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Comicon Edizioni pubblica in edizione di pregio Ramarro di Giuseppe Palumbo

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La collana Fondamentali di Comicon Edizioni si arricchirà a breve di un nuovo volume di pregio, dedicato a Ramarro, il supereroe masochista creato da Giuseppe Palumbo nel 1986 sulle pagine di Tempi Supplementari.
L'opera verrà riproposta in un volume dal titolo Guerre Fredde di 240 pagine, in carta patinata opaca 300 grammi, con plastificazione opaca con verniciatura UV serigrafica a ottobre.

Di seguito trovate la pagina tratta dal Catalogo Mega, che potete ingrandire cliccandovi sopra.

Ramarro - Primo supereroe masochista - Guerre Fredde
di Giuseppe Palumbo
240 pagine, colori, 19x26 cm, carta patinata opaca 300 grammi, plastificazione opaca con verniciatura UV serigrafica, 24€
Uscita: ottobre 2017

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Comicon Edizioni ripercorre l'arte di Milo Manara nel catalogo Nel Segno di Manara, anteprima

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Riceviamo e pubblichiamo:

In occasione della mostra antologica di Milo Manara che si svolge a Palazzo Pallavicini di Bologna dal 22 settembre 2017 al 21 gennaio 2018, COMICON Edizioni torna ad omaggiare il Maestro veronese con un ricco catalogo che percorre l’intera carriere dell’autore.

Nel Segno di Manara raccoglie, in un pregiato volume cartonato, una cospicua selezione delle opere dell’indiscusso maestro dell’eros oltre alle tavole di due storie brevi, mai pubblicate in Italia.

Il catalogo ripercorre la lunga e ricca carriera del Maestro di Luson attraverso otto macro-sezioni che proseguono ed accompagnano idealmente la struttura espositiva di Palazzo Pallavicini: ogni sezione è ricostruita ed ampliata con tavole rare e testi critici di approfondimento. Oltre a un’esauriente bibliografia ragionata e lo storico delle principali mostre dedicate al maestro veronese in Italia e all’estero, il volume contiene le tavole di due storie inedite pubblicate in Francia e mai apparse prima in Italia. Per la prima volta, infatti, dopo vent’anni potrete ammirare le tre pagine di Star et Starlettte, storia realizzata nel 1997 in occasione del Festival di Cannes e pubblicata sulle pagine di uno “speciale cinema” della rivista L’Echo des Savanes. Così come appare per la prima volta Ophelia 2000, storia muta incentrata sul rapporto con la tecnologia, realizzata da Manara nel 2015 per la rivista di moda, arte e design francese Numéro. Inoltre, tutti gli appassionati della bellissima Brigitte Bardot, troveranno tra le pagine del catalogo, pubblicati anch’essi per la prima volta, i bozzetti e gli studi su cui Manara si è basato per i 25 acquerelli dedicati alla divina BB e per la statua dedicata all’icona francese che il Comune di Saint Tropez ha commissionato all’artista italiano.

L’arte di Milo Manara è senza limiti, il suo “segno” inconfondibile è capace di piegarsi e rimodellarsi a piacimento, seguendo le traiettorie più imprevedibili: la collaborazione con Fellini, la vita del Caravaggio, le avventure di Pratt, le illustrazioni erotiche, gli omaggi alle modelle e alle grandi dive, fino ad arrivare ai lavori per la stampa, il cinema e la pubblicità.

Il tratto di Manara è tanto poliedrico quanto riconoscibile, pervaso da un “segno” distintivo irriducibile, quell’erotismo che tutto pervade e congiunge e che lo ha reso il fumettista italiano più conosciuto ed apprezzato al mondo.

Il volume sarà disponibile nelle librerie di varia e nelle fumetterie a partire dal mese di ottobre e in anteprima in occasione dell’apertura della mostra.

Prezzo al pubblico: 49,00 €
ISBN: 978-88-98049-69-1
Collana: Cataloghi Manara

Pag. 256, col
Formato: 29x29 cm
Rilegatura: Cartonato

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Tanino Liberatore incontra Charles Baudelaire, la recensione de I Fiori del Male

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Comicon Edizioni ha pubblicato recentemente un volume davvero insolito, che raccoglie una selezione di 29 poesie della raccolta Les Fleurs du mal di Charles Baudelaire accompagnate da illustrazioni del Maestro Tanino Liberatore. Un connubio misterioso, da cui non si sa cosa aspettarsi, ma che riserva non solo grandi sorprese, ma forse un'inedita sublimazione delle due arti.

