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Heartbeat

Edizioni BD porta per la prima volta in Italia un’opera della spagnola Maria Llovet, puntando sul graphic novel del 2015 Heartbeat come primo prodotto per far conoscere l’autrice al pubblico nostrano. la Llovet è un’eccellente artista, in grado di realizzare composizioni fresche, giovanili, molto spesso statiche, inquadrando dei momenti visivamente appaganti e sensuali, di grande impatto, come se fossero delle istantanee, con grande piglio fotografico. I suoi colori piatti, essenziali, la palette cromatica tendenzialmente fredda, con colori misti tra autunnali e invernali, le ombre quasi del tutto assenti, i giochi di luce ridotti all’osso, con contorni netti, sviluppano un effetto davvero potente a livello visivo.

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Ma il problema di Heartbeat non è da ricercarsi nel comparto artistico, dove la Llovet dà il meglio di sé, ma in quello narrativo, dove il prodotto è particolarmente carente. Siamo di fronte ad una storia che ha ben poco di originale e che inoltre mescola differenti cliché del fenomeno young adult: vampiri, teenager, drammi adolescenziali, amori non corrisposti, bullismo, rabbia repressa, odio, incapacità di comunicazione intergenerazionale, il predominio della passione sul raziocinio… Ma il problema non è l’uso (e abuso) degli stessi (quanto mai si potrà essere originali ormai nel 2016?), quanto la loro scarsa gestione, la confusione con cui vengono accorpati ma soprattutto la inutilmente complicata e poco incisiva narrazione didascalica della protagonista, che riflette su quanto le accade nel corso delle vicende mostrate nelle vignette. Sono riflessioni filosofiche, neanche particolarmente d’impatto, che risultano sconnesse, macchinose, farraginose, soprattutto nella prima parte del volume. Un effetto che complessivamente confonde il lettore impedendogli di godersi appieno la storia.

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Ci teniamo a precisare che questo graphic novel rimane comunque godibile, con plot twist nella trama non propriamente imprevedibili ma che terranno sicuramente il lettore incollato alle pagine di questo fumetto che, superato lo scoglio iniziale, tende a diventare molto più dinoccolato, anche se non particolarmente coinvolgente. Consigliato, per questo motivo, a chi conosce già l’autrice e a chi vuole farsi una lettura graficamente diversa dal solito, sicuramente dal punto di vista artistico saprà catturarvi.

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Dal punto di vista della confezione, Heartbeat è un volume bello corposo, 160 pagine in carta spessa, ben curato editorialmente, con anche qualche extra finale con pagine di studi sui concept dei personaggi, ma manchevole di prefazione/postfazione e biografia anche solo essenziale di un’autrice che approda or ora sugli scaffali del nostro Paese. Un prodotto, dunque, visivamente accattivante, con un prezzo davvero interessante, soprattutto per il formato, che tuttavia presenta alcune pecche che non possono passare inosservate.

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Drive

Drive è un noir che è già entrato nell'Olimpo dei libri di culto, un romanzo hard-boiled scritto da James Sallis nel 2005 da cui è stato tratto l'omonimo film con Ryan Gosling nel 2011. Come succede sempre in questi casi, il fumetto si confronta per forza di cose con un immaginario visivo già esistente. Eppure riesce bene ad essere una spanna sopra alla pellicola. Gli autori, Michael Benedetto alla sceneggiatura, Antonio Fuso ed Emilio Lecce alle matite e chine, colorate da Jason Lewis, hanno saputo seguire in maniera fedele il solco, vergato nell'asfalto caldo di Los Angeles, dal libro di Sallis. Un solco che ci porta direttamente alla Mecca del cinema, un binario che convoglia il lettore in una città abitualmente narrata attraverso altre prospettive, portandolo in luoghi nuovi, obbligandolo a vedere angoli bui che non aveva avuto modo di osservare.

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Il protagonista senza nome è infatti un abilissimo stuntman che guida le auto nelle rombanti scene dei film d'azione. Di giorno. Di notte invece, quando qualcuno che lo può pagare ne fa richiesta, presta il suo talento ai rapinatori che devono organizzare fughe rocambolesche. Il nostro guidatore ha la regola morale di portare al sicuro i passeggeri senza rimanere invischiato nell'organizzazione dei colpi. Inevitabilmente verrà meno ai suoi principi facendosi trascinare in una rapina da una coppia criminale con cui aveva stretto amicizia, grazie anche al loro giovane figlio. Lo stuntman dovrà distruggere il suo personale codice passandoci sopra con tutte e quattro le ruote, facendolo a pezzi per lanciarsi a folle velocità in una fuga/inseguimento senza fiato, fino alle conseguenze delle svolte estreme che ha imboccato...

