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Spider-Man Collection - Le Graphic Novel, recensione: il Ragno d'autore in un unico volume

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Il 1982 è un anno segnato da avvenimenti importanti per la cultura pop: al cinema escono pellicole destinate a diventare dei classici come E.T. – L’Extraterrestre di Steven Spielberg, Blade Runner di Ridley Scott e Conan Il Barbaro di John Milius. Esce Thriller di Micheal Jackson, che diventerà l’album più venduto della storia della musica. Ed è in quel fatidico anno che comincia la commercializzazione del mitico Commodore 64 e dei primi lettori Compact – Disc, che nel giro di pochi anni sostituiranno i vinili. Ma il 1982 è uno spartiacque anche nella storia del fumetto americano e della Marvel in particolare, grazie all’uscita del primo graphic novel della casa editrice, pensata per il circuito delle librerie specializzate: La Morte di Capitan Marvel di Jim Starlin. Il commovente racconto degli ultimi giorni di vita del Capitano Mar-Vell dell’impero Kree inaugurò infatti una collana longeva, completamente differente per ambizione a quanto pubblicato in precedenza dall’editore di Park Avenue South.

La gestazione di questa iniziativa editoriale fu lunga e laboriosa: Jim Shooter, il vulcanico editor-in-chief della Casa delle Idee, ne coltivava l’idea già dal 1979, dopo aver scoperto che i dati di vendita delle neonate fumetterie ormai erano in grado di rivaleggiare, se non superare, quelli delle edicole, il mercato tradizionale a cui la Marvel si rivolgeva pressoché in esclusiva fin dalla sua nascita. Altro fattore determinante che contribuì alla nascita dei graphic novel marvelliani fu l’influenza che il fumetto europeo cominciò ad esercitare sui creativi statunitensi, grazie soprattutto ad Heavy Metal, la rivista che pubblicava in USA opere di maestri del vecchio continente come Moebius, Enki Bilal, Caza, Philippe Druillet e Milo Manara, molte delle quali erano apparse precedentemente sulla prestigiosa Métal Hurlant. Si cominciò così a spargere la convinzione, tra gli editori di fumetti a stelle strisce, che il terreno per pubblicazioni più sofisticate degli usuali albetti usa e getta, stampati sulla famigerata carta da quotidiano newsprint, era ormai fertile. Shooter volle che i graphic novel griffati Marvel venissero pubblicate in un formato lussuoso, che ricordasse gli album delle bandes dessinées francesi, e che fossero stampati, per la prima volta nella storia della casa editrice, su carta patinata.

