@4.4.07

Il segreto di Pulcinella

Ma lo sapevate che Bartolo Pellegrino è un mafioso? Ma va'? E dire che tutti nella fedele destra e nella buonista sinistra trapanese raramente ne hanno messo in discussione l'integrità! E intanto stamattina, appena ho messo piede in redazione, una bella notiza fa cominciare bene la giornata:

Il leader di Nuova Sicilia arrestato per mafia
Bartolo Pellegrino in manette
Gestiva gli appalti per la mafia
Stamattina l'operazione ha coinvolto anche alcuni imprenditori, già accusati in passato di collusioni con cosa nostra, e il capomafia Francesco Pace. Pellegrino è stato accusato anche di prendere accordi con la mafia per candidare uomini vicini all'organizzazione criminale. Arrestato anche Francesco Nasca, che come responsabile della gestione dei beni confiscati a cosa nostra, li "pilotava" tentando di restituirli ai boss. Le indagini proseguono, e coinvolgono altri uomini politici e professionisti già raggiunti da avvisi di garanzia

Arresti eclatanti a Trapani questa mattina. In manette il politico Bartolo Pellegrino, leader e fondatore del movimento Nuova Sicilia ed ex vicepresidente della Regione, Francesco Nasca, attualmente direttore dell’Agenzia del demanio, ed alcuni imprenditori locali. Gli ordini di custodia cautelare sono stati eseguiti nell’ambito dell’inchiesta “Mafia e appalti”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e condotta dalla Squadra mobile di Trapani. I provvedimenti sono stati emessi su richiesta dei sostituti procuratori Gaetano Paci e Andrea Tarondo.
L'indagine, condotta grazie anche all’uso di intercettazioni ambientali, va a toccare uomini del capomafia trapanese Francesco Pace e del super boss Matteo Messina Denaro. A Pace è stato notificato un provvedimento cautelare in carcere all’interno della stessa inchiesta. Per favorire i potenti mafiosi, gli arrestati avrebbero pilotato appalti e assegnazioni persino di beni confiscati alla mafia stessa.

Le accuse al politico. Per Pellegrino, 73 anni, ex socialista, l’accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Secondo gli investigatori, inoltre, il politico avrebbe concordato con i boss l'individuazione di possibili candidati a elezioni politiche, ma anche l'aggiudicazione di gare d'appalto, come quella per i lavori della funivia Trapani-Erice.
Per gli inquirenti, Pellegrino avrebbe inoltre fornito un supporto costante e sistematico a favore degli interessi della mafia nell’edilizia, facendo “mercimonio delle proprie funzioni di assessore”, riferendosi al periodo in cui era assessore regionale al Territorio e Ambiente. In particolare, l'ex vice-presidente della regione avrebbe accettato una somma di denaro da parte del boss Francesco Pace, da Antonino Birrittella (imprenditore arrestato per mafia due anni fa, ex presidente del Trapani Calcio e adesso collaboratore di giustizia) e dall'imprenditore Vito Agugliaro. L'affare riguardava un ampio programma edilizio della società Mediterranea Costruzioni (cui Augugliaro era interessato) che si doveva attuare nel quartiere Villa Rosina a Trapani. Il progetto prevedeva la costruzione di 600 appartamenti e la cui realizzazione sarebbe stata garantita da Pellegrino, che avrebbe richiesto 500 euro per appartamento. Lo stesso ultimo piano regolatore, che ha trasformato il territorio in edificabile, è stato fortemente appoggiato dal leader di Nuova Sicilia.
Gli inquirenti avrebbero accertato rapporti continui e reiterati tra Pellegrino e mafiosi locali tra cui Filippo Coppola, Francesco Bica e Francesco Orlando, questo ultimo già segretario particolare del politico.
Pellegrino aveva recentemente ufficializzato la lista per le elezioni amministrative della città, che avrebbe visto unite Nuova Sicilia e la Nuova DC di Rotondi. Aveva espresso “appoggio incondizionato al sindaco Fazio”, ma non al candidato del centrodestra nel comune di Erice, Ignazio Sanges, ritenuto “non un buon sindaco”.

Gli imprenditori arrestati. L'indagine condotta dalla Squadra mobile di Trapani ha messo in luce uno spaccato dettagliato del controllo mafioso sia nel sistema imprenditoriale che in quello amministrativo del capoluogo, attuato essenzialmente attraverso la capillare riscossione del pizzo imposto agli imprenditori aggiudicatari di gare di appalto pubbliche.
Anche l’imprenditore quarantaseienne Vito Mannina figura tra gli arrestati, insieme a Michele Martines, di 37 anni, e Mario Sucamele, di 52. A Mannina sono stati sequestrati beni per un valore complessivo di dieci milioni di euro dalla polizia di Stato. Il provvedimento è stato emesso dal gip Antonella Consiglio e riguarda quote sociali, impianti industriali di calcestruzzo e beni aziendali delle società “Mannina Vito Srl”, la “Calcestruzzi e Asfalti Mannina Srl” e la "Asfalti Sicilia Srl", tutte con sede a Valderice. Mannina già nel novembre del 2005 ha ricevuto un avviso di garanzia sempre con l’accusa di associazione mafiosa, insieme a Pace e Birittella.

Come i beni confiscati ritornavano ai boss. Secondo gli inquirenti questi ultimi avrebbero chiesto a Francesco Nasca di mettere in liquidazione ad un prezzo inferiore al suo valore o di affidarla in gestione ad un privato la Calcestruzzi Ericina confiscata al boss Vincenzo Virga. Nasca a quel tempo era responsabile del servizio preposto alla gestione ed alla destinazione dei beni confiscati alle organizzazioni mafiose. Pilotando i beni confiscati alla mafia, riusciva a “rigirarli” nuovamente ai boss o a uomini a loro vicini. Come è il caso di Mannina, che (approfittando anche del rallentamento di procedure aministrative predisposto da Nasca) avrebbe acquistato a basso prezzo proprio la Calcestruzzi Ericina, aggiungendola alle sue numerose imprese edili. La vicenda era stata segnalata alla polizia dall'ex prefetto di Trapani, Fulvio Sodano, che è stato poi trasferito sotto un coro di polemiche.

Proseguono le indagini. Da quanto si apprende, sono ancora in corso indagini che coinvolgono imprenditori e funzionari pubblici ritenuti responsabili di vari episodi di corruzione e turbativa di appalti pubblici. Vi sono anche altri politici che risultano indagati dai pm della Dda di Palermo. L'inchiesta coinvolge anche professionisti trapanesi nei confronti dei quali sono state emessi vari avvisi di garanzia.

Marco Rizzo (4 aprile 2007)

Etichette: ,

@3.4.07

Parola di Eco

Primo. Chiunque ha il diritto di criticare le opinioni di un uomo di Chiesa.
Secondo. Un uomo di Chiesa ha il pieno diritto di esprimere le sue opinioni in campo teologico e morale, anche se per caso sono in contrasto con le leggi dello Stato.
Terzo. Sino a che gli appelli dell’uomo di Chiesa non contrastano con le leggi dello Stato o con processi politici in corso (approvazione di una legge, referendum, elezioni) ma riguardano, che so, la proibizione del sesso prematrimoniale, o l’obbligo della messa domenicale, coloro che non condividono questi appelli farebbero bene a starsene zitti perché la faccenda non li riguarda.
Quarto. Quando l’appello dell’uomo di Chiesa critica una legge dello Stato o interferisce con un processo politico in corso, allora, sia che voglia sia che non voglia, l’uomo di Chiesa diventa anche un soggetto politico e dovrebbe accettare il rischio di incorrere in contestazione di ordine politico.

Ho trovato questo brillante corsivo a firma di Umberto Eco su un "Sillabario" di qualche giorno fa su Repubblica. Lo sottoscrivo in pieno e ve lo ripropongo.

Etichette:

@23.2.07

Alacasa

Guardate, con tutta la buona volontà, non ce la faccio a capire. Capisco la scelta dei due senatori "nostri", Rossi e Turigliatto, che hanno voluto spero per coerenza con se stessi e rispetto del proprio elettorato, più probabilmente per protagonismo, aiutato a impedire al governo di vincere al Senato due giorni fa. Capisco che Pininfarina e Andreotti sono portavoce di poteri forti come Confindustria e il Vaticano. Capisco anche come D'Alema abbia politicizzato il voto sulla mozione di due giorni fa, osando rischiare con questi equilibri in ballo.

Ma non voglio capire questa svolta verso il centro (l'assenza dei Dico dice tutto, scusate il gioco di parole). Prodi, serio democristiano vecchio stampo, sta vendendo il programma che IO e tanti altri abbiamo votato e quindi sottoscritto per qualche voto in più in Senato ma sopratutto per mantenersi quelle poltrone finalmente conquistate. A questo punto, non VOGLIO che un governo che non mi rappresenta più, visto che ha adesso un programma for dummies, resti lì. Meglio andarcene "alacasa". Meglio Berlusconi. Almeno ce ne andremmo a testa alta (diciamo...) e potremmo tranquillamente lamentarci di cosa fa il governo senza la paura di incrociare lo sguardo dell'interlocutore.

Etichette:

@14.1.07

Facciamoci due calcoli...

In questo periodo di stragi di borgata e crisi dell'unità familiare, facciamo due conti insieme al sempre lucido e pungente Marco Travaglio...

