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Giuseppe Zimbalatti

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L'asta di beneficenza di Etna Comics 2019

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Si è conclusa in crescendo, con più di 85000 presenze in quattro giorni, come riporta il sito ufficiale della manifestazione, la nona edizione di Etna Comics, kermesse catanese che si avvia a celebrare l'anno prossimo il suo decimo compleanno con un trend positivo e “allungandosi” da 4 a 5 giorni.

Nel corso dell'ultima giornata ha avuto luogo l'ormai consueto appuntamento con la solidarietà: l'asta benefica durante la quale sono state battute, oltre alle opere offerte dagli artisti ospiti, anche le pigotte Unicef firmate dagli stessi artisti e che contribuiranno a comprare dei kit salvavita di vaccini, barrette proteiche e zanzariere per i bambini in Africa.

Quest'anno i proventi dell'asta sono stati destinati in parte all'associazione A.C.A.R. (Associazione Conto Alla Rovescia) che si occupa di una malattia rara, l'esostosi multipla o malattia esostosante, mentre altra parte dei proventi andrà a rimpinguare il salvadanaio per quello che, da qualche anno, è l'obiettivo di Etna Comics: la realizzazione di un'aula multimediale per il reparto di Oncologia Pediatrica del Policlinico di Catania.

Basi d'asta basse, come consuetudine, per opere dal valore sicuramente superiore, al fine di consentire un po' a tutti l'accesso alle offerte. Alla fine la somma raggiunta ha superato i 7000 euro.

È stata una tavola originale di Doomsday Clock (n.8 pag 16), donata da Gary Frank, ad essere battuta alla cifra più alta, avendo raggiunto quota 685 euro.

Medaglia d'argento di un ideale podio a un Batman dipinto ad acrilico su cartone telato, realizzato dall'artista croato Danijel Zezelj, aggiudicato per 550 euro.

Ancora Batman in terza posizione, con l'acquerello a colori di Alex Maleev che è stato battuto a 450 euro. L'artista bulgaro si è offerto, mantenendo poi la parola, di baciare chiunque si fosse aggiudicato la sua opera.

Prime posizioni tutte a tema Batman e Doomsday Clock, visto che il Batman Who Laughs realizzato per l'occasione nientemeno che da Neal Adams ha raggiunto la cifra di 410 euro.

Si cambia decisamente registro con Paolo Mottura che, su cartoncino nero, ha realizzato un suggestivo e romantico Topolino e Minnie in atmosfera parigina. Opera che avrebbe meritato quotazione maggiore e che si è fermata a 310 euro.

Una tavola originale di Sharkey (n.3 pag 13), serie scritta da Mark Millar e che sbarcherà su Netflix, è stata donata da Simone Bianchi autore, tra l'altro, del manifesto di Etna Comics 2019, contribuendo alla causa con 300 euro, stessa cifra realizzata da uno splendido Tex realizzato da Laura Zuccheri, disegnatrice del “Texone” e prima donna ad aver disegnato il personaggio.

Un bel Superman di Claudio Castellini ha raggiunto quota 290 euro, mentre a 260 è arrivato il disegno in acrilico su cartone telato di Dermot Power, concept artist di film come Star Wars Ep. II, Batman Begins, Harry Potter, Charlie e la fabbrica di cioccolato, Alice in Wonderland.

Anche Dylan Dog ha dato il suo contributo, sia con un disegno a china di Giovanni Freghieri (250 euro), sia con la coppia Groucho/Dylan di Giovanni Rincione, separata per volere dell'artista, che ha contribuito con 440 euro (di fatto la quarta miglior quotazione), 220 per ognuno dei due personaggi.

Stessa cifra, 220 euro, raggiunta da un Pippo, Topolino e Paperino, tutti e tre insieme sulla 313 per mano di Lorenzo Pastrovicchio.

200 euro per un Hellboy 38x38 di Luigi Siniscalchi, mentre 190 euro a testa per il Big Hero del concept artist Shiyoon Kim e per l'acquerello a colori 33x48 di Giada Perissinotto che ha realizzato una Paperina in costume tradizionale siciliano.

