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In arrivo Kingsman: The Red Diamond, il nuovo fumetto di Mark Millar

  • Pubblicato in News

Sulla scia del successo cinematografico di Kingsman: The Secret Service, il film diretto da Matthew Vaughan e basato sul fumetto di Mark Millar e Dave Gibbons Secret Service pubblicato per Image Comics, non solo arriverà tra poco nei cinema di tutto il mondo il sequel Kingsman: The Golden Circle, di cui vi abbiamo mostrato ieri il trailer, ma lo stesso autore dell'opera a fumetti ha annunciato su Twitter che tornerà presto a scrivere una storia su questi personaggi.

Millar ha difatti dichiarato di non aver ancora finito di narrare le storie delle super spie old fashioned e che la prossima serie che debutterà a settembre si intitolerà Kingsman: The Red Diamond. Sempre a settembre uscirà anche la nuova pellicola, anche se da noi arriverà solo il 12 ottobre.

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Ecco il trailer italiano di Kingsman: il Cerchio d'Oro

  • Pubblicato in Screen

20th Century Fox ha reso disponibile in rete il primo trailer esteso di Kingsman: The Golden Circle (in italiano tradotto con Kingsman: il Cerchio d'Oro), il sequel del fortunato Kingsman: The Secret Service diretto sempre da Matthew Vaughan nel 2014 e liberamente tratto dal fumetto omonimo di Mark Millar e Dave Gibbons.

Diretto da Matthew Vaughn su sceneggiatura di Jane Goldman e Vaughn stesso, basata sul fumetto The Secret Service di Mark Millar e Dave Gibbons, nel cast di Kingsman: The Golden Circle troviamo Colin Firth, Julianne Moore, Taron Egerton, Mark Strong, Halle Berry, Sir Elton John, Channing Tatum e Jeff Bridges. Il film uscirà nelle sale italiane il 12 ottobre 2017.

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Starlight, il ritorno all'avventura di Mark Millar e Goran Parlov: la recensione

Introdurre Mark Millar, uno degli autori più noti e seguiti del mondo dei comics, è quasi un esercizio di stile. Dopo essersi fatto un nome scrivendo su svariate testate sia DC che Marvel fra gli anni ’90 e gli anni 00, lo sceneggiatore scozzese da una decina di anni cura principalmente fumetti di propria creazione, accompagnato dagli artisti migliori in circolazione, sotto l’etichetta Millarword. Le sue idee, che spesso si concludono nell’arco di un’unica miniserie di pochi albi, tendono ad essere tanto semplici quanto guidate da un’illuminazione di fondo che le rende avvincenti nonché originali e pronte per essere consegnate al cinema. L’abilità nella scrittura, poi, fa il resto. Non fa eccezione Starlight, realizzato in coppia con il croato Goran Parlov.

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La storia narra le vicende di Duke McQueen, un signore attempato ed ex-pilota, che un tempo è stato un eroe su un pianeta alieno. Sulla Terra, però, l’unica persona che gli crede è sua moglie, purtroppo scomparsa. Nonostante il lutto familiare, i figli di Duke trascurano il padre persi nei loro impegni quotidiani. Solo quando un ragazzo proveniente dal pianeta alieno che aveva salvato 40 anni prima lo convince a tornare per sventare la terribile minaccia di una dittatura esterna, Duke avrà il proprio riscatto.

Una delle caratteristiche tipiche di Millar è quella di giocare con i concetti chiave dei supereroi, sovvertirli o trattare tematiche e situazioni che non sarebbero possibili negli universi canonici come quelli delle due big americane Marvel e DC. In questo caso, quello dell’autore scozzese è un chiaro omaggio ai fumetti d’avventura classici americani, agli eroi spaziali come Flash Gordon, nonché alla leggerezza di quelle letture. Starlight, infatti, non ha una trama particolarmente intricata ed è narrato con gran naturalezza e semplicità, il che non è un difetto. Millar riesce in poche pagine a creare un universo narrativo nuovo e funzionante, attingendo al genere a cui si rifà, ma mettendoci molto del proprio. Bastano poche battute a dare spessore e tridimensionalità ai personaggi che risultano sì riconoscibili perché appartenenti ad archetipi, ma non per questo scontati.

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Una riflessione che emerge da quest’opera, inoltre, riguarda il ruolo degli anziani nella nostra società e i rapporti familiari che diamo per scontati. Seppur il tono dell’avventura resta sempre leggero e l’happy ending non manca, la parte iniziale che mostra un Duke sbeffeggiato dai ragazzini e messo da parte dai propri figli, che per giunta non danno credito al suo passato da eroe, mostra un quadro triste che fin troppe volte vediamo nella realtà. L’invito di Millar, dunque, è quello di rispettare e dedicare anche solo un po’ del nostro tempo alle persone davvero importanti della nostra vita.

