PROLOGO: Centro Ecologico della Multicorp, Divisione bio-potenziamento, New Jersey.

 

Il laboratorio, un tempo, era un piccolo centro di meraviglie elettroniche sperimentali. L’alba di un’era sembrava essere nata qui, qualche anno fa.

Di quell’era erano rimasti i ricordi, come i frammenti di un sogno sbiadito. L’alta tecnologia era scomparsa, c’erano solo le pareti nude. Nessun animale era ospitato nelle gabbie e nelle vasche. Erano rimasti un paio di terminal computer, scollegati e spenti, e ormai pietosamente obsoleti.

Sotto il cono di luce di una lampadina nuda, in mezzo a quella desolazione, stava un uomo. Indossava una camicia azzurra con le maniche arrotolate, black jeans sbiaditi alle ginocchia, e scarpe da ginnastica economiche. I suoi capelli, color miele come la barba lunga, erano raccolti in una coda di cavallo, e gli anni trascorsi ancora non avevano lasciato segni su di essi, o sulla pelle.

Gli occhi di quest’uomo, gli occhi di Randall Pierce, erano il solo indizio delle sue sofferenze.

Un tempo, Randall Pierce era un uomo animato da una speranza. Credeva nel sogno, ed aveva dedicato ogni energia e risorsa ad esso. Usando tecnologie di cui pochissimi uomini al mondo erano depositari, accettando di malavoglia un posto di dipendente presso una multinazionale per disporre dei mezzi di cui aveva bisogno, aveva messo in gioco tutto sé stesso. Ed aveva perso.

Cosa c’era di peggio?

Aveva pervertito il suo sogno fin dall’inizio, ecco cosa c’era di peggio. E aveva dovuto vedere il suo castello di carte sgretolarsi, prima di accorgersene.

Pierce sollevò la mano che reggeva una foto ormai sbiadita, piena di crepe. Lui era nel centro della foto, e stava facendo del suo meglio per resistere ad un giocoso assalto dei suoi ‘figli’: erano tutti in armatura, tutti pieni di gioia di vivere, ignari di quello che li aspettava.

Un orso bruno in armatura verde stava fingendo un attacco alle spalle. Pierce non stava cadendo in avanti solo perché lo stava ‘sostenendo’ la giocosa aggressione di un leone rivestito da un guscio azzurro, le zampe posate sul petto. Un delfino, avvolto da una più complessa armatura antropoide dorata, stava cercando di togliere l’orso da dosso all’uomo, mentre un canguro in armatura scarlatta cercava di togliere il leone. Sopra questo folle spettacolo, un’aquila pure in armatura azzurra stava agitando tutte le sue penne corazzate per cercare di disciplinare tutti quanti…

Pierce sorrise tristemente. La sua Brute Force…innocenti sacrificati su un altare di creta. Lui li aveva voluti per avere un fronte di ‘sentinelle’ capaci di sorvegliare i progressi distruttivi dell’uomo, ed invece erano stati coinvolti in una stupida serie di battaglie[i]. Erano innocenti, e li aveva trasformati in soldati. Ed aveva pensato che fosse giusto.

Quando i media avevano appreso dell’esistenza della B.F., ogni ecologista, ogni benpensante, in un fronte raramente unito che andava dal WWF alla Santa Chiesa, aveva condannato la sola idea degli ‘animali-soldato’. Il Gruppo Aria Pulita, che aveva portato avanti il sogno maledetto, era stato sconfessato oltre ogni redenzione.

Randall Pierce era stato virtualmente bandito dalla comunità scientifica, associato ai paria come il Dott. Karl Malus o Arnim Zola. Era un criminale, e pagarsi la libertà su cauzione e gli avvocati aveva mangiato gli ultimi soldi. Nessuno, tranne i criminali, gli avrebbe offerto anche solo un mediocre assistentato. Suo figlio Richard, ancora minorenne, era stato dato in adozione. E lui, comunque, non aveva certo i mezzi per garantirgli una vita dignitosa.

E gli animali? Pierce era stato più che felice di rimuovere loro le armature, restituirli alla vita ed alla libertà…Ma, ancora una volta, la sua presunzione aveva già fatto il danno. Il sistema neurologico della Brute Force era stato radicalmente modificato dalle armature sperimentali. Senza le armature, i poveretti erano diventati chi un vegetale e chi un pazzo assatanato appena queste furono rimosse. L’eutanasia era stato un atto dovuto. I media avevano assestato il colpo di grazia con la precisione di un branco di squali. Ogni Pulitzer aveva marcato una tomba di un membro della B.F.