Il Bat-Pumba di Tony Bancroft ha realizzato 170 euro, mentre il Wolverine di Alessandro Vitti 150.

Zagor di Valerio Piccioni, i fratelli Dalton e un diavoletto di Moreno Chiacchiera, hanno costituito un lotto battuto per 140 euro, stessa cifra realizzata dal Paperinik di Andrea Freccero.

Due disegni dello spagnolo Alvaro Iglesias Sanchez sono andati aggiudicati per 135 euro; una Audrey Hepburn di Deborah Allo per 130 e un Dyland Dog e Morgana di Maurizio di Vincenzo per 120.

Uno Spider-Man di Luca Maresca si è fermato a 105 euro, mentre a 100 euro è andato via un Conan di Lelio Bonaccorso.

Red Sonja di Pasquale Qualano, un Uomo uccello 33x48 a colori di Mattia Labadessa e un Zagor e Cico di Marcello Mangiantini hanno contribuito ciascuno con 80 euro, mentre con 75 ha dato il proprio supporto un disegno di Jihyun Park.

70 euro ciascuno per i protagonisti di Dragonero disegnati da Gianluigi Gregorini, un Re dei Topi 33x48 disegnato da Samuel Spano, una Betty Boop disegnata da Arianna Rea e un Simple & Madama realizzato da Lorenza Di Sepio.

Arianna Rea ha donato anche un disegno di Batman e Catwoman, battuto a 60 euro, tanto quanto un disegno di ragazza realizzato da Emiliano Mammucari.

Tra gli altri artisti che hanno dato il loro contributo all'asta, ricordiamo Val Romeo che ha realizzato un'illustrazione di Morgan Lost in team-up con Dylan Dog; un disegno di Fabrizio Dori; Don Alemanno con un suo Jenus, Josephine Yole Signorelli alias “Fumettibrutti”, e Maurizio Di Vincenzo che ha realizzato un interessante Zagor.

Appuntamento con la beneficenza alla decima edizione di Etna Comics, che si svolgerà dal 29 maggio al 2 giugno 2020.

I Maestri Inquisitori 2-3, la recensione dei volumi Mondadori Comics

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Ci eravamo lasciati, un anno fa, con la recensione del primo volume I Maestri Inquisitori, n. 27 della Collana "Fantastica" di Mondadori Comics. Dopo Oberyon e Sasmaël, facciamo ora, con i numeri 28 e 29, la conoscenza dei maestri Nikolaï, Mihaël e Aronn, per giungere quindi all'epilogo della saga.
 
Il continente d'Oscitania, popolato da umani, maghi, draghi, orchi, nani, elfi e altre creature magiche, è uscito da una grande, millenaria, guerra, il Caos, grazie all'Ordine dei Maghi che ha ristabilito la pace e affidato il controllo all'Ordine dei Maestri Inquisitori. 
Tuttavia, come effetto collaterale della pace, la magia ha perso la propria forza. Infatti c'è una stretta connessione tra la magia e la guerra. Quando questa infuria, allora la magia risorge in tutto il suo potere per poterla arginare.
Ogni mago, in tempo di pace, conserva un solo potere, la sua "specialità", mentre gli altri divengono come sopiti e recessivi.
Come avevamo già visto nel primo volume, stanno accadendo strani, sanguinosi eventi, e pare ormai chiaro che qualcuno, molto potente, sta macchinando nell'ombra per riportare il mondo nella guerra. Qualcuno cui non va bene lo status quo stabilito dai Maghi, con l'Oscitania divisa in due Imperi, quello del Nord e quello del Sud, che convivono pacificamente guidati dall'imperatore Aquilon e l'imperatrice Assinya, fratello e sorella, educati e preparati dall'Ordine per questo compito.

