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Il ragazzo invisibile 1

Recensione in anteprima. Il fumetto sarà disponibile a Lucca Comics & Games 2014 e dal 6 novembre in edicola e fumetteria.

Il ragazzo invisibile
è ad oggi un progetto cross-mediale. Non è solo il nuovo film del Premio Oscar Gabriele Salvatores, non è solo il fumetto di Diego Cajelli ai testi, Giuseppe Camuncoli, Werther Dell’Edera e Alessandro Vitti ai disegni e non è solo il libro edito da Salani e scritto da Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo. È il classico esempio di insieme maggiore della somma delle singole parti. E soprattutto per il mercato italiano è una novità assoluta.

D’altronde si sa, Salvatores è un pioniere, lo si era già evinto da Nirvana che nel 1997 rese reale l’allora inconcepibile idea, principalmente per gli italiani, di crossover tra media cinematografico e videoludico. Il concetto di allagare l’esperienza, di travalicare i confini del genere e del media e di aprire a nuovi scenari narrativi trasversali c’era già allora e dopo quasi vent’anni la storia si ripete. Questa volta il regista sceglie due nuovi media, forse più adatti e affermati del videogioco made in Italy anni ’90, ma altrettanto espressivi e sicuramente più facilmente plasmabili e fruibili: il fumetto e la narrativa.
Salvatores si butta a capofitto sul format del cinecomic che spopola ormai nelle produzioni Hollywoodiane tant’è che le major cominciano a fissare le date con parecchi anni di anticipo. Ma non è del film che vi vogliamo parlare, ma del fumetto. Ma proprio per questa cross-medialità la trama doppiamo estrapolarla dal film, perché dal primo dei tre albi del fumetto emerge la storia di una altro personaggio, di Andreij e non di Michele. Ed è Michele il vero protagonista, il ragazzo invisibile.

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La storia è in linea con il fumetto supereroistico classico, d’altri tempi oseremmo dire, in cui abbiamo il nostro protagonista con superpoteri ma anche con superproblemi; il classico dilemma ragnesco, insomma.
Abbiamo un adolescente, Michele appunto, il classico ragazzo timido, introverso, impopolare, senza meriti né demeriti particolari; non eccelle in nulla e si attesta nella grigia medietas, stallo psicologico della vita adolescenziale media, fertile terreno per la narrazione di innumerevoli storie. E di conseguenza è vittima e generatore di incomprensioni emotive e comunicative con il resto del mondo, dalla madre Giovanna ai compagni di scuola.
Ad aggiungersi ai suoi problemi esistenziali tipici dell’età che sta vivendo, compaiono i tormenti amorosi, la “cotta” per la bella Stella, ragazza dolce e sensibile che tuttavia non sembra accorgersi di lui.
Questo è l’incipit da cui poi prende il via la storia quando il ragazzo si ritroverà improvvisamente dotato del potere dell’invisibilità, quasi manifestazione fisica della sua condizione di incertezza, a cui farà seguito l’ingresso nella sua vita di misteriose figure quali il telepate Andreij, Ylena e lo psicologo Basili. Infatti Michele non è l’unico ad essere dotato di poteri, molti altri, definiti "Speciali", hanno sviluppato abilità sovrannaturali, in seguito ad un incidente nucleare nella Russia degli anni ’90.

Ora, tutto questo non emerge dal fumetto. O meglio in quello che è il primo albo di tre totali, l’unica figura che emerge è quella di Andreij. Diego Cajelli narra la sua storia, non quella di Michele; tant’è che dei tre piani narrativi proposti, ben due sono incentrati sul telepate in due diversi periodi della sua vita. Michele risulta essere una figura quasi marginale, non ricopre certo il ruolo di protagonista che dovrebbe avere. Il ragazzo compare si e no in quattro tavole.

Ma questo non pregiudica assolutamente il prodotto. La storia narrata è ben scritta e ben disegnata. Vi confluiscono diversi aspetti ben sviluppati, dall’amore all’odio, dalla perdita alla convivenza con il dolore, la tematica dello “scambio equivalente” di alchemica memoria. La psicologia stessa dei personaggi è affrontata accuratamente dandogli il giusto spessore senza appesantire inutilmente la narrazione e permettendo la nascita della giusta dose di empatia e risonanza che si instaura tra il lettore e i personaggi.
Il lettore però al termine del primo albo è spronato a seguire le vicende di Andreij, a seguire la sua storia e a vedere come evolverà il suo personaggio. Solo che si fatica a capire che la storia principale è quella del ragazzo.

