PROLOGO: La storia si ripete solo a scapito di chi sceglie di ignorarla.

 

Nel vecchio calendario, almeno quello più diffuso sulla Terra, correva il 1 Gennaio dell’Anno Domini 1940. Ancora una volta, l’umanità stava marciando decisa verso il baratro di un conflitto, conflitto che avrebbe precipitato il pianeta verso un declino senza precedenti, durante e dopo il grande spargimento di sangue.

Nessuno, sulla Terra, poteva fare qualcosa: i super-esseri, fossero essi mutanti, maghi, alieni o grandi menti…tutti erano impotenti, a loro volta divisi in fazioni e comunque insufficientemente forti o determinati per influenzare il corso della storia. Loro avrebbero combattuto, certo, campioni della luce e delle tenebre…ma non avrebbero potuto aiutare l’Uomo a salvarsi da sé stesso.

Fu allora che intervennero gli Dei. Gli Dei antichi, coloro che furono scalzati dai loro stessi adoratori in favore del monoteismo, coloro che da secoli su secoli si erano limitati da allora ad osservare i progressi dell’umanità, agendo attraverso i pochi fedeli rimasti, mai rivelandosi…

Gli Dei decisero che l’Uomo, nella sua arroganza incontrollata, stava fallendo il proprio compito di gestore del mondo e delle sue forze.

Gli Dei si manifestarono. Mettendo da parte le proprie differenze, ed i propri complotti intestini, essi fermarono ogni conflitto, che fosse combattuto con i cannoni o con le lance. Schiacciarono i simboli di una fede dai piedi d’argilla, e nessun fulmine dall’Alto cadde su di loro. Riplasmarono il mondo, portarono fertilità dove c’era il deserto delle deforestazioni, annientarono i complessi industriali venefici, facendoli diventare polvere. Non ebbero bisogno di uccidere chi ancora sceglieva di ignorarli: lo fecero i loro nuovi fedeli, che finalmente potevano contare su una presenza concreta in risposta alle loro preghiere.

La civiltà dell’avidità e della paura crollò in pochi mesi, e il nuovo ordine fu dominato dalla magia. Madre Gaea, la Natura, non era più un rivale o qualcosa da cui fuggire, o da dominare, bensì una compagna di cui avere cura.

I cambiamenti si susseguirono veloci. Gli Dei seguivano quotidianamente gli affari dei mortali, togliendo loro non il libero arbitrio, ma la possibilità di abusarne per la rovina dei loro simili o del mondo che abitavano. I super-esseri erano la voce degli Dei, e la loro attività non si limitava alla vigilanza, o alla prevenzione delle minacce speciali. Loro contribuivano attivamente, eseguendo capillarmente le nuove leggi.

Poi, la scienza fece il suo ritorno. In una forma nuova, capace di sposare la magia, ora si chiamava Mistec. E da quel momento, lo sviluppo dell’Uomo divenne esplosivo, portandolo addirittura fuori dalla Madre Terra, in cerca di nuove avventure, nuove risorse naturali, nuovi spazi da domare. E i pianeti dove gli Dei non avevano influenza divennero il nuovo ‘West’.

I super-esseri furono parte integrante di questi processi di espansione. Soprattutto delle guerre.

 

La Prima Guerra Interplanetaria coinvolse le colonie di Marte e le stazioni spaziali nella fascia degli asteroidi. I Marziani volevano detenere l’esclusiva sui preziosi minerali della fascia, per essere in grado di ricattare l’economia terrestre. O, meglio, quella porzione dei Marziani che vennero chiamati Separazionisti, coloro che desideravano creare una federazione planetaria indipendente, slegata da ogni vincolo legale o morale con la Terra.

Le battaglie furono combattute con la nuda tecnologia, e con la magia derivata dalla scintilla vitale dei protagonisti. Gli Dei erano impotenti, in virtù del Patto di Sarajevo, e poterono solo guardare; e proteggere la Terra e la Luna da ogni tentativo di coinvolgimento.

Le sorti del conflitto furono decise quando si scoprì che i Separazionisti stavano agendo per uno scopo preciso ben diverso da quello ufficialmente annunciato: ripristinare il monoteismo, renderlo il culto dominante in tutto il Sistema Solare, ed infine, nuovamente, sulla Terra. A quel punto, non solo tutti i loro sponsor sulla Terra svanirono come neve all’inferno, ma gli stessi Marziani che avevano negli occhi la libera avventura economica si ritirarono senza esitazioni.

