MarvelIT Presenta:
L' ULTIMA STORIA DI DEATHLOK
Parte 3

 

Quando combatti una guerra da una vita, più di una volta senti il desiderio di staccare la spina, di farla per sempre finita. Luther Manning sta provando tale sensazione da molto tempo: probabilmente l’ avrebbe già sperimentata fino in fondo se non fosse stato per i fratelli Ryker. Se costoro non avessero ucciso tutte le persone a lui care. Una in particolare. Non può ancora andarsene, dunque, non prima di essersi sbarazzato di loro: ma il tempo scorre veloce e ancora non sa dove possano annidarsi. Ora, tuttavia, qualcuno potrebbe indicarglielo.

“Dai, forza, bel computer” dice un giovane ragazzo battendo freneticamente sulla tastiera “Fammi scoprire tutti i tuoi segreti. Sì! Adoro quando qualcuno mi si apre in tutta la sua bellezza. Ah, i tanto decantati sistemi militari non sono più così protetti, vediamo…”.
“Ehi, tu!”.
“Aaaahhhh! Ma cosa… Chi cazzo sei tu?”.
“Sei Raven, il Corvo?”.
“Forse, magari sono un suo conoscente, sai di questi tempi…”.
Deathlok gli punta contro una pistola:”Niente scherzi con me”.
“Ehi, ehi, tranquillo, abbassa quel pistolone: ok, sono il Corvo. Contento? Ti darò qualunque cosa, ho dei programmi sexy che ti faranno…”.
“Non mi interessa quella robaccia. Mi interessa sapere un’ informazione”.
“Informazione? Posso dirti tutto, ma veramente tutto”.
“Voglio sapere dove si nasconde il Generale Simon Ryker”.
Il volto del Corvo si contrae in un’ espressione di terrore:”Tutto, tranne quello”.
“E perché mai? Posso essere molto convincente, quando voglio” ribatte Deathlok.
“Tu… tu non capisci. Non mi conosci”.
Luther Manning si siede:”Allora illuminami”.
“Skkkrrrzzz… Tempo rimasto prima del crollo totale dei sistemi: 42 ore e 12 minuti”.
“Cos’è?”.
“Nulla che debba interessarti”.
“Ma potrei…”.
“Ti ho detto lascia perdere: non vuoi più raccontarmi la tua storia? Dopo tutta la fatica che ho fatto per trovarti”. Il tempo scorre veloce, deve guadagnarsi al più presto la fiducia di questo bamboccio.
Il Corvo si agita sulla sua sedia, scorre con inesistente curiosità alcuni fogli presenti sulla sua scrivania rosa dai tarli, poi osserva in volto Deathlok:”Partiamo dal mio nome, Philip Grant. Teoricamente dovrebbe essere un altro, ma non potrei sopportarlo. Sono stato orfano per molto tempo, mia madre mi aveva abbandonato davanti ad una chiesa e dopo qualche mese in riformatorio venni adottato da una famiglia, dalla mia unica famiglia. Avevo quattro anni quando accadde l’ Operazione Purga, dalla quale derivarono terribili conflitti che uccisero i miei genitori adottivi”.
“Allora, come me, dovresti odiare i Ryker che hanno fomentato questi conflitti”.
“Io non sono uno scavezzacollo come te, robot. Dopo la morte dei miei, dovetti sopravvivere da solo. Solo in un mondo di lupi. E con cicatrici che non potrò dimenticare mai: per un po’ stetti sotto l’ ala protettiva di un ex artista circense, che in cambiò però pretendeva qualcosa da me. Qualcosa di sporco”.
“E alla fine lo hai ucciso”.
Il Corvo sgrana gli occhi:”E tu come lo sai?”.
“È quello che avrei fatto io: tanto, a quale tribunale avresti dovuto confessare questa tua malefatta?”.
Philip Grant annuisce:”E poi ho trovato lei. O meglio, è stata lei a ritrovare me: mia madre. Meredith, la gran puttana. Si era pentita del suo gesto, diceva quella ipocrita, e mi aveva tenuto d’ occhio, per assicurarsi che stessi bene. Deve avere chiuso gli occhi durante il mio periodo con quell’ artista circense”.
“Sicuro che fosse proprio tua madre?”.
“Oh, sicurissimo: negli occhi si leggeva il suo peccato, la sua vergogna. Sono stati quelli occhi a confermare la verità”.
“E dov’è adesso?”.
“È morta, grazie al cielo. Un giorno ha messo il piede in fallo su una mina, che gli è esplosa in faccia”.
Luther Manning cerca di dissimulare il suo ribrezzo, dettato dal fatto che questo stesso destino sarebbe potuto capitare a lui. Ha ricevuto in dono una sorte peggiore.
“Ma lei non poteva esimersi dal rovinare la mia vita fino in fondo, no. E così, un istante prima che chiudesse per sempre gli occhi, mi rivelò chi fosse mio padre”.
Deathlok rimane in silenzio, in attesa della rivelazione.
“Tony Stark!” esclama infine il Corvo.
“L’ industriale? Quello che si fingeva la sua guardia del corpo Iron Man?”.
“Proprio lui: gran bastardo. Ho vissuto nella povertà e nella disgrazia per una vita intera e lui non ha mai fatto nulla per aiutarmi”.
“Forse non sapeva di essere tuo padre”.
“Sai cosa me ne importa, a questo punto? Perché dopo la morte di mia madre ero deciso a fargliela pagare a quelle persone potenti come mio padre: una sorta di vendetta alternativa, se la vuoi definire così. Ma come? La risposta la ebbi il giorno in cui mi imbattei in un computer: quando vi furono le guerre si dice che si era in procinto di assistere ad un loro exploit, che oggi si concretizza solo per i gruppi di potere militari. Quello che trovai io non era certo un gioiello, ma contribuì a far nascere in me la passione, avevo trovato la mia arma di rivalsa. È lo stesso computer che vedi qui ora”.
Deathlok lo osserva per svariati secondi:”Onestamente non mi pare un ritrovato antidiluviano”.
“Perché l’ ho costantemente migliorato grazie a… beh, sai, tecnologia di contrabbando. Ha una potenza che non puoi nemmeno immaginare”.
“Mi serve quella potenza allora”.
“Te l’ ho già detto che la tua offerta non mi interessa”.
“Ed io ho sentito la tua storia: odi le persone potenti, come Simon Ryker. Ed è giunto il tempo che qualcuno lo scalzi dal suo trono”.
“Ma nessuno è mai riuscito a penetrare nei suoi sistemi difensivi!” ribatte il Corvo.
“Forse perché tu non ci hai mai provato, non ho ragione?”. Philip Grant non risponde. “Sì, ho ragione” conclude allora Luther Manning. “Toglimi una curiosità, non è che sia granché la tua vita sociale, vero?”.
“Qui ho tutto quello che voglio”.
“Tutto? Il denaro, forse. Ma le donne? L’ amore? Il sesso? La felicità, in fin dei conti? Quella ne hai in abbondanza?”.
“E colpire Ryker riporterebbe come per magia il sorriso sulla bocca di tutti?”.
“No, ma almeno sarebbe un inizio. Un bell’ inizio”.

