PROLOGO: Sistema Solare di Sol. Anno 63 Nuova Era (Calendario Unificato).

 

DESTINATARIO:

Renard Clarouge Da l’Eau II

Strada Wyndham 77

G34e22 THERIAS

REGNO INDIPENDENTE DI WUNDAGORE

C1 - Terra

 

Carissimo Renard (spero che tuo padre mi perdonerà la vistosa assenza dei tuoi titoli),

 

Ti scrivo la presente da neo-acquisito membro delle Forze di Difesa Interplanetaria, Divisione Forze Speciali, I Corpo d’Esplorazione e Attacco Multiambientale. Insomma, sono finalmente un membro della System Force! Scusami la grafia tremolante, ma reggere la penna sembra un’impresa, tanta è l’emozione!

Sono arrivato a questo punto dopo una vita di addestramento di quello tosto…e meno male che c’era solo quello. Una cosa bisogna dirla, del centro di addestramento dei nostri alleati, a Doomsdadt: lì, se sei in gamba, non guardano al fatto che tu sia un Neomano, o un mannaro, o un mutante o…Ma ci siamo capiti, vero? Nella Federazione Latveriana conta il talento, e Sua Maestà Von Doom I ci ha fatto un discorso molto galvanizzante in merito. Il solo vincitore del corso non sarebbe stato un raccomandato, e meno che mai un ‘fortunato’. ‘Chiunque può nascere mutante, o sviluppare superpoteri per i casi più fortuiti, o comprarseli,’ ha detto il giorno della presentazione dei candidati ‘ma per diventare un guardiano della sicurezza della Terra e delle sue colonie bisogna essere i migliori, dedicati fino alla morte ed oltre. Qui non si “prova” a riuscire, si riesce!’ Ahh, mi è venuto quasi da applaudirlo…

Sto divagando di nuovo, vero? Dunque, che dire? Ho sviluppato questi poteri correlati ad Hefesto, sai il cosiddetto pianeta (parolone!) più vicino al Sole. Adesso posso fabbricarti un forno (solo in plasma) per la pizza in meno di un minuto netto J…Anche se, a dire il vero, avrei tanta tanta voglia di creare un’arma per affettare i miei istruttori. Riconoscente o no, credo che il loro sadismo vada ripagato, un giorno. Jean Crisdoll, il mio compagno di stanza di cui ti ho parlato, ricordi?, è solo uno dei 5 morti durante l’addestramento, era un bravo ragazzo, degno figlio del Commonwealth…Ma, almeno, sapeva come tutti noi a cosa andava incontro…

L’orologio mi dice che fra poco è ora di pappa, e qui si impara ad apprezzare gli orari precisi…e tu ne sai qualcosa, vero? Perciò devo essere breve. Ti saprò dire qualcosa di più dopo avere assaggiato un po’ di vita da super-eroe.

Come va lì da te? Spero che finalmente siano stati revocati tutti i permessi di ingresso ai fondamentalisti della Chiesa Umanista…Per Feronia, che antiquati rompiscatole! Proprio non la mandano giù, che il loro invisibile Dio senzanome sia stato scalzato dal Grande Ritorno, eh? Dammi retta, siete troppo generosi: certe idee dovrebbero circolare solo sotto la supervisione di una buona guardia armata…E non fare quella faccia! Senza gli Dei a proteggere il lavoro di Re Wyndham, oggi i Neomani sarebbero ridotti a servi , o costretti a nascondersi o peggio, non sarebbero mai esistiti, e noi due non ci saremmo mai incontrati…

Perdonami lo sfogo, luce del mio cuore. Mi manchi davvero tanto, e la mia licenza sembra lontana come Nemesi stessa. Almeno, ho il tuo olo a consolarmi: grazie per avere trovato il tempo di registrarti (ma dove lo hai fatto? Se si viene a sapere di certe pose, ti sbattono in cella a pane e zecche per un anno!)…Tuo padre ti tiene sotto torchio, ma lo capisco; essere nobili di nascita non è facile.