I Separazionisti rimasero improvvisamente senza nuovi mezzi, senza iniezioni economiche, senza nuove leve. La sconfitta fu risolta nella famosa Battaglia dei Cinque Giorni.

 

Quello che seguì, per gli sconfitti, fu in un certo senso peggio della morte. Sulla Terra, sarebbero stati condannati ad una vasta scelta di Inferni. Su Marte, nessuno li voleva: i coloni erano già stati marchiati a fuoco dall’infamia, e non desideravano neppure la presenza dei fanatici, non importa quali legami avessero con loro condiviso fino a poco tempo prima. Esiliarli come schiavi sulla fascia asteroidale? Neanche se fossero stati lobotomizzati e riprogrammati. La fiducia, per loro, era morta.

La decisione finale non era economica, ma fu l’unica universalmente accettata. Anzi, con quella decisione, non solo si sarebbe tenuta lontana per sempre la minaccia di nuovi fanatismi, ma si poteva efficacemente gestire qualunque criminale senza lederne i diritti civili. Perché, se Loro, i reietti, desideravano tanto potere fare quello che volevano, senza altra restrizione che i confini della loro prigione, allora la loro prigione sarebbe stata un mondo intero dove prosperare ma da cui non sarebbero potuti fuggire…

 

 

MARVELIT presenta

di Valerio Pastore

 

SYSTEM FORCE /1

MISSIONE ALL’INFERNO - INCONTRO CON I DEMONI (Parte 2 di 4)

 

 

Inutile negarlo: era tutta un’altra cosa, quando c’era di mezzo la tecnologia. Il teletrasporto era divertente, magari (be’, diciamo sempre) un po’ disorientante, quando era un mistico, o un super-essere, ad effettuarlo.

Quando ci si metteva di mezzo la tecnologia, era roba da farti rivoltare lo stomaco. Era inevitabile, chiedersi se, dopo il tremendo bagliore bianco che ti riempiva gli occhi, l’annuncio della tua ricostruzione alla fine del percorso, un solo evento casuale non ti aveva trasformato qualche cellula in una micromassa tumorale…

Ma erano pensieri che, in quel momento, erano lontani anni luce dalla mente di Darryl Chaney-Croix, ovvero Forger, agente della squadra colloquialmente chiamata System Force.

Il giovane, ed anche il più recente acquisto del gruppo, aveva occhi e testa solo per l’immane sfera grigio/azzurra e striata di nero, sospesa sopra di lui attraverso l’oblò della navetta. L’atmosfera del pianeta Venere era bellissima a vedersi, un unico manto nuvoloso in perenne tempesta, striato da fulmini la cui potenza la Terra non avrebbe mai vantato. Un manto nuvoloso che, fino a prima del Grande Cambiamento, rifletteva una luce che suggeriva un mondo ancora ospitale, piacevole…Non un inferno a 90 atmosfere di pressione al suolo, con temperature talmente elevate da fondere il piombo, e, soprattutto, un’atmosfera di biossido di carbonio misto ad acido solforico…

Una mano coperta di bianca pelliccia gli si posò sulla spalla, facendolo trasalire. “Fa il suo bell’effetto, vero?”

Forger trasalì, e si voltò di scatto, per incontrare lo sguardo del capobranco –cioè, del capogruppo. Insomma, gli veniva ancora, di sbagliarsi; in fondo, Sun era un lupo. Un neomano, cioè discendente di una stirpe di quattrozampe ‘evoluti’ artificialmente da Herbert Wyndham…

Forger scosse la testa. “Um, sì, è…bello, davvero bello, sì.”

“Te lo dico io, capo, è un caso perso,” disse un vocione allegro dietro di loro. Il vocione del pilota, Stonecut, un uomo trasformato dai raggi cosmici in una massiccia, eppure elegante, creatura interamente fatta di roccia. “Digli ‘lo voglio’, che i confetti ce li mettiamo noi!”

Alla risata di Stone, Forger arrossì fino alla punta dei piedi. Sun si schiarì la gola, ma prima che potesse parlare, un segnale d’allarme risuonò per la navetta!

Ogni facezia subito dimenticata, Danny Grimm fu il primo a reagire, analizzando i dati sulla consolle. “Gente, non ci crederete mai: rilevo attività anomala…sulla superficie, fuori da Inferno. Per la precisione, sull’altopiano centrale di Ishtar Terra.”