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Questa purtroppo o per fortuna è una conseguenza dell’adottare il metodo della cross-medialità. Per evitare di riportare la stessa storia in 3 media diversi, si diversificano le tematiche trattate e i punti focali su cui si concentrano le diverse produzioni del medesimo progetto. Solo che a film non ancora uscito, tutto quello che può sapere il lettore/spettatore deriva da questo albo, che cronologicamente è il primo in ordine di pubblicazione. E a questo punto sarebbe lecito aspettarsi un film su Andreij e non su Michele. Ovviamente però questa è una considerazione fatta unicamente alla luce di questo primo albo. Che ad ora però rimane l’unico materiale reperibile sull’opera.

Passando al comparto grafico, le tavole sono affidate addirittura a tre artisti italianissimi di fama internazionale come Camuncoli, Dell’Edera e Vitti. I tre stili associati rispettivamente ai tre diversi piani narrativi si amalgano alla perfezione e avvicinano molto questo fumetto alla produzione e allo stile del comic d’oltreoceano. Passiamo dallo stile gritty, violento e oscuro e graffiato di Dell’Edera sull’Andreij più provato, navigato, ai colori luminosi e ai tratti nitidi e molto giovanili di Camuncoli sulle tavole di Michele. Diversi stili, diverse tavolozze, diversi tratti che però si mescolano senza frizioni.

In sostanza Il ragazzo invisibile è un buon fumetto, con una storia valida e ben narrata ma soprattutto corredata dalle belle illustrazioni dei tre artisti riuniti per l’occasione. Bella l'edizione panini stile comic book americano e con un apparato redazionale molto approfondito con interviste esclusive a Salvatores e agli altri artisti coinvolti nel progetto.
L’unica pecca è proprio quella che si vede e si percepisce ben poco di quella che dovrebbe essere la storia centrale. Non ci resta che continuare la lettura per i prossimi due albi e vedere come continuerà la vicenda, fiduciosi che al termine del percorso sia emersa la figura del protagonista, spiccando al di sopra di quella dei suoi comprimari.

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Highway to Hell 1

Recensione in anteprima, l'albo sarà disponibile a Lucca Comics & Games e dal 6 novembre in edicola e fumetteria.

Presentato allo scorso Comicon di Napoli, Highway to Hell è un fumetto, come descritto negli editoriali dell'albo, "sexy". Non perché ci siano nudi o ammiccamenti, ma è innegabile che i nomi in copertina attirerebbero l'attenzione di chiunque. Al centro di tutto c'è l'Italian Job Studio, realtà che vede coinvolti eccellenze nazionali del calibro di Riccardo Burchielli, Stefano Caselli, Giuseppe Camuncoli, Diego Malara e Francesco Mattina. Per il loro primo progetto, lo studio parte da un racconto del musicista Davide “Boosta” Dileo dei Subsonica e portano dalla loro parte lo scrittore hard boiled, nonché sceneggiatore Marvel (Punisher Max, Deadpool), Victor Gischler. È naturale, dunque, che la curiosità salga a mille.

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Highway to Hell prende a piane mani dalla narrativa a fumetti contemporanea, in particolare da quella americana, e non poteva essere altrimenti, non ci saremmo stupiti più di tanto se avessimo letto in copertina il marchio Vertigo, Marvel Max o Image, d'altronde i nomi coinvolti non lasciano dubbi a riguardo. Non è la prima volta che un prodotto italiano intende staccarsi dalla sensibilità europea e rivolgere lo sguardo oltre oceano, difficilmente però ci siamo trovati davanti a un fumetto così consapevole che, pur agendo in un territorio noto, muove i suoi passi con disinvoltura e maturità. Viene da sé che Gischler doni credibilità al progetto, permettendosi di descrivere l'America rurale con disinvoltura e cognizione di causa.

Sulla Route 5, ai confini fra il Maine e il Massachussetts, i detective dell'FBI Jayesh Mirchandani e Isasc Brew sono sulle tracce di un cruento serial killer che decapita e squarta le proprie vittime, spesso anche gruppi numerosi, in maniera truce.
Pagina dopo pagina l'opera scorre in maniera agevole con i due protagonisti che, a contatto con gli sceriffi locali, prendono visione dei cadaveri e portano avanti la loro indagine fino alle tavole finali dove tutto cambia. Non viene svelato a fondo il mistero, ma gli eventi prendono una brusca svolta che, dopo un episodio che funge quasi da preludio alla serie, stravolgono completamente le premesse e instillano nel lettore la curiosità di proseguire oltre.
È ovvio che con un albo di 32 pagine ci voglia un po' di pazienza e che un giudizio più preciso possa arrivare solo più in là, però le premesse sono davvero positive. Nonostante un incipit classico e qualche calcatura nei dialoghi, si vede la volontà di narrare una storia solida e alquanto originale. Già la coppia multietnica dei protagonisti appare inedita e gli sviluppi sembrano interessanti.

