#17

 

 

UNNATURAL EVOLUTION

 

 

- part 1 -

 

di Sergio Gambitt

 

 

 

Montagne Rocciose, Montana.

 

E' una notte silenziosa. Non un gufo vola nella gelida aria della foresta, non un roditore notturno si azzarda a spingere la propria testa fuori dalla tana. Perfino le nuvole, dense e scure ma non minacciose di pioggia, sembrano volersi addensare sopra la luna e le stelle in modo tale da relegare tutta la foresta sottostante ad una vasta massa indefinita ed immobile. L'unica eccezione a tutto questo è il grande complesso di cemento che si erge nella radura centrale, il cui ronzio della recinzione elettrificata assieme ai fari che a tratti illuminano gli interstizi tra gli alberi sembra voler turbare la quiete che regna in tutto il resto del bosco. Ma ecco che la natura vi pone rimedio, ecco che, prima dal terreno e poi dai rami più alti, si insinua una densa e fitta nebbia grigia, che spinta da un invisibile vento ben presto copre interamente la zona. Il bosco torna nuovamente nell'oscurità più completa, e nel silenzio più solenne se non fosse per quel sottile ronzio elettrico di sottofondo. E, a voler proprio stare attenti, per una serie di rumori felpati ed ovattati, una serie di attenti e precisi... passi?

Un paio di stivali dagli affilati tacchi a spillo, grigi e metallici, si fermano davanti la recinzione con un rumore soffuso. Accanto a quelli un altro paio di stivaletti, sempre da donna ma neri, stavolta, e dal tacco più basso e largo. Per ultimi giungono due anfibi neri, dalla larga suola di gomma.

Tempesta si volta verso Shadowcat, le sue pupille completamente bianche mentre mantiene su la copertura naturale offerta dalla nebbia. Shadowcat annuisce ed afferra la sua mano, poi si volta verso Davy Jones e prende per mano anche lui. Quindi muovendosi all'unisono senza far più rumore sull'erba umida, i tre attraversano la recinzione elettrificata passando proprio tra i fitti rombi che la compongono. Una volta dall'altro lato Davy riapre finalmente gli occhi ed espira, non credeva sul serio che ce l'avrebbero fatta. Gli occhi di Shadowcat lo fulminano per il minimo rumore che si è permesso di fare, Tempesta avanza e gli fa una domanda con lo sguardo. Davy indica con il mento un capannone un paio di svolte più avanti.

Da quella parte.

 

 

Chrysler Building, Manhattan.

12 ore prima.

 

“Stephen Reynolds.”

La stanza rimane silenziosa per qualche istante. Shadowcat, Rogue ed Alfiere dimostrano con lo sguardo di non avere idea di chi sia il nome appena citato, Arcangelo guarda con espressione assente la finestrella che dà sul corridoio, la mente altrove, mentre Angel lo scruta cercando qualcosa da dirgli per tirarlo su dopo quanto successo con Psylocke. Cable, Tempesta e Nightcrawler sono i più attenti alle parole di Davy Jones, ma è solo Forge a rispondere:

“Stephen Reynolds? Il creatore e massimo azionista delle Reynolds Industries?”

“Esatto, lui.” Davy fa una breve pausa, quindi continua “C’è lui dietro quello che è successo a Salvation, sono stati i suoi scienziati ad inventare le antenne mutagene che hanno trasformato tutti i cittadini del paese in mutanti. E quel che è peggio è che Salvation era solo la prova generale.”

“Per cosa?” chiede Kitty celando un po’ di apprensione.

“Per quello che ha intenzione di fare con gli interi Stati Uniti… vuole rendere tutta la popolazione americana mutante.”

Un profondo silenzio cala nella sala, diverse le reazioni sui volti di ognuno. Infine è Nightcrawler a spezzarlo chiedendo:

“Ma… perché?”

“Perché è un mutante anche lui.”

“Figurati…” sbotta Rogue, che si zittisce immediatamente dopo per permettere a Davy di continuare.

“Ha sempre tenuto nascoste le proprie capacità, sfruttandole per costruire il proprio impero finanziario, mentre in segreto si occupava della causa mutante aiutando quelli emarginati e cacciati. E’ così che ha trovato me, ed è per questo che mi ha rivelato il suo piano. Stephen ritiene che per come stanno andando avanti le cose prima o poi si finirà a combattere una guerra genetica che lascerà solo vittime, e la soluzione a cui ha lavorato per tutto questo tempo è quella di accelerare l’evoluzione in modo tale che diventino tutti mutanti, tutti uguali. Ma io non ero d’accordo.”

“E per questo ti ha cancellato i blocchi di memoria che lo riguardavano e imprigionato a Salvation.” conclude Alfiere.

Davy annuisce:

“Sì, per lui non faceva differenza dal momento che non sarei stato in grado di ricordare niente che lo riguardasse. Ma non aveva fatto i conti con… voi.” i suoi occhi vanno su Angel, ma tutti pensano immediatamente a Psylocke. Arcangelo l’ha portata solo poche ore prima al C.A.Box, e da allora è sempre rimasta in infermeria senza che trapelasse nessuna notizia sulla sua situazione. Nemmeno Warren ha voluto dire niente, e niente nessuno gli ha chiesto.

