presenta: 

 

PROLOGO

 

Mosca, anno 1988.


Si chiama Yuri Sergejevitch Stalyenko e, come si comprende osservando l’uniforme che indossa, è un Maggior Generale dell’Armata Rossa.  Sono passati molti anni da quando ancora bambino assistette all’imponente parata militare che celebrava la vittoria sovietica nella Grande Guerra Patriottica[1]. Quella parata decise del suo destino. Appena ebbe l’età giusta, riuscì ad entrare all’Accademia Militare e da allora la sua carriera è stata rapida e trionfale. La vera svolta avvenne quando fu selezionato per entrare nel G.R.U., il Servizio Segreto Militare, dove si mise in luce abbastanza presto. La sua abilità nello scegliere le amicizie giuste al momento giusto e nel procurarsi vari segreti scottanti, utili a sé ed alla Rodina[2], gli ha permesso di superare indenne le varie fasi della vita politica sovietica, portandolo a divenire uno dei pezzi grossi di un Servizio segreto guardato con un misto di rispetto, timore e diffidenza dal ben più famoso K.G.B.

Ma se Yuri Stalyenko può ben dirsi soddisfatto di sé, e dei risultati raggiunti, altrettanto non può dire per ciò che riguarda le sorti della sua patria. Anche se il vento è cambiato, un vento di novità che sta letteralmente spazzando la nazione. Lui però non può dire di apprezzare tutti i cambiamenti apportati da queste cosiddette Perestroika e Glasnost. Quel Gorbaciov sarà la causa della disgregazione dell’Unione Sovietica, se qualcuno non lo ferma prima.
Ma anche se accadesse, Stalyenko sa bene che nessuno di quei vecchi sciocchi della vecchia nomenklatura ha abbastanza cervello per impedire l’imminente crollo del sistema economico. Ci vorrebbe qualcuno di abbastanza spregiudicato e di mentalità meno ristretta… qualcuno come lui. Ma può permettersi di sperare una cosa simile? Non ha ancora abbastanza influenza sulle Forze Armate o sul Partito per credere di poter riuscire e non servirebbe a niente essere solo un gregario. No: per raggiungere i suoi scopi gli serve qualcosa che gli dia un potere indiscusso. Ma dove trovarla?
Eppure… tempo fa su un vecchio dossier che gli capitò di sfogliare prima che fosse consegnato al nuovo Segretario Generale ha letto di una misteriosa arma voluta dal Compagno Stalin ma mai entrata in azione, un’arma che potrebbe risollevare le sorti della Rodina. Tuttavia come può arrivare a quel dossier a cui solo i più alti papaveri del Governo e dei Servizi Segreti hanno speranza di avere accesso? Beh, arrivare ai vertici del G.R.U. è un obiettivo impegnativo, ma alla sua portata, se sta attento a fare le mosse giuste. Non importa se gli ci vorrà del tempo, non si fermerà finché non avrà raggiunto l’obiettivo e nel frattempo… beh ci sono tante altre cose che possono essere fatte. Tutto quello che serve per il bene della patria e (perché no?) del suo conto in banca. Un uomo saggio deve saper pensare alla sua vecchiaia e lui si ritiene molto saggio.

 

 

 

 

GUERRA E PACE

(PARTE SECONDA)

Di 

 Fabio “Tolstoi o Tolstoj?” Volino & Carlo “Checov o Cechov?”Monni

 

Siberia Occidentale.


