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Citizens Arrest: il ritorno di RoboCop a fumetti

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RoboCop sarà protagonista di una nuova miniserie, prodotta da BOOM! Studios, intitolata RoboCop: Citizens Arrest. Ambientata 30 anni dopo il primo capitolo dedicato al poliziotto, il fumetto parte da un inquietante what-if: cosa succederebbe in un mondo in cui tutte le forme di governo, compresa la Polizia, sono state privatizzate?

"RoboCop rimane uno dei miei film preferiti ed è stato una delle mie prime influenze sul tipo di storie che ho cercato di leggere e guardare, e alla fine di creare da solo" ha detto lo sceneggiatore Brian Wood, sostenendo che "è un onore scrivere questa serie, scrivere di Alex Murphy e mostrare a tutti quanto i temi chiave di RoboCop - la brutalità della polizia, il blocco sindacale, la manipolazione dei media, la privatizzazione delle forze dell'ordine e l'emarginazione dei poveri - siano incredibilmente attuali ora come lo erano negli anni '80".

Il disegnatore Jorge Coelho ha aggiunto che "alcuni film trascendono il cinema, mentre i classici trattano quell'enigmatico mix di tempismo e idee che, in qualche modo, li rendono resistenti alla prova del tempo, e per me, RoboCop, è uno di loro. […] Citizens Arrest aggiungerà nuovi personaggi e offrirà una visione a fumetti che tratterà i lettori e i fan con l'amore e il rispetto che questo classico del cinema merita".

RoboCop: Citizens Arrets è previsto ad aprile 2018, sarà scritto da Brian Wood e disegnato da Jorge Coelho, quest’ultimo tornato alla BOOM! Studios dopo aver lavorato diversi anni alla Marvel. A seguire due variant cover previste e realizzate da Jim Towe e David Rubin.

(Via Newsarama)

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Klaus, recensione: Le origini segrete di Santa Claus secondo Grant Morrison

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In una non meglio precisata e innevata regione dell’Europa del Nord, il cacciatore Klaus torna dopo molti anni nella città fortificata di Grimsvig per vendere pelli di animali, unica fonte di sostentamento per lui possibile. Ma durante gli anni della sua assenza le cose sono cambiate, e di molto: l’accogliente città è diventata tetra e inospitale, e l’avvilita popolazione subisce senza reagire la dittatura dello spietato reggente, Lord Magnus, che costringe gli uomini della comunità a turni di lavoro sfiancanti nelle miniere, sommergendoli di tasse. Come se non bastasse, il tiranno è deciso a sottrarre al popolo ogni forma di gioia e di svago, a cominciare dai festeggiamenti per la ricorrenza dello Yule, nella quale le famiglie si riuniscono per condividere sontuosi banchetti e scambiarsi doni: la tradizione vuole che ai bambini, in particolare, vengano regalati dei giocattoli. Ma il malvagio tiranno ordina alle sue guardie di sottrarre i giocattoli a tutti i bambini del villaggio, per farne dono al suo viziato figlio, Jonas.

Dopo aver assistito al maltrattamento di alcuni bambini da parte delle guardie di Magnus, Klaus non può restare in disparte: il selvaggio attacca i soldati ma questi lo soverchiano in numero, e il cacciatore ha la peggio. Ferito, Klaus si ritira chiedendosi come possa aiutare gli abitanti di Grimsvig a liberarsi della dittatura e i bambini a recuperare lo spirito gioioso della festività dello Yule: quando è sul punto di disperare, arriva in suo soccorso il mistico popolo lucente che gli conferisce abilità straordinarie. Il cacciatore potrà così fare ritorno nel villaggio per combattere l’oppressore e riportare il sorriso sul volto dei bambini, ai quali farà trovare sotto l’albero giocattoli da lui fabbricati, gesto che rappresenta contemporaneamente un atto di generosità e una sfida lanciata all’odioso regime. Klaus diventerà ben presto una figura mitica e leggendaria, beniamino del popolo e acerrimo nemico del tiranno che cercherà in ogni modo di catturarlo.