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Il merito di questa trasposizione sta nella sua vicinanza all'opera da cui è tratto, si percepisce che esso non vuole scimmiottare la visione hollywoodiana della storia anzi si ripropone di usare la narrazione tipica della prosa per scavare in profondità la psicologia dei personaggi: il loro vissuto, le scelte che hanno compiuto e che li hanno portati alle situazioni disperate in cui si trovano. Si respira chiaramente il gusto per la narrativa che Benedetto vuole trasportare sulle pagine del fumetto e i disegni riescono a donare ai personaggi la giusta misura di personalità senza entrare troppo nei dettagli grafici, non funzionali a questo tipo di racconto. Come fanno i maestri del genere del calibro di Dashiell Hammett o Cormac McCarthy, anche Sallis, e quindi Benedetto, non hanno bisogno di descrivere i loro personaggi fin nei minimi particolari, semmai hanno necessità di trasmettere un sentimento sulla loro essenza più profonda, che il lettore possa percepire immediatamente. La pagina deve scorrere veloce, non c'è tempo per lunghe descrizioni, così come veloci devono agire i protagonisti e veloci corrono le loro auto e volano le loro pallottole. Forse si può obiettare che i disegni risultino molto regolari, squadrati quasi fossero impersonali, ma questo rende Drive il romanzo perfetto per esplorare le possibilità di narrazione del fumetto contemporaneo.

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L’intreccio non procede linearmente, anche grazie all'utilizzo dei flashback sul protagonista che ne approfondiscono la figura controversa, e trasporta il lettore in un rapido evolversi di eventi collegati. Il volume è capace di convogliare la mente del lettore in maniera più efficace di quanto non facesse il film e sicuramente in modo più rapido di quanto possa fare il romanzo originale, anche solo per la lentezza nella fruizione della lettura rispetto alle immagini. Il genere hard-boiled può giovarsi di una collaborazione tra la sua narrativa e la trasposizione in graphic novel e c'è da sperare che la squadra di autori continui a produrre volumi di questo livello. Per quanto riguarda il lettore, potrà godere della storia unicamente come viene raccontata dalle vignette o scegliere di ampliare la sua conoscenza del genere abbeverandosi alla fonte diretta, dissetandosi con il libro-cult di Sal-lis. E non si preoccupi troppo del film, è stato sorpassato in velocità e non può recuperare la distanza con il fumetto, che romba e sgomma in lontananza.

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Le novità più interessanti di Edizioni BD e J-Pop da Direct 41

  • Pubblicato in News

Sul nuovo numero del catalogo promozionale Direct #41 su cui trovano spazio le prossime uscite di Edizioni BD e J-Pop in primis, oltre ad altre case editrici italiane in coda, sono state annunciate diverse novità interessanti che vi abbiamo raccolto qui di seguito.

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Innocent Rouge 1
di Shin’Ichi Sakamoto, 4 volumi, serie in corso, 12X16,9 cm, brossurato con sovraccoperta, 192 pp., B/N, 6,00 €

Il sequel di Innocent arriva finalmente in Italia, mostrandoci il proseguo delle vicende della famiglia Sanson con lo scoppiare della Rivoluzione Francese, che intesse ancora di più le storie dei protagonisti con gli eventi più importanti del 18 secolo. Qui trovate la recensione del primo volume di Innocent.

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Dosei Jidai - Da quando viviamo insieme 1
di Kazuo Kamimura, 3 volumi, serie conclusa, 15X21 cm, brossurato, 352 pp, B/N, 18€

Torna il Maestro Kazuo Kamimura con una nuova opera pubblicata da J-Pop dopo Lady Snowblood, qui la nostra recensione, il sequel La rinascita e Storie di una geisha. Dosei Jidai - Da quando viviamo insieme è un manga slice of life del 1972 che consta di più di 1000 pagine che verranno raccolte in 3 volumi corposi al prezzo di 18€ ciascuno che di certo non potrà mancare a chi ha amato lo stile del mangaka nelle precedenti opere.

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Betty and Veronica
di Adam Hughes, 16,7X25 cm, brossurato, 128 pp, colori, 15€

Continuano le pubblicazioni di Edizioni BD relative al mondo di Archie Comics e agli iconici personaggi della casa editrice, e questa volta il volume riguarda l'eterna rivalità tra Betty Cooper e Veronica Lodge, la ragazza della porta accanto e la ricca ereditiera, realizzato da un sempre fenomenale Adam Hughes, perfetto come sempre nella realizzazione artistica di figure femminili.

