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Speciale Paco Roca: un autore tutto d'oro

Intervista a Paco Roca Intervista a Paco Roca

Paco Roca è stato ospite di Tunué a Romics il 6 e il 7 aprile; alla fiera capitolina l'autore spagnolo è stato uno degli ospiti d'eccezione e ha ricevuto il Romics D'Oro. Grazie a Tunué siamo riusciti a ottenere un'intervista esclusiva, che pubblichiamo di seguito insieme ai collegamenti alle recensioni di molti dei suoi lavori e a un’analisi sul fumetto sociale di cui Roca è diventato uno dei maggiori esponenti con il capolavoro Rughe, trasposto in animazione da Ignacio Ferreras.
Prima di lasciarvi alla lettura ringraziamo Tunué per il supporto dato e vi ricordiamo il blog ufficiale italiano di Roca curato dalla casa editrice di Latina che oltre alle notizie riguardanti l’autore aggiorna periodicamente il calendario delle proiezioni Italiane del film "Arrugas".

Buona lettura.

Intervista a cura di Tridello Cris e Fabiano Dimatteo

Minirecensione di L'inverno del disegnatore

Recensione di Memorie di un uomo in pigiama

Recensione di Il gioco lugubre

Analisi: Il fumetto sociale e i casi Rughe e Maria e Io


Comicus_dedica_PacoCiao Paco e benvenuto su Comicus.
Partiamo dalle notizie più recenti: il premio Romics d'Oro che ti appresti a ritirare. Non è la prima volta che vieni in Italia, ma negli ultimi anni la tua fama internazionale è enormemente aumentata e sei diventato uno dei portavoce del fumetto sociale. Quanto è cambiata la tua vita personale in questi ultimi anni e quanto il tuo modo di lavorare?

 

La mia vita e il mio lavoro sono cambiati moltissimo, visto che adesso per presentare e promuovere i miei fumetti devo viaggiare spesso e in molti posti. Tutto questo interrompe il normale ritmo di lavoro, ma ovviamente comporta una serie di benefici, economici e non solo – per esempio, il fatto stesso di poter guadagnare facendo l’autore di fumetti.

Parliamo della tua opera più famosa: Rughe. Quando lavoravi a questo libro, qual era lo scopo che ti eri prefissato? L’Alzheimer e l’impatto che ha nella vita degli anziani è solo il tema principale che emerge, ma nel fumetto penso volessi mettere in evidenza la vita di persone anziane che vengono dimenticate dalla società in strutture appositamente create per alleviare i sensi di colpa. Col tempo, però, la malattia è diventata la principale attrattiva di Rughe e tu oggi sei considerato un esperto. Ti senti veramente così? Col senno di poi cambieresti qualcosa in quella storia?

Il mio obiettivo quando lavoro a qualsiasi storia è: comprendere qualcosa. Cercare di approfondire un problema, entrare in empatia con chi vive una determinata situazione. Nel caso di Rughe, ho sentito l’esigenza di capire come si sentissero i miei genitori, come loro vivessero la vecchiaia. Più che la malattia in sé, il tema centrale è la solitudine e l’isolamento delle persone. Non mi sento affatto un esperto di Alzheimer, per quanto molti amici, quando dimenticano qualcosa, mi chiamino per chiedermi se sono malati o no. Posso solo dire che può capitare di dimenticare dove stanno le chiavi di casa; dimenticare invece a che cosa servono le chiavi, quello è il segno di qualcosa di più grave. Se cambierei qualcosa di Rughe? Cambierei moltissime cose: dialoghi, disegni, scene intere. Per fortuna non si può modificare un libro dopo la sua pubblicazione, altrimenti starei sempre lì a correggere e non avrei modo di fare nient’altro.

"Rughe", il film tratto dal tuo fumetto e diretto da Ignacio Ferreras, ha vinto numerosi premi tra cui quello della Giuria al Festival di Annecy e il Goya come miglior film d’animazione. Quanto è merito di Ignacio Ferreras e quanto invece dell’opera originale da te scritta?

