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Leda

La Collana ‘900 di Coconino Press riserva sempre grandi sorprese, raccogliendo sotto tale etichetta editoriale alcuni tra i migliori graphic novel degli ultimi anni. Igort, Manuele Fior, Baru e Joann Sfar sono solo alcuni degli autori che hanno contribuito a popolare questa collana con volumi preziosi e Leda, il volume di cui vi parliamo in questa recensione, è solo l’ultimo a entrare a far parte di questa prestigiosa famiglia.

Un racconto biografico che narra la vera storia di una donna dalle mille sfaccettature, Leda Rafanelli, figura poliedrica e indelebile la cui esistenza è fortemente intrecciata con le fondamenta stesse della storia del ‘900 italiano. Un personaggio storico poco conosciuto che merita di essere riscoperto e approfondito, e questo graphic novel compie il lavoro di riesumazione della sua figura eleggendola a protagonista indiscussa di una narrazione parzialmente romanzata che si dipana lungo tutto il XX secolo, attraverso letteratura, editoria, arte, religione, politica, lotte sociali, amore e passione.
Ne risulta un’opera incantevole su di una donna forte e così umanamente affascinante da catalizzare l’attenzione di alcuni dei personaggi più importanti della recente storia italiana, Carlo Carrà, Benito Mussolini, Filippo Tommaso Marinetti, Luigi Melandri, facendone vacillare cuori e convinzioni, attraendo a sé attenzioni di ogni sorta, rimanendo sempre fedele a sé stessa, al suo spirito libero e indomito, pur apparendo lungo il suo cammino spesso contraddittoria agli occhi del mondo. Intellettuale, anarchica, artista, musulmana, scrittrice, amante della vita, tipografa, chiromante… sono alcune delle etichette limitanti che ne definiscono istantaneamente solo una ridotta parte, lasciando priva di attribuzione descrittiva il resto dell’essenza di una persona che per sua indole sfuggiva da catalogazioni statiche di ogni sorta.
E una figura così complessa, nonché poco conosciuta e studiata, necessitava di un lavoro sublime di recupero di informazioni per poterne tratteggiare un ritratto fedele e rispettoso. L'attento e ricercato reperimento delle fonti, lo scrupoloso vaglio delle stesse, la minuziosa documentazione letteraria, fotografica e artistica, strutturata con l’aiuto degli eredi di Leda e di Fiamma Chessa, direttrice dell’Archivio Famiglia Berneri, definiscono un’opera curata con grande fascino per il personaggio, con grande rispetto per una figura femminile così ammaliante.

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Francesco Satta e Luca de Santis impostano una narrazione fluida, con dialoghi eccellenti, naturali nel fuoriuscire dai personaggi rappresentati, che intavolano un romanzo appassionante, proprio come da volere della stessa Leda “la mia vita, le mie vite sono un romanzo di cui io sola sono l’autrice. Lasciatemi dunque dire”. Una storia che mette in luce le diverse anime della protagonista, senza sfociare nell’edulcorata agiografia, mostrandone la beltà senza inutilmente incensarne la figura, cercando di racchiudere in poco più di 200 pagine una donna così forte e maestosa quanto essenzialmente malinconica, lacerata nella sua esistenza classica ma profondamente romantica, sebbene non osi mai ammetterlo: “Ti diranno matta un giorno, ma solo noi sapremo quanto è stato faticoso vivere con troppe anime dentro”, le confida Luigi Melandri, racchiudendo in poche parole una vita tumultuosa.

Dal punto di vista artistico, le soluzioni grafiche sono a dir poco eccellenti, fuori dal comune e dal fascino eccezionale. Sara Colaone, semplicemente una delle artiste più incredibili del panorama attuale nazionale, fonde con grande euritmia l’onirico e il reale, tessendo meravigliosamente e sapientemente una trama in cui confluiscono in un vasto immaginifico visivo i dialoghi dei protagonisti: la forza comunicativa e la capacità espressiva coinvolgenti e ammalianti di Leda sembrano giocare con la realtà stessa, modificando lo spazio e il tempo per far vivere intensamente i suoi pensieri e i suoi dialoghi all'interlocutore e a noi lettori, rapiti e trasportati in altre epoche e altri luoghi, solo per un rapido istante, sufficiente per perderci nell'amore incondizionato per il personaggio. Le figure prendono vita con un tratto morbido, sinuoso, ricercato e indelebile proprio come i personaggi che delinea, attento ai dettagli e a una fedele ricostruzione del vestiario, dell’architettura e dello stile di quegli anni.

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Il mondo è filtrato dalla visione di Leda, tutto ci viene mostrato come concepito dalla sua mente, modificando la rappresentazione dei fatti nella tavola per adeguarli a tale immaginario. E così ci ritroviamo a vagare nell'antico Egitto, nel deserto tra beduini, cammelli, sfingi e piramidi, osserviamo l'avvento delle avanguardie e del futurismo, sia visivo che letterario, come la velocità, la violenza e l'ipercinetica, percependo i personaggi promotori e autori di tali ideali come modificati strutturalmente a seconda dei dettami della loro arte. Vediamo uomini mutare aspetto nel corso del volume, come Mussolini, la cui immagine drasticamente evolve nel tempo, arrivando ad essere freddo busto marmoreo, prima dell'entrata in guerra.

Un volume di certo tra i migliori usciti in questo 2016, eccellente sotto ogni punto di vista, con un’edizione tipica Coconino di grande pregio e formato, che permette di godere appieno delle meravigliose tavole dell’opera.

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