Menu

 

 

 

nintendo-sw

Update - Igort lascia Coconino Press, la risposta della casa editrice

  • Pubblicato in News

Apprendiamo direttamente dal profilo Facebook di Igor Tuveri, in arte Igort, la notizia del termine della sua collaborazione con la casa editrice Coconino Press, da lui stesso fondata insieme ad altri autori nel 2000. La motivazione principale che ha portato al suo abbandono è da ricercarsi nella condizioni di lavoro non più gradite all'autore, che non gli permetterebbero di lavorare serenamente, come viene esplicitamente dichiarato nel post qui sotto. L'autore sottolinea che si tratta di una scelta sofferta, seppur ragionata e fortemente motivata.

UPDATE

Non si è fatta attendere la risposta della casa editrice che ha così commentato sul sito ufficiale:

"Igort si è dimesso dall’incarico di direttore editoriale di Coconino Press. La casa editrice ne prende atto con rammarico e lo ringrazia per la preziosa e autorevole opera svolta fin qui.
Coconino Press continuerà il suo lavoro con la consueta serietà e rinnovata passione.

La proprietà lavorerà alla costruzione di una struttura forte e articolata, pensata per muoversi in due direzioni. Da una parte, la forte volontà di procedere in continuità con il progetto editoriale di Igort che ha portato in questi anni a fare della Coconino Press la “casa degli autori” più grandi, e a realizzare libri di altissima qualità.
Dall’altra, verrà data speciale attenzione a nuove voci, nuove creatività e nuovi autori. Varando nuove collane che affiancheranno Coconino Cult".

Leggi tutto...

Coconino Gekiga presenta Le lacrime della bestia di Yoshihiro Tatsumi

  • Pubblicato in News

È disponibile in libreria Le lacrime della bestia di Yoshihiro Tatsumi, il quarto volume della collana Gekiga di Coconino Press. Ecco quanto riportato dall'editore:

"Dopo “Crocevia”, l’antologia “Le lacrime della bestia” presenta altri sette racconti a fumetti del maestro giapponese Yoshihiro Tatsumi, il fondatore del movimento Gekiga, con un’introduzione scritta da Igort. Sono storie folgoranti, intense, strazianti. Tatsumi narra amori ossessivi e malati, donne e uomini fragili, frammenti di vite alla deriva. Questa antologia attraversa epoche diverse, dal Giappone in ginocchio del dopoguerra a quello dell’illusoria rinascita economica degli anni ’90.

Uno dei racconti, “Lettera a S.”, trae spunto da un terribile fatto di cronaca: la storia del “cannibale giapponese” Issei Sagawa, studente di letteratura all'Università di Parigi, che nel 1981 invitò nel suo appartamento una compagna di corsi, la uccise con un colpo di fucile, la fece a pezzi e mangiò diverse parti del cadavere.

Con gli occhi puntati sulla vita quotidiana degli emarginati della società giapponese, con i suoi dialoghi essenziali e uno stile asciutto, Tatsumi ha sempre mantenuto nella sua lunga carriera lo sguardo del grande autore. Tagliente e scabroso, capace di sondare gli abissi del cuore umano: mai però compiaciuto ma dolente, partecipe, vicino agli sconfitti.

Lacrime bestia COVER-piatto-OK

Autore: Yoshihiro Tatsumi
Titolo: Le lacrime della bestia
Collana: Coconino Gekiga
Numero pagine: 176, in bianco e nero, formato 17 x 24 cm
Prezzo: Euro 17,50
ISBN: 978-88-7618-329-4

L’AUTORE
Yoshihiro Tatsumi
(1935-2015) è conosciuto come il padre fondatore del Gekiga: le sue sono “storie per un pubblico adulto, in grado di comprendere”. Il suo stile, votato al realismo e alla ricerca dell’approfondimento psicologico, ha rivoluzionato il manga e ispirato generazioni di autori in tutto il mondo. Dopo l’antologia “Crocevia”, con questo secondo volume di storie brevi Coconino Press prosegue la riscoperta di uno dei maestri che hanno ampliato gli orizzonti del fumetto."

Leggi tutto...

Leda

La Collana ‘900 di Coconino Press riserva sempre grandi sorprese, raccogliendo sotto tale etichetta editoriale alcuni tra i migliori graphic novel degli ultimi anni. Igort, Manuele Fior, Baru e Joann Sfar sono solo alcuni degli autori che hanno contribuito a popolare questa collana con volumi preziosi e Leda, il volume di cui vi parliamo in questa recensione, è solo l’ultimo a entrare a far parte di questa prestigiosa famiglia.