Etichette: ,

@1.12.06

Spudoratamente

Ieri sul Giornale di Sicilia, nella pagina dei necrologi, è apparso un memoriale in latino per un eccellente defunto: Francesco Messina Denaro. In vita era dipendente del Sen. D'Ali, nonché il padre di Matteo Messina Denaro. Come sia stato possibile che quel necrologio fosse stato pubblicato, senza risvegliare nessun sospetto, è incomprensibile (e inconcepibile). Vi lascio ad un pezzo più preciso scritto dal collega Andrea Cottone.
"E' tempo di nascere e di morire"
I Messina Denaro ricordano il padre
L'iscrizione, in latino, è parzialmente tratta da un passo della Bibbia. Francesco Messina Denaro morì il 30 novembre 1998 da latitante. Il sostituto procuratore della Repubblica Antonio Ingroia commenta: "Questa è la migliore risposta a chi pensa che i mafiosi siano pecorai che stanno rinchiusi in tuguri fra ricotta e cicoria"

“E’ tempo di nascere ed è tempo di morire ma vola soltanto colui che vuole e il tuo volo è stato per sempre sublime”. Questo il significato dell'iscrizione in latino pubblicata fra i necrologi del Giornale di Sicilia di oggi. Niente di ché se non fosse che il destinatario del nobile pensiero è Francesco Messina Denaro, padre di Matteo, considerato il nuovo reggente di Cosa Nostra assieme a Salvatore Lo Piccolo.

Il necrologio è uscito in occasione dell’anniversario della scomparsa di Francesco Messina Denaro, morto latitante il 30 novembre 1998. Anche lui uomo di mafia, trafficante di droga, alla sua morte aveva lasciato il “posto” al figlio Matteo. Anche in quella data uscì un necrologio nel Giornale di Sicilia, fatto pubblicare dalla moglie “Lorenza Santangelo, dai figli Matteo, Salvatore, Rosalia, Giovanna, Bice e Patrizia, i generi, le nuore e i nipoti tutti”.

Un messaggio che quasi sembra stonare con le tipiche prassi della famiglia Denaro. Il pentito Gioacchino La Barbera ha infatti raccontato come Matteo Messina Denaro sia "considerato un killer spietato, che non si è fatto scrupoli neanche nell’uccidere una donna incinta, Antonella Bonomo, fidanzata del boss di Alcamo Vincenzo Milazzo, caduto anche lui nell’agguato".

Il sostituto procuratore della Repubblica, Antonio Ingroia, spiega ad Ateneonline, “questa iscrizione in latino, con parole così solenni, è la migliore risposta a chi pensa che i mafiosi siano pecorai che stanno rinchiusi in tuguri fra ricotta e cicoria”.

“Immagino che gli uffici di Polizia – conclude il procuratore Ingroia – avranno cognizione della cosa e staranno provvedendo a verificare”.

L’iscrizione contiene nella prima parte "spatium est ad nascendum et spatium est ad morendum" un passo tratto dalla Bibbia, dal terzo capitolo delle Ecclesiaste, nel più classico degli stili di Cosa Nostra. Sorge così il dubbio che dentro questo necrologio non ci sia qualche messaggio criptato in stile Provenzano. Speriamo che non saremo costretti a leggere quello di Matteo, ovvero, che non muoia anche lui latitante.

Andrea Cottone (30 nov 2006)
Link qui.

Etichette: , ,

@28.11.06

La riscoperta dell'acqua calda

Quel bravo giornalista avido di minacce e di gomme bucate di Marco Rizzo, non l'aveva mica nascosto, andando a recuperare anche i resoconti della Commissione Parlamentare Antimafia di Nichi Vendola. Vi ricordate? Della serie "scopriamo l'acqua calda".
Qualche giorno fa, approfitta di un'ansa col rapporto della Dia per scrivere, fuori dalla nicchia del suo blog, un pezzo "ufficiale" (ovviamente limato da chi di dovere...).
"Insospettabili" proteggono il boss
Messina Denaro controlla il Trapanese

Matteo Messina Denaro, il boss che ama le belle donne e le macchine costose, tiene il polso fermo sui quattro mandamenti di Trapani, Alcamo, Mazara e Castelvetrano. Secondo il rapporto della Direzione investigativa antimafia, resta una grossa infiltrazione mafiosa nell'amministrazione

Trapani nelle mani della mafia, per la precisione in quelle sporche di sangue di Matteo Messina Denaro. Secondo un rapporto della Direzione investigativa antimafia sull’azione di Cosa nostra nel trapanese, il boss "è protetto da insospettabili" secondo i quali favorire la criminalità organizzata "è un comportamento dovuto". A Trapani come negli altri mandamenti della provincia (Castelvetrano, Alcamo e Mazara), la mafia “continua a mantenere un penetrante controllo nel territorio e a riscuotere consensi tra l’opinione pubblica”. Questo “nonostante la pesante azione repressiva dello Stato ha disarticolato gli organigrammi interni delle cosche”, si legge nella relazione. La Dia sottolinea che permangono forti infiltrazioni mafiose nelle amministrazioni della provincia.

Messina Denaro, latitante da 13 anni, ha creato intorno a sé un alone di mistero. Il suo amore per le belle donne, le auto di grossa cilindrata e i videogames, ha fornito a questo assassino un'aura che ricorda il giovane boss Michael Corleone interpretato da Al Pacino ne "Il Padrino". Soprannominato "Diabolik" per la sua passione per il personaggio dei fumetti, ha seguito le orme di Vincenzo Virga dopo la sua cattura, diventando leader delle cosche del trapanese. Adesso contende a Salvatore Lo Piccolo il ruolo di erede di Bernardo Provenzano, che nei "pizzini" lo chiamava "nipote". Messina Denaro è noto anche per efferatezze degne di una fiction, come impiccagioni, soggiorni in ville esotiche e sepolture di cadaveri scomodi nel cemento. Il livello di profondità del controllo del giovane boss sul trapanese era stato sottolineato già nel 1998 in un’inchiesta della Commissione parlamentare antimafia curata dall’allora vicepresidente Nichi Vendola.
Link qui.

Etichette: , ,

@21.10.06

Iena ridens pauca

Le iene portano bene, ma ultimamente non a loro stesse. Hanno poco da ridere i canidi in giacca e occhiali scuri, da quando sono apparsi sul registro degli indagati del caso “Parlamento dopato” quattro membri del loro staff. E adesso il garante per la privacy, forse per par condicio, forse perché ormai c’ha preso la mano, sanziona anche il servizio dove i giornalisti di Italia 1 effettuano dei test nei bagni di una discoteca di Milano all’insaputa dei soggetti. I politici, si sa, sono vanesi, e il test nei loro confronti è stato somministrato con finte sedute di trucco. I giovani bevitori, si sa altrettanto, vanno spesso alla toilette, ed è lì che è stato posta la spugnetta rivelatrice. Altro che par condicio, questa è una disparità bella e buona oltre che squallida.
È un eufemismo considerare discutibili i metodi delle Iene. Il confine tra il diritto di informare e le libertà personali è sfumato come una striscia di cocaina. Ma se lo stesso risultato statistico poteva più o meno essere raccolto tra i giovani discotecari con sondaggi anonimi, in che altra maniera avremmo potuto sospettare dei nasetti sporchi dei nostri parlamentari? Sarà interessante vedere cosa succederà nei prossimi mesi. Se la richiesta trasversale di test ufficiali per tutti gli onorevoli verrà accettata, o se i soliti privilegiati della maggioranza silenziosa altrettanto trasversale faranno scivolare anche questo piccolo grande scandalo nel dimenticatoio. E per festeggiare, si fumerà tutti insieme il narghilè della pace.

Etichette: , ,

@20.9.06

Spingitori di spingitori di cavalieri!



Questa notizia è stata commentata sui TG e sui quotidiani nazionali, e da due giorni a Palermo non si parla d'altro (oltre che della classifica della serie A). Su internet se ne parla pure parecchio, e anche il Claudione l'ha postata sul suo blog.
Se la posto, non è solo per l'amore-odio verso queste genere di notizie, che più volte su queste pagine ho commentato per voi, ma più che altro per la fascinazione della figura del "contatore di contatori di tombini" (o meglio, "ispettore sanitario") che mi ha ricordato con un po' di nostalgica simpatia mista a ribrezzo i mitologici "spingitori di spingitori di cavalieri" di Rieducational Channel.

Settanta dipendenti per censire le bocchette delle fognature
Quattrocento nuovi ingressi in tre anni tutti assunti senza concorso
Palermo, pagati per contare i tombini
Nelle ex municipalizzate mogli e figli

di ATTILIO BOLZONI

PALERMO - C'è anche chi viene pagato per contare, ogni giorno, i tombini di una città. E c'è chi prende lo stipendio per controllare, ogni giorno, quanti sono quei loro colleghi che contano i tombini. Tutti hanno la qualifica di ispettori ambientali. Sono una settantina solo a Palermo e guadagnano 800 euro al mese. Prima erano precari, adesso hanno un lavoro fisso. Come quei 397 assunti senza concorso nelle aziende comunali. I loro nomi sono stati tenuti segreti per un po'.

Gli interessati e i loro sponsor si erano appellati alla tutela della privacy, il presidente per la protezione dei dati personali però ha preferito renderli pubblici per la legge sulla trasparenza. Non è stata una gran sorpresa: sono tutti parenti di uomini politici.

Nella Sicilia degli sprechi e degli imbrogli, degli accordi sottobanco, della Regione idrovora con i suoi stellari costi sanitari e i suoi debiti miliardari, si continuano a buttare soldi e a moltiplicare poltrone e compensi e consulenze. È sempre festa a Palermo. Si cancellano 1700 posti letto negli ospedali pubblici, si chiudono guardie mediche, ma quando c'è da assumere figli e mogli e cognati non si bada a spese. L'ha fatto anche il neo presidente dell'Assemblea regionale Gianfranco Micciché. Nello stesso giorno in cui annunciava tagli a Palazzo dei Normanni - venerdì 15 settembre - ha chiesto anche due autisti in più: voleva uomini di fiducia per i suoi spostamenti nell'isola per i prossimi quattro anni. E siccome le auto blu della Regione le possono guidare solo i dipendenti, il presidente del parlamento siciliano prima o poi sarà accontentato.

