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Luca Tomassini

Luca Tomassini

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La rinascita di James Robinson, la recensione di Airboy

Ti chiami James Robinson, scrivi fumetti e hai attraversato gli anni '90 da protagonista con lavori acclamati dalla critica e apprezzati dal grande pubblico. Hai mietuto successi presso le tre grandi del fumetto americano: in casa DC, hai tenuto a battesimo un giovane Tim Sale sulle pagine di Legends of The Dark Knight, realizzando i testi della prima storia di un'artista giovane ma già eccelso che negli anni a seguire legherà il proprio nome al Cavaliere Oscuro. In rapida successione hai poi realizzato le tue opere più significative: The Golden Age, una rilettura avvincente e nostalgica delle icone del fumetto DC del periodo bellico, legando poi il suo nome al rilancio di Starman, che di quella schiera di giustizieri impegnati contro le forze dell'Asse era stato uno dei frontmen. Jack Knight, il nuovo e riluttante Uomo delle Stelle figlio dell'eroe degli anni '40, è il protagonista di una serie ispirata e al passo coi tempi che diventa uno dei simboli del decennio insieme a Sandman, Preacher e Transmetropolitan. Trovi il tempo di lasciare il segno anche in casa Marvel, dove realizzi un mirabile ciclo di Cable, graziato dal tratto kyrbiano di José Ladronn, e alla Image, con una straordinaria sequenza di episodi di WildC.A.T.S. che dimostra, già prima della celebrata di Alan Moore, che i personaggi creati da Jim Lee e soci sono più di semplici doppioni dei mutanti di casa Marvel ed è possibile costruirci intorno qualcosa di interessante. Un decennio di successi eppure il tuo nome non entra mai nella lista dell'aristocrazia dei fumettisti inglesi: Alan Moore, Neil Gaiman, Grant Morrison, Peter Milligan, Warren Ellis, Garth Ennis sembrano godere di una considerazione che a te sembra negata.

Poi, inevitabili, i primi passi falsi. Uno script deludente per la trasposizione cinematografica di League of Extraordinary Gentlemen, pallida versione per il grande schermo della  geniale serie di Moore e Kevin O'Neill contribuisce ad affossare la considerazione nei tuoi confronti da parte del pubblico. Da li in poi ne azzeccherai poche, con molte prove non convincenti. La tua vita somiglia ormai ai fumetti che scrivi: ad uno sguardo superficiale potranno apparire come semplici fumetti di supereroi, ma in realtà c'è un filo rosso che li unisce, ed è il passare del tempo. Non sembra essere un caso che ti abbiano scelto per sceneggiare il ciclo finale di Fantastic Four, che ha chiuso la serie dopo più di 50 anni di vita: come nel caso del Favoloso Quartetto, hai un futuro roseo alle spalle. Finché un giorno arriva una telefonata...

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Leggere Airboy è stata una sorpresa inaspettata, perché nonostante James Robinson sia un autore con un curriculum di tutto rispetto, le sue prove più convincenti sembravano appartenere ad un passato ormai remoto. L'autore di Starman confeziona una prova smagliante, che non sfigura rispetto alla sua produzione dei giorni migliori. Partendo dal reboot di Airboy, un personaggio degli anni '40 ormai caduto nel dimenticatoio, Robinson realizza invece un brillante esempio di opera metanarrativa, nella tradizione di un certo cinema cerebrale alla Spike Jonze (il cui Ladro di Orchidee viene citato dall'autore come influenza determinante) o, per arrivare a tempi più recenti, al Birdman di Alejandro Gonzalez Inarritu. Se quest'ultimo raccontava la crisi di un ex attore di successo tra allucinazioni e tentativi di rilancio, Airboy racconta la crisi di ispirazione dell'autore Robinson, simile per condizione al Barton Fink dell'omonimo film dei fratelli Coen, vincitore della Palma d'Oro al Festival di Cannes del 1991. È una seduta di psicanalisi autoprescrittasi dallo stesso Robinson, che qui si fa personaggio e protagonista della stessa vicenda, con sincerità e coraggio disarmante. Già il modo in cui si apre la storia desatura l'intera vicenda di ogni aspetto eroico e mitologico, anticipando alla perfezione il tono dissacrante di cui sarà infarcita: troviamo James Robinson nel bagno di casa sua, seduto sul water, intento a rispondere alla telefonata di Eric Stephenson, direttore editoriale della Image Comics. Stephenson vuole che Robinson curi il rilancio di Airboy, personaggio ormai dimenticato degli anni '40, un giovane aviatore che combatteva gli assi del Terzo Reich nei cieli d'Europa. Il personaggio aveva goduto di un certo successo negli anni dell'impegno bellico, salvo cadere nel dimenticatoio a guerra terminata.

