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Il fumetto sociale e i casi Rughe e Maria e Io

Gaillardo e Roca nel loro Emotional World Tour Gaillardo e Roca nel loro Emotional World Tour

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Il fumetto è un’arte dalle potenzialità infinite in quanto, unendo immagini e parole, può esplorare qualunque campo, con una flessibilità di azione incalcolabile.
L’utilizzo del media può seguire la strada del semplice intrattenimento, ma può anche percorrere la via dell’approfondimento tematico e, in questo contesto, sta prendendo sempre più piede il concetto di “fumetto sociale” che ha creato una categoria di produzioni che identifica delle opere, ma anche delle iniziative, atte a stimolare il lettore verso temi difficili, quali le malattie, la vecchiaia, le persone diversamente abili, il disagio sociale o la violenza.

Storicamente possiamo andare indietro nel tempo per trovare esempi di fumetti che, pur non avendo l’esplicita intenzione di essere “sociali”, attraverso alcuni incisi nello sviluppo della narrazione portavano il lettore a farsi delle domande su questioni che normalmente venivano affrontate solo in ambiti accademici o specifici.
Pensiamo, come esempio, ai “drug issues” di Spiderman, o ad alcuni numeri di Lanterna Verde/Freccia Verde che, a inizio anni settanta, non ebbero il visto della censura statunitense perché accennavano al problema della droga, tema che veniva considerato, più o meno nello stesso periodo, anche in alcuni numeri dell’italianissimo Diabolik.
Al di là della superficialità con cui veniva trattato il tema, vi era un rimando al mondo reale e all’esigenza di occuparsi di problematiche sociali che stavano determinando cambiamenti notevoli, con effetti anche devastanti, al vivere comune.
L’obiettivo di sensibilizzare l’”uomo della strada” su un problema che non lo toccava direttamente, ma che comunque poteva avere una ricaduta sulla propria vita, poteva essere fatto, ottenendo risultati interessanti.

Altri autori si sono lanciati in messaggi più o meno velati sulla problematica del disagio, ad esempio quello giovanile. Liberatore e Tamburini, nel loro Ranxerox, ambientato in un possibile vicino futuro, presentavano una vita degli adolescenti che, negli anni ottanta (quando il fumetto fu pubblicato), era quasi impensabile immaginare  e poteva far sorridere il lettore italiano. Ora stiamo vedendo come le loro previsioni non siano state poi così lontane dalla realtà quotidiana che viviamo, dove le sostanze stupefacenti possono essere reperite con facilità, il divario economico è sempre più imponente e il degrado, sia ambientale che sociale, amplifica il malessere delle persone.

Ovviamente non solo i fumetti si occuparono di temi socialmente importante. Parlando di cinema, non sottovalutiamo, come semplice esempio, l’importanza di film quali “Indovina chi viene a cena” e “Il buio oltre la siepe” nella sensibilizzazione degli statunitensi (e non solo) sulla problematica dell’integrazione il primo sulla sola questione del colore della pelle, il secondo anche sul rapporto con le persone in disagio mentale.

Ma ciò che si sta vedendo ultimamente è un passaggio ulteriore: il fumetto non si limita a contenere l’accenno al problema sociale, la storia è costruita sul problema sociale che ne determina la caratterizzazione.
In altri termini si sta passando da una presentazione della problematica come semplice denuncia, alla rappresentazione nuda e cruda della questione sociale che si vuole affrontare, senza mediazioni, senza che sia un arricchimento della sceneggiatura, senza che vi sia spazio per altri aspetti. Il messaggio è diretto: “In questa storia parliamo di questo argomento di rilevanza sociale”.
Esempi di ciò sono le opere di Paco Roca e Miguel Gallardo, con i rispettivi volumi Rughe e Maria e io, editi in Italia da Tunuè e Comma22.

