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Gasolina 1: recensione: Ancora a caccia di mostri, abomini e narcotrafficanti

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Sean Mackiewicz e Niko Walter aprono le danze di questa nuova, anomala avventura di una altrettanto anomala coppia di eroi, “El Doctor y La Asasina” (il Dottore e l’Assassina), impegnati in una inquietante serie di eventi dove la criminalità si mescola a strani eventi soprannaturali e a suggestioni da complotto internazionale, per quanto ancora vaghe.
Una vicenda che parte dai campi coltivati del Sud, quella realtà quasi fuori dal tempo di un certo mondo agreste tipicamente americano ma nel contempo povero, segnato da immigrati messicani, cartelli e narcotrafficanti. Un’atmosfera che inizialmente strizza l’occhio ai tanti survival moderni, quasi a confondere e farti credere di trovarti di fronte ad un mondo di sopravvissuti dopo chissà quale catastrofe, dove non mancano una strana setta di fanatici e un eco a Stephen King ed al suo I figli del grano.

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Il pretesto di un rapimento aprirà la strada a strani ed oscuri avvenimenti, dove l’elemento soprannaturale si mischia ad una avventura nel profondo sud e al poliziesco più classico e manierista, fatto di sbirri duri e disillusi ma ancora pieni di coraggio e pericolosi boss del cartello dei narcotrafficanti.
Molta, forse troppa la carne al fuoco messa in scena dagli autori nel tentativo di disegnare un mondo oscuro e doppiamente pericoloso, fatto di malavita e orrori Lovecraftiani, situazioni da poliziesco e su tutte il percorso dei nostri eroi.

Ora, siamo consapevoli che si tratta della prima parte di una serie di avventure che sembrano trattare tematiche legate ai classici stilemi dell’horror e che ci sarà tempo per eventuali approfondimenti, ma la sensazione generale è quella che si sia voluto essere originali ad ogni costo, cercando una commistione di troppi generi e situazioni senza un vero criterio narrativo globale.
Il tutto a pesantissimo discapito, appunto, dei protagonisti. Non sappiamo chi sono, ci viene fatto intuire che sono in fuga e con un passato turbolento e violento, eppure le loro motivazioni risultano poco chiare, il loro agire sempre sicuro se non strano delle volte, come per quanto riguarda El Doctor.
La questione della setta che fa da apripista alle vicende legate alle strane creature, dovrebbe essere legata al grande villain della storia, ma rimane quasi una vicenda isolata.
Di colpo la storia vira verso un poliziesco classico, granitico e che solo verso la fine dovrebbe in qualche modo legarsi alla vicenda principale.
L’impressione generale che se ne trae è quella di storie sconnesse, slegate tra loro. Un missaggio poco riuscito perché non attento a trovare quegli elementi dei singoli generi che possano fondersi con quelli dell’altro. Una situazione tipica di tutte quelle storie che mischiano generi diversi nel tentativo di creare una situazione o un ambiente originale, ma che naufraga spesso proprio a causa di questa difficoltà. Non basta mettere uno di fianco all’altro generi e tematiche diverse, si rischia solo una pesantezza dovuta all’incedere incerto e macchinoso della vicenda.
Forse proprio perché non si è tentato una interpretazioni di questi generi, che vengono invece sbattuti in faccia al lettore al lordo dei loro stilemi più classici.

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Inevitabile il paragone di tutto questo genere di opere col paradigma dell’opera contaminata per eccellenza, quell’Alien di Ridley Scott che di fatto resuscitò il genere fanta-horror, sempre esistito, ma plasmato con la maestria del grande chef, generando quel colosso della storia del cinema che andrebbe sempre preso in considerazione quando si gioca con più generi. Alien funziona non perché mescola horror e fantascienza ma perché trova i punti di contatto tra i due reinterpretandoli e non gettandoli nel calderone senza criterio.

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Dunque un fiasco su tutta la linea? Assolutamente no, il concept è onestamente interessante, le situazioni ed i personaggi, se virati nei prossimi numeri verso la giusta direzione, potrebbero regalarci qualcosa di fresco e non nego che già così Gasolina potrebbe trovare l’apprezzamento di molti lettori.
Mackiewicz è uno sceneggiatore solido, Walter una mano veramente felice. Non possiamo che augurarci una più armoniosa gestione di questo mondo e di questi personaggi perché il potenziale per emergere c’è ed è molto interessante.
Sicuramente va data all’opera il beneficio del dubbio e della sua stessa apertura, ma se certe macchinosità, certe disarmoniche situazioni non verranno risolte sarà una grande occasione sprecata.

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