PROLOGO: Galassia di Andromeda…
…Si trovava questo sistema
solare. Di per sé, non era un sistema speciale. Due pianeti rocciosi nelle
orbite interne, ognuno grande quanto la Terra. Due giganti gassosi grandi il
triplo di Giove, nessuno dotato di anelli; dotati, in compenso, ognuno di una
dozzina di lune.
Un sistema solare che da
qualche tempo era scosso dai bagliori della guerra! Lampi di luce si accendevano
nel vuoto interplanetario, a raffica, come a volere sfidare il numero delle
altre stelle nel firmamento.
Altri lampi, ancora più
sinistri, apparivano uno dopo l’altro sulla superficie dei pianeti rocciosi e
delle lune dei giganti. Sembrava impossibile che qualcosa di così esteso, di
così veloce, potesse essere consciamente portato avanti senza in realtà correre
verso l’estinzione… Perché qualcosa di così vasto non poteva che avere una
risoluzione, e per nessuno dei contendenti ci sarebbe stato scampo!
Eppure, almeno una delle parti
rifiutava di cedere terreno. I combattimenti infuriavano senza tregua. Gli
scenari venivano ribaltati con una velocità che quasi neppure le macchine
potevano calcolare. E ogni volta che una delle parti prendeva il sopravvento,
l’intero conflitto era rimesso in gioco…fino al successivo rovesciamento di
sorti. E questo poteva avvenire più volte nell’arco di una sola giornata!
Occorreva una soluzione. Un
fattore esterno capace di fare quello che i contendenti da soli non riuscivano
a fare: squilibrare definitivamente la bilancia...
…E questo, alla fine, avvenne!
Nella forma dapprima, di un piccolo corpo celeste, velocissimo, diretto proprio
verso un’imponente flotta. Un corpo che gli strumenti di bordo, ad una prima
rilevazione, scambiarono per una cometa.
Non che avrebbe fatto
differenza, anche se la verità fosse stata manifesta all’istante. Del resto,
chi fra loro poteva aspettarsi…
…un umanoide, dalle carni
interamente argentee, in piedi su una lunga tavola dello stesso colore, le
braccia spalancate come un incredibile angelo cosmico?
Chi si poteva aspettare Silver Surfer?
MARVELIT presenta
SILVER SURFER
Episodio 1 – Segnali di Morte
Nello spazio nessuno può
sentirti urlare.
Il cavaliere cosmico,
l’ex-araldo di Galactus, tese le
braccia verso l’ammiraglia della flotta. Dai pugni chiusi saettò una unica
raffica di energia, intensa come la luce di una nova!
E l’astronave, colpita in
pieno, esplose! Esplose con una tale violenza che i frammenti più grandi non
superavano le dimensioni di una valigia.
Compiuto il primo attacco,
Surfer, sorridendo soddisfatto, si diresse all’assalto del resto delle navi.
Gli equipaggi dovevano avere finalmente recuperato l’iniziativa, perché le navi
fecero fuoco all’unisono sull’intruso.
Ma non servì a nulla: Silver
Surfer cavalcava le correnti dei nuclei galattici, gareggiava con i getti gamma
di una supernova. Aveva affrontato innumerevoli flotte di altrettanti imperi
stellari. Questi goffi attacchi quasi non valevano la sua attenzione…
Ma lui aveva una missione da
compiere. Senza smettere di sorridere, l’espressione di un esaltato, di un
amante della distruzione, attraversò una ad una le navi rimaste. Le attraversò
come un coltello nel burro, ed esse esplosero una ad una sulla sua scia, come
altrettanti, orrendi fuochi artificiali.
Quarantatrè secondi esatti.
Soddisfacente.
Silver Surfer si diresse verso
un altro quadrante della battaglia. La sorpresa era sua; prima che il nemico
potesse riorganizzarsi, nella felice ipotesi che qualcuno potesse fermarlo, avrebbe definitivamente
risolto il conflitto… Ed eccoli!
Una seconda nave-fortezza.