“Non capisco perché non ti abbia semplicemente ucciso piuttosto che rischiare.”

Cable, riportando l’attenzione sull’argomento di discussione.

Davy espira, poi:

“Non… non è così facile. Stephen non è cattivo, anzi, è una persona molto pragmatica. Tutto il suo piano, tutto quello che è successo, è nato dalla sua esigenza di salvare il genere mutante, e non farebbe mai del male ad uno della sua stessa specie. Non ucciderebbe mai un mutante.”

“Ah! Per favore…” scatta Arcangelo “Non accetto la morale da chi ha messo a rischio un intero paese ed ha intenzione di farlo con una nazione!”

“Forge…” Tempesta avanza di qualche passo, occhi bianchi ed aspetto marziale “Il ragazzo dice la verità?”

“Ho analizzato il pannello di controllo dell’antenna mutagena che avete portato da Salvation, vi sono presenti dei transistor che la Worthington Enterprises ha costruito in esclusiva per la compagnia di Reynolds, quindi sì, è possibile.”

“E quella non è l’unica antenna presente negli Stati Uniti.” continua Davy “Ora come ora saranno state installate in ogni zona, in modo tale da coprirne tutta l’area. Ve l’ho detto: Salvation era la prova generale, e fra poco andrà in onda la prima.”

Silenzio, di nuovo. Poi, Tempesta:

“Non lo permetteremo.”

 

 

Montagne Rocciose, Montana.

 

"Sono entrati."

Grosse e folte fronde di abete sopra ed intorno a loro, la base di Reynolds visibile da uno spiraglio un paio di centinaia di metri più sotto. Forge siede con le gambe incrociate e la schiena poggiata al massiccio tronco di un albero, le dita a picchiettare sulla tastiera innestata nella pancera della sua armatura, sopra la quale delle animazioni olografiche mostrano tutti gli spostamenti di Tempesta, Shadowcat e Davy Jones all'interno del complesso. Cable è in piedi sopra di lui, a seguire tutta l'operazione con l'interesse del capo. Alfiere è un po' discostato dagli altri, sta guardando il cielo.

"Come procede?"

"Non sembrano esserci complicazioni, finora..." la risposta di Forge a Cable, anche da sotto la sua maschera, giunge velata da un minimo di preoccupazione.

"Sta bene, Forge, è scossa ma non si lascerà distrarre dagli ultimi avvenimenti."

"Difficile da credersi, Cable." Alfiere si volta e li raggiunge "Tempesta ha visto morire uno del suo team, ha ucciso il suo assassino ed è scappata. E quando torna dovremmo semplicemente credere che sia tutto come prima? Sei un telepate, Cable, tu per primo dovresti avere un'idea del motivo del suo comportamento."

"Non mi introdurrei mai nella sua mente senza permesso. E poi, mi ha completamente escluso. Genera costantemente un impulso elettrico che blocca qualsiasi tentativo di intrusione telepatica, anche il più semplice canale di comunicazione..."

"Molto 'normale' da parte sua..." commenta Forge.

"Vi ripeto, ha subito un brutto colpo, ma questo non intaccherà la sua concentrazione durante la missione. Lo so, fidatevi."

"Sono proprio sicuro che la conosci abbastanza bene da poterlo dire..." sussurra sarcasticamente Forge, senza staccare gli occhi dallo schermo olografico.

"Cosa staresti insinuando, Forge? A volte ho come il sospetto che l'unico motivo per cui ci hai accompagnati in missione è controllare Ororo, in fondo non fai nemmeno parte del team."

"Bhe almeno qui c'è qualcuno che si preoccupa per... lei." Forge adesso guarda attraverso le fessure della sua maschera il volto di Cable, sfida nei suoi occhi.

Silenzio, per cinque interi secondi, poi Alfiere:

"Forse Tempesta non è stata l'unica ad essere rimasta segnata dagli ultimi eventi..." e poi, con un tono più calmo "Teniamo tutti a Tempesta, e siamo tutti preoccupati per lei, ma è il nostro capo e dobbiamo rispettare le sue decisioni. Anche quando stabilisce di cedere il proprio posto. Io... mi fido di lei."

"Anche io..." l'ammissione di Cable sembra più forzata che altro.

"Ed io non potrei fare altrimenti." Forge sospira e torna a smanettare sulla tastiera: "Speriamo solo di non sbagliarci..."

 

 

Chrysler Building, Manhattan.

12 ore prima.

 

"Ma è inaccettabile!"

Nightcrawler è scattato in piedi, le braccia poggiate sul tavolo.

"Kurt ti prego di capire, è una situazione di emergenza."

Cable si alza per tentare di calmarlo, Tempesta accanto a lui, algida ed inflessibile. Arcangelo è seduto, ma la sua mente sembra altrove. Forge invece è appoggiato al muro, in un angolo, a scrutare attento il meeting.

