@15.3.07

Il "marinaro sturduto" e il Satiro



“Avevamo appena calato le reti in una zona che non avevamo mai battuto prima. Ci siamo impigliati, il nostro peschereccio, il ‘Capitan Ciccio’, non riusciva ad andare avanti. Strattonando la rete, e poi riportandola a bordo, ci siamo accorti che era rimasta impigliata una gamba di bronzo. E la gamba era stata staccata da poco…” Il capitano Francesco Adragna racconta con grande passione una storia che avrà già ripetuto chissà quante volte. La prima, davanti agli uomini della soprintendenza: “Abbiamo dato le coordinate a chi di dovere, con la rete non saremmo stati in grado di recuperare il resto della statua, o almeno pensavamo”. Ma i mesi e le settimane passavano, e l’ente si muoveva lentamente.

Adragna sobbalzò quando vide, in una trasmissione televisiva, un sommergibile americano a caccia di reperti greci e romani nel Mediterraneo. “Piuttosto che farlo rubare, sano, agli americani, preferivamo prendercelo noi, rotto”. La ‘Capitan Ciccio’ ritornò su quelle coordinate, facendo diversi tentativi con la rete. Finalmente, quando la speranza stava per essere persa, la rete aveva “insaccato” un corpo bronzeo ed elegante. L’immagine di “quel volto bellissimo, rivolto verso l’alto”, è una visione indimenticabile per Ciccio Adragna. Purtroppo, durante il recupero l’unico braccio superstite si ruppe e risprofondò nel mare, irrecuperabile.

Il capitano, che ha venduto il vecchio peschereccio e ha chiamato la nuova imbarcazione ‘Prassitele’, come lo scultore del Satiro, ha raccontato la sua storia in un libro, ‘I mille volti del Satiro’. “Racconto tutto, anche la mia vicenda giudiziaria: in sette anni ho ricevuto due avvisi di garanzia, poi decaduti probabilmente – prosegue – perché si sono accorti che ci siamo comportati correttamente. Infatti a suo tempo io ho segnalato le coordinate, ho avvisato le autorità e ho denunciato i ritrovamenti”.
Cosa prova adesso, il Capitano, a vedere quella statua girare il mondo come una star? “È come vedere il proprio figlio crescere e camminare con le proprie gambe. Lo sento quasi ‘mio’. Pensi cosa ha significato quel ritrovamento per me, un povero ‘marinaro sturduto’ affascinato dalla mitologia sin dalle elementari”.

(da Ateneonline)

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@12.2.07

Il Diavolo e l'aspirina

Lo scorso weekend a Monreale si è svolto un corso di formazione per... esorcisti. Il corso è stato patrocinato tra l'altro dalla conferenza Episcopale italiana. Per Ateneo ho scritto un breve pezzo seguito da un'intervista ad uno degli insegnanti, Vincenzo Mastronardi, criminologo di fama, psicoterapeuta, professore universitario, pittore e... esorcista "scientifico".
Leggete qua...


Uno psichiatra insegna esorcismo
"Nel 98% dei casi solo allucinazioni"


Da oggi fino a sabato, Monreale vedrà convergere fior fiore di esorcisti. Si svolgerà nel centro Maria Immacolata di Poggio San Francesco un vero e proprio corso di formazione per aspiranti emuli di Padre Merrin. È il terzo anno di fila che il francescano Fra Benigno organizza il seminario per esorcisti, in collaborazione con la Conferenza Episcopale Siciliana, che verrà rappresentata dal vice presidente Giuseppe Costanzo, arcivescovo di Siracusa. Tra gli insegnanti del corso, che si terrà a porte chiuse, anche un poliedrico uomo di scienza, lo psichiatra e criminologo Vincenzo Mastronardi, professore a “La Sapienza” di Roma, con cui approfondiamo l’inedito connubio tra scienza e esorcismo.

Qual è il collegamento tra le patologie psichiatriche e le vere e proprie possessioni diaboliche, tema del suo intervento al corso?