Surfer poteva quasi vederli, quegli sciocchi, mentre osservavano terrorizzati
la fine imminente. Poteva immaginare la paura che li attanagliava, la
consapevolezza che in pochi secondi avrebbero fatto la fine dei loro compagni*
Un colpo di energia lo
sorprese alle spalle, con tale forza da sbalzarlo dall’asse!
Confuso, dolorante, il
cavaliere cosmico voltò lo sguardo nella direzione da cui il colpo era venuto…
<Davvero, mio caro, basta
così poco per ridurti in quelle condizioni?> la voce che giunse alla sua
mente era allegra, ma portava con sé delle sensazioni orribili, come la bocca
di un cadavere inquieto impastata di ghiaia, come i passi dell’angelo che cammina
sulla tua tomba, come il richiamo di un’anima dannata e felice di esserlo.
La voce di un gigante,
massiccio, vestito di un’armatura blu e oro, seduto sul suo trono-astronave
d’oro. Il suo sorriso felice conteneva tutta la perfidia del suo cuore nero,
nero come gli occhi, in cui brillavano scintille.
<Dovresti essere dalla
nostra parte, Thanos di Titano,>
rispose Surfer. <E invece ci tradisci!>
<Davvero? E dire che da un
certo punto di vista, i traditori siete voi!>
e dicendo ciò, la poltrona di Thanos emise un nuovo raggio. Surfer fu colpito
in pieno, e lanciato via ancora più lontano dalla sua asse.
Thanos si sporse leggermente
in avanti. <Dovreste conoscere i vostri limiti, signori. In queste condizioni,
il vostro ‘paladino’ vi è utile come un pezzo di ferraglia.>
<Menti!> urlò rabbiosamente Surfer, protendendo le braccia verso
Thanos, lanciando un colpo devastante al suo indirizzo…
Del tutto insufficiente contro
gli scudi della sua poltrona. <Ribadisco il mio punto,> fu la quieta risposta.
Ormai Thanos non sorrideva più. Sembrava esserci una nota di compassione nel
suo volto e nella sua voce, adesso. <Se aveste agito saggiamente, se aveste
evitato di imporre la vostra visione, alla fine avreste vinto. E’ un dato di
fatto. Coinvolgendo Surfer, invece, avete rimesso tutto in discussione. Che sia
così, allora.>
Un
altro colpo di energia partì dalla sommità della poltrona. Per la terza volta,
Silver Surfer fu investito in pieno, e questa volta il suo dolore sembro
volersi prolungare all’infinito. Il suo urlo non trovò eco nel vuoto cosmico,
mentre la sua coscienza affogava sempre più nel buio…
No, non il buio.
Il cielo era una tempesta di
gemme di mille colori.
In distanza, brillava, visto
di taglio, l’immane nucleo di quella galassia discoidale. Era così grande, da
sembrare ingannevolmente vicino. E infatti, una mano argentata si protese nel
campo visivo come ad afferrare quel meraviglioso oggetto, dal cui polo nord
partiva un formidabile getto di materia e radiazioni, testimonianza della furia
del superbuco nero del cuore galattico.
Silver Surfer ritrasse la
mano. Per quanto, ormai, avesse passato davvero molto tempo fra le correnti
cosmiche, visitando posti così incredibili da fare vacillare la ragione umana,
incontrando civiltà fra le più disparate che la fantasia potesse offrire, Norrin Radd si sentiva ancora come un
bambino di fronte alla vastità ed alla varietà del cosmo.
Era solo qui che poteva
trovare la pace, nonostante l’universo non fosse solo un posto pacifico… Ma era
giusto che fosse così. Era come navigare in un grande organismo, imprevedibile,
capriccioso, benevolo e pericoloso.
Come compativa ancora le creature
mortali costrette sulla superficie dei loro mondi! Anche se alcune di esse,
come i terrestri, potevano riservare delle piacevoli sorprese, rivelarsi a loro
modo uniche, sarebbe sempre loro mancato qualcosa di fondamentale, se non si
fossero liberati dei loro confini planetari…
“Silver Surfer, ci senti?”
Chi..? lo stavano chiamando,
usando onde tachioniche!
