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La recensione di Black Panther

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Siamo ormai abituati ai film introduttivi dei personaggi Marvel, una cosa normale nell’ottica dell’ambizioso progetto MCU e quando hai a disposizione uno dei più vasti parchi supereroi di sempre.
Black Panther arriva nelle sale seguito in patria da qualche polemica di boicottaggio da parte di un gruppo di fan DC che hanno accusato la Disney di pagare i critici - forse pilotata più dal marketing che altro - e da noi con la curiosità per questo personaggio meno noto al pubblico nostrano rispetto ad altri.

La storia di T’Challa, re del Wakanda e Pantera Nera, interpretato da Chadwick Boseman è strutturata sul più classico canovaccio dell’ascesa dell’eroe, dalla presa di consapevolezza e responsabilità del peso del comando, di caduta e riscatto, di vittoria. Il classico cammino dell’eroe che non aggiunge nulla al canone se non fosse che, con tutte le dovute attenzioni tipiche di un blockbuster hollywoodiano, l’intero film si porta dietro un messaggio chiarissimo e sorprendente per il mercato mainstream.
Non aspettatevi un manifesto politico, non sentirete mai termini troppo espliciti ma, in questo film - fedele al fumetto originale nelle tematiche più di quanto lo siano mai stati gli altri - il tema del razzismo, della segregazione etnica della comunità afroamericana, del colonialismo e della difesa a oltranza dei propri confini sono chiari, serviti senza un eccessivo uso di metafore "buoniste" e politically correct. Là dove il plot è tutt’altro che originale e a tratti scontato, esso si dimostra invece essere in funzione del messaggio ben poco velato del film.

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In patria, anche a causa del tema molto sentito dalla comunità afroamericana, il film si sta dimostrando un successo. Non lesina di chiarezza sulla condizione della discriminazione razziale, aprendo discorsi scomodi lontani dai prodotti di puro intrattenimento. Un velato ma persistente razzismo che, sembra dirci il regista, non è insito in questa o quella etnia ma nell’uomo in quanto tale, quando sente che a torto o ragione i confini del suo orto vengono minacciati. Tuttavia, anche da noi il film ha il suo momento nella realtà che ci colpisce e che stiamo vivendo. Quell’odioso ma realistico dialogo tra T’Challa e W’Kabi sull’accoglienza ai profughi, sul lasciare al confine loro ed i loro problemi. Perché il Wakanda è una nazione prospera e in pace non solo perché si eclissa dalla conoscenza del mondo ma anche perché fa ben attenzione a lasciare quel mondo e i problemi dei suoi abitanti fuori dai patri confini. Pena morte o marchiatura stile bestiame.
Anomalo, forse anche coraggioso, non esplicito ma allude chiaramente, come quando si cita il suicidio in mare degli schiavi che venivano portati in America, perché meglio la morte che la schiavitù.
O la necessità di uomini buoni ma disperati di abbracciare la lotta armata. Insomma il regista non trascura i temi, li tratta perché siano fruibili da tutti ma in modo che nessuno possa fare finta di non averli capiti.
Il resto forse è scontato, a tratti banale per quanto gradevole. Si sorride, ma non si ride come al solito, quasi che si voglia sdrammatizzare senza ridicolizzare.

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In questo contesto forse è proprio la figura T’Challa quella che ne viene maggiormente schiacciata durante la narrazione, rispetto non solo alle tematiche ma anche all’approfondimento degli altri comprimari e antagonisti, per riprendersi nel finale di lotta e affermazione dei propri doveri di re.
Su tutti Michael B. Jordan, un Killmonger ispirato ed inquietante, che ci dona un avversario molto più intenso di quanto siamo stati abituati fino ad ora con i villain del MCU. Ed Andy Serkis, con un Klaue sopra le righe, quasi un cattivo di bondiana memoria.

Spesso sentiamo parlare di quanto, dopo Infinity War, l’MCU non sarà più lo stesso, ma è probabile che dopo questo film molte cose siano già cambiate. Perché il regista Ryan Coogler e i Marvel Studios hanno dimostrato di poter mettere le mani su temi delicati e difficili, cosa che sui propri comics la Marvel ha sempre fatto, e poterlo fare con intelligenza proprio attraverso il mezzo del colossal, spesso restio al rischio di un chiaro impegno sociale e politico.
Non una novità nel corso dei precedenti film ma una maggiore chiarezza che, forse anche complice l’amministrazione Trump, assume un significato decisamente più forte e chiaro.
“Costruire ponti, non muri.”