Prima di conoscere Ignacio, mi sentivo come un genitore costretto ad affidare il proprio figlio a uno sconosciuto. Poi mi sono reso conto che eravamo molto in sintonia, e che lui aveva preso a cuore il soggetto. Ha fatto un gran bel lavoro, e senza dubbio il film appartiene più a lui che a me.

Pensi che il film d’animazione sia più potente e possa raggiungere più persone rispetto al libro da cui è tratto? Quanto differiscono le due opere e in che maniera coinvolgono lo spettatore/il lettore le due esperienze?

Il cinema è sicuramente un mezzo più potente perché raggiunge un pubblico più numeroso e variegato rispetto ai lettori di fumetti. Ma se un film si impone in tutto e per tutto allo spettatore, il fumetto lascia al lettore un certo margine di libertà: la possibilità di tornare indietro o saltare in avanti nella storia, di decidere il ritmo dell’azione, di completare con l’immaginazione lo spazio bianco tra le vignette.

In Emotional World Tour una delle parti più divertenti è quella dove ricordavi le varie fiere del fumetto e di come le file chilometriche fossero altrove. In questi anni la fila davanti a te nelle fiere è aumentata? Ti chiedono ancora di disegnare Batman?

Decisamente le cose sono molto cambiate! Adesso la gente mi conosce un po’, e in Spagna ma anche all’estero mi capita sempre più spesso di conoscere lettori che chiedono di me e dei miei personaggi.

Cosa accomuna Rughe a Maria e io oltre al fatto di essere diventati, contemporaneamente, titoli di punta del fumetto sociale? Ti vedi o senti ancora con Gaillardo e conservi ancora i regali che ti hanno fatto durante il vostro tour?

Entrambe le storie hanno tentato di aprire la strada a un fumetto che abbia come argomento problemi quotidiani e non le avventure straordinarie di supereroi. In tutti e due i casi si parla di una grave malattia e si cerca di affrontarla da una prospettiva per quanto possibile ottimista. Io e Gallardo siamo tuttora grandi amici, appena possibile ci sentiamo e ci teniamo aggiornati sul nostro lavoro. Per quanto riguarda i regali, ehm, diciamo che può sempre capitare di dimenticarsi qualcosa nella stanza d’albergo o in aeroporto…

Ne L’inverno del disegnatore hai parlato della lotta per i diritti d’autore, un tema caldo anche in Italia. Quanto è cambiato il mondo del fumetto iberico da quando hai iniziato ad oggi?

Il mondo del fumetto è cambiato in tutti i sensi. All’epoca in cui è ambientata la storia non tutti potevano permettersi di andare al cinema, non c’era la tv, non c’era internet: il fumetto era la principale forma di cultura popolare, per questo era diffuso ovunque e tutti lo leggevano. Ora è difficile, per non dire impossibile, avere quella popolarità. C’è da dire che, mentre all’epoca il fumetto era puro intrattenimento, rivolto soprattutto ai bambini o comunque pensato per divertire, oggi si avvia a diventare qualcosa di più profondo e collegato ai problemi del quotidiano. Dagli anni Novanta in poi, il più grande cambiamento nel panorama del fumetto, non solo iberico, è la diffusione del graphic novel, che ha rivoluzionato i contenuti (da qui la nascita del “fumetto sociale”) e reso più vasto e variegato il pubblico dei lettori.

In una semplice storia breve hai saputo riassumere e spiegare la crisi economica europea meglio di molti libri. Com'è la situazione in Spagna, per te, e cosa dovremmo fare per uscirne a tuo parere?

Penso che la prima cosa da fare sia ammettere definitivamente che il passato era un’altra cosa e la società che c’era prima della crisi non tornerà più. C’è solo la possibilità di costruire qualcosa di nuovo, e, speriamo, migliore.