“Silver Surfer, abbiamo bisogno di te. Per
favore, aiutaci!”
I suoi sensibili occhi si
mossero in tutte le direzioni, in cerca dell’onda portante di quella chiamata…e
la trovarono: dritta di fronte a lui, un cosmico filo di Arianna, che lo
avrebbe guidato senza fallo.
Impiegò pochi minuti per
giungere a destinazione: un’astronave sferoidale alla deriva nel vuoto
interstellare.
Era danneggiata: getti di
plasma fuoriuscivano da uno squarcio in prossimità del gruppo propulsore.
Prezioso ossigeno fuggiva da una miriade di fori nello scafo, avvolgendolo come
una delicata aura.
Surfer si avvicinò alla nave. Piuttosto
che fare sprecare aria preziosa all’equipaggio in una manovra di ingresso,
Norrin usò il suo potere cosmico per riconfigurare lo scafo in prossimità del
ponte di comando, trasformandolo in un quadrato di energia che attraversò
agevolmente.
Una volta dentro, si trovò di
fronte un equipaggio composto di creature umanoidi. I loro corpi erano magri,
quasi esili, e se c’erano femmine, allora non si vedeva alcuna differenza con i
maschi. La loro magrezza contrastava stridente con le dimensioni della loro
testa: un cranio ovoidale, su cui i tratti del volto spiccavano assurdamente
piccoli e comici.
Dietro Norrin, lo scafo tornò
al suo stato originale. Un alieno, seduto sulla poltrona centrale del ponte, si
alzò in piedi e si fece avanti. “Ti ringraziamo per avere ascoltato il nostro
appello, Silver Surfer. Eravamo ormai allo stremo. Io sono il Capitano
M00.3351”
“Non ricordo di avervi mai
incontrati,” disse Norrin, curioso, guardandosi intorno. “Come mai cercavate
proprio me?”
“La tua fama ti precede,”
rispose il Capitano. “Il tuo potere ha pochi eguali, nel cosmo, così come il
tuo coraggio e l’altruismo. E noi abbiamo bisogno proprio di un individuo come
te.”
“Vi ringrazio, ma…” qualunque
cosa avesse voluto aggiungere, non sarebbe mai stata pronunciata.
Gli occhi del capitano
M00.3351, fissi in quelli di Surfer, brillarono. E in quella luce, lo sguardo
dell’argenteo eroe si perse. La sua mente precipitò in un abisso senza fondo…
Urlò,
ma in quel nulla non ebbe risposta. Non udì neppure la propria bocca estendersi
in un sorriso cattivo per poi pronunciare la parola, “Perfetto!”
Un urlo che rimase strozzato
in gola, quando si risvegliò.
E la prima cosa di cui si
accorse era di essere di nuovo conscio del proprio corpo.
E di trovarsi di fronte
l’ultima delle persone che avrebbe mai voluto rivedere. “Thanos!”
Surfer giaceva su un letto.
Thanos era in piedi accanto a lui, le mani posate sui fianchi. “Bentornato fra
noi, Norrin Radd. Confido che la mia…cura, per quanto rude, abbia funzionato a
dovere.”
Lo sguardo di Surfer corse
alle due creature androgine dal cranio ovoidale accanto a lui. “La vera cura
sarebbe la tua eliminazione dall’Universo, tu…” Surfer scattò in piedi.
Fissando i due alieni, disse, “Che ruolo hanno avuto i tuoi complici? Cosa mi
avete fatto?!”
“Sei stato posseduto,” rispose
uno di loro, facendo un passo indietro. “Ti prego, lascia che ti spieghiamo: la
cosa è molto complicata…”
Surfer si calmò. Per ora. “Vi
concedo il beneficio del dubbio. E ora parlate.”
La creatura annuì. “Io sono
KrE000.41. Noi siamo gli Ovoidi. La
nostra specie è molto antica: da tempo immemorabile, ormai, abbiamo preso il
sopravvento su tutte le altre forme di vita del nostro mondo.” Fece un cenno
verso la parete, che divenne trasparente.