Sei sempre un bel volpacchiotto, sai? Spero che non ti venga chiesto di intervenire per rimuovere quei buffi anelli neri sulla coda. Io trovo che ti donino…Oh, e se ti venisse in mente di sposarti con una femmina (ick!) almeno abbi la bontà di avvertirmi…Anche prima della Nuova Era, c’era questa tendenza a considerare il soldato lontano come un soldato morto (devo dirti dove mi sto toccando?)

Sappi che qualunque cosa succeda, io ci tengo ancora  a sposare te e ad adottare una nidiata -almeno, avrò una paga che potrà permettermelo.

Il segnale della cena! Scusa la grafia ‘volante’. Giusto il tempo di dirti che ti amo e ti penso, e che la carta batte qualunque altro mezzo, per fare una lettera.

Yap yap! (sì, tuo padre mi odierà)

 

DARRYL CHAINEY-CROIX

Agente ‘FORGER [II]’

c/o Distaccamento 33-CA-di

FDI-DFS/CESAM

 

PS - Te l’ho già detto che Destino, dal vivo, *e* un bell’uomo davvero? Scommetto che anche tu hai pensato che sia un vero spreco vederlo sposato con quella Valeria, anche se sono tutti d’accordo che è una donna eccezionale…

 

 

MARVELIT presenta

 di Valerio Pastore

 

SYSTEM FORCE /1

MISSIONE ALL’INFERNO - INTRODUZIONI (Parte 1 di 4)

 

 

‘Distaccamento 33-CA-di’, insieme ad una nutrita serie di coordinate spaziali, vuol dire, in sintesi, Distaccamento n.33, Cintura Asteroidale, (asteroide) dionisio.

Dionisio è uno dei più grandi della sua categoria, e la Stark Enterprises lo ha trasformato, insieme a diversi altri, in una fortezza di prim’ordine. Grazie al genio di Anthony Stark, degno erede della tradizione di suo padre, ed alle risorse della consociata Mys-Tech Unlimited, l’intera cintura asteroidale era stata trasformata in un efficace sistema di sorveglianza a protezione dei pianeti interni del Sistema Solare…Una misura che si era resa all’unanimità necessaria dopo il primo tentativo di invasione da parte degli alieni Kree. Ironia della sorte, la minaccia dei Kree, fondamentalisti nel chiedere la distruzione della Terra come causa di possibili squilibri galattici per la sua altissima concentrazione di super-esseri, era stata risolta da loro stessi…Per la precisione, durante un recente conflitto con gli aviani Shi’Ar, in cui una super-arma sfuggita al loro controllo aveva letteralmente distrutto l’intera galassia Kree.

Ma lo spazio era ancora ostile ai Terrestri. Gli Skrull, ora la nuova superpotenza spaziale, rappresentavano un altro ramo dell’intolleranza. La Terra aveva respinto la minaccia di Galactus annientando il suo araldo, il Silver Surfer, e questo, ironicamente, era diventato ulteriore motivo di timore. Gli Shi’Ar mantenevano una posizione neutrale, preferendo aspettare ed osservare a distanza. A tale scopo, era stata aperta un’Ambasciata del Consiglio di Sicurezza Intergalattico gestita dai pacifici Kymelliani, la cui natura di studiosi avrebbe garantito rapporti imparziali sulla tecnologia ed i poteri dei Terrestri e dei loro Dei.