Rughe: Paco Roca racconta l’Alzheimer

rughe_cover_HRIl volume di Paco Roca, del 2008, oltre a essere una bellisima storia sulla vecchiaia e sulla perdita dell'identità, è un piccolo trattato sull’Alzheimer.
Fra le patologie che colpiscono la popolazione anziana, il morbo di Alzheimer (dal nome dello psichiatra e neurologo tedesco che per primo, nel 1906,  ne identificò l’esistenza evidenziandone tratti e sintomi) è una demenza senile che si manifesta come malattia degenerativa e colpisce, generalmente, le persone dopo i 65 anni.
In maniera molto sintetica la patologia è questa: per via di una eccessiva distruzione dei neuroni (la cui causa non è ancora ben chiara) vi sono modificazioni cerebrali e la trasmissione degli impulsi nervosi risulta notevolmente compromessa. L’esordio della malattia non è sempre chiaro, perché ogni caso è singolare e lo stesso decorso può seguire strade e modalità diverse. Comunque la persona si trova con sintomi quali: difficoltà a ricordare, alterazioni dell’umore o del comportamento, difficoltà nell’espressione orale, confusione, disorientamento, allucinazioni, ossessività o ripetizione dei comportamenti.
Al momento, terapeuticamente, si interviene sia sul piano del supporto ambientale, relazionale e cognitivo, che su quello farmacologico, ma non si sta ottenendo nulla di più che un semplice miglioramento dello stile di vita e un rallentamento del decorso della malattia. Gli studi attuali e le statistiche di riferimento sono drammatiche: tutto fa supporre che la popolazione di malati di Alzheimer sarà in aumento, con tutte le problematiche sociali ed economiche che ne deriveranno.

Roca, vedendo la dolorosa decadenza del padre di un suo amico, decide di raccogliere dati, aneddoti e informazioni sulla vecchiaia, sulle strutture che ospitano gli anziani e sulle inevitabili malattie che caratterizzano la fase finale della vita, concentrandosi soprattutto sulla demenza senile, per farne un romanzo grafico.
Nel volume racconta di Emilio, ex direttore di banca che, fatto entrare in casa di riposo dal figlio che non è più in grado di gestirlo, incontra altre persone, tutte con caratteristiche strane e particolari, che gli sono estranee. In realtà esse rappresentano il suo attuale mondo e dovrà convivere con la drammatica diagnosi di Alzheimer che, purtroppo, definirà la parte finale della sua esistenza.

Il racconto, costruito in maniera geniale, è allo stesso tempo simpatico e crudo. L’autore usa la tecnica dell’aneddotica lasciando quindi da parte l’idea di raccontare una storia con un inizio e una fine, ma con questa modalità affronta le problematiche della demenza senile in modo preciso, chiaro e diretto.
In questa logica le difficoltà mnemoniche vengono presentate con una lucidità disarmante per il lettore che, pur sorridendo, si trova costretto a fare i conti con ciò che potrebbe essere il suo futuro. Le paure, la sessualità e il rapporto con i parenti sono solo accennati, ma inseriscono elementi di completezza per il quadro che si intende offrire. La presentazione della struttura che ospita gli anziani, per quanto positiva, evidenzia i tempi morti, le inattività degli anziani, le routine comportamentali tanto necessarie quanto avvilenti. La presentazione delle persone attraverso il loro ricordo principale, normalmente antico e significativo, evidenzia l’attaccamento a qualcosa di sicuro, a ciò che nessuno potrà mai togliere, fonte di rassicurazione ed elemento di sicurezza alla vita. L’idea di frapporre le immagini dei protagonisti sui due diversi piani temporali, quello attuale e quello del ricordo, allo stesso tempo è centrato, spiazza ma rafforza il racconto. In questo contesto ha altrettanto grande valore l’amore, ben rappresentato dai comportamenti di un coppia di anziani presente nella struttura. Nella parte finale della storia le pagine bianche e il volto di Michele, amico di Emilio, che compare e scompare, evidenziano la grande attenzione dell’autore alla malattia e il desiderio di rappresentarla nella sua essenza, senza mezze misure.

Un libro molto bello, commovente e simpatico allo stesso tempo, che può anche essere usato come strumento educativo per sensibilizzare sulla problematica.
Conferma di ciò è il fatto che AIMA, l’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer, abbia adottato questo volume e che nel 2011 il regista Ignacio Ferreras ne abbia tratto il film d’animazione “Arrugas”, vincitore di molti premi europei e, purtoppo, ancora poco proiettato in Italia.