Era finita. E lui viveva solo per potersi maledire, per continuare a fare vedere al mondo che non avrebbe scelto la soluzione facile, dei codardi. Avrebbe bevuto tutto l’amaro calice, un sorso alla volta, fino a strozzarsici.

Una cosa era certa. L’unica certezza che gli era rimasta.

“Non posso ricominciare…”

 

 

MARVELIT presenta

di Valerio Pastore

Episodio 1 - RITORNO DALLE CENERI

 

 

Fifth Avenue, Manhattan, New York City. In quello stesso momento

 

“…pertanto, ringrazio chi di voi si è prodigato in tutti questi anni per sostenere e ricostruire la Multicorp Inc. ed i suoi valori. Il nostro grido di battaglia, ‘Ciò che piace alla Multicorp piace al Mondo’, tornerà a suonare con nuova forza nelle più importanti nicchie del mercato globale.”

Il pubblico era il solito delle grandi occasioni: cortigiani, finanzieri, sicofanti, ricchi annoiati e con un sacco di soldi da investire in beneficenza e ritorno d’immagine…La ‘crema della società’. Chi con più, chi con meno attenzione, seguivano l’oratore, un uomo che tutti i presenti, comunque, consideravano un eminenza grigia del commercio. La sola differenza sostanziale fra Adam Frost e l’ex Kingpin del Crimine, Wilson Fisk, era che il primo usava ogni mezzo illegale per lavorare e prosperare secondo le regole dell’alta finanza. Adam Frost non si sporcava le mani con droghe, prostituzione ed altre risorse ‘popolari’. Lui era un capitalista fatto e finito, ed era stato abbastanza astuto da prepararsi branchi di avvocati per salvarsi la pelle quando la precedente incarnazione della sua azienda rovinò pesantemente.

“Nuove sfide ci attendono, signori, e l’ambiente è e deve restare la più importante di tutte! Dalla conservazione della natura alle nuove energie ai cibi abbondanti ed economici per un’umanità affamata, noi vinceremo le arcaiche ritrosie di un pubblico che, con tutta la sua meravigliosa buona fede e sensibilità, resta un organismo, ahimè, disinformato. Noi…”

Il televisore fu spento da una poco ortodossa bottiglia lanciata con ancora meno senso pratico contro lo schermo. Il tubo catodico implose in un mare di scintille. Il salvavita scattò, lasciando la casa al buio.

“Metodo un po’ radicale, amico mio,” disse una voce maschile, unitamente ai passi che si mossero nell’ambiente buio, “ma efficace, perlomeno…Ecco qua.”

La luce tornò, illuminando un ampio salotto. Gli ospiti che lo occupavano erano, oltre a Randall Pierce, il Comitato Esecutivo del Gruppo Aria Pulita, vale a dire,

Ø      Jack Hudden, zoologo ed ingegnere, fondatore ed amministratore. Capelli neri, corti, brizzolati pesantemente alle tempie, occhiali a montatura metallica quadrata, e giubbotto con collo di pelo sintetico.

Ø      Philip Carlton V, pilota d’eccezione e rampollo di famiglia nobile. Capelli biondi, volto giovane e allegro, e un cuore di spericolato.

Ø      Joan Newcomb, attivista di ferro, zoologa, e fondatrice. Capelli neri, corti, e gioielleria limitata ad un paio di orecchini. Vestiva, pensava e combatteva come un uomo, ed era lei, alla fine, l’anima coesiva del gruppo. Quando si metteva in testa una cosa, si faceva obbedire.

Ø      Charles Timothy Sutton, fresco del suo Ph.D., era il più giovane membro della combriccola. Un ragazzo segaligno, con un gran capello riccioluto biondo, un volto non proprio teso all’allegria, e occhialetti neri alla John Lennon. Compensava le sue carenze fisiche con un cervello sveglio e una determinazione degna di quella di Joan.

“Abbiamo riorganizzato il vecchio gruppo esattamente per questo,” disse Charlie, indicando con la testa il televisore fumante. “I virus come la Multicorp non muoiono; si trasformano, diventano spore e restano dormienti fino a quando l’ambiente non torna loro favorevole. Ed ora, con il mercato in disperato bisogno di nuove risorse e fonti di ricchezza, e con gli appoggi che Frost ha legato con un casino di lobby, la MC è pronta a fare un altro balzo.”