Naturalmente, l’Ambasciata non era in grado di impedire ad una forza aliena ostile di infiltrarsi sulla Terra o su una delle sue colonie. La System Force ovviava a questa ‘mancanza’…o, perlomeno, scovava gli infiltrati, e inoltre vigilava in generale sulla sicurezza interna minacciata dai problemi ‘speciali’…

 

Forger, umano, Canadese, 22 anni di entusiasmo che neppure l’accademia militare, alla quale era iscritto fin dai suoi 7 anni, era riuscito a smorzare, arrivò con un fiatone da cane da slitta dopo l’Iditarod all’ingresso alla sala mensa. Il guaio -se così lo si poteva chiamare- di fare parte di un gruppo, specialmente di un supergruppo, era che il cameratismo era una regola non scritta. Sicuramente, lui ci sarebbe arrivato a sentirlo nel sangue dopo la prima missione -almeno così avevano giurato tutti gli istruttori- ma per ora, gli veniva solo da bestemmiare per non potersi servire in camera sua…

*Eep!* le porte scorrevoli si erano aperte al suo passaggio…e fece praticamente un frontale con uno dei suoi commilitoni! Per la precisione, il giovane ebbe appena il tempo di vedere un colossale fondoschiena codato, prima di un impatto che mandò entrambi a terra, in un’orgia di un qualche tipo di alimento ammazzafegato, bevande torcibudella e condimenti molto grassi -roba che richiedeva un fisico potente, per essere ingerita & digerita.

Il fisico di un neomano, di un drago, per la precisione, alto 2 metri e mezzo: l’agente Red Spot. Le sue scaglie oro e scarlatte, normalmente belle a vedersi, erano un impiastro per giunta puzzolente. Una ciotola era stata infilzata da una delle sue aguzze corna (la sinistra), mentre il bicchiere pendeva dall’altra (quella destra). Il vassoio si era infilato fra le ali ripiegate, e la barbetta del mento era delicatamente adagiata contro i resti della zuppa nel piatto. Stava tamburellando il pavimento con le dita di una mano, e non sembrava esattamente felice. In compenso, risatine si levavano da tutta la tavolata, composta sia del personale in pausa che degli altri dodici agenti della System Force.

Forger, che con l’altro piatto in testa aveva un’aria vagamente cinese, non fosse che i cinesi sono gialli e lui era rosso come un peperone dall’imbarazzo, si mise in ginocchio ed iniziò a togliere le stoviglie di dosso al suo compagno. “Io…Chiedo…” come voleva morire fulminato da Zeus in persona, lì e subito.

In risposta, Red Spot si passò una lingua serpentina sul muso. Continuò a non dire niente.

“Dammi retta,” disse una voce dai tavoli. “Ci sono modi migliori di chiedere un appuntamento, novizio!”

Il ragazzo si voltò a guardare verso il vocione, ed incontrò lo sguardo di un umanoide la cui carne era un’ordinata disposizione di placche granitiche. Sembrava assurdo che avesse bisogno di un’armatura, visto che Stonecut era lui stesso un’armatura ambulante…Bisognava solo conoscere il suo dossier, per sapere che l’armatura manteneva la coerenza fisica di ‘cut, quando questi usava il suo potere al massimo.

Era giocoforza che in quel dossier, che ogni agente doveva imparare fino all’ultima virgola, ci fosse tutto, dettagli intimi inclusi -il concetto di privacy diventava alieno, in un corpo speciale con le responsabilità della SF. Per tale ragione, Forger arrossì fino al midollo, a quello stentoreo commento che udirono fin fuori dalla sala mensa.

Forger finì di togliere stoviglie di dosso al drago antropomorfo. La creatura si alzò in piedi, il più massiccio degli agenti, eppure dotato di un’innata, ingannevole eleganza. Era un vanesio, e odiava fare figuracce in pubblico.

Forger si ritrovò sollevato per il collare della sua armatura da un solo dito del suo collega, che poteva agevolmente muoversi nella superficie di Giove. “Facciamo così, pelleliscia. Tu prova ad avvicinarti a me nelle prossime 24 ore, e dovranno cercarsi un terzo Forger. Chiaro?” Aveva parlato con voce vellutata, sorriso amichevole, e occhi assassini.

Forger annuì, deglutendo -e non sapeva quanto gli fosse andata bene.

Spot uscì dalla sala mormorando imprecazioni a fil di sibilo.

