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Audace Bonelli: i dettagli di Joe R. Landsdale - Deadwood Dick

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Come vi avevamo riportato tempo fa, nella usa linea matura Audace la Sergio Bonelli Editore proporrà Joe R. Landsdale - Deadwood Dick.

"Lo scrittore statunitense Joe R. Lansdale ha preso spunto dalla figura realmente esistita di Nat Love - un cowboy e pistolero di colore attivo subito dopo la Guerra di Secessione, che è stato uno dei tanti a essere soprannominato appunto Deadwood Dick - e ne ha fatto il protagonista di diverse sue storie. Noi abbiamo adattato in sette albi a fumetti i racconti "Soldierin'" e "Hide and Horns" e il romanzo breve "Black Hat Jack", mettendo al lavoro tre dei disegnatori di punta della nostra Casa editrice: Corrado Mastantuono, Pasquale Frisenda e Stefano Andreucci. Gli sceneggiatori, invece, sono Michele Masiero, Maurizio Colombo e Mauro Boselli. Naturalmente, in Deadwood Dick troviamo il West sporco e duro tipico dei racconti di Lansdale, quindi aspettatevi una serie tosta!"

Nel catalogo Preview di questo mese, sono stati ora annunciati i dettagli della serie in uscita a luglio, formato 17x23, 64 pagine a colori costo 3,50. Trovate l'immagine qui di seguito.

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Arriva in libreria Mister No. La giovinezza. Un'anteprima e tutti i dettagli

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Arriva in libreria il volume Mister No. La giovinezza di Michele Masiero e Fabio Valdambrini. Di seguito trovate tutti i dettagli e un'anteprima nella gallery in basso.

"Sergio Bonelli Editore
presenta
“MISTER NO. LA GIOVINEZZA”

Arriva in libreria e fumetteria dall’8 marzo il volume che racconta la giovinezza di Jerry Drake (prima che diventasse Mister No)
 
Scrivere il passato di un personaggio popolare, con anni di pubblicazioni alle spalle e un corpus narrativo già ben strutturato è un’operazione decisamente eccitante, perché permette di plasmare, come fosse un blocco di creta grezza, un carattere non ancora sviluppato, cercando di andare a individuare le motivazioni e il vissuto che lo porteranno a diventare ciò che tutti noi abbiamo conosciuto e amato nella sua vicenda di eroe adulto e “compiuto”.
Michele Masiero
 
L’8 marzo arriva in libreria per la Casa editrice di via Buonarroti un nuovo volume cartonato dedicato al personaggio creato da Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli: l’amatissimo Mister No.

Si tratta di Mister No. La Giovinezza, con soggetto e sceneggiatura firmati da Michele Masiero e disegni e copertina a cura di Fabio Valdambrini. Le domande alla base di questo libro, che farà la gioia dei collezionisti, riguardano infatti la giovinezza di Jerry Drake e si pongono degli interrogativi su come sia diventato poi il Mister No che tutti conosciamo.  Quale senso di rivalsa ha nei confronti del mondo e delle persone che lo circondano? Quali affetti (o quale mancanza di affetti) hanno contribuito a disegnare il suo carattere profondo?

Siamo nell’America degli anni ’30, un luogo ancora inquieto e ansioso di futuro. Jerry Drake, sedicenne che non è ancora diventato “Mister No”, dopo l’arresto del padre, decide di lasciare New York per approdare a Des Moines, nell’Iowa. Il viaggio lo porterà a conoscere nuovi amici, a sperimentare i primi turbamenti sentimentali e a scoprire che la verità non ha mai un solo volto. In fondo al cammino, ad attenderlo, un’ennesima, amara disillusione. Un racconto sapientemente orchestrato che ci fa incontrare da vicino il passato di un antieroe che sfugge alle facili catalogazioni, ricco di sfaccettature e di contraddizioni, ma dal grande cuore, e che proprio per questo ci appare tanto più umano.

Il volume è arricchito da una postfazione firmata sempre da Michele Masiero e da disegni e studi a matita di Fabio Valdambri.

MISTER NO. LA GIOVINEZZA

Soggetto: Michele Masiero
Sceneggiatura: Michele Masiero
Disegni: Fabio Valdambrini
Copertina: Fabio Valdambrini
Tipologia: Cartonato
Formato: 19 x 26 cm, b/n
Pagine: 144
ISBN code: 978-88-6961-268-8
Prezzo: 20 euro"

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Anteprima dell'albo di Zagor con Jovanotti

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La scorsa settimana vi abbiamo annunciato l'uscita di un albetto speciale allegato al numero di marzo di Zagor, per la precisione il 683 intitolato "La banda degli spietati", che vede la presenza speciale di Lorenzo Jovanotti grande fan del personaggio.

L'albo, è composto da 26 pagine scritte da Moreno Burattini, su un soggetto di Michele Masiero, e disegnate da Walter Venturi e si intitola "Il richiamo della foresta".

Sul sito Bonelli, ora, sono state diffuse alcune tavole di anteprima che vi mostriamo qui di seguito. Zagor 683, con l'albo di Jovanotti, uscirà il prossimo 2 marzo.