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Autore della storia dedicata al Maestro Nikolaï è Jean-Luc Istin, il creatore di questo universo narrativo; i disegni sono di Augustin Popescu, i colori di Èlodie Jacquemoire e Digikore Studios.
Il potente Nikolaï è stato privato della vista da giovane dal suo maestro Adrael (supremo mago dell'Ordine) ma solo per ricevere un potere tanto grande da consentirgli comunque di vedere. In tempo di pace però la sua vista è venuta di nuovo a mancare e i suoi poteri magici si limitano al controllo e all'emissione del fuoco. Lo caratterizzano una grande saggezza, una intelligenza acuta e un incredibile intuito.
Siamo nel Nappan, regione sud-orientale dell'Oscitania. Il grande fiume Ygdryl (assimilabile al Nilo), che rendeva fertile l'intera regione, è in secca, a causa di una sorta di incantesimo che, dalla fine del Caos, ne ha gelato le fonti.
Insieme all'elfo Boldween, Nikolaï si trova a scortare il pellegrinaggio dei fedeli che vanno verso la sorgente del grande fiume per ottenere il miracolo da parte del Drago Blu, nella persona che ne incarna lo spirito e che pare aver perso anch'essa tutto il suo potere magico.
Durante il cammino vengono uccisi alcuni esponenti delle tre grandi casate in possesso delle reliquie da consegnare al Drago Blu perché il miracolo possa avvenire.
Quando la discordia tra le casate esplode in tutta la sua veemenza e pericolosità, Nikolaï deve intervenire e scoprire il vero colpevole: le sorprese non mancheranno.

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Jean-Luc Istin scrive una storia dal ritmo non proprio incalzante e coinvolgente; l'azione è intrecciata da frequenti didascalie che spiegano i retroscena. Il ritmo è lento e la narrazione si articola in ampiezza, componendosi dagli antefatti di cui il lettore viene a conoscenza contemporaneamente allo svolgimento dell'azione nel presente. Il personaggio di Nikolaï ne emerge unico e molto ben caratterizzato; la sceneggiatura è sì piuttosto complessa e forse macchinosa, ma coerente.
I disegni di Augustin Popescu sono di ottima fattura, sia quando stringe sui primi piani ed esalta l'espressività dei personaggi, sia quando allarga in vignette più grandi per rendere paesaggi e sguardi d'insieme sulla scena, sia per la cura dei particolari e dei piccoli dettagli degli ambienti chiusi o dei costumi.
 
La seconda storia, quella del maestro Mihaël, forse la meglio riuscita, richiama atmosfere da L'isola del tesoro di Robert Louis Stevenson.
Mihaël è un maestro inquisitore diverso da tutti gli altri, più "leggero", sbarazzino e scanzonato. Il suo singolare potere è quello di padroneggiare i semi, le piante e i vegetali in genere. Non si prende molto sul serio e il suo approccio distaccato lo caratterizza immediatamente in maniera molto precisa e definita.
Insieme all'elfo Shaween deve recarsi in missione presso le isole Enesie, dove una malattia sta distruggendo le piantagioni di riso e altri cereali. L'ordine teme un'azione dolosa al fine di far aumentare troppo il prezzo del riso, con conseguenze destabilizzanti sul piano sociale, finanziario e politico. Ma durante la navigazione sul mare di Alas (assimilabile al Mar Nero) la nave su cui viaggiano naufraga in seguito a una tempesta su una misteriosissima isola. 
La storia ci farà conoscere alcuni ospiti della nave: il Capitano, sua figlia Noenn, un barone con il suo guardaspalle, un orco, un nano, un'affascinante dama, una giovane coppia. L'isola, apparentemente un paradiso terrestre, nasconde in realtà un'orrenda natura, con la quale faranno i conti, a proprie spese, molti dei naufraghi.
Anche qui ci sarà un elemento che concorre a comporre il quadro d'insieme: delle forze oscure concorrono a precipitare il mondo nella guerra e nel Caos. E, anche in questo caso, si vedrà il volto del responsabile, ma sarà una verità che ne cela un'altra ancora più grande e oscura.
 