Con 15mila e 500 dipendenti e quasi 100mila stipendi pagati ogni mesi, la bancarotta della Regione non ci sarà certo per i due prossimi fortunati autisti.
È un circolo vizioso. Denaro investito per sperperare denaro. È il caso di quei settanta lavoratori di "Palermo Ambiente", azienda costituita tra la Provincia e i comuni di Palermo e Ustica per la gestione integrata dei rifiuti. Formati in un corso finanziato in parte dalla Comunità europea, per sette anni sono stati precari e poi - nove mesi fa - l'assunzione a tempo indeterminato. Una cinquantina di loro ogni mattina esce dall'ufficio, sale in auto e va verso un quartiere. Lì cominciano a contare i tombini e le feritoie sui marciapiedi, quelle per il deflusso delle acque piovane. Poi tornano in ufficio con un foglio zeppo di numeri: la lista dei tombini di Palermo.

A volte ricevono l'ordine di fotografarli, uno per uno, rione per rione. Fino a qualche mese fa gli ispettori ambientali andavano in giro per le vie della città a intervistare i palermitani. Dovevano fare solo una domanda, sempre la stessa: "Palermo è sporca o pulita?". Quell'altra ventina di ispettori ambientali è invece "distaccata" negli uffici con un compito specifico: controllare le presenze dei cinquanta che stanno fuori a contare tombini. L'amministratore delegato di "Palermo Ambiente" ha fatto sapere che "si tratta di una situazione temporanea e che le attività della società devono essere ancora delineate".

Molto tracciate invece le scelte di quelle che una volta erano chiamate le "municipalizzate", oggi società a partecipazione pubblica come l'Amg (azienda del gas), l'Amia (ambiente), l'Amat (trasporti), l'Amap (acquedotti) la Sispi (servizi informatici) e la Gesip (gestione dei lavoratori precari). Queste aziende hanno fatto 397 assunzioni negli ultimi tre anni, tutte per chiamata diretta. Lo scandalo (non c'è nulla di penalmente rilevante se non per quegli 11 reclutati senza titoli), era esploso una prima volta nell'agosto dell'anno scorso. In un'interrogazione al sindaco Diego Cammarata, il consigliere dei ds Diego Faraone voleva conoscere l'elenco dei lavoratori ingaggiati senza concorso. Dalle società era arrivato un secco rifiuto: "Per ragioni di privacy noi quei nomi non ve li diamo". E spiegava il vice sindaco Giampiero Cannella: "Io li renderei pubblici, ma si rischia la gogna mediatica, un clima da Unione Sovietica, mi sembra una violenza ingiusta verso chi era disoccupato e ora ha finalmente un posto di lavoro".

Dopo un anno di polemiche qualcuno aveva chiesto anche al difensore civico Antonino Tito un suo intervento, l'avvocato Tito però si è defilato: "Non ho il potere di fare questa richiesta". Si è scoperto poi che il figlio e la figlia del difensore civico erano anche loro in quell'elenco dei 397 assunti, il primo preso alla Sispi e la seconda alla Gesip. Il commento dell'avvocato a liste note: "È tutto regolare, i ragazzi hanno un lunghissimo curriculum".

Tutto regolare, tutto secondo legge. E per tutti assunzione assicurata da parente. Proprio per tutti. Qualche giorno fa il Garante della privacy si è pronunciato: "In nome della trasparenza, divulgate gli elenchi". E così ora i nomi della lista stanno per uscire, uno dopo l'altro. Non ce n'è uno solo che non sia parente di qualcuno. Tantissimi sono anche i personaggi minori della politica cittadina che si sono autosistemati, che hanno fatto in modo di essere assunti loro stessi nelle aziende finanziate per intero o per quote maggioritarie dal Comune di Palermo.

Ogni ex municipalizzata è un feudo. Per esempio all'azienda del gas ha trovato posto Cinzia Ficarra, moglie di Alberto Campagna, assessore comunale con la delega alle "risorse umane" e alle "risorse non contrattualizzate", cioè i precari che attendono un lavoro stabile. Gli altri favoriti dalla sorte all'Amg: Antonino D'Arrigo, figlio del consigliere comunale dell'Mpa Leonardo D'arrigo; Eva Benzi, che è la nuora del direttore dell'azienda; Stefano Mileci e Michele Avvinti, tutti e due candidati trombati alle ultime elezioni provinciali, il primo di Forza Italia e il secondo di An.

All'Amap è stato assunto Giovanni Puleri, genero dell'assessore regionale al Bilancio Guido Lo Porto di An. All'Amia sono entrati in organico Giuseppe Milazzo, presidente forzista della VI circoscrizione e il compagno di partito Giuseppe Federico, consigliere della II circoscrizione. E poi anche Debora Civello, cognata di Francesco Scoma, il primo degli eletti di Berlusconi alla Regione.

La Sispi ha un marchio molto Udc. Il primo degli assunti è stato Antonino Pisano, fedelissimo del governatore Cuffaro. E poi c'è Zaira Cintola, figlia dell'ex assessore regionale al Bilancio Salvatore. Alla Gesip altra infornata di Udc. Tra i figli fortunati di Palermo anche quello di un sindacalista. Si chiama Tiberio Cantafia, suo padre Francesco era il segretario della Camera del lavoro di Palermo fino a quando a giugno è stato eletto deputato per i Ds a Palazzo dei Normanni.

Etichette: ,

@29.7.06

Variabili impazzite



Adesso scriverò qualcosa di molto impopolare. Si, perchè ci sono determinati argomenti, il più delle volte legati a doppio filo con temi come la religione o il razzismo, che il politically correct ci ha imposto di non trattare o al più di parlarne con i prosciutti sugli occhi. Poi, certo, c'è il politically uncorrect gratuito, quello delle bestemmie buttate lì solo per fare rumore, quello delle prese di posizione "alternative alla massa" giusto per farsi notare.

Spero non vi dia questa sensazione, se dico che le tensioni in medio oriente sono tutte quasi sempre riconducibili ad una variabile impazzita: Israele. Israele è fuori posto, lì, per come è stata concepita: ritagliare spazio fisico ad altri, cacciandoli dalle proprie case e terreni, imponendo la convivenza forzata. Una scelta che ha sempre portato a tensioni e guerre civili, quando i confini sono stabiliti in suntuose sale riunioni a migliaia di chilometri di distanza. Tra paesi a maggioranza musulmana e perlopiù poveri, la vera variabile impazzita è quindi, a mio modestissimo parere, la presenza di uno "stato" costruito ad hoc da una risoluzione Onu e dalle pressioni di Inghilterra e Stati Uniti che si trova ad avere un enorme potere economico e finanziario che va oltre i suoi confini. E di conseguenza, le mire espansionistiche che un tempo non erano mancate (guerra del kippur, guerra dei sei giorni, etc), aspettano adesso solo la minima provocazione per rimettersi in moto. Prendiamo il conflitto con il Libano in corso: è come se un tizio che conosco viene a darti uno schiaffetto e tu per ripicca mi dai un calcio nelle palle.
E in tutto ciò la diplomazia si limita a due-tre giorni di minacce e a volantini che invitano la gente ad uscire da casa (un libanese su 5, oggi, non ha più una casa... e almeno per la legge dei grandi numeri non possono essere tutti terroristi).
Finchè Israele resterà ad un livello di potenza economica e militare tanto superiore ai paesi che la circondano, non potrà esserci pace lì. Perchè con tutte le buone intenzioni, con tutte le risoluzioni, con tutte le pressioni internazionali, chi combatte i lanciatori di sassi con i missili, è sempre un passo avanti. Basti pensare che mentre "i grandi della terra" parlavano di tregua e pace, a Roma, dall'Inghilterra partiva un rifornimento di missili comprato dall'esercito Israeliano.

E dico tutto ciò da persona cresciuta in un ambiente aperto alla tolleranza, in una cultura innanzitutto antifascista e partigiana, e rispettosa anche delle origini ebraiche della mia famiglia. E (scontato pure dirlo) mi rendo conto del terrore costante in cui vivono gli isrealiani ed ebrei nel mondo. Ma questo genere di prepotenze dà solo spago ai terroristi.

E veniamo a noi, a questa bella Italietta. Una maggioranza di sinistra la cui variabile impazzita sono i democristiani (ne ex, ne post, democristiani duri e puri) che il maledetto bipolarismo (e l'ancora pù maledetta ricerca dell'elettorato moderato) ci impone di tenerci dentro. Gli stessi democristiani che propongono indulti per i reati finanziari, gli stessi reati che hanno rovinato l'Italia negli ultimi anni, da Tangentopoli agli scandali dei grossi gruppi industriali ed edilizi. Però, magari qualche ex-democristiano lì in mezzo c'è, ed è meglio tirarlo fuori dai guai. Vuoi o non vuoi che un domani lo si debba candidare, in consiglio comunale o al senato?

Non avrei mai pensato di rimpiangere Berlusconi. Almeno mi sarei lamentato con qualcuno che sentivo di detestare completamente politicamente, adesso quasi mi mordo la lingua.

Etichette: ,

@17.6.06

Avanti Savoia!

C'è posto per tutti!



Mi stupisce che ci si stupisca (come con Moggi, va...)

Etichette:

@11.6.06

No a Nosferatu

Ehi trapanesi, siete andati già a votare?