Un racconto biografico che narra la vera storia di una donna dalle mille sfaccettature, Leda Rafanelli, figura poliedrica e indelebile la cui esistenza è fortemente intrecciata con le fondamenta stesse della storia del ‘900 italiano. Un personaggio storico poco conosciuto che merita di essere riscoperto e approfondito, e questo graphic novel compie il lavoro di riesumazione della sua figura eleggendola a protagonista indiscussa di una narrazione parzialmente romanzata che si dipana lungo tutto il XX secolo, attraverso letteratura, editoria, arte, religione, politica, lotte sociali, amore e passione.
Ne risulta un’opera incantevole su di una donna forte e così umanamente affascinante da catalizzare l’attenzione di alcuni dei personaggi più importanti della recente storia italiana, Carlo Carrà, Benito Mussolini, Filippo Tommaso Marinetti, Luigi Melandri, facendone vacillare cuori e convinzioni, attraendo a sé attenzioni di ogni sorta, rimanendo sempre fedele a sé stessa, al suo spirito libero e indomito, pur apparendo lungo il suo cammino spesso contraddittoria agli occhi del mondo. Intellettuale, anarchica, artista, musulmana, scrittrice, amante della vita, tipografa, chiromante… sono alcune delle etichette limitanti che ne definiscono istantaneamente solo una ridotta parte, lasciando priva di attribuzione descrittiva il resto dell’essenza di una persona che per sua indole sfuggiva da catalogazioni statiche di ogni sorta.
E una figura così complessa, nonché poco conosciuta e studiata, necessitava di un lavoro sublime di recupero di informazioni per poterne tratteggiare un ritratto fedele e rispettoso. L'attento e ricercato reperimento delle fonti, lo scrupoloso vaglio delle stesse, la minuziosa documentazione letteraria, fotografica e artistica, strutturata con l’aiuto degli eredi di Leda e di Fiamma Chessa, direttrice dell’Archivio Famiglia Berneri, definiscono un’opera curata con grande fascino per il personaggio, con grande rispetto per una figura femminile così ammaliante.

LEDA pp140 141w

Francesco Satta e Luca de Santis impostano una narrazione fluida, con dialoghi eccellenti, naturali nel fuoriuscire dai personaggi rappresentati, che intavolano un romanzo appassionante, proprio come da volere della stessa Leda “la mia vita, le mie vite sono un romanzo di cui io sola sono l’autrice. Lasciatemi dunque dire”. Una storia che mette in luce le diverse anime della protagonista, senza sfociare nell’edulcorata agiografia, mostrandone la beltà senza inutilmente incensarne la figura, cercando di racchiudere in poco più di 200 pagine una donna così forte e maestosa quanto essenzialmente malinconica, lacerata nella sua esistenza classica ma profondamente romantica, sebbene non osi mai ammetterlo: “Ti diranno matta un giorno, ma solo noi sapremo quanto è stato faticoso vivere con troppe anime dentro”, le confida Luigi Melandri, racchiudendo in poche parole una vita tumultuosa.

Dal punto di vista artistico, le soluzioni grafiche sono a dir poco eccellenti, fuori dal comune e dal fascino eccezionale. Sara Colaone, semplicemente una delle artiste più incredibili del panorama attuale nazionale, fonde con grande euritmia l’onirico e il reale, tessendo meravigliosamente e sapientemente una trama in cui confluiscono in un vasto immaginifico visivo i dialoghi dei protagonisti: la forza comunicativa e la capacità espressiva coinvolgenti e ammalianti di Leda sembrano giocare con la realtà stessa, modificando lo spazio e il tempo per far vivere intensamente i suoi pensieri e i suoi dialoghi all'interlocutore e a noi lettori, rapiti e trasportati in altre epoche e altri luoghi, solo per un rapido istante, sufficiente per perderci nell'amore incondizionato per il personaggio. Le figure prendono vita con un tratto morbido, sinuoso, ricercato e indelebile proprio come i personaggi che delinea, attento ai dettagli e a una fedele ricostruzione del vestiario, dell’architettura e dello stile di quegli anni.

LEDA pp160 161w

Il mondo è filtrato dalla visione di Leda, tutto ci viene mostrato come concepito dalla sua mente, modificando la rappresentazione dei fatti nella tavola per adeguarli a tale immaginario. E così ci ritroviamo a vagare nell'antico Egitto, nel deserto tra beduini, cammelli, sfingi e piramidi, osserviamo l'avvento delle avanguardie e del futurismo, sia visivo che letterario, come la velocità, la violenza e l'ipercinetica, percependo i personaggi promotori e autori di tali ideali come modificati strutturalmente a seconda dei dettami della loro arte. Vediamo uomini mutare aspetto nel corso del volume, come Mussolini, la cui immagine drasticamente evolve nel tempo, arrivando ad essere freddo busto marmoreo, prima dell'entrata in guerra.

Un volume di certo tra i migliori usciti in questo 2016, eccellente sotto ogni punto di vista, con un’edizione tipica Coconino di grande pregio e formato, che permette di godere appieno delle meravigliose tavole dell’opera.

Leggi tutto...

La terra dei figli

“Sulle cause e i motivi che portarono alla fine si sarebbero potuti scrivere interi capitoli nei libri di storia. Ma dopo la fine nessun libro venne scritto più.”