"Cosa mi chiedi di capire, mein freund, di autorizzare un'aggressione ad uno degli uomini più famosi d'America senza nemmeno aver tentato altre strade?!"

"Kurt, l'effetto sorpresa..."

"Effetto sorpresa un corno, Cable! Questa è una vera e propria dichiarazione di guerra, e le vittime saranno tutti i mutanti! Ti rendi conto di cosa può significare un'azione di guerriglia da parte nostra in un'atmosfera già notevolmente compromessa da una nazione mutante con a capo Magneto?!"

"E' l'unica soluzione, Kurt. Il ragazzo ha detto che Stephen Reynolds ha tutto pronto, e se Salvation era la prova generale del suo piano allora non aspetterà molto per metterlo in atto. Dobbiamo colpire prima che colpisca lui."

"Il ragazzo ha anche detto che è una persona ragionevole. Forse possiamo... parlargli, convincerlo a..."

"Kurt, siamo realistici... l'approccio intellettuale non funzionerà mai."

"Il fatto che tu sia più a tuo agio con le armi da fuoco che con le parole non significa che siano più adatte a risolvere ogni situazione. Non possiamo permetterci di dare quest'immagine dei mutanti... degli X Men. Non ora. Ororo, ti prego, diglielo tu."

"Cable ha ragione, Nightcrawler."

Le parole di Tempesta gli fanno sgranare gli occhi.

"Ma... Ororo..."

"Ho ceduto a Cable il mio ruolo di leader di questo gruppo perché credo in lui, lo rispetto, e so che sarà capace in ogni momento di fare quello che è necessario. Così come lo credo io voglio che lo creda il resto del team, e nessuno si può permettere di mancargli di rispetto, nemmeno tu."

"Questi sono gli X Men, Ororo, non X Force!"

"Non è X Force, ma nemmeno Excalibur. Non affrontiamo nemici improbabili con un sorriso sulle labbra e la battuta sempre pronta. Non andiamo in giro per il multiverso a salvare il mondo facendo un paio di acrobazie. E' il mondo reale, questo, ed è pieno di scelte difficili. Ed opinabili. Per questo c'è bisogno di una linea di condotta forte, e per questo voglio che sia Cable a guidare gli X Men."

"Questi non sono gli X Men in cui ho sempre creduto io."

"E allora sei libero di andartene. Non ho bisogno di membri dissidenti nel gruppo."

Kurt Wagner, Nightcrawler, stringe i pugni, un milione di risposte nella sua mente una più inopportuna dell'altra. Alla fine semplicemente sbuffa, e voltandosi imbocca la porta sotto lo sguardo freddo di Tempesta.

Cable lo osserva uscire, socchiude la bocca, come per dire qualcosa, ma poi ci ripensa.

Arcangelo è rimasto in silenzio per tutto il tempo, ed ora non aggiunge niente a quanto accaduto. E' successo quel che doveva succedere.

Forge è ancora in piedi nel suo angolo, a braccia conserte. Il suo sguardo si è fatto preoccupato.

 

 

Montagne Rocciose, Montana.

 

I gelidi vapori delle nebbie del nord le circondano completamente il corpo, ma Rogue, in volo sulla foresta, non se ne accorge nemmeno. Non tanto per il costume ermetico studiato per proteggere gli altri dal contatto con la sua pelle, e neanche per l'invulnerabilità che ha rubato in maniera permanete a Miss Marvel anni fa, ma perchè i suoi pensieri sono del tutto altrove. Certo, mentre scarta le cime degli abeti per tenersi abbastanza a bassa quota da non poter essere intercettata da nessun radar aereo tiene sempre presente lo scopo principale della sua missione, quello di monitorare dall'alto la base di Reynolds a cui Davy li ha condotti, ma allo stesso tempo non riesce a non pensare agli ultimi avvenimenti. Alex morto, il cambiamento di Psylocke, una minaccia nuova di zecca, a volte Rogue pensa che la sua vita sia stata scritta da uno sceneggiatore sadico. E... in tutto questo, la sua paura inconscia di toccare gli altri che è tornata nuovamente e prepotentemente all'attacco, nonostante lei stessa sappia e riconosca di aver bisogno di aggrapparsi a qualcosa, o a... qualcuno.

Rogue plana tra gli alberi e raggiunge la piccola radura che hanno stabilito come punto di contatto, atterrando davanti a lui.

"Ehy..." gli dice rimanendo a qualche metro di distanza.

"Ehy..." risponde Alfiere, senza nemmeno provare ad avvicinarsi. I due rinangono in silenzio per un po', poi lui: "Allora, rapporto?"

"Tutto tranquillo, finora, ma non è che abbia potuto vedere molto. La nebbia di Tempesta ha coperto praticamente tutto. Se non la conoscessi bene direi che sta scoprendo il suo lato esibizionista."

"Ognuno reagisce in modi diversi di fronte gli eventi straordinari. Lei ha deciso di chiudersi in sé stessa, e tu come la vivi?"