“Abitualmente si parla di persone da esorcizzare quando, per ammissione di grandi esorcisti, solo per una percentuale infinitesimale, orientativamente intorno al 2 per cento, si tratta realmente di persone che necessitano di esorcismo. La chiesa ammette l’esistenza di Satana, ma per il restante 98 per cento si tratta di patologie. Come psicoterapeuta con più di trent’anni di esperienza mi sono reso conto che spesso si tratta di allucinazioni, o anche di casi di isteria, di nevrosi ossessive o di schizofrenia. Insomma, le allucinazioni diaboliche alla fine sono spesso proiezioni di coscienze malate, curabili con semplici farmaci anti-allucinatori. Non si tratta tanto di demoni ma di poveri diavoli!”

Quindi è necessario per l’esorcista religioso avere delle conoscenze di psicoterapia?

“Certamente, infatti la conferenza episcopale che si svolgerà a Palermo è un momento storico. Per grande apertura mentale da parte della Santa Sede ci sono esorcisti come Frate Benigno che si aprono a nuove acquisizioni e nuovi orientamenti. Ma è necessario approfondire senza mai togliere nulla al valore del credo. Gli esorcisti religiosi si sono resi ben conto che spesso si tratta di patologie e che vanno viste come tali”.

Allora, se ribaltiamo il punto di vista, anche l’uomo di scienza secondo lei dovrebbe avere una forte fede, e credere in Dio e nel demonio?

“Certamente il medico deve essere aperto a fenomeni inspiegabili come situazioni in cui il posseduto parla lingue straniere che non conosce o cose del genere. A volte ci sono fenomeni che lasciano da pensare. In un libro che ho scritto, “Sette Sataniche”, ho raccontato alcuni di questi casi che ho avuto in terapia. Si va dalle due signore che puntualmente, ogni giorno alle 19:00, sentivano dei rumori e cominciavano ad avere visioni, fino ad un coprolalico, una persona che sentiva la necessità di dire parolacce e bestemmie in chiesa, davanti alle immagini sacre. Poi si è scoperto che in questi due casi si trattava rispettivamente di psicosi allucinatorie e di nevrosi, curabili con farmaci e terapie”.

Lei, nella sua carriera, si è mai trovato davanti a fenomeni totalmente inspiegabili?

“Si, varie volte. Ad esempio nel caso di due donne, madre e figlia, di un paesino vicino Roma. C’erano manifestazioni di tutti i generi, da oggetti che si spostavano alla sensazione, da parte delle due, di essere spinte e toccate. Abbiamo provato tutti i farmaci, ma non c'è stato niente da fare: lì la scienza si è arresa”.

Anche per i non credenti ci può essere un legame tra le allucinazioni di natura mistica e la fede? Le persone che vanno spesso in chiesa e sono circondate da immagini sacre, vivono più facilmente questo genere di suggestioni?

“Di per se non c’è legame tra le allucinazioni mistiche e la fede, ma le rispondo semplicemente con un aneddoto successo proprio oggi: stavo raccontando alla nuova segretaria di dipartimento, qui all’università, della lezione che terrò a Monreale. La ragazza mi ha pregato di non continuare, dicendomi ‘sono credente e mi suggestiono facilmente’.”

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@24.1.07

Mauro Rostagno, caso chiuso?



No, chiuso dalla Magistratura, forse, se il gup Deciderà l'archiviazione. Intanto oggi ho scritto due pezzi sulla vicenda, pubblicati su Ateneo, la testata dove faccio praticantato. Ma ci tengo a pubblicarli qui, a casa mia, dove resteranno ad imperitura memoria.
Alla vicenda sono molto legato emotivamente.
Ho ancora impressa una scritta su un muro del centro, rimasta lì dall'88 fino a pochi anni fa: "Mauro è vivo". Per i trapanesi, quel giornalista di Lotta Continua, polentone e barbuto, che vestiva di bianco e viveva insieme ai tossici, sembrava troppo fuori dagli schemi. Ma le cose che diceva erano autentiche e scomode, senza guardare in faccia a nessuno e senza mai inginocchiarsi. Nella Trapani dei Virga, dei Messina Denaro e dei D'Alì, di ieri e di oggi, non si parla più di Rostagno, tutti si sono dimenticati di lui, e sopratutto, di quello che diceva. Quella scritta è stata cancellata, e nessuno se ne è accorto.



