Menu

 

 

La FOX sta lavorando al film di Silver Surfer scritto da Brian K. Vaughan

  • Pubblicato in Screen

THR riporta che la 20th Century Fox sta lavorando a un film su Silver Surfer con lo scrittore Brian K. Vaughan (Runaways, Saga) che ne curerà la sceneggiatura.

THR rileva che la Fox ha diversi progetti "segreti" in lavorazione, e Silver Surfer di Vaughan ne è un esempio. Un dirigente collegato al progetto ha dichiarato: "Stiamo andando 100 miglia all'ora", nel senso che la Fox sta andando avanti con i suoi film di supereroi, indipendentemente dall'acquisizione da parte della Disney che deve ancora ricevere l'ok.

Ricordiamo che la Fox sta anche sviluppando un film su Kitty Pride scritto da Brian Michael Bendis.

Leggi tutto...

Bao Publishing pubblica l'hard cover di Saga, ecco i dettagli dell'edizione

  • Pubblicato in News

Qualche settimana fa la casa editrice Bao Publishing ha annunciato la realizzazione dell'attesa edizione Hard Cover di Saga, l'ormai iconico fumetto creato da Brian K. Vaughan e Fiona Staples e vincitore di moltissimi Eisner Awards. Ora sulle pagine di Mega #242, sono stati resi noti nuovi dettagli sull'edizione, che rimarrà fedele all'originale americana.

Il primo volume, in uscita in autunno, conterrà i primi tre volumetti già pubblicati in Italia dall'editore, con 50 pagine extra inedite. Il formato cartonato sarà 17x26 cm, ossia quello originale non ridotto, per un totale di 504 pagine a colori, al prezzo di 35€.

Di seguito la pagina della rivista.

sagahc

Leggi tutto...

Il futuro senza internet di Brian K. Vaughan e Marcos Martin, la recensione di The Private Eye

theprivateeye 00

“La privacy non è un’opzione, e la sua perdita non dovrebbe essere il prezzo che accettiamo solo per stare su Internet.” Con queste parole, Gary Kovacs, amministratore delegato dell’AVG Technologies, si esprimeva in merito al rapporto tra internet e privacy, mettendo in luce uno degli effetti collaterali più problematici e discussi del nostro presente 2.0. L’utilizzo quotidiano dei social network, unito ad una dimensione sempre più pocket e innervata dei dispositivi elettronici, permette ad ogni individuo di creare, condividere e commentare costantemente contenuti più o meno privati, aprendo una sorta di finestra sulla propria vita e su quella degli altri. In questo scenario caratterizzato da grandi possibilità di comunicazione, espressione e collaborazione dove tutti sembrano mettersi in gioco su scala globale, lo spauracchio che certe informazioni possano fuoriuscire ed essere condivise o anche solo mal interpretate sulla vetrina pubblica dei social è sempre dietro l’angolo.
Proprio il controverso tema della privacy è l’argomento centrale di The Private Eye, scritto da Brian K. Vaughan e disegnato da Marcos Martin, nato originariamente come webcomic  pubblicato sul portale Panel Syndicate, per poi tradursi in versione cartacea ed essere portato in Italia in un’ottima edizione da Bao Publishing.

theprivateeye 01

Vaughan e Martin ambientano la loro vicenda in una Los Angeles futuristica, reinventando il tema della catastrofe di dimensioni apocalittiche in grado di porsi come spartiacque tra due epoche dominate da paradigmi sociali e culturali del tutto differenti. I due autori reinterpretano il tema biblico del diluvio universale e quello contemporaneo della grande esplosione atomica, aggiornandoli a un’epoca, la nostra, dove tutto si basa sulla circolazione indiscriminata di informazioni. Ed è così che, un brutto giorno, il Cloud, la nuvola astratta che contiene  tutti i nostri dati compresi quelli sensibili e privati, esplode, dando il via ad una “alluvione” di informazioni personali in grado di distruggere carriere, reputazioni, vite. È il nuovo anno 0, l’inizio di una nuova fase della storia dell’umanità. Un mondo senza internet, dove la fuga devastante di dati sensibili ha ridefinito il rapporto tra pubblico e privato. Nel futuro di Vaughan e Marcos ogni individuo esce di casa con un travestimento per proteggere la propria identità, la tutela della sicurezza non è più affidata alla polizia ma alla stampa, che controlla e manipola l’informazione, mentre i nuovi detective privati sono i paparazzi. Proprio P.I., uno di loro, è il protagonista della storia che, ingaggiato da una donna per una misteriosa quanto singolare indagine, si troverà ben presto in un caso di portata nazionale, infinitamente più grande di lui.