Offrendo un controllo creativo agli autori inusuale per la casa editrice, la collana Marvel Graphic Novel ospitò capolavori che sarebbero rimaste nella storia della Nona Arte, come la sopramenzionata Morte di Capitan Marvel, l’intensa X-Men: Dio Ama, L’Uomo Uccide di Chris Claremont e Brent Anderson e la sperimentale Daredevil: Amore & Guerra di Frank Miller e Bill Sienkiewicz; preludi a serie regolari di grande successo come New Mutants di Chris Claremont e Bob McLeod e Sensational She-Hulk di John Byrne; progetti originali come Raven Banner: A Tale of Asgard di Alan Zelenetz e Charles Vess e gemme dimenticate che meritano una riscoperta come Doctor Strange: Into Shamballa di Jean-Marc DeMatteis e Dan Green. Tra i personaggi Marvel ospitati nella collana, non poteva mancare ovviamente il simbolo dell’azienda, l’amichevole Uomo Ragno di quartiere che fu protagonista di ben 4 graphic novel tra il 1986 e il 1992: in ordine di pubblicazione, Hooky – Assenza Ingiustificata di Susan K. Putney e Bernie Wrightson, Vite Parallele di Gerry Conway e Alex Saviuk, Spiriti della Terra di Charles Vess e Fear Itself – La Paura Stessa di Stan Lee, Gerry Conway e Ross Andru. Queste quattro opere vengono riproposte in volume da Panini Comics nel decimo volume della Spider-Man Collection e si tratta di una iniziativa necessaria e graditissima, trattandosi di materiale che non veniva ristampato nel nostro paese da più di vent’anni. Dobbiamo infatti risalire ai primissimi anni ’90 e alla cosiddetta “Silver Age” delle pubblicazioni Marvel nel nostro paese, il periodo in cui i supereroi stavano tornando prepotentemente nelle edicole italiane dopo gli anni di buio dovuto alla chiusura dell’ Editoriale Corno. Come i lettori di allora nostalgicamente ricorderanno, ai consueti mensili e quindicinali formato comic book si affiancarono riviste dal taglio più autoriale che proponevano, appunto, i graphic novel Marvel serializzati in più numeri: era il caso di riviste gloriose come All American Comics della Comic Art e Super Comics della Max Bunker Press, nonché di collane come Play Special della Play Press che presero per mano una generazione di adolescenti amanti dei classici supereroi e li portarono in territori altrettanto familiari, sebbene attraversati da ambizioni artistiche più elevate. Hooky venne pubblicata a puntate su All American Comics, Vite Parallele venne serializzata su Super Comics così come Spiriti della Terra, che poi venne ristampata pochi anni anni dopo in una soluzione unica su Play Special. La Paura stessa, invece, sarebbe stata pubblicata solo anni più tardi sul quindicinale dell’Uomo Ragno.
Benché l’intero lotto dei graphic novel ragneschi desti elementi d’interesse, è possibile suddividerlo in due coppie: mentre Vite Parallele e La Paura Stessa sono caratterizzati da una narrazione più convenzionale, simile a quella che era possibile ritrovare nelle testate mensili del Tessiragnatele dell’epoca, Hooky e Spiriti della Terra costituiscono invece delle eccezionali prove d’autore.

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Come il titolo suggerisce, Vite parallele è la narrazione di due esistenze, quelle di Peter Parker e di Mary Jane Watson, che si sono svolte a poca distanza una dall’altra e che hanno dovuto attendere anni per arrivare al fatidico incontro. Ripercorriamo le vicende che hanno portato alla nascita di Spider-Man e l’infanzia problematica di Mary Jane, raccontate con un montaggio alternato dai due protagonisti. Gerry Conway, sceneggiatore storico di Amazing Spider-Man e responsabile della morte di Gwen Stacy, si ricollega alla gestione di Tom DeFalco di pochi anni prima, dove era stato rivelato che Mary Jane aveva scoperto per caso che Peter era l’Uomo Ragno già prima di conoscerlo, e questo era il motivo per cui aveva cercato di  evitare per anni l’incontro combinato dalle reciproche zie. Il graphic novel è sostanzialmente un riepilogo di tre decadi di avventure ragnesche, fino al celebre matrimonio tra i due che, all’epoca dell’uscita di questa storia, era ancora fresco: nessuno avrebbe immaginato allora che l’evento, che ebbe anche una certa risonanza mediatica, sarebbe stato cancellato dalla continuity vent’anni dopo con la saga One More Day. Vite parallele è una piacevole passeggiata sul viale dei ricordi, anche se la prosa di Conway potrebbe risultare oggi troppo didascalica. La parte artistica è a cura di Alex Saviuk, all’epoca titolare della terza testata dedicata all’Uomo Ragno, Web Of Spider-Man. Saviuk ebbe l’ingrato destino di disegnare il Ragno nello stesso periodo in cui, sulle altre due testate gemelle, erano in corso delle run amatissime dai lettori: su Amazing stava esplodendo il talento rivoluzionario di Todd McFarlane, mentre su Spectacular il veterano Sal Buscema stava realizzando uno dei suoi lavori migliori. L’artista non godette della stessa considerazione dei due colleghi, eppure con Vite Parallele realizzò probabilmente la prova migliore della sua carriera, con uno stile piacevolmente classico che omaggiava il grande John Romita.