Il viaggio non è stato particolarmente lungo. Il jet della Guardia d’Inverno non sarà forse totalmente all’altezza del mitico Quinjet dei Vendicatori, pensa il Guardiano d’Acciaio, ma gli ingegneri russi sono bravi quanto chiunque altro, sono i quattrini che mancano purtroppo. Con un lieve sospiro, inavvertito dai suoi compagni, l’eroe simbolo vivente della Nuova Russia (bella espressione, vero? Ma cos’è esattamente la Nuova Russia e quanto la realtà corrisponde agli ideali che lui professa? Meglio non chiederselo troppo) accantona questi pensieri e si concentra sulla missione che lui ed il suo gruppo hanno intrapreso.
Stando a quello che ha riferito loro Alexei Sergeievitch Vazhin, il Direttore del F.S.B., il Colonnello Generale Yuri Stalyenko, vice direttore del G.R.U., sarebbe in realtà uno dei capi del Progetto Remont, l’organizzazione clandestina  che complotta per restaurare l’Unione Sovietica ed il suo regime dittatoriale. Ultimamente, con l’aiuto di Omega Red, Stalyenko si è impadronito di documenti segretissimi, che datano dai primi anni Cinquanta e che gli permetteranno di guadagnare il controllo di una non meglio identificata arma superpotente, con cui spera di portare a compimento i piani del Remont. Deve essere fermato prima di riuscirci ed è per questo che la Guardia d’Inverno si è recata qui, sul luogo che Vazhin ha identificato come nascondiglio dell’arma, sperando di non essere arrivati troppo tardi.[3]

Ed ecco che i componenti della Guardia si avviano verso la base della montagna. I loro costumi termoisolanti li proteggono dai rigori dell’inverno siberiano, ma c’è uno di loro che non dovrebbe essere qui. Ekaterina Alexandrovna Bulikova, più familiarmente Katrina, è, o meglio era, un Maggiore dell’Esercito Russo prima di essere selezionata dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale come membro di contatto tra il Cremlino e la Guardia, e non è semplicemente un burocrate da scrivania, questo è certo. Tuttavia non dovrebbe essere qui: non è un membro della Guardia e non c’è motivo per lei di mettersi in una situazione di pericolo. Il fatto è che non c’era tempo di discutere con lei e che, comunque, ultimamente ha dimostrato di possedere superpoteri di origine non chiara e per quanto non sia esperta nell’usarli, anzi a dire il vero non sa nemmeno quali siano esattamente, potrebbe comunque essere utile.

La giovane donna è silenziosa e pensierosa. Sa che il freddo è pungente, ma lei non lo sente minimamente. Non sa dire perché, ma è certa che sarebbe la stessa cosa se in questo momento fosse completamente nuda. La cosa la inquieta non poco. Che anche questa cosa sia connessa alla sua recente 'resurrezione' ed alle spire nere fuoriuscite dalle sue mani durante il confronto con Omega Red?[4] Di certo non è più la persona di prima... ma alla fine è pur sempre una persona, un essere umano, o qualcos’altro… qualcosa a cui preferisce non pensare?


Da una vicina sporgenza, Yelena Kostantinova Belova, altrimenti detta  la Vedova Nera, osserva gli eroi senza farsi vedere. Maledetta missione, pensa, anche impellicciata com’è adesso, starsene fuori con questo clima non è affatto piacevole e poi… rimanere nelle retrovie non è certo una cosa che la riempia di gioia, ma almeno per il momento è la cosa giusta da fare. Se Vazhin e gli altri suoi superiori hanno ragione, l’azione non mancherà di certo tra non molto.

 

Un paese al confine tra Russia e Finlandia.

 

Maverick si sente una specie di Globetrotter. Germania, Stati Uniti ed ora il confine russo-finlandese. In che altro posto lo porterà la sua ricerca di Elena Ivanova, una donna con cui sente di avere più di un debito morale e forse anche qualcosa di più? Bene: questo è l’indirizzo esatto fornito nella lettera che almeno apparentemente Marko Ivanov, alias Epsilon Red, ha inviato alla figlia Elena a New York dandole appuntamento proprio qui. Cominciamo bene, pensa Maverick, la porta è aperta. Ora, magari i Finlandesi sono gente cordiale, ma anche a queste latitudini non è il caso di esserlo troppo. Maverick impugna la sua arma ed entra nell’immobile. Dapprima non sente niente, poi ecco gli inconfondibili rumori di una lotta. Beh, è arrivato sin qui,  non gli resta che controllare.