“Figliolo,” rise un altro agente, “questa meritava una foto ricordo! In tuo onore, pasteggerai col migliore di quest’assembramento di mammolette!”

Forger andò dove sedeva Wartask. Questi era un ‘Sandwalker’, detto comunemente ‘Sabbiatore’, una creatura concepita nei laboratori terrestri, e sviluppata e cresciuta nelle sabbie di Marte. I coloni umani erano sopravvissuti alle insospettate insidie del pianeta grazie ai Sabbiatori.

Wartask era una rarità fra le rarità: era un mutante. Il ‘Fattore X’, teoricamente, non avrebbe dovuto manifestarsi fra queste creature concepite per la massima stabilità genetica, ma era successo: e così, questa creatura rettiliana, dalle scaglie color sabbia, capace di adattarsi tanto all’ambiente Marziano ancora selvaggio quanto a quello Terrestre, si era mostrata capace di adattarsi a tutto. Riflessi fotografici, mimesi totale, tempi di risposta  0. Era insieme il sogno bagnato di tutti i biologi ed allo stesso tempo motivo di terrore per i Terrestri che sapevano la verità -un simile risultato era stato senza dubbio catalogato e valutato dai Celestiali, il cui rappresentante Ashema registrava fedelmente ogni novità dal mondo delle ‘loro’ creature…

Forger si mise seduto davanti a Wartask. “Non credo di avere ancora molto appetito…Ho combinato un casino, vero?”

Task sibilò, divertito. “Imparerai a non farci caso più di tanto, pulcino. Se proprio ci tieni, fai di questi scherzi una volta al mese…Una sola, mi raccomando,” e strizzò l’occhio. “C’è chi ha provato a farlo più spesso, e…” voltò la testa, quasi mettendosi a urlare. “Ehi, Farside, cos’è che ti aveva fatto per quello scherzo dello yogurt?”

Rispose una donna con indosso un costume bianco con guanti, stivali e cintura neri. I suoi capelli erano corti e neri, con una frangia ‘a scala’ che le copriva un occhio solo. L’altro grigio come il ferro, a quelle parole, mandò lampi. “Preferirei non parlarne, lingua biforcuta. Sono ancora convinta che sia stato tu, a dirglielo.” Lo disse con un tono di voce calmissimo, ma riuscì lo stesso a fare tacere metà delle conversazioni.

Forger ignorò la risata di Wartask. Era sinceramente perplesso…Va bene il cameratismo, si disse, ma qui si facevano battute speciste che se ci provava a dirle lui, all’accademia, stava ancora a scontare la penalità in cella di rigore..!

“E’ una sensazione comune, ci siamo passati tutti.”

Sobbalzò, e quasi gli andò il cuore in gola -niente privacy, niente privacy! Va tutto bene, niente privacy!

“Non ho letto nella tua mente, se è questo che ti preoccupa,” disse il lupo sedendosi accanto a lui. Indossava lo stretto necessario di un costume -vale a dire shorts bianchi bordati d’oro, canottiera dello stesso colore lunga solo fino allo sterno ed aderentissima, bracciali d’oro alle caviglie, ai polsi ed alla coda -accorgimenti estetici per tenere la folta pelliccia bianca in ordine…Anche se ci si aspettava che in un ambiente delicato come un habitat spaziale il pelo fosse stato geneticamente modificato per restare ben saldo nella pelle.

Il lupo mostrava un sorriso rassicurante. Estese una zampa, in cui la mano di Forger sparì subito. “Sono Sun, e come avrai intuito,” indicò con il muso il riquadro olografico, all’altezza del cuore, che lo classificava, “sono il teamleader. Lei,” e indicò, sempre col muso, una femmina di pantera nera, elegante e dagli occhi come smeraldi, così bella, che Forger fu, per un momento, tentato di cambiar sponda. Indossava un costume bianco e nero, identico nel taglio e nel  disegno a quello di Sun.

