PROLOGO: Nome, O.Z. Chase. Professione, cacciatore di taglie, il migliore. Situazione per dimostrarlo, la peggiore.

 

Chase non era mai stato tipo da vanterie e vanagloria. Era un uomo che lasciava che fossero i fatti a parlare. Sceglieva con molta attenzione i suoi incarichi, e non cercava mai di andare oltre le proprie capacità -tutt’altro che vigliaccheria, era il solo modo per arrivare vivi alla pensione, in quel mestiere.

Nella sua carriera, O.Z. se l’era vista con un’ampia selezione di persone, da pavidi ma ricchissimi codardi in fuga dai guai col fisco ad assassini fatti e finiti, psicopatici con i controcoglioni. Poi c’erano i super, mutanti o mutati che fossero, e quelli erano veramente delle tigri; le sue più recenti cicatrici gliele avevano procurate i superpoteri.

Ma si trattava comunque di esseri umani, non importa quanto potenti o mostruosi o sprofondati nel crimine. Erano una preda comprensibile, alla fine facile.

Si chiese se avrebbe potuto mettere sul curriculum gli avversari che fronteggiava adesso, se fosse sopravvissuto.

 

 

MARVELIT presenta

di Valerio Pastore

Episodio 2 - COMPAGNI DI VIAGGIO (II Parte)

 

 

Dinosauri. Due velociraptor, o qualcosa di molto simile, almeno negli artigli e nella cattiveria.

Troppo veloci per prenderli di mira, o per allontanarsi ad una prudente distanza di tiro. Chase era stato abbastanza fortunato da uscire dal loro primo attacco con la giubba squarciata. Anni spesi a rischiare la vita saranno pure serviti a qualcosa, giusto?

Ma l’inesperienza bilanciava pesantemente. L’unico documentario che Chase avesse visto su queste bestiacce era Jurassic Park, e se la metà del film era vera, queste bestiacce erano intelligenti; e lo stavano dimostrando -i loro attacchi erano coordinati, con tattiche di prova mirate a verificare la resistenza della loro preda. E l’umano non stava dando loro soddisfazione: invece di fuggire, li aspettava e li colpiva col suo coltello. E dove il coltello non riusciva, ci pensava Cerbero.

Portava con onore il nome del mitologico Guardiano degli Inferi, anche se era un più mondano bastardone, un mix di pastore tedesco e canis lupus ma con il meglio di entrambi. Cerbero, dal pelo rossiccio, poteva essere una pagnotta con chi considerava alla sua altezza, ma fatelo incavolare e diventava una belva assassina senza pari. Vivendo con Chase, Cerbero aveva sviluppato le sue strategie di combattimento, ed aveva saputo affibbiare diversi morsi ai rettili -che almeno non erano a prova di proiettile- senza neanche un graffietto.

Ma, alla fine, sarebbero stati loro a vincere. Tutti i loro attacchi stavano ottenendo l’effetto voluto, Chase e Cerbero erano stanchi, un errore a quel punto era inevitabile…E loro lo sapevano…

Mentre Cerbero teneva d’occhio il nemico, Chase adocchiò brevemente la pistola che giaceva in mezzo all’erba. In un'altra occasione, avrebbe potuto rischiare un salto per prenderla, ma gli artigli che i ‘raptor avevano ai piedi erano sufficienti a tirargli via il braccio senza sforzo. La mano libera gli pizzicava ancora: l’unica occasione che aveva avuto per sparare un colpo diretto gli era stata sottratta con una sola zampata; aveva dovuto mollare l’arma per non perdere indice e pollice.

Volutamente, Chase non spostò lo sguardo sulla figura sopra di lui, seduta fra i rami -la femmina, un rettile più piccolo dei raptor, antropomorfo, vestito di una tuta rossa. Il solo rettile ad avere mostrato il dono della parola; aveva detto che si trattava di un test. Niente ricompense, in caso di successo, solo sopravvivenza. Bel test del *%$£!

I rettili attaccarono!

Allo stesso momento, Chase lanciò il coltello…sopra di lui! Un arco velocissimo, degno della sua fama.