Black Panther è diretto da Ryan Coogler (Creed) su sceneggiatura co-scritta insieme a Joe Robert Cole (The People v. O.J. Simpson: American Crime Story). Nel cast troviamo Chadwick Boseman (Captain America: Civil War), Michael B. Jordan (Creed), Lupita Nyong’o (12 anni schiavo), Danai Gurira (The Walking Dead), Martin Freeman (Lo Hobbit, Sherlock), Daniel Kaluuya (Sicario), Angela Bassett (American Horror Story), Forest Whitaker (Rogue One: A Star Wars Story, Il Maggiordomo), Andy Serkis (Avengers: Age of Ultron), Letitia Wright (Urban Hymn), Winston Duke (Person of Interest, Modern Family), Florence Kasumba (Captain America: Civil War), Sterling K. Brown (The People v. O.J. Simpson: American Crime Story) e John Kani (Captain America: Civil War).

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Black Panther: apertura da record al Box Office

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Apertura eccellente per Black Panther dei Marvel Studios che incassa globamente una cifra stimata attorno ai 387 milioni di dollari. Il film ha esordito con una cifra di circa 192 milioni per i primi 3 giorni del weekend in 4020 cinema e si prevede che raggiungerà 218,2 milioni oggi. La cifra di 192 milioni è il debutto migliore di sempre per un film uscito a febbraio (battendo i 32,4 milioni di Deadpool del 2016) e il quinto weekend di apertura più alto di tutti i tempi. 

A livello internazionale, Black Panther ha raccolto 169 milioni dal 13 febbraio, portando il suo totale mondiale a 361 milioni fino a domenica. Compresa la stima domestica di lunedì, la quota totale sale a 387 milioni.

Ecco gli incassi, nazione per nazione: Corea (25,3 milioni); Regno Unito (24,8 milioni); Messico (9,6 milioni); Brasile (9,4 milioni); Australia (9,2 milioni); Francia (7,7 milioni); Indonesia (6,5 milioni); Germania (6,2 milioni); Taiwan (5,6 milioni); Malesia (4,9 milioni); Filippine (4,8 milioni); Thailandia (4,4 milioni); India (3,8 milioni); Hong Kong (3,6 milioni); e l'Italia (3,4 milioni). Il prossimo weekend, il film debutterà in Russia, Vietnam, Trinidad, Perù e Venezuela per poi approdare in Giappone il 1° marzo e in Cina il 9.

Black Panther è diretto da Ryan Coogler (Creed) su sceneggiatura co-scritta insieme a Joe Robert Cole (The People v. O.J. Simpson: American Crime Story). Nel cast troviamo Chadwick Boseman (Captain America: Civil War), Michael B. Jordan (Creed), Lupita Nyong’o (12 anni schiavo), Danai Gurira (The Walking Dead), Martin Freeman (Lo Hobbit, Sherlock), Daniel Kaluuya (Sicario), Angela Bassett (American Horror Story), Forest Whitaker (Rogue One: A Star Wars Story, Il Maggiordomo), Andy Serkis (Avengers: Age of Ultron), Letitia Wright (Urban Hymn), Winston Duke (Person of Interest, Modern Family), Florence Kasumba (Captain America: Civil War), Sterling K. Brown (The People v. O.J. Simpson: American Crime Story) e John Kani (Captain America: Civil War).

(Via SHH)

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Pantera Nera e la Banda, recensione: Il cuore di Harlem

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L’apporto che Ta-Nehisi Coates sta dando a Pantera Nera si sta rivelando fondamentale. Noto giornalista portabandiera dei diritti degli afroamericani, lo sceneggiatore ha dato nuova linfa vitale al personaggio, conquistando il favore di pubblico e critica e catturando anche l’attenzione della stampa generalista, grazie a una serie intensa che affronta importanti tematiche sociali e politiche. La Marvel non poteva, dunque, chiedere di meglio in vista dell’uscita del film dedicato a T’Challa e ha così affidato allo scrittore altre testate spin-off della principale. Le cose, però, non sono andate per il meglio. Se Black Panther, infatti, procede spedita a gonfie vele, Black Panther: World of Wakanda e Black Panther and the Crew sono state invece chiuse dopo pochi numeri.