"Io?" Rogue rimane un attimo a pensare "Come vivo tutti gli altri eventi della mia vita, passandoci attraverso il più velocemente possibile e sperando che niente di tutto quello che mi tocca mi resterà addosso abbastanza a lungo da potermi fare del male."

Un pallido raggio di luna nella radura conclude il discorso.

 

 

Chrysler Building, Manhattan.

12 ore prima.

 

"...i membri dell'ONU hanno intimato il disarmo a Genosha, un plotone di Sentinelle ha già circondato l'isola e c'è grande attesa per il summit tra il leader genoshano Magneto e il genetista Charles Francis Xavier, delegato speciale delle Nazioni Unite che ha shockato tutti dichiarandosi mutante prima dell'incontro..."

-klik-

"-Ehy Joey, hai una strana faccia oggi!- -Sì Billy, ma sai com'è... ho scoperto che quella tipa che mi sono fatto l'altro ieri era una mutante!- -Una mutante, e che poteri aveva?- -Eh... sai com'è... tirava su gli oggetti con la sola forza del pensiero!- AhhAHAHAHah..."

-klik-

"...qui non parliamo di razzismo. Umanità Nuova non ha niente contro persone di colore o religione diversa, o omosessuali. Ognuno ha il diritto di vivere la propria vita come meglio ritiene, e lo Stato ha il dovere di permettere che accada. Ma ogni giorno nel mondo nascono migliaia di nuovi mutanti, persone che un giorno saranno capaci di incenerirci con uno sguardo, o di prendere il controllo dei nostri corpi, e niente tuttora tutela i cittadini contro una minaccia del genere. Chiunque potrebbe essere dotato di poteri spaventosi, e non c'è alcuna garanzia riguardo la pericolosità che questi soggetti rappresentano nei confronti di sé stessi e degli altri..."

-klik-

"...non voglio passare per razzista, Larry, ma consentire l'adozione di un bambino ad una coppia mutante sarebbe come dargli in mano accendino e benzina e dirgli di preparare un bel barbecue..."

KRASH!

Il telecomando lanciato contro il televisore sfonda lo schermo ed interrompe la proiezione, lanciando scintille e piccole fiammelle tutt'attorno.

"Warren non ne sarà proprio contento..."

Rogue entra nella stanza avanzando verso il divano.

"Ha i soldi, quello, se ne può comprare quanti vuole di televisori!"

Kitty è seduta davanti al defunto televisore, un'espressione battagliera nello sguardo.

"Allora organizziamo una spedizione punitiva contro tutti i televisori del C.A.Box, eh? C'è un 24 pollici di là che..."

"Uff... capita l'antifona, Rogue, è solo che mi fa arrabbiare!"

"Cosa?"

"Il mondo! Se passassero più tempo a cercare di conoscere quello di cui stanno parlando prima di spararci a zero su magari la vita non farebbe così schifo!"

"Ma che fine ha fatto la Kitty Pride solare e positiva che conoscevo?"

Kitty porta le mani agli occhi ed espira, quindi, calma adesso:

"Hai ragione, è solo che..."

"Ehm... posso?"

Rogue e Kitty si voltano verso l'ingresso della stanza, dove si trova Davy Jones indeciso se entrare o meno.

"Ma sì dai, raggiungici, uno in più a deprimersi non cambierà molto le cose..." lo invita Kitty dando una pacca sul cuscino del divano accanto a lei.

"Anche perché io me ne sto andando..." dice Rogue "Pensavo di trovare Alfiere, ma qui non è e nella Stanza del Pericolo nemmeno, quindi non ho idea di dove sia finito."

"Di là con i vostri capi di sicuro non è..." risponde Davy "...hanno allontanato tutti prima di cominciare ad urlare tra di loro..."

Rogue e Kitty si guardano stupite in viso, quindi è la seconda a chiedere:

"E che cosa dicevano?"

Davy fa spallucce:

"Non so... ho solo capito che quello che urlava più di tutti ogni tanto parlava in tedesco."

"Nnnf... evviva..." commenta Rogue, e poi, alzandosi "Bhe vado a vedere se Alfiere è nei paraggi... a dopo." ed esce dalla stanza. Il suo posto viene rimpiazzato da Davy, che si siede accanto a Kitty.

"E' un brutto momento?"

"E' un momento come tanti altri..." Kitty chiude gli occhi un attimo, poi si volta verso di lui animata da nuova energia "Allora... dimmi di te."

"Bhe il mio... nome lo sai. Ho diciassette anni e sono danese..."

“Non sembra un nome danese…”

“I miei genitori sono… molto aperti.”

"Ah… comunque la Danimarca deve essere un bel posto. Sono stata in un gruppo europeo per un paio di anni ma non ho avuto occasione di vederla."

"Un gruppo... come gli X Men?"

"Qualcosa del genere."

"Cavolo... Scusa se te lo chiedo, ma quanti anni hai?"

"Diciannove... sono entrata negli X Men che ero piuttosto giovane..."

"E ti chiami?"

"Kitty, Kitty Pride." lei gli porge la mano, lui ricambia il saluto.

"Scusa ma... con tutto questo casino ho avuto modo di conoscere solo quella ragazza bionda... Grace."