Rischio archiviazione per le indagini
sulla natura mafiosa del delitto


Sarà rinviata a data da destinarsi l’udienza, prevista per domani, dove il gup del Tribunale di Palermo deciderà se accantonare o meno il filone di indagine sulla natura mafiosa del delitto Rostagno. I termini sono scaduti, e la Procura Antimafia aveva chiesto al giudice Maria Pino di mandarla in archivio: alcuni degli elementi acquisiti durante le indagini non sono sufficienti per un processo. Il rinvio è dovuto alla richiesta dell’avvocato della famiglia Rostagno, che ha chiesto il rinvio per studiare meglio le carte.

Tra gli indagati ci sono Vincenzo Virga, capomafia di Trapani, l’imprenditore Puccio Bulgarella e Francesco Messina Denaro, padre del boss Matteo, patriarca della mafia nel trapanese morto da latitante nel 1998.
Nel 1988 Mauro Rostagno era stato ucciso con sei colpi di fucile nella contrada Lenzi, nei pressi della comunità di recupero di tossicodipendenti che aveva contribuito a fondare. Non è mai stato chiaro se i mandanti sono da riferire a vendette interne alla comunità, al suo passato come fondatore di Lotta Continua o alle sue scoperte nell’ambito della lotta alla mafia, condotta come giornalista dai microfoni dell’ormai scomparsa rete locale Rtc. L’indagine della Procura Antimafia dovrebbe fare luce proprio su quest’ultimo aspetto dell’omicidio, avvalorato da alcune dichiarazioni di pentiti, che, secondo il sostituto procuratore Antonio Ingroia, “sono contraddittorie e quindi non considerabili per le indagini”.



Caso Rostagno, parla il pm Ingroia
"Quelle cassette scomparse
potrebbero raccontarci la verità"


L’indagine della procura Antimafia sulla pista mafiosa dell’omicidio Rostagno è a un bivio. È stata rimandata a data da destinarsi l’udienza del giudice dell’udienza preliminare, prevista inizialmente per domani, che avrebbe dovuto valutare l’archiviazione del caso. “Il giudice – afferma Antonio Ingoia, che come sostituto procuratore ha seguito l’indagine della procura antimafia – potrebbe archiviare o disporre il processo, ma potrebbe anche proporre un altro termine per la scadenza delle indagini”. Secondo il Pm, "L’archiviazione non precluderebbe l’apertura del caso, mentre un’assoluzione per gli imputati farebbe perdere la speranza per qualsiasi riapertura."

La Procura ha affermato che gli elementi raccolti durante le indagini non bastano per un processo. Tra questi ci sono anche le dichiarazioni di pentiti come Siino (“Mi sono mosso per salvarlo, non volevo si facesse troppo rumore”), Brusca (“Fu Riina a dirmi che eravamo stati noi”) e Francesco Milazzo (“Da Virga mi venne l’ordine di staccare la luce a Lenzi all’ora del delitto”)?

“Gli elementi raccolti non sono bastevoli. Per quanto riguarda le dichiarazioni dei pentiti, c’è un collaboratore di giustizia, ad esempio, che dice che Virga non ne sapeva nulla. Anzi, a suo dire Virga era rimasto contrariato dalla vicenda perché avrebbe attirato le attenzioni su Trapani”.

E riguardo gli altri elementi?