Base segreta di Simon Ryker.

“Sono passati alcuni giorni e di Deathlok nessuna notizia” afferma il Generale “Forse è morto davvero in quell’ esplosione di Los Angeles”.
“Non lo so, fratello” ribatte Hellinger “In questi anni ho imparato a temere e, sì, anche rispettare Luther Manning: posso solo sognare cosa avrebbe significato per noi se ci fosse sempre stato fedele. Ma in ogni caso su una cosa hai ragione: è inutile continuare per ora a preoccuparci di lui, dobbiamo andare avanti col nostro obiettivo principale”.
“Già, quello ci darà il potere assoluto, non solo sugli Stati non più Uniti, ma sul mondo intero”.
“Del resto come può essere diversamente quando solo tu puoi fornire quello che tutti gli altri desiderano più di ogni cosa?”.

Rifugio del Corvo.

“Non so ancora perché lo faccio” dice Philip Grant “Non so ancora perché lo faccio”.
“Stai calmo” lo rassicura Deathlok “Vedrai che sarà divertente”.
“Fai presto a parlare tu, non rischi di farti friggere il cervello”.
“Guarda che toccherà a me il lavoro più difficile: una volta che avrai scoperto dove si trovano i Ryker, toccherà a me stanarli ed ucciderli”.
“E credi che rimarranno lì ad attenderti a braccia conserte?”.
“Sì” risponde sicuro Luther Manning “Perché non aspettano altro che me”.
“Come dire no allora a questa profonda unione?” conclude il Corvo calandosi davanti agli occhi un ampio casco “Questo mi permetterà di visualizzare al meglio la rete informatica: un intrico di cavi che puoi vedere come strade illuminate, dove ti puoi perdere facilmente, basta una sola svolta sbagliata. Ma io ho imparato a conoscere queste strade come le mie tasche”.
“Basta tergiversare, Corvo: non cercare di mascherare la tua paura dietro la tua sicurezza”.
“Sei un abile psicologo, eh?”.
“No, un militare: certe cose noi le capiamo meglio”.
Philip Grant inizia il suo viaggio virtuale: percorre inizialmente sentieri a lui noti, in cui non ha nulla da temere. Ben presto, però, giunge lungo vie pericolose, insidiose, che tuttavia anni di esperienza gli fanno superare senza troppi problemi. Poi si ferma: non è mai andato così avanti, oltre è territorio dei Ryker. I Ryker, persone potenti, come il suo defunto padre, che non si è mai preso cura di lui. Persone da schiacciare. Così avanza.