"Grace? Grace Worthington? La presunta figlia di Warren?"

"Sì."

"Ma dai... pensa che ancora io non l'ho conosciuta! Ne ho solo sentito parlare da Psylocke, ma ora lei è..."

Davy annuisce, i due rimangono in silenzio per qualche secondo, poi lui:

"Ma la vita è sempre così frenetica da queste parti?"

 

 

Montagne Rocciose, Montana.

 

Nei corridoi grigi della base il silenzio sembra l'unica presenza. Perfino le telecamere appese al muro sono immobili e non emettono un rumore, in modo tale da essere poco rilevabili da eventuali intrusi. Ce n'è una affissa ad un incrocio ad angolo retto tra due corridoi, a filmare tutto quello che avviene in uno dei due bracci, mentre alla fine dell'altro si trova una grossa porta metallica. Niente si muove, tutto è stabile, finché l'angolo sotto la telecamera si sposta in avanti, si deforma, fino ad diventare tre forme ben distinte.

Davy Jones espira silenziosamente, è la prima volta che sperimenta l'intengibilità e ha l'assurda sensazione che gli sia rimasto del cemento nei polmoni.

Shadowcat aspetta che tutti siano fuori e lascia loro le mani, osservando la porta metallica in fondo al corridoio.

Tempesta la fissa ugualmente, e fa per muoversi in quella direzione, quando una mano sul suo addome la ferma. Lei si volta, Davy la avverte con lo sguardo del pericolo e con le dita mima i raggi ad infrarossi che sono sparsi per il corridoio. Tempesta si volta nuovamente verso la porta, e la temperatura precipita. Nebbia comincia a spandersi ai loro piedi, per poi risalire ed occupare interamente il corridoio. Tra le fitte volute di vapore cominciano a predere forma i raggi degli infrarossi. La mente di Tempesta registra ogni loro posizione, quindi si lancia. Salta il primo, rotola su sé stessa per evitare il secondo, si alza e salta di lato superandone due incrociati, ed allo stesso modo oltrepassa tutti gli altri, fino ad arrivare alla fine del corridoio. Lì, si guarda intorno e rileva i tracciati energetici presenti. Un paio di loro conducono ad una cabina interna e nascosta dentro al pannello della parete. Dal gambale Tempesta tira fuori uno stiletto lungo e sottile, e con un colpo secco apre il pannello, quindi introduce lo stiletto e con un altro paio di movimenti il reticolato ad infrarossi sparisce e la porta si apre. Tempesta guarda gli altri, poi imbocca la porta. Shadowcat la segue, Davy dietro di lei.

In alto, sopra di loro, la telecamera si sposta.

 

"Intrusi, Mr. Reynolds."

L'uomo è seduto davanti ad una complessa consolle dalla quale si dipartono decine di periferiche e cavi, alcuni dei quali collegati a spinotti che si aprono sulla sua stessa carne. I suoi occhi sono completamente neri, tranne per delle rappresentazioni di codice binario verdi che vi scorrono sopra, mentre sullo schermo davanti a lui sono proiettate le immagini di Tempesta, Shadowcat e Davy che avanzano per il corridoio. Dietro di lui, Stephen Reynolds, il suo volto per niente contento.

"Zoom su di loro, Net."

L'immagine ha un'improvviso avanzamento. Le teste dei tre, sebbene di spalle, ora sono perfettamente visibili.

"Davy... e quella deve essere Tempesta degli X Men." le sue dita si massaggiano il mento pensose "Non è niente di buono."

Stephen rimane in silenzio per un po', poi:

"Chiama il gruppo."

Gli occhi di Net si fanno per un istante bianchi mentre manda il messaggio.

Stephen Reynolds si volta ed esce dalla stanza.

 

Base militare 'Thomas Jefferson', Michigan.

 

Il sergente Frank Custler, un uomo sulla quarantina alto, dal fisico scolpito e dai capelli rasati a zero, è nel pieno di un'esercitazione con i soldati a lui assegnati, quando l'orologio che porta al polso comincia a suonare e lampeggiare. La sua espressione stoica si fa stranamente corrucciata, e con un gesto chiama uno dei suoi uomini ordinandogli di sovrintendere lui alla continuazione dell'allenamento. Questo annuisce e fa il saluto militare, il sergente si volta ed entra nel suo studio chiudendo la porta dietro di sé. Nello stesso momento il soldato scelto per sostituirlo si rende conto di non sapere alcuni dettagli della missione d'esercitazione e, con tutto il dovuto rispetto, prima bussa e poi apre la porta dell'ufficio del sergente.

Trovandolo vuoto, comincia a chiedersi se questo gli causerà una nota di demerito o no.

 

Cattedrale del Sacro Cuore, Dallas.

