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Injection 1

In un passato recente, cinque persone straordinarie, ciascuna delle quali rappresenta un’eccellenza nel proprio ambito professionale, vengono riunite in un think tank segreto dal governo britannico allo scopo di mantenere viva la fiaccola di un progresso scientifico che sembra essersi esaurito. Personalità forti dai background più disparati: Maria Killbride, fredda e geniale scienziata; Robin Morel, ultimo di una dinastia di sciamani ed esoteristi; Brigid Roth, esperta hacker; Simeon Winters, spietato agente segreto; Vivek Headland, milionario esperto di economia. Ai giorni nostri il gruppo si è sciolto. Maria è ricoverata in un centro di igiene mentale e degli altri quattro si sono perse le tracce. Ma una minaccia imprevista si libera improvvisamente nel mondo, qualcosa capace di minacciare il tessuto stesso della realtà e che sembra connesso ad antiche credenze del folklore britannico ormai dimenticate. Qualcosa che ha a che fare con le attività segrete dei cinque e con il loro peccato più grande, l’Inoculazione. Ma cos’è l’Inoculazione? E una volta riunitisi, riusciranno i cinque ad affrontare le conseguenze della loro superbia?

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I primi numeri di Injection, la nuova serie Image scritta da Warren Ellis e proposta in Italia da SaldaPress, confermano il momento di forma straordinaria vissuto dallo sceneggiatore britannico, capace di dividersi con successo tra la reinvenzione di personaggi di secondo piano (Moon Knight e l’imminente Karnak per la Marvel), reboot di brand storici (James Bond 007 per Dynamite) e serie creator – owned. Il lettore ritroverà in Injection tutti  gli elementi che hanno fatto di Ellis un beniamino del pubblico: la dimensione fantasy, legata alla tradizione del folklore britannico; l’interesse per la scienza e il progresso tecnologico; cospirazioni segrete e atmosfere da thriller fantascientifico, condite da una spruzzata di noir e spy story. Da abile sciamano, Ellis gioca con i generi, li remixa e li ibrida con consumata maestria. Molto di quanto ci mostra è già visto, ma è inserito in un contesto inedito: la trovata intorno a cui ruota tutto il progetto Injection è l’ennesimo coniglio uscito fuori dal cilindro del magico autore inglese, che riesce a rendere concetti pseudoscientifici astrusi e complessi non solo comprensibili al lettore non iniziato, ma a farne addirittura il perno intorno a cui ruota una fiction popolare e di altissima qualità allo stesso tempo. Considerato il progressivo disimpegno di un’icona come Alan Moore dall’industria del fumetto, Ellis appare oggi come l’unico in grado di spingere il tasto flashforward per portare l’intero settore in territori narrativi ancora inesplorati, come un vero futurista della macchina da scrivere.

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Menzione speciale per la caratterizzazione dei personaggi, alcuni dei quali bucano la pagina; è il caso di Robin Morel, lo stregone che sorridendo afferma di non essere un mago mentre la pioggia che cade intorno a lui non lo bagna, un Costantine più dimesso che potrebbe presto occupare un posto importante nella galleria dei personaggi ellisiani, insieme allo Spider Jerusalem di Transmetropolitan o all’ Elijah Snow di Planetary.

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La serie segna la reunion di Ellis con Declan Shalvey e Jordie Bellaire, i suoi complici nella splendida run di Moon Knight. L’irlandese Shalvey conferma di essere uno dei talenti più luminosi dell’industria del fumetto, cesellando tavole minuziose e di grande impatto, sia che ci si trovi dentro un laboratorio segreto, o a spasso col Dottor Morel in un antico sentiero della campagna inglese. I colori della Bellaire, una vera eccellenza del settore, rivestono le illustrazioni di Shalvey con calda o livida magnificenza, a seconda della necessità dello script di Ellis. Il talento combinato dei tre conferisce all’opera un’aurea tipicamente british, come una puntata di Sherlock dai toni felicemente apocalittici, sfoderando una padronanza assoluta del mezzo espressivo che rende Injection un’uscita imperdibile di questa parte finale dell’anno.

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Moon Knight 1: Dalla morte

Anticipate dalla recensioni entusiaste della critica americana e dalla calda accoglienza riservatagli dal pubblico d’oltreoceano, sono finalmente arrivate anche in Italia le storie di Moon Knight prodotte dal duo Warren Ellis (testi) e Declan Shalvey (disegni). Attesa ripagata per un ciclo di storie che si avvia a diventare un classico moderno. Dopo la trasferta losangelina narrata nel ciclo di Brian Micheal Bendis e Alex Maleev, Ellis riporta il Cavaliere Lunare nella Grande Mela, ambiente più consono per il personaggio e per le storie dal tono noir che lo scrittore inglese è interessato a raccontare.