Pierce stette zitto per un buon minuto, fissando il televisore, prima di dire, “E allora?” Qualcuno imprecò, ma non si curava di sapere chi. “Organizziamo un raid alla Multicorp? Rapiamo Frost? Oppure uccidiamo altri animali per calciargli il fondoschiena?

“Hai detto bene, Charlie: i virus come MC, come Adam Frost, non muoiono. È peggio che cercare di tagliare teste all’idra. E i loro avvocati-anticorpi prevengono qualunque nuovo attacco al sistema.” Si alzò in piedi. “Non so neanche chi me l’abbia fatto fare, di darvi retta. Scommetto che abbiamo usato gli ultimi soldi per la benzina, figurarsi una facezia come salvare il nostro mondo.” Ridacchiò e, barcollando, uscì.

 

L’aria frizzante della notte di Big Sur, California, lo salutò con un refolo gradevole…ma per Pierce avrebbe anche potuto essere il ghibli sahariano, per quello che gli importava.

Guardò la macchina, maledicendosi per avere bevuto come uno scemo, o avrebbe potuto prenderla e tornarsene a casa a rimuginare ancora un po’, nel guscio di solitudine che si era laboriosamente costruito, sulle idiozie della sua vita…*!*

Qualcosa lo spinse a terra! Era disorientato, confuso, e dopo che fu finito con la faccia fra il kudzu, si ritrovò trascinato come un bambolotto lungo il terreno. “Ehi! Macchecc…Ehi! Lasciami, maledizione, lasciami!!” altra conseguenza della sbronza era l’incapacità di coordinare i propri movimenti. Si agitava, resisteva, ma finiva solo con lo sprecare un sacco di energie.

“Matuguardachepateticoesempiodi&%#$…” a borbottare delle ingiurie da collaudato scaricatore professionista era Joan, che stava trascinando Pierce per una gamba dei pantaloni. Ignorando ogni protesta dell’uomo, lo portò alla spiaggia, e solo lì lo lasciò andare…almeno il tempo necessario ad afferrarlo per il collo della camicia.

“Insomma, Joan, e smettil*glurb!*” lo scienziato fu immerso nell’acqua gelida marina. Joan aspettò qualche secondo, poi lo tirò su. Gli permise di tossire e di riprendere un po’ di fiato in ampi respiri…prima di re-immergerlo! A questo punto, Pierce si agitava con la forza di chi non voleva morire, ma lei non cedeva.

Andarono avanti così fino a quando Joan non ritenne di avere fatto abbastanza per fargli smaltire la sbornia. A quel punto, lasciato l’uomo, lei si mise seduta, raccogliendosi le ginocchia al petto. Accanto a lei, Pierce stava gattoni, tossiva e vomitava acqua; sembrava un gattino fradicio.

“Se ora vuoi uccidermi,” disse lei, il caschetto dei capelli leggermente scompigliato dal vento, “accomodati pure. Perché se molli, non me ne frega più un’acca di lottare.”

A giudicare dalla sua espressione, per un momento Pierce considerò veramente quell’opzione…poi sospirò, e si mise seduto accanto a lei. Entrambi fissarono la splendente volta celeste. “Erano come figli, per me. Gli volevo bene, molto…”

“E noi no? Chi ti ha dato il monopolio sul dolore, Randy? Io ero la più grande di una prole di otto figli, la sola ed unica sorella maggiore. Gli altri, tutti maschi e stronzi come ogni maschio. Mamma morì dando alla luce l’ultimo di noi, e papà doveva lavorare per sfamarci. Sono stata io, la donna di casa fino a quando gli altri non furono dell’età per lavorare.” Sorrise. “La B.F. mi ricordava i miei fratelli, un branco di tontoloni portati prematuramente alla maturità, felici di vivere e di fare qualcosa di utile. Sono…siamo stati tutti male per loro, per noi stessi…e per te, quando fu finita.”

Pierce era sinceramente perplesso. “E allora, perch*ouch!*” un ceffone lo interruppe bruscamente. Stava per ribattere, quando vide gli occhi tremanti e lucidi di lei sul volto severo. Era la cosa più prossima al pianto che lei avesse mostrato da quando la conosceva. E Joan aveva fatto voto di non mostrarsi mai vulnerabile!

“Perché stavamo facendo la cosa giusta, idiota. Nel caso te ne fossi dimenticato, hai esposto a quegli animali tutti i rischi connessi all’uso di quelle armature potenzianti, hai dato a loro più spiegazioni che ai media. E ti ricordi cosa ti risposero, quei ragazzi?”