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Una parabola molto simile a quella dello stesso Robinson, che vive una fase di ripiegamento in se stesso, tra un matrimonio in crisi e un bicchiere di whisky nel bar vicino casa. Neanche il nuovo incarico sembra riuscire a smuoverlo: questo “Airboy” proprio non lo ispira. Un suggerimento della moglie Jann lo scuote dal torpore: forse il coinvolgimento di un disegnatore lo potrebbe aiutare. La scelta cade su Greg Hinkle, penciler proveniente dalla scena indie. L'artista arriva a San Francisco, città d'adozione dello scrittore, e i due prendono un appartamento in affitto per mettersi al lavoro sul rilancio di Airboy, ma la pagina resta bianca. L'ispirazione latita e James, come un Virgilio in acido, decide di forzarla un po' spingendo se stesso e Greg attraverso una sequenza epica di eccessi, da far impallidire Una Notte da Leoni: alcool, droga, sesso e più chi ne ha più ne metta. Finché ai due, stremati dopo una notte brava, appare Airboy in persona ad ammonirli e a rimetterli in riga. Airboy! Ma come, non è un personaggio dei fumetti?  Il confine tra realtà e sogno comincerà improvvisamente a disfarsi quando l'aviatore trascinerà i due ricalcitranti creativi indietro nel tempo, per combattere insieme a lui la Germania nazista.

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Cronaca di una crisi di nervi e creativa, schietta e disarmante, sincera e oltraggiosa come la vita, Airboy segna il grande ritorno di James Robinson ai livelli a lui più consoni. Colpisce il grado di onestà con cui l'autore riesce a mostrarsi ai lettori, generando con essi un'empatia inedita nell'attuale panorama del fumetto americano mainstream. Si tratta di un'opera dalla fruibilità semplice ed immediata, che si presta però a molteplici letture: impregnata della consueta nostalgia per una golden age perduta e rimpianta, tipica nei lavori di Robinson, Airboy è però infarcita di una ironia sferzante e smitizzante, che mette alla berlina una certa attitudine a rifugiarsi nel passato per non affrontare un presente che, a guardarlo bene, tanto male non è. Se la vita è un viaggio si tratta solo di scegliere il compagno giusto, come in un buddy movie, e certamente Greg Hinkle risponde a questi requisiti. L'artista, finora sconosciuto al grande pubblico, è la vera rivelazione di Airboy: il suo tratto, cartoonesco senza sfociare mai nella parodia, è perfetto per illustrare le vicende allucinanti ordite dallo script di Robinson, grottesche ma profondamente umane. Straordinario anche l'uso che Hinkle fa del colore, a suggerire gli stati d'animo: monocromatico, con l'uso di retinature gialle, verdi e blu nelle scene “reali”, per poi passare a colori sgargianti nelle scene ambientate nel “mondo” di Airboy. Una sintesi tra testo e disegni tra le più riuscite degli ultimi anni, che speriamo di poter rivedere presto insieme al lavoro su un nuovo progetto. Nel frattempo, Airboy ci parla di morte e rinascita, di come toccare il fondo e risalire verso la luce. E, cosa più importante, lo fa con la forza e con la leggerezza di un sorriso.