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Arriva finalmente in Italia grazie a Panini Comics Klaus, miniserie con la quale Grant Morrison narra le origini di un personaggio iconico della cultura popolare come Santa Claus. Il guru scozzese si cimenta per la prima volta in carriera con una fiaba, abbandonando momentaneamente la narrazione metatestuale e le atmosfere psichedeliche che ne hanno fatto uno degli autori più complessi, studiati e amati del fumetto contemporaneo. Una fiaba, dicevamo, ma partorita comunque dal sovversivo autore di Animal Man, Doom Patrol e Invisibles: non aspettatevi quindi rassicuranti e bonari vecchietti paffuti che condividono la propria abitazione con elfi vestiti di verde. Il “Babbo Natale” di Morrison è l’archetipo del loner e del badass, un intrigante incrocio tra Wolverine, Conan, Robin Hood e Batman. Con Logan condivide il fascino dell’individuo solitario e carismatico, che torna in città per portare ordine e giustizia come in un western di Sergio Leone, oltre a costituire l’inevitabile oggetto del desiderio per la fanciulla di turno, qui rappresentata da Lady Dagmar, la bella moglie di Lord Magnus con cui Klaus aveva condiviso una storia d’amore in gioventù; è selvaggio come il Cimmero e se ne infischia dell’ordine costituito, peraltro instaurato da un regime oppressivo e tirannico, e come Conan è un maestro nel brandire la spada; ha una coscienza sociale come Robin Hood che riflette quella dello stesso Morrison, cresciuto in un paese di minatori vicino Glasgow e fiero oppositore, in gioventù, della politica economica della Sig.ra Thatcher; agisce nella notte avvolto nel suo mantello, atletico e furtivo come il Cavaliere Oscuro.

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D’altronde, Morrison è pur sempre uno dei migliori scrittori di supereroi su piazza, abile come nessun altro a metterne in risalto la carica iconica e a riscriverne origini e motivazioni per i tempi moderni. Nell’approcciarsi a Klaus, Morrison segue lo stesso schema utilizzato per le sue felici gestioni di Superman e Batman, icone pop usate da Morrison come latori di un messaggio positivista che può portare un cambiamento benigno nel mondo; da questo punto di vista, nonostante la veste fiabesca, Klaus è un’opera perfettamente coerente col resto del corpus dello produzione dello scozzese. Tra le sue pagine, troviamo tutte le tematiche tipiche dell’autore di Multiversity, dall’irrinunciabile vocazione alla psichedelia (qui rappresentata dall’apparizione del popolo lucente), allo sciamanesimo, passando per i vimana indiani, le prese di posizione politiche come sottolineato poc’anzi, per arrivare alla fede incrollabile nella magia. Nelle mani di Morrison, anche una fiaba che narra le origini di Santa Claus può diventare un esempio di controcultura che veicola un messaggio di libertà, comprensibile anche da lettori non iniziati, a differenza di quanto accade con le sue opere più complesse. Non male per una favola! E poi diciamo la verità: con tutto il rispetto per le renne, questo Babbo Natale che arriva alla riscossa in sella ad una slitta trainata da lupi siberiani, armato da uno spadone degno di Conan non si batte.

Una bella sorpresa è rappresentata dal comparto visivo, dove il nuovo arrivato Dan Mora gestisce con la sicurezza del veterano matite e colori: stupenda la rappresentazione della città medievale di Grimsvig, piena di dettagli che trasportano il lettore all’interno della fiaba; potente la resa del selvaggio Klaus, erede dei migliori eroi sword’n’sorcery. Un tratto davvero piacevole quello dell’artista costaricano, abilissimo nella caratterizzazione grafica dei personaggi e nel costruire tavole improntate al dinamismo e al forte impatto visivo. Felicissima anche l’uso della palette cromatica, con un altalenarsi di colori freddi e caldi a seconda che ci troviamo esposti ad una tormenta di neve che gela le ossa o riscaldati dal calore di una torcia nelle scene d’interni. Non crediamo di sbagliare se pronostichiamo un futuro da star per il buon Dan Mora.

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Panini Comics propone Klaus nel consueto formato cartonato softouch, ormai un piacevole standard per la casa editrice modenese. Lettura obbligata di questo Natale 2017, da regalare ad amici e parenti che vogliano rendersi conto delle infinite potenzialità del mezzo fumetto, anche quando ha a che fare con personaggi così profondamente radicati nell’immaginario popolare collettivo.

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Il creatore di Sons of Anarchy ritorna ai fumetti con Lucas Stand: Inner Demons

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Il creatore di Sons of Anarachy, Kurt Sutter, tornerà al mondo dei comics nel 2018 con Lucas Stand: Inner Demons, seguito della miniserie 2016.

Lucas Stand: Inner Demons uscirà in quattro numeri scritti da Sutter e Caitlin Kittredge con i disegni di Jesús Hervás e che riunisce il team della BOOM! Studio, gli stessi che hanno lavorato sulla prima miniserie dedicata al personaggio: Lucas, un veterano riportato in vita da un angelo oscuro, scoprirà il mondo dei demoni ed avrà il compito di rintracciarli nelle diverse epoche temporali.
"Nel Volume 1 abbiamo appena scalfito la superficie” ha detto Kittredge in una dichiarazione, promettendo nuove dimensioni temporali e molti più demoni, ancora più forti.

Matt Gagnon, il redattore capo di BOOM! Studios, ha dichiarato a CBR: "con Kurt, Caitlin, Jesús e l'intero team di Lucas Stand, ci siamo davvero sentiti come se avessimo creato qualcosa di creativo. C'è un'incredibile chimica in questa squadra e siamo felicissimi che siamo stati in grado di riunire la banda per un'altra dannata corsa".