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La Paura Stessa vede nuovamente Gerry Conway ai testi, impegnato a sceneggiare un soggetto di Stan Lee in persona. L’Uomo Ragno viene affiancato dalla sua occasionale alleata Silver Sable, la spia della fittizia nazione dell’Est Europa Symkaria, per affrontare una minaccia che affonda le sue radici negli ultimi giorni della Germania Nazista. Si tratta probabilmente dell’episodio meno riuscito tra quelli contenuti nel volume, che si fa comunque notare per le matite di Ross Andru, disegnatore di un lungo ciclo di Amazing negli anni ’70, e qui al suo ultimo lavoro prima della sua scomparsa. Per i lettori di vecchia data sarà un piacere ritrovare il tratto nervoso di Andru, e il suo Spider-Man dinoccolato e dinamico protagonista di saghe leggendarie come l’originale Saga del Clone.

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Arriviamo finalmente alle due opere che alzano esponenzialmente il livello qualitativo del volume. Hooky-Assenza ingiustificata, ha l’onore di essere stato il primo graphic novel dedicato all’Uomo Ragno e presenta un team creativo di tutto rispetto: i testi sono di Susan K. Putney, scrittrice di fantascienza nota per le sue collaborazioni col più conosciuto Dean R. Koontz, mentre il comparto visivo è curato dal maestro dell’horror a fumetti in persona, purtroppo recentemente scomparso, Bernie Wrightson. La storia, che è una bizzarra commistione tra “novella di formazione”, fantasy e horror, propone un’ambientazione del tutto insolita per il Tessiragnatele. Peter viene infatti trascinato in un'altra dimensione da una giovane maga che chiede il suo aiuto: la ragazza è infatti la figlia di uno stregone malvagio, un tiranno che aveva terrorizzato il suo regno. Sconfitto dai suoi oppositori, prima di morire aveva gettato un incantesimo sulla figlia per salvarla dai suoi nemici: la giovane sarebbe rimasta per sempre una fanciulla, in modo da non rappresentare una minaccia e non rendere necessaria la sua morte. Oppure è tutta un’ illusione, creata ad arte per evitare di affrontare i dolori della crescita? Hooky si inserisce nel filone di storie fantasy che in quegli anni raccontavano, sotto forma di fiaba, la difficoltà di crescere e inserirsi nel mondo degli adulti senza perdere la magia dell’infanzia: basti pensare a classici del cinema di quel periodo come La Storia Infinita e Labyrinth. Il graphic novel passò comunque alla storia per il superbo lavoro di Wrightson ai disegni: il creatore grafico di Swamp Thing si sbizzarrì nel realizzare una carrellata di mostruosità terrificanti inedita per un fumetto mainstream, tra insetti enormi, blatte che si tramutano in giganti deformi, larve, vermi e draghi sputafuco, in un tripudio di mutazioni, baccelli e bubboni che farebbero impallidire classici del cinema horror di quegli anni come La Cosa, Aliens e La Mosca.

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Se Hooky aveva gettato il Tessiragnatele di quartiere in un contesto per lui del tutto inconsueto, altrettanto inedito è lo scenario allestito da Charles Vess per Spiriti della Terra, il lavoro più raffinato contenuto nel volume. Al centro della storia c’è il viaggio dei coniugi Parker in Scozia, nell’affascinante regione delle Highlands, per conoscere una lontana parente di Mary Jane, che le ha lasciato in eredità la sua proprietà. Ma, appena arrivati, i Parker devono fare i conti con strane apparizioni di fantasmi che terrorizzano la popolazione locale. Inutile dire che Peter dovrà presto indossare i panni dell’Uomo Ragno per investigare, anche se la brughiera e le Highlands si riveleranno essere un habitat ostile ad un arrampicamuri di città. Tra apparizioni di fate, folletti, demoni e altri mostri del folklore locale, Peter scoprirà una cospirazione che coinvolge anche una famigerata loggia ben nota ai lettori delle serie mutanti. Se la storia è assolutamente coinvolgente, ibrido tra supereroi e giallo alla Mastino dei Baskerville, sono le straordinarie tavole dell’artista a blandire la pupilla del lettore, grazie ai suoi pennelli incantati. Vess, che era rimasto affascinato da un viaggio nelle Highlands compiuto pochi anni prima, riesce a restituire al lettore tutta la suggestione ed il mistero di quelle terre, tra nebbia, castelli diroccati, apparizioni spettrali e la brughiera spazzata dal vento. Ogni pagina è un dipinto memorabile, uno sfoggio di classe sopraffina da parte di un autore che negli anni successivi inizierà una fruttuosa collaborazione con Neil Gaiman su capolavori come Sandman, The Books Of Magic e Stardust. Un ulteriore motivo che ci spinge a consigliare caldamente l’acquisto di questo volume, soprattutto ai nuovi lettori che vorranno fare la conoscenza di un inconsueto, ma comunque stupefacente, “Ragno d’autore”.