La voce del lupo lo scosse dalle fantasticherie. “Lei è Nemesi, vicecomandante. Quando uno dei due non fosse disponibile, ci si rivolge all’altro.

“Comunque, tornando a noi, giusto per mettere le cose in chiaro, no, non ti ho letto la mente. Diciamo che certe cose si comprendono, dopo la sesta o settima volta…Avresti dovuto vedere com’ero pedante le prime volte. Credo che sulla Terra stiano ancora ridendo all’indignazione che trasudava dai miei rapporti.”

“Oh. Bene…Uhh, credo di dovere and…”

Sun fece ‘no-no’ con la testa. “Per cominciare, devi mangiare. Red Spot può permettersi di saltare un pasto, tu no, soprattutto perché devi abituarti a venire qui per una sola cosa, essenzialmente. La timidezza passerà presto, e potrai affrontarla meglio a stomaco pieno. Puoi ordinare da qui, se preferisci.”

Forger osservò la tastiera luminosa davanti a lui -in effetti, aveva fame…Poi, con la coda dell’occhio, vide gli sguardi semidivertiti degli altri agenti…Ma al diavolo, va’! e digitò l’ordine. In accademia, il pasto non arrivava mai ai tavoli.

Nell’attesa delle portate, il giovane osservò gli altri:

Ø      Solstice, per il pianeta Mercurio. Padrona del calore che arroventava quel pianeta come del gelo spaziale che lo mordeva di notte.

Ø      Vapor, bella come Afrodite in persona, ma letale come l’atmosfera di Venere che rappresentava.

Ø      Atlas, l’Uomo Topografico, incarnazione vivente della madre Terra, in virtù di un dono di Gaea stessa. Chiaramente, solo la socialità poteva spingere in quella sala uno che non aveva materialmente fame!

Ø      Ringmaster…non proprio originalissimo come nom-de-plume, ma non era stato certo quell’orso bruno a scegliere un’armatura capace di generare anelli a più funzioni. C’era anche da dire che l’originale Saturno si era fermamente opposto a venire rappresentato in nome e poteri da un mortale…

Ø      Thunderbird, per il pianeta ed il mito di Urano. Inumano del Regno Libero di Attilan. Ossa cave, ali estendibili, e poteri energetici. Snob da fare paura…ma era anche un tratto di quella gente, che, ad onor del vero, si era battuta contro i futuri Umanisti per l’eguaglianza delle specie, uguaglianza la cui Carta era stata firmata dal padre di Freccia Nera in persona.

Ø      Deep-10, l’unico biodroide del gruppo. Un tempo umano, a causa di un incidente era stato costretto a trapiantare alcune parti di sé in un corpo adatto a reggere le profondità oceaniche. Nello spazio, una simile corazza era a dir poco invincibile.

Ø      Cloud, in omaggio alla famosa Nube di Oort, un neomano-ghepardo, una cometa vivente, letteralmente, capace di esplodere all’impatto.

Forger si sentiva a disagio -erano tutti veterani, e il suo predecessore li aveva salvati sacrificando la propria vita senza pensarci su due volte…Sarebbe stato lui, Darryl Chaney-Croix, degno del nome che portava?

La zaffata di cibo che gli assalì le narici lo aiutò altresì a mettere da parte quelle domande, in favore delle esigenze di uno stomaco brontolante.

Quasi il robot non ebbe il tempo di servirlo, che lui si buttò sui tre piatti super-speziati -sulla cui qualità non c’era dubbio, almeno a giudicare dal modo in cui Sun arricciò il sensibile naso.