Surfer vide che si trovavano
sulla cima più alta di una immensa città. Ovunque andasse lo sguardo, era un
trionfo di architettura fino all’orizzonte, interrotto solo da orrendi crateri,
palazzi anneriti dal fuoco delle esplosioni, e colonne titaniche di fumo che si
levavano qua e là.
“Quando il nostro mondo non ci
bastò più,” continuò 41, “Decidemmo di colonizzare le stelle. A quel punto, le
nostre biotecnologie erano abbastanza avanzate da permetterci di risolvere uno
dei problemi più drammatici legati al viaggio interstellare: la durata della
vita.
“Per quanto disponiamo dei
propulsori adatti a sfidare le distanze cosmiche, un solo guasto può farci
perdere, oltre che un’astronave, il suo insostituibile equipaggio. Vedi,
Surfer, per noi la vita è un bene abbastanza prezioso da valere su ogni altra
considerazione: abbiamo sempre coltivato la pace, perché la guerra non è altro
che spreco di vite.
“Il nostro popolo era diviso,
all’inizio: inizialmente, pensavamo di impiantare le nostre menti in corpi
artificiali, indistruttibili…solo per capire che in questo modo ci saremmo
snaturati, avremmo creato una generazione di esseri troppo diversi…
“Pensammo di utilizzare campi
di stasi, che non avrebbero permesso alle nostre cellule di invecchiare di un
solo secondo…ma se per noi la vita è importante, anche l’esperienza, la
conoscenza, non è da meno. In stasi, avremmo perso tempo che invece avremmo
potuto dedicare a ricerche, esperimenti…in modo da giungere a destinazione
senza alcun gap scientifico rispetto a chi sarebbe venuto dopo di noi.
“Alla fine, optammo per la
clonazione integrale: i nostri corpi avrebbero vissuto il proprio ciclo vitale
fino al momento del decesso, e a quel punto la mente sarebbe stata trasferita
in un nuovo corpo giovane, adulto, e pronto a prendere il posto del vecchio.
“Riscrivemmo i geni dei cloni
in modo da eliminare la sessualità, in quanto la riproduzione ‘tradizionale’
era a quel punto obsoleta. Il nuovo corpo era già dotato di tutta la conoscenza
e l’esperienza di cui abbisognava, e non c’era più bisogno dell’infanzia,
durante la qual bisogna ri-insegnare tutto daccapo.
“Con questo sistema,
lentamente, ci spargemmo nel nostro nativo spazio galattico, e oltre.
Prosperavamo, eravamo felici…fino a quando non comparvero i primi dissidenti.”
Surfer vide una tristezza
terribile farsi largo nel volto di 41, e ne provò compassione. “Dissidenti..?”
“Una delle loro spedizioni,”
proseguì Thanos, “tornò un giorno con un’idea tanto rivoluzionaria quanto
antica: l’idea che la vita della civiltà ovoide fosse una farsa, una patetica
stasi senza passioni, un eterno perseguire di conoscenza fine a sé stessa,
senza alcun beneficio in termini evolutivi.
“Vedi, Surfer, con tutta la
conoscenza acquisibile su questo piano mortale, gli ovoidi mancheranno sempre
di un tassello fondamentale: l’aldilà. Questa gente nutre un terrore
ineguagliabile della morte, ma sembra che alcuni di loro, in un supremo atto di
curiosità, abbia ritardato il transfert mentale…per scoprire un fatto molto
interessante.”
Surfer si accigliò,
estremamente curioso suo malgrado. Quando Thanos sorrideva in quel modo…
“Vedi, Surfer: questa gente
non ha anima. L’ultima è scomparsa
insieme all’ultimo corpo non clonato. Vivono in costante stato di squilibrio,
tecnicamente vivi, ma freddi come una roccia alla deriva nel cosmo.
“Quando quella cavia ritardò
il transfert, in qualche modo le energie mentali vennero a contatto con quelle
spirituali. E quell’ovoide vide l’aldilà.
“L’ovoide riuscì a tornare al
suo corpo, ma la sua anima rifiutò quell’involucro. Puoi immaginare in che
stato si sentisse la ‘cavia’, quando realizzò la propria incompletezza, quando
si vide circondato di poveri sciocchi il cui sguardo miope non andava oltre il
proprio riciclabile guscio.