theprivateeye 02

The Private Eye si potrebbe definire come un noir retro-futuristico dai colori pastello. Nel fumetto sono espliciti tanti canoni sia del genere noir che di quello sci-fi, ma mixati e reinterpretati in maniera originale dai due autori. Abbiamo, infatti, un caso che si fa sempre più complicato, un detective apparentemente disilluso ma determinato a scoprire la verità che, discostandosi dal canone classico del bianco duro e tormentato, si presenta come un mix etnico dalla sessualità non ben definita. Anche i personaggi femminili sono importanti: l’innesco viene proprio dalla richiesta di una tipica femme fatale, donna affascinante e dal passato oscuro, che lascia poi spazio ad un’altra donna, personaggio complesso e carismatico, che affiancherà il protagonista per tutta la vicenda. Nella narrazione si sente l’influenza di maestri del genere come Chandler, ma inseriti in un ambientazione futuristica che strizza l’occhio ad opere come Transmetropolitan di Warren Ellis e Dorohedoro di Q. Hayashida, soprattutto per le maschere  stravaganti dei personaggi e alcune scene particolarmente violente. Il tutto è poi pervaso da un particolare gusto retrò, perfettamente in linea con la rappresentazione di un’epoca che guarda con diffidenza ai dispositivi tecnologici e ha riscoperto il valore della carta stampata e dell’analogico.

theprivateeye 03

Dal punto di vista visivo, i disegni di Marcos risultano funzionali nel delineare una variegata atmosfera tra hard-boiled e retro-futurismo. Macchine volanti, palazzi, insegne luminose  e grovigli di strade, si intrecciano ad ambienti privati dall’aspetto vintage e liberty, contrapposti a quelli più asettici e minimali dei palazzi delle istituzioni. Le atmosfere cupe e crepuscolari del noir vengono sostituite da colori tenui ma luminosi, rivisitando, ancora una volta, uno dei canoni del genere. Il tratto di Marcos è sottile, elegante e talvolta spigoloso nella caratterizzazione dei volti. Ciò permette di acutizzare le espressioni dei personaggi, renderli tirati, nervosi, comunicando una generale aria di tensione e diffidenza. Il formato orizzontale delle pagine, ottimo per una lettura pensata su dispositivi elettronici come tablet, smartphone e pc, permette a Martin di sbizzarrirsi nelle soluzioni di costruzione della pagina, giocando ad entrare e uscire dalle griglie a seconda delle situazioni. Inoltre, l’orizzontale, si accorda in maniera efficace al taglio fortemente cinematografico del racconto, essendo simile ad una sorta di video 16:9, dando grande fluidità e movimento soprattutto nelle scene d’azione e di inseguimento.
Meritano, inoltre, una menzione speciale i costumi dei personaggi principali e delle tante “comparse” che popolano il volume. Capi futuristici si alternano a vestiti vintage e il tutto è arricchito da maschere che prendono spunto da ogni cosa: si va da comuni animali terrestri a creature aliene, dai supereroi alle tartarughe ninja, da ologrammi facciali all’abbigliamento bondage. Il capo del protagonista è, invece, una sorta di mantello dell’invisibilità con un cappuccio sul cui retro è impressa una faccia sghignazzante, mentre quello dell’antagonista principale è un doppiopetto verdone con collo di pelo e una maschera dall’aspetto di un volto scorticato  In questo tripudio caotico e allucinante di colori e forme, ciò che rimane costante è la stampa, il quarto potere, caratterizzata dal classico impermeabile e dal cappello tipo Trilby, anche questa scelta contribuisce a creare un bel mix estetico tra gusto retrò e futuro distopico.

The Private Eye è un’opera interessante, sostenuta da un intreccio solido e da personaggi carismatici. Il fumetto è capace di mettere in scena un mix originale di generi e contenuti ottimamente amalgamati e reinterpretati dai due autori che riescono, oltre a farci appassionare alla vicenda, a farci riflettere sul tema della privacy e sulla storica contrapposizione tra libertà e sicurezza, così tanto pregnante nel nostro presente alla luce delle nuove possibilità date dai media e dalle nuove tecnologie.

Leggi tutto...