 

L'arcivescovo Jeffrey Millian, due occhi vispi da bambino in un viso piuttosto ben tenuto per la sua età che solo i capelli bianchi rivelano, concede la benedizione all'ultimo fedele in cerca di perdono per i suoi peccati. Nonostante il suo rango, infatti, non disdegna i compiti da prelato semplice come quello della confessione. Ora però, vedendo l'uomo camminare verso la fine della Chiesa, viene sorpreso da un bip insistente proveniente dalla sua tasca. Nonostante la sua proverbiale calma, si volta subito verso il confessionale e vi rientra dentro. Quando un prelato suo attendente verrà a cercarlo troverà l'interno del confessionale immerso dalle tenebre, e completamente vuoto.

 

Studi televisivi della CBC, New York.

 

La vita frenetica del giornalismo, gente che scrive, parla, chiama, urla, comanda, e in una stanza la reporter di origini indoamericane Skye High, i capelli lisci neri che scivolano sul suo corpo sinuoso, che sta discutendo con il regista del telegiornale della rete riguardo il montaggio del suo ultimo servizio. Questo, fino a che il suo cercapersone non comincia a squillare insistentemente, con una suoneria che Skye ha associato ad un solo numero. La discussione cade, lei esce dalla stanza e va nel bagno delle donne.

L'apprendista che entrerà dopo di lei si chiederà perché qualcuno abbia dovuto aprire la finestra con il freddo che fa all'esterno.

 

Sede dell'FBI, Washington.

 

L'agente Anne Bullock, capelli a caschetto castani e sguardo professionale, sta sistemando i rapporti degli ultimi due anni negli archivi del suo ufficio, quando l'orologio che porta al polso comincia a squillare. Lei si guarda intorno, assicurandosi di essere completamente sola, ed il secondo dopo non c'è più.

 

Ranch Rubenstein, Ohio.

 

Il senatore democratico Ronald Rubenstein, un gioviale 50enne dal sorriso coinvolgente e carismatico, sta passeggiando tra i suoi capi di bestiame assieme all'uomo che glieli controlla, il quale lo sta aggiornando sulla loro situazione come fa ogni mese, quando sua moglie, una donna sulla cinquantina dall'aspetto bello e nobile, gli fa segno dalla tenuta che la cena è pronta. Ronald le risponde che sta arrivando, ma nello stesso momento il suo orologio inizia ad impazzire e ad emettere un acuto segnale sonoro. Ronald manda avanti il mandriano, pregandogli di avvertire la moglie che impegni urgenti lo portano altrove.

Questa sera, Ronald non mangerà con i suoi familiari.

 

Montagne Rocciose, Colorado.

 

Moran Atlas si toglie gli occhiali e li poggia sulla scrivania, chiudendo il portatile sul quale stava correggendo le bozze del suo ultimo romanzo. Dall'altra stanza, le voci squillanti dei suoi due figli che stanno giocando, mentre l'odore della cena che ha preparato la moglie si sta spandendo in tutta la casa. E' allora che comincia a suonare, prima attutito e poi, una volta che è stato tirato fuori dal cassetto, più squillante. Moran guarda l'orologio come se fosse il contratto che ha stipulato con Satana, quindi si alza ed apre la finestra del suo chalet che dà sul fiume sottostante.

Quando la moglie lo andrà a chiamare per la cena, non troverà nessuno nel suo ufficio.

 

Tribunale di Stato, San Diego.

 

Il giovane avvocato rampante Kyle Francis Sciver raggruppa alla bell'è meglio gli appunti dell'ultimo caso del quale si sta occupando e li ficca nella sua carpetta, di fretta perché già in ritardo per l'appuntamento della serata. Sentire l'orologio che ha al polso squillare però lo blocca immediatamente, una mezza imprecazione esce dalla sua bocca, e quindi estrae il cellulare speciale di cui è stato dotato per quelle occasioni.

Tre minuti dopo il suo contatto è già passato a prenderlo.

 

 

Chrysler Building, Manhattan.

12 ore prima.

 

Il proprio riflesso nel vetro davanti a sé, ma i suoi occhi oltre, Warren Worthington è immobile da almeno una decina di minuti davanti la finestra interna che dà sull'infermeria. Dentro, appoggiato su un letto, il bozzolo nero al cui interno riposa Psylocke, sistemato lì dagli infermieri a seguito dell'infruttuosa analisi dei dottori. Non hanno saputo dirgli niente, non hanno saputo spiegargli perché Psylocke si trova lì, distesa in quella specie di coma cerebrale, a riposare in attesa di non si sa cosa, ma in effetti non è questo il loro campo. Il male di Psylocke riguarda la magia, l'anima, e la medicina riesce a malapena a curare il corpo oggigiorno, figurarsi quello che lo muove. Persino Forge, con la sua esperienza da sciamano, non ha saputo proporre altro che aspettare e vedere cosa uscirà dal bozzolo. .E quindi Warren rimane lì, muto ed immobile, a cercare senza risultato una soluzione per farla tornare da lui, per farla risvegliare, per essere il suo eroe. Ma fino ad allora, il meglio che riesce a fare è fissarla, e chiedersi dove abbia sbagliato.