Sharaz-de. Le mille e una notte di Sergio Toppi, la recensione

Desiderio, cupidigia. Saggezza, giustizia. I vizi e le virtù che muovono le vicende umane raccontate con fiabesco trasporto nella raccolta di novelle orientali conosciuta come Le Mille e una Notte, animano anche l’opera che Sergio Toppi trasse da quell’antico ciclo, Sharaz-De. Apparso per la prima volta sulla rivista Alter Alter a partire dal 1979 e più volte ristampato, il capolavoro del Maestro Toppi torna disponibile in una elegante versione cartonata grazie alle Edizioni Npe, prima uscita di una collana interamente dedicata ai lavori dell’artista milanese. Primo esempio di racconto-contenitore che da il via ad altri racconti, espediente narrativo che sarà ripreso in seguito in Occidente da Giovanni Boccaccio col Decameron, l’affresco de Le Mille e una Notte ha affascinato nei secoli scrittori e uomini di cultura come William Shakespeare, Luigi Pirandello, Jorge Luis Borges e Pier Paolo Pasolini e artisti come Gustave Doré e Marc Chagall ne hanno tradotto in immagini le novelle. Eppure nessuno di questi pur illustri predecessori legherà il suo nome a queste antiche fiabe come farà Sergio Toppi con la sua brillante reinterpretazione.

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L’artista milanese, conscio dell’impossibilità di riprendere l’intero corpus dell’opera originaria, seleziona alcune novelle dalla morale emblematica, mantenendone però la cornice narrativa: è la storia del re persiano Shariyar che, dopo aver scoperto che la moglie lo tradisce con un servo, si vendica condannandoli entrambi a morte per decapitazione. Poiché una storia simile era accaduta poco prima anche al fratello, il sovrano giura vendetta contro il genere femminile: viene annunciato che, per decreto regio, ogni sera una giovane donna della città sarà condotta nelle stanze del re per giacere con lui; all’indomani, al sorgere del sole, le verrà mozzata la testa. Comincia così una lunga serie di efferate esecuzioni, finché una fanciulla, Sharaz-De, decide di porre fine all’eccidio e di rischiare la sua stessa vita proponendosi come sposa. Durante la notte, la ragazza inizia a raccontare al re delle storie fantastiche, interrompendosi sul più bello e obbligando il re, ammaliato, a mantenerla in vita fino alla notte successiva per ascoltare il finale: l’espediente funziona, e la ragazza prosegue con i suoi racconti per molte e molte notti… Mille e una, appunto.

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Capolavoro della maturità artistica di Sergio Toppi, Sharaz-De è un'apologia della funzione salvifica del racconto: avere una storia da raccontare può salvare la vita, come nel caso della smaliziata protagonista, innalzata dalla propria fantasia e da una spiccata ars oratoria al di sopra della mediocrità del più potente degli uomini. Immaginazione che può ribaltare un destino già segnato, fantasia al potere. E l’atmosfera fiabesca non potrebbe conoscere miglior traduzione in immagini del tratto dell’artista milanese: i personaggi sembrano essere stati evocati dalla nebbia dei tempi, misteriosi ed arcani. A rafforzare la sensazione del lettore di essere stato trascinato in una dimensione da sogno, quasi onirica, contribuisce la scelta stilistica di costruire la tavola verticalmente, rompendo la tradizione del fumetto italiano che vede la classica divisione in griglie orizzontali della pagina: se si parlasse di cinema la definiremmo una scelta di montaggio, cosicché le figure ritratte nella loro interezza e non tagliate da un’inquadratura a piano americano comunicano solennità e importanza, i primi piani contribuiscono a descrivere lo stato d’animo dei personaggi con profondità quasi espressionista, mentre l’uso ricorrente della splash page aumenta esponenzialmente la spettacolarità dell’opera.