Base segreta di Simon Ryker.

“Cosa…? “ esclama Hellinger.
“Qualche problema?” gli chiede suo fratello.
“Qualcuno sta cercando di penetrare i nostri sistemi difensivi. Chi osa…? Ci penso io!”.

Isole nella Rete.

Fin qui nessun problema, continua a ripeterselo il Corvo ogni frazione di secondo. Ma non andrà sempre così, vero? Eppure deve solo scoprire una banale informazione. Ahi, ahi, purtroppo le sue previsioni pessimistiche non erano errate. Ad un tratto davanti a lui compare l’ immagine olografica di un uomo dalla pelle virtuale dorata.
“Esci subito fuori dal mio sistema!” urla.
In altri tempi probabilmente Philip Grant avrebbe seguito l’ esortazione. Ma ora c’è qualcosa dentro di lui che lo spinge ad andare avanti, dopotutto ce l’ ha quasi fatta. Ecco! Ma cosa…
“Non riesco a crederci” esclama.
Poi tutto per lui diventa buio.

Rifugio del Corvo.

Philip Grant inizia ad agitarsi violentemente sulla sua sedia, bava che scende dalla sua bocca. Deathlok interviene prontamente: gli stacca il casco virtuale e lo adagia sul pavimento. Nessun battito cardiaco.
“No, non puoi morire” pensa “Non puoi privarmi della mia vendetta”.
Luther Manning inizia allora degli esercizi di respirazione ed il massaggio cardiaco. E poco dopo riesce nel suo intento: Philip Grant riprende i sensi, tirando un lungo sospiro.
“Non posso crederci” mormora costui a bassa voce “Non posso crederci”.
“Lo hai scoperto? Sai dove si trovano i Ryker? Dimmelo subito!”.
“Non posso crederci”.
“Dimmelo!”.
“Si trovano… in un edificio un tempo di proprietà di mio padre. Quello che una volta era… il Palazzo dei Vendicatori!”.

Ex Palazzo dei Vendicatori, attuale base di Simon Ryker.

“Ce l’ hai fatta?” chiede il generale “L’ hai scacciato via?”.
“Sì” afferma Hellinger “Anche se non sono ancora certo che non abbia arrecato alcun danno al nostro sistema. Sono comunque sicuro che dietro questo attacco vi è Deathlok, lo sapevo che era ancora vivo!”.
“Ma anche se così fosse non abbiamo nulla di cui preoccuparci, ormai il suo tempo è agli sgoccioli: sarà troppo debole per venirci a cacciare”.
“Quel tizio è pieno di risorse ed ho imparato a temerlo e rispettarlo nel corso di questi anni: so che alla fine verrà da noi. Ma anch’io sono pronto”.

Rifugio del Corvo.

“Skkkrrrzzz… Tempo rimasto prima del crollo totale dei sistemi: 35 ore e 40 minuti”.
“Dannazione, potrebbe non essere sufficiente” esclama Luther Manning.
“Vieni con me” lo invita Philip Grant.
Lo porta su un ampio montacarichi, che scende poi per alcuni metri nel sottosuolo fino a giungere ad una sala dotata di tutti i confort.
“La mia corvo-caverna” ironizza il ragazzo. Avanza all’ interno di questo suo covo, fino a quando giunge davanti ad uno strano veicolo, simile ad una slitta. Una slitta con motore.
“Questo è uno skycicle. Quello che me l’ ha venduto mi diceva che l’ avevano usato grandi eroi come Capitan America e Occhio di Falco: probabilmente erano balle, ma comunque non mi interessava approfondire la cosa. È da un po’ che non lo uso, dunque qualcosa potrebbe essersi, diciamo così, arrugginito. Ma sempre meglio che andare a piedi, no?”.
Deathlok posa una mano sulla spalla di Philip Grant:”Ti ringrazio, il tuo aiuto è stato fondamentale. Prima di andarmene, devo riferirti un’ ultima cosa: rimani attaccato ai tuoi aggeggi, potresti ricevere delle sorprese”.
“Oh, l’ avrei fatto anche senza il tuo consiglio. Ed ora portiamo fuori questo mezzo di trasporto”.
Pochi minuti dopo, Deathlok balza a bordo del mezzo. “Non sono mai stato molto bravo con gli addii”.
“Ed allora non farli” ribatte il Corvo “Su, è tempo che tu vada”.
Luther Manning parte: il suo ultimo viaggio.

Alcune ore dopo.