La storia, di Nicolas Jarry (già autore del capitolo dedicato a Sasmaël, nel primo volume) è davvero ben realizzata. Le pagine scorrono via rapide, leggere e piacevoli. L'atmosfera magica è palpabile, i personaggi sono vivi e coinvolgenti. Il mistero è incalzante e la narrazione non annoia mai.
All'efficacia del racconto concorrono in pari misura i disegni di Jean-Paul Bordier; l'isola "stregata" e l'elemento magico sono resi magnificamente, grazie anche ai colori di Digikore Studios, che riescono a rendere l'atmosfera cupa e innaturale di uno scenario comunque fantastico.

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Nel terzo e ultimo volume, facciamo la conoscenza di un altro Maestro Inquisitore, Aronn, il cui potere è quello di teletrasportare se stesso e chi gli sta vicino anche a grandi distanze.
Le forze che tramano nell'ombra alzano il tiro e ora vogliono colpire ad Ares, la città-stato indipendente (situata in una regione assimilabile al cuore dell'Europa), sede dell'Ordine dei Maghi.
Sylvain Cordurié scrive una storia agile e avvincente, forse quella più dinamica e scenicamente spettacolare, grazie anche ai disegni di Jean-Charles Pupard, autore di alcune tavole spettacolari con protagonisti draghi maestosi. Anche qui i colori sono Digikore Studios.
È il capitolo che precede e prepara il vortice di avvenimenti conclusivo, in cui si scoprirà chi si è lasciato dietro la lunga scia di sangue e qual è il suo piano: scatenare nuovamente la guerra, per ridare potere alla magia.
 
La scoperta del responsabile ultimo sarà sorprendente, coerente e gratificante dal punto di vista intellettivo e, anche se sotto l'aspetto emozionale probabilmente non farà sobbalzare sulla sedia, la storia si conferma nella sua validità complessiva.
Una grande forza di natura magica vuole tornare il possesso di tutto il suo potenziale e sarà necessaria una forza altrettanto potente per arginarla.
 
I Maestri Inquisitori, presentati nelle cinque storie precedenti, sono pertanto riuniti nell'ultimo capitolo, Alla luce del Caos, scritto ancora dal deus ex machina della serie, Jean-Luc Istin.
I venti di guerra tornano a soffiare nuovamente e i poteri dei maghi, compresi i Maestri Inquisitori, tornano in tutta la loro portata.
Il sanguigno Oberyon, il detective Sasmaël, il saggio e potente Nikolaï, lo scanzonato ma generoso Mihaël e il grintoso Aronn: ognuno di essi concorrerà a ristabilire l'ordine e la pace, in un finale splendidamente realizzato dalle eccellenti tavole di Stefano Martino, dallo stile più americano e "supereroistico" e meno europeo rispetto agli altri disegnatori fin qui impegnati, perfetto per una conclusione visivamente spettacolare.

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Il cinismo machiavellico di chi detiene il potere e vuole fare di tutto per mantenerlo è la chiave di lettura conclusiva di un racconto che unisce il giallo e l'action con la magia del fantasy tipicamente nord-europeo.
È mancato forse quel tocco di vera originalità e quel cambio di marcia al momento opportuno che consentisse al racconto di svilupparsi con maggiore personalità (affrancandosi, per esempio, da un certo didascalismo che permane quasi fino alla fine) e gli conferisse reali crismi di grandezza.
Nel complesso un lavoro robusto, una lettura affatto deludente e abbastanza gratificante, pur non mantenendo per l'intero percorso i livelli di grandezza evidenziati in diversi passaggi.
L'universo narrativo c'è. Fin qui abbiamo conosciuto un solo continente, sarebbe interessante conoscere altre regioni di questo fantastico mondo.
Una lettura consigliata, impreziosita dal gradevole formato Mondadori Comics che rende merito a tavole stupende, cartonato, robusto, piacevole per gli amanti delle sensazioni tattili, visive e anche olfattive.

Lo steampunk targato Noise Press, la recensione di The Steams 2 e 3

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Poco più di un anno fa avevamo parlato del primo numero di The Steams, volume formato flip-book di Noise Press dedicato a storie Steampunk.
Ci eravamo lasciati con qualche aspettativa e l'interrogativo su come sarebbero proseguite le avventure dei personaggi che avevamo visto in quel numero d'esordio e su come si sarebbero comportati i giovani autori e disegnatori che le avevano realizzate.