PS: divertente notare che se si cerca "Antonio D'Alì" su Google Immagini, il terzo risultato è la foto di Matteo Messina Denaro sul sito del Ministero dell'Interno! :O

Etichette: ,

@18.5.06

La falce e il Mastella



Il problema di questo nuovo governo, non è tanto l'inaspettata presenza di Mastella alla giustizia (inaspettata anche per lui mi sa) "contentino" che dovrebbe farlo stare quieto, ma la triste e deludente lottizzazione in stile Prima Repubblica delle poltrone, che per favorire i ritagli per partito ha sacrificato la presenza numerosa delle donne e dei siciliani (dov'è la Finocchiaro? E Orlando?).
Quantomeno questo equilibrio da misurino, deludente viste le premesse e le promesse di Prodi, si frappone ad una scelta intelligente delle più alte cariche dello stato: un ex-PCI e gentiluomo alla Presidenza della Repubblica, un politico navigato e dalla fine intelligenza al senato, e sopratutto Bertinotti che si trova in un posto di responsabilità e mediazione da dove non potrà fare la sua solita opposizione perenne, ma anzi contribuirà con una voce fuori dagli schemi consueti tra le più alte cariche dello Stato.
Ci tocca accontentarci e stringere i denti nonostante le delusioni, se l'Italia deve ripartire e il Berlusconismo cancellato, è necessaria la collaborazione di tutta la base. Critica e partecipativa, certo, ma responsabile.

Etichette: ,

@9.5.06

La voce di Cuffaro e la voce della Sicilia



Maronna che giornata pesante, tra sali e scendi da Palermo e correzioni alla tesi. E questo è solo l'antipasto di quelle che saranno le prossime settimane, già a partire da domani. L'Università di Palermo, infatti, sta cercando di mettercela tutta per non farmi laureare, ma domani con l'ennesimo tour delle segreterie forse risolvo il mistero dei 3 crediti scomparsi, e dopodomani dovrei iniziare lo stage di 100 ore presso un ufficio stampa, dopo che la mia pratica, risalente a un anno fa, si è persa nel buco nero della burocrazia universitaria (e adesso devo farmi le corse a due mesi dalla laurea).
E indovinate dove devo fare lo stage? Alla Regione Siciliana. Ebbene si. La voce di Cuffaro. E questo dopo aver rifiutato uno stage alla Curia Vescovile di Trapani...

Nell'immaginario collettivo ci sono tre tipi di stagisti: quelli che vendono l'anima al capo per poter aspirare al posto fisso, quelli che portano il caffé e fanno le fotocopie e Monica Lewinsky. Spero tutt'al più di passare dalle ultime due possibilità.

PS1: A proposito, per gli studenti siciliani fuori sede: da www.ritaexpress.it potete trovare i referenti locali dei treni che a soli 5 € vi permetteranno di scendere in sicilia per le regionali del 28 maggio e fare il proprio dovere di cittadini. E soprattutto, di appoggiare la candidata Rita Borsellino, una donna forte, seria e preparata che rappresenta tutto quello che non è la Sicilia dei Vasa-vasa.

PS2: Peppino Impastato era la voce di Radio Aut e la voce di una Sicilia che non scende a compromessi, che cammina a testa alta e che ha gioia di vivere. E' morto il 9 maggio 1978 e purtroppo quest'anno non sono riuscito ad andare alla sua festa a Cinisi. Gli mando un abbraccio.
Speravo di poter fare oggi un importante annuncio su Peppino ma non è potuto essere. Rimandiamo, ancora questione di pochi giorni.

PS3: Fa piacere leggere tanti commenti ultimamente dopo dei giorni di fiacca, mi fa scrivere sul blog con più serenità e mi fa sentire vicini amici lontani :)

Etichette:

@30.4.06

L'orgasmo come atto politico

Una delle pagine più sensuali, romantiche e profonde della storia della Letteratura:

Una volta che furono entro il cerchio tracciato dagli arbusti, Julia si volse verso di lui. Ansimavano tutti e due, ma il sorriso era tornato agli angoli della bocca della ragazza. Lo guardò per un istante, poi si portò la mano alla chiusura lampo della tuta. Fu quasi come nel sogno. Velocemente, quasi come lui l'aveva immaginato nelle sue fantasticherie, si era spogliata, gettando via gli abiti con quello stesso, magnifico gesto che nel sogno gli era parso annullare un'intera civiltà. Il suo bianco corpo splendeva al sole, ma per un attimo Winston non lo guardò, ammaliato da quel volto coperto di lentiggini e da quel sorriso appena accennato ma spavaldo. S'inginocchiò accanto a lei, prendendole le mani fra le sue.
«Lo hai già fatto prima?»
«Naturalmente. Centinaia di volte... dozzine di volte, diciamo.»
«Con membri del Partito?»
«Sì, sempre con membri del Partito.»
«Con membri del Partito Interno?»
«No, con quei porci no, ma ce ne sono a decine che lo farebbero eccome, se ne avessero l'occasione. Non sono così puri di spirito come vogliono fare intendere.»
Il cuore di Winston ebbe un balzo. Dunque Julia lo aveva fatto dozzine di volte. Bene, avrebbe voluto che lo avesse fatto centinaia, migliaia di volte. Tutto ciò che lasciava trasparire corruzione gli trasmetteva una speranza sfrenata. Chissà, forse sotto la superficie il Partito era marcio, forse il suo culto della fermezza e della rinuncia era una mistificazione che serviva solo a occultare l'iniquità. Con quanta gioia, se ne avesse avuto i poteri, avrebbe inoculato la lebbra o la sifilide in tutto il Partito! Con
quanta gioia avrebbe fatto uso di tutto ciò che potesse farlo imputridire, infiacchire, che potesse minarne le fondamenta! L'attirò giù. Erano in ginocchio, faccia a faccia.
«Ascolta. Più sono gli uomini che hai avuto e più ti amo. Capisci quel che voglio dire?»
«Perfettamente.»
«Odio la purezza, odio la bontà! Voglio che la virtù non esista in nessun luogo, e che tutti siano corrotti fino al midollo.»
«E allora, caro, dovrei essere proprio il tipo che fa per te, perché io sono corrotta fino al midollo.»
«Ma ti piace? Non sto solo dicendo se ti piaccio io, voglio sapere se ti piace fare l'amore in quanto tale.»
«L'adoro.»
Era soprattutto questo che voleva sentirle dire. Non il semplice amore per una persona, ma l'istinto animale, il desiderio indifferenziato, nudo e crudo. Era questa la forza che avrebbe mandato il Partito in pezzi. L'attirò a sé sull'erba, fra le campanule cadute. Questa volta non ci furono problemi. Dopo un po' i loro petti ansimanti si calmarono ed essi, in una sorta di piacevole languore, si separarono. Sembrava che il sole fosse diventato più caldo. Entrambi avevano sonno. Winston allungò una mano a
prendere la tuta che Julia aveva scagliato via e con quella la coprì alla meglio. Si addormentarono quasi subito, e dormirono per una mezz'oretta.
Winston si destò per primo. Si tirò su a sedere e guardò quel volto cosparso di lentiggini, ancora immerso pacificamente nel sonno, che Julia teneva poggiato sul palmo della mano. A parte le labbra, non si poteva dire che fosse bella nel senso proprio del termine. A guardare con attenzione, aveva qualche ruga attorno agli occhi. I capelli neri, tagliati corti, erano straordinariamente folti e morbidi. Winston si rese conto che non sapeva ancora dove abitasse, né quale fosse il suo cognome.
Quel corpo giovane e forte, ora indifeso nel sonno, destò in lui un senti-mento di protezione, di compassione, ma quella tenerezza incondizionata, che aveva provato sotto il nocciolo mentre il tordo cantava, non l'aveva più sentita. Spostò la tuta e restò a guardare attentamente i suoi fianchi morbidi e bianchi. Una volta, pensò Winston, un uomo guardava il corpo di una ragazza, lo desiderava, e questo era tutto; ora non vi era spazio né per il puro amore né per la pura lussuria.
Non esistevano emozioni allo stato puro, perché tutto si mescolava alla paura e all'odio. Il loro amplesso era stato una battaglia, l'orgasmo una vittoria. Era un colpo inferto al Partito. Era un atto politico.