A suo onore, la femmina non si era certo rilassata; appena vide il movimento, scartò per evitare un colpo mortale…e si ritrovò ferita alla gamba. Istintivamente, emise un sibilo di dolore. E, come l’uomo aveva sperato, quel segnale fu come una frustata per i ‘raptor! Si fermarono, esitanti fra le loro prede e il dolore della loro padrona(?).

Fu sufficiente: Chase si gettò a terra. Afferrò la pistola, e la puntò alle belve. Fregati!

Chase sparò: l’arma era una colt automatica, con proiettili dum-dum modificati a punta cava caricata a mercurio. Ci ammazzavi un elefante con un colpo solo. L’assordante detonazione stordì ancor più i rettili, che ormai erano solo ottimi bersagli…

Improvvisamente, ad un pollice dalla penetrazione, un’abbagliante luce si frappose fra i proiettili ed i bersagli! Chase rimase leggermente stordito, ma vide fin troppo bene i proiettili assurdamente fermi a mezz’aria, vicinissimi al petto dei rettili.

Poi, i proiettili caddero.

Chase però non abbassò la sua arma. “Passiamo ai trucchi psicocinetici, adesso, signorina? Ammettilo, hai perso.”

Nuove luci illuminarono la fitta giungla in cui la lotta era avvenuta -solo che questa volta si trattava di riflettori.

“Nessun trucco, Mr. Chase,” disse una nuova voce. Chase e Cerbero si voltarono di scatto -ancora una volta si erano fatti prendere di sorpresa, dovevano stare invecchiando!

“Si è trattato di uno smorzatore cinetico. L’energia dei proiettili è stata trasformata in innocui fotoni.” Il nuovo arrivato era un uomo. Costituzione media, non certo un palestrato, ma dotato di una certa…presenza. Capelli corti e castani, venati di grigio. Occhi…strani, quieti ma carichi di grande saggezza. Il suo tono di voce era calmo, ma si avvertiva una certa forza di volontà sotto di esso.

L’uomo si avvicinò all’albero dove si trovava la femmina; i ‘raptor se ne stavano buoni buoni in disparte. “Miranda, tutto questo non era assolutamente necessario. Ora scendi di lì.”

La femmina lo fece. “Padre..”

“Non accetterò un altro episodio del genere, figlia. Adesso torna ad un aspetto più…confacente, e ritirati nelle tue stanze.”

Chase vide la forma rettiliana di lei tremolare, mutare…per essere sostituita da quella di un’avvenente ragazza. Una bella figliola davvero, atletica e magra, dai lunghi capelli neri e gli occhi verdi. Occhi che squadrarono Chase con una ferocia inaudita, anche se il volto di lei era dignitosamente sprezzante.

Miranda uscì a larghi passi dalla stanza. Se la ferita sanguinante le faceva male, non lo dava a vedere.

Quando lei fu uscita, l’uomo scosse la testa. “*Sigh* non sarei sorpreso se rischiasse un’infezione alla gamba solo per provare che è al di sopra del dolore.”

“Conosco qualcuno che apprezzerebbe questa sua predisposizione,” disse Chase, rinfoderando la pistola. “D’accordo, ora che ne direbbe di qualche spiegazione Mr..?”

“Quinn. Solomon Quinn.” Stese la mano. Chase la prese…e l’arto, così come il corpo, divennero quelli di un rettile. A differenza di Miranda, Quinn, aveva la pelle verde con striature gialle. Delle ossa spuntavano dal cranio, ossa consumate, vecchie. “Non siamo mutanti, Mr. Chase; siamo alieni, giunti sulla Terra in seguito ad uno…sfortunato incidente. La comunità di Revelation ci ha accolti bene, ma nell’incidente mia moglie, la madre di Miranda, morì. Lei non ha mai superato il trauma.” Quinn tornò umano. “Ho scelto di mascherarmi per puro rispetto verso la specie dominante che ci ospita, ma Miranda ha altre idee: vede voi mammiferi come specie debole. Naturalmente non considera che i vostri campioni siano stati capaci di sconfiggere altre razze aliene ed esseri a livello cosmico.”

Quinn si diresse verso l’uscita; Chase e Cerbero lo seguirono. “Se non le dispiace, Mr. Chase, terremo il suo appuntamento con il Sindaco Tredaine a casa mia, invece che al Municipio…In fondo, l’incontro con me era uno dei punti dell’OdG. Ah, e ho già predisposto un adeguato pasto e l’alloggio.”