E non è l'unico che sta fermo a fissare qualcun altro. Dietro, qualche metro più in là, fa capolino dall'angolo di un corridoio un'altra figura, una ragazza bionda, Grace Worthington, Angel, che si sta chiedendo cosa può fare per il padre. Diversi accenni di frasi di condoglianza passano nella sua mente, tutti immediatamente scartati. Alla fine semplicemente avanza verso di lui, ed una volta raggiuntolo gli poggia una mano sulla spalla. Lui, sorpreso, si volta, e la riconosce. La mano di Warren va a coprire quella di Grace, quindi lui si gira di nuovo.

Padre e figlia rimarranno per un po' a guardare Psylocke in coma davanti a loro.

 

 

Montagne Rocciose, Montana.

 

Tempesta, Shadowcat e Davy sono giunti in una grande sala buia, alla cui fine una scaletta porta ad una stanza soppalcata all'interno della quale si intravedono diverse luci. Davy la indica, è quella la centralina della macchina mutagena di Stephen Reynolds. Tempesta fa un passo in avanti, quando le luci si accendono improvvisamente. Rumore di passi alle loro spalle, e presto una dozzina di guardie armate di taser li hanno circondati.

"Arrendetevi, X Men!" urla uno di loro "Gli inibitori per i vostri poteri mutanti sono stati arrivati, siete inermi!"

 

A qualche centinaio di metri di distanza diverse lucine rosse compaiono nello schermo olografico di Forge:

"Soldati! Li hanno circondati!"

"Andiamo!" esclama Alfiere muovendosi verso la base, ma una stretta sul braccio lo ferma. Quando si volta, vede Cable:

"Aspetta... non sono ancora spacciate."

 

Tempesta si volta verso Shadowcat, un accenno di sorriso sbruffone nel volto della seconda.

Quindi, entrambe, si gettano all'attacco.

 

 

Chrysler Building, Manhattan.

12 ore prima.

 

Con gesti rabbiosi, nervosi, le mani a tre dita di Nightcrawler ficcano la sua roba in una borsa. Sull'uscio, la sua amica di sempre Kitty Pride:

"Allora sei proprio deciso a voler andare?" la sua voce è triste, forse anche un po' delusa.

"Ya, Kitten. Sono entrato negli X Men perché credevo in qualcosa, in un sogno di tolleranza e convivenza pacifica, non di lotta armata e di pugno contro pugno. Questi non sono più gli X Men..."

"Ma c'eri quando eravamo considerati criminali dall'opinione pubblica, Kurt, non c'è niente di diverso da allora..."

"Non ero d'accordo allora con la linea di condotta di Tempesta e non lo sono ora, ma la differenza è che adesso non sono più il ragazzino impaurito che ero quando sono entrato negli X Men. Sono cresciuto, ho guidato un team mio, abbiamo combinato qualcosa di buono, e siamo diventati il gruppo supereroistico - supereroistico, non mutante - principale d'Europa. E nessuno qui sembra ricordarsene..."

"Sono tesi, devi capirli..."

"No, Kitten, mi trattavano così anche prima di tutto questo, e continueranno a farlo dopo perché è così che mi vedono. Lo sai anche tu."

Silenzio, qualche istante, quindi, Kitty:

"Ed ora che farai... ?"

Kurt chiude la sua borsa e se la mette a tracolla, per poi giungere di fronte alla sua amica.

"Penso che andrò all'Istituto... con tutto quello che sta succedendo avranno sicuramente bisogno di un paio di mani in più, anche se a tre dita." Kurt si avvicina a lei, le sue mani le cingono le braccia "Vieni con me, ti conosco e so che anche tu stai male per quello che è successo a Tempesta."

"E' vero... ma proprio per questo devo rimanere. Credo... so che la reazione di Tempesta alla morte di Havok è solo una maschera, e che presto esploderà. Devo esserci quando accadrà, per assicurarmi che nessuno ci vada di mezzo. Nemmeno... lei."

Kurt la guarda, poi si avvicina e le poggia le proprie labbra blu sulla fronte. Quando si scosta sussurra:

"Vorrei essere forte come te, gattina, ma non riuscirei ad ottenere niente restando qui..."

"E così i topi abbandonano la nave che affonda..."

Kurt e Kitty si voltano verso la porta, allo stipite della quale è poggiata Rogue.

"Rogue, ascolta..." fa per dire lui avvicinandosi.

"No, non credo ci sia molto da dire. Il giocattolo non funziona più come piaceva a te e tu lo getti via, fine della storia."

"Rogue, ti prego, lasciami spiegare..."

"Vorrei tanto, ma ci hanno appena chiamati per il briefing. Abbiamo una missione da svolgere, noi." Rogue fa per lasciare la stanza, quindi si volta ed aggiunge: "Kitty, vieni?"

Lei guarda Rogue, poi di nuovo Kurt, quindi ancora Rogue:

"Sto arrivando."

Rogue esce dalla stanza, Kitty si volta verso Kurt e:

"Scusami ma..."

"Sì, lo so, devi andare." i due rimangono a guardarsi negli occhi, quindi Kurt la abbraccia forte a sé "Rimani sempre come sei Kitty, rimani sempre come sei."

"Mi mancherai, elfo."