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E poi c’è il tratto inimitabile di Toppi, una ragnatela fitta di linee che si incontrano per costruire espressioni eloquenti, sguardi enigmatici, indumenti, anelli, orecchini, monili, pugnali, scudi, copricapi ritratti con cura maniacale per il dettaglio, popolando la tavola di immagini che, come sottolineato da Vincenzo Mollica in una sua felice definizione, sono insieme pittura e scultura. Figure che si liberano dalla costrizione bidimensionale della pagina, tanto che il lettore ha quasi la sensazione di poterle toccare. Definire Toppi semplicemente un “fumettista” appare, con tutto il rispetto, limitante: si rimane estasiati di fronte alle sue tavole che, come rimarcato da Luca Raffaelli, sembrano essere le incisioni di un ebanista, suggestivi bassorilievi che ammoniscono il lettore sui vizi degli esseri umani che, a dispetto del passare dei secoli, restano immutati.

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Del tutto personale è anche la scelta nella realizzazione dello scenario in cui si muovono i personaggi: allontandosi dal tradizionale cliché di un oriente fastoso fatto di oasi e palazzi sfarzosi, l’artista ci propone lande deserte, brulle, fatte di rocce, dirupi, e popolate da rettili e serpi. Natura matrigna, l’avrebbe definita Leopardi, paesaggio dell’anima. Uno stile controcorrente che ha fatto scuola, anche in ambiti diversissimi: è impossibile non scorgere echi di Toppi nell’opera di Walter Simonson e in particolare nella sua gestione di Thor (si vedano alcuni scenari asgardiani e gli ornamenti delle donne), mentre l’ammirazione per il Maestro attraversa tutta l’opera di Frank Miller a partire da Ronin. È quindi un bene che i lavori di Toppi possano essere messi a disposizione di una nuova generazione, in un’edizione di pregio: il volume delle Edizioni Npe ha il merito di proporre l’opera dell’autore in un formato “gigante”, capace di esaltare le spettacolari tavole dell’artista e di far cogliere al lettore tutta la ricchezza iconografica di cui sono intrise. E così i re, le cortigiane, gli stregoni, i demoni, gli eroi, i lestofanti di Sergio Toppi continueranno a vivere, ammonendoci con sguardo severo tratteggiato in un sublime bianco e nero e raccontandoci storie ancestrali di vizi e virtù, sconfitta e redenzione.

 

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Direttamente dal piccolo schermo arrivano le nuove avventure di Flash e di Green Arrow, riunite da RW Lion in un nuovo quindicinale. Era solo questione di tempo, considerato il successo di pubblico che da anni arride alle serie tv con protagonisti il Velocista Scarlatto e l’Arciere di Smeraldo, che la casa editrice che ne detiene i diritti per l’Italia li riunisse in un unico periodico, aggiungendo come comprimario uno stimato collega della Justice League, Aquaman. Occasione d’oro fornita dal lancio dell’operazione Rinascita, che da questo mese investe le pubblicazioni dell’editore. La testata di Flash, in particolare, sarà cruciale nelle trame legate a Rebirth, com’era intuibile già dallo speciale Universo DC: Rinascita che ha inaugurato l’evento.

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Su quelle pagine avevamo assistito al ritorno del Wally West originale, di cui tutti si erano dimenticati durante gli anni del New 52, e alla sua riunione col mentore Barry Allen, Flash. Wally aveva svelato a Barry le vera natura del mondo nel quale vivono ora e gli aveva rivelato l’esistenza di una forza quasi onnipotente che gli eroi, prima o poi, avrebbero dovuto affrontare. La serie dedicata a Flash procede quindi su un doppio binario, col Velocista di Central City impegnato sia nel risolvere il mistero del responsabile del sovvertimento della realtà, unendo i suoi sforzi con quelli di Batman, sia nella sua vita quotidiana come giustiziere e come poliziotto della scientifica nei panni di Barry Allen. Scoprirà sulla sua pelle che essere l’uomo più veloce del mondo non gli consente comunque di essere onnipresente e di non poter intervenire in ogni crisi, costringendolo a rivedere la sua agenda. Il nuovo corso di Flash si presenta subito molto godibile grazie alla verve dei testi di Joshua Williamson, messosi in luce alla Image con brillanti serie di propria creazione come Ghosted e Nailbiter, qui al suo primo incarico importante per una icona dei comics. Williamson è un talento su cui la DC conta molto, tanto da affidargli i testi dell’imminente evento Justice League VS. Suicide Squad. Il comparto grafico ci rende particolarmente orgogliosi, perché troviamo all’opera l’italianissimo Carmine Di Giandomenico, alle prese con un personaggio ed una serie che sembra nato per disegnare: il suo tratto dinamico e saettante, che coniuga velocità e cura dei dettagli nello stesso tempo, è ideale per rendere il moto perpetuo del Velocista Scarlatto, creando un sodalizio perfetto di cui vogliamo vedere ancora molte pagine.

