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L'orrore dietro casa, la recensione di Fax da Sarajevo di Joe Kubert

Il tagline del fumetto sintetizza con estrema efficacia il concept alla base del graphic novel di Joe Kubert, Fax da Sarajevo: «Nel 1945 abbiamo detto al mondo intero “mai più”. Nel 1992 abbiamo dimenticato la nostra promessa». Dopotutto, gli effetti della Seconda Guerra Mondiale hanno riverbero ancora oggi e, ancora oggi, si fa di tutto per non abbandonare nelle pieghe della storia quegli eventi socialmente, politicamente, economicamente e geograficamente fondanti il ventesimo secolo. Kubert, dunque, parte proprio da questa tematica: come può l’umanità non solo ripetere certi orrori e certi errori, ma, persino, lasciarli in secondo piano? Come può voltarsi dall’altro lato per eventi che non sono accaduti un secolo addietro ma solo 25 anni fa? Perché le vive testimonianze della guerra bosniaca sono spesso lasciate sottotono?

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La storia è quella, vera, di Ervin Rustemagic, amico fraterno di Kubert, editore di comics ed agente di autori, che si trovava con la sua famiglia proprio nella capitale bosniaca allo scoppio della guerra. Il conflitto creò, fin da subito, problemi con le comunicazioni della città verso l’esterno e il modo che trovò Ervin, con non poche difficoltà, per mandare e ricevere notizie, è quello del fax. Kubert, infatti, imbastisce il racconto e la sua evoluzione attraverso i fax che realmente Ervin scambiava con egli stesso e con altri colleghi ed amici, in una sorta di “romanzo epistolare” moderno fuso con il medium fumetto. Ciò che ricostruisce l’autore statunitense, reso più forte dalla veridicità degli eventi, è una storia profondamente drammatica, dolorosa e, sopratutto, estremamente coinvolgente: il 1992 è vicino al lettore nel tempo, Sarajevo lo è nello spazio, ciò che è accaduto ha l’inquietante caratteristica di essere replicabile ed adattabile ad ogni contesto storico, anche presente.

Cecchini che colpiscono i bambini per riscuotere la taglia sulle piccole vittime e su chi, poi, li andava a soccorrere, interi quartieri distrutti a cannonate, campi di concentramento per violentare le donne creando, così, una razza pura. Il clima di terrore instaurato dai serbi, per un lettore contemporaneo, ha il sentore del “già visto”: distruggere i simboli della cultura precedente, colpire indiscriminatamente civili e militari, teatralità crudele degli omicidi, non possono far altro che ricordare le efferatezze dell’Isis. L’odissea che la famiglia Rustemagic affronta, si arricchisce di poche, ma necessarie, licenze narrative per poter restituire l’intero quadro storico della guerra. Il punto di forza del racconto è la partecipazione dello stesso Kubert agli eventi che narra: il fil rouge che si dipana lungo tutto il fumetto è il bisogno di comunicare di Ervin con i suoi amici e viceversa, con questi che tentano di aiutare il loro amico e collega in difficoltà. Da citare è, infatti, la presenza di nomi illustri del panorama fumettistico mondiale tra cui Hugo Pratt ed Hermann Huppen come “personaggi storici” addentro il racconto.

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Nonostante, specie nella prima parte del graphic novel, Kubert indugi spesso nel retorico e nel didascalico, il racconto riesce a conservare bene il suo spirito documentaristico ma con grande attenzione per la narrazione empatica. Medesimo ragionamento è applicabile al disegno dello stesso artista: discretamente lontano dai suoi supereroi, e più vicino ai fumetti di “guerra”, il tratto dell’autore statunitense si lascia trasportare dalla grande cupezza, avvolgendo figure e spazi con ombre nere e scure, senza sfumature, nette, che fissano, come in una fotografia, i momenti drammatici. Il disegnatore rafforza non solo le violente scene di morte e di azione, ma anche quelle più intimiste di riflessione e di disarmante disperazione, attraverso primi piani carichi di dolore.

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La nuova edizione Mondadori Comics per la collana Historica, di cui Fax da Sarajevo è il numero 54, rende giustizia al racconto attraverso un formato di ampio respiro che permette al lettore di abbandonarsi alle tavole e alla loro forza comunicativa. L’edizione si arricchisce, inoltre, di straordinari contenuti extra: oltre alle note bibliografiche dell’autore, è presente, corredato da una ricostruzione scritta, un ricco apparato fotografico con le immagini vere della famiglia protagonista e della città prima e dopo il conflitto, usate da Kubert come reference per il suo lavoro, oltre che apertamente citate.

Un'intelligente opera sul valore della comunicazione, che sia a fumetto, a parole o via fax. Sulla necessità e l’importanza di comunicare, di veicolare non solo informazioni ma emozioni, desideri e speranze. In un mondo dove le regole sociali e la humanitas stessa vengono messe in crisi, raccogliere le testimonianze permette di conservare memoria di ciò che non deve essere dimenticato. O, quantomeno, non dovrebbe essere dimenticato.

Dati del volume

  • Editore: Mondadori
  • Autori: Testi e disegni di Joe Kubert
  • Genere: Drammatico
  • Formato: 21x28 cm, C.,120 pp, col
  • Prezzo: 12,99€
  • ISBN: 9788869264528
  • Voto della redazione: 8,5
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