Alterni opere diaristiche come Memorie di un uomo in pigiama o Emotional World Tour ad altre più intimiste, come Rughe e Il gioco lugubre, o documentaristiche come L'inverno del disegnatore. Come riesci a alternarti tra i generi e da cosa nasce la necessità di approcciarti a un’opera in una certa maniera piuttosto che in altra? Ritieni il tuo stile di disegno sempre adatto a quanto vuoi raccontare o lavori ogni volta in modo da adattare il tuo segno e le scelte cromatiche all'esigenza?

Ogni libro è sempre legato a quello che lo precede, perché il lavoro già fatto ti fa maturare e condiziona la scelta di quel che farai dopo. Per esempio, dopo Rughe, una storia impegnativa e legata ai problemi quotidiani della gente, avevo bisogno di cambiare tono e da qui è nato Emotional World Tour, che, per quanto legato a Rughe, è sicuramente più leggero e divertente. Dopo un lavoro di un certo tipo hai bisogno di qualcosa che ti rinnovi e che non ti faccia ripetere quel che hai già fatto. Anche le scelte cromatiche si legano all’argomento: Rughe ha colori autunnali, Memorie toni più vivaci, L’inverno alterna, insieme con la storia, colori più spenti e colori più vividi. Per quel che riguarda lo stile, non sono così bravo da riuscire a cambiarlo di volta in volta. Cerco di affinarlo, di renderlo utile a raccontare quel tipo di storia, ma non riesco mai a cambiarlo del tutto.

Parliamo di te e dei tuoi inizi. Quando hai realizzato di voler diventare un autore professionista? Chi sono o sono stati i tuoi riferimenti artistici e cosa deve essere per te il fumetto (e cosa, invece, non deve essere)?

Per quel che mi ricordo, fin da bambino volevo disegnare fumetti, e ho avuto la grande fortuna di realizzare questo sogno. I miei punti di riferimento sono di sicuro i capolavori del fumetto franco belga, e quindi Asterix, Tintin, Spirou. A questi si aggiungono Jiro Taniguchi, Jack Kirby, Chris Ware, Vittorio Giardino, Otomo, Crumb, Joe Sacco e, perché no, le grandi firme del fumetto americano sui supereroi. Non me la sento di dire che cosa il fumetto deve o non deve essere. Credo che tutte le strade sono valide, sia che si tratti di albi sui supereroi che di fumetto sociale.

Tra tutti i tuoi lavori ce n’è uno a cui sei più legato? Quale, invece, reputi il meno riuscito?

Di sicuro resto molto affezionato a Il gioco lugubre, che è il mio primo graphic novel, realizzato interamente da me. E poi, certo, non posso non nominare Rughe, che mi sta dando ancora di che vivere, con tutto quello che ha portato con sé, premi, film... Per quel che riguarda la seconda domanda, mi viene da dire Emotional World Tour: non perché lo ritengo il meno riuscito dei miei lavori, ma perché penso sia il meno compreso, considerato sempre e solo come un’appendice di Rughe e non per quello che è, una testimonianza di esperienze e incontri particolarmente toccanti e memorabili.

Domanda finale obbligatoria. Su cosa sta lavorando ora Paco Roca e cosa dobbiamo aspettarci da te in futuro? C’è possibilità di vederti ancora lavorare con la Marvel (o la DC Comics)?

Sto lavorando a due progetti: Los surcos del azar, un graphic novel di circa trecento pagine sulla storia vera di un gruppo di esuli durante la Guerra Civile spagnola, e la trasposizione in film d’animazione di Memorie di un uomo in pigiama – di quest’ultimo progetto non posso dire molto, visto che al momento si sta discutendo di come finanziarlo... Mi piacerebbe lavorare sui supereroi, visto che da bambino li amavo moltissimo. Ma non mi accontenterei di disegnarli e basta, dopo tre pagine mi mancherebbero la motivazione e la voglia. Se potessi avere carta bianca e libertà assoluta su come trattare personaggi e storie, lo farei senz’altro.

Grazie mille della disponibilità da parte nostra e di tutti i nostri lettori.

Grazie a voi! E… Hasta luego!

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