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È tempo di Rinascita anche per Green Arrow, qui alle prese con un losco traffico di esseri umani, che fermerà con l’aiuto di quello che, in una vita precedente, era il suo grande amore: Dinah Lance, Black Canary. Lo sceneggiatore Benjamin Percy recupera atmosfere e caratterizzazione del periodo pre-New 52 di Freccia Verde, sicuramente uno dei personaggi DC più penalizzati dal reboot del 2011. Percy si sofferma brillantemente sulla doppia natura di Oliver Queen, l’ambigua dicotomia di un ricco industriale che di notte veste i panni di un autodefinitosi “guerriero della giustizia sociale”. Ma il ritorno più gradito è sicuramente quello di Black Canary, l’altra metà del cielo di Green Arrow, resa graficamente deliziosa dalla matita affilata del nuovo arrivato Otto Schmidt, una felice scoperta che impreziosisce le pagine dedicate all’Arciere di Smeraldo.

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Concludono l’offerta a fumetti del quindicinale le nuove avventure di Aquaman, firmate per i testi dal veterano Dan Abnett. Ritroviamo Arthur Curry, il riluttante sovrano di Atlantide, cercare una via diplomatica ai rapporti sempre più tesi tra il suo popolo e quello della terra ferma. Non aiuteranno la situazione l’assalto di un comando di terroristi atlantidei e, soprattutto, il ritorno della sua classica nemesi, Black Manta. La serie, almeno in queste prime due uscite, non sembra alzarsi sopra la media generale, e i disegni convenzionali di Scot Eaton, Oscar Jimenez e Brad Walker non aiutano certamente, provocando un lieve calo nella qualità generale dell’albo. Ciò nonostante, Flash è un quindicinale che può ben figurare nella lista della spesa da portare in fumetteria.

 

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Se il parziale fallimento dell’iniziativa New 52 ha reso necessario un cambio di rotta nella linea editoriale della DC Comics, il discorso non era applicabile alle testate della Bat-Family, in particolare alla serie ammiraglia, Batman. Graziata dal fortunato ciclo di Scott Snyder e Greg Capullo, giustamente considerato una delle migliori versioni del Cavaliere Oscuro nella sua lunga storia, la testata ha sempre veleggiato ai primi posti delle classifiche di vendita e degli indici di gradimento della stampa specializzata. L’editor Mark Doyle si è trovato quindi alle prese con un problema non da poco al momento di allestire, per il rilancio della serie all’interno del brand DC Rebirth, un team creativo che fosse all’altezza del precedente. Si trattava di sopravvivere a se stessi e, se possibile, fare ancora di meglio. Cosa fare, dunque?

Tanto per cominciare si va a bussare a casa dello scrittore rivelazione dell’anno e si chiede la sua disponibilità a gestire le sorti del più grande personaggio del comicdom americano. I testi di Batman sono stati affidati infatti a Tom King, messosi in luce lo scorso anno alla DC con una avvincente maxiserie dedicata agli Omega Men e definitivamente esploso in casa Marvel con The Vision, brillante serie dedicata all’androide degli Avengers, inedita sintesi tra la tradizione del melodramma americano alla Douglas Sirk, Sam Mendes e Todd Haynes, fantascienza e fumetto di supereroi, un lavoro di qualità eccelsa che ha convinto la DC a riportarlo a casa con un contratto di esclusiva. Come sono dunque questi primi episodi del nuovo corso del Crociato Incappucciato e della sua famiglia, contenuti nello sfavillante quindicinale targato RW Lion? Se era lecito temere il confronto con l’ottimo lavoro di Snyder, il timore può ritenersi dissolto.