Lui non ebbe bisogno di farselo dire. “Fare vivere il sogno…”

Lei annuì. “Già. Volevano fare la loro parte, volevano vivere una vita da ‘mostri’, per fermare noi mostri umani. Hai dato loro una scelta, sempre. Esattamente per questo, la Multicorp si è data da fare per distruggerci con ogni mezzo legale possibile da quando facemmo arrestare Adam Frost.”

Pierce si morse il labbro inferiore. Frost era stato il loro primo ostacolo, fin dall’inizio: aveva finanziato le applicazioni tecnologiche per Brute Force solo per avere dei soldati e basta…Dio, come era stato bello vederlo in manette dopo tutte quelle peripezie, terminate proprio lì, su quella spiaggia…

“È stata solo una manovra ben orchestrata, Doc,” disse Joan, sdraiandosi sulla sabbia. “E noi ci siamo cascati come delle vacche al macello. Se avessimo avuto un minimo di esperienza di PR, avremmo saputo difenderci, e avremmo potuto chiedere aiuto per i ragazzi.”

“…”

“Che ci piaccia o no dirlo, Doc, la prima Brute Force era fatta di prototipi. Stavi già lavorando ad una soluzione migliore, quando scoppiò il casino che ti costrinse a creare il gruppo.”

Randall Pierce chiuse gli occhi -era vero, lui era ben lontano dall’avere realizzato i modelli definitivi, quando gli uomini di Pierce rubarono il suo primo ‘esperimento’, un gorilla potenziato…

Ad ogni modo, non era la Multicorp Inc. la causa di tutti i mali: se una nuova Brute Force fosse mai esistita, i suoi obiettivi avrebbero dovuto coprire una serie di fronti che…

Il cuore aveva cominciato a battere più forte. L’adrenalina stava inondando ogni suo muscolo come non gli capitava da anni. I suoi pensieri erano di colpo lucidi, eccitati! Possibile che stesse davvero pensando di potersi redimere, di potere redimere la memoria del suo sogno, questa volta senza commettere errori..?

L’entusiasmo, tuttavia, era inquinato da un solo fattore. “E i soldi? Per quello che avevo in mente, cinquantamila dollari in donazioni non basterebbero certo: parliamo di molti, molti milioni, Joan…”

Restando sdraiata, lei voltò la testa verso di lui. Sul suo volto si era disegnato un sorriso malizioso. “Se tu hai ancora con te i progetti, Randy, al resto ci penseremo noi…O credevi che Aria Pulita se ne sarebbe rimasta con le mani in mano, in tutti questi anni?”

 

Non vista dai due amici, nascosta fra il fogliame di un cespuglio, una strana creatura osservava a distanza di sicurezza. Una creatura di questo mondo, ma senza dubbio aliena all’ecosistema locale: una specie di ragno cromato, artificiale, dal corpo fatto di tubulari.

Uno di tali tubulari terminava nell’occhio impietoso di una telecamera.

 

“Dio, come rimpiango i cari, vecchi tempi,” disse Adam Frost, osservando la scena della spiaggia. L’uomo non era cambiato affatto, col tempo: sempre impeccabile, con tanto di fazzoletto sporgente dal taschino, capelli folti e di una sfumatura naturale di grigio, come grigi erano gli occhi. Il suo volto sembrava ancora cesellato da un artista specializzato nel cercare il male nell’intelligenza umana. “Anni fa, avrei avuto un agente sul posto ed avrei fatto infilare un caricatore nei corpi di questi perniciosi idealisti. Ahimè, la prudenza ha i suoi costi, caro Jennings.”

“Senza alcun dubbio, signore,” rispose il segretario particolare di Frost, David Jennings. Più che di un segretario, aveva l’aspetto di un gorilla fatto e finito. Riempiva perfettamente l’abito nerissimo macchiato solo dal fazzoletto nel taschino, e i suoi occhiali a specchio non facevano molto per migliorare la severità del suo cipiglio.

Jennings aveva diretto la gestione della Multicorp Inc. in attesa del ritorno di Frost sulla scena. Era il solo depositario dei segreti del suo padrone, nonché delle sue password di più conti all’estero di quanti ne avesse Bill Gates.