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The Midas Flesh
di Ryan North, Shelli Paroline, Braden Lamb, volume unico, 16,7x25 cm, 240 pp, colori, 25€

La leggenda del Re Mida, in grado di trasformare in oro qualunque cosa toccasse, viene rivisitata in chiave sci-fi da Ryan North, autore di Squirrel Girl, che vi abbiamo recensito qui, e Adventure Time, che miscela avventura e umorismo, oltre che diversi spunti filosofici, in una storia davvero interessante.

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Ice Cream & Sadness (Cyanide & Happiness)
di Wilson Kris, Denbleyker Rob, Melvin Matt, Mcelfatrick Dave, volume unico, 22x15, cartonato, 112 pp, B/N, 15€

Uno dei fenomeni fumettistici degli ultimi anni che ha spopolato su Facebbok sbarca in Italia per Edizioni BD. Cyanide & Happiness è un webcomic che è diventato presto un fenomeno virale con le sue strisce e vignette umoristiche spesso contraddistinte da black humuor. Se vi piace il genere, non potete perdere questo volume con ben 30 strisce inedite.

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Ballistic

Occorre leggere qualche pagina prima di cominciare a raccapezzarsi in questo mondo vorticoso, Ballistic è un frullato energetico composto da criminali, femme fatale tacco 16, esplosioni, rapine e redenzioni. Allo stesso tempo si percepisce chiaramente che il volume vuole trasmettere con forza un messaggio ben preciso. La storia è piuttosto semplice da riassumere ed assomiglia a molte altre che abbiamo letto o visto al cinema: Butch è un manutentore frustrato dal suo lavoro che sogna di diventare un gangster di successo. Cerca di rapinare una banca ma naturalmente riesce solo a mettersi nei guai e diventerà una pedina in un gioco molto più grande di lui. Non è tanto la trama ad essere magnetica, quanto piuttosto il mondo in cui il lettore viene proiettato.

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 La sceneggiatura di Adam Egypt Mortimer insieme ai disegni di Darick Robertson plasmano un universo molto particolare: per sopravvivere all'olocausto l'umanità ha abbandonato le vecchie tecnologie basate sullo sfruttamento degli ecosistemi ed ha iniziato ad utilizzare apparecchiature biotecnologiche senzienti.I sopravvissuti si sono rifugiati sull'isola di Repo City, una città-stato basata su una tecnologia avanzatissima che tiene in vita l'umanità utilizzando al meglio gli scarti del vecchio sistema produttivo. La pistola di Butch, per esempio, parla e si droga. Una casa controlla la sicurezza con i suoi stessi occhi e può immobilizzarti se cerchi di entrare. Le auto hanno le ali e gli scarafaggi contengono i backup. Non è una fantascienza sensibile e morbida come quella creato da Enki Bilal e nemmeno una città malata in stile Blade Runner. No, in Ballistic la scenografia è uno dei protagonisti, non la si può escludere dalla narrazione, la sua follia iperattiva permea ogni vignetta. La città stessa è allo stesso tempo un mezzo di sussistenza ed una enorme fonte di sofferenza, di scontro e di smarrimento per le persone che ci vivono, come fosse una prigione. Ed è proprio questo il messaggio che Ballistic trasmette a tutti i lettori, col megafono, per essere certi che sentano: non affidatevi alla tecnologia, usatela solo fino a dove vi permette di restare Umani altrimenti vi supererà, vi alienerà e, al culmine del processo, vi divorerà.

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Il tema trans-realista ed il suo particolare focus sulla tecnologia sono sicuramente i punti di forza di questo romanzo. I disegni sono molto dettagliati, talvolta quasi caricaturali e con colori estremamente saturi. Il limite del volume forse sta proprio in questo immaginario visivo così preciso e delineato, completo fino ai margini della pagina: non lascia posto al lettore per aggiungere (o togliere) contenuti, non c'è spazio per poter entrare in quel mondo e lasciar vagare la fantasia. Mancano dei colori tenui, fondamentali contrappesi per disegni così stracarichi. Peccato, i due autori hanno un potenziale molto più elevato di quello che ci hanno mostrato in questa occasione, quasi avessero paura di realizzare il romanzo perfetto. Il lavoro iniziato con Transmetropolitan da Robertson sembra non essere esausto eppure necessita di una maggiore progettazione dell'impianto visivo; Mortimer, dal canto suo, ha dato prova di essere uno scrittore creativo, attirando l'attenzione di un gigante come Grant Morrison. C'è da giurare che torneranno alla carica con qualcosa di epico, ne hanno tutti i mezzi.

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