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I Maestri Inquisitori 2-3, la recensione dei volumi Mondadori Comics

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Ci eravamo lasciati, un anno fa, con la recensione del primo volume I Maestri Inquisitori, n. 27 della Collana "Fantastica" di Mondadori Comics. Dopo Oberyon e Sasmaël, facciamo ora, con i numeri 28 e 29, la conoscenza dei maestri Nikolaï, Mihaël e Aronn, per giungere quindi all'epilogo della saga.
 
Il continente d'Oscitania, popolato da umani, maghi, draghi, orchi, nani, elfi e altre creature magiche, è uscito da una grande, millenaria, guerra, il Caos, grazie all'Ordine dei Maghi che ha ristabilito la pace e affidato il controllo all'Ordine dei Maestri Inquisitori. 
Tuttavia, come effetto collaterale della pace, la magia ha perso la propria forza. Infatti c'è una stretta connessione tra la magia e la guerra. Quando questa infuria, allora la magia risorge in tutto il suo potere per poterla arginare.
Ogni mago, in tempo di pace, conserva un solo potere, la sua "specialità", mentre gli altri divengono come sopiti e recessivi.
Come avevamo già visto nel primo volume, stanno accadendo strani, sanguinosi eventi, e pare ormai chiaro che qualcuno, molto potente, sta macchinando nell'ombra per riportare il mondo nella guerra. Qualcuno cui non va bene lo status quo stabilito dai Maghi, con l'Oscitania divisa in due Imperi, quello del Nord e quello del Sud, che convivono pacificamente guidati dall'imperatore Aquilon e l'imperatrice Assinya, fratello e sorella, educati e preparati dall'Ordine per questo compito.

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Autore della storia dedicata al Maestro Nikolaï è Jean-Luc Istin, il creatore di questo universo narrativo; i disegni sono di Augustin Popescu, i colori di Èlodie Jacquemoire e Digikore Studios.
Il potente Nikolaï è stato privato della vista da giovane dal suo maestro Adrael (supremo mago dell'Ordine) ma solo per ricevere un potere tanto grande da consentirgli comunque di vedere. In tempo di pace però la sua vista è venuta di nuovo a mancare e i suoi poteri magici si limitano al controllo e all'emissione del fuoco. Lo caratterizzano una grande saggezza, una intelligenza acuta e un incredibile intuito.
Siamo nel Nappan, regione sud-orientale dell'Oscitania. Il grande fiume Ygdryl (assimilabile al Nilo), che rendeva fertile l'intera regione, è in secca, a causa di una sorta di incantesimo che, dalla fine del Caos, ne ha gelato le fonti.
Insieme all'elfo Boldween, Nikolaï si trova a scortare il pellegrinaggio dei fedeli che vanno verso la sorgente del grande fiume per ottenere il miracolo da parte del Drago Blu, nella persona che ne incarna lo spirito e che pare aver perso anch'essa tutto il suo potere magico.
Durante il cammino vengono uccisi alcuni esponenti delle tre grandi casate in possesso delle reliquie da consegnare al Drago Blu perché il miracolo possa avvenire.
Quando la discordia tra le casate esplode in tutta la sua veemenza e pericolosità, Nikolaï deve intervenire e scoprire il vero colpevole: le sorprese non mancheranno.

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Jean-Luc Istin scrive una storia dal ritmo non proprio incalzante e coinvolgente; l'azione è intrecciata da frequenti didascalie che spiegano i retroscena. Il ritmo è lento e la narrazione si articola in ampiezza, componendosi dagli antefatti di cui il lettore viene a conoscenza contemporaneamente allo svolgimento dell'azione nel presente. Il personaggio di Nikolaï ne emerge unico e molto ben caratterizzato; la sceneggiatura è sì piuttosto complessa e forse macchinosa, ma coerente.
I disegni di Augustin Popescu sono di ottima fattura, sia quando stringe sui primi piani ed esalta l'espressività dei personaggi, sia quando allarga in vignette più grandi per rendere paesaggi e sguardi d'insieme sulla scena, sia per la cura dei particolari e dei piccoli dettagli degli ambienti chiusi o dei costumi.
 