Sun non chiese conferma o altro: conosceva quell’uomo, e si fidava di lui senza riserve. Attivò il comunicatore da polso senza indugio. “Signori, abbiamo un problema inaspettato sulla superficie. Ci piaccia o no, dobbiamo dividerci. Vapor, Wartask, Stonecut, Red Spot, Deep-10, Farside, Nemesi: voi indagherete sulle coordinate che ‘Cut vi darà. Sapete cosa fare: l’importante è farla finita alla svelta. L’uso di forza letale è autorizzato. In caso di ostaggi, almeno siate gentili abbastanza da garantire una morte il più rapida possibile. Chiudo.”

Ordini crudeli, ma solo in apparenza. Considerando chi erano i prigionieri, togliere loro ogni più piccola possibilità di evasione era un dovere assoluto. Qui non si parlava di persone prigioniere per correzione, in attesa di una seconda possibilità. Qui si parlava di mostri sociali, esseri che, di fronte all’evidenza dei benefici del nuovo ordine, avevano deciso di fare prevalere le ragioni di pochi corrotti ed avidi sul benessere di tutti; gente che non aveva esitato a riportare l’ombra della barbarie in nome della mera arroganza e dell’antropocentrismo più fanatico…

“Non capisco una cosa,” disse Forger, mentre prendeva posto insieme ad altri sei suoi camerati: Sun, Solstice, Atlas, Ringmaster, Thunderbird e Cloud. “Che minaccia potrebbe mai costituire un gruppo di vecchi? Voglio dire, sono passati almeno 30 anni, dalla fine della GI, e…” Fu interrotto dal lieve sobbalzo che annunciò il distacco della capsula. Un attimo dopo, partirono i propulsori; la spinta fu assorbita dagli smorzatori inerziali, e si avvertì solo un leggero rollio, mentre le nuvole si avvicinavano minacciose.

Con la coda dell’occhio, Forger vide lo scintillio della seconda capsula. Lì stavano gli altri sette componenti della Force, con la pantera nera Nemesi al comando. Quattordici elementi, una squadra che aveva fronteggiato e vinte minacce di quelle toste! Le possibilità di prenderle da qualche migliaio di fanatici disarmati e stagionati erano pressoché nulle, qualunque fosse la natura della crisi…

In quel momento, le nuvole avvolsero la capsula. Poi, ci furono le fiamme dell’attrito. L’atmosfera Venusiana era talmente densa che le stesse meteoriti, che sulla Terra avrebbero causato non pochi danni, qui esplodevano in aria, lasciando sul terreno delle belle ‘corone’ a testimonianza. Gli smorzatori fecero il loro dovere, trasformando gli scossoni in energia elettrica da accumulare nelle batterie.

Alla fine, le nuvole si aprirono, e il gruppo di Sun vide dal vivo, per la prima volta nella loro vita, la città di Inferno. Situata fra le montagne di Aphrodite Terra, Inferno era un complesso sistema di cupole geodetiche, che dall’alto, a prima vista, sembravano tanti pancakes, cioè i tipici grappoli di vulcani simili a tortine. Ogni cupola era minata in modo tale che le cariche, le cui posizioni erano note solo ai Controllori, esplodendo, causassero il collasso immediato della struttura, eliminando in un colpo solo tutti i suoi abitanti…

 

Ogni cupola presentava un tunnel che permetteva l’ingresso e l’uscita di piccoli veicoli, solo piccoli, ed uno alla volta. Un portello si aprì, e la capsula entrò nel tunnel foderato di adamantio. Se ci fosse stata un’alterazione dello stesso, o una sostituzione, il tunnel sarebbe crollato in quel momento.

La capsula si arrestò, fluttuando sui propulsori, all’interno di una camera stagna. Il portello si chiuse, ed iniziò la decompressione. A processo ultimato, una luce verde si accese sopra il portello di fronte alla capsula, il portello si aprì, e i guardiani del Sistema Solare entrarono.

“Parla il Controllore-Capo. Benvenuti, signori. Avete l’autorizzazione all’atterraggio.”

La voce umana rassicurò Forger, e non solo lui. La sensazione di essere stati attirati in una trappola era a dir poco fortissima, eppure tutto suggeriva che nulla fosse cambiato, a Inferno. I Controllori vigilavano come sempre…

La capsula atterrò sulla piattaforma dedicata, in cima al palazzo dei Controllori, posto su una collina artificiale al centro della città. Altresì, il palazzo fungeva da colonna portante della cupola. Distruggerlo sarebbe stato un suicidio bello e buono.