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Michelinie, Larsen e il ritorno dei Sinistri Sei, la recensione di Spider-Man Collection 4

Nella collana da libreria Spider-Man Collection in cui Panini Comics alterna il ciclo di J. M. Straczynski ad altre saghe, troviamo la recente proposta Il ritorno dei Sinistri Sei che raccoglie i numeri di The Amazing Spider-Man 334/339 del 1990.
Scritta da David Michelinie e disegnata da Erik Larsen, la storia riporta in scena il famigerato gruppo di nemici apparso per la prima (ed allora unica) volta nel celebre primo Annual della testata e uscito nel 1964 per i testi di Stan Lee e i disegni di Steve Ditko (autore, quest’ultimo, anche della trama). E ritorno non poteva avvenire in un momento migliore in quanto Larsen in quel momento, e Todd McFarlane prima, proponevano uno Spider-Man che graficamente pescava a piene mani dalla versione di Ditko, naturalmente aggiornandola e rendendola contemporanea allo stile di fine anni '80, portando dunque il personaggio a un'interpretazione stilistica più simile a quella delle origini che si era persa dall'arrivo di John Romita Sr..

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Con l’uscita della testata Spider-Man nel gennaio del 1990, McFarlane aveva lasciato Amazing per affrontare questa nuova avvenuta come autore unico delle avventure dell’Uomo Ragno. Già in passato, Larsen, aveva sostituito su Amazing l’amico Todd (con il quale fonderà, due anni dopo, la Image Comics e con cui collabora tutt’oggi) alle matite nel periodo estivo in cui la serie diventava quindicinale. Lo stile dei due fumettisti era molto simile e Larsen aveva un dono raro, ovvero la rapidità esecutiva, che gli consentiva di sfornare tranquillamente due tavole al giorno e dunque due albi al mese. In poche parole, era l’erede perfetto per sostituire McFarlarne che aveva contribuito non poco al successo di vendite Marvel (e di Spider-Man) in quel periodo. Indubbiamente, i personaggi grandi e spesso in primo piano e l’assenza frequente di sfondi, contribuivano a questa rapidità; tuttavia le sue tavole risultano sempre dinamiche e costruite con gran mestiere, così come la capacità recitativa dei protagonisti risulta sempre convincente. Inoltre, il richiamo stilistico a Ditko non solo nelle movenze ragnesche di Spider-Man, ma anche nei volti e negli sguardi dei personaggi, è decisamente apprezzabile.

