Menu

Matita partigiana: Roberto Baldazzini e la resistenza

Intervista a cura di Andrea Fiamma.

Nato a Vignola, disegna da autodidatta e sviluppa uno stile dal tratto pop che rimanda, in una sorta di chiusura del cerchio, ai lavori di Roy Lichtenstein. Autore di opere come Casa Howhard, Beba, Chiara Rosenberg e Stella Norris, nonché fotografo e pubblicitario, Roberto Baldazzini debutta sulla rivista Oriental Express, grazie alla chiamata di Luigi Bernardi, per poi consacrarsi come uno dei maestri del fumetto europeo.

Impegnato negli anni Ottanta sulla rivista autoprodotta Pinguino Studios (insieme, tra gli altri, a Igort e Giorgio Carpinteri), Baldazzini è autore eterogeneo, in grado di passare dai fumetti erotici alla fotografia, fino alla pubblicità - imponente, per mezzi e qualità del lavoro, la sua campagna per la Tim degli anni novanta.

Presentato alla scorsa Lucca, L'inverno di Diego è il primo capitolo di una quadrilogia sulla resistenza italiana che attinge da testimonianze di prima mano e memorie famigliari. È la storia di Diego, giovane che sceglie la via partigiana contro il volere del padre, gerarca fascista, e delle conseguenze che questa scelta comporteranno.

L'autore ha gentilmente accettato di parlarci della complessa genesi dell'opera. E dei suoi fumetti preferiti.

Per leggere la recensione, clicca qui.

Roberto, benvenuto su Comicus.
Hai rivelato in più occasioni la genesi del fumetto, ma a livello di ispirazione c'è qualche opera, specie nel prolifico filone della letteratura di genere italiana, che ha influito sul fumetto?

invdiegoNo, sono stati i racconti orali di conoscenti con le loro storie personali a influire sulla mia immaginazione, solo in un secondo tempo mi sono messo a ricercare testi sull'argomento. Poi mi sono documentato su alcuni saggi per raccogliere informazioni più precise. Infatti dai racconti orali venivano fuori particolari legati all'umanità della gente comune e alle difficoltà della vita quotidiana di allora, io sono andato in questa direzione per mettere insieme le testimonianze. La coincidenza ha voluto che da diversi anni ho amici che curano documentari sulla resistenza (Sergio Mariotti) e creano diorami viventi (Alessandro Gherardini con il suo gruppo) ricostruendo episodi del periodo della guerra realmente accaduti nell'Appennino. Ho partecipato io stesso alle riprese e a volte ho interpretato ruoli vestito da partigiano...

Sei principalmente noto come fumettista e illustratore (nonostante i tuoi lavori spazino anche in altri campi, come la fotografia e la pubblicità), perché hai deciso di scrivere L'inverno di Diego di tuo pugno?
Soprattutto perchè sto cercando le mie origini. Sono partito d'istinto come se fosse una missione necessaria per la mia crescita spirituale. Volevo mettere nero su bianco la relazione padre/figlio e volevo essere io per primo a confrontarmi con il dolore che può scaturire da un conflitto del genere. Solo quando mi sono sentito di affrontare certe emozioni sono riuscito anche a scrivere e a disegnare la storia e ho lasciato che il tempo facesse maturare le idee, lentamente, senza fretta e urgenze. Poi, ho iniziato il confronto con gli altri e gli amici: autori, sceneggiatori ed editori.

Hai affermato che Alfredo Cavazzuti, Comandante Partigiano del Battaglione Mobile della Brigata Italia, ti ha svelato dettagli sulla vita quotidiana dei partigiani. Potresti portare degli esempi in merito?
Avrei voluto portare avanti un dialogo ancora e ancora su questi argomenti con Alfredo, un uomo lucido, ma purtroppo ci ha lasciato qualche anno fa, comunque ha potuto vedere tutte le tavole a matita che avevo disegnato. Appena c'era un nodo da sciogliere gli telefonavo e trovavo sempre la sua disponibilità a chiarirmi le idee. Alfredo mi ha raccontato una serie di episodi molto drammatici che gli erano successi, ma quando ho trovato il plot narrativo sul quale lavorare mi sono concentrato su quello, mettendo da parte il resto, vagliando prima di tutto ciò che poteva servirmi per rendere credibili i miei personaggi. Allora, gli elementi che riguardavano le piccole cose quotidiane, come mangiare, cosa bere, come riposare, come comunicare, il fattore luce, come riscaldarsi, le armi dove prenderle, come trasportarle, la paura, la rabbia, il dolore, la distanza dai propri cari, i piccoli gruppi di sbandati, la fuga, il buio, le attese... tutti elementi che sono stati utili per rappresentare quei momenti che io non ho vissuto, ma è come se lo avessi fatto attraverso le parole del vecchio partigiano.