Per tutta la durata del pasto, gli occhi del ragazzo passarono dal cibo al lupo con una tale frequenza che si sarebbe potuto pensare ad una curiosa crisi epilettica dei suddetti -cavolo, il capo era carino! Cos’è che era? Un mannaro del Popolo…No! Un neomano, ora si ricordava il dossier: il figlio del primo lupo evoluto da Wyndham. Quella specie aveva la leadership nel DNA. Erano anche casti, fedeli…chissà se era libero..? PensaaRenardPensaaRenardPensa* meccanicamente, il giovane iniziò a mangiare così in fretta che quasi non si  vedeva il cibo passare dal piatto alla bocca -Dio, e se aveva annusato che lavoro stavano facendo i suoi ormoni..?

Su quel pensiero, a Forger venne da deglutire…e si strozzò con l’ultimo boccone. Cambiò colore: rosa, rosso, verde, viola dopofunebre…poi, si decise a mandare giù con una sorsata da ½ litro. Restò lì, col fiato corto, oramai sul rosso fisso…

“Ora che hai finito, vorrei vedere come te la cavi dal vivo.” Sun si alzò. Ora la sua voce era intonata solo per il lavoro. Niente domande, solo pronta obbedienza. “Seguimi.”

 

Si trovavano ora al centro di una stanza spoglia, un cubo perfetto di pareti lisce e senza appigli.

‘Palestra’ era un termine generico, sopravvissuto per consuetudine -del resto, la sua funzione era rimasta invariata, nonostante le migliore tecniche apportate da Xavier e Richards.

Senza contare che ‘Stanza del Pericolo’ restava un nome…sinistro. I media lo avevano forgiato in fretta, così come quello di System Force, ed aveva attecchito -a dire il vero, i media avevano avuto non poca influenza durante la Nuova Era…I Tedeschi del Demokratische Reich, detentori dei primi, veri canali di informazione per le masse, gestivano a tuttora un monopolio invincibile sull’informazione globale...

“La prima cosa che devi imparare,” la voce di Sun interruppe le considerazioni di Forger, “E’ che nessuno qui si aspetta che tu ti comporti come il tuo predecessore. Lui arrivò a sacrificare la sua vita non solo per noi, ma per il mondo intero…Ma è vero anche, col senno di poi, che non doveva arrivare a tanto.

“Eravamo più giovani, inesperti. La System Force esisteva da appena un anno, e non avevamo mai affrontato difficoltà di ordine cosmico come Silver Surfer. Il peggio che ci fosse capitato erano gruppi terroristi isolati, e supercriminali con manie di grandezza; eravamo dei pacieri, non dei veri guerrieri. Diamine, il Worldwatch aveva risolto situazioni più pericolose, ed operava solo sulla Terra.

“Surfer, in cerca di pianeti ricchi di vita per il suo padrone, Galactus, fu il primo, vero confronto. Ci buttammo a testa bassa, nonostante tutti gli avvertimenti del Dott. Richards…” il resto era storia nota. Silver Surfer aveva ridotto tutti a dir poco male, con una facilità irrisoria. Forger, l’unico ancora capace di muoversi, si era frapposto fra l’angelo sterminatore ed i suoi compagni. Ancora oggi, i media riproponevano il filmato di una battaglia  senza speranza, in cui l’araldo faceva a pezzi il coraggioso Cinese, un pezzo alla volta, mentre, in sottofondo, nell’alta atmosfera, senza essere disturbato dagli altri super-esseri, Galactus si preparava a divorare la Terra.

Il miracolo era avvenuto all’ultimo istante. Un moribondo Forger aveva deciso di esercitare l’ultima opzione. Approfittando di una pausa nell’attacco di Surfer, si era gettato contro di lui…ed aveva mandato in sovraccarico l’Estrattore Dimensionale Richards…

“Brillò come una stella,” disse Sun,

Forger e Surfer furono consumati completamente…Ma non solo Galactus fu distratto dai suoi intenti, gli Dei stessi si manifestarono al Divoratore di Mondi, in rispetto dell’eroismo dei loro protetti. E per quanto lui potesse essere potente, non poteva batterli tutti insieme. Affamato e debole, non aveva avuto altra scelta che giurare di non avvicinarsi più alla Terra.