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Riguardo la trama, David Michelinie mette al centro degli eventi il Doctor Octopus che contatta i vari “colleghi” dei Sinistri sei, ovvero un costretto Uomo Sabbia (che in quel periodo rigava dritto), l’Avvoltoio, Electro, Mysterio e Hobgoblin (che sostituisce Kraven). La storia, che si dipana in sei albi, mantiene la tipica struttura episodica dell’epoca con tanto di titolo diverso per ogni albo, frazionando dunque la narrazione: Spider-Man si troverà, comunque, ad affrontare singolarmente i vari nemici, per poi trovarseli contro tutti insieme solo negli ultimi 2 albi.
Il motivo per cui Doc Ock vuole riunire il gruppo fa tanto film di fantascienza di serie b: sabotare il lancio di un satellite da parte della Cordco, il cui obiettivo è individuare i flussi di forza per poi sfruttarli in campo energetico, per diffondere un veleno mortale e minacciare le nazioni della Terra e ottenere così il dominio del mondo. Peter Parker in questo periodo alterna il lavoro al Daily Bugle con quello di assistente di laboratorio e dottorando all’Empire State University, ovvero proprio la sede dove avverrà il lancio.

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L’intreccio narrativo principale non si dimostra particolarmente fitto e sofisticato, procede anzi in maniera semplice e piuttosto frammentaria e non senza qualche ingenuità tipica dell’epoca (possibile Spider-Man si trovi sempre al posto giusto e al momento giusto?). Ad aggiungere interesse sono invece le due trame secondarie che valorizzano l’intreccio soap-operistico tipico della serie con Zia May costretta a dire addio all’amato Nathan dopo una tragica fine, e Mary-Jane (sposata con Peter in questo periodo), impegnata come attrice da telenovela e alle prese con un inseguitore molesto nonché violento.

Il ritorno dei Sinistri Sei, nell’edizione cartonata Spider-Man Collection, è una lettura leggera e divertente, ottimo rappresentante di quello che erano i fumetti Marvel a inizio anni ’90 e per questo rivolta tanto a chi ha seguito la saga all’epoca negli albetti e ha piacere di rileggerla in una nuova veste, sia ai lettori più giovani che magari in quel periodo non erano ancora nati.

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Spider-Man Collection 2: Notti Oscure

La presenza di Frank Miller in qualità di ospite d’onore alla recente kermesse di Lucca Comics ha avuto come piacevole conseguenza quella di spingere molti editori che avevano nel proprio catalogo lavori firmati dal genio del Maryland a proporre ristampe delle sue opere: in alcuni casi si è trattato di vere e proprie chicche, molte delle quali assenti da tempo dagli scaffali delle librerie italiane se non addirittura inedite. Due volumi in particolare, Universo DC di Frank Miller edito da RW Lion e Spider-Man Collection: Notti Oscure pubblicato da Panini Comics, riportano le lancette del tempo indietro di quasi 40 anni, ai tempi delle prime prove di Miller presso DC e Marvel. Per quanto il volume della RW contenga la prima storia in cui Frank viene accreditato, un breve racconto di guerra pubblicato su Weird War Tales per il quale realizza le matite dal quale, in tutta sincerità, nulla traspare del talento rivoluzionario che sfoggerà nelle opere successive (anche a causa delle pesanti e mortificanti chine di Danny Bulanadi), è il volume della Panini a rappresentare una più esauriente testimonianza di un’evoluzione artistica che porterà il giovane Miller, in un paio d’anni, a diventare la stella assoluta del fumetto a stelle e strisce.