Quando si staccano i loro occhi sono umidi di lacrime, ma nessuna viene versata. Kitty fa un mezzo sorriso, quindi indietreggia e salutandolo con una mano imbocca il corridoio.

Kurt rimane ad osservarla allontanarsi, poi solleva il borsone e va per la sua strada.

 

 

Montagne Rocciose, Montana.

 

Tempesta lascia cadere l'ultimo taser a terra, il suono dello strumento che cozza con l'armatura di una delle guardie risuona cupo nella stanza. Shadowcat si stiracchia le braccia mentre avanza sui corpi delle altre guardie svenute per terra. Davy è semplicemente esterrefatto, mai aveva visto un combattimento tale, due donne muoversi così a loro agio tra uomini che le avrebbero volentieri fatte fuori.

Le dita di Shadowcat che gli schioccano sul viso lo smuovono.

"Allora... è lì?" chiede lei indicando la stanza sul soppalco.

Davy annuisce, ed aggiunge:

"Il centro operativo del dispositivo mutageno."

Shadowcat lo supera, ed assieme a Tempesta comincia ad avviarsi in quella direzione.

 

Un gufo si getta a capofitto da un ramo per evitare il corpo ben più grande di lui che stava per arrivare in picchiata. Rogue sorride, e torna nel cielo sopra gli alberi. Su, sempre più su, verso le stelle, finché, improvvisamente e violentemente, va a sbattere contro qualcosa di solido. Rogue si volta immediatamente, in ogni direzione sembra essere spuntato dal nulla un cubo verde all'interno del quale si trova imprigionata. Ed una voce che non conosce la coglie di sorpresa:

"Inutile dibatterti," è un uomo, in piedi su un cubo verde simile a quello che la imprigiona ma più piccolo, in un costume verde dai dettagli arancioni e dal lungo mantello verde scuro "sono pareti indistruttibili. Cerca solo di non respirare troppo velocemente, l'aria lì dentro non è illimitata." i suoi occhi osservano Rogue che tenta di colpire le pareti del cubo che la imprigiona "E se ti stai chiedendo chi sono... bhe chiamami solo The Cube."

 

"Hanno sconfitto le guardie, e bloccato gli inibitori."

Forge nella radura sta aggiornando gli altri:

"Stanno per disabilitare il sistema operativo del dispositivo."

"Ottimo." dice Cable, quando qualcosa distoglie la sua attenzione. E' solo un fruscio, prima che la creatura gli sia di sopra. Uscendo dai cespugli lo afferra e lo riporta nel fitto della foresta, facendolo scomparire dagli occhi di tutti.

"Endless è piuttosto brusco!" esclama una ragazza in un costume dai dettagli indiani che volando afferra Forge e decolla verso l'alto "Ma a me piace avere più stile!" e lo lascia in aria. Con sua grande sorpresa però, l'armatura di Forge reagisce da sola chiudendo il portatile sull'addome ed attivando i razzi sulla schiena.

"Grosso errore, piccola." dire Forge raggiungendola alla sua quota "Com'è che devo chiamarti, a proposito?"

Lei, per nulla turbata, si alza sopra di lui e lo scarta, raggiungendolo alle spalle ad una velocità impressionante. Nelle sue mani compaiono due piccoli stiletti, che pianta con forza alla base dei razzi della sua armatura. Quindi, tenendolo in alto, si avvicina alla sua nuca e gli sussurra: "Princess." e lo lascia.

Forge precipita nel vuoto.

Giù, intanto, Alfiere si trova davanti un ragazzo, che sembra nudo a prima vista, tranne per un lembo di seta che mosso da venti invisibili gli copre qualche zona del corpo percorso da volute di fumo bianche.

"Identificati." gli intima Alfiere puntandogli la pistola alla fronte.

"Chi sono... la questione è relativa. Puoi chiamarmi Venus-as-a-boy, ma vedi, posso essere qualsiasi cosa tu voglia. Uomo, donna, o tutto quello che le tue fantasie più nascoste desiderano..."

Il suo corpo comincia a cambiare mentre avanza, prima in una donna africana dai capelli bianchi, poi in un ragazzo cinese, quindi in una Venere dalla lunga chioma rossa. In tutto questo Alfiere è come bloccato, la sua pistola tremola, il braccio si abbassa. Nel momento in cui lui lo raggiunge, Alfiere è completamente in suo potere. Le sue dita affusolate gli prendono il mento, mentre sussurra:

"Mmm... dolce."

 

Una scia arancione passa loro davanti, bloccandoli. Delle mani fuoriescono dall'ombra sotto i suoi piedi, e tirano Shadowcat nel pavimento, mentre una voce potente e virile fa voltare Tempesta e Davy. Dietro di loro, un uomo in un costume arancione e viola coperto parzialmente da un giubbotto militare, ed una donna in un costume degli stessi colori i cui contorni sembrano tremolanti.

"Sergeant Prime e Speed," si presenta l'uomo "e non possiamo permettervi di fare un altro passo."

 

 

Continua...

 

Next: gli X Men contro Stephen Reynolds!