Hai dichiarato di voler creare un laboratorio che raccolga, in un progetto comune, altri lavori a fumetti su quel periodo. Potresti fornici dei dettagli a riguardo? Ci sono già altre opere pronte?
Questa idea mi è nata strada facendo, quando ho capito che veramente ci sarebbe un mondo da raccontare che appartiene alla mia terra, a questi luoghi, al passato di molte persone attraverso la vita vissuta di parenti e amici. Storie dolorose, ma che hanno rafforzato e creato dei valori tra la gente che le ha vissute e trasmesse poi, spesso solo verbalmente, come un ricordo indimenticabile ai propri figli e nipoti. Per il momento riguardo al laboratorio ho solo il progetto che ho discusso con alcuni amici autori, quindi  è ancora presto per dire che cosa si potrà concretizzare. Sono orgoglioso della pubblicazione di questo volume e spero che potrà essere il “testimone” giusto per promuovere questo mio progetto e coinvolgere così autori ed editori.

Nei ringraziamenti citi molti sceneggiatori, tra cui Luigi Bernardi; ti sono stati utili per districarsi nella stesura della sceneggiatura? Che tipo di consigli ti hanno dato?
Anche se firmata da me come autore, sento di poter dire che questa è un'opera corale, Alfredo Cavazzuti in testa, ma tutti coloro che ho ringraziato mi hanno dato spunti e suggerimenti... e mi rendo conto di avere dimenticato tanti altri amici. Mi sono rivolto a Luigi Bernardi, naturalmente, spesso di fronte a certi cambi epocali, come questo, le sue impressioni erano importanti... purtroppo la dolorosa perdita di Luigi è coincisa con la pubblicazione di questo libro... posso dire però che è stato orgoglioso di vedermi di nuovo alle prese con una storia profonda ed emozionante, lui che mi ha tenuto a battesimo sulle pagine di Orient Express nel lontano 1982.

Hai affermato di avere in cantiere le altre 3 stagioni della resistenza. Il resto del progetto è ancora in fase di elaborazione o hai delle idee chiare sulla direzione delle storie?
Idee abbastanza chiare, ma vedrò dai confronti se la mia direzione è giusta, con alcuni amici e scrittori, tra i quali Claudio Silingardi (il direttore dell'Istituto storico di Modena), che ha scritto per il mio libro una stupenda postfazione. Vorrei raccontare ancora tre episodi che attraversano tutta il periodo della resistenza. La prossima storia, ambientata in estate, nella fattoria dove ha vissuto mio padre e la sua famiglia, descrive la “resistenza civile”: tedeschi, partigiani e sfollati che risiedono contemporaneamente in questa casa di campagna. Diventa così un crocevia di paure, angosce e risate dopotutto, ma anche morte e tragedia.
Invece nella terza storia mi piacerebbe raccontare la Repubblica di Montefiorino, quando i partigiani hanno definito meglio un'organizzazione militare e politica, qui dovrò studiare e approfondire l'argomento. L'ultima storia invece, ambientata in primavera del '45, narrerà della tragedia accorsa ad alcuni parenti di mia madre, nel borgo cittadino di Vignola bombardato ripetutamente dagli alleati, dove risiedevano tutti quanti e dove la speranza della fine della guerra era talmente forte che si mescolava alla paura che non finisse più! Il tutto sempre sotto gli occhi vigili di Diego/Alfredo, il mio personaggio che alla fine tornerà a confrontarsi con il padre repubblichino.

In libreria è uscito di recente il tomo 1001 fumetti da leggere prima di morire. Ce ne sono 3 che consiglierebbe ai lettori di Comicus?
Certo: il primo è Il principe Valiant di Harold Foster; il secondo I gioielli della Castafiore, le avventure di Tintin di Hergé: terzo a pari merito, Il garage ermetico di Moebius e Satanik, Il dono di Natale, di Magnus & Bunker.

Torna in alto

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nell'informativa estesa.
Per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta l'informativa estesa.