Il portello si aprì, e i sette super-eroi uscirono velocemente. Non appena l’ultimo di loro ebbe messo piede fuori, la capsula si richiuse. A quel punto, guidata dal computer, decollò ed abbandonò Inferno lungo il tunnel da cui era venuta. Le procedure esigevano che ai Demoni non venisse lasciato neppure per caso un veicolo per abbandonare la loro prigione…

Passarono alcuni secondi, che, secondo le regole, dovevano dare all’obbligatoria scorta armata il tempo di prepararsi ad eventuali sorprese. Poi, nel pavimento, si aprì uno sportello scorrevole e, sollevato da una piattaforma, arrivò il Controllore-Capo. Come i suoi sottoposti, era un uomo enorme, massiccio, dotato di un esoscheletro/armatura. Il volto era coperto da una visiera di cristallo a specchio, completamente riflettente…

I sette spalancarono gli occhi, in ben altro sentimento che la soddisfazione.

Perché il Controllore non era da solo. Accanto a lui stava un uomo, che un Controllore non era! Era un gigante di tre metri di altezza, longilineo, vestito con un ricco abito fatto di una camicia bianca piena di merletti, coperta da un gilet azzurro, il torace attraversato diagonalmente da una fascia che si andava ad unire alla larga cintura dei pantaloni di pelle bruna. La stessa fascia che teneva su l’ampio mantello scarlatto dai bordi neri.

“Vi vedo sorpresi, signori,” disse l’uomo, con una voce gentile, quasi femminile. Il suo volto era incorniciato da una folta chioma bionda, e le sue iridi erano di un grigio così chiaro da sembrare accese di luce propria. Ed era un volto giovane. “Credo che i miei carcerieri non ci abbiano presentato: io sono Lucifero.”

 

La capsula atterrò nel mezzo di una depressione. Nonostante i venti negli strati alti dell’atmosfera potessero arrivare a 300 Km/h, al suolo c’era una quasi calma -escludendo il resto delle condizioni ambientali, naturalmente.

 

“Non me lo dire: non c’è più traccia dell’attività anomala,” disse Farside.

Stonecut osservò la consolle che, dal momento in cui avevano toccato terra, aveva deciso di tacere. Scosse la testa, mentre armeggiava con dei comandi. “Segnale completamente andato. Tutto è in ordine, ma…”

“Perché non ammetti di avere avuto un’allucinazione?” Lo interruppe Red Spot, con un sibilo irritato. “Raggiungiamo gli altri, piuttosto.”

“Le allucinazioni le avrai tu,” replicò l’essere roccioso. “Ti consiglio di ficc…”

Guardate!” all’avvertimento di Vapor, tutti e sette guardarono fuori dall’oblò. La densità atmosferica e la pressione creavano un singolare effetto di curvatura. Sembrava di osservare il mondo attraverso uno spioncino… “Guardare che?” chiese Farside. “L’unica fauna in questo posto di schifo sono le rocce.”

“C’era del movimento…” si difese la ragazza inglese, per quanto era difficile che ci fosse qualcosa di vivo, su quel letale pianeta….

Prima che la cosa potesse degenerare in un’altra perdita di tempo in discussioni, Nemesi, seduta accanto a Deep-10 che faceva da pilota, attivò dei comandi. “Se Vapor ha visto qualcosa, la videocamera deve averla vista a sua volta…ecco, è sul video…Oh!”

L’ammutolimento fu generale: quella che scorse sullo schermo era decisamente un’ombra. Procedeva veloce, come se l’ambiente le facesse un baffo. Le sue forme erano basicamente umane, ma ingobbita, gli arti superiori più lunghi da quelli che ci si aspetterebbe in un uomo…

Gli eroi guardarono la cosa uscire dalla visuale, e solo allora loro uscirono dal trance. Nemesi bestemmiò -dilettante! Farsi sorprendere in quel modo!- e riportò il video all’inizio. Dovevano zoomare ed analizzare quella…

Il video partì, ma non mostrò proprio un bel niente. La zona dove l’’ombra’ era passata era priva di qualunque forma di vita o in movimento. Solo il maledetto deserto incandescente ed acido.

“E’ ufficiale,” disse Stonecut, “questo pianeta mi da i brividi.”