“La perizia balistica fatta all’epoca dalla procura di Trapani aveva rivelato che a sparare non furono dei professionisti. Questo avvallerebbe la pista interna alla Saman ipotizzata da alcuni, ma a cui personalmente non ho mai creduto”.

Si è molto discusso su alcuni elementi misteriosamente spariti che potrebbero essere utili per le indagini, come alcune videocassette da cui Rostagno non si separava mai e di altre custodite nella sede di Rtc. Crede che il ritrovamento potrebbe rappresentare una svolta?

“Certamente. Se quelle cassette venissero mai trovate, si potrebbe verificare se davvero contengono riprese di carichi di armi destinati alla Somalia in partenza da un aeroporto vicino Trapani, come affermano alcuni. Ma se quelle videocassette non sono mai state ritrovate, c’era qualcuno che aveva fretta di farle sparire. E non ci spieghiamo come mai i cancelli di Rtc fossero aperti, permettendo a chiunque di entrare. Dubito che oggi, a tanti anni di distanza, quelle videocassette siano ancora in circolazione”.

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@14.1.07

Facciamoci due calcoli...

In questo periodo di stragi di borgata e crisi dell'unità familiare, facciamo due conti insieme al sempre lucido e pungente Marco Travaglio...

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@1.12.06

Spudoratamente

Ieri sul Giornale di Sicilia, nella pagina dei necrologi, è apparso un memoriale in latino per un eccellente defunto: Francesco Messina Denaro. In vita era dipendente del Sen. D'Ali, nonché il padre di Matteo Messina Denaro. Come sia stato possibile che quel necrologio fosse stato pubblicato, senza risvegliare nessun sospetto, è incomprensibile (e inconcepibile). Vi lascio ad un pezzo più preciso scritto dal collega Andrea Cottone.
"E' tempo di nascere e di morire"
I Messina Denaro ricordano il padre
L'iscrizione, in latino, è parzialmente tratta da un passo della Bibbia. Francesco Messina Denaro morì il 30 novembre 1998 da latitante. Il sostituto procuratore della Repubblica Antonio Ingroia commenta: "Questa è la migliore risposta a chi pensa che i mafiosi siano pecorai che stanno rinchiusi in tuguri fra ricotta e cicoria"

“E’ tempo di nascere ed è tempo di morire ma vola soltanto colui che vuole e il tuo volo è stato per sempre sublime”. Questo il significato dell'iscrizione in latino pubblicata fra i necrologi del Giornale di Sicilia di oggi. Niente di ché se non fosse che il destinatario del nobile pensiero è Francesco Messina Denaro, padre di Matteo, considerato il nuovo reggente di Cosa Nostra assieme a Salvatore Lo Piccolo.

Il necrologio è uscito in occasione dell’anniversario della scomparsa di Francesco Messina Denaro, morto latitante il 30 novembre 1998. Anche lui uomo di mafia, trafficante di droga, alla sua morte aveva lasciato il “posto” al figlio Matteo. Anche in quella data uscì un necrologio nel Giornale di Sicilia, fatto pubblicare dalla moglie “Lorenza Santangelo, dai figli Matteo, Salvatore, Rosalia, Giovanna, Bice e Patrizia, i generi, le nuore e i nipoti tutti”.

Un messaggio che quasi sembra stonare con le tipiche prassi della famiglia Denaro. Il pentito Gioacchino La Barbera ha infatti raccontato come Matteo Messina Denaro sia "considerato un killer spietato, che non si è fatto scrupoli neanche nell’uccidere una donna incinta, Antonella Bonomo, fidanzata del boss di Alcamo Vincenzo Milazzo, caduto anche lui nell’agguato".

Il sostituto procuratore della Repubblica, Antonio Ingroia, spiega ad Ateneonline, “questa iscrizione in latino, con parole così solenni, è la migliore risposta a chi pensa che i mafiosi siano pecorai che stanno rinchiusi in tuguri fra ricotta e cicoria”.

“Immagino che gli uffici di Polizia – conclude il procuratore Ingroia – avranno cognizione della cosa e staranno provvedendo a verificare”.