Per parlare di questo volume, bisognerebbe prima fare un’analisi letteraria della produzione decadente di Baudelaire, della sua Malinconia, intesa come vera essenza della modernità, la sua poetica basata sul dualismo e la concatenazione ossimorica, sul contrasto, il rimorso e la follia, imperanti come l’ossessione per il male. Il delirio e il fascino di una creazione poetica che condanna il poeta stesso alla rovina, l’elogio di una poesia rischiosa, strumento per fare i conti con il male, cercando di tramutarlo in bellezza.
Ce ne occuperemo solo parzialmente in questo articolo, giusto per far emergere quanto siano ben miscelate e sinergicamente operanti le due arti affiancate in questo I Fiori del Male.

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Cominciamo con una precisazione storica e al contempo, una delle spiegazioni dello stacco concettuale tra il prima e il dopo che rappresenta la produzione di Baudelaire: questa è partorita da una nuova condizione della poesia in una società industriale in pieno sviluppo e mutazione, in cui la logica economica domina e l'artista diventa entertainer di un pubblico pagante: il poeta è costretto a mercificare i suoi versi per poter sopravvivere, proprio come le prostitute, in un mondo senza mecenatismo e supporto, che lo ha abbandonato, condannato, come lui stesso esprime in diversi componimenti, come nell'iniziale La muse vénale. Baudelaire è quindi ossessionato dalla colpa, dalla malattia, dalla malinconia e dal dolore, e si sacrifica consapevolmente alla poesia in un tremendo martirio cosciente.

Per quanto riguarda le tematiche principali, prevalenti all’interno della raccolta Les Fleurs du mal, vige sicuramente un rapporto forte e profondamente sentito con la Bellezza, vista come momento d'eccezione di rivelazione, di comprensione effimera e pulsata della vita e della realtà rivelata. Un attimo fugace, di completa armonia ed elevazione, ma difficilmente afferrabile e subito perduto, cercato con grande patema dall'autore: la Bellezza è intrinsecamente infusa di agonia e dolore, di melanconia. Una armonia dei contrari, che tende a esplicitare le sue dualità, le sue ambivalenze, nata dal disordine ma subito in esso riassorbita. E l’obiettivo dell'autore è proprio quello di "estrarre la Bellezza dal Male".

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L'autore nei suoi Fusées [1], paragonerà la bellezza, la sua Bellezza, alla testa di una donna, misto di voluttà e tristezza, involucro di sensazioni contrastanti eppure così armonica, piena di mistero eppure di rimpianto.
Centrale è quindi il ruolo della donna, incantatrice dal fascino mistico, infatuante e magnetico, magico nel suo rapire e sedurre anche, e soprattutto, involontariamente, ma al contempo sorgente di malinconia e disperazione, tristezza e ardore, amarezza e dolore.
Una bellezza sensuale quanto spirituale, accessibile nella povertà come nella ricchezza, nella malattia ("il tuo giovane corpo malaticcio, pieno di macchie di rossore, ha la sua dolcezza") quanto nella salute, nella giovane età quanto nella vecchiaia (quel "lustro abbondante delle cose lise eppure seducenti", o ancora, "preferisco i tuoi frutti, Autunno, agli insipidi fiori della Primavera!").
Una bellezza esotica, forestiera, quei "profumi delle grazie strane" e quelle "strane spezie" che inebriano il Poeta, o una bellezza dannata ("O vergini, o demoni, o mostri, o martiri... assetate di infinito, devote e baccanti, ora piene di grida or di pianto" i cui "cupi dolori" e le "seti insoddisfatte" rapiscono l'uomo) o sacrilega (la "Madonna mortale", la "Regina vittoriosa e feconda di redenzione" che provoca "Desiderio fremente" e devozione di pensiero e corpo).