George Orwell, da 1984

Etichette:

@19.4.06

Messina Denaro & D'Alì: A Love Story



Questa è la volta buona che mi arrestano. O che mi trovo una testa di capretto nella vasca da bagno... altro che minacce telefoniche.
Comunque.
Il mondo pare stia scoprendo solo adesso l'esistenza di Matteo Messina Denaro, detto 'U Siccu, boss incontrastato di cosa nostra a Trapani e provincia (con base a Castelvetrano), latitante pluriricercato e possibile erede di Provenzano. Potete trovare maggiori informazioni sul pluriomicida stragista e signore della droga qui e qui.
Un'altro nome che gira molto in città, ma con una smorfia che ricorderebbe un sorriso, se non fosse per la lingua felpata che spunta tra i denti dei miei concittadini, è quella del barone Senatore Antonio D'Alì, già sottosegretario agli interni, uomo forte di Forza Italia e vincitore dell'ultima competizione elettorale qui a Trapani con risultati da plebiscito iracheno (di cui vi ho già parlato in passato).
Peccato che si sappia poco, e che si parli ancora meno, dei legami tra questi due signori, sebbene persino una firma nota come quella di Marco Travaglio abbia scritto in proposito. Proviamo a fare un po' di storia, aiutandomi con quanto trovato mesi fa su Internet, quanto so, e quanto ho letto. Leggendo di seguito verrà anche a voi il terrore che un D'Alì al sottosegretariato degli Interni potesse avere accesso a determinati dossier.
C'era una volta Antonio D'Alì senior: proprietario terriero, padrone delle saline tra Trapani e Marsala (e simbolo della provincia), proprietario della Banca Sicula e suo amministratore delegato finchè (guarda un po' i casi della vita) non spunta il suo nome nelle liste dei Piduisti di Lucio Gelli (le stesse dove si trovavano Berlusconi e Costanzo, giusto per dirne un paio) ed è costretto a dimettersi nel 1983. All’inizio degli anni Novanta la Banca Sicula fu acquistata e incorporata dalla Banca Commerciale Italiana. Entra quindi nel consiglio di amministrazione il prof. Giacomo D’Alì, figlio di Antonio sr e cugino di Antonio jr, il protagonista della nostra storia. c'è da dire che tempo prima la Banca Sicula era stata oggetto di un allarmato rapporto di un commissario di polizia, Calogero Germanà, (che avrebbe in seguito subito un attentato da parte di Leoluca Bagarella e oggi è dirigente della Dia a Roma), dove si ipotizzava che l’istituto di credito fosse uno strumento di riciclaggio di Cosa nostra. Nel rapporto si sottolineava il fatto che come presidente del collegio dei sindaci della banca fosse stato chiamato Giuseppe Provenzano, futuro deputato di FI e presidente della Regione non imparentato con l'ex superlatitante, ma commercialista della sua famiglia.
Passando al legame tra la famiglia D’Alì e i Messina Denaro si avverto un certo déjà vu che ricorda la vicenda dello stalliere Mangano. Alcuni membri della famiglia mafiosa hanno infatti lavorato come campieri nei terreni dei D'Alì. Francesco Messina Denaro, il vecchio capomafia di Trapani, fu per una vita fattore dei D’Alì, prima di passare la mano come boss e come "campiere" al figlio Matteo Messina Denaro.
A riprova dei rapporti tra la famiglia D’Alì e il boss, l'allora vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia Nichi Vendola nel 1998 esibì i documenti che provano il pagamento a Matteo Messina Denaro, ufficialmente "agricoltore", di 4 milioni (!) ricevuti nel 1991 dall’Inps come indennità di disoccupazione. A pagargli i contributi era Pietro D’Alì, fratello di Antonio jr. E a proposito di fratelli, anche il fratello di Matteo Messina Denaro, Salvatore, ha lavorato per i D’Alì: è stato funzionario della Banca Sicula e poi, nel 1991, è passato alla Commerciale. Nel 1998 è stato arrestato per mafia. C’è un’altra vicenda in cui le strade dei D’Alì si incrociano con quelle dei boss di Cosa nostra. Francesco Geraci era un gioielliere di Castelvetrano e sopratutto uno dei prestanome di Totò Riina, come sappiamo vecchio "socio" di Messina Denaro. Ha raccontato, in un interrogatorio: "Nel 1992 Matteo Messina Denaro mi ha chiesto di acquistare dai D’Alì un terreno per 300 milioni da regalare a Riina". Si tratta della tenuta di Contrada Zangara, a Castelvetrano. I firmatari del contratto sono Francesco Geraci il gioielliere e Antonio D’Alì il futuro senatore. "Io sono intervenuto solo al momento della firma", racconta Geraci. "Dopo la stipula andai spesso alla Banca Sicula e mi feci restituire i 300 milioni". Quel terreno, poi, nel 1997 è stato confiscato in quanto considerato parte dei beni di Riina.
I D’Alì hanno sempre ribattuto su tutto. Francesco Messina Denaro, dicono, fu assunto dal nonno di Antonio junior, l’ingegnere Giacomo D’Alì, classe 1888, quando "si era ben lontani dall’evidenziarsi di fenomeni che rivelassero la instaurazione di un’economia criminale". Matteo Messina Denaro era "alle dipendenze come salariato agricolo", "fino a quando non si scoprì chi fosse". Il passaggio della tenuta di Zangara dai D’Alì a Riina è "una vicenda svoltasi all’insaputa del venditore" (questa, poi, è assurda).
Non vi sto a raccontare tutte le vicende della storia più recente riguardanti la sarabanda di arresti e indagini su sindaci, consiglieri, ingegneri e imprenditori legati al Senatore, o le allucinanti ripercussioni della Coppa America e del giro di appalti furbetti che c'è intorno. Quelle sono altre storie, e Messina Denaro e il suo presunto rapporto con D'Alì non c'entra.
O forse no?

Etichette: ,

@11.4.06

Un voto in meno per Totò Cuffaro

Etichette: ,

Fuori dai "coglioni"!

Etichette:

@10.4.06

Come falsare le elezioni in tre semplici passi.

Vi riporto un breve articolo dell'Espresso di questa settimana dove un presidente di seggio rivela i metodi usati a Trapani per i brogli che venivano dettati "dall'alto". Fa parte di un più amplio dossier sulle famiglie mafiose di Trapani e Palermo, con una bella lista di nomi e cognomi.
Clicca sull'immagine per vedere la versione ingrandita e leggibile dell'articolo:

Etichette:

@8.4.06

Hail Silvio!



Avete già deciso per chi votare? Io si, non ho avuto bisogno dei test che girano per la rete. Permettetemi di tirare un po' d'acqua al mio rosso mulino: vi invito a leggere il tristissimo resoconto della chiusura di campagna elettorale del Polo (con il ribadire certe offese, il ripetersi di certe menzogne, e la triste immagine di alcuni che inneggiano a Berlusconi dicendo"Duce").
E per chiudere in bellezza, vi segnalo il breve ma efficace documentario americano Citizen Berlusconi, che girava per la rete da un po' di tempo, e che finalmente è stato messo su VideoGoogle. Non dice nulla che non sapessimo già, ma fa bene ricordarsele ogni tanto, certe cose. Specie prima di andare a votare.

Etichette:

@4.4.06

Orgoglioso di essere un coglione

Ecco, questo è un esempio di delinquenza politica.
Incredibile, inaudito, trash, squallido, ridicolo, vergognoso, antidemocratico. Non c'è limite a quanto in basso può arrivare il piduista che ci ha rappresentato negli ultimi anni.
Sono offeso, ma allo stesso tempo orgoglioso di essere un coglione.

Etichette:

@3.4.06

Venerdì potrebbe essere un giorno triste

Sarebbe veramente triste se l'ennesima trasmissione satirica venisse cancellata dai palinsesti o subisse una drastica trasformazione. Se veramente, cioè, il leggendario Emilio Fede si dimetterà venerdì dalla direzione del TG4, il mondo si tingerà di grigio. E tristemente, probabilmente all'alba del secondo quinquennio del nuovo ventennio.
Dio, speriamo di no, ho bisogno di ridere!
Cito testualmente il direttore, che è infastidito dal provvedimento dell'Authority: "Ieri sera abbiamo dato mezz' ora di Prodi e mezz' ora di Berlusconi, più il commento di Marco Rizzo dei comunisti italiani, il più comunista che c'è - ha detto il giornalista - Vorrei sapere cosa fare: forse vorrebbero che si parlasse solo del centro sinistra...".
Peccato che io non ricordi nulla... Ma non mi offendo: Emilio, non mollare, sono disposto a venire in trasmissione! E magari di iscrivermi anche al fan club!

Etichette: ,

E dopo il Caimano... il Maiale

L'Italia raccontata dal Bagaglino

Silvio Berlusconi è 'il Caimano'? Allora Romano Prodi è "Il Maiale" e 'La tigre e la neve' diventa 'Vacanze a Bagdad'. La reazione della destra alla provocazione di Nanni Moretti

Il film di Nanni Moretti è stato la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Sia pure in extremis, la destra ha deciso di usare gli ultimi giorni di campagna elettorale per reagire alla insopportabile prevalenza della sinistra in campo culturale. Artisti e intellettuali di destra, con una mobilitazione straordinaria, hanno allestito, in tempi brevi, una memorabile controffensiva. Ecco le tappe fondamentali.

Il Maiale È la risposta al Caimano, affidata al gruppo del Bagaglino che ha avuto tre giorni di tempo per girare il film ma, giudicandoli troppi, ne ha impiegati solo due. La sceneggiatura e i dialoghi verranno completati solo dopo l'uscita del film nelle sale. La trama: il Maiale è Romano Prodi, interpretato da un vero maiale in crisi coniugale che per riscattarsi sogna di diventare ciclista e vincere il Giro d'Italia. Nonostante il top-secret imposto dal regista, soprattutto sul proprio nome, si sa che il film, fin dai titoli di testa, gioca soprattutto su lunghissime sequenze di nudo femminile, anche se nessuno è in grado di spiegare il perché.

Vacanze a Bagdad Girato dal gruppo del Bagaglino, il film è la polemica risposta a Roberto Benigni e al suo 'La tigre e la neve'. La trama: per conquistare le belle irachene, due tenenti italiani (interpretati dai sosia di De Sica e Boldi) le invitano a una gita in carrarmato, andando incontro a esilaranti peripezie, dal bombardamento per errore di una scuola femminile proprio mentre le ragazze sono sotto la doccia, alla distruzione di una moschea per fare uno scherzo all'imam. La guerra è vista come un'allegra avventura, in contrasto con il moralismo piagnone della sinistra. Sempre per demolire il mito di Benigni, è in preparazione anche una divertente parodia de 'La vita è bella', con Pamela Prati che trasforma la camerata del lager nello spassoso teatrino di una serie infinita di equivoci erotici. Bocciato invece un altro progetto, appoggiato solo da Forza Nuova, che proponeva di girare lo stesso film di Benigni ma visto dalla parte dei nazisti, con la Braschi che abbandona il marito per sposare il comandante del lager. Prima che il film venisse interrotto era stata girata (su suggerimento del Bagaglino) una sola scena: Hitler che mostra scherzosamente un wurstel a una ragazza.