L’iscrizione contiene nella prima parte "spatium est ad nascendum et spatium est ad morendum" un passo tratto dalla Bibbia, dal terzo capitolo delle Ecclesiaste, nel più classico degli stili di Cosa Nostra. Sorge così il dubbio che dentro questo necrologio non ci sia qualche messaggio criptato in stile Provenzano. Speriamo che non saremo costretti a leggere quello di Matteo, ovvero, che non muoia anche lui latitante.

Andrea Cottone (30 nov 2006)
Link qui.

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@28.11.06

La riscoperta dell'acqua calda

Quel bravo giornalista avido di minacce e di gomme bucate di Marco Rizzo, non l'aveva mica nascosto, andando a recuperare anche i resoconti della Commissione Parlamentare Antimafia di Nichi Vendola. Vi ricordate? Della serie "scopriamo l'acqua calda".
Qualche giorno fa, approfitta di un'ansa col rapporto della Dia per scrivere, fuori dalla nicchia del suo blog, un pezzo "ufficiale" (ovviamente limato da chi di dovere...).
"Insospettabili" proteggono il boss
Messina Denaro controlla il Trapanese

Matteo Messina Denaro, il boss che ama le belle donne e le macchine costose, tiene il polso fermo sui quattro mandamenti di Trapani, Alcamo, Mazara e Castelvetrano. Secondo il rapporto della Direzione investigativa antimafia, resta una grossa infiltrazione mafiosa nell'amministrazione

Trapani nelle mani della mafia, per la precisione in quelle sporche di sangue di Matteo Messina Denaro. Secondo un rapporto della Direzione investigativa antimafia sull’azione di Cosa nostra nel trapanese, il boss "è protetto da insospettabili" secondo i quali favorire la criminalità organizzata "è un comportamento dovuto". A Trapani come negli altri mandamenti della provincia (Castelvetrano, Alcamo e Mazara), la mafia “continua a mantenere un penetrante controllo nel territorio e a riscuotere consensi tra l’opinione pubblica”. Questo “nonostante la pesante azione repressiva dello Stato ha disarticolato gli organigrammi interni delle cosche”, si legge nella relazione. La Dia sottolinea che permangono forti infiltrazioni mafiose nelle amministrazioni della provincia.

Messina Denaro, latitante da 13 anni, ha creato intorno a sé un alone di mistero. Il suo amore per le belle donne, le auto di grossa cilindrata e i videogames, ha fornito a questo assassino un'aura che ricorda il giovane boss Michael Corleone interpretato da Al Pacino ne "Il Padrino". Soprannominato "Diabolik" per la sua passione per il personaggio dei fumetti, ha seguito le orme di Vincenzo Virga dopo la sua cattura, diventando leader delle cosche del trapanese. Adesso contende a Salvatore Lo Piccolo il ruolo di erede di Bernardo Provenzano, che nei "pizzini" lo chiamava "nipote". Messina Denaro è noto anche per efferatezze degne di una fiction, come impiccagioni, soggiorni in ville esotiche e sepolture di cadaveri scomodi nel cemento. Il livello di profondità del controllo del giovane boss sul trapanese era stato sottolineato già nel 1998 in un’inchiesta della Commissione parlamentare antimafia curata dall’allora vicepresidente Nichi Vendola.
Link qui.

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@27.9.06

Balarm!

Un update veloce veloce del blog giusto per dirvi che è ufficialmente iniziata la mia collaborazione con la popolare rivista elettronica locale Balarm.it (grazie Frac, grazie Daniele, grazie Tonya), con un articolo su una mostra recente e un'intervista a Gianni Allegra. Lo trovate qui.

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@20.9.06

Spingitori di spingitori di cavalieri!