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Dopo il debutto alla DC (anche se una prima storia era già stata pubblicata, seppure non accreditata, su Twilight Zone della Gold Key), Miller finisce sul taccuino di Jim Shooter, il vulcanico editor in chief della Marvel tra la fine degli anni ’70 e i primi ’80. Shooter è alla ricerca di nuovi talenti che possano infondere rinnovata linfa vitale alla casa editrice, e sta puntando forte su una nuova generazione di giovani autori come Chris Claremont e John Byrne che, messi a lavorare su una serie come Uncanny X-Men che fino a quel punto era stata una “cenerentola” del parco testate Marvel, la trasformeranno nel più grande successo commerciale della casa editrice fino all’alba del nuovo millennio. Miller ricorderà sempre con piacere il suo primo periodo marvelliano, tra vivaci riunioni di redazione, il mitico “Bullpen” dove si potevano incontrare gli altri colleghi e mostrarsi tavole a vicenda, e i preziosi consigli di veterani del calibro di John Romita Sr., John Buscema e Marie Severin. A Miller viene assegnato un annual di Incredible Hulk su testi di Mary Jo Duffy, giovane scrittrice nonché editor di serie come Peter Parker, Spectacular Spider-Man e Daredevil. Se ci sono degli incontri orchestrati dal dio del fumetto perché la storia prenda certi corsi e non altri, quello tra Miller e la Duffy è sicuramente uno di questi. La redattrice si rende conto del talento non comune del giovane autore e gli assegna le matite di due numeri “scoperti” di Peter Parker, le due storie che aprono il volume Panini e nelle quali il tessiragnatele fa squadra con un altro vigilante marvelliano, quel Daredevil che segnerà il periodo in Marvel di Miller. Se i testi di Bill Mantlo non si innalzano sopra lo standard convenzionale dell’epoca (un team-up tra l’Arrampicamuri e l’Uomo Senza Paura si rende necessario per evitare che il villain Marauder faccia esplodere una bomba nel centro di New York), è lo storytelling del giovane artista che colpisce: pur tra incertezze da rookie e un tratto ancora legnoso e da sgrezzare (certamente non aiutato dalle chine di Frank Springer), si fa notare con piacere l’originale costruzione della tavola e la perizia nelle scene d’azione, dense di un inedito taglio cinematografico inusuale per l’epoca. Le due storie segnano il primo incontro di Miller con Daredevil e l’amore a prima vista è evidente: i due sono a proprio agio l’uno con l’altro come quegli innamorati che pur incontrandosi per la prima volta, hanno la sensazione di conoscersi da sempre. Il Devil di Miller è un fascio di nervi e muscoli pronto all’azione e non è escluso che sia stata proprio l’eccellente resa del personaggio in questa coppia di storie a convincere Shooter ad affidargli le sorti editoriali allora traballanti dell’alter ego di Matt Murdock, prima come disegnatore e poi come autore completo.

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La storia successiva proposta nel volume, Il Libro dei Vishanti, segna un primo snodo della carriera di Miller e un importante tassello della sua crescita artistica. L’autore continua ad occuparsi del Ragno, personaggio prediletto della sua infanzia di cui ben ricorda le storie disegnate da Steve Ditko, influenza enorme del Miller prima maniera. I testi sono firmati da Dennis O’Neill, altro incontro fondamentale nella vita e nella carriera dell’artista. O’Neill è un veterano che negli anni ’70, insieme al disegnatore Neal Adams, ha riportato Batman alle sue origini di Cavaliere Oscuro dopo la sbornia camp dei sixties, trovando il tempo anche il tempo di realizzare, sempre insieme ad Adams, un celebrato ciclo di Green Lantern/Green Arrow dove Hal Jordan e Oliver Queen affrontano tematiche sociali scabrose come il dilagare della droga tra i giovani e il razzismo della società americana. O’Neill sostituirà la Duffy come editor di Miller su Daredevil e lo assisterà anche nella realizzazione della sua opera più celebrata, The Dark Knight Returns. La storia imbastita da O’Neill e Miller ha per protagonisti l’Uomo Ragno e il Dottor Strange, impegnati in una corsa contro il tempo per evitare che la sinistra alleanza formata dal Dottor Destino e da Dormammu rilasci sul mondo un’antica piaga. Si tratta di una storia godibilissima, contrassegnata da una consistente dose di ironia, servita dai testi frizzanti da O’Neill e dall’arte di Miller che qui sboccia nello stile che lo accompagnerà per gli anni successivi, fino alla conclusione del ciclo di Daredevil. Innanzitutto l'avventura è un sentito omaggio dei due autori a Steve Ditko, il creatore grafico tanto del Ragno quanto del Mago Supremo: Miller si sbizzarrisce in una sequela di tavole condite di psichedelia e inquietanti dimensioni parallele, proprio come nelle storie di Ditko. Fa capolino inoltre nel pantheon di riferimento dell’artista il nome di Gil Kane, artista celebre per il suo stile espressionista e per le pose altamente drammatiche dei suoi volti. L’influenza di Kane, cartoonist ingiustamente sottovalutato, accompagnerà Miller per tutta questa sua prima fase marvelliana; l’autore padroneggia ormai l’uso del chiaroscuro, e si diverte a disegnare comignoli, lucernari, cisterne per la raccolta d’acqua, a voler sottolineare quella dimensione urbana che sarà un tratto caratteristico delle sue storie.