Miguel Gallardo e l’autismo della figlia Maria

1254235525763_010copertinaIl libro di Miguel Gallardo, del 2007, invece, parla di autismo, e lo fa raccontando di una vacanza alle Canarie con la figlia, che funge da pretesto per presentare la sindrome e le modalità di gestione dei soggetti che ne sono diagnosticati. Significativo, ad esempio, il fatto che il volume contenga una parte con precise istruzioni su come interagire con i bambini autistici. Rispetto al volume di Roca, quindi, questo pare essere più un manuale sul tema e una guida per i comportamenti da seguire. Infatti lo sviluppo della storia non  è altro che una disamina di tante problematiche che un genitore si trova a dover affrontare quando il proprio figlio soffre di autismo.

Questa sindrome (considerata anche come disturbo pervasivo dello sviluppo e che ha una sua definizione precisa a partire dallo studioso Asperger), di cui ancora risultano sconosciute le cause, è un disturbo delle funzioni cerebrali che porta ad una diminuzione dell’integrazione sociale e della comunicazione del soggetto che ne è affetto. Generalmente un soggetto con autismo ha limitate capacità di verbalizzazione ed interazione, spesso mostrando ripetizioni di parole o frasi. All’apparenza vi è scarso interesse nelle relazioni e indifferenza emozionale, oltre che una ossessività di azioni e comportamenti e una astrazione dalla realtà, quasi ci fosse un isolamento in un mondo virtuale. Purtroppo non esiste una unicità nel trattamento di soggetti con autismo, se non il fatto che si agisca precocemente, in modo da poter migliorare il livello di apprendimento del linguaggio e creare condizioni che rassicurino il soggetto stesso.

Gallardo presenta tutto ciò, quasi in maniera didascalica. La storia della vacanza viene presentata dal punto di vista del genitore e, con questo espediente, l’autore presenta tutte le difficoltà, le frustrazioni e le attenzioni che chi aiuta una persona soggetta da autismo deve superare ed affrontare. Il volume contiene anche una postfazione della dottoressa Hervas Zuniga, specialista in psichiatria infantile, che aumenta il valore scientifico della storia presentata.

Roca e Gallardo: insieme in un viaggio emozionante

PROSPERO_39_world_tour_HRL’uscita di queste due opere ha creato il giusto interesse sugli argomenti trattati, e i due autori hanno fatto, insieme, una presentazione dei loro volumi nelle diverse fiere del fumetto e in congressi di vario genere in giro per l’europa.
Il resoconto del loro viaggio è racchiuso nel volume Emotional World Tour (edito in Italia da Tunué) che, in maniera simpatica e presentando anche i dietro le quinte, fa comprendere come un fumetto possa assolvere la funzione di sensibilizzazione su temi sociali di grande valore. Può essere un mezzo per stimolare il lettore ma anche e soprattutto un veicolo di sensibilizzazione e di consapevolezza dell’autore: una sorta di viaggio nel profondo io da condividere, per far conoscere, far riflettere e stimolare chi può fare qualcosa per affrontare e gestire al meglio queste problematiche.

In questa logica di consapevolezza si inserisce, ad esempio, anche il progetto Capitan Venezia a la disabilità che il Comune di Venezia, insieme all’Associazione Italiana Persone Down, attraverso il fumetto ha fatto per coinvolgere le persone affette da detta sindrome,  ma anche per sensibilizzare la cittadinanza.

Le storie di Roca e Gallardo presentano una evoluzione del fumetto in una logica di crescita di appeal come mezzo e strumento di diffusione di messaggi importanti. Se i due autori, grazie ai loro volumi, sono stati addirittura invitati a congressi riferiti alla problematica sociale da loro trattata, questo dimostra come il fumetto abbia giustamente superato il confine dell’arte di serie B e possa veramente fungere da tramite per divulgare conoscenza, in questo caso specifico a  una divulgazione di problematiche di valore sociale.Ovviamente questo non basta e tanto altro si può ancora fare, ma il successo di questi volumi fa immaginare che il “fumetto sociale” possa diventare quanto prima un nuovo genere universalmente riconosciuto, a fianco di quello d’avventura, quello supereroistico, di guerra, comico, ecc..

Ci auguriamo che questo sia l’inizio anche per un utilizzo del media fumetto per motivi didattici, in modo che le problematiche sociali che spesso vengono presentate in maniera troppo accademica e non accattivante, possano essere affrontate anche con la leggerezza della sequenza di immagini, catturando per la storia, ma arricchendo gli animi per il tema trattato.

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