Nei volumi 2 e 3 prosegue la vicenda di Lady Caitlin Ward, del fido Garnett e del "tecnomago" Wymond protagonisti di I Wonder Who, mentre China Surprise e Shadow Boxing sono i due nuovi episodi con protagonista Volodymir Azarov, l'Orso di Kodiak, affiancato dal "compare" Clint e dalla bella Scarlet.

Dopo Umberto Giampà, disegnatore del primo numero, Luca Frigerio, autore di I Wonder Who, si avvale, per questi due episodi, delle matite di Davide Pandozy e di Fabrizio Castano. I colori sono sempre opera di Mattia Zoanni, che ha collaborato con Pasquale Qualano per la realizzazione delle cover.
Si comincia a far luce su cosa sia successo a Lord Samuel, marito defunto di lady Caitlin, su cosa ci sia dietro le morti misteriose e violente che insanguinano Londra e quale sia il ruolo dei servizi segreti e dell'ambiguo Lyttelton.

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Il soggetto, cui per il #2 ha contribuito Massimiliano Grotti, è molto interessante e si presterebbe (e avrebbe meritato) una sceneggiatura più accurata e articolata. Invece la storia, in questi due episodi, specialmente nel secondo, sembra tagliata e montata in maniera troppo essenziale; gli eventi si succedono troppo rapidamente e la sintesi sembra cedere il passo alla fretta, donando all'insieme una retrogusto di artificiosità. Meglio il terzo episodio, che recupera una certa descrizione dei caratteri e lascia un po' di spazio all'interazione tra i personaggi.
I disegni sono lontani dal tratto e dallo stile di Giampà, tuttavia sono fluide, dinamiche e credibili le scene d'azione di Davide Pandozy, e bene anche Fabrizio Castano che invece sembra preferire le scene pacate e l'espressività dei protagonisti. Una conferma i colori di Mattia Zoanni.

Nell'altro racconto, capovolgendo l'albo, ritroviamo il team creativo del primo episodio, con Paul Izzo ai testi, Daniele Cosentino ai disegni e Marcello Iozzoli ai colori. Cosentino e Iozzoli sono anche autori delle cover.
Azarov e Clint erano scappati a Hong Kong per sfuggire alla vendetta di Mr. Enoch. Ma questi rapisce Scarlet e li costringe a tornare per la resa dei conti.

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La sceneggiatura di Paul Izzo è sì essenziale, ma fluida e naturale; tuttavia qui il soggetto è più leggero ed è il "casus belli" a non convincere troppo, infatti il racconto si conclude con un espediente piuttosto futile e che riduce il tutto a una sana scazzottata. Spettacolari e avvincenti i combattimenti e credibili gli avversari di Azarov.
Migliorano, di numero in numero, i disegni di Daniele Cosentino, il cui tratto cartoonesco sembra acquistare via via maggiore convinzione e consapevolezza. Perfettamente armonici i colori di Marcello Iozzoli.

L'impressione complessiva che si ricava dalla lettura di questi albi è che siano un'ottima palestra per la formazione di giovani talenti, che "affilano le unghie" e al contempo dimostrano ciò che sanno fare e ciò che potranno arrivare a fare, cioè il loro potenziale.
Di potenziale sicuramente ce n'è. Le idee di fondo sono interessanti anche se non sempre sviluppate al meglio, e la realizzazione grafica è di tutto rispetto.

Dall'ingegneria biomedica di I Wonder Who, che rischia di sconfinare invece nella creazione di zombie fuori controllo, ai cyber-avversari che deve affrontare l'Orso di Kodiak, il tema di fondo, in entrambe le storie, è quello dell'invasività della tecnologia, e della disumanizzazione che questa rischia di comportare.
Il progresso tecnologico, qui rappresentato dalle applicazioni steampunk del vapore, rischia di travalicare il suo scopo originario, cioè aiutare l'uomo a vivere meglio, allontanandolo invece dalla sua dimensione naturale senza però renderlo immune alle sue debolezze di sempre: avidità, prepotenza, violenza, rischiano di essere amplificate da strumenti tecnologici capaci di conferire all'uomo un potere eccessivo.