Dal punto di vista grafico, Goran Parlov traduce in maniera perfetto lo stile narrativo asciutto di Millar grazie a un tratto quanto mai essenziale e dinamico. Il suo stile, completamente adatto al mercato americano, non rinuncia a evocare rimandi europei con qualche strizzatina d’occhio al fumetto franco-belga. La colorazione netta e brillante di Ive Svorcina, che tende sempre a virare nelle tonalità ciano e magenta quando ne ha l’occasione, fa il resto.

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Un lavoro non seminale ma riuscito questo Starlight, di cui spiace vederne le potenzialità narrative concludersi in questo volume unico. Ottima, come sempre l’edizione italiana curata da Panini Comics nel suo ormai consueto cartonato di ottima fattura, seppur condito da un paio di refusi nel lettering.

 

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Chrononauts

La letteratura prima, e il cinema di fantascienza dopo, hanno insegnato che, potendo realizzare il sogno di tornare indietro nel passato, rischi e attenzioni da porre sarebbero davvero tanti. Tale assunto è la base di qualsivoglia racconto fantascientifico sui viaggi nel tempo.
Mark Millar riflette su questa base narrativa, arrivando, però, ad una conclusione diversa: e se a qualcuno non importasse delle conseguenze? Accompagnato dal disegnatore Sean Gordon Murphy, l’autore scozzese, mette in piedi una canonica storia fantascientifica: viaggi nel tempo, paradossi temporali, fantascienza ma, ancora una volta, conferma di voler giocare con la narrazione e con le caratteristiche tipiche del genere a cui fa riferimento. Se in Kick-Ass e Superior, con intenti narrativi differenti, giocava con l’idea di supereroe, in Secret Service parodiava le spy-story, con Chrononauts decide, con la tipica ironia dissacrante che lo caratterizza, di sovvertire le tipiche “regole” del genere fantascientifico.

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La storia racconta di due scienziati, Corbin e Danny, che, una volta stabilita la possibilità dei viaggi nel tempo, decidono di provare il primo “salto umano” nel passato. Corbin però, stanco della propria vita affettivamente disastrata e di profonda solitudine, decide di voler rimanere nel passato e, grazie alla conoscenze sulla storia, decide di voler sovvertire gli eventi per come si sono svolti: diventa re, quasi divino, della città fortificata di Samarcanda del 1504, difendendo il suo regno con elicotteri e carri armati, vuole diventare miliardario sbancando i casinò facendosi dire le puntate esatte dal se stesso passato, vuole conquistare tutte le donne famose della storia, da Cleopatra alla fidanzata di Lucky Luciano. Sprezzante del pericolo e indifferente delle conseguenze, spazia nel tempo, avanti e dietro, “vivendo” una vita piena e ricca. Danny decide presto di “folleggiare” nel tempo insieme al suo amico.
Quando si possiede una macchina del tempo, non devono esserci necessariamente ripercussioni.
L’ironia di Millar è proprio in questo: come in un film adolescenziale anni ‘80, i protagonisti vivono la loro avventura, senza, però conseguenze; ma i protagonisti non sono liceali combina-guai che, poi, imparano la morale di turno, ma sono due scienziati, belli, giovani e prestanti – non i tipici “nerd” a cui l’immaginario fantascientifico ha abituato il fruitore – che scientemente decidono di sovvertire il flusso temporale per i propri, infantili, desideri.

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L’intero volume è ricco di citazioni da Mark Twain – il nome della prima sonda temporale – a Ritorno al Futuro e Top Gun – nelle cover di Murphy – ma anche illusioni ottiche dalla difficilissima lettura, portali temporali come quelli di Stargate, palesando l’intendo di Millar di pescare nell’immaginario fantascientifico del lettore, sovvertendo le regole e giocando con tutto ciò che ha a sua disposizione. Il disegno di Murphy, “sporco”, carico di linee cinetiche, movimenta l’intera storia arricchendola di dettagli visivi che contribuiscono a immerge il lettore nelle avventure dei due scienziati.
Ancora una volta, Millar si rivela essere uno dei più “fantasiosi” e ironici scrittori contemporanei di fumetto, capace di divertire in maniera dissacrante attraverso l’utilizzo di generi ben codificati che, però, sceglie di sovvertire, aumentando così la forza parodica delle sue opere: tornando indietro nel tempo, e precisamente nell’anno 1, Corbin e Danny, regalano al piccolo Gesù Cristo appena nato, un crocifisso.

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Chrononauts è ciò che si aspettava da un autore come Millar, l'opera ha tutti gli ingredienti che solitamente utilizza nei racconti del suo Millarworld, e, proprio a causa di questo linguaggio ormai assodato, il fumetto non sorprende come fece Kick-Ass alla sua uscita, ma riesce comunque a confermarsi una lettura solida ed estremamente piacevole, forse, meno “politicamente scorretta” di come sperava di essere.

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