non nelle migliori condizioni…
“Oh,” disse Zed. “Mia signora.” Non ebbe bisogno di aggiungere
altro, non ce n’era bisogno.
Il viale che stavano percorrendo terminava su un tempio –una struttura
più antica, nel suo design, di quelle circostanti, realizzata in mattoni color
giada. Antica, ed enorme, come un Pantheon le cui gradinate erano coperte da
una serie di arcate cristalline.
Una statua
troneggiava sull’ingresso, vigile, silenzioso, minaccioso custode dei rituali
del tempio.
La statua di un
mostruoso serpente a sette teste. Un colossale braciere ardeva alla base del
suo corpo, dove le teste si congiungevano, donando ad
ogni capo dalle fauci spalancate l’impressione che fosse vivo e si stesse
muovendo, seguendoti con lo sguardo. La gente che passava affianco
alla statua volgeva ad essa un breve inchino con le mani giunte, e velocemente
si allontanava.
M’rynda non ne era sorpresa: lei stessa si sentiva
come…contaminata al solo vedere quella cosa.
“Mirate la gloria
di Set il Grande,”
disse una voce dietro di loro. Sia M’rynda che Zed
dovettero farsi forza per trattenersi dal voltarsi di scatto. Invece, la
giovane Tayana disse, muovendo solo gli occhi dalle pupille a fessura,
“Sappiamo di questa antica divinità. Non immaginavamo
che vi fosse un suo culto, in questa terra.”
La figura dietro di
loro si avvicinò con passi lenti, ma pesanti. “Questo
perché il suo culto è un segreto che i Devianti intendono mantenere.”
M’rynda non ne era sorpresa: Il Deviante rifugiato aveva
parlato di quel Dio Antico, di come le sue richieste di sacrificio fossero
quasi costate l’esistenza di Lemuria, la perdita inutile di innumerevoli vite
nel corso dei millenni… “Con chi ho il piacere di parlare?”
“Se
per ‘piacere’ intendi il privilegio di conferire con
la più alta mente scientifica di questa località…” il nuovo arrivato si portò
davanti a M’rynda. Il suo corpo era robusto, degno di potersi confrontare col
primo guerriero Khadar, coperto di scaglie arancioni, decorato da una fila di
placche ossee erette lungo la schiena e la coda, trasformata in arma da una
serie di spunzoni. Il suo muso a becco era contorto in un sorriso compiaciuto,
i suoi occhi brillavano di una luce verde. “…Allora sappi che il mio nome è Stegron.”
L’edificio che
fungeva da centro di ricerche scientifiche di Lemura sorgeva a poche decine di
metri dal Palazzo Reale. Si trattava di una struttura ad anello, con un grande
edificio centrale che fungeva da ‘mozzo’, collegato da raggi cristallini alle
pareti interne.
“Non è avvelenato,
miei cari ospiti,” disse Stegron, prendendo la coppa
che si era riempita per primo. “E poi, perdonatemi la franchezza, non
guadagnerei alcunché dalla vostra morte.”
M’rynda e Zed continuarono a fissare le loro bevande
senza toccarle. “Perdonami la franchezza, Stegron, ma che ragioni abbiamo, per
fidarci di te? Hai quasi ucciso la leadership sauride pur di conquistare i
nostri amici. E che tu viva qui non aumenta certo il tuo credito.”
Stegron bevve un
sorso del suo vino. “Siete ancora vivi. Conterà qualcosa, spero.”
M’rynda non poté che trovarsi d’accordo, su questo:
stando a quanto lei e suo padre avevano udito, i Devianti erano formidabili
guerrieri. Erano sopravvissuti alle lunghe guerre contro gli Eterni, erano
sopravvissuti alle estinzioni di massa causate dai Celestiali stessi. Se lei avesse dato retta al proprio istinto e
avesse deciso di combattere contro quel traditore in mezzo alla strada, non
sarebbe sopravvissuta più di pochi minuti in una folla dotata virtualmente dei
più svariati superpoteri…
“Se speri di usarci
come ostaggi…” ribatté lei, lasciando la frase in sospeso.
“Banale. Inefficace. Prevedibile. Inutile. E poi,
onestamente, le mie ambizioni ormai vanno oltre il vostro manipolo, grazie
anche ai miei nuovi benefattori.” Usò il braccio in un
gesto ampio intorno a sé. “Lady Zaladanna e questi Devianti
mi hanno messo a disposizione gli strumenti necessari per creare loro un esercito, e già ora ho una posizione di
potere come mai l’avevo sognata. Presto, l’intera Terra Selvaggia sarà
nostra. E da lì, la estenderemo la nostra influenza al resto del mondo. Posso permettermi di essere paziente.”
La giovane aliena
era perplessa. “Non pensi che noi costituiremmo una minaccia a questi piani?”
“Sinceramente, no.”
Stegron bevve un altro sorso di vino. “I Sauridi desiderano la pace, non sono
venuti qui in cerca di nuovi conflitti. Posso avere
vissuto brevemente con loro, ma so che non si considerano i difensori della
Terra Selvaggia. Fin quando i loro interessi non saranno oggetto
di indebite attenzioni, per loro è ‘vivi e lascia vivere’. Anche sapendo della
mia presenza qui, non rischieranno delle preziose vite per darmi la caccia. Se
non mi credi, puoi chiederlo direttamente a loro.