La seconda storia, quella del maestro Mihaël, forse la meglio riuscita, richiama atmosfere da L'isola del tesoro di Robert Louis Stevenson.
Mihaël è un maestro inquisitore diverso da tutti gli altri, più "leggero", sbarazzino e scanzonato. Il suo singolare potere è quello di padroneggiare i semi, le piante e i vegetali in genere. Non si prende molto sul serio e il suo approccio distaccato lo caratterizza immediatamente in maniera molto precisa e definita.
Insieme all'elfo Shaween deve recarsi in missione presso le isole Enesie, dove una malattia sta distruggendo le piantagioni di riso e altri cereali. L'ordine teme un'azione dolosa al fine di far aumentare troppo il prezzo del riso, con conseguenze destabilizzanti sul piano sociale, finanziario e politico. Ma durante la navigazione sul mare di Alas (assimilabile al Mar Nero) la nave su cui viaggiano naufraga in seguito a una tempesta su una misteriosissima isola. 
La storia ci farà conoscere alcuni ospiti della nave: il Capitano, sua figlia Noenn, un barone con il suo guardaspalle, un orco, un nano, un'affascinante dama, una giovane coppia. L'isola, apparentemente un paradiso terrestre, nasconde in realtà un'orrenda natura, con la quale faranno i conti, a proprie spese, molti dei naufraghi.
Anche qui ci sarà un elemento che concorre a comporre il quadro d'insieme: delle forze oscure concorrono a precipitare il mondo nella guerra e nel Caos. E, anche in questo caso, si vedrà il volto del responsabile, ma sarà una verità che ne cela un'altra ancora più grande e oscura.
 
La storia, di Nicolas Jarry (già autore del capitolo dedicato a Sasmaël, nel primo volume) è davvero ben realizzata. Le pagine scorrono via rapide, leggere e piacevoli. L'atmosfera magica è palpabile, i personaggi sono vivi e coinvolgenti. Il mistero è incalzante e la narrazione non annoia mai.
All'efficacia del racconto concorrono in pari misura i disegni di Jean-Paul Bordier; l'isola "stregata" e l'elemento magico sono resi magnificamente, grazie anche ai colori di Digikore Studios, che riescono a rendere l'atmosfera cupa e innaturale di uno scenario comunque fantastico.

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Nel terzo e ultimo volume, facciamo la conoscenza di un altro Maestro Inquisitore, Aronn, il cui potere è quello di teletrasportare se stesso e chi gli sta vicino anche a grandi distanze.
Le forze che tramano nell'ombra alzano il tiro e ora vogliono colpire ad Ares, la città-stato indipendente (situata in una regione assimilabile al cuore dell'Europa), sede dell'Ordine dei Maghi.
Sylvain Cordurié scrive una storia agile e avvincente, forse quella più dinamica e scenicamente spettacolare, grazie anche ai disegni di Jean-Charles Pupard, autore di alcune tavole spettacolari con protagonisti draghi maestosi. Anche qui i colori sono Digikore Studios.
È il capitolo che precede e prepara il vortice di avvenimenti conclusivo, in cui si scoprirà chi si è lasciato dietro la lunga scia di sangue e qual è il suo piano: scatenare nuovamente la guerra, per ridare potere alla magia.
 
La scoperta del responsabile ultimo sarà sorprendente, coerente e gratificante dal punto di vista intellettivo e, anche se sotto l'aspetto emozionale probabilmente non farà sobbalzare sulla sedia, la storia si conferma nella sua validità complessiva.
Una grande forza di natura magica vuole tornare il possesso di tutto il suo potenziale e sarà necessaria una forza altrettanto potente per arginarla.
 
I Maestri Inquisitori, presentati nelle cinque storie precedenti, sono pertanto riuniti nell'ultimo capitolo, Alla luce del Caos, scritto ancora dal deus ex machina della serie, Jean-Luc Istin.
I venti di guerra tornano a soffiare nuovamente e i poteri dei maghi, compresi i Maestri Inquisitori, tornano in tutta la loro portata.
Il sanguigno Oberyon, il detective Sasmaël, il saggio e potente Nikolaï, lo scanzonato ma generoso Mihaël e il grintoso Aronn: ognuno di essi concorrerà a ristabilire l'ordine e la pace, in un finale splendidamente realizzato dalle eccellenti tavole di Stefano Martino, dallo stile più americano e "supereroistico" e meno europeo rispetto agli altri disegnatori fin qui impegnati, perfetto per una conclusione visivamente spettacolare.