Editoria Ai tristi romanzi italiani degli ultimi anni, pieni di crisi esistenziali, amori falliti e tracolli economici, finalmente Mondadori, con la consulenza straordinaria del gruppo del Bagaglino, contrappone la nuova, lussuosa collana 'La tromba', nella quale giovani autori di destra restituiscono un minimo di ottimismo e di spirito patriottico allo spento panorama letterario italiano. Tra i primi titoli si segnalano il romanzo d'esordio di Niccolò Accame, una spy-story a sfondo erotico così ben raccontata che parrebbe quasi vera, e 'Mamma e papà vi voglio bene', gioiosa, serena celebrazione della famiglia tradizionale scritta sotto pseudonimo da un giovane boss della 'ndrangheta.

Memoria Difficilmente verrà ultimato in tempo per le elezioni il kolossal porno-revisionista 'Le ragazze di Salò', del quale si dice un gran bene negli ambienti della neuropsichiatria. A buon punto, invece, il film tv in due puntate Lumbard. Recitato in stretto dialetto di Lissone, è la storia di una famiglia di Lissone nella Lissone dell'Ottocento e del Novecento. È stato già venduto dalla Rai in Cina e Giappone: è in Italia che si dubita di riuscire a piazzarlo.

Scienze In risposta al 'Quark' di Piero Angela, darwiniano e razionalista, un apposito comitato scientifico creazionista ha elaborato una trasmissione tv in sei puntate (che, dati i tempi stretti, andranno in onda tutte di seguito, lo stesso giorno, il sabato prima del voto). La trasmissione avrà carattere divulgativo e popolare e sarà condotta dal gruppo del Bagaglino. Comincia con Dio (un bravissimo Oreste Lionello) che crea Adamo ed Eva. Divertentissima la scena nella quale Dio si attarda nella fabbricazione delle tette di Eva pur di poterle manipolare più a lungo.

Michele Serra, da L'Espresso del 31/3/2005. Qui la versione on line.

Etichette:

@27.3.06

Il caimano



Il Caimano non è un film su Berlusconi, o almeno, lo è in parte.
E' un film sull'abbandono, la crisi della famiglia, la crisi del cinema nostrano, l'Italia moderna e quella dei furbi. C'è un grandissimo Silvio Orlando, produttore cinematografico di serie Z fallito nella vita e nella carriera, c'è una particina per Michele Placido, che quando si prende in giro, come in Liberate i pesci, è sempre grandioso, c'è lo stesso Moretti che parodizza una certa sinistra per poi convincersi (e convincere) nel finale.
Nella prima parte si ride spesso, per le caratterizzazioni sopra le righe di certi personaggi, poi mano a mano arriva la malinconia, mentre il quadro intorno al protagonista si delinea, mentre la scalata al potere di Berlusconi, raccontata parallelamente, ci mostra il declino del paese, il suo cambiamento, il suo passaggio a logiche consumiste, materialiste, non solidali, non democratiche.
Berlusconi è un pretesto per unire la vita del protagonista, che deve fare un film su di lui, a quella dei personaggi di contorno, ma è anche un pretesto per alcuni dialoghi sul declino della politica, sulla riabilitazione dei furbetti, sui misteri dell'Italia degli ultimi 20 anni legati al Biscione.
Non c'è da scandalizzarsi: quello che viene rappresentato intorno a Berlusconi, quello che viene recitato dall'attore (anzi dagli attori!) che lo rappresenta egregiamente, e anche i pochi inserti documentaristici, è la sacrosanta verità che tutti conosciamo.
Il problema è che chi vede un film come questo (o come Viva Zapatero, o come La Mafia Bianca) sa già da che parte voterà. Non sposterà un voto. Se la casalinga di Voghera lo vedesse, forse, potrebbe non votare Berlusconi, il 9 aprile.
Ma la sua vera forza elettorale non sono gli ignoranti. L'ignoranza, con un certo sforzo, si può cambiare. Il problema sono i furbi. I piccoli criminali con i piccoli colletti bianchi. Sono le persone che sanno che votando Forza Italia, a livello macro, sapranno di avere condoni per abusivismi e evasioni fiscali, o agevolazioni sulle tasse di successione o in tribunale. A livello micro, chi sa di poter avere un posto assicurato alla Forestale, o una spinta nella corsia ospedaliera.
L'ignoranza è uno stato dell'essere, la furbizia è congenita.

Il problema è questo. La furbizia e la criminalità dell'Italietta delle barzellette elevata a politica ordinaria, incarnata da un massone, mafioso, arrogante e presuntuoso seduto sulla poltrona di Presidente del Consiglio.

Etichette: ,

@24.3.06

La Repubblica di Calo'



Chi si ricorda di Calogero Mannino? I più attenti si ricorderanno dell'uomo politico colluso con la mafia, i più aggiornati sapranno che è il candidato numero 2 nelle liste dell'UDC in Sicilia, dietro Toto' Cuffaro (che l'ha definito "un maestro").
Ebbene si, nella Repubblica delle Banane post-Berlusconiana, dove una ventina di "onorevoli" dalla fedina penale poco onorevole siedono in Parlamento, è possibile il ritorno in pompa magna di una vecchia volpe della politica siciliana. E poco importa se nella sua lista Calo' si trovi tra Cuffaro e un magistrato. In fondo la cosa importante è che se dovesse salire (e non ne ho dubbi, non lo si mette secondo per fare numero) eviterebbe il processo in data 21 aprile. Un processo che neppure la legge sull'inappellabilità votata anche per lui dai compagni di merende può evitargli. Quella legge infatti, potrebbe permettergli di sfuggire al nuovo appello disposto dalla Cassazione (dice, "per difetto di motivazione") dopo la sua assoluzione in primo grado. Stiamo parlando della legge Pecorella. Lo stesso Pecorella avvocato di Berlusconi e presidente della Commissione Giustizia.
E chi rimprovera questi disonorevoli? Il loro vecchio compare Massimo Grillo, che uscito dall'UDC, adesso appoggia la Borsellino. Rimorsi di coscienza, improvvisa nitidezza della vista, o semplicemente paura di perdere?

Etichette: ,

@12.3.06

Adesso m'incalzo!

Siamo messi veramente male: in un raro caso di contraddittorio giornalistico non accondiscendente, l'intervistato, dopo aver chiesto di aver fatte le domande che lui vuole (quelle che gli danno il la per i suoi soliti comizi-monologhi), messo in difficoltà si alza e interrompe l'intervista, e c'è per chi simpatizza verso un atto inconcepibile, inaudito, e si da della maleducata alla giornalista che fa il suo lavoro, non chinandosi alle nuove regole imposte dal servilismo-berlusconismo.

E' come se all'esame, il professore chiede un concetto all'esaminato, e questi gira intorno al concetto, non essendo in grado di rispondere, e allora chiede al prof di chiedergli quello che vuole lui, e al suo rifiuto, lo offende, gli chiede perchè lo incalza, e si alza incazzato.

Siamo messi veramente male, oppure siamo abituati a un tipo di giornalismo che non è tale.

Mah...

Etichette:

@24.2.06

News from the world: Bush-Bivona

Bush: "Un onore avere Bivona alla Casa Bianca"
Un meeting storico tra il filosofo politico siciliano e il presidente USA. Sul tavolo delle discussioni, i temi caldi dell'agenda politica.

WASHINGTON D.C. - Sembra visibilmente emozionato il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, quando Giovanni Bivona varca la soglia della Casa Bianca e guardandosi intorno, dopo aver notato i caratteristici divani bianchi della residenza presidenziale esclama una delle sue ormai note perle di saggezza: "Ch'ha fari, m'ha curcari?". E' una visita veloce quella di oggi di Giovanni Bivona dall'uomo più potente dle mondo: la sua agenda è fittissima di impegni in questo suo tour per le università americane che lo vedrà impegnato su temi come le risorse idriche e l'annosa questione della produzione umana. Ma il noto filosofo politico ha trovato tempo per un suo appassionato, particolare, studente: quel George W. Bush che proprio due settimane fa ha dichiarato al Washington Post "Giovanni Bivona è il più grande statista vivente, un uomo dalle idee chiare, onesto, e dalla grande lungimiranza politica". Nel corso dell'incontro privato, precluso ai giornalisti, pare che i due abbiano discusso di temi come la pace in medio-oriente, l'ampliamento della Striscia di Gaza e la questione delle vignette satiriche su Maometto. Dopo una digressione sulla libertà d'espressione, Bivona ha portato all'attenzione del Presidente il tema a lui molto caro dei giunchi dai marciapiedi, con la triste e ormai scientificamente appurata conseguenza di un'epidemia di Sars.
Al termine dell'incontro, durato 43 minuti, i due uomini politici, dopo le consuete foto di rito, si sono scambiati dei preziosi doni: Bush ha donato al De Gaulle di Canicattì un orologio d'oro, e questi ha ricambiato con una forma di ricotta di Menfi.
A seguire, Bivona con la consueta professionalità e l'aplomb che lo caratterizza, ha ripreso il suo intenso tour accademico, mentre pare che Bush si sia chiuso nello studio ovale per tre ore e mezza riflettere sugli illuminanti stimoli nati dalla discussione appena trascorsa.