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Come nei cicli più ispirati della sua carriera, Ellis si avvicina al character di cui si appresta a raccontare le vicende rispettando la tradizione del personaggio, ma allo stesso tempo sconvolgendone lo status quo e proiettandolo nel futuro. Lo scrittore inglese opta per lo stile asciutto e infarcito di azione, simile ad un episodio del serial 24, da lui inaugurato con Global Frequency durante il suo periodo alla Wildstorm e utilizzato ancora durante il suo breve ciclo di Secret Avengers. Proprio in queste storie Ellis cominciava la sua marcia di avvicinamento al personaggio di Moon Knight, ridefinendone il look grazie alle matite di Micheal Lark nella storia Aniana e trasformandolo da problematico vigliante notturno in preda a una perenne crisi di identità a risoluto agente segreto. Ellis porta a compimento l’opera di trasformazione del personaggio in questo volume: viene sancito definitavamente che la teoria che stava alla base di tutte le precedenti versioni del personaggio, cioè che il Cavaliere Lunare fosse afflitto da DDI (Disturbo Dissociativo dell’Identità), era sempre stata errata. Moon Knight è stato davvero scelto da una entità ultraterrena per essere il suo agente nel nostro mondo, e il suo cervello ha creato identità diverse per accettare quello che alla ragione umana risulta inspiegabile.

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Ellis non rompe con la tradizione del personaggio: c’è sempre il crociato notturno di bianco vestito, l’aliante a forma di mezzaluna, il dio egizio Khonshu… ma tutto è completamente diverso.  Se con Stormwatch aveva trasformato una serie di scarso successo incentrata su un supergruppo non troppo originale nella serie più influente e imitata degli anni '90 e primi anni 2000, con Moon Knight lo sceneggiatore inglese compie l’ennesimo strabiliante rinnovamento di un franchise che sembrava aver ormai giocato tutte le sue carte. I dialoghi taglienti come rasoiate, lo script che catapulta immediatamente il lettore nel vivo dell’azione senza inutili fronzoli, sono il marchio di fabbrica di un Ellis che segna un distacco profondo dallo stile prolisso e, come è stato definito dalla critica, decompresso, di Brian Micheal Bendis, deus ex machina dell’ultimo decennio del Marvel Universe e ultimo sceneggiatore ad essersi cimentato con le avventure di Moon Knight prima dell’avvento dell’autore inglese. In ultima analisi, quello operato di Ellis è l’aggiornamento brillante di un topos, quello del Cavaliere Solitario che arriva in città per portare la giustizia e raddrizzare i torti, l’escluso rancoroso verso il sistema che opera ai confini della legge, togliendo le castagne dal fuoco ad istituzioni ormai inadeguate.

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Il risultato finale, però, non sarebbe potuto essere ugualmente entusiasmante senza le tavole di Declan Shalvey, giovane disegnatore irlandese fattosi notare precedentemente con Thunderbolts e Deadpool. Le pagine di questo volume di Moon Knight ci parlano di un talento puro, uno dei più cristallini tra quelli emersi sulla scena fumettistica degli ultimi anni. Le illustrazioni di Shalvey accompagnano la sceneggiatura di Ellis con uno storytelling fluido ed essenziale, che riesce nel compito, non facile, di tradurre in immagini lo stile narrativo dello scrittore. La composizione tradizionale della tavola lascia spesso il campo ad ardite soluzioni sperimentali che lasciano di stucco il lettore: il climax dell’arte di Shalvey viene toccata nella quarta storia del volume, Sonno, dove la rappresentazione onirica della dimensione del Sogno raggiunge vette di eccellenza artistica inusuali per un comic book seriale, quasi da avanguardia. Menzione d’onore per i colori densi di Jordie Bellaire, completamento ideale ai disegni di Shalvey.

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Moon Knight: Dalla Morte rappresenta una felice eccezione nella produzione Marvel più recente, dominata da logiche commerciali e da una certa sudditanza nei confronti della propria divisione cinematografica. Ellis & Shalvey confezionano un manuale in sei capitoli su come si possono (e, aggiungerei, si devono) realizzare i fumetti di supereroi nel 2015, rendendo degli stereotipi ormai ampiamente abusati nuovamente freschi ed originali. Particolarmente felice poi la veste editoriale scelta della Panini, un elegante volume cartonato dal costo contenuto che ci sembra il modo ideale di presentare questo primo, vero must have del 2015.