Sutter è famoso per essere il creatore di Sons of Anarchy e ha iniziato la sua collaborazione con BOOM! Studios proprio grazie all’adattamento a fumetti della serie. Kittredge è conosciuta per il suo lavoro su Coffin Hill e Throwaways, mentre Hervás ha da poco realizzato l’adattamento a fumetti di un’altra serie televisiva, Penny Dreadful, per Titan Comics.

Lucas Stand: Inner Demons #1 è previsto a febbraio 2018, qui di seguito la cover di Adam Gorham.

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Strange Fruit, recensione: dispersi nella Storia, il razzismo secondo J.G. Jones e Mark Waid

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« Southern trees bear a strange fruit,
blood on the leaves and blood at the root,
black body swinging in the Southern breeze,
strange fruit hanging from the poplar trees. »

« Gli alberi del sud danno uno strano frutto,
sangue sulle foglie e sangue sulle radici,
un corpo nero dondola nella brezza del sud,
strano frutto appeso agli alberi di pioppo. »

Stranger Fruit, Billie Holiday

L’alluvione del Mississippi del 1927 è stata uno dei peggiori disastri naturali della storia degli Stati Uniti d’America che portò alla morte di 256 persone. Questo dramma è il pretesto per J.G. Jones, affiancato dallo sceneggiatore Mark Waid, per narrare la loro storia ambientandola a Chatterlee, una comunità la cui forza lavoro proviene principalmente dalle braccia dei lavoratori neri sfruttati e sottopagati che, giustamente, sono in fermento. Per arginare il fiume, tuttavia, questi uomini sono indispensabili considerando che la comunità bianca non vuole saperne di sporcarsi le mani. In questo scenario tristemente razzista, tanto da annoverare la presenza dei cappucci bianchi del Ku Klux Klan, dal cielo arriva un salvatore, un uomo con poteri assurdi in grado di poter risolvere tutti i problemi. “Peccato” che sia un nero.

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La forza di Strange Fruit non consiste tanto nell’intreccio, abbastanza lineare nel suo svolgimento, quanto nel rappresentare fedelmente uno spaccato di vita reale, nonché di storia d’America, mettendo in scena un dramma umano. I due autori riflettono non solo sul razzismo, tema centrale del racconto che mostra chiaramente lo scenario sociale della prima metà del ‘900, con la popolazione nera trattata come bestiame dai privilegiati bianchi, ma anche sul valore stesso della vita umana: quanto valeva la vita di un nero? E quante vite sono finite nel dimenticatoio della Storia?
Alla fine della lettura del volume non possiamo che chiederci cosa rimanga di quelle vite di cui abbiamo letto. Chi si ricorderà di loro, dei loro sacrifici? Chi si ricorderà dei potenti bianchi benestanti? Cosa rimarrà di loro una volta lasciata questa Terra?

L’opera mette in scena un’umanità varia, fra padroni e lavoratori, gente perbene e gente disonesta. Le loro azioni, le loro gesta vili o eroiche, i loro valori, per quanto giusti o sbagliati che siano, verranno messi fortemente in discussione dalla potenza inaudita della natura.

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La storia di Waid e Jones è naturalmente opera di fiction, ma è talmente verosimile da risultare reale. Nonostante un piccolo elemento sovrannaturale (la natura dei poteri di questo misterioso gigante e la sua superforza), la storia non devia verso il genere supereroistico e questo aspetto rimane assolutamente marginale. I poteri di quest’uomo hanno una valenza simbolica per la sua popolazione, incarnano una proiezione sociale, un’identità che si manifesta, un’ideale che si concretizza.

Le tavole di J.G. Jones sono, poi, la vera forza di tutto il progetto. Dal taglio fortemente cinematografico, lo storytelling dell’artista è impeccabile e da manuale e il racconto per immagini rasenta la perfezione. Il fotorealismo delle sue matite, unito a una colorazione pittorica ma altamente fedele nel delineare forme e colori, ci fa spesso dubitare di essere davanti a dei disegni. La cura per i dettagli è maniacale e la ricostruzione dello scenario dell’epoca è assolutamente precisa e realistica. Le espressioni dei personaggi sono incredibilmente naturali e la loro recitazione efficace. Le ricchezza di dettaglio rende le tavole estasianti, in particolare quelle affollate o in contesti urbani e privati, che vi ritroverete a contemplare per diversi minuti.

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L’edizione Panini Comics propone Strange Fruit, edito in patria dai BOOM! Studios, nella collana 100% HD, caratterizzata da cover cartonata soft touch e alta qualità di stampa. Oltre ai 4 albi americani che compongono la mini-serie, sono presenti anche un’introduzione di Elvis Mitchell, una post-fazione degli autori e una gallery con sketch, studi, cover e altro.

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