Non solo nostalgia, la recensione di Paper Girls 2

Brian K. Vaughan, su determinati elementi, è una garanzia di sicurezza per il lettore: nelle opere dello sceneggiatore statunitense l’incontro con elementi familiari, estrapolati dal proprio contesto naturale e adattati alla storia di matrice fantascientifica, è una certezza.
Y – l’ultimo uomo, come Ex Machina e ancora di più Saga, pescando a piene mani nell’immaginario fantascientifico, filmico e fumettistico, operavano sulla ri-contestualizzazione degli elementi quotidiani in situazioni “limite”, che sia un olocausto genetico, una distopia o un pianeta lontano. Paper Girls non è da meno.

paper-girls-2-1

Con il primo ciclo di storie, Vaughan aveva creato un mondo estremamente familiare per l’attuale generazione di trent’enni: lo spirito degli anni ‘80 rivive prepotentemente e si ancora all’universo filmico del periodo – a pellicole come I Goonies o Scuola di Mostri lo sceneggiatore deve tanto – creando un pungete affresco-omaggio a un decennio storico che, attualmente, vede le proprie icone rivivere di nuova e ri-mediata gloria.
Quella che sembra una versione al femminile di Stand by Me si tramuta presto in grande fantascienza – viaggi nel tempo, strumenti e armi ipertecnologiche – fondendola con un immaginario fantasy – i cavalieri a cavallo di quelli che sembrano draghi – in un meltin pot immaginativo che conquista il lettore, alimentando la propria curiosità attraverso ben dosati cliffhanger.
Ed è proprio con un cliffhanger di grande impatto che Vaughan aveva chiuso questo primo ciclo di avventure delle quattro “paper gilrs” –  le dodicenni protagoniste che consegnano i giornali sulle loro biciclette – che, dal 1988, si sono ritrovate nel 2016, in piena notte, nel bel mezzo di una strada, davanti alla versione adulta di una di loro.

paper-girls-2-2

Grazie al lavoro di presentazione tematico e dei personaggi, il lavoro di Vaughan può concentrarsi maggiormente, e con grande intelligenza, sul nucleo concettuale principale e più profondo: la crescita individuale, la propria formazione emotiva e sociale, porta ad accantonare parte del proprio vissuto che, riemergendo, immerge nella nostalgia del tempo passato.
L’incontro della Erin dodicenne con la Erin adulta, centrale in questo secondo ciclo di storie, consente all’autore di creare un divertente, nostalgico, e dal pungente carattere empatico, scontro generazionale, che chiunque, almeno una volta nella vita, ha sognato di sperimentare: poter parlare con il se stesso del passato per metterlo in guardia, o semplicemente per “rivivere” un tempo più innocente o poter sbirciare la vita del se stesso del futuro per avere conferme o dare, forse, un indirizzo diverso alla propria esistenza. Lo scontro è dunque, identitario – la nostra identità cambia e si modula in base all’età – e coinvolge non solo Erin, ma anche le compagne.
Questo fondamentale snodo tematico del fumetto fa da sfondo a un racconto che vira, rispetto al volume precedente, maggiormente verso l’asse fantascientifico, ancora una volta estremamente citazionistico – Godzilla e Ritorno al Futuro su tutti – e accresce il tono drammatico dei vissuti personali delle piccole protagoniste: le ragazze devono fare i conti con i diversi drammi, personali e più universali, che la conoscenza del futuro porta con se.

Ai disegni, ancora una volta Cliff Chiang, artista perfetto per illustrare il racconto messo in piedi da Vaughan. Complice i colori di Matt Wilson – che sceglie campiture molto sature e molto piatte – il disegno si carica di straordinarie capacità narrative espressioniste, dall’approccio sintetico, e viene imbrigliato in una griglia rigida, capace per questo,di dare una coinvolgente cadenza ritmica alla narrazione. L’atmosfera di apparentemente mero revival degli anni ‘80 è data proprio dal disegno e dal colore che concorrono al coinvolgimento del lettore: straordinarie e spericolate splash-page si alternano a primi piani intimisti, vere e proprie carrellate cinematografiche fanno da contrappunto a momenti di quiete, più familiari. Tale approccio grafico non potrebbe essere altrimenti: un disegno troppo ricco, dettagliato o plastico, avrebbe distratto il lettore, dirottandolo verso un grafismo incapace di dare il giusto peso alla narrazione.

paper-girls-2-3

Questo secondo volume conferma lo straordinario lavoro di Vaughan e Chiang senza essere, per questo, prevedibile. Il racconto, portando avanti e indagando le diverse trame e sotto-trame create nel primo tomo, si dirama verso altre tensioni narrative e ulteriori contesti tematici, senza disdegnare una buona dose di action e fantascienza.
Tra i numerosi revival delle atmosfere o delle icone degli anni ‘80, il lavoro di Vaughan e Chiang riesce dove molti invece falliscono: piuttosto che scegliere la semplice strada nostalgica e citazionista, questo fumetto della Image Comics utilizza la “nostalgia” non come semplice aggancio emozionale, ma come ancora di sicurezza, come bussola per orientare il lettore nelle avventure delle “paper girls” e nel proprio, personale, vissuto.

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nell'informativa estesa.
Per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta l'informativa estesa.