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Il cinismo machiavellico di chi detiene il potere e vuole fare di tutto per mantenerlo è la chiave di lettura conclusiva di un racconto che unisce il giallo e l'action con la magia del fantasy tipicamente nord-europeo.
È mancato forse quel tocco di vera originalità e quel cambio di marcia al momento opportuno che consentisse al racconto di svilupparsi con maggiore personalità (affrancandosi, per esempio, da un certo didascalismo che permane quasi fino alla fine) e gli conferisse reali crismi di grandezza.
Nel complesso un lavoro robusto, una lettura affatto deludente e abbastanza gratificante, pur non mantenendo per l'intero percorso i livelli di grandezza evidenziati in diversi passaggi.
L'universo narrativo c'è. Fin qui abbiamo conosciuto un solo continente, sarebbe interessante conoscere altre regioni di questo fantastico mondo.
Una lettura consigliata, impreziosita dal gradevole formato Mondadori Comics che rende merito a tavole stupende, cartonato, robusto, piacevole per gli amanti delle sensazioni tattili, visive e anche olfattive.

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I Maestri Inquisitori 1: Obeyron & Sasmaël

Anno 1150. L'Oscitania è un continente - molto somigliante geograficamente all'area di Europa, Nord-Africa e Medio Oriente - condiviso da uomini, maghi, elfi, giganti, nani, orchi, tutti marcatamente "umanizzati" e accomunati dagli stessi sentimenti, le stesse aspirazioni, istinti e debolezze.
Un mondo violento e ostile appena uscito dal "Caos", una grande guerra durata mille anni, solo grazie all'intervento dei Maghi che sono riusciti, con la diplomazia, a persuadere i vari popoli a deporre le armi e riunirsi sotto due Imperi, quello del Nord e quello del Sud.

Ma la guerra si è lasciata dietro tutta una serie di crimini impuniti, misteri irrisolti, violenze, barbarie, conflitti economici e commerciali.
Al fine di ristabilire legalità e giustizia, i Maghi hanno costituito l'Ordine dei Maestri Inquisitori. Questi, pur essendo pochi in proporzione all'estensione degli Imperi, sono dotati di armi e poteri magici; in coppia con un elfo, sono dei segugi e dei giustizieri inarrestabili.

Il numero 27 della collana "Fantastica" di Mondadori Comics, è il primo di tre volumi dedicati alla serie I Maestri Inquisitori (Les Maîtres Inquisiteurs, Ed. Soleil). All'interno i primi due capitoli: Obeyron, di Olivier Peru e Pierre-Denis Goux, e Sasmaël, di Nicolas Jarry e del disegnatore italiano Paolo Deplano.

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Nel primo capitolo, il Maestro Inquisitore Obeyron non è un mago molto potente. Preferisce pertanto utilizzare la forza bruta: è il tipico "braccio violento della legge", uno che non si è mai fatto scrupoli nell'usare le maniere forti per ottenere il suo unico obiettivo: giustizia. La sua durezza e intransigenza gli hanno procurato però moltissimi nemici che, tramando nell'ombra, hanno ordito un inganno nel quale è caduto insieme all'elfo I'Jaren. Ne segue un massacro in cui perdono la vita degli innocenti, tra cui I'Jaren, la moglie e il figlio.
Dato per morto, Obeyron riesce invece a sopravvivere e, dopo 40 anni (i Maestri Inquisitori vivono per secoli), torna determinato ad ottenere giustizia con il solo metodo che conosce: la violenza.