“Quanto a te, ti
prego: sei qui solo perché non hai altro posto dove andare, ma se
Stegron si alzò in
piedi, subito imitato dai suoi ospiti. “Non preoccuparti di
rispondere subito. Consulta i tuoi amici, resterai
sorpresa. E ora…” Sollevò una mano e schioccò le dita.
La porta scorrevole
dietro di lui si aprì, rivelando due enormi guerrieri Barbarus che reggevano un
inerme Peter per le braccia.
“Non ti preoccupare, mia cara, è solo sedato. Sono un ricercatore,
non un barbaro…a differenza dei miei soggetti.” Ridacchiò.
“Interessanti, vero? Ho sviluppato le conoscenze di
Lady Zaladanna per creare questi efficienti cloni nel numero desiderato.”
Uno dei guerrieri
gettò Peter contro l’aliena. Lei si mantenne a stento in piedi, nel prenderlo,
aiutata poi da Zed a reggerlo. M’rynda disse, “Incluso
Peter, immagino.”
Stegron annuì. “Immagini bene. Un soggetto dal DNA così interessante… Ne
ricaverò degli ottimi esemplari. E’ un peccato che ricadesse sotto la tua
diretta responsabilità, desideravo studiarlo ulteriormente.”
“E per quanto
riguarda gli altri prigionieri?”
“Oh,
loro erano destinati a…un altro settore, fuori dalla mia competenza. Temo che non li rivedrai vivi, con tutta la buona
volontà.” Il suo sguardo andò verso il tempio di Set.
M’rynda capì. Capì, ma non poteva fare altro, ormai. Almeno, questa missione era stata compiuta… “Riferirò le tue parole.
Ma sappi che pagherete per questo.”
Andando via, non
sentì l’uomo-dinosauro sussurrare, “Ci conto.”
Dopo che la porta
si fu chiusa, l’ologramma di Zaladanna apparve al suo fianco. “Sembra che il
tuo piano stia procedendo, dunque.”
Stegron
annuì. “Anche meglio del previsto. Presto, un pezzo per volta, ogni singola
pellemorbida di queste terre sarà al servizio di Lemura.”
La notte stava
iniziando a calare sulla Terra Selvaggia. Il sole artificiale riduceva
gradatamente la sua luminescenza e temperatura fino a quella Lunare. Il ciclo
programmato del sonno e delle attività notturne entrava in funzione, mentre la
nave di Z’lyztaya giungeva al villaggio di Narrada.
“Ha ragione,” disse C’rel, scuotendo mestamente la testa.
Invece di riferire
a voce quanto aveva appreso, M’rynda aveva proiettato
un ologramma ripreso con le microcamere del suo costume.
La giovane aliena
temeva di udire quelle due parole. Sembrava che quello Stegron avesse ragione,
alla fine… “Lady C’rel…” tentò.
Khadar levò una
mano. Lui e la sua consorte sedevano sul duplice trono sopraelevato al centro
della sala delle udienze. “So cosa vuoi dire, ma quel mostro
ha ragione. A dispetto dei nostri reciproci…trascorsi, non possiamo
permetterci il lusso di iniziare un qualsivoglia
conflitto, soprattutto ora che abbiamo la responsabilità di una nuova
generazione.”
“In questo senso,” riprese C’rel, “abbiamo già iniziato i contatti con le
genti confinanti con noi per dichiararci territorio neutrale. Saremo lieti di
accogliere chi ne ha bisogno a patto che sia solo al fine di cure mediche. Per
cautelarci ulteriormente, tuttavia, siamo pronti ad
un’alleanza formale con gli Hauk’ka per il reciproco sostegno, in caso di una minaccia
che dovesse coinvolgerci entrambi. Ma per ora siamo costretti ad ignorare i problemi politici al di fuori del nostro
territorio.”
M’rynda chinò il capo, rassegnata. “Comprendo.
Perdonatemi per questa intromissione nelle vostre decisioni.”
Fece quindi un inchino, si voltò e si allontanò, seguita dal fedele Zed.
Appena furono fuori
dalla sala, la giovane aliena disse, “Credo che abbiamo un problema, amico
mio.”
“Milady..?”
“Comprendo davvero
il punto di vista dei Sauridi, ma questo sviluppo può
dare loro solo problemi. Lemura arriverà loro addosso
come una valanga prima che possano reagire, e se loro non vogliono agire adesso,
lo faremo noi.”
“Al
di là del fatto che temo tu non abbia una strategia precisa in merito, questo
comporterà anche entrare in aperto conflitto con delle disposizioni precise
della leadership.”
“Solo se facessi
ancora parte di questa comunità.”
“M’rynda!”
“Stegron si sbaglia,
se pensa che non mi importa niente di questa gente!
Sbaglia, se pensa che sottovaluti il culto di Set! E tutte le sue armate di
cloni non salveranno Lemura da quello che sta per arrivargli addosso!”