“Quell’ovoide si chiamava
AkG0.335561. 61 fece un rapporto estremamente dettagliato sulla sua esperienza.
Essendo libero da influenze religiose, riuscì a tenere viva la curiosità dei
suoi simili senza bisogno di invocare una ‘morale superiore’.
“Alla fine, l’equipaggio di
quella spedizione si convinse che la vita oltre la morte fosse un passo
necessario nella comprensione del tutto. Quell’equipaggio si convinse che
bisognava tornare alla mortalità.”
Il secondo ovoide prese la
parola. “All’inizio, sparsero la parola fra le varie spedizioni extrasolari.
Lontani dal mondo natio, i dissidenti coltivarono bene la loro disciplina, ingrossarono
le loro file. E quando tornarono al nostro mondo natale, e presso le colonie
del sistema, formavano un vero esercito autonomo. E iniziarono a predicare.
“Noi rifiutammo, naturalmente:
la vita andava conservata, non persa, non importa le ragioni. Persino la
conoscenza non era una ragione sufficiente. Voltammo loro le spalle.”
“Ma loro non accettarono,”
disse 41. E ci attaccarono: colpirono i nostri centri più importanti,
seminarono il panico. All’inizio, sembravano destinati ad avere la meglio…fino a
quando alcuni di noi non decisero di violare il terzo sacro protocollo: la
mente. Per nessuna ragione, nella nostra storia, avevamo posseduto un corpo non
clonato, ma ora era in gioco la sopravvivenza della nostra civiltà, così possedemmo
alcuni ribelli, e seminammo il caos nelle loro file.”
“Loro ebbero la stessa idea,”
disse il secondo ovoide. “Ormai la guerra era diventata una piaga: nessuno si
fidava più di nessuno, e tutti volevano sopraffarsi a vicenda. E in nome di
cosa? Della morte: morte per i nostri avversari ribelli, e morte per noi che
coltivavamo pace e vita.”
“Quindi, erano stati i ribelli
a possedermi,” disse Surfer. “Loro volevano che infliggessi dei colpi veloci e
decisivi alla vostra fazione, in modo da recuperare il terreno.” Il conto tornava:
questa gente doveva avere raccolto le voci più disparate nel loro peregrinare,
e non era difficile, alla fine, sentire parlare di Norrin Radd… “E Thanos? Lo
avete cercato voi..?”
“No, Surfer,” rispose il
titano. “I ribelli hanno cercato me per primo, convinti che li avrei aiutati a
perseguire il loro piano di genocidio…ma si sono sbagliati: ormai so che la
morte non ha senso senza la vita, che occorre un preciso equilibrio delle due
forze perché il caos non prevalga.
“Dissi a quegli sciocchi di
raggiungere un accordo, di coesistere con coloro che la pensavano diversamente.
Cercai di fare capire loro che, alla fine, tutta la loro gente sarebbe tornata
al ciclo vitale naturale, così come loro si erano spontaneamente convertiti…
“Invece, loro cercarono di
possedermi. Fallirono, naturalmente, e non diedi loro l’opportunità di
riprovarci: li mandai fra le braccia della mia nera signora. E fu allora, che
mi resi conto di quale punto la loro follia avesse raggiunto.
“Erano in venti, davanti a me:
avevo ucciso i due che avevano tentato il transfert…poi, gli altri si gettarono
su di me. Erano invasati, mi imploravano di ucciderli, e per poco non lo feci.”
“Perché?” chiese Surfer.
“Perché ti imploravano di ucciderli?”
“Non sappiamo suicidarci,”
rispose 41. “Riscrivendo il nostro codice genetico, ci assicurammo di liberarci
del desiderio di morte, instillammo la paura del suicidio, l’impossibilità di
compiere l’atto finale.