Etichette:

@4.2.06

Vasa-vasa

L'altro ieri sono stato ad una conferenza di Rita Borsellino. Per chi non lo sapesse, la sorella di Paolo Borsellino è il candidato del centro sinistra per le prossime elezioni regionali, contro Totò Cuffaro. E guardando questa donna bassina, dai capelli grigi, il volto scavato dal dolore e dalle esperienze, ma gli occhi vivi di chi ha la forza di guardare avanti con orgoglio, pensavo alle differenze tra lei e Toto' "Vasa-vasa", e di come incarnino le due anime della Sicilia. Rita Borsellino era nella sanità... aveva una piccola farmacia. Dopo l'omicidio del fratello, a testa alta ha intrapreso un viaggio lunghissimo per tutta la Sicilia (e buona parte dell'Italia) con Libera, la Carovana a Antimafia, ed altre associazioni per far conoscere la natura violenta, distruttiva, criminosa della mafia.
Anche Cuffaro è nella sanità, anche se non esercita più. Democristiano di razza, sua moglie lavorava per un laboratorio di analisi poi comprato da Michele Ajello, il boss di Bagheria. Il suo delfino Mimmo Miceli si vedeva spesso con Giuseppe Guttadauro, boss di Brancaccio e mandate dell'omicidio di Padre Puglisi, per sistemare gli organici dei piani alti delle cliniche e gestire i candidati del centrodestra. Nella clinica di Ajello, favorita dai finanziamenti della Regione, si curavano i superlatitanti Provenzano e Messina Danaro (quest'ultimo è il boss di Trapani). Il braccio destro di Toto', Cintola, assessore al bilancio della Regione Sicilia, pare fosse il riferimento politico di Brusca, uno dei più spietati assassini della mafia, secondo quanto dice la pentita Giusy Vitale, boss di Partinico (paese d'origine di Cintola). E in questi reticoli (di cui vi accenno solo una versione for dummies) ci sono in mezzo marescialli della GdF e Carabinieri che ostacolano le indagini e le intercettazioni...

Sono quelle cose che si sanno ma non si dicono; le intercettazioni ambientali e telefoniche, le indagini giudiziarie e dei giornalisti aspettano le conferme (o le smentite) della magistratura, mentre fioccano gli avvisi di garanzia e si aprono le bocche dei pentiti.
Vista così, da fuori, la situazione parrebbe portare ad un epilogo prevedibile. Purtroppo, mi spiace dirlo, la vittoria elettorale di Rita Borsellino non è così certa come potrebbe essere in qualsiasi altro posto del mondo. Perchè c'è la sua Sicilia, quella appassionata, quella che sfila, quella orgogliosa della propria storia e aperta alla modernità, che combatte e lavora per la propria dignità. E poi c'è quella di Vasa-vasa, quella delle convivenze e delle connivenze, quella dei "pizzini", quella dei "santini", quella del bigottismo, quella del racket, quella che scrive "W la mafia" sui muri.
E temo sempre di più che da quella parte ci sia la maggioranza dei siciliani.

Etichette: ,

@1.2.06

Essere Silvio Berlusconi

L'altro giorno ho spostato per caso un armadio, in ufficio, e ho trovato un pannello di plastica bianco a coprire una porticina nella parete. Ho aspettato che i miei colleghi fossero andati via e sono entrato nella porta. C'era un tunnel stretto e lungo, buio e fangoso. Ad un certo punto, un vento mi ha spinto giù, e venivo risucchiato verso qualcosa. Quando ho riaperto gli occhi mi sono trovato davanti ad uno specchio, ma non ero nel mio corpo. Guardavo infatti il viso di Silvio Berlusconi. Ero nel corpo del Presidente del Consiglio, riuscivo a vedere con i suoi occhi (la sua anima?). Sentivo quello che sentiva lui, vedevo quello che gli succedeva intorno.
Io, cioè, noi, ci si stava preparando in una sala trucco per apparire in un programma televisivo. Non ho capito bene quale, però. Nei 15 minuti che sono stato davanti lo specchio, io (cioè, noi) ho ripetuto sempre "comunisti-male, letta-bene, mamma-buona, prodi-sciocco, noglobal-comunisti, bush-amico" e altri binomi che probabilmente servivano a ricordare meglio cosa avrei (avrebbe, avremmo) detto di li' a poco sotto i riflettori. Nel frattempo, mi allontanavo a mi avvicinavo dallo specchio, pulivo i denti con uno spazzolino d'argento che mi ha regalato Craxi anni e anni fa, mettevo un'altro strato del phard che mi aveva suggerito la Moratti. Ogni tanto il cellulare numero 3 squillava, era Casini, ma non volevo rispondergli.
Sono passati 15 minuti, e velocemente come era iniziata, l'esperienza è finita. Tra un battito di palpebre ed un altro, mi sono risvegliato nel bagno di servizio di Micciché.

PS: in tutto cio' ho appena scoperto che lo sceneggiatore di uno dei miei tre film preferiti degli ultimi tempi (cioè Se mi lasci ti cancello, Confessioni di una mente pericolosa e Essere John Malkovich) è lo stesso, Daniel Kaufman, e ho quindi deciso di essere un suo fan.

Etichette:

@29.1.06

OH MIO DIO! Pure qua è!

Etichette:

@8.12.05

Orgoglio Trapanese

Che bello! La mia città s'è meritata una pagina piena sul numero ora in edicola dell'Espresso!
Questo pezzo compensa la mia più volte rimandata idea di scrivere qualcosina qui sui retroscena della Coppa America, ma siccome il discorso pare tutt'altro che concluso, sono certo che avrò occasione di parlare ancora, in futuro di quelle scelleratezze. Ad esempio, concentrandosi più sulla fornitura di materiale edile e la questione degli appalti, non si va alla radice del problema, ossia l'inspiegato ritardo nell'inizio dei lavori che ha comportato l'accesso ad una legge speciale che permette l'"appalto fiduciario" in casi di emergenza (se non avessero terminato i lavori in tempo le istituzioni non avrebbero ricevuto i finanziamenti e avrebbero dovuto pagare una penale). Per non parlare di quando le forze dell'ordine sono andate a mettere i sigilli in un cantiere dove, spalati dal fondo del mare dei liquidi inquinanti, stavano per infilarli in una buca fregandosene allegramente di tutte le norme di smaltimento (e dello smaltimento legale, che costa). Peccato che anche in quella occasione di legalità perpetuata, c'è il sospetto che la segnalazione sia arrivata giusto il giorno dell'approdo della nave con le barche (e quindi il non ufficiale inizio dei giochi) da parte di un ufficio della provincia, la cui presidente, Giulia Adamo, è nemica giurata (chiaramente non per questioni ideologiche) del sindaco, organizzatore dell'evento insieme al compagno di merende e nume tutelare Antonio D'Alì. Ma questo è niente, scusate se mi sono lasciato prendere la mano. Vi lascio all'articolo promesso, che dice cose che ogni trapanese sa, e se non le sa le dovrebbe sapere. Se fa finta di non saperle, è un problema della sua coscienza.

Etichette:

@25.11.05

Post acido (come il latte)

Sono rincoglionito dal raffreddore (mi piace fare lo splendido girando sotto la pioggia Palermo-Palermo...) e questo è il massimo di post che riesco a scrivere oggi. Apprezzatene la profondità.

Allora avete presente questo?



Secondo me finirà da queste parti:



Dovranno dirci grazie!

Etichette:

@13.10.05

La terza repubblica

Oggi, verso le 7, siamo tornati indietro. Un altro passo indietro verso la democrazia. Un vergognoso schiaffo alla volontà popolare che aveva bocciato il proporzionale alle scorse elezioni. Tutto cio' per i soliti accordi e accordini tra Silvio e Co., ormai con le pezze al culo, che parla di successo per tutti.
Abbiamo perso la forza di indignarci, di scandalizzarci. Ci siamo abituati alle bugie e alle iperboli di Silvio, e tra leggi truffa e finanziarie raffazzonate, ci godiamo il dito medio del Biscione.
Dove andremo a finire? Tutti in Spagna?
Per riderci un po' su, o piangere un altro po', vi invito a leggere il blog si Silvio Berlusconi, rintracciato tra i links del Cinico.
PS: il primo messaggio politico del blog, avevo sempre cercato di evitare. Festeggiamo?

Etichette:

@21.9.05

Mari di caccavetta

Caccavetta e simenza, generalmente, kalìa. Ossia, arachidi e semi di zucca, generalmente, frutta secca. Sono quelle cosuzze salate che si mangiano magari accompagnati da una birra, guardando una partita della nazionale spaparanzati sul divano. Oppure mentre si gioca a poker con gli amici. O, ancora più frequentemente qui in Sicilia (e a Trapani, pare, in particolare), per strada, da dei coni di cartoncino venduti da degli ambulanti con il carretto. Durante certi eventi, poi, i Trapanesi fanno incetta di questi cibi che oltre a essere parecchio salati, in grandi quantità causano non pochi problemi intestinali.
Dovete sapere che sono tre i grossi eventi annuali a Trapani, quelli che mobilitano una città e sono imprescindibili.
Primo, in ordine di importanza e anche cronologico, la processione dei Misteri. Ogni anno, spesso cercando lo stesso posto, la famigliola trapanese si apposta in un punto a suo dire strategico nelle vie dove passa una delle processioni più antiche d'Europa. E mentre ammira quei gruppi di legno e cartapesta che conosce a memoria da generazioni, consuma kili e kili di caccavetta e simensa.
Seconto evento, il 16 agosto, quando per commemorare la Madonna di Trapani, oltre la solita processione-fiume, dal porto vengono lanciati i fuochi d'artificio ('u iocu focu, lettermente, il gioco del fuoco... non è bellissimo?). Mentre il 20 per cento della popolazione cerca di appostarsi in punti alti (dal belvedere di Erice, dalle terrazze di casa propria etc), il restante 80% confluisce nel centro storico con immaginabili problemi di circolazione. Ogni anno mi riprometto di starmente a casa e poi alla fine ci casco sempre. Il trapanese medio sia nel tragitto dalla macchina alla postazione per ammirare i giochi del fuoco, sia fermo e solido alla sua postazione, degusta caccavetta e simenza.
Il mio preferito ed ultimo evento sono "I Sepolcri" (i sipuccra), altarini/presepi dentro le chiese più importanti. Non ho idea di quante chiese abbia esattamente Trapani, ma sono veramente tantissime. Nel centro storico, in 1 km quadrato, potete trovare anche un 6-7 chiese. Non esagero. Inoltre in occasioni come queste anche le chiese solitamente chiuse riaprono. Usanza particolare, visitare (con conseguente donazione) un numero pari di sipuccra porta sfiga. Bisogna che siano dispari e il più possibile. Quindi in quella notte, a ridosso del Natale, si possono sentire sfide tra amici come "Io ne ho visti 9", "Ma chè, io ne ho visti 11!". Il tutto condito da caccavetta e simenza tipo gatorade per l'impresa.
In giornate come questi la vendita e il consumo di caccavetta e simenza va alle stelle. Aprirsi in quel giorno un'impresa di caccavetta e simenza e chiuderla il giorno dopo potrebbe farvi diventare miliardari.
Non mi pare di averne mai parlato prima qua, ma dal 29 settembre al 9 ottobre a Trapani si disputerà la Louis Vuitton Cup (come già a Valencia e Malmoe). Si tratta, per i (persino) più profani di me, della gara di barche a vela che vede protagonisti i vari Luna Rossa, Alinghi, Mascalzone Latino etc. Trapani si prepara all'evento con una mole enorme di lavori in corso (ne parlerò presto..) e grosse aspettative. Sicuramente il trapanese medio, come già per la verità sta facendo sentenziando sui lavori, si scoprirà espertissimo di vela, e già me lo vedo, con la sua canottiera media sudata e sporca di sugo, urlare ai velisti come muoversi in barca. Me lo vedo lì, con il suo immancabile cono di caccavetta. E vedo migliaia di coni di caccavetta, milioni di bucce di caccavetta e simenza per le strade. Se se ne mangiano tante in eventi "annuali", quanto se ne consumeranno in eventi storici come questo? E quanto ci vorrà prima che si creino, anche in una sola serata, tappeti, fiumi, mari, oceani di caccavetta per strada? E dove lo mettiamo il problema dello smaltimento della caccavetta? Faranno un buco in campagna, ce la sotterreranno, e copriranno il tutto con una colata di cemento?

Etichette: ,

@2.9.05

Far South

Le note di Creole Love Call si spargevano tra i rami degli alberi, si facevano spazio tra le fronde umide, scivolavano sull'acqua e arrivavano nella distesa fangosa. Duke Ellington arrivava alle orecchie del cowboy supremo, che si guardava perplesso in giro. Per un attimo, tra quelle sue bizzarre orecchie (che gli avevano valso il soprannome di "Terrific ear"), la musica aveva accompagnato il sospetto che un po', quel disastro, fosse anche colpa sua. Cerco di scacciare dalla mente il pensiero (era una bozza di pensiero, ma per lui era già tanto) e si concentro sulla missione. Suo padre, Old George, il missile intelligente più veloce del South, lo aveva convinto che era proprio il caso di guidare l'armata invincibile giù, nel profondo sud, nel deserto d'acqua. Non tanto per accollarsi la responsabilità - per decidere chi dovesse farlo si erano già riunite le migliori menti d'America - ma per ricordare agli abitanti della frontiera del profondo sud chi è che comandava. Si era portato dietro alcuni tipi tosti, con licenza d'uccidere (e come potrebbero, altrimenti, nel selvaggio sud?) gente che aveva fatto la gavetta nelle colonie d'oltreuropa, per riportare ordine nelle città baciate dal Mississipi. Quei bifolchi avevano cominciato a spaccare le vetrine dei Macdonalds per prendersi un po' di preparato per patatine fritte e hamburger crudi. E affamato quanto puoi essere, per Terrific Ear spaccare una vetrina è un comportamento incomprensibile. Lui in vita sua non ne ha mai spaccate, e che sia una persona amata è risaputo.
Tanto amata che gli amici sparsi per le colonie gli hanno promesso supporto per questa missione.
Il giradischi che suonava Ellington aveva smesso. Forse l'acqua l'aveva raggiunto e spento ...nemmeno Edward K. Ellington può superare tonnellate d'acqua.
George "Terrific Ear" aveva cominciato a preoccuparsi. Aveva avuto appena un "in bocca al lupo" da quel suo amico dagli occhi a mandorla di cui non ricordava il nome. E la mente era andata a quella simpatica cittadina che aveva rivisto pochi mesi fa: tranquilla, graziosa e pulita. Kyoto, gli pareva si chiamasse.
Rimettere in ordine il selvaggio sud non sarà facile, George. Auguri.

Etichette:

@25.7.05

Funivai in Funivia!

Ieri ho preso la tanto pubblicizzata funivia di Trapani-Erice. La stessa la cui costruzione (meglio, ricostruzione, visto che si basa su un impianto preesistente)è stata circondata da polemiche e voci. Come sull'instabilità di due piloni, sulle voci intorno alla scelta del personale (pare senza concorso), sul fatto che presto verranno esauriti i finanziamenti europei che permettono non solo il costo basso ma lo stesso mantenimento... col rischio di far diventare anche quest'opera l'ennesima cattedrale in un deserto che ormai così deserto non è, visto quanto è tappezzato di cattedrali.
Comunque, ne ho approfittato per scattare un po' di foto della falce di Trapani, con le saline e le isole Egadi. Ve ne metto qui un paio, una scattata all'andata alle 6 di pomeriggio, e una al ritorno (tramonto alle 8:30), bello ingozzato di pasticcini e genovesi calde.



Etichette: ,

@2.7.05

Esperienze in streaming

Mi sto godendo un po' di meritato riposo, dopo le corse pazzesche (ben ripagate, almeno) per gli esami di questi giorni. Tra l'altro con l'allergia che mi rincoglionisce non sono mica in grado di studiare per gli altri esami imminenti ne tantomeno di lavorare.
Gli Stereophonics in questo momento suonano a Londra, e io dalla mia scrivania li posso vedere in streaming sul sito di AOL France. E aspetto trepidante i Pink Floyd (gli U2, tanto per cambiare mi hanno un po' deluso, non solo per la scelta delle canzoni ma sopratutto per la pessima forma di Bono). Non solo, ho appena scaricato dal sito di Tiscali le tre puntate del documentario in pillole (pillolissime!) Antistoria del fumetto italiano di Misesti. Piccole indagini su Paz, Sclavi e Crepax. Enjoy :)

Etichette: ,

@6.6.05

L'umanità fa schifo.

Un po' di depressione, di cose tristi.
Lo sapete, mi piace piangermi addosso. A tutti piace sentirsi al centro dell'attenzione, sentirsi consolati, passare da una spalla all'altra. Anche alle persone più introverse o sfiduciate, raccontare i nostri problemi come se fossero tragedie apocalittiche, ci fa sentire più grossi, più sicuri di noi, più circondati d'affetto e attenzioni. Serve, di certo, a rinvigorire la nostra autostima. I "problemi" vengono condivisi, un po' dimenticati. Problemi? Cose come il troppo lavoro o il troppo poco, la ragazza che ci ha lasciato, gli studi che vanno a rotoli o cose del genere.
Poi succede che ti guardi intorno, apri il giornale, e vedi un po' di problemi veri. Non dico mica le tragedie dell'umanità. Mica le guerre, le ingiustizie, le dittature a cui siamo abituati ormai. Dico le piccole grandi tragedie che veramente sconvolgono la vita di un gruppo relativamente piccolo. Quelle cose che non si possono raccontare all'amico al bar, che non si possono accennare quando ti chiedono "come va" o tantomeno si possono raccontare, attraverso metafore più o meno dirette, in un blog come questo. Cose come questa orrida, schifosissima cosa letta sul Corriere.
Non oso immaginare cosa stiano passando quei due ragazzi. Sia lei, vittima della più barbara violenza, sia lui... personalmente non credo saprei vivere con quella immagine negli occhi.

Questa sera, poi, sono andato a vedere un film mica tanto leggero, la Caduta/der Untergang. Una ricostruzione accuratissima, disturbante e cupa degli ultimi giorni di vita di Hitler e delle persone che lo circondano. Pensavo di andarci da solo, fortunatamente alla fine ho trovato un'amica coraggiosa che mi ha accompagnato per queste due ore e mezza comunque velocissime, mai noiose, dense di avvenimenti e momenti shockanti, con un Bruno Ganz perfetto nel mostrare sia la viscida schizzofrenica parte quotidiana del Fuhrer sia i suoi momenti da comandante assoluto dell'esercito ossessionato dalla vittoria, dall'evoluzione e senza il minimo senso dell'umanità. Peccato per la regia un po' piatta, quasi documentaristica.
Avere poi ricordato quanta gente e con quanto trasporto realmente credeva in quell'individuo spregevole e disturbato, fa pensare che, nonostante tutte le teorie sull'Azione Collettiva o tutte le tesi di Hanna Arendt, non è minimamente concepibile o razionalizzabile come un intero popolo possa scendere ai gesti più infimi e le parole più squallide attuabili o dicibili dall'uomo. Tutto con una convinzione e una fiducia che non può non far pensare che fondamentalmente, naturalmente, siamo bestie. E basta.

Etichette:

 

  dal 23/12/2004
View My Stats