“Magia..?” fece Deep-10, incredulo, rispecchiando lo stesso pensiero degli altri. La magia non era materialmente possibile, su quel pianeta. Non c’erano maghi, fra i Demoni. Tutti i tomi di magia e di mistec erano strettamente proibiti…

“Red Spot,” disse Nemesi, “voglio una ricognizione completa dell’area.”

“Hai,” disse il dragone antropomorfo, inchinandosi brevemente. Si avviò alla camera stagna…

“NO!” il grido di Vapor lo gelò un attimo prima di aprire il portello. Si voltò a guardare…e gli sfuggì un sibilo.

Attraverso lo schermo, il parabrezza, gli oblò…Adesso, quegli esseri erano ovunque l’occhio andasse. Non si muovevano, stavano lì, creature scimmiesche dalle carni scarlatte come il sangue, grandi occhi neri, malevoli, e bocche zannute improntate ad un ghigno tremendo, fisso. E i loro crani si aprivano in ampie placche simili a corna.

La capsula era circondata.

 

Se i sensi tradizionali potevano mentire od essere ingannati, la vista ad ampio spettro di Sun non mentiva: Lucifero, quale che fosse stata la sua origine, era indubbiamente umano, e non presentava nel corpo le nanounità dei Controllori.

L’analisi aveva richiesto il tempo necessario a Lucifero per presentarsi. Subito dopo, il lupo bianco tese il braccio ed emise una scarica di puro plasma solare, attraverso l’interfaccia dimensionale che lo collegava alla stella-madre del Sistema Solare. Gas energizzato, ad una temperatura e pressione sufficienti a vaporizzare un corpo umano senza lasciare tracce.

Forger aveva appena visto il braccio muoversi. Istintivamente, generò una barriera di plasma solido per difendere sé stesso e gli altri dal mostruoso calore…E fece appena in tempo.

Lucifero fu investito in pieno…e non gli successe niente! I suoi capelli ed il mantello si mossero come sotto una fresca brezza, mentre il plasma si infrangeva contro di lui come uno spruzzo d’acqua contro la roccia.

“Hmm, corroborante,” disse l’uomo, a flusso cessato, e si ravviò un boccolo che non era neppure strinato.

Dire che gli eroi fossero sorpresi sarebbe stato un bell’understatement. Perché c’erano due sole ragioni per una simile assurdità: la prima, una forma di suggestione ipnotica.

La seconda, magia!

“Non c’è bisogno di essere un telepate,” disse Lucifero, “per comprendere che avete capito…Ebbene sì, abbiamo trovato un…hobby, in questi anni. O, meglio, io l’ho trovato.” Sorrise, e in quel sorriso c’era l’essenza del male.

I guardiani lo videro fare un cenno all’indirizzo del Controllore-Capo. Videro l’uomo sollevare un braccio verso di loro, spalancando la mano, rivelando le unità palmari Stark a raggi repulsori. Lucifero si chinò sul poveretto, accarezzandogli la nuca e le spalle. “Il tuo padrone ti comanda di uccidere i guerrieri della System Force, Controllore-Capo.”

E lo schiavo obbedì alla mielata voce senza esitare. Il colpo che lanciò era sufficiente a demolire un palazzo –o a provocare un danno serio alla cupola. Intercettarlo, assorbirlo senza deviarlo, non era un’opzione, e Ringmaster rispose adeguatamente: l’orso bruno generò un anello che fungeva da portale interdimensionale, e lasciò che la scarica si esaurisse da qualche parte nella Zona Negativa.

L’attimo successivo, Ringmaster generò una serie di anelli costrittori attorno alla sfortunata pedina, immobilizzandola senza scampo.

Lucifero annuì. “Sono ammirato, guerrieri: avete compreso che, uccidendo degli innocenti, potreste scatenare un processo irreversibile ed a noi favorevole…Anche se vi renderete conto che è solo questione di tempo, prima che ciò succeda. Senza la vostra preziosa navetta, siete intrappolati qui, e avrete contro tutti…E come se non bastasse, i vostri compagni sono lontani, ignari di questo…protocollo.”

*!*

Purtroppo, l’implicazione era fin troppo chiara. Sun fece per comunicare con gli altri guardiani…solo per scoprire che il suo apparecchio era, a tutti gli effetti, isolato. Solo statiche risposero all’apertura del canale.

“Uh, capo..?”

Il lupo seguì lo sguardo di Forger, verso l’alto.

E la System Force si scoprì circondata dai Controllori. E tutti stavano puntando i repulsori su di loro…

 

“Inutile. I comandi non rispondono, siamo inchiodati a terra!”

