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Il Canto dei Dannati, recensione: Il sermone oscuro

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Il Canto dei Dannati è un graphic poem dello scrittore e insegnante Jason Forbus. Edito da Ali Ribelli, piccolo editore indipendente nato come fanzine letteraria (ma che è aperta alle arti visive e alla musica), si è evoluto poi grazie al web e alle sue enormi potenzialità. L’idea di Forbus era quella di creare un collettivo artistico che condividesse opere letterarie qualitativamente di un certo livello e che fosse aperta a collaborazioni internazionali. A questo progetto si unirono due artisti russi Boris e Daria Sokolovsky, ovvero i Theoretical Part, che sono anche gli illustratori de Il Canto dei Dannati.
La poesia è oscura e decadente, ricorda molto Charles Baudelaire ed Edgar Allan Poe, mentre per lo scenario apocalittico in chiave profetica si avvicina all’immaginario di William Blake. Con Poe in particolare ha in comune nella sua La maschera della morte rossa il concetto di attraversamento (il palazzo e le stanze) e di stupore, nel comprendere che un’entità di cui si credeva l’esistenza, alla fine non c’è (la maschera nel caso di Poe e il padrone nel caso di Forbus).

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Il poema racconta la storia di un uomo che una volta morto si ritrova al cospetto del corvo, guardiano della casa del “Padrone”, che lo invita ad entrare. Lungo i corridoi di ossa e stanze con risa di donne, la festa è iniziata. Arrivati alla stanza principale, quella del “Padrone”, e una volta inchinati ad esso, la scoperta che egli non esiste, non è mai esistito, fa cadere a pezzi l’intero palazzo. Immaginario archetipico e simbolismo di schiavitù sono i temi chiave del racconto. La metafora narrata è quella del come siamo schiavi di un qualcosa che non esiste, imprigionati in stanze di apparente felicità. Qualcuno potrebbe cadere nell’errore di attribuzione di un testo polisemico quando invece l’interpretazione sfaccettata è solo una questione di sensibilità. Sintetizzando: il lettore interpreta magari in maniera diametralmente opposta ma non è una poesia polisemica (che difficilmente si incontra).

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Rispetto a una narrazione in prosa o di un fumetto, dove fondamentalmente l’intentio lectoris e l’intentio operis possono essere (ma spesso non accade) differenziate, nella poesia il confine è più labile ma di certo non sovrapponibile. Questo permette al graphic poem di avere maggiori libertà illustrative, potendosi basare meno sulle direttive dello sceneggiatore e soprattutto sull’interpretazione da parte del disegnatore e ai suggerimenti di chi ha scritto il testo. Ne Il Canto dei Dannati c’è una componente favorevole che ha essenzialmente aiutato, ovvero la struttura in terzine che ha permesso ai due illustratori di poter comporre la strutturazione visiva ideale per il disegno dei versi. Ogni immagine evoca perfettamente lo stile dark su cui poggia il poema, esprimendo con più libertà la visione del verso amplificandone il significato e l’emozione. I riferimenti al folklore russo e celtico sono molto forti con richiami, per quanto riguarda l’edificio e le stanze, alla geometria sacra. Alcune immagini stilisticamente rievocano Berserk di Kentaro Miura e hanno in comune anche un certo immaginario gotico ed esoterico. Lo stesso apparato immaginativo e simbolico è ritrovabile in Hellboy di Mike Mignola ma in questo caso solo concettualmente e non per tratto.

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L’opera insomma essendo chiaramente un libro illustrato (illustrated book), cioè un libro dove il testo è preesistente alla creazione delle immagini e queste ultime contribuiscono a creare valore interpretativo aggiunto, arriva quasi ad essere un albo illustrato (picturebook), ovvero un libro dove il significato della storia è creato e viene trasmesso dall’interazione tra immagini e testo.
Il Canto dei Dannati è un’opera interessante e ben strutturata, dove l’estetica e il contenuto si fondono per raccontare come l’uomo moderno sia schiavo di un padrone che egli stesso ha generato. Un padrone inesistente che ci sottomette rendendoci dipendenti grazie a gioie fittizie.

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