“E’ la ragione principale per
cui i dissidenti ci aggredirono con tanta violenza: non avrebbero ammesso di
doversi uccidere ed essere i soli a fare quell’ultima esperienza. Sapendo che
non sarebbero stati raggiunti, ci avrebbero portato via insieme a loro. Nella
mancanza di coraggio genetica, hanno trovato il coraggio di morire per una
causa. E se anche sono inferiori di numero, temiamo che la loro determinazione
li porterà a prevalere.
“Oggi hanno posseduto te,
Silver Surfer… E grazie a Thanos, hanno fallito: ma poi? Altri esploratori
troveranno altri guerrieri disposti anche solo per soldi a fare il loro
lavoro.”
“E questo, alla mia Signora,
non piacerebbe,” rispose Thanos. “Una guerra consuma le vite troppo in fretta,
causa squilibrio della direzione opposta.”
“E non c’è modo di porre fine
a questa follia?” chiese Surfer. “Una guerra non si può fare senza dei capi,
senza delle organizzazioni dietro alla fanteria.”
41 scosse la testa. “Abbiamo
abbandonato da mille anni il concetto di ‘capi’. L’automatismo nella nostra
società, l’abbondanza di risorse rinnovabili, la permanenza della vita, ci
hanno liberati dai ceppi della politica. Per battere i nostri avversari,
dovremmo…ucciderli tutti. E per quanto sbagliati siano i loro mezzi, non
possiamo farlo.”
Surfer era terribilmente
diviso: c’erano tre strade di fronte a lui, e nessuna piacevole.
Poteva intervenire a favore
dei sostenitori della clonazione. Lui stesso, per primo, credeva nella
sacralità della vita…ma poteva combattere per una società arida e sterile,
letteralmente senza anima? In cosa si
sarebbe trasformato, col tempo, un popolo incapace di apprezzare ciò che faceva
la vita davvero preziosa, cioè lo spirito? Ricordava ancora quando lui, Adam Warlock e la sua Guardia dell’Infinito, sfidando le leggi
stesse della creazione, avevano ridato vita alla sua amata Shalla-Bal…e solo per scoprire di avere fatto rinascere un corpo
privo di anima. Ricordava bene quale orrore ne aveva provato… E se questa gente
avesse finito col diventare così? Cosa assicurava che, per studiarle, non
avrebbero finito con il distruggere delle civiltà?
Poteva intervenire a favore
dei dissidenti: ma si sarebbe rifiutato di accondiscendere al loro folle
desiderio di seminare morte per ‘illuminare’ i non-credenti! Aveva visto troppe
volte i frutti malati di una civiltà plasmata dai fanatici con il sangue degli
innocenti.
Poteva semplicemente
andarsene: poteva restare lì a guardare, oppure voltare le spalle, ma comunque
non intervenire in quella storia più grande di lui… Ma sapeva già che non
poteva farlo. Per quanto lui non fosse certo il salvatore dell’Universo, non
poteva neppure ignorare un grido di aiuto. E quella civiltà ne stava lanciando
uno che lo avrebbe tormentato per sempre, se avesse fatto finta di niente!
“Ho bisogno di pensare,” disse
Surfer, concentrandosi. La sua asse apparve al suo fianco, mentre lui faceva
sparire una sezione della parete-finestra. Si portò sull’asse, e partì. Una
volta fuori dal palazzo, accelerò così in fretta da diventare un puntino nel
cielo e poi scomparire in pochi secondi.
“Ci aiuterà?” chiese 41,
speranzoso.
“Lo
farà, ne sono sicuro,” rispose Thanos. “Lo conosco bene.”
Silver Surfer viaggiò intorno
al globo, in disperata ricerca di una qualunque traccia di quello che la natura
aveva seminato… E non trovando niente. Niente alberi, niente foreste, niente
laghi… Persino le montagne erano state livellate per fare spazio alle cime
artificiali della città.
Quante volte lui aveva
rimproverato all’umanità la sua terribile caparbietà nello sprecare le proprie
risorse naturali? Quante volte aveva visto in loro lo stridente contrasto fra
anime meravigliose e cuori oscuri capaci delle più basse nefandezze?
Eppure, alla fine, l’umanità
splendeva come un sole, in essa germogliava il seme della speranza. Una specie
che era come un fluido dai mille colori, cangiante…
Gli ovoidi erano grigi,
secchi. La loro gloria, il loro vanto, erano patine di colore sul vuoto.