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The Massive 1-6

The Massive è una maxiserie di una dozzina di numeri che, a metà strada tra avventura, ecologismo e fantascienza post-olocaustica, è un progetto creator-owned di Brian Wood, sceneggiatore famoso per tanti archi narrativi su Conan, X-Men, Star Wars e Ultimate X-Men. Pubblicata in America dalla Dark Horse, in Italia ci è stata invece proposta nell’arco degli ultimi 12 mesi dalla Panini Comics, tramite 6 albi bimestrali, riuniti ad ottobre in un pack raccolta. Il titolo è in realtà il nome di una nave misteriosamente scomparsa, appartenente al gruppo di ambientalisti chiamato Ninth Wave. I loro compagni, a bordo della Kapital, hanno il duplice obiettivo di setacciare gli oceani alla ricerca della Massive e al tempo stesso sopravvivere in un mondo che non è più quello che conosciamo. Dopo infatti una lunga serie di eventi catastrofici provocati dai cambiamenti climatici, la terra è diventato un pianeta più ostico per gli esseri umani: il livello degli oceani si è alzato sommergendo una buona parte di terre e città, con pensanti conseguenze geofisiche e politiche di fronte alle quali l’uomo non può fare altro che adattarsi e sopravvivere.

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Con The Massive Brian Wood torna alle tematiche fanta-sociologiche della sua serie più apprezzata, ovvero DMZ, pubblicata anni fa per la Vertigo/DC comics. La serie parte da un presupposto catastrofico, già esplorato anni fa dal film Waterworld interpretato da Kevin Costner, ma si discosta ben presto dall’impronta prettamente fantascientifica per assumere la forma di un’avventura eco-thriller mescolata a dramma esistenziale e riflessioni antropologiche. Una storia peculiare per forma e sostanza, caratterizzata da una cronaca realistica degli eventi unita a un timbro intimista nell’affrontare il viaggio senza apparente meta del capitano della Kapital, Callum Israel, e del suo equipaggio; un viaggio, non solo materiale ma anche esistenziale, alla ricerca tanto dei compagni quanto della propria identità, in un mondo apparentemente condannato alla rovina. L’intreccio ideato da Wood è composto da una narrazione di ampio respiro e di forte contenuto politico, che si alterna all’introspezione dei personaggi. Da un lato ci viene descritto un mondo dove l’economia globale è crollata così come i governi, con le divisioni sociali che non esistono più e il ruolo del danaro cancellato di fronte ad altri valori legati a beni di sussistenza come cibo, acqua potabile, carburante, armi e pezzi di ricambio sempre più rari. Dall’altro lato, invece, ci viene raccontato come gli esseri umani possono sopravvivere a tutto ciò. La chiave di volta dell’intera operazione non è però il ritratto globale cataclismatico, ma il gruppetto di protagonisti che, interagendo sia tra di loro che con l’ambiente circostante, non si limitano ad essere semplici “interpreti” della storia bensì, con le proprie azioni, il loro passato e i loro segreti, portano dinamiche ed elementi che danno direzione narrativa alla saga.

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Questa maxiserie è composta da mini cicli che vanno dai 2 ai 4 episodi, raccontando ciascuno un differente aspetto del mondo di The Massive, alla cui realizzazione hanno partecipato diversi disegnatori che si sono alternati tra di loro. Kristian Donaldson, autore dei primi due episodi, si presenta come un artista dallo stile molto realistico e dettagliato, titolare di tavole che sembrano composizioni fotografiche. A lui poi subentra, nel secondo ciclo narrativo, un Garry Brown dallo storytelling meno statico e più naturale, con un timbro visivo più sporco e noir, disegnando il maggior numero di episodi per poi essere sostituito dalla coppia Declan Shalvey e Danijel Zezelj; i due realizzano un lavoro dignitoso ma caratterizzato da una resa visiva inferiore a livello qualitativo nonché di personalità rispetto ai precedenti colleghi, riuscendo però a garantire una certa coerenza grafica all’intera opera. The Massive è un fumetto anomalo per tematiche, ambientazione e stile narrativo decompresso, ma come per tanti altri prodotti targati Dark Horse, è un’interessante opera d’autore che merita di essere letta.

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