“Nessuno si aspetta che tu sia come lui, Darryl,” continuò il lupo. “Ma tutti ci aspettiamo che tu sia pronto a fare la scelta giusta, all’estremo sacrificio. Soprattutto, devi essere pronto a sapere applicare le tue conoscenze nel modo giusto. Come ora!”

Forger non si accorse nemmeno del pugno saturo di energia, che gli arrivò addosso come il Marine Express lanciato a tutta manetta. Avvertì solo un gran dolore, e percepì a malapena di stare volando all’indietro. La simulazione era entrata già in azione, e l’eroe si ritrovò ad attraversare due muri, prima di terminare il volo contro una parete più massiccia. L’armatura aveva attutito l’impatto, ma non più di tanto.

“Andiamo male,” disse Sun, che già brillava di energia; la pelliccia agitata dalla corrente statica raddoppiava le sue dimensioni. Non c’era nulla di amichevole, nella sua espressione. “Ti sto dando concedendo preziosi, e te ne stai lì a cercare di raccapezzarti?” Sollevò una mano.

Forger si vide arrivare addosso una scarica di plasma solare puro, 1.500°C. A quelle temperature, il ferro viene vaporizzato.

Il giovane ebbe appena il tempo di erigere uno scudo triangolare, che gli permise di deflettere il colpo in due direzioni diverse. Sfortunatamente, lo scudo non proteggeva il pavimento sotto di lui!

Sun lo osservò precipitare nel cratere appena creato. Scosse la testa. “Patetico. L’accademia Latveriana è stata seriamente sopravvaluta*?*”

Il pavimento esplose sotto di lui! Forger emerse, con uno zaino a razzo fatto di plasma coerente.

“Prima regola della sorpresa,” disse il giovane, materializzando una coppia di mazze ferrate. “Saperla sfruttare!” e lanciò le armi, una dopo l’altra.

Sun fu colpito da entrambe, alla testa ed al ventre, e fu sbattuto a terra.

Fu una vista sufficiente perché Forger lanciasse un’imprecazione -che cavolo gli era preso? Quello era il suo capo, non un “yargh!”

Fu colpito in pieno da una nuova raffica, da un Sun in ginocchio, ma illeso. “Regola 44/a7 del capitolo ‘Possessione di un alleato’. Non uccidere, non esitare, non temere. E tu hai esitato e temuto.” Saltò, e con quel solo salto coprì la distanza fra sé stesso e Forger. Poi, lo avvinghiò per la gola, trattenendolo da dietro. “Ora sei nella stessa situazione del tuo predecessore. Cosa fai?”

Il dolore era insopportabile. Il collare non avrebbe retto a lungo. Se al posto di Sun ci fosse stato un nemico spietato, sarebbe morto…Ma Surfer aveva esitato, e tanto era bastato per l’ultima mossa…

Forger II fece la scelta giusta. Generò due lame curve di plasma coerente sul dorso delle mani, e anziché cercare di liberare il collo, le mise ai fianchi di Sun. Sun, nonostante i suoi poteri, non era fatto di energia, e la carica elettrica del plasma lo investì come un torrente! Sun si accasciò, stordito, e le lame di Forger furono a 1mm dalla gola impellicciata.

“Bang, sei morto,” disse il giovane, ansimando.

Sun, la lingua penzoloni, sorrise. “Molto meglio…Sì, sei stato addestrato bene…”

“Capisco la lezione,” disse Forger, che fece sparire le lame, per poi offrire la mano al lupo. “Ma non era necessario che tu mi attaccassi. So dare il massimo contro il nemico, e ho studiato bene le soluzioni alternative a una battaglia contro Surfer. Ha fatto scuola, in fondo.”