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Il contributo che Burchielli dà alla riuscita dell'opera con le sue matite è naturalmente fondamentale. Inutile dire quanto in queste atmosfere hard boiled/splatter il disegnatore toscano sia a proprio agio, risultato amplificato dai colori di Luca Saponti e dai flashback di Francesco Mattina.

Highway to Hell è, come facilmente intuibile, un progetto dall'enorme potenziale, dal sicuro appeal e facilmente esportabile, figlio di uno studio che vede coinvolti importanti nomi del fumetto italiano che vantano grande esperienza internazionale. Se il buongiorno di vede dal mattino, dunque, dovremo attenderci grandi cose in futuro.

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Molecole instabili - La Vera storia dei Fantastici Quattro

Non fatevi ingannare dal sottotitolo, Molecole Instabili non è la "vera" storia dei Fantastici Quattro. Il tutto parte dalla domanda "E se Stan Lee e Jack Kirby si fossero ispirati a persone realmente esistenti per creare i Fantastici Quattro?". E in effetti, quasi al termine del racconto, scorgiamo i due autori (e i loro editor) durante un ricevimento a casa dei protagonisti, a testimonianza del suddetto incontro.

Molecole instabili, dunque, non è una storia di supereroi. È la vicenda familiare di 4 vite immerse appieno nell'America degli anni '50, quella della Guerra Fredda, della conquista dello spazio, del finto perbenismo nascosto dietro ipocriti sorrisi, dei fumetti pulp e delle prime ribellioni giovanili.
Reed, Susan, Johnny e Ben sono quattro persone comuni che, come chiunque altro, ha i propri problemi nascosti fra l'apparenza di una vita serena. Ogni personaggio, a cui indicativamente viene dedicato un capitolo, ha in sé una scintilla pronta ad esplodere come una bomba, una scintilla chiusa in un'apparente e fragile normalità. Una normalità ricca di imperfezioni.
Reed è uno scienziato brillante che trascura l'amore della cara Susan che sopprime, a sua volta, la sua insoddisfazione e tenta di educare il fratello Johnny che la odia. Johnny, chiuso in un mondo suo e pronto a lasciare tutto e a lasciarsi andare per trovare soddisfazioni altrove e, infine, Ben, amato da tutti ma segretamente innamorato di Susan, la donna del suo migliore amico. Un equilibrio fragile che, come dimostra lo sviluppo della storia, è destinato a spezzarsi.
Per comprendere fino in fondo queste persone, queste molecole instabili, non è possibile isolarle ma è necessario studiare la loro relazione. Una bella metafora non solo applicabile al celebre quartetto Marvel ma a tutti noi.

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Ci sono voluti 11 anni per vedere in Italia questo piccolo gioiello firmato James Sturm e Guy Davis, ma la lettura ripaga ampiamente l'attesa. Molecole instabili, vincitore del Premio Eisner, è una storia intimista che viaggia su due binari. Sturm, infatti, giocando con l'assonanza del proprio cognome con quello Storm Marvel, costruisce una vicenda dalla doppia lettura: i personaggi sono autonomi e le loro vicende rappresentano un amaro ritratto dell'America anni '50 ma, al tempo stesso, possono fornire un'interessante lettura alternativa (ma non troppo) degli eroi a fumetti cui si ispirano (e che, nella finzione, sono serviti da ispirazione). Reed, Susan, Johnny e Ben non sono i Fantastici Quattro, ma se li identifichiamo in loro tutto diventa immediatamente familiare e acquista un valore aggiunto.

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Molecole instabili è uno di quei rari fumetti  capace di far incontrare mondi e lettori differenti, infatti lo potranno apprezzare sia gli amanti del fumetto d'autore e indipendente, sia i lettori che abitualmente leggono le avventure Marvel.
La storia, divisa in 4 capitoli, ha una narrazione lenta, che scava nel microcosmo dei protagonisti. Tutta la vicenda si svolge in poche ore, non viene narrata nessuna grande storia, solo il grande dramma della vita quotidiana. Il tratto sottile di David ben cattura gli stati d'animo dei protagonisti e riporta su carta uno scenografia storica credibile. I colori di Michel Vràna, netti e fumettistici, creano un contrasto interessante fra la finta solarità che appare in superficie e la profonda depressione che realmente si annida.
Una colorazione esaltata anche dall'ottima carta lucida dell'edizione Panini 9L che rende pregio a un fumetto da avere in collezione.

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Uncanny 1 - La stagione degli spiriti affamati

Dominic Weawer è un uomo piccolo e solo, privo di qualsiasi etica e morale, con un passato che è meglio dimenticare; in sostanza, una di quelle persone che sperate di non incontrare mai, nel corso della vostra vita. Ma Weaver è anche un “Attivo”.