Sorpresa, sorpresa: proprio davanti a lui ci sono, impegnati in quello che ha l’aria di essere uno scontro all’ultimo sangue, Epsilon Red ed un altro tizio armato. Maverick mette da parte ogni considerazione sul fatto che secondo certi resoconti Epsilon Red dovrebbe essere morto per mano di Sabretooth e secondo certi altri dovrebbe essere partito per lo spazio profondo,[5] in fondo sa benissimo che quando si parla di superesseri non si deve mai dare nulla per scontato. Riconosce il suo avversario: è Volpe di Fuoco, un tempo uno dei migliori killer metaumani al servizio dei servizi segreti russi  ed ora mercenario al soldo del migliore offerente. Non si sono mai incontrati, ma Maverick ha imparato a tenersi ben informato sui possibili avversari. L’ultima volta che ne ha sentito parlare era coi Remont 4, un gruppo di supercriminali nostalgici dell’U.R.S.S. Ok, non sono affari suoi, pensa David North, ma se proprio deve intromettersi nella lotta, sa da che parte stare.

“Ok, amico su le mani adesso!” intima spianando la sua pistola “Quest’aggeggio può farti molto male, credimi”.

“Maverick, giusto?” replica sprezzante Volpe di Fuoco “Non impicciarti di affari che non ti riguardano e vattene, sarà molto meglio per te”.

Giusto quello che ci voleva: il solito macho che pensa con le sue armi, beh quello è un gioco che sa fare anche lui, ma aggiungendoci il cervello. I due sparano contemporaneamente. L’armatura di Maverick assorbe la maggior parte della forza del colpo di Volpe di Fuoco, sbattendo il mutante contro un muro, stordito, ma non ferito.

Volpe di Fuoco ha evitato il suo colpo ed ora alza di nuovo il fucile impiantatogli nel braccio destro.

“Addio cretino!” dice.

Maverick alza gli occhi sul suo avversario e replica sprezzante:“Questo lo dici tu.”

Dalle mani di David North esce un colpo d’energia che si abbatte sul suo avversario atterrandolo.

“Immagino che non sapessi che il mio potere è assorbire l’energia cinetica, giusto?” commenta il mutante tedesco “Cosa si prova ad essere colpiti dalla tua stessa arma? Dimenticavo che non puoi rispondermi adesso”. Maverick si volge dunque verso Epsilon Red. “Si può sapere perché non mi hai aiutato?”.

“Non mi è facile muovermi qui sulla Terra” risponde Marko Ivanov “Sono stato… progettato per lo spazio profondo… e poi… non ero ben certo di chi fossi e di che volessi e non lo sono nemmeno ora”.

“Puoi chiamarmi Maverick. Diciamo che sono un buon amico di tua figlia e sto cercando di rintracciarla… sempre che  tu sia davvero Epsilon Red. Mi avevano detto che Sabretooth ti aveva ucciso”.

“Ha ucciso mia moglie lo stesso giorno che nacque mia figlia, estratta ancora viva dal suo ventre squarciato dagli artigli di quel maniaco omicida. Mia figlia aveva giurato di ucciderlo, ma non so se l’ha mai incontrato. Con l’aiuto del mutante canadese Wolverine io sono riuscito a partire per lo spazio, il solo posto dove potevo essere libero, o almeno così credevo, perché sono stato costretto a  tornare indietro”.

“Come mai?” mentre formula la domanda Maverick sa istintivamente che la risposta non gli piacerà.

“Mi trovavo nella cintura degli asteroidi quando sono stato raggiunto da un messaggio telepatico di mia figlia in cui mi informava che era tenuta prigioniera e che se volevo rivederla viva dovevo tornare sulla Terra e collaborare con coloro che l’avevano catturata”.

“Una trasmissione telepatica a quella distanza? Non sapevo che Elena fosse così potente”.

“I suoi poteri erano stati amplificati da un congegno costruito da un certo Dr. Volkh, un congegno che la costringeva anche ad obbedire ai suoi carcerieri. Affrontai il viaggio di ritorno, ma mi ci vollero settimane e nel frattempo cercai di pensare ad un modo di salvare mia figlia, senza risultato. Arrivato sulla Terra mi recai nel luogo in cui mi era stato ordinato di venire, ovvero qui, dove ho trovato ad attendermi Volpe di Fuoco. Abbiamo cominciato a discutere perché non volevo seguirlo senza essere certo che mia figlia fosse viva e stesse bene... il resto lo sai… Ora non vorrei che il tuo intervento le fosse fatale. L’uomo che la tiene prigioniera e sfrutta i suoi poteri è spietato e senza scrupoli”.