E ovviamente gran parte delle illustrazioni di Tanino Liberatore presenti in questa antologia vertono sulla presenza della donna, rappresentata in maniera sublime dal Maestro, mostrataci in tutta la sua carica estetica ed erotica, impressa su carta in una moltitudine di sfaccettature e caratterizzazioni, scaturite dalle poesie.

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Baudelaire ha sempre avuto un rapporto quasi dipendente con le arti figurative, con la pittura, che riesce a contenere e catturare la Bellezza trasmutando e riutilizzando il Male in essa contenuto, ed è esattamente ciò che Liberatore realizza in accordanza con i testi. Un mezzo di ulteriore decodifica ed esplicitazione di ciò che è racchiuso nella poesia che permette di fissare i concetti e donargli nuova linfa, una nuova rappresentazione disponibile al fruitore. Accostare l'occhio, tanto caro al poeta come mezzo primo di percezione, al cervello, organo di elaborazione del raccolto, nel mescolare e fondere, nonché alimentare vicendevolmente, le visioni di due artisti, rende quest'opera una vetta davvero incredibile di meraviglia, di "Bellezza".

Altro tema importante in questa antologia è di certo l'insondabilità della profondità umana, degli abissi segreti della psiche, paragonati alle profondità marine, custoditi gelosamente mantenendo ignoto il loro contenuto, ("Uomo, nessuno ha mai scandagliato il fondo de' tuoi abissi; O mare, nessuno conosce le tue intime ricchezze, tanto siete gelosi dei vostri tesori!"); quella natura indecifrabile che sfugge occasionalmente da quegli occhi "adorati misteri", quelle magiche grotte dove "scintillavano vagamente tesori ignorati".

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E anche su questo fronte le illustrazioni di Liberatore si fanno carico di tanta potenza espressiva, incanalandola e veicolandola con delle immagini di forte impatto, dei chiaroscuri e dei dipinti sensazionali, spesso dei non finiti, dei cartoni michelangioleschi, che nella loro incompletezza ed essenzialità riescono a immortalare frazioni di quella Bellezza tanto agognata, permettendoci occasionalmente, di poterla scrutare, di poter vedere oltre queste illustrazioni e questi testi e percepire questo amalgama di sensazioni estasianti. I chiaroscuri tridimensionali, voluminosi e plastici del Maestro, sono un’ode alla corporeità umana: Liberatore è un demiurgo, un alchimista del disegno, che trasmuta la carta in carne, animando le figure che definisce sul foglio, facendo coesistere in una tensione pienamente naturale la bramosia carnale e l’assunzione divina, la disperata malinconia intrisa ad una forza d’animo perentoria, una estetica realistica fatta di affascinanti imperfezioni che celebra la figura umana.

Comicon Edizioni realizza così un volume di grandissimo pregio, in cui trovano spazio pagine ripiegate che possono essere aperte per godersi appieno la magnificenza di queste opere d’arte. Una chicca che arricchirà le vostre collezioni con un livello artistico quasi inarrivabile.

Si consiglia la lettura di Baudelaire – La poesia del male di Giovanni Cacciavillani, da cui sono scaturite alcune delle riflessioni presenti nell’articolo, per comprendere più nel dettaglio la poetica di Baudelaire.

[1]“J’ai trouvé la définition du Beau, de mon Beau.
C’est quelque chose d’ardent et de triste, quelque chose d’un peu vague, laissant carrière à la conjecture. Je vais, si l’on veut, appliquer mes idées à un objet sensible, à l’objet par exemple, le plus intéressant dans la société, à un visage de femme. Une tête séduisante et belle, une tête de femme, veux-je dire, c’est une tête qui fait rêver à la fois, mais d’une manière confuse, de volupté et de tristesse ; qui comporte une idée de mélancolie, de lassitude, même de satiété, — soit une idée contraire, c’est-à-dire une ardeur, un désir de vivre, associés avec une amertume refluante, comme venant de privation ou de désespérance. Le mystère, le regret sont aussi des caractères du Beau”.