Cos’è un Attivo? In Uncanny, serie a fumetti realizzata da Andy Diggle (testi) e Aaron Campbell (disegni), un attivo è un meta-umano, un individuo dotato di un singolare potere, che gli permette di fare cose non concesse a una persona qualunque.
Il potere del protagonista è quello di “assorbire”, per una quantità limitata di tempo, tutte le conoscenze e le abilità delle persone con le quali entra in contatto epidermico. Qualcosa di fantastico e unico, che consentirebbe a una persona dotata di un minimo di furbizia e spirito di sopravvivenza di vivere un’esistenza agiata e sicura. Ma non è questo il caso, perché, diciamocelo, Weaver è una mezza sega, capace di trovarsi nei guai fino al collo dopo aver tentato di imbrogliare un boss della malavita di Singapore, che non desidera altro che fargli la festa.

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L’unica speranza di salvezza per il nostro sarà rappresentata da una meravigliosa donna, vestita in una conturbante tuta di pelle nera, a bordo di una moto sportiva: no, non è Trinity di Matrix, si chiama Maggie Ford. Grazie all’aiuto della sua nuova e misteriosa alleata, Weaver riuscirà a salvare la pelle, sfuggendo da una minaccia rilevante, salvo poi trovarsi invischiato in una guerra fra superpotenze segrete per il controllo degli Attivi. Perché Dominic non è l’unico individuo al mondo a essere dotato di poteri, ce ne sono molti altri, a partire proprio da Maggie, ognuno dotato di una diversa abilità.
I due inizieranno a lavorare insieme per un’agenzia segreta guidata da Deacon Styles, un uomo con molti segreti e intenzioni tutt’altro che chiare.
La prima missione? Rapire il Dottor Felix De Santos, che sembra aver scoperto il segreto dietro gli Attivi, segreto da condividere con il migliore offerente, al fine di creare intere legioni di superumani.

Andy Diggle, scrittore inglese con una certa esperienza nel mondo del fumetto, mainstream e non, confeziona un prodotto interessante e gradevole alla lettura: Uncanny è, in sostanza, un fumetto classificabile nel genere “crime”, condito con elementi narrativi appartenenti al fumetto supereroistico.
Diciamolo: niente di assurdamente originale. Da anni, infatti, assistiamo a un’invasione di storie ed elementi simili, sia nei fumetti, che al cinema, che in TV, tanto che appare superfluo fare esempi, dato che ognuno potrà portarne alla mente diversi senza troppa fatica.

La nota di originalità di Uncanny sta nel modo nel quale la storia viene confezionata e proposta: leggendo i primi sei episodi della serie, sembra quasi di assistere alla prima stagione di una serie TV adattata a fumetto, nella quale i misteri ci vengono svelati a poco a poco, e ogni soluzione apre la strada a nuovi interrogativi. La narrazione è fortemente decompressa: poche vignette per pagina, dialoghi cadenzati ed essenziali, scene di azione spettacolari, e cliffhanger finale che non può non lasciare il lettore desideroso di sapere “come va a finire”.

Un’altra nota di merito per lo sceneggiatore sta nel come riesce a esplorare i suoi personaggi: il protagonista, Weaver, è un personaggio a tutto tondo, profondo e realistico nella sua caratterizzazione psicologica, sebbene tutt’altro che positivo. Maggie Ford è la spalla ideale: forte, carismatica e misteriosa al punto giusto. E, infine, Deacon Styles rappresenta il personaggio criptico ed ermetico, sempre in bilico fra bene e male, le cui reali intenzioni ci verranno svelate alla fine. Forse.

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Dal punto di vista grafico, il lavoro di Campbell si dimostra più che sufficiente e soprattutto adatto a una narrazione molto dinamica: le anatomie dei personaggi sono plastiche e realistiche, le scenografie dettagliate e precise, specie delle location urbane. Il disegnatore si dimostra anche molto abile nel calibrare al meglio le luci e le ombre, dando un taglio visivo che si confà al meglio a una serie a fumetti dal sapore hardboiled.

Un limite piuttosto evidente sono però i volti dei personaggi: Campbell sembra far riferimento a modelli reali (leggi, fotografie) per la realizzazione fenotipica dei character, lavorando molto di post-produzione (leggi, Photoshop), cosa che li rende lievemente inespressivi e un po’ tutti troppo simili fra loro.
Analizzando alcune tavole non si può non trovare una certa similitudine con il disegno di Greg Land, artista fortemente criticato per quanto detto sopra.

Uncanny è, dunque, un fumetto sincero e godibile, dal taglio fortemente televisivo, che si fa leggere tutto d’un fiato e senza troppo impegno, sapendo però stuzzicare sapientemente l’interesse del lettore, il quale riesce facilmente ad appassionarsi alle vicende di un simpatico furfante dotato di superpoteri.

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