Purtroppo, il ragno-spia non era solo un buon occhio, ma anche un ottimo orecchio. E quello che Frost aveva sentito gli piaceva poco, molto poco. Sfortunatamente, la Multicorp non era solo una multinazionale, era un conglomerato di aziende tale da rivaleggiare con la stessa Talon Corporation. Ovunque una nuova Brute Force si spostasse, era quasi inevitabile che finisse con il toccare gli interessi della MC…

Frost incrociò le mani davanti alla bocca. “Jennings, voglio che seguiate i loro movimenti. Scoprite cosa stanno organizzando e dove e soprattutto chi sono i loro fantomatici finanziatori. Niente mosse azzardate, non voglio richiamare prematuramente l’attenzione dei media, almeno non fino a quando non saremo pronti ad organizzare un altro attacco con la penna. E dopo averli affossati definitivamente, pianteremo le spade nei loro cuori.”

 

Un’ora dopo, una Station Wagon della Ford lasciava l’Habitat, il QG ormai in rovina del GAP.

A bordo, Pierce stava già dando spiegazioni ai suoi amici. Se si fosse trattato di ricostruire un gruppo di animali potenziati, non se ne sarebbe neppure parlato. Ma andare oltre, arrivare a quelle vette che erano state solo mere ipotesi…

“Mio nonno fu a suo tempo un assistente di Herbert Wyndham, uno dei più brillanti genetisti dell’epoca. Sotto la sua guida, imparò quelle cose che poi trasmise a me attraverso documenti e diari.

“I suoi screzi con Wyndham ebbero origine quando questi iniziò a pensare di applicare le proprie scoperte per ‘evolvere’ artificialmente gli animali fino a uno stadio antropomorfo, con tutte le doti intellettive e manuali di un essere umano. Mio nonno era fermamente contrario, non solo per le implicazioni morali ma anche perché temeva che un’evoluzione forzata avrebbe anche potuto potenziare la naturale fauna batterica delle cavie.”

“Mi sta simpatico, il vecchio,” disse Charlie.

“ Wyndham, però, non voleva desistere dai suoi propositi di creazione, e preferì licenziare mio nonno in tronco.

“Putroppo, papà non poteva provare nulla alla comunità scientifica senza passare per pazzo. Era riuscito a fare una copia del suo lavoro, ed a trafugare dei dati da Wyndham…ma non aveva i mezzi per trasformare quei dati in un ramo di ricerca, e alcune di quelle cose erano proprio al di là della sua stessa comprensione, e non era certo uno stupido. In compenso, mi ha fatto studiare sodo fin da ragazzino, per assicurarmi che almeno io avrei potuto cavare un ragno dal buco di questi misteri. La prima applicazione sono stati i prototipi della B.F. Il resto è storia.

“C’è dell’altro, però: sono anche riuscito a decifrare il materiale ereditato, e ho scoperto che c’è un modo per manipolare, clonare ed evolvere campioni di tessuto animale, ‘legarlo’ alle armature, per disporre di droni programmabili e potenziabili a piacimento. Quella doveva essere la Brute Force che sognavo per davvero…ma la tecnologia non era maturi, ed i costi…A proposito, qualcuno mi vuole dire chi ha intenzione di finanziare l’impresa? La Fantastici Quattro Ltd., Latveria? Talon? REvolution?”

“Ci sei andato vicino,” disse Jack, con lo stesso sorrisetto di Joan sulla spiaggia.

Fu Philip, al volante, a rispondere, “Ti dice niente la Stark-Fujikawa?”

 

La partenza dal LAX era avvenuta in perfetto orario, ed ora un volo speciale stava percorrendo una rotta che lo avrebbe portato presso gli impianti della S-F in Giappone…

 

“Nervoso?” chiese Charlie.

Pierce non aveva smesso di tenere gli occhi spalancati e una curiosa espressione ebete da quando gli avevano detto il nome del loro ‘angelo custode’.

Chi? Nervoso? Lui? E perché mai? I suoi amici lo avevano coinvolto in un’avventura dai risvolti a dir poco dubbi, cosa mai poteva esserci, da essere nervosi? Morgan Stark, cugino del più celebre Anthony, era un finanziere con pochi scrupoli, al punto da immettere sul mercato della tecnologia a dir poco pericolosa[ii]. La sua socia, Rumiko Fujikawa, era ancora meno armata di scrupoli, e si vociferava che a tirare i fili fosse nientemeno che Sunset Bain, una che mangiava pane e cannoni a colazione.

“Non sono nervoso, gente. Penso solo che siate impazziti. Oppure che ora lavorate per questa gente ed avevate bisogno di farmi scomparire senza fare rumore…Insomma, sapete di chi stiamo parlando? Non credo che la Stark-Fujikawa sia proprio un nido di colombe, e lo sappiamo tutti.”