Vivevano per la conoscenza, perché null’altro era loro rimasto.
Era un terribile spreco…ma era
una loro scelta…
Surfer voltò lo sguardo verso
le stelle. I fuochi della guerra continuavano a brillare, lassù.
Non restava che una sola cosa,
da fare.
Ancora
una volta, Norrin Radd partì a piena velocità verso i campi di battaglia.
“Molto bene, Norrin.”
Sullo schermo olografico della
poltrona di Thanos, Surfer stava attaccando tutte le astronavi di tutte le
flotte. Le colpiva azzoppandole, distruggendo i loro sistemi offensivi,
trasformandole in costosa ferraglia…
Dopo, toccò ai mondi-colonia.
Tutte le postazioni armate vennero rese inutilizzabili. Le singole armi furono
colpite da impulsi energetici che le spensero per sempre. Nel giro di poche
ore, pietre e bastoni erano tornati ad essere le armi più potenti degli ovoidi.
<Thanos, ho bisogno di
te.>
“Dunque mi hai capito,
Norrin.” Il titano digitò un pulsante, e la sua poltrona scomparve in un
turbinio di scintille.
Riapparve in prossimità del
sole. In quella zona, nessuno strumento di rilevazione avrebbe potuto captare
il loro colloquio.
<I primi passi sono stati
compiuti, e senza ulteriori perdite. Complimenti,> disse Thanos. <Immagino
che tu abbia compreso quale debba essere il prossimo passo.>
Surfer annuì. <Togliere
loro il potere di transfert mentale. A quel punto, dovranno usare le loro
fabbriche di cloni per creare esseri sessuati, i quali a loro volta daranno
vita ai primi figli naturali, infusi del soffio vitale. La civiltà degli ovoidi
tornerà a conoscere ciò che aveva dimenticato.>
<Non sembri soddisfatto,
tuttavia.>
Surfer fissò l’impassibile
Thanos. <Non ho mai agito su una simile scala. Non ho mai preso fra le mie
mani una decisione così grave per un intero popolo. Non ho mai voluto essere un
dio, titano.>
Thanos annuì, lentamente. <In
un certo senso, posso capirti: neppure io ho davvero desiderato un simile
status per me. Almeno, tu hai avuto il beneficio di capirlo fin dall’inizio.>
Fece un cenno con la mano, e fra loro apparve una sfera luminosa, circondata da
due anelli che si incrociavano fra loro.
Surfer la riconobbe
all’istante. <Questa è..?>
Thanos sorrise quel sorriso
con i denti. <Oh, non esattamente: è un…facsimile dell’Omni-Onda. E’ versatile come l’originale, pur non possedendone la
potenza. Ed è qui che entri in gioco tu.>
Surfer annuì.
<L’apparecchio è già
sincronizzato sulle biofrequenze usate dagli ovoidi per il transfert. Tu devi
solo colpire con tutta la tua forza, e diffondere l’onda per tutto il sistema
solare. A quel punto, il nostro lavoro sarà completo.>
Surfer mostrò un sorriso
ironico. <Chissà perché, mi aspettavo che possedessi un simile dispositivo.>
Poi affiancò le mani, puntandole verso l’oggetto…
Le ritirò.
Thanos fece scomparire il dispositivo con un nuovo cenno.
<Immagino tu nutra altri dubbi.>
<Sì. Solo uno: come faccio
a sapere che non stai mentendo, che non stai architettando uno dei tuoi oscuri
disegni?>
<È molto semplice, Norrin: non puoi saperlo. È tuo pieno diritto dare forfait,
ritirarti e chiedere consiglio ad entità superiori disposte ad ascoltarti… Ma
se Adam Warlock
è arrivato a concedermi almeno il beneficio del dubbio, tu potresti fare
altrettanto.