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La prima eroina moderna, la recensione di Barbarella, Edizione integrale

Dopo il buio degli anni ’50 che, specialmente in America, aveva debellato il fumetto per adulti, gli anni ’60 segnano un interessante punto di svolta. I semi della rivoluzione culturale di quel decennio si riflettono anche nel mondo del fumetto. Il 1962 fu un anno cruciale e l’Europa ebbe un ruolo centrale. Mentre in America nasceva la Marvel Comics, in Italia due sorelle davano vita a Diabolik che spostava la lente focale dalla parte del cattivo, un ladro e assassino senza scrupoli, eliminando tutta quella patina  di buonismo che c’era all’epoca e indignando non poco l’opinione pubblica. In Francia, il fumettista e illustratore Jean-Claude Forest, cercava sempre meno vincoli per esprimere liberamente la sua arte. Ci riuscirà quando l’editor Georges H. Gallet gli commissionerà un fumetto per la rivista per adulti V-Magazine. Qui Forest, senza restrizioni di sorta, creerà Barbarella, un’eroina moderna e sensuale che farà subito breccia nel cuore dei lettori.

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Barbarella (modellata sulla fisionomia di Brigitte Bardot) non è certo la prima eroina dei fumetti, basti pensare ad antesignane come Jane di Norman Pett, le tarzanidi Sheena di Will Eisner e Jerry Iger, Nyoka, o all’italiana Pantera Bionda, nonché alla più celebre Wonder Woman. Tuttavia, quello che contraddistingueva il personaggio di Forest era che la protagonista rappresentava il prototipo ideale della donna moderna, intraprendente, indipendente, capace di vivere liberamente la propria sessualità. L’artista crea un personaggio estremamente positivo e generoso, che si getta nella mischia e cerca di risolvere le ingiustizie ripudiando la violenza e con una spiccata dose d’amore. La stessa sensualità di Barbarella non è mai ammiccante e volgare ma sempre genuina e pura. Questo, nonostante il personaggio all’epoca abbia destato scalpore per le sue numerose nudità: una critica che, vista oggi, fa davvero sorridere. La stessa rivista Linus, che nel suo primo numero ospitò una recensione di Vittorio Spinazzola basata sulla prima ristampa francese in volume del personaggio ad opera di Editions Le Terrain Vague, quando pubblicò il personaggio in Italia apportò lievi censure cancellando i capezzoli della protagonista.

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Le avventure che vive Barbarella, ambientate nel 40.000 d.C, e che partono in media res, sono un susseguirsi di vicende concatenate fra loro in cui Forest la catapulta, intrecciando situazioni, presentando personaggi e scenari totalmente differenti e in zone totalmente opposte dell’universo non concedendo respiro, sviluppando idee su idee ad altissimo ritmo. In questo susseguirsi di peripezie, che risulterebbe inutile provare a riassumere, Barbarella non risulta mai fuori contesto, ha sempre in mano la situazione e col suo approccio diretto e deciso, è pronta a risolvere qualsiasi situazione.

La libertà narrativa che Forest esprime, unendo fantascienza, erotismo e umorismo, si unisce a quella delle tavole, libere dagli schemi fisse dei fumetti francesi e più vicine a quelle dei comics americani. Lo stesso tratto, spigoloso e discontinuo, pieno di tratteggi, lo allontana dalla linea chiara tipica del fumetto franco-belga. Ma più di tutto, è la capacità di delineare mondi e personaggi sempre differenti e vivi che emerge forte dal suo lavoro.

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L’influenza che ebbe il personaggio nell’immaginario collettivo (grazie anche al film del 1968 di Roger Vadim, diventato cult, con Jane Fonda nel ruolo della protagonista) è vitale non solo per il fumetto stesso e la sua maturazione, ma anche per molti autori. Non è un caso che Guido Crepax ammetta candidamente, in un omaggio contenuto anche all’interno del volume Comicon Edizioni, come la stessa Valentina sia in forte debito con lei. Lo stesso Milo Manara, nell’altro omaggio del volume, esprimere un’opinione simile nel conferire a Barbarella i suoi meriti nell’immaginario collettivo e artistico dei fumetti.

L’edizione italiana, basata su quella francese del 2014 pubblicata da Les Humanoïdes Associés, è di alta fattura, con ottima resa di stampa e ottima carta. Un volume brossurato elegante e completo di apparato critico e bonus degno di un’opera di questo calibro.

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