“E io non credo che ci siano alternative,” rispose Philip, guardando fuori dal finestrino. Non si preoccupava di nascondere l’amarezza nella sua voce. “Con tutta la buona volontà, Randy, è una tecnologia troppo complessa per gestirla a livello amatoriale. In confronto a quello che ti proponi di fare, la vecchia Brute Force era un assemblaggio di mattoncini Lego. Ci vogliono non solo i soldi, ma anche gli impianti e know-how industriale.”

Pierce tacque. Un’altra pillola dura da mandar giù era stata la loro confessione di avere trafugato i dati lasciati da suo nonno. Poteva solo sperare, a questo punto, che fossero stati troppo difficili da decifrare per le teste d’uovo nipponiche; che lui servisse al massimo per riparare ai danni…

“La Stark-Fujikawa,” stava dicendo Joan, “è impegnata in una massiccia campagna di PR per vincere i timori del pubblico sul biotech. La nuova Brute Force sarà in grado di soddisfare le più influenti fazioni fra gli ecologisti. Dovremo puntare l’accento sulla tecnologia dei ‘robot viventi’, piuttosto che sulle ‘rivoluzioni’ o le ‘nuove ere’. Ma senza di te, Randy, sarà del tutto inutile.”

Ogni parola pronunciata non faceva che accentuare il ritorno del suo pessimismo. “Non sarà inutile lo stesso? Gente, parliamoci chiaro, l’unica cosa che potrebbe fermare l’umanità dal distruggere la biosfera, e quindi sé stessa, è o una miracolosa iniezione di buon senso, o il Secondo Avvento, o una moria del 75% della popolazione globale. E nessuna mi sembra molto probabile nell’immediato futuro. Se consentiamo alla S-F di realizzare la nuova Brute Force, cosa impedirà loro di disporre di nuove armi, una volta che il collaudo avrà avuto successo?”

Fu Jack a rispondere, “Ci sono precisi vincoli contrattuali e legali, Randall. Quest’azienda gioca su un filo di lana molto sottile, e il mercato sarebbe ben poco aperto a soldati-borg. In compenso, la S-F ci farebbe una figuraccia a livello mondiale. Non dimenticare che uno dei nodi più duri da sciogliere nei Tribunali, per la Multicorp, fu proprio la tecnologia Brute Force usata a scopi terroristici. Neanche a me piace più di tanto la S-F, ma come diceva Phil, non abbiamo alternative.”

In un certo senso, era vero: non c’erano miracoli pronti o biosfere di ricambio. L’Uomo Moderno avvelenava la Terra ad una velocità crescente; le nazioni che più avrebbero dovuto impegnarsi in senso contrario, gli USA, la Russia e la UE, o progredivano troppo lentamente, o se ne fregavano bellamente in nome del guadagno…E, sempre più spesso, le nazioni meno ricche davano un bel contributo a spargere merda: bastava vedere cos’era successo a San Paolo: la schiuma dei suoi scarichi aveva invaso un’intera città…

Pierce chiuse gli occhi, provò a rilassarsi, ma senza successo. La realtà rifletteva sempre più un mix di Ballard e Dick, e a nessuno…importava…un…

Non si accorse di essersi addormentato, se non quando uno scossone lo svegliò di colpo. La schiena gli faceva un male assassino. Pierce provò a raddrizzarsi sul sedile, solo per scoprire che nel sonno gli avevano legato la cintura di sicurezza. Attraverso l’interfono, il Capitano stava pronunciando qualcosa in Giapponese…Yokohama? Erano a Yokohama?

 

“Credevo si fossero diretti a Tokyo,” disse Frost, tamburellando nervosamente sulla scrivania in mogano.

“È quello che anche i nostri contatti pensavano, signore,” disse Jennings, pulendosi col fazzoletto una lente degli occhiali. Mettendoseli poi a posto, disse, “Il Capitano ha effettuato una correzione di rotta all’ultimo momento. Un’abile manovra, devo aggiungere, basata sulla simulazione di un guasto alla strumentazione.”

Frost non ci si raccapezzava -forse era vero, dopotutto. La sede centrale della S-F era a Tokyo. Altri laboratori ed impianti erano sparsi un po’ dappertutto per il Giappone, ma non c’erano che uffici finanziari, a Yokohama…

Maledizione! Senza smettere di tamburellare, Frost disse, “Jennings, avverti i nostri uomini. Uccidete quella gente. Con discrezione.”



[i] Nella mini di 4 dell’originale BRUTE FORCE MUSA

[ii] Sulle pagine di IRON MAN