<Dovrà comunque venire il
giorno in cui dovrai fidarti da solo del tuo giudizio, Norrin
Radd.>
L’omni-onda
riapparve fra i due. Per qualche ragione, a Silver Surfer,
guardandola, tornò in mente un’antica parabola terrestre molto diffusa: quella
del frutto dell’albero del Bene e del Male… Se lui avesse colto questo frutto, si sarebbe accollato una
responsabilità spaventosa.
Ma il titano aveva ragione:
doveva fidarsi di sé stesso, alla fine. E ogni decisione comporta un rischio,
per quanto piccolo…
Si concentrò.
Surfer non aveva mai testato i
limiti del suo potere, non sapeva neppure lui fino a che punto poteva arrivare.
Sperava che l’amplificatore di Thanos funzionasse prima che dovesse scoprirlo…
Non si fidava del folle
titano, sterminatore di innumerevoli forme di vita, portatore del caos… Ma
quello che diceva aveva un senso, e la realtà di quella guerra, unito
all’esperienza che aveva appena vissuto, lo confermava. Inoltre, se davvero
Thanos avesse voluto dare il via ad un genocidio, i mezzi li aveva…
Silver Surfer ripeté a sé
stesso queste considerazioni, silenziosamente, mentre dava sempre più potere al
dispositivo. C’era tempo per agire diversamente? Poteva interrompere questo
processo e convincere gli ovoidi a scegliersi delle rappresentanze per i
trattati di pace, invece che interferire con questa loro natura?
Più potere…
Non poteva permettersi il
lusso del dubbio, però. Non ora! Doveva essere sicuro delle sue scelte. La sua
esitazione avrebbe avuto conseguenze terribili…
Più potere…
Non vide il sorriso di Thanos
estendersi, non vide la luce brillare sempre intensa nei suoi neri occhi, fino
a riempirli.
Più potere…
E successe! In prossimità del
sole degli ovoidi si accese una nuova, piccola stella! L’abbagliante corpo
celeste irraggiò onde psichiche lungo l’intero sistema solare.
Ogni singolo ovoide, che si
trovasse nello spazio o su un pianeta, avvertì come un formicolio e nulla più
–letteralmente, perché un attimo dopo, chi veniva toccato dall’omni-onda
crollava al suolo, inerte.
Surfer vide tutto questo
attraverso lo schermo olografico. L’orrore per quello che aveva appena fatto
era insostenibile.
E così la rabbia. <Che cosa
mi hai fatto fare?!> niente
domande, niente esitazioni. Solo il suo colpo migliore all’indirizzo del folle
titano! La figura di Thanos scomparve in quel bagliore ribollente. Surfer era
sicuro di averlo preso di sorpresa, di non avergli lasciato il tempo di
difendersi o di teleportarsi…
Ma, dal calderone energetico
creato dal cavaliere cosmico, giunse la voce di Thanos. “Ti ho fatto fare
quello che volevo, naturalmente…e tutto con il tuo prezioso aiuto. Ti dichiari
mite, credi di essere umile…ma sei stato il primo a cadere vittima della tua
stessa arroganza, alla fine. Sapevo che sarebbe successo, alla fine!”
La voce era diversa ora,
sempre carica di quella orribile allegria, ma non più profonda. Era la voce non
di un’anima dannata, ma della dannazione stessa, la voce che toglieva il sonno
ai giusti, che accarezzava le paure più recondite di una persona. Una voce che
Surfer conosceva bene!
Una mano emerse dal fuoco
cosmico! Una mano magra, artigliata, rossa
come il sangue. Si infilò nel petto di Surfer, e strinse il suo cuore in
una gelida morsa.
Norrin spalancò la bocca in un
muto grido di stupore e di indicibile dolore. Poi, misericordiosamente, il
dolore lo sopraffece e lui crollò.
La mano sanguigna si ritrasse,
mentre il fuoco cosmico si spegneva, lasciando vedere il resto della figura:
umanoide, dalle carni scarlatte, vestita di un costume bagnato nel sangue delle
anime dannate. E il suo sorriso era il sorriso del Male.
“Sei stato orgoglioso, Norrin
Radd. E l’orgoglio precede la caduta, Mefisto
lo sa molto bene!” La sua risata risuonò nel vuoto cosmico.