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Nella prima storia contenuta nel numero 1 del quindicinale, lo speciale Batman Rebirth, King è co-autore dei testi proprio con Snyder, il suo celebrato predecessore. Lo speciale prepara la scena per le storie a venire ed è un perfetto starting point per nuovi lettori. I due scrittori si concentrano sui rapporti tra il Cavaliere Oscuro e la sua “famiglia” di collaboratori, tra cui gli immancabili Alfred Pennyworth e Lucius Fox, e il nuovo arrivato Duke Thomas, ragazzo per il quale Bruce ha preparato qualcosa di più interessante che un futuro come ennesimo Robin. La storia successiva è il debutto da solista di King, un action-thriller alla Die-Hard che segna subito un distacco dalle atmosfere più oscure di Snyder e lascia il cuore in gola al lettore per il ritmo sfrenato. Tutta la sequenza dello sventato disastro aereo da parte di Batman è da cardiopalma ed è magistralmente supportata dalle potenti matite di un David Finch in grandissimo spolvero, rude ed efficace come nei migliori momenti della sua carriera. L’artista è alla sua seconda prova sul Crociato di Gotham dopo il non esaltante ciclo di Batman The Dark Knight di qualche anno fa ma stavolta sembra aver preso le misure al personaggio e alle atmosfere, grazie anche alle chine di Matt Banning, Danny Miki e al solito, ispirato lavoro di Jordie Bellaire ai colori. Considerato che Finch si alternerà alle matite di Batman con Mikael Janin, reduce da un bel ciclo di Grayson proprio in coppia con King e autore della storia di apertura, il comparto grafico della serie sembra essere stato messo decisamente in sicurezza.

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A seguire troviamo invece l’apertura del nuovo ciclo di Detective Comics, la testata che nel 1939 vide il debutto del Cavaliere Oscuro e che si avvia al glorioso traguardo del millesimo numero. Curata da James Tynion IV per i testi e da Eddy Barrows per i disegni, la serie vede Batman reclutare un team formato da Batwoman, Red Robin, Spoiler, Clayface e Orphan per affrontare la minaccia di una misteriosa milizia che spia di nascosto i vigilianti di Gotham e che ha attaccato a sorpresa Azrael, quasi uccidendolo. La serie è interessante perché esplora le dinamiche tra Batman e un’ampia fetta della sua famiglia di collaboratori, proponendoci un Cavaliere Oscuro leader di un team come non accadeva dai tempi di Batman & The Outsiders. Da segnalare l’ottimo lavoro di Barrows, già autore di un bel ciclo di Nightwing ai tempi del debutto del New 52, artista dal tratto plastico che meriterebbe più considerazione. E proprio con Nightwing, che dal secondo numero riprende quel posto da comprimario che già era stato suo ai tempi del mensile pre-Rebirth, si chiude l’offerta di serie proposta da RW per questo quindicinale.

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Curata da Tim Seeley per i testi e dalle matite morbide di Yanick Paquette, Nightwing Rebirth riporta Dick Grayson a Gotham dopo il periodo passato come infiltrato nell’organizzazione terroristica Spyral. L’uomo che è stato anche Robin, Batman, Agente 33 tornerà al passato, riabbracciando il suo ruolo di Nightwing per affrontare la minaccia del Parlamento dei Gufi, circolo formato da un’élite segreta che lo ha sfidato.
Anche sotto l’ombrello dell’iniziativa Rinascita, la qualità di Batman rimane fuori discussione rendendolo l’appuntamento obbligato della checklist di ogni lettore di fumetti che si rispetti.

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