Olivier Peru imposta questo primo capitolo come il classico racconto del "revenant", dell'uomo duro e puro, solo contro tutti, che torna dalla morte intenzionato a vendicarsi.
E lo fa molto bene, dal momento che la disperazione e la sete di giustizia del protagonista sono palpabili, pagina dopo pagina, nella sua rincorsa disperata verso la vendetta.
Un uomo duro cui il mondo sembra aver risposto con altrettanta durezza, ma che non si rassegna e continua a lottare contro le trame ordite dalle forze dell'oscurità. L'immedesimazione del lettore è pressoché inevitabile.
Lo spessore drammatico del racconto è a tratti opportunamente smussato dall'humour di alcuni passaggi di alleggerimento.
I dialoghi sono fluidi e funzionali, la trama scorre robusta e coerente. La storia procede senza didascalie e con frequenti flashback, scelti per raccontare gli antefatti.

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Sporadiche, nonostante il tema e l'ambientazione, le scene graficamente cruente. Mentre è resa benissimo la dimensione psicologica e morale della violenza, della cattiveria e dell'inganno, grazie anche ai disegni di Pierre-Denis Goux che rendono bene l'atmosfera cupa e il pathos che pervade la storia e che traspare perfettamente dagli sguardi e dai volti dei protagonisti.
Peccato per certe scene cruciali relegate in vignette davvero troppo piccole e penalizzate dalla scelta di un tratto poco definito.

Protagonista del secondo capitolo è il Maestro Inquisitore Sasmaël, dai modi molto diversi rispetto a Obeyron, molto più detective e meno propenso ad usare la forza. Ma, quando c'è bisogno di usare le maniere forti, non si tira certo indietro. Il suo amico e maestro, l'Inquisitore Fendraël, ha inspiegabilmente compiuto una strage al fine di uccidere un principe, prima di perdere egli stesso la vita. Sasmaël viene incaricato delle indagini e scopre ben presto che Fendraël ha compiuto quel massacro sotto l'influsso magico di una droga che solo maghi appartenenti all'Ordine possono padroneggiare.
Sasmaël e la sua elfa Lotweën, ripercorrendo le indagini del povero Fendraël, scopriranno loschi traffici di oppio (da cui gli orchi sono ormai dipendenti), armi e un'oscura presenza che agisce da dietro le quinte. Che siano coinvolti anche i vertici dell'Ordine?

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Nicolas Jarry è molto bravo nella scrittura di una storia che ha tutti i connotati del giallo e del noir, del classico delitto apparentemente inspiegabile, partendo dal quale si arriverà a scoprire implicazioni e oscure trame insospettabili.
A descrivere i fatti sono le frequenti didascalie, in cui a parlare è sempre la voce narrante del protagonista che presenta gli eventi e fa un racconto "in soggettiva" e in tempo reale della vicenda.
Diversamente dal primo capitolo, in cui l'azione segue sempre il protagonista, qui spesso la narrazione si biforca, seguendo in parallelo l'azione di Sasmaël e quella di Lotweën.
Non ci sono invece flashback, e la narrazione degli antefatti prende corpo contestualmente allo svolgimento dei fatti nel presente. Il che contribuisce a rendere più lineare e immediato il racconto di una vicenda piuttosto complessa e dal ritmo di per sé non proprio incalzante.
Nelle scene d'azione è concesso un po' di spazio allo splatter, comunque in misura molto contenuta.

I disegni di Paolo Deplano sono impeccabili nella resa della fisicità dei protagonisti, e alternano sapientemente vignette più grandi, per la descrizione di paesaggi, ambienti e luoghi, a vignette più piccole che si susseguono a scandire e spesso a sezionare la successione di eventi che si svolgono anche nello spazio di pochi secondi.
Contrariamente al capitolo 1, la scelta dei toni e dei colori è meno oscura e il mood meno disperato, quasi come se il protagonista ispirasse costantemente nel lettore, anche nei momenti più drammatici, la fiducia che, alla fine, la luce prevarrà sulle tenebre.

Il volume è quello classico cartonato della collana "Fantastica" Mondadori Comics. Una garanzia e un piacere per gli amanti della fisicità del fumetto in tutte le sue componenti: le dimensioni e la robustezza del volume; la qualità, le sensazioni tattili e persino olfattive della carta.

Non resta che attendere le prossime uscite, per verificare se saranno state sviluppate le potenzialità e mantenute le promesse di questi primi due capitoli.

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