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Chi è pronto a giocare con la vita?, la recensione di Gamble

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“Agg' campato tutta 'a vita mia c'a morte vicino a mme! Nun tengo paura 'e muri'!”
(Ciro di Marzio – Gomorra La serie)

“Nelle case dei giocatori non manca mai il dolore"
(Proverbio)

Seconda produzione cartacea per il collettivo La Stanza, a cura dell’Associazione Lettori Torresi ALT!. Gamble, opera che ha esordito al Napoli Comicon 2017, è un lavoro dai chiari toni americani che si rifà alla produzione Vertigo per temi e tratto. Scritto e sceneggiato da Salvatore Vivenzio, ai disegni troviamo Gabriele Falzone mentre la colorazione e la grafica è di Chiara Raimondi, il tutto sotto supervisione di Salvatore Cervasio.

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Gamble è un noir che narra le vicende di un gruppetto di ragazzi di strada che, per colpa di circostanze e di scelte sbagliate, si ritrovano a spacciare per conto di Daze, uno dei boss del quartiere. Guerre tra bande, sparatorie, esecuzioni per il territorio, Gamble è il gioco in cui ci si ritrova e non ne si esce se non da morti. Ad indagare sui decessi nel ghetto c’è il detective Sparkle che cerca di far luce sugli omicidi del suo quartiere senza speranza.

La sceneggiatura di Vivenzio è serrata e senza sosta, le tavole sono molto dinamiche e l’approccio ha una regia fluida e un taglio molto cinematografico. Molti stacchi per una narrazione non lineare sono un buon tipo di compromesso di dinamicità, anche se forse in questo caso risultano troppo frequenti. In alcuni punti, infatti, si potevano sviluppare una o due tavole in più per chiudere in maniera meno netta e terminare una scena in modo meno brusco. Funziona questa tecnica? In alcuni casi è funzionale staccare perché genera un certo pathos ma questo eccesso possono portare a una forte discontinuità narrativa.
Per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi viene risaltato quasi esclusivamente il detective Sparkle, mentre i membri della banda, pur avendo il ruolo madre nella storia, non vengono approfonditi più di tanto. In tutto l’albo aleggia la presenza di Daze come figura misteriosa e crudele: appare solo un paio di volte, ma si avverte il suo continuo sguardo. La costante “presenza” del boss, che conosce ogni movimento nel quartiere, è stato abilmente gestita dall’autore.

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Falzone ha un tratto molto americano, asciutto e pulito, una scelta pressoché perfetta per una narrazione ambientata nei bassifondi di una città degli States. L'artista ricorda in alcune tavole le atmosfere create da Edoardo Risso in 100 Bullets, e non è cosa da poco. Le scene dove i ragazzi si esercitano a sparare sono i picchi più alti da parte del disegnatore, soprattutto la sequenza del proiettile che va a perforare la bottiglia. Si nota che Falzone ha un debole per le scene action, per la cura con cui studia e sottolinea i dettagli e nel dare voce al linguaggio del corpo.

Il lavoro di Chiara Raimondi ai colori è uno dei punti forti dell’albo. La scelta di utilizzare i toni cromatici di rosso che sfumano nell’arancione rende l’ambiente tutto più caldo, nell’accezione in cui sembra che da un momento all’altro possa scorrere sangue. L’uso di chiaroscuri tattici nei campi medi e lunghi, dove i vicoli risultano oscuri e insidiosi, risaltano la pericolosità degli anfratti cittadini dove tutto accade ma pochi dicono. Il risultato è un un team up riuscito dell’apparato illustrativo e ottima anche la prova della parte grafica sempre di Raimondi.

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Molti gli spunti tematici inseriti in Gamble, come il pregiudizio razziale che in America è ancora caldo e che causa centinaia di morti l’anno da parte dei poliziotti. Altra questione ben introdotta è quella dei ragazzi spacciatori che per tirare avanti si uniscono alle gang ritrovandosi in un “gioco” che non finisce mai bene. Come primo volume introduttivo la storia regge nonostante l’eccesso di dinamicità, grazie ad un’ottima costruzione visiva delle tavole che rende meno pesanti alcuni stacchi.

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Derrière le rideau

Derrière le rideau, letteralmente traducibile come “dietro la tenda”, è uno dei tre brevi fumetti presentati al Napoli Comicon 2015 dall’Associazione Lettori Torresi, ALT!, nata nel 2012 a Torre del Greco con lo scopo di promuovere la letteratura e il fumetto nel napoletano. Un piccolo librettino con sì e no una ventina di pagine compresi gli artwork e gli extra finali. Uno spillato di ridotte dimensioni e dal prezzo contenuto, che però ha un sapore deciso, ben strutturato.

Perché quando hai a disposizione poche pagine come in questo caso, o punti molto sulle illustrazioni o provi a ingegnarti particolarmente con la trama, perché non hai lo spazio per raccontare a fumetti una storia troppo elaborata. E quindi Salvatore Cervasio, sfrutta bene l’arte dello storytelling, e ci apre uno spiraglio sulla vita di due amanti, una singola serata, un’ultima tragica notte al Gentleman Excelsior, un locale di burlesque collocato in quella che potrebbe essere l’America a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, con tanto di gangster in gessato anni ’20. Ad un certo punto non importa più quello che c’è stato prima, la vita dei due precedentemente a questo istante, perché comunque è qui, che in un modo o nell’altro, si chiuderanno i giochi.

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Un uomo, innamoratosi della ballerina Marlene, la star del locale, la quale ricambia i sentimenti, decide di presentarsi un'ultima volta al suo cospetto durante un'esibizione, consapevole del destino a cui va incontro, avendo sfidato apertamente il volere del boss mafioso che considera la giovane di sua proprietà. Un disperato quanto romantico tentativo di fuga d’amore, di salvezza dell’amata, una dolorosa speranza tanto accecante quanto vana. L’accettazione del proprio fato, la drammaticità ineluttabile, la rassegnazione affranta ma sorniona, la consapevolezza di una dualità di risoluzione: la morte o l’amore, conferiscono tragicità alla sceneggiatura.

Questo, in poche pagine, è l’epilogo di una vita che ci viene restituito come una sorta di sogno che prende vita tramite i pensieri dei due personaggi principali, solo raramente interrotti e accompagnati dai balloon. Una storia archiviata, sbiadito frammento di un passato ormai accantonato ma che ancora suscita forti sentimenti. Un amore dannato, bello e pericoloso quanto effimero, destinato ad essere presto interrotto ma non scordato.
Una sceneggiatura solida che si basa su di uno sfuocato background, non rivelato se non in modo essenziale, tramite dei fumosi flashback. Un metodo narrativo molto introspettivo, che ricorda sensibilmente quello adottato da Frank Miller in Sin City. Questo emerge narrativamente dal fumetto.

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Anche la parte grafica svolge il suo ruolo egregiamente. Marcella Onzo opta per un disegno molto minimale, poco realistico, ricorrendo ad anatomie e figure semplici e abbozzate, schematiche, sommarie, che, corredate da colori tenui, vintage, seppiati, spenti e smunti, danno una forte idea di vissuto, di evanescente, quasi fosse una reminiscenza onirica.

Un piccolo lavoretto quindi, questo Derrière le rideau, che sfrutta al meglio l'edizione austera e la foliazione ridotta, confezionando una lodevole storiella con un fascino tutto suo, caché derrière un rideau, per l’appunto. Da scoprire.

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