“Dunque sai chi è?”.

“Elena me l’ha detto durante la nostra conversazione telepatica: è il vice direttore del G.R.U., il Generale Stalyenko”.

“Yuri Stalyenko. Alla C.I.A. avevano un dossier molto spesso su di lui, a quanto ricordo. Beh, amico mio, io starei tranquillo: se lo scopo di Stalyenko è usare i talenti di tua figlia, dubito che le voglia fare del male. Avremo il tempo di ritrovarla”. O almeno lo spero, pensa senza dirlo Maverick. “Piuttosto… dubito che questa sia un’operazione ufficiale sanzionata dal Governo, mi chiedo che cosa abbia in mente Stalyenko”.

“Me lo chiedo anch’io”.

“Forse il nostro uccellino qui presente ce lo dirà…”.

Dopo averlo legato, Maverick sveglia Volpe di fuoco e gli punta la canna della sua arma sul naso. “Ora ci dirai quali sono i piani dei tuoi capi e sarà meglio che tu sia convincente”.

Volpe di Fuoco lo guarda sprezzante:“Non mi spaventi: io non temo di morire e tu non mi ucciderai o non avresti mai le risposte che cerchi”.

“E chi ha detto che voglio ucciderti?” replica serafico Maverick, poi sposta la canna della pistola e spara dritto al ginocchio destro del suo prigioniero. “Voglio solo aiutarti a procurarti qualche altra bella protesi bionica, che ne dici?”.

Volpe di fuoco urla e poi lo guarda con odio. “Un altro colpo e ti ridurrò la gamba in modo tale che dovranno amputartela. Non ti sembra di avere già abbastanza parti meccaniche? Le donne cosa penserebbero di te? Certo, se ti va di essere fatto più di metallo che di carne…”.

“E va bene” si rassegna Volpe di Fuoco “Ma scordati che possa dirti molto, io sono solo un semplice gregario. Tutto quello che so è che dovevo portare Epsilon Red in un certo posto in Siberia. Volkh diceva che era necessario per recuperare un’arma commissionata nientemeno che da Stalin”.

Nel sentire queste parole, Epsilon Red fa una faccia atterrita: a quanto pare, ha capito di cosa parla il mercenario.

“Dobbiamo trovare subito Stalyenko”  dice concitato  “Se ho capito bene il suo piano, so dove dobbiamo andare. È l’unica speranza di salvare mia figlia e forse il mondo”.

Il mondo? Maverick riflette: non si può dire che si veda come un salvatore del mondo, ma ha giurato di aiutare Elena Ivanova e non si tirerà indietro, quali che siano i rischi. “Ok, andiamo” decide.

“E di lui che ne facciamo?” chiede Epsilon Red, indicando Volpe di Fuoco.

“Faremo una telefonata anonima alla Polizia finlandese e lasceremo che se la sbrighino loro, quanto a noi abbiamo un confine da attraversare e non ci conviene perdere tempo”.

Vorrebbe sentirsi fiducioso quanto sembra, ma il suo istinto lo avverte che si sta cacciando in un ginepraio, oh beh, non si può mica vivere per sempre.

 

Mosca, Quartier generale della Guardia d’Inverno.


Il suo nome, il solo con cui quasi tutti lo conoscono, è Tigre Siberiana. Fino a poco tempo fa era solo un mutante benedetto, o maledetto se si preferisce, da un aspetto e poteri simili a quelli del felino da cui prende il nome. In un recente scontro con l’entità ultradimensionale nota come Dormammu è stato derubato della sua mente cosciente ed ora la sua psiche è esattamente quella di una Tigre. Da allora, per il bene suo e di coloro che gli stanno intorno è rinchiuso in una gabbia speciale elettrificata, in attesa che la scienza o la magia possano trovare un sistema per curare la sua attuale condizione.
In questo momento sembra essere in preda ad  una furia incontenibile. Più e più volte afferra le sbarre della sua prigione  e, sebbene la corrente elettrica percorra il suo corpo, lui non cessa di tentare. Alla fine riesce a creare un’apertura nella gabbia e si precipita fuori. Gli ci vogliono solo pochi secondi per riprendere le sue forze e saltare sulle guardie in uniforme che si  parano sulla sua strada. Per caso o forse per qualche altro oscuro motivo, nessuno rimane ucciso, anche se tutti avranno modo di ricordare il loro incontro con lui. Con un balzo degno del suo nome salta oltre una finestra ed è fuori dall’edificio. Le ricerche immediate non danno alcun esito, Tigre Siberiana sembra scomparso.