Al netto delle motivazioni di fondo e del leit-motiv ideale che unisce le due storie, in entrambi i casi le aspettative non sono state fin qui mantenute a pieno. Tuttavia I Wonder Who non è ancora conclusa, quindi potrebbe stupirci con l'ultimo episodio, mentre, dal prossimo numero, come annuncia Antonio Sepe nell'introduzione al terzo volume, arriverà una nuova serie dal titolo Wild.
Se, nello specifico, non ci troviamo di fronte a storie perfettamente riuscite, è tuttavia lecito e legittimo continuare a guardare con simpatia e curiosità a questa giovane realtà del panorama fumettistico italiano, nei confronti della quale continuiamo a sospendere il giudizio ma che, complessivamente, è da valutare in maniera positiva, in attesa che continui a sviluppare tutto il proprio potenziale.

 

SDCC17: Le novità IDW: arrivano Unicron, i titoli Black Crown e Sonic The Hedgehog

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Vi avevamo riferito dell'evento First Strike e del suo impatto sull'intero universo narrativo a fumetti IDW.

A tutte quelle novità e a quei cambiamenti, tutt'ora in fase di svolgimento, si aggiunge ora l'annuncio, nel corso del SDCC17, di un titolo dedicato al personaggio di Unicron, la cui uscita è prevista per il 2018. Non è stato reso noto il team creativo né ulteriori informazioni.
Unicron è apparso per la prima volta in Transformers: The Movie del 1986; è un Transformer delle dimensioni di un pianeta, che si nutre di pianeti. È stato creato, prima dell'inizio dei tempi, da un'entità chiamata "The One" e ha un fratello gemello, Primus, che invece è una forza del bene.
Unicron sarà probabilmente tra i protagonisti del prossimo film sui Transfomers.

Ma non è tutto. IDW lavora all'espansione del suo nuovo marchio Black Crown. Curato da Shelly Bond (ex vice presidente ed editore esecutivo Vertigo), esordirà in ottobre con il primo titolo, Kid Lobotomy, di Peter Milligan ai testi e Tess Fowler ai disegni. Già annunciato a marzo in occasione del WonderCon di Anaheim, è il curioso racconto delle avventure di Kid, il più giovane discendente di un albergatore con la curiosa abitudine di eseguire lobotomie agli ospiti dell'Hotel.

Subito dopo esordirà il trimestrale Black Crown Quarterly, un magazine di 48 pagine contenente fumetti e cultura. Avrà una cover espandibile e una storia regolare di 10 pagine ambientata nel Black Crown Pub, realizzata da Rob Davis. Inoltre un doppio poster, la cover B di Kid Lobotomy realizzata da Frank Quitely e altre rubriche.

A dicembre uscirà una mini-serie in sei numeri, Assassinistas, di Tini Howard e Gilbert Hernandez. Protagonista Octavia, killer in pensione, che decide di rimettersi al lavoro per poter pagare il college al figlio e anche per riuscire a salvare il figlio di un suo ex-collega, che è stato rapito.

A gennaio 2018 arriverà Punks Not Dead, di David Barnett e Martin Simmonds, che racconta la storia di Fergie, un adolescente solitario, bullizzato, cresciuto da una madre single e che si ritrova all'improvviso alla ricerca del padre che non ha mai conosciuto. Stranamente una curiosa branca dell'MI5 si metterà sulle sue tracce.

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Infine la casa editrice di San Diego ha annunciato l'acquisizione della licenza per realizzare i fumetti di Sonic the Hedgehog da SEGA.
IDW vuole lanciare il titolo nel 2018 e sta lavorando alla formazione del team creativo.
Finora la licenza era appartenuta ad Archie Comics, che l'ha detenuta per 25 anni realizzando la più lunga serie a fumetti basata su un videogame. Non si sa se IDW azzererà la numerazione o continuerà da quella fermatasi a gennaio 2017, quando Archie ha interrotto la pubblicazione del fumetto.

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