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Panini Comics ha raccolto ora i sei albi usciti di Black Panther and the Crew in un unico volume, sulla scia di quelli dedicati alla serie principale, nell’ormai classico formato cartonato soft-touch.
A giudicare dalla lettura, la chiusura della serie non è certo dovuta alla sua qualità che, lo diciamo da subito, è molto alta, paragonabile a quella di Black Panther. Qui Ta-Nehisi Coates, affiancato dalla poetessa e scrittrice Yona Harvey, mette in scena una vicenda dalle forti implicazioni politiche e sociali. Ezra Keith, storico attivista di Harlem - noto col nome di Lince - è stato assassinato mentre si trovava in custodia della polizia. La sua morte non è casuale e cela impensabili intrighi e misteri. Un gruppo di eroi, composto da Pantera Nera Tempesta, Luke Cage, Misty Knight e Manifold, si unirà gradualmente per indagare sulla faccenda.

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Il tema centrale della storia è quello dell’identità, dell’appartenenza, di una comunità viva da proteggere. Ogni albo sposa il punto di vista di uno dei protagonisti della “crew” e parte mostrandoci il passato di Ezra Keith per giungere al presente grazie a un filo conduttore che è quello della difesa dei diritti. Come 50 anni fa, infatti, la lotta è sempre continua e, nonostante siamo nel nuovo millennio, le diseguaglianze e le ingiustizie proseguono ancora. Chiaro è il riferimento ai tanti casi di cronaca americani a danno degli afroamericani.
A complicare la faccenda, gli autori aggiungono anche una polizia “robotica” privata che dovrebbe garantire maggiore equità di giudizio, tuttavia la sua priorità primaria è difendere gli interessi dei propri finanziatori e la stessa polizia mostra evidenti falle al suo interno. Anche Misty, le cui perplessità su quanto accaduto a Lince sono indicative, mette in scena un retro-pensiero complesso e sfaccettato. In generale, i personaggi mostrano punti di vista tali da garantire una panoramica completa e reale della società nonché della popolazione di Harlem.

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Il complesso intreccio narrativo mette insieme un gruppo di eroi diversi nei loro pensieri, ma uniti da Harlem, vero cuore e co-protagonista dell’intera vicenda.
La trama si conclude col sesto albo lasciando alcuni punti in sospeso ma concludendo, tuttavia, la vicenda portante. Quello che lascia è invece l’amaro in bocca per una serie partita in quarta e di cui avremmo voluto leggerne il proseguo.

Alle matite di Pantera Nera e la Banda troviamo il veterano Butch Guice che, col suo stile classico e solido e il suo tratto sottile, è autore di un’ottima prova, seppur mostra di tanto in tanto qualche sbavatura nella raffigurazione dei volti dei protagonisti.

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Black Panther dovrebbe superare i 100 milioni al debutto, lo spot del Super Bowl

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A tre settimane dall'uscita di Black Panther, THR riporta il film dovrebbe avere un'apertura fra i 100 e i 120 milioni al box office nordamericano. Questi numeri, se confermati, porterebbero Black Panther ad avere un esordio migliore rispetto all'ultimo debutto dei Marvel Studios, ovvero Doctor Strange che ha aperto a 85 milioni di dollari nel novembre del 2016. Il maggior incasso del mese di febbraio è Deadpool della Fox che ha incassato 132 milioni.

Di seguito, intanto, potete vedere lo spot del Super Bowl e un nuovo spot tv del film.

Black Panther sarà diretto da Ryan Coogler (Creed) su sceneggiatura co-scritta insieme a Joe Robert Cole (The People v. O.J. Simpson: American Crime Story). Nel cast troviamo Chadwick Boseman (Captain America: Civil War), Michael B. Jordan (Creed), Lupita Nyong’o (12 anni schiavo), Danai Gurira (The Walking Dead), Martin Freeman (Lo Hobbit, Sherlock), Daniel Kaluuya (Sicario), Angela Bassett (American Horror Story), Forest Whitaker (Rogue One: A Star Wars Story, Il Maggiordomo), Andy Serkis (Avengers: Age of Ultron), Letitia Wright (Urban Hymn), Winston Duke (Person of Interest, Modern Family), Florence Kasumba (Captain America: Civil War), Sterling K. Brown (The People v. O.J. Simpson: American Crime Story) e John Kani (Captain America: Civil War). Il film arriverà nelle sale americane il 16 febbraio 2018.

(Via SHH)

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