 

Da qualche parte a Mosca.


Dimitri Bukharin è nella sua abitazione e sta meditando su cosa fare ora che ha abbandonato la sua identità di Airstrike. Non poteva fare diversamente: la sola idea di rimettersi quell’armatura con cui è stato fuso per breve tempo a causa della magia di Dormammu lo fa star male. Una parte di lui, però, si sente in colpa per aver abbandonato i suoi amici nel momento del bisogno, eppure… no, non può proprio farlo. Improvvisamente ecco suonare il campanello. Chi può essere? Lui non sta aspettando visite. Quando apre la porta si trova di fronte l’ultima persona da cui si sarebbe aspettato una cosa del genere: il Colonnello Generale Valentin Shatalov, l’uomo che tempo fa gli ha tolto l’armatura della Dinamo Cremisi. È in uniforme e scortato da due uomini in divisa dell’Esercito che non lo perdono d’occhio un momento.

“Immagino che tu sia sorpreso, compagno Bukharin” gli chiede Shatalov con un mezzo sorriso.

“Sì, è proprio così” risponde Dimitri “Per la verità ti credevo in una prigione militare in attesa del tuo processo per alto tradimento”.

“È proprio il luogo dove sto per andare e sono pronto ad accettare il verdetto dei miei pari con animo sereno, ma non  è di questo che sono venuto a parlare con te”. Shatalov si siede su una poltrona del salottino. Dimitri fa altrettanto e per alcuni secondi i due uomini  si osservano negli occhi senza scambiarsi parola.

“Allora?” rompe infine il silenzio Bukharin.

Sono qui su esplicita richiesta del nostro comune amico Alexei Sergeievitch Vazhin per chiederti una cosa”.

“Se è quella che credo che sia, la risposta è sempre no e non capisco perché fra tutti Vazhin abbia mandato proprio te”.

“Forse perché io capisco il valore di ciò a cui hai rinunciato,  ma conosco anche il valore dei simboli. Io non ho più futuro, lo sai, il massimo a cui posso aspirare e che la Corte Marziale sia clemente con me, ma andrò comunque in prigione per lungo tempo. Che ne sarà della Dinamo Cremisi allora?”.

“Perché dovrebbe importarmi?”.

“Perché sotto sotto anche tu, come me, sei un idealista. In fondo entrambi aspiriamo a migliorare la nostra patria”.

“Per renderla di nuovo un paese schiacciato dal tallone di una dittatura spietata? Era questo il tuo obiettivo Shatalov, non il mio”.

“Lasciamo perdere la politica adesso. Sai che accadrà dell’armatura della Dinamo Cremisi ora? Magari finirà ad ammuffire in qualche deposito, dimenticata da tutti, o magari potrebbe essere affidata alle mani sbagliate. È questo che vuoi? So che hai giurato di non indossare più un’armatura e di certo non sprecherò altre parole per farti cambiare idea. Mi è stato chiesto di invitarti a pensarci su e l’ho fatto. Quello che dovevo dirti l’ho detto, il resto sta a te”. Shatalov si alza e si avvia verso l’uscita, poi come ripensandoci si volta e parla ancora “Sai, Bukharin, eri molto bravo come Dinamo Cremisi, questo te lo devo concedere. Chissà, forse è anche  per questo che ti ho sottratto il ruolo e l’armatura: ero troppo invidioso di te e della tua condizione. Non potevo sopportare che un uomo giusto come te potesse essere, in ultima analisi, più potente di me e rappresentare un simbolo per la nostra Rodina”.

Detto questo, Shatalov sorprendentemente unisce i talloni con uno schiocco e fa il saluto militare all’indirizzo di Dimitri che quasi istintivamente lo imita. Infine il prigioniero esce, lasciando dietro di sé un Dimitri Bukharin pensieroso.


Da qualche parte nella Russia orientale.

 

Il luogo è un istituto governativo dove troviamo alcuni altri personaggi della nostra storia. Per la precisione: Powersurge, Alexei Vazhin ed un uomo con indosso la divisa di generale. Powersurge è un’altra vittima delle magie di Dormammu: il suo corpo è stato esposto alle energie rilasciate da un incidente nucleare normalmente contenute da un’armatura protettiva, ma da quando è tornato dal reame di Dormammu la sua condizione si è fatta sempre più instabile e se esce da una speciale area di contenimento raggiungerà inevitabilmente la massa critica entro poche ore con o senza la sua tuta speciale… e per quanto ne sanno gli scienziati che lo stanno studiando potrebbe accadere comunque.
In questo momento Illarion Pavlovitch Ramskov, questo è il suo vero nome, è  piuttosto agitato:“Devi ascoltarmi, Vazhin” dice “Io devo  andare ad aiutare i miei compagni, devo”.

Vazhin scuote la testa e risponde:“Lo sai che nelle tue attuali condizioni...”.

“Ho sei ore prima di raggiungere la massa critica, giusto?” replica Powersurge “E molte cose possono accadere in sei ore. Con la mia velocità posso andare e tornare dalla Siberia in un paio d’ore al massimo: me ne restano ben quattro per agire”.

“E cosa pensi di poter fare in sole quattro ore?”.

“Non lo so, ma sento che il mio posto è là, al loro fianco”.

Vazhin riflette ed infine annuisce: non ha nulla da perdere, dopotutto. Se Powersurge decide di usare la forza per andarsene, dubita che le forze di sicurezza sarebbero capaci di fermarlo.

Mentre Powersurge vola via verso la sua destinazione, il compagno di Vazhin si accende una sigaretta e gli si rivolge con tono ironico:“Stai diventando troppo tenero con l’età, Alexei Sergeievitch, forse questo lavoro non fa più per te”.

“Speri forse che lo diano a te, Fyodr Fyodrovitch?” ribatte Vazhin sullo stesso tono.

“Oh, no, non ci tengo, non ho così grandi ambizioni. Mi accontenterò di essere il successore di Stalyenko quando sarà stato ufficialmente smascherato e destituito” risponde serafico il Colonnello Generale Fyodr Fyodrovitch Shelkov.

“Già, davvero un uomo di poca ambizione. Comunque sarò anche tenero di cuore come tu dici, ma ho la sensazione che la Guardia avrà bisogno di tutto l’aiuto possibile e che in qualche modo qualcosa stesse attirando Powersurge verso quei luoghi. Ho ritenuto più saggio non tentare di impedirgli di raggiungerli”.

“Convinto davvero che i tuoi protetti in costume possano riuscire?”.

“Se falliranno ci resterà poca scelta, temo. I tuoi uomini sono pronti?”.

“Sì. Al momento opportuno, se verrà dato l’ordine, la montagna sarà spianata da un bombardamento a tappeto. Non devo dirti cosa potrebbe accadere ai nostri amici supereroi in quel caso, specie con una bomba nucleare vivente tra loro”.

Vazhin si accende un sigaro cubano, aspira ed alza gli occhi al cielo. “Ahimè… il povero Illarion Pavlovitch avrà dato la sua vita per la Rodina, ne sarebbe soddisfatto non credi?”.

Non attende una risposta e non ne ha.

 

Siberia Occidentale.


All' interno della montagna. Stalyenko e Omega Red si aggirano per le viscere di questo monumento naturale modificato molto opportunamente dall’intervento dell’uomo, un altro trionfo dell’ingegneria sovietica, destinato però a rimanere sconosciuto.

Stalyenko è emozionato. Per anni ha dato la caccia a questo posto ed ora finalmente è vicino al suo obiettivo, lo sente. Finalmente potrà dire addio ai meschini intrighi e traffici a cui si abbassato per anni, ora il potere assoluto è a portata di mano e non se lo lascerà sfuggire.

“Stavo pensando…” interviene Omega Red “… e se la Guardia d’Inverno ci stesse dando la caccia e riuscisse a trovarci? Non che abbia paura di affrontarli, s’intende, sono convinto che riuscirei a batterli tutti se mi impegno, ma preferirei non esservi costretto”.

“Stai tranquillo, ho già predisposto per loro un comodo diversivo” è la risposta sibillina del generale “Del resto ci occorre solo poco tempo e poi ciò che cerchiamo sarà nelle nostre mani”.

O per meglio dire, nelle mie, riflette Stalyenko con un sogghigno.

 

Proprio al di fuori di quella stessa montagna.

.
Ok, ci siamo. Per quelli di voi che si stessero chiedendo quando sarebbe ritornato in scena il grosso del gruppo che dà il nome  a questa serie, eccovi accontentati. Avevamo lasciato la Guardia d’Inverno ai piedi della montagna  ed è proprio lì che la ritroviamo, meno di due minuti dopo, in cerca dell’apertura indicata loro da Vazhin.

“Deve essere qui, ma è ben mimetizzata” dice il Guardiano d’Acciaio “Vostok, ora ci serve la tua abilità di comandare tutto ciò che è meccanico”.

<Naturalmente, Guardiano, provvederò immediatamente.>

Vostok solleva una mano, ma prima che possa accadere qualcosa ecco che si ode provenire dall’alto una voce imperiosa:“Fermi!”.

I Guardiani si voltano ed alzano lo sguardo verso l’alto: sopra le loro teste c’è una piattaforma levitante a bordo della quale vi sono tre uomini ed una donna. Il Guardiano d’Acciaio li riconosce immediatamente:“I Bogatyri!”.

“Si, noi…” gli risponde l’uomo chiamato Volkh “…gli ultimi campioni della gloriosa Unione Sovietica, quella patria che coloro che servite hanno ignobilmente tradito…  ed è per questo che morirete”.

 

CONTINUA...

  

NOTE DEGLI AUTORI

 

Tranquilli, stavolta le note sono pochissime, anche perché quasi tutte le informazioni importanti sono date nel corpo della storia. Occorre solo qualche piccolo chiarimento su…

1)     Epsilon Red. Il Colonnello Marko Ivanov fu prescelto dall’Ente Spaziale Sovietico per un singolare esperimento genetico: il suo corpo fu modificato in modo da sopportare i rigori dello spazio senza bisogno di supporti vitali come tute o simili. Divenne così Epsilon Red. Il risultato paradossalmente fu, però, che  per poter stare sulla Terra Ivanov aveva bisogno di una speciale tuta che compensava la differenza di pressione. Le cose nella sua vita si complicarono quando la strike force americana chiamata Team X, di cui facevano parte anche Wolverine e Sabretooth, non invase la base spaziale di Tyuratam e lì, per pura crudeltà, Sabretooth uccise la moglie incinta di Epsilon Red. Per fortuna fu possibile praticare al cadavere un taglio cesareo che salvò la bambina, Elena, che cresciuta mostrò di essere una mutante e precisamente una telepate di medio livello. Di Epsilon Red non si sentì più parlare per decenni, quando fu rintracciato da Wolverine e con il suo aiuto riuscì ad imbarcarsi nello spazio e trovare così, per usare le sue parole, la sua vera casa. Un momento, però: Epsilon Red, Omega Red… che ci sia un collegamento tra i due?

2)      I Bogatyri sono un supergruppo di nostalgici dell’Unione sovietica che grosso modo sono quasi l’equivalente russo dei Fantastici Quattro. Ne sapremo di più su di loro nel prossimo episodio.

E a proposito del prossimo episodio: finalmente, dopo due episodi di attesa, la Guardia d’Inverno picchia qualcuno! E non dimentichiamo anche che ci saranno anche nuove intriganti rivelazioni sul piano di Stalyenko e sulla natura della misteriosa arma.

Se questo non basta ad intrigarvi a leggere il prossimo episodio, allora abbiamo sbagliato mestiere.

Fabio & Carlo


[1] Altrimenti nota come Seconda Guerra Mondiale.

[2] Patria, in russo

[3] Ecco, avete avuto anche il riassunto delle puntate precedenti, che volete di più dalla vita? Per carità non rispondete. ^_^

[4] Vedi episodi #19 e 21.

[5] Ed è quest’ultima la verità, come sa chi ha letto Wolverine Vol 1° #68 (Wolverine, Marvel Italia, #65).