È con questo incipit che si apre il nuovo e immenso (in tutti i sensi) libro di Gipi La terra dei figli di sicuro il suo lavoro più lungo, arrivato a 2 anni di distanza dal tanto celebrato unastoria che, come ricorderete, venne inserito nella lista dei libri candidati al Premio Strega. L’autore ci porta ora in uno scenario post-apocalittico, pur non rinunciando alla dimensione “provinciale” tipica dei suoi racconti. Quello che si delinea tavola dopo tavola è uno scenario rurale, fatto di erba alta e lagune, vegetazione incolta e poche abitazioni sparse, distanti l’una dall’altra spesso centinaia di metri. Non sappiamo cosa sia successo prima, cosa ovvero abbia causato la fine del mondo così come lo conosciamo. Tutto ciò che c’era prima sembra non aver più alcun valore, come vecchie foto ritrovate e gettate a terra come inutili rifiuti. È in questo scenario che un uomo alleva i suoi due figli, in uno stato quasi primitivo. Il padre, vissuto nell’epoca “ante-apocalisse”, insegna ai ragazzi l’indispensabile per la sopravvivenza, li protegge dal mondo, dall’esterno, gli nasconde l’esistenza dell’altro e degli altri. Non gli ha insegnato neanche a leggere, parlare dell’epoca in cui si stava in casa seduti sul divano in salotto a guardare la tv è del tutto inutile per lui. Ed è così che trascorre la sua vita, in una condizione al limite del selvaggio, finché non giunge la sua morte e i figli sono costretti a vedersela con il mondo.

terra-dei-figli-gipi-1

Reprimere la loro curiosità è servito però a poco, non solo perché non si può vivere in un’ampolla, in una menzogna, ma perché non si può opprimere la propria indole. Lasciati soli, i figli verranno a contatto con l’esterno, ma senza avere le chiavi per comprendere il mondo. Il loro desiderio più forte è quello di scoprire cosa annotava il padre sul diario che riempiva ogni giorno ed è questo che determina le loro azioni e li porterà alla scoperta di una realtà più complessa di quella che conoscevano.

Gipi per la prima volta smette di raccontare di se stesso mettendo in scena un romanzo senza didascalie, senza voci interiori, un racconto crudo, ma sentito e potente. Chiaro è il messaggio che pervade tutto il fumetto, l'autore non parla di sé, ma racconta la società odierna. In un mondo pieno di contraddizioni, fatto di tante isole distanti in cui ognuno è chiuso nella propria scatola e fatica a percepire l’esterno, Gipi trova nella scrittura la via della salvezza, nella cultura e nella sua diffusione. Non è un caso se è un libro a salvare i protagonisti del racconto. In fondo, il fumettista ci dà una speranza, la chiave per ritrovare noi stessi anche quando attorno c’è la desolazione, il degrado totale. E, cosa importante, ritrovare la fiducia negli altri anche quando l’ambiente esterno, la società, ci vuole trasformare in animali selvatici.

terra-dei-figli-gipi-2

Un racconto, scrivevamo prima, senza didascalie e voci interiori, è lo stesso Gipi a fare una dichiarazione d’intenti in un post su Facebook. L'autore, infatti, ha voluto creare un romanzo lineare, immediato e di facile lettura, sia ben chiaro, non per questo banale o prevedibile, tutt’altro. Una stratificazione è ben presente e la profondità del racconto è ben evidente. La dimensione umana del racconto emerge anche nella sua non-epicità, nel suo coprire un arco di tempo limitato (la storia si svolge nell’arco di pochi giorni), nel concentrare tutto sui protagonisti lasciando che siano i disegni a raccontare lo sfondo e il contesto in cui gli eventi si svolgono.

Sul lato grafico, Gipi utilizza una gabbia tendenzialmente fissa, quella classica composta da sei vignette (tipica dei fumetti bonelliani) a cui applicare variazioni sempre sulle strisce orizzontali, mai sfruttando la verticalità. C’è una predominanza di bianco anche perché le sue linee sottili delineano figure esili spesso seminude e in scenari all’aperto, non è un caso, dunque, se il nero prevale negli interni. I pochi personaggi che vediamo in scena hanno tutti un volto segnato, se non deforme, e un aspetto trascurato, a renderli umani e simili a noi è la grande naturalezza ed espressività con cui l'artista li fa recitare.

terra-dei-figli-gipi-3

Per l’occasione, Coconino Press propone l’ultima fatica di Gipi in un elegante cartonato con cover nera a cui fanno da contrasto le pagine bianche di ottima carta ruvida. La terra dei figli è un instant-classic, un’opera di un autore maturo e consapevole dei propri mezzi ma che non vuole ripetersi, che continua a cercare stimoli nuovi. Di sicuro uno dei volumi più profondi ed emozionanti di questo 2016.

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nell'informativa estesa.
Per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta l'informativa estesa.