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Karma! Lei possiede la persone!, segna il primo incontro tra Miller e Chris Claremont, che un paio d’anni dopo realizzeranno insieme la prima, storica miniserie di Wolverine. La storia, un team-up tra il Ragno e i Fantastici Quattro, ha il compito di introdurre Karma, la mutante coreana che successivamente entrerà a far parte dei New Mutants, il primo spin-off di X-Men, e si segnala più come un importante tassello dell’epopea mutante che Claremont in quegli anni sta costruendo utilizzando il parco testate dell’editore che come episodio rilevante del Miller prima maniera. Se quello che abbiamo visto finora è un artista in gestazione, l'avventura che chiude il volume, Uomo Ragno: Pericolo o Minaccia, ci mostra ormai un Miller pienamente consapevole dei suoi mezzi, grazie anche alle chine di Klaus Janson, maestro di ombre e chiaroscuri, il cui pennino si sposa alla perfezione col tratto di Frank. La storia, sceneggiata ancora una volta da Dennis O’Neill, è un brillante tour de force in cui il Tessiragnatele, con l’aiuto involontario del Punitore, ingaggia una corsa contro il tempo per evitare che il Dottor Octopus avveleni la città. L’autore di Sin City padroneggia ormai la sua arte alla perfezione, capace di proporre uno storytelling concitato e di altissimo profilo (si veda tutta la frenetica sequenza finale tra le rotative del Daily Bugle), non inferiore a quello che sta proponendo mensilmente in quel momento, sempre in coppia con Janson, sulle pagine di Daredevil. Miller trova anche il tempo di omaggiare nuovamente Ditko, nella sequenza del sottomarino che non potrà non ricordare al lettore di vecchia data quella Saga del Coordinatore che è il punto più alto dello Spider-Man di Lee & Ditko.

Il bel cartonato della Panini contiene inoltre Giochi di Potere, un annual della serie Marvel Team-Up che non avrebbe particolari motivi d’interesse se non quello di essere la prima sceneggiatura scritta da Miller per un altro disegnatore, in questo caso il veterano Herb Trimpe. La storia vede L’Uomo Ragno, Devil, Moon Knight, Luke Cage e Iron Fist unirsi per affrontare l’empia alleanza formata da Kingpin e Killgrave, l’Uomo Porpora. È uno script volutamente leggero e ironico che viene purtroppo mortificato dalle legnose matite di Trimpe, artista che appare già all’epoca irrimediabilmente datato, ma che fornisce una curiosa e involontaria anticipazione di alcuni temi e atmosfere dei serial Marvel/Netflix dei giorni nostri.

Spider-Man Collection: Notti Oscure è un volume prezioso, che non può mancare nello scaffale di ogni lettore che voglia gustarsi un Ragno d’annata ed essere testimone allo stesso tempo dell’evoluzione di un autore che, da lì a pochi anni, scriverà con lettere di fuoco la storia del fumetto americano.

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Panini lancia la collana Spider-Man Collection

  • Pubblicato in News

Sulla falsariga della collana Daredevil Collection, la Panini lancia una nuova serie di volumi da libreria dedicata all'Uomo Ragno. Spider-Man Collection raccoglierà le migliori storie del personaggio dal 1962 ad oggi in tomi cartonati. Il primo volume conterrà la Tornando a casa, la saga di inizio 2000 scritta da J.M. Straczynski e disegnata da John Romita Jr. all'interno anche la celebre storia dell'11 settembre.

Di seguito la pagina di Anteprima con tutte le informazioni.

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