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Il mito della frontiera infranto, la recensione di Cheyenne

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Forse è meglio cominciare dal Cinema, piuttosto che dalla Storia o dai Fumetti: il cinema americano all’inizio delle sue produzioni western mostrava, con una buona dose di soddisfazione, Pellerossa che assalivano la diligenza e Cowboy che li uccidevano con fierezza; gli “indiani” erano i cattivi, una presenza ostile, un ostacolo al “sogno americano”, tanto quanto la natura selvaggia o l’attacco di un animale. Venne, poi, il momento della presa di coscienza e del senso di colpa: il “bianco” era l’invasore, che stava costruendo una nazione a discapito di un altro popolo. Nascono capolavori come Piccolo grande uomo o Un uomo chiamato cavallo, capaci di raccontare da un lato l’accoglienza pellerossa verso quella occidentale e dall’altro, la brutalità con cui questo popolo è stato decimato.
Cheyenne, volume della collana Bonelli Romanzi a fumetti, firmato da Michele Masiero ai testi e Fabio Valdambrini ai disegni sceglie di operare lungo un confine molto sottile tra i due approcci narrativi e lo fa attraverso una domanda che, costantemente, si ripropone alla mente del lettore: i “cattivi” sono i bianchi o i pellerossa?

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Il graphic novel racconta del rapimento, da parte degli “indiani”, di Colin, un bambino in fasce di una famiglia “yankee”. Anni dopo questi viene ritrovato dalla Colonna di Hazelwood, un plotone dell’esercito, che decide di riportarlo alla “civiltà” e da suo nonno, Ray Henderson. L’uomo, ex sceriffo ormai dedito all’alcool, ha cercato per anni il nipote rapito senza trovarne traccia e ora che questi è tornato, si ritrova costretto a rivedere la propria esistenza. Colin, in questi anni di assenza, si è formato nella tribù indiana, è diventato un cheyenne e cambiare le proprie abitudine, la propria vita, non sarà un percorso in discesa.

Il nucleo narrativo su cui è incentrato Cheyenne è la violenza in diverse sue declinazioni: nel mondo del “selvaggio west” sembra che la violenza sia l’unico motore di cambiamento. I genitori di Colin vengono trucidati e il neonato tolto alla sua comunità; quando questi viene recuperato dall’esercito, subisce un ulteriore brutalità poiché strappato alla vita che ha sempre conosciuto. Il popolo indiano viene ingannato e brutalizzato dai coloni che, a loro volta, subiscono gli attacchi dei pellerossa: un ciclo continuo in cui la violenza genera solo altra violenza. Non c’è molto spazio per l’amore o l’affetto, l’unico sentimento umano che riesce ad avere un peso nel racconto è quello, raro, del senso di colpa che rimane, però, solo un rammarico e non diventa strumento grazie al quale cambiare.

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Non esiste dunque un “buono” o un “cattivo”, Masiero e Valdambrini non prendono una posizione, non parteggiano per l’una o l’altra fazione: chiunque, che sia per autodifesa o per attacco, agisce con violenza, e il “mito della frontiera”, il “sogno americano” si infrange contro il muro della storia.  Dopotutto l’epica western, del povero colono che, contro tutto e tutti supera le difficoltà perché il suo diritto ad avere una terra è più forte di ogni altra cosa, non trova più spazio nelle riflessioni storico-sociali contemporanee, e i protagonisti di Cheyenne hanno la consapevolezza che l’ideale mitico con cui hanno iniziato a costruire la propria nazione non è altro che un’ipocrita messa in scena. Lo stesso vale per il concetto del “buon selvaggio” contaminato dalla presenza europeista degli americani: a tradire il proprio stesso popolo di nativi è lo stesso pellerossa che tenta l’accordo con l’uomo bianco a discapito di un’altra tribù.
A rafforzare il concetto del continuo ritorno e riciclo della violenza è la costruzione narrativa del graphic novel: Masiero non adotta una linearità storica per il proprio racconto, ma la costruisce attraverso tasselli diversi che incastrano temporalità diverse. Il fumetto inizia in medias res e gli eventi, la trama, il background dei personaggi, si disvela man mano, in una serrata successioni di rivelazioni che convergono verso l’ammiccante, citazionista e sorprendente finale.

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Il disegno di Valdambrini evoca alla perfezione l’atmosfera cupa del racconto. I volti spigolosi segnati da cicatrici invisibili, sono la marca distintiva del tratto del disegnatore, capace di fermare il pensiero dei personaggi nell’istantanea della vignetta e rimandarlo ai lettori attraverso le espressioni. Il selvaggio West, con le sue contraddizioni, rivive nei paesaggi carichi di forza evocativa sia che riguardino le forme imprevedibili della natura ancora incontaminata dell’America di metà ‘800, sia nella ricostruzione degli ambienti, rigidi e geometrici della colonizzazione “civilizzata”.

Nonostante Cheyenne si attesti in un genere ben codificato come il western, gli autori riescono a non essere prevedibili senza discostarsi troppo dai canoni, ricostruendo la dolorosa epopea della famiglia Henderson e utilizzandola come pretesto narrativo per raccontare l’aspetto più drammatico della nascita di una nazione come gli Stati Uniti che, fin troppo spesso, hanno velato di romanticismo epicizzante le proprie origini.

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