 

Le creature, all’unisono, piegarono all’indietro le loro teste…Poi le fecero scattare in avanti, come molle. Dai loro crani partirono viluppi simili a tentacoli. Con quei tentacoli, avvolsero la capsula…e la fecero a pezzi. L’atmosfera venusiana stritolò il relitto e bruciò all’istante tutto quello che stava dentro. Missione compiuta…

O no? Nessun grido di agonia si era levato, nell’ultimo, breve istante di vita dell’equipaggio. Non si vedevano ossa carbonizzate…

Qualcosa passò fra le loro fila. Qualcosa di molto veloce e molto tagliente, perché un attimo dopo i corpi di sei delle creature si divisero in due. Il sangue bollì ed evaporò all’istante, i corpi furono polverizzati dalla pressione.

Altro sangue stava evaporando altrettanto velocemente, sulle ali affilate di Red Spot! Sospeso sopra le teste delle creature, il drago dalle scaglie oro e scarlatte sorrise. “Carina l’idea…ma nessuno vi ha detto che posso vivere nelle profondità di Giove stesso, vero? Per me, quest’atmosfera e temperatura sono del tutto irrilevanti.” E, a provare ciò, fece un tuffo ad ali spiegate.

I mostri fecero scattare i loro tentacoli…ma dovettero fare i conti con una serie di esplosioni, che li sbalzarono dal terreno, dove non li fecero a pezzi!

I sopravvissuti si voltarono a guardare verso Deep-10, che stava avanzando verso di loro. L’uomo si muoveva agilmente, nella sua massiccia armatura concepita per muoversi fino a 1.200 atmosfere, cioè quelle presenti alla profondità della terribile Fossa delle Marianne sulla Terra.

Dietro il Giapponese, stavano gli altri cinque agenti. Tutti, in un modo o nelll’altro immuni alle condizioni ambientali.

Nemesi proiettò un colpo gravitazionale, interfacciandosi con il buco nero in cui era stata trasformata a fini industriali la stella omonima, e ridusse una delle creature a meno di poltiglia molecolare. L’ultimo sopravvissuto non fece neppure in tempo a filarsela: Farside gli apparve alle spalle, e lo afferrò con una mano. La Greca era stata benedetta dal dio Plutone in persona, niente poteva ucciderla. E, mentre la tecnologia le aveva dato il potere del teletrasporto, il dio le aveva dato il potere del tocco della morte. Potere che poteva usare a vari livelli, dall’uccidere allo scombinare i processi biologici alla base della vita. E se queste creature erano figlie della magia, una scossetta le avrebbe rese inno… “Cosa?”

Sotto i suoi esterrefatti occhi, la creatura, urlando il proprio terrore, si trasformò in un essere umano! L’istante successivo, giusto il tempo di vedere che si trattava appena di un ragazzo, quell’umano fu consumato integralmente dall’ambiente. Di lui, rimasero solo frammenti d’osso.

Vapor e gli altri videro che lo stesso destino aveva interessato i rimanenti esseri. Uno sbuffo di fumo e di fiamme, e scheletri a pezzi sostituirono i corpi scarlatti…Poi, solo il suono del vento…

“Perché ho la sensazione che ci siamo ficcati in un casino peggiore di quello appena passato?” fece Stonecut, guardandosi intorno.

Nemesi annuì. Era una trappola, e fatta non per uccidere loro! “Farside, portaci via da…Nrgh!”

La terra sotto i piedi della System Force tremò! Un fenomeno sismico di una violenza tale da permettere agli agenti di restare a malapena in piedi. Dapprima, poiché in fondo il pianeta possedeva una propria attività geologica, gli agenti pensarono ad, sperarono in, uno sfortunato evento naturale…

Speranza che durò poco. Il suolo si aprì in crepe orrende, poi una voce si fece udire sopra ogni altra cosa. Una voce grondante il più malevolo trionfo, una voce che fece tremare i presenti fin nell’anima. “Il sangue innocente è stato versato! Venga il mio Regno, e splenda il Sole del Male sulla debole luce del Bene, ora e per sempre!”

La System Force vide l’orizzonte del pianeta prendere fuoco. Un fuoco che, in altissime colonne, perforò l’atmosfera, creando vortici di fiamme ed acido, bellissimi quanto letali…

E, in mezzo alle fiamme, apparve la malefica figura del loro signore.

“Così parla Mefisto!