“Skkkrrrzzz… Tempo rimasto prima del crollo totale dei sistemi: 24 ore e 35 minuti”.
Deve sbrigarsi, anche se ha un giorno intero a disposizione i Ryker non rimarranno certo immobili. È arrivato a New York, in quella che un tempo era la Quinta Avenue. E davanti a lui vi è un edificio fatiscente, pieno di polvere e ragnatele, con un giardino dominato unicamente dalle erbacce. Questo è il Palazzo dei Vendicatori, l’ ex dimora degli Eroi più Potenti della Terra, spazzati via in un sol colpo dagli uomini della Roxxon sedici anni fa: l’ inizio del caos. Ma come può un edificio del genere essere la base dei fratelli Ryker? All’ interno non ci sarà più nulla di funzionante.
Allontanando da sé questi dubbi, Deathlok avanza lungo quello che un tempo era il selciato che introduceva al Palazzo, un selciato di cui sono rimaste ormai solo poche pietre. Non c’è resistenza all’ entrata, anche perché non c’è più la porta: questo è come l’ edificio della Roxxon di Los Angeles, cadrà giù al minimo tremore.
Luther Manning entra: non c’è rimasto più niente, nemmeno qualche divano o sedia. Solo le pareti ed il vuoto attorno a loro. O forse no. Improvvisamente una voce si propaga dal nulla. “Dunque sei giunto fin qui, Deathlok”.
“Hellinger” esclama il cyborg “Hai ancora paura di me, dunque? Continui a nasconderti”.
“No, anch’ io mi sono stancato della nostra faida e voglio che finisca. Ma non come tu desideri”.
“Ti ucciderò”.
“Continua pure a fare proclami, sei molto bravo con quelli. Ascoltami, la vedi quella parete alla tua sinistra?”. Prima che il cyborg possa dare una risposta pleonastica, essa si apre rivelando un immenso corridoio che sprofonda nell’ oscurità. “Sai, gli Stark, gli ex proprietari di questo posto” racconta Hellinger “Avevano un po’ la mania dei passaggi segreti. E dei rifugi segreti. Non puoi immaginare cosa si annida nei sotterranei di questo palazzo, pensa che un robot ci ha vegetato per anni all’ insaputa di tutti prima di attaccare i Vendicatori. Quando io e mio fratello abbiamo scoperto questi passaggi, sapevamo che per noi erano perfetti. La nostra nuova base”.
Deathlok osserva il corridoio e non avanza di un passo.
“Sì, i soliti dubbi” dice Harlan Ryker “Non è che mi sto cacciando in una trappola? Questo sicuramente ti starai ora chiedendo. A te la scelta, Deathlok, alla fine di questo corridoio ci siamo io ed il tuo atto finale. Altrimenti possiamo anche salutarci qui, e dirci addio per sempre”.
Luther Manning medita ancora per qualche istante, poi inizia ad inoltrarsi nel corridoio. “Bravo, Deathlok” lo incita Hellinger “Ci vediamo presto”. E la comunicazione si interrompe.
L’ oscurità viene presto sostituita da alcune luci attaccate alle pareti. C’è un silenzio quasi sacrale, tanto che l’ unico rumore che si ode è quello dei passi decisi di Deathlok. Dopo alcuni minuti, la luce artificiale delle lampade viene sostituita da una luce naturale proveniente dal fondo.
“Sì, ci sono quasi” pensa Luther Manning “Hellinger, preparati…”.
Poi il silenzio del luogo viene infranto dalla caduta di una parete, dalla quale emerge un Mandroide. Subito lancia due raffiche energetiche verso Deathlok, che le evita per miracolo grazie ad un agile balzo: solo che l’ impatto dei colpi contro il terreno lo sbalza in avanti, facendolo infine cozzare contro una parete. Subito il cyborg lotta per non perdere i sensi, non deve, non ora.
“Sai, Deathlok” si risente nuovamente la voce di Hellinger “Forse avresti fatto bene a chiederti se questa non era per caso una trappola. Addio!”.
Il Mandroide avanza nuovamente verso di lui. La battaglia pare essere senza speranza, ma Luther Manning ha qualcuno che lo guida.
“Ce la farò, Lucy!” urla “Vincerò per te!”.
“Attenzione” annuncia il computer “Tempo rimasto prima del crollo totale dei sistemi: 24 ore”.
È appena scoccato il 31 dicembre 1999. È appena iniziato l’ ultimo giorno di vita di Luther Manning alias Deathlok.

CONTINUA...

Note dell' Autore: Il Corvo proviene dalla continuity Marvel. Nel nostro universo è stato detto che è un figlio illegittimo di Tony Stark, particolare che ho ripreso in questa storia.
Quello che dice Hellinger è vero, i sotterranei dei Vendicatori, all' epoca in cui questi eroi vennero annientati (1982) era davvero uno scrigno di misteri, come ad esempio il robot Arsenale.