Questa notizia è stata commentata sui TG e sui quotidiani nazionali, e da due giorni a Palermo non si parla d'altro (oltre che della classifica della serie A). Su internet se ne parla pure parecchio, e anche il Claudione l'ha postata sul suo blog.
Se la posto, non è solo per l'amore-odio verso queste genere di notizie, che più volte su queste pagine ho commentato per voi, ma più che altro per la fascinazione della figura del "contatore di contatori di tombini" (o meglio, "ispettore sanitario") che mi ha ricordato con un po' di nostalgica simpatia mista a ribrezzo i mitologici "spingitori di spingitori di cavalieri" di Rieducational Channel.

Settanta dipendenti per censire le bocchette delle fognature
Quattrocento nuovi ingressi in tre anni tutti assunti senza concorso
Palermo, pagati per contare i tombini
Nelle ex municipalizzate mogli e figli

di ATTILIO BOLZONI

PALERMO - C'è anche chi viene pagato per contare, ogni giorno, i tombini di una città. E c'è chi prende lo stipendio per controllare, ogni giorno, quanti sono quei loro colleghi che contano i tombini. Tutti hanno la qualifica di ispettori ambientali. Sono una settantina solo a Palermo e guadagnano 800 euro al mese. Prima erano precari, adesso hanno un lavoro fisso. Come quei 397 assunti senza concorso nelle aziende comunali. I loro nomi sono stati tenuti segreti per un po'.

Gli interessati e i loro sponsor si erano appellati alla tutela della privacy, il presidente per la protezione dei dati personali però ha preferito renderli pubblici per la legge sulla trasparenza. Non è stata una gran sorpresa: sono tutti parenti di uomini politici.

Nella Sicilia degli sprechi e degli imbrogli, degli accordi sottobanco, della Regione idrovora con i suoi stellari costi sanitari e i suoi debiti miliardari, si continuano a buttare soldi e a moltiplicare poltrone e compensi e consulenze. È sempre festa a Palermo. Si cancellano 1700 posti letto negli ospedali pubblici, si chiudono guardie mediche, ma quando c'è da assumere figli e mogli e cognati non si bada a spese. L'ha fatto anche il neo presidente dell'Assemblea regionale Gianfranco Micciché. Nello stesso giorno in cui annunciava tagli a Palazzo dei Normanni - venerdì 15 settembre - ha chiesto anche due autisti in più: voleva uomini di fiducia per i suoi spostamenti nell'isola per i prossimi quattro anni. E siccome le auto blu della Regione le possono guidare solo i dipendenti, il presidente del parlamento siciliano prima o poi sarà accontentato.

Con 15mila e 500 dipendenti e quasi 100mila stipendi pagati ogni mesi, la bancarotta della Regione non ci sarà certo per i due prossimi fortunati autisti.
È un circolo vizioso. Denaro investito per sperperare denaro. È il caso di quei settanta lavoratori di "Palermo Ambiente", azienda costituita tra la Provincia e i comuni di Palermo e Ustica per la gestione integrata dei rifiuti. Formati in un corso finanziato in parte dalla Comunità europea, per sette anni sono stati precari e poi - nove mesi fa - l'assunzione a tempo indeterminato. Una cinquantina di loro ogni mattina esce dall'ufficio, sale in auto e va verso un quartiere. Lì cominciano a contare i tombini e le feritoie sui marciapiedi, quelle per il deflusso delle acque piovane. Poi tornano in ufficio con un foglio zeppo di numeri: la lista dei tombini di Palermo.

A volte ricevono l'ordine di fotografarli, uno per uno, rione per rione. Fino a qualche mese fa gli ispettori ambientali andavano in giro per le vie della città a intervistare i palermitani. Dovevano fare solo una domanda, sempre la stessa: "Palermo è sporca o pulita?". Quell'altra ventina di ispettori ambientali è invece "distaccata" negli uffici con un compito specifico: controllare le presenze dei cinquanta che stanno fuori a contare tombini. L'amministratore delegato di "Palermo Ambiente" ha fatto sapere che "si tratta di una situazione temporanea e che le attività della società devono essere ancora delineate".

