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Le stagioni di Louise: recensione

In mezzo ai cinepanettoni natalizi, ai grandi movie action e ai colossal disneyani (come Oceania), al cinema trova spazio anche il delicatissimo film animato in 2D Le stagioni di Louise. Diretto dal veterano 77enne Jean-François Laguionie, la pellicola vede come protagonista Louise, un’anziana signora che, dopo aver trascorso l’estate in una località balneare, perde l’ultimo treno per tornare in città restando così “prigioniera” in questa ormai desertico luogo. Piuttosto che abbattersi, Louise si adatta alla situazione, lasciando il suo appartamento e vivendo sulla spiaggia, favorita dal perenne bel clima. Passerà così un intero anno con solo un cane, anch’esso in là con gli anni, come unico essere vivente a farle da compagnia.

Durante tutto il film, dunque, c’è un senso di solitudine continua, ma anche una determinazione a reinventarsi e a scavare nella propria anima. Mentre vediamo come prosegue settimana dopo settimana la quotidianità della vita di Louise, affiorano anche i ricordi del suo passato e i suoi rimorsi che ci lasciano scoprire sempre di più sul personaggio. La realtà, dunque, si mescola alle sue reminiscenze, ma non solo, in quanto un tocco di surrealismo condisce la pellicola donandole un tocco più onirico. Per quanto, dunque, la tematica di fondo sia triste e alcune scene molto drammatiche, il film in realtà mantiene sempre un’atmosfera candida e leggera, grazie anche alla grafica molto cartoonesca ed essenziale, con linee morbide e colori pastello.

Bisogna dire che Le stagioni di Louise è un lavoro sentito e molto riuscito ma che tuttavia, nonostante gli ottimi intenti, non riesce ad essere incisivo quanto vorrebbe. È vero che Louise è quasi per tutto il film l’unica figura al centro dello schermo, così come è vero che quotidianità e solitudine sono tematiche che vanno a braccetto nel film, tuttavia manca quel crescendo emotivo, così come un’evoluzione narrativa, che tiene incollati alla sedia. Nemmeno i flashback del passato risultano efficaci quanto dovrebbero essere per spezzare il ritmo. Questo senza pensare al fatto che in un anno nessuno (polizia, figlia e vicini) la cerchino nell’ultimo luogo in cui è avvistata nonostante sapessero dove avesse trascorso le vacanze. Quest’ultima, è una piccola sospensione dell’incredulità che possiamo anche concedere al regista pur di giustificare lo sviluppo narrativo che sembra non decollare mai del tutto e ciò è un vero peccato perché, sia chiaro, questo non declassa comunque lo splendido racconto messo in scena da Jean-François Laguionie, ma di sicuro è un limite che ne tappa le ali.

Ad ogni modo, ci sentiamo di consigliare la visione del lungometraggio, impreziosito dal doppiaggio italiano grazie all’ottima interpretazione dell’attrice Piera Degli Esposti.

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