Sun accettò volentieri di farsi aiutare a rialzarsi -per i Sette Abissi, il ragazzo sapeva farci, se stuzzicato a dovere! “Volevo solo essere sicuro. L’ambiente accademico non sarà mai duro come la vita reale e le sue sorprese, non importa quanto tosto l’addestramento. Ricorda, la sorpresa è l’arma che…*ruff?*”

I bioimpianti di comunicazione posti nei loro crani lanciarono un segnale di allarme. In un attimo, negli occhi dei due eroi apparve un volto umano molto stilizzato, asessuato, senza alcun tratto particolare che non fosse l’anatomia basica. Il volto fluttuava come fosse stato una sorta di miraggio. Agenti, abbiamo una segnalazione con priorità AA1. Massima priorità, valeva a dire minaccia per ogni abitante del Sistema Solare. Il rapporto, ‘for your eyes only’, doveva essere visionato nella sala riunioni. Subito!

 

L’oloschermo mostrava una zona del pianeta Venere. Una porzione di Afrodite Terra, per la precisione.

Tanto gli Agenti quanto il Capitano di Divisione Fabio Shinker, loro diretto superiore, unico non-super presente a quella riunione, conoscevano quella porzione. Lì si trovava Inferno: un nome molto contrastante con quello del continente, ma molto adatto per la sua natura…

Il segnale è durato 0.3 secondi, stava dicendo l’intelligenza artificiale, una mera interfaccia del sistema neurale Watchman che collegava la Terra e le sue colonie in una rete informativa senza pari. Dopo la cessazione del segnale, le autorità custodi hanno personalmente assicurato che si è trattato di un problema tecnico del quale hanno inviato scheda di segnalazione e manutenzione.

“Carina come idea,” disse Deep-10, con un risolino sarcastico. “Peccato che un guasto ai circuiti legati al Pulsante del Panico non sia qualcosa di rapida individuazione…anzi, un guasto, in questo caso, è addirittura impossibile.”

Nessuno commentò, in merito. Takato Jima se ne intendeva, in fatto di ridondanze -era stata proprio la mancanza fatale di una ridondanza, a condannarlo a vivere con un corpo meccanico…

“E loro non possono non saperlo,” commentò Wartask, sibilando il proprio interesse. “Quindi, qualcuno ha voluto attirare l’attenzione…Ma a che fine?”

“Due possibilità,” intervenne Shinker, spegnendo l’ologramma e mettendosi di fronte agli agenti. L’uomo, capelli neri, occhi neri, mento squadrato, possedeva tutta la forza fisica e la prestanza di un Uomo di Erskine, o un Superior, come li aveva battezzati il padre del ‘Progetto Rinascita’…quando ancora si credeva che ci sarebbe stata una Seconda Guerra Mondiale. Shinker, nonostante il trattamento, era una mezza cartuccia di fronte all’assembramento di eroi…E ancora, tuttavia, riusciva a tenerli buoni con un’occhiataccia.

“Prima possibilità: loro sono riusciti a prendere il controllo dei sistemi di contenimento di Inferno, ma in qualche modo l’allarme è scattato, e loro ci hanno mostrato la scusa preparata da tempo proprio per una simile eventualità. Ma regge poco, perché sanno che noi interverremo almeno per dare un’occhiata.

Seconda possibilità: l’allarme è stato lanciato dagli stessi Controllori, che hanno simulato una situazione per attirare la nostra attenzione. Forse per allertarci discretamente su una crisi in corso. Un tentativo di evasione, se vogliamo.

Personalmente, credo più in questa possibilità: ha senso, e dovrebbe tenere buoni loro, se questi credono davvero che ci beviamo la panzana del guasto. Ed essendo loro quello che sono, credo che sì, siano così stupidi.” Risatine sommesse dal gruppo.

Shinker si batté un pugno nel palmo dell’altra mano. “Signori, tattica classica di avvicinamento: a voi l’onore di aprire le danze, a noi l’onere di salvarvi le chiappe se qualcuno scazza. Domande? Obiezioni? Tanto non intendo ascoltarle: loro devono restare a Inferno, punto e basta. E ora, muoviamoci!”