Molto tracciate invece le scelte di quelle che una volta erano chiamate le "municipalizzate", oggi società a partecipazione pubblica come l'Amg (azienda del gas), l'Amia (ambiente), l'Amat (trasporti), l'Amap (acquedotti) la Sispi (servizi informatici) e la Gesip (gestione dei lavoratori precari). Queste aziende hanno fatto 397 assunzioni negli ultimi tre anni, tutte per chiamata diretta. Lo scandalo (non c'è nulla di penalmente rilevante se non per quegli 11 reclutati senza titoli), era esploso una prima volta nell'agosto dell'anno scorso. In un'interrogazione al sindaco Diego Cammarata, il consigliere dei ds Diego Faraone voleva conoscere l'elenco dei lavoratori ingaggiati senza concorso. Dalle società era arrivato un secco rifiuto: "Per ragioni di privacy noi quei nomi non ve li diamo". E spiegava il vice sindaco Giampiero Cannella: "Io li renderei pubblici, ma si rischia la gogna mediatica, un clima da Unione Sovietica, mi sembra una violenza ingiusta verso chi era disoccupato e ora ha finalmente un posto di lavoro".

Dopo un anno di polemiche qualcuno aveva chiesto anche al difensore civico Antonino Tito un suo intervento, l'avvocato Tito però si è defilato: "Non ho il potere di fare questa richiesta". Si è scoperto poi che il figlio e la figlia del difensore civico erano anche loro in quell'elenco dei 397 assunti, il primo preso alla Sispi e la seconda alla Gesip. Il commento dell'avvocato a liste note: "È tutto regolare, i ragazzi hanno un lunghissimo curriculum".

Tutto regolare, tutto secondo legge. E per tutti assunzione assicurata da parente. Proprio per tutti. Qualche giorno fa il Garante della privacy si è pronunciato: "In nome della trasparenza, divulgate gli elenchi". E così ora i nomi della lista stanno per uscire, uno dopo l'altro. Non ce n'è uno solo che non sia parente di qualcuno. Tantissimi sono anche i personaggi minori della politica cittadina che si sono autosistemati, che hanno fatto in modo di essere assunti loro stessi nelle aziende finanziate per intero o per quote maggioritarie dal Comune di Palermo.

Ogni ex municipalizzata è un feudo. Per esempio all'azienda del gas ha trovato posto Cinzia Ficarra, moglie di Alberto Campagna, assessore comunale con la delega alle "risorse umane" e alle "risorse non contrattualizzate", cioè i precari che attendono un lavoro stabile. Gli altri favoriti dalla sorte all'Amg: Antonino D'Arrigo, figlio del consigliere comunale dell'Mpa Leonardo D'arrigo; Eva Benzi, che è la nuora del direttore dell'azienda; Stefano Mileci e Michele Avvinti, tutti e due candidati trombati alle ultime elezioni provinciali, il primo di Forza Italia e il secondo di An.

All'Amap è stato assunto Giovanni Puleri, genero dell'assessore regionale al Bilancio Guido Lo Porto di An. All'Amia sono entrati in organico Giuseppe Milazzo, presidente forzista della VI circoscrizione e il compagno di partito Giuseppe Federico, consigliere della II circoscrizione. E poi anche Debora Civello, cognata di Francesco Scoma, il primo degli eletti di Berlusconi alla Regione.

La Sispi ha un marchio molto Udc. Il primo degli assunti è stato Antonino Pisano, fedelissimo del governatore Cuffaro. E poi c'è Zaira Cintola, figlia dell'ex assessore regionale al Bilancio Salvatore. Alla Gesip altra infornata di Udc. Tra i figli fortunati di Palermo anche quello di un sindacalista. Si chiama Tiberio Cantafia, suo padre Francesco era il segretario della Camera del lavoro di Palermo fino a quando a giugno è stato eletto deputato per i Ds a Palazzo dei Normanni.

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  dal 23/12/2004
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