L’uomo e il mezzo lupo non dissero nulla.

 

“Siamo impressionati. Davvero.”

La stanza era quello che Chase definiva ‘l’ambiente ideale’: rustica nel design, calda dei colori del legno nutrito a cera d’api, Era piccola, ma non opprimente, arredata quanto bastava per le minime comodità e permettere un combattimento senza venire intralciati da mobilia inutile. Il solo pezzo d’arredamento ‘stonato’ era un laptop posto sul comodino accanto al letto. Accanto al letto c’era una brandina perfetta per Cerbero. C’erano due finestre a ghigliottina, e nessuna avrebbe permesso ad un sicario di fregare O.Z. ed il suo amico nel sonno.

Quando il cacciatore di taglie fosse andato in pensione, si sarebbe ricordato di questo ambiente per quello che era, una proiezione della sua deformazione professionale. Per ora, era perfetto. “Qualcuno ha fatto bene i suoi compiti, vedo,” aggiunse, entrando. La sacca che faceva da bagaglio era già sul letto.

“Conoscere bene i propri alleati costituisce la migliore delle basi per un alleanza,” disse Quinn, rimanendo sulla soglia.

“Oppure la migliore prevenzione per un disastro,” disse Chase. “Con tutto il rispetto, Quinn, lei si sente un po’ troppo sicuro che accetterò la vostra offerta di lavoro. E poi, perché usare il Sindaco come intermediario? Non ho mai avuto paura di incontrare un cliente faccia a faccia.”

“Discuteremo di tutto questo alla riunione, fra tre ore.” Detto ciò, Quinn uscì chiudendosi la porta alle spalle.

Chase andò ad una finestra; da lì, poteva vedere nient’altro che il deserto. La casa, almeno la villa di facciata, non era climatizzata. Meglio, le escursioni termiche potevano fare dei danni.

L’altra finestra offriva una visuale su Revelation. I casi erano due, considerò Chase: o Quinn mentiva, e la comunità era sotto il suo controllo, oppure si trattava davvero di un piccolo paradiso sociale…In questi casi, l’uomo si affidava molto al suo istinto, il suo ‘sesto senso’. E a Cerbero.

L’animale era a suo agio, non percepiva Quinn come una minaccia; O.Z. non percepiva pericolo, neppure da quell’esaltata di Miranda. Il che rendeva le cose solo molto più interessanti…

Tre ore. Il Cacciatore guardò l’orologio. Tempo per un pisolino ristoratore e poi una doccia; poteva essere un rustico lui stesso, ma col cavolo che si sarebbe presentato alle autorità come un cavernicolo.

Si sdraiò sul letto -materasso morbido ma con tavolaccia sotto. Come sempre, non si era reso conto di quanto fosse stanco. Appena mise la testa sul cuscino, chiuse gli occhi…

Cerbero scelse proprio quel momento, per uggiolare. Qualunque altro proprietario avrebbe imprecato pesantemente per zittire il cane. Non O.Z. Chase -ce ne voleva, per spaventare Cerbero, e in tal caso bisognava essere pronti veramente a tutto…*!*

“Ma che diavolo..?”

Nella stanza c’era una donna. Stava in piedi, davanti al letto, solenne come una statua; vestiva un abito lungo, di foggia indubbiamente antiquata -per quanto, a Revelation, c’era il sospetto che quella roba andasse ancora di moda. I suoi capelli erano nerissimi, corvini, dai riflessi bluastri, e nei suoi occhi del colore dell’acciaio brillava un fuoco che doveva avere sovrastato molti spiriti ardenti.

Donna o no, comunque, Chase non avrebbe certo abbassato la guardia in suo onore: anzi, puntò la pistola al petto di lei senza esitare. “Posso fare qualcosa per lei, Miss?”

Lei non fu minimamente turbata da quell’esibizione. Anzi, rivolse ancora una volta il suo sguardo a Cerbero, che praticamente strisciò ai suoi piedi, uggiolando come un cucciolo, le orecchie piatte contro il cranio.

Il grilletto fu tirato all’indietro con uno scatto deliberatamente lento… Chi..?

Passi. Dall’ingresso.

La donna voltò lo sguardo. Il turbamento che attraversò il suo sguardo durò solo un istante, poi sorrise.

Chase riconobbe quel sorriso, quante volte lo aveva visto nelle sue prede? Un sorriso di rassegnazione di fronte all’inevitabile…Ma perché? Cosa stava succedendo?

Chase avvertì la pelle d’oca, ma era per il freddo. Non se n’era accorto, ma da quando la donna era apparsa sembrava di essere finiti al polo! Il fiato si condensava in nuvolette, e non c’era brina sui vetri solo a causa del clima secco di quel posto…

E i passi si avvicinavano…

“Sono qui per te, strega.”

Avvenne tutto allo stesso momento: l’uomo sembrò apparire sulla soglia. Indossava un abito da cacciatore di taglie, nero come la pece, con due pistole legate ai fianchi ed un cappellaccio pure nero. Al collo portava una croce dorata.

E nelle mani reggeva un fucile.

Decisamente, non era il momento per porsi delle domande! Chase fece fuoco. Alla spalla destra, in modo da ferire il bastardo. Cerbero già stava saltandogli addosso per tenerlo buono a terra…

Il colpo attraversò il corpo del killer. Cerbero aveva acquisito troppa spinta per fermarsi…e quando arrivò sull’’uomo’, fu come se avesse toccato un cavo elettrico! Il suo corpo fu attraversato da archi di energia, guaì orribilmente, e fu infine respinto all’indietro.

Il killer diede un’occhiataccia a Cerbero, poi tornò al suo obiettivo: la donna. Puntò l’arma, e fece fuoco. Lo sparo fu assordante, e coprì il disperato “NO!” di Chase. Il volto della donna esplose in una fontana di sangue, frammenti di denti, di ossa e di materia cerebrale. La violenza dell’impatto la spinse verso Chase. Lui sentì tutto, l’odore della cordite, la puzza del sangue e della carne devastata; istintivamente, si parò gli occhi dagli schizzi, e quando sollevò di nuovo lo sguardo verso la scena,

non c’era più niente. Non un suono, a parte quello dell’orologio a pendola in un angolo, ed il proprio respiro ansante. “Cerbero..?”

Il cane si stava rialzando. Come Miranda, anche lui non aveva voglia di farsi vedere debole, e a guardarlo, infatti, sembrava fresco come una rosa, solo molto seccato…

Nuovi passi risuonarono dal corridoio. Di nuovo, Cerbero si tese silenziosamente mentre Chase puntava la pistola…

Ma questa volta non erano fantasmi…O, almeno, questo ragazzo palestrato e con i lunghi ma ordinati capelli castani, gli occhi pure castani ed un’espressione neutrale, che in mano reggeva un vassoio con due piatti coperti, non era accompagnato dal terribile gelo delle precedenti apparizioni. Vestiva ‘moderno’, con camicia a maniche arrotolate e pantaloni kaki. “Non credo che dobbiate preoccuparvi del pranzo, riveriti ospiti. Io sono Zed, Secondo Assistente del Capitano Quinn.”

I due ospiti si rilassarono. Un pochino. “Sei un alieno anche tu?”

Zed depositò il vassoio, e lasciò cadere l’illusione. Come Quinn, e come i maschi della specie, ponderò Chase, era verde con strisce gialle; solo che non aveva le corna. “Io sono un ibrido. Il mio corredo genetico è parzialmente mammifero. Per questo non ho le corna.”

L’uomo si alzò in piedi. “Francamente, mi interessava più scoprire se li hai visti anche tu, i fantasmi, in questo posto.” Andò a scoperchiare i piatti -zuppa di carne, patate e funghi per lui, e un bisteccone magnum con l’osso per Cerbero. Questa era classe!

“Oh. In questo caso, sì, siamo al corrente dei fenomeni sovrannaturali che interessano questa casa. Ma dovrà parlarne con il Capitano ed il Sig. Sindaco, alla riunione.” Fece un inchino ed uscì.

Chase aveva una mente salda ed aperta -un altro requisito indispensabile per il suo lavoro- ma era sinceramente la prima volta che cominciava a sentire il bisogno di un’aspirina!

 

Puntuale come un orologio, Chase, guidato da Cerbero, entrò nel salotto dove si teneva la riunione -almeno, lì, seduti in un cerchio di poltrone intorno ad un tavolino da caffè imbandito come per una festa, stavano i partecipanti: Martha T. Tredaine, Sindaco di Revelation, lo Sceriffo Derek Trainor e Solomon Quinn. Una poltrona vuota attendeva O.Z., che andò a riempirla dopo avere salutato i presenti con un breve cenno della testa.

“Immagino che abbiate già incontrato Joan e Rex,” disse Quinn, venendo subito al punto.

Chase prese un paio di tartine salate, e una la lanciò ad arco a Cerbero. “Vicini simpatici. Un po’ disordinati.”

Joan Antoniette Sterling e Rex ‘Vulture’ Lucas,” disse Tredaine. “Rispettivamente cittadina di Revelation e cacciatore di taglie.

“Lei era la discendente dei padri fondatori di Revelation, una vera dignitaria. Ma fuori della città era sospettata di stregoneria, e fu Rex, come ha visto, ad ucciderla…Ma la cosa non finì lì, purtroppo.” Come se quella frase fosse stata un segnale, lo sceriffo aprì la cartella che reggeva in grembo, ne estrasse due fogli e li porse a Chase.

Il cacciatore di taglie li afferrò e, studiandoli, inarcò un sopracciglio. Il primo foglio era la copia di una fotografia, un ritratto antico, dalla cornice circolare, che mostrava la donna della sua visione; stava in piedi contro una finestra decorata da una ricca tenda bianca merlettata, un perfetto contrasto con l’abito nero lungo, il quale però era molto adatto alla severità della sua espressione -una donna vittoriana dalla testa ai piedi…?

Socchiuse gli occhi. Sì, c’era una differenza fra la donna del ritratto ed il fantasma.

Chase non ebbe neppure bisogno di chiedersi in cosa consisteva il contenuto del secondo foglio, ma per scaramanzia gli diede un’occhiata.

Infatti. Era un ingrandimento: mostrava un cammeo, un oggetto circolare di squisita fattura incastonato nell’onice. Il contorno del cammeo sembrava fatto di minuscole figure umane stilizzate, un cerchio che si fondeva con le ali spalancate del drago rampante al centro del cerchio. E, abbracciato al drago, pure rampante, stava un lupo con il muso fermato in un ululato. Le code dei due animali si univano e si fondevano col cerchio…

Il fantasma non aveva il cammeo.

“Vulture rubò il cammeo,” disse Trainor. “E la nostra sensitiva ritiene che tale atto lo costringa, dopo morto, a rivivere la scena del delitto ogni giorno, senza fine.”

Chase ripensò al sorriso rassegnato della donna, al suo stoico silenzio nell’accogliere il suo assassino. Aveva già lanciato la sua maledizione, in quel momento? Era stato tutto predisposto?

“Vorremmo che la sua S.I.S. ritrovasse il cammeo, Sig. Chase,” disse Tredaine. “Ma per farlo, bisogna raggiungere Vulture…o un suo discendente. Un lavoro che lei dovrebbe sapere portare a termine con successo.”

Chase porse le foto a Trainor. “Grazie per il voto di fiducia…Possiamo cominciare, tuttavia, con questa storia della SIS? Cos’è, un nuovo gruppo di potere femminile?”

Squadra Investigativa Speciale,” rispose Trainor. “Vede, Sig. Chase, Revelation è davvero una città molto…speciale. Sono davvero poche le persone che non meritano una mano, o una seconda possibilità, e noi abbiamo fatto legge tale filosofia; con tutti coloro che bussano alla nostra porta.”

“Non ne ho il minimo dubbio, mi creda.”

“Ciò nonostante, non siamo un paradiso o un’utopia. Non soffriamo di molti dei problemi che affliggono le metropoli, ma abbiamo la nostra dose di crimini. Ho lanciato io stesso il progetto SIS, per quei problemi che richiedono una task force di pronto intervento e di investigazione del soprannaturale.”

“Dovrei fare l’Indagatore dell’Incubo, quindi?”

“Un lavoro molto meno sciocco del titolo che lei ha appena menzionato, mi creda,” disse Tredaine. “Consideri l’incarico di ritrovare il cammeo come un assaggio di quello che l’aspetta.”

Passarono diversi secondi di silenzio, prima che Chase dicesse, “Perché questo cammeo è così importante? È un oggetto magico o qualcosa del genere?”

“È una specie di tesoro locale,” rispose il Sindaco. Quella donna era una vera figlia della terra, con certe manone piene di calli e lo sguardo di chi è abituato a farsi obbedire. “Revelation ha un debito storico con gli Sterling, o almeno con la loro rappresentanza femminile.”

Di nuovo, il silenzio calò fra i presenti. E, finalmente, Chase disse, “Quando si comincia?”

 

Circa trenta minuti dopo quella frase, i cardini di una porta di legno scricchiolarono rumorosamente, sollevando fiocchi di ruggine e nuvolette di polvere. Alcuni ragni ed insetti amanti del buio se la squagliarono all’apparizione della sciabola di luce.

“Scusi la polvere,” disse Quinn.

“Non solo quella. Siamo alquanto fiacchi a budget, vedo.”

Quinn andò al centro della stanza abbandonata. Armeggiò con una lanterna, e la accese. Le finestre erano coperte da assi. La polvere era uno strato fitto e croccante. Le ragnatele erano estese come tendaggi. “Fa parte della…facciata. Sarò io a gestire tutti i dati di cui la SIS avrà bisogno, da casa. Questa è solo una sede di rappresentanza, oltre che vostro alloggio. Naturalmente, sarà resa consona ai vostri gusti e necessità il più presto possibile.”

Cerbero starnutì un paio di volte, per via della polvere

“Hm-m.” Chase, seguito da Quinn, salì per le scale -ancora belle solide, nonostante tutto. Cerbero rimase all’ingresso, di guardia. “Ricapitoliamo. Saremo io, Cerbero, lei, Miranda, Zed, e…Bob. Chi è Bob?”

“Glielo presenterò a tempo debito. Lei ha avuto abbastanza sorprese, per oggi.”

L’uomo non preferì approfondire quella risposta. Invece, disse, “Solo una cosa: perché Miranda? Insomma, non mi stupirei se cercasse di avvelenarmi nel sonno. Senza offesa, naturalmente.”

“Nessuna offesa. Anzi, chiariamo una cosa: so che la vostra specie è composta anche di individui meravigliosi, ma come insieme siete capaci di una rara capacità autodistruttiva. Sotto certi aspetti, non siete molto diversi dai Tok…” Pronunciò quel nome come se la lingua ne sentisse il sapore cattivo “…ma non deve essere una scusa per non giocare secondo determinate regole, e Miranda deve impararlo. Collaborando con lei, spero che imparerà che il mondo va al di là dei confini della sua amarezza.”

Arrivarono al piano superiore. Il corridoio si snodava ad ‘L’, e c’erano diverse porte disposte ad intervalli regolari. Avvicinandosi ad una porta, Chase vide la pallida incisione di un numero -forse quel posto era stato un albergo, o un bordello, ai suoi tempi. “E cosa le fa pensare che Miranda collaborerà?” chiese.

“Lo farà. Questo lavoro è l’unica occasione che ha per uscire da Revelation ed esplorare il mondo da quando arrivammo qui. Non si farà sfuggire una simile occasione; inghiottirà il veleno, ma sarà un buon agente.”

“A me interessa l’esperienza, pop. Non mi sembra che qui si affrontino superminacce a go-go. Un bel corpo e le raccomandazioni non bastano.”

Quinn non sembrò turbato da quelle affermazioni. I due scesero le scale. “Per quanto le possa sembrare anomalo, i simulatori di cui dispongo coprono praticamente l’intero spettro dell’addestramento di base. Miranda stessa si è molto impegnata per essere sempre al massimo della forma fisica e mentale. Quanto all’esperienza in missione, saprà compensare presto, mi creda.”

Chase sospirò. “Non deve dirmelo Credo che la normalità sia un evento raro, qui.”

Quinn sorrise.

La coppia uscì dal vecchio edificio. Chase si voltò a guardarlo -non erano proprio i Caraibi e belle ragazze in topless a coccolarlo, ma la verità era che non gli andava di finire i suoi giorni in panciolle. A Revelation, avrebbe potuto godere di quella minima tranquillità di cui aveva bisogno, lontano